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Franco Cunico e il suo rally, il Piancavallo dei record

Franco Cunico, alias “Jimmy Il Fenomeno”. Un mito. Un professionista che ha scritto pagine epiche del rallismo italiano e internazionale insieme a Gigi Pirollo. In 40 anni di Rally Piancavallo, con 33 edizioni di cui 5 a connotazione Historic, ci sono stati 23 diversi vincitori e Dario Cerrato ha firmato un record probabilmente irripetibile di cinque sigilli. Ma tra gli appassionati pordenonesi si può star sicuri che dell’epopea globale a firma Maurizio Perissinot si ricordano soprattutto la solitaria impresa di Andrea Zanussi (1986), idolo di casa, e il tuo magico trittico 1994-1995-1996, con la Ford Escort del Jolly Club. 

Esimio “Jimmy il Fenomeno”, vuoi dirci la tua su ognuno di quei trionfi?

“Il rally di Piancavallo lo consideravo il “mio” rally di casa e ci ho sempre tenuto in maniera particolare, era l’occasione per incontrare i tifosi veneti in quel del Friuli che sentivo veramente vicini. Prima della mia vittoria del 1994 c’ero andato vicino sin dal 1983 con la 037 Wurth ma andò a finire male, con ritiro e polemiche tra noi e la Opel, poi anche con la Sierra gr. A dove eravamo competitivi ma nulla e finalmente il 1994 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) fu un uscire da un incubo che sembrava essere questo rally. La settimana prima era nevicato abbondantemente e le ricognizioni erano state difficili. Poi però in gara ci fu il sole. Mi ricordo che alla fine della prima tappa eravamo tre piloti in 5 secondi ed al via della seconda eravamo tutti carichi a molla. Infatti, arrivati alla prova del monte Cuar di soli 8 km, l’irruenza di molti ha rivoluzionato la classifica. La prova aveva moltissima ghiaia e noi senza commettere errori abbiamo inflitto importanti distacchi che ci hanno permesso di controllare la gara fino alla fine. Nel 1995 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) il Piancavallo era l’ultima gara del campionato e ci siamo arrivati con Piero Liatti su Subaru in testa alla classifica e gli bastava fare secondo anche se io avessi vinto. Forse per questo sono partito molto rilassato e quando ho visto Liatti andare a sbattere alla seconda curva del Rest perdendo una ruota mi sono detto… beh forse posso farcela. Abbiamo amministrato il nostro vantaggio e neanche la terra ci preoccupava perché la macchina andava benissimo, ma quello che non abbiamo pensato è stato che qualche tifoso incosciente ci mettesse dei massi sulla strada per fermarci. Sulla terra all’ultima prova speciale, con la gara praticamente vinta, all’uscita di una sinistra molto veloce mi sono trovato due massi enormi che non ho potuto evitare e che mi hanno provocato il distacco della ruota e molti danni alla scocca. Anche Longhi dietro di me li ha trovati, ma più sbriciolati dopo il mio passaggio e gli hanno forato due gomme. All’assistenza i meccanici del Martini jolly Club hanno fatto un miracolo ricostruendo la vettura e permettendomi di salire a Piancavallo per una vittoria che oltre alla gara ci consegnava il secondo campionato italiano. La vittoria del 1996 (Cunico-Pierangelo Scalvini, ndr) è forse stata quella relativamente più facile anche se all’inizio del rally Dallavilla e Tabaton con le Toyota andavano veramente forte, ma il fondo viscido per la pioggia forse mi dava qualche vantaggio. Mi hanno però aiutato i miei avversari che nella prima tappa hanno commesso degli errori, Tabaton forando sul monte Rest e Dallavilla uscendo di strada ritirandosi. La seconda tappa si è svolta senza preoccupazioni se non quella di risparmiare il mezzo per portarlo alla vittoria”.

Al Rally Piancavallo, prima delle vittorie, hai assaporato l’amaro calice della sconfitta, hai patito episodi grandemente sfortunati, hai conquistato comunque dei podi. La tua è stata una rincorsa alla perfezione, nella guida e nella gestione della gara?

“Certamente il Piancavallo mi sembrava stregato, aveva un percorso che mi piaceva moltissimo, ma per una storia o per l’altra il gradino del podio più alto non l’’avevo mai raggiunto. Devo dire però che da Piancavallo sono sempre ritornato a casa con il sorriso perché qualcosa di buono l’avevamo sempre fatto”.

Senza entrare nel merito di argomenti tipo “i rally di una volta erano un’altra cosa…”, secondo te cosa aveva di speciale il Rally Piancavallo?

“Di particolare c’era l’atmosfera di ritrovarsi tutti sulla piazza di Piancavallo ed alla sera decidere se andare a mangiare da Gianni o in Malga, con l’intento poi di ritrovarci ad un bancone per l’ultima grappa… C’era la sensazione di una gara difficile perché quando corri in montagna il meteo è sempre molto variabile, ma si sapeva che comunque alla fine della gara c’era sempre una gran festa. Ma di speciale il rally di Piancavallo aveva le prove su asfalto di Pala Balzana, Monte Rest, Cuar, Meduno e molte altre”.

Ci racconti un aneddoto, qualcosa che ti riguardi a proposito del Rally Piancavallo e che ti pare non sia mai stato raccontato?

“Forse non è mai stato raccontato che quando venne a correre Blomqvist con la Ford Sierra ufficiale a fine gara festeggiammo e per riportarlo in hotel lo dovetti caricare nell’alettone posteriore della mia Sierra perché la grappa stava facendo i suoi effetti e Stig lo ricorda ancora adesso…”.

5)   Stiamo vivendo tutti un momento emergenziale, per molti addirittura tragico. Azzardiamo una battuta, per restare in argomento: i rally, con le loro tortuose difficoltà da affrontare in successione, sono anche scuola di vita?

“Non lo so e forse, sotto sotto, non credo, perché molto dipende da come uno si approccia al rally. Se è il tuo lavoro, inteso di pilota e collaudatore, forse lo vivi come un mestiere qualsiasi. Ma se invece sei uno che vive e mangia solo di passione per il rally, può diventare fuorviante e pericoloso. Forse l’etichetta di scuola di vita non gliela darei”.

Il Rally Piancavallo 2019 l’ha vinto Damiano De Tommaso, che poi si è aggiudicato l’Irc Pirelli. Qual è la tua impressione su questa giovane promessa del rallysmo nostrano?

“L’ho sentito, gli ho fatto i complimenti e so che Pirollo gli è molto vicino, ma Damiano ha un solo problema: non essere nato trent’anni fa. Oggi è difficile, non ci sono le squadre ufficiali, emergere è quasi impossibile, regna la passione ed il sacrificio personale, ma comunque bisogna crederci ed io gli auguro il meglio”.

Rally e solidarietà a Puglianella con Franco Cunico e TaxiRally

Il 18 Agosto 2019 c’è un appuntamento da non perdere. Per il terzo anno consecutivo la piccola ma frizzante Puglianella, frazione del comune di Camporgiano in Garfagnana, si riconferma capitale della solidarietà rallystica, in quanto nuovamente teatro della “Parata del Sogno”, evento a scopo benefico a favore dell’associazione onlus Il Sogno.

L’evento, esclusivamente a scopo benefico, patrocinato dal comune di Camporgiano e dal sindaco Francesco Pifferi, organizzato dall’associazione TaxiRally con la collaborazione di Lucca Corse, BMP Program Service, Associazione La Grotta e ANPS Pontedera-Settore Sicurezza e Stradale & Sport e con il sostegno di AciSport e Aci Lucca, è una manifestazione ludico ricreativa i cui protagonisti, i bambini dell’associazione Il Sogno, seguiti dalla dottoressa Giovanna Mariani e inseriti in un progetto psico-terapeutico, avranno la possibilità di montare sul sedile di destra di una macchina da competizione accanto ai rispettivi piloti.

Il percorso (una mini ps da percorrere a velocità controllata) ricavato nelle strade che hanno reso celebre il Rally del Ciocco, si articola su 1,8 km completamente su asfalto, dove non solo i bambini del progetto ma tutti coloro che lo vorranno, potranno provare l’ebrezza di salire su una macchina da rally.

Il via della manifestazione è previsto per le ore 10:00 con l’avvio della prima sessione di passaggi, seguiranno altre quattro alle ore 12:00, 14:00, 16:00 e 18:00, sessioni a cui i passeggeri potranno registrarsi preventivamente via WEB, attraverso il form raggiungibile dalla pagina Facebook, oppure direttamente in loco.

Ad oggi hanno confermato la loro presenza, Franco Cunico (già testimonial 2017 e 2018), Paolo Andreucci , Luca Panzani, Stefano Martinelli e Cristopher Lucchesi oltre a moltissimi altri che andranno a comporre un parco macchine di tutto rispetto.

Storie e aneddoti del mitico Rally Lana 1982 e 1997

Storie e aneddoti del mitico Rally Lana 1982 e 1997, mentre il Rally Lana 2019 si avvicina. L’attesa dell’evento è una buona occasione per rispolverare due storie molto particolari. La prima dedicata all’edizione 1982, quando Miki Biasion, navigato per l’occasione da Rudy Dalpozzo, centra il suo primo successo importante in carriera.

La seconda è legata al Rally Lana 1997. E’ la stagione del debutto delle WRC nel Mondiale Rally, ma in Italia si corre ancora con le Gruppo A. Vincerà rocambolescamente Andrea Dallavilla per appena 2″ su un furioso Andrea Aghini in rimonta.

1982, Miki Biasion vince senza Tiziano Siviero

Alle ore 14 dell’11 giugno 1982 partiva la prima delle due tappe del 5° Rally Internazionale della Lana: prevedeva 32 prove speciali (tutte sponsorizzate dai lanifici locali: Bozzala & Lesna, Cigno Nero, Cervinia, Chiavazza, Tallia di Delfino, Maggia, Giuseppe Botto, Luigi Botto) e un percorso totale di 891 km. Era la quinta delle 12 gare di un Tricolore che sino a quel punto aveva proposto un diverso vincitore in ogni gara.

Appunto Tognana in Targa Florio, Michele Cinotto (Audi Quattro) in Costa Smeralda, Fabrizio Tabaton (Lancia Stratos) all’Elba e ‘Lucky’ (Opel Ascona 400) al 4 Regioni. Fra i 144 partenti – fra cui molti svizzeri per il loro campionato nazionale – favori del pronostico per la Ferrari 308 GTB Gr.4 di Tonino Tognana e Max De Antoni e per le Lancia di Fabrizio Tabaton
e Andrea Zanussi.

Il giovane Miki Biasion – ancora alla ricerca della prima vittoria importante -per la prima volta è senza o fianco Tiziano Siviero ma l’esperto “Rudy” (“e volevo dimostrargli la mia maturità e abilità di guida”). La Opel Ascona 400 ufficiale preparata da Conrero non aveva le prestazioni delle più accreditate rivali, ma sulle prime prove speciali è un festival di acquazzoni, e Miki agguanta di classe il primato, chiudendo la tappa al comando con 9” su Tognana.

Ma l’indomani l’uragano si trasforma in sole e Tognana si riprende la testa e se ne va. Ma proprio sull’ultima prova speciale il veneto incredibilmente sbaglia ed esce di strada. E’ vittoria per la strana coppia Biasion-“Rudy” davanti ai compagni di squadra Cerrato-Cerri, mentre lo spettacolare e funambolico biellese Federico Ormezzano – in coppia con il futuro ds Ferrari F.1 Claudio Berro – completa il podio con la Talbot Lotus dominando in Gruppo 2.

Antonella Mandelli (Fiat 131 Abarth) è ottava assoluta mentre Bruno Bentivogli (Alfetta GTV6) vince il Gr.N e al 17° posto chiude la coppia Fabbri-Amati (Fiat Ritmo Abarth 125). La gara insidiosa e massacrante vede ben 88 ritiri: più del 60% dei partenti.

Quei 2″ decisivi di Andrea Dallavilla nel Lana 1997

È il 18 luglio 1997 quando i 59 protagonisti partono per il Rally Lana passato ad un nuovo formato senza prove notturne. I big sono più del consueto ma tutti guardano a Franco Cunico (Ford Escort Cosworth Martini Racing) che cerca il quarto titolo italiano consecutivo e ai suoi due avversari più pericolosi: il bresciano Andrea Dallavilla – immancabilmente in coppia con Danilo Fappani sulla Subaru Impreza 555 della Procar – e il toscano Andrea Aghini. con la Toyota Celica GTFour della Grifone e al fianco Loris Roggia.

Dallavilla al Lana va a nozze, avendolo già vinto nelle stagioni precedenti, mentre Cunico ha una tradizione negativa (che riuscirà finalmente a rompere solo l’anno seguente, vincendolo per la prima e unica volta). Il rallyLana è decisivo per lo scudetto. Al via Dallavilla ha 90 punti, Aghini lo segue a 86,75 – ma deve iniziare a scartare – poi Cunico con 82. La prima giornata incorona Aghini, leader con più di mezzo minuto di vantaggio su Massimo Ercolani (Subaru), mentre Dallavilla è solo terzo a 47”. Cunico si ritira quasi subito uscendo di fatto dalla lotta per il titolo.

La seconda tappa è all’insegna del grande attacco di Dallavilla, che Aghini contiene sino alla PS 14, quando stallona un pneumatico e perde 40” ed il primato per 7” a favore del bresciano, che nella stessa PS scavalca anche Ercolani. Le ultime tre PS vedono la furiosa reazione di Aghini che le vince tutte, ma Dallavilla riesce a salvare la vittoria per soli 2”. Per lui è praticamente il via libera verso il suo primo titolo italiano che conquisterà aritmeticamente la gara successiva mentre per il suo copilota Danilo Fappani solo l’inizio di una lunga serie che dura tuttora, visto che ancora nel 2018 ha vinto ben due titoli: il Campionato Italiano Rally Asfalto al fianco di Andrea Crugnola e il CIWRC con Stefano Albertini.