Luca Pierotti: il grande obiettivo finale

Racconta di Como e sorride, ripensando alla banalità dell’aver appreso della finale in maniera fortuita. “Non era programmata, fino a quando qualcuno mi ha chiesto se fossi stato presente, in occasione del Città di Pistoia di ottobre” fa Luca Pierotti, anticipando un resoconto che – lui stesso – poco dopo definirà soddisfacente.

La prima stagione al volante della Skoda Fabia R5 non ha disatteso le aspettative, alimentando prerogative che guardano, ancora, al CRZ prima ed alla Coppa Italia poi. Nel mezzo, però, c’è la libera professione, condita di impegni che lasciano all’agenda fin troppa voce in capitolo. “Sì, al Ciocco vorrei esserci” conferma il lucchese, atteso ad un confronto che – mai come quest’anno – promette scintille.

Esserci al Ciocco per ritentare la cavalcata verso Como?

“Spero di riuscire a fare almeno tre gare per potermela giocare in finale. Non sarà facile perché, già fin da adesso, l’agenda è piena zeppa di udienze ed altri mille impegni lavorativi ma la prerogativa è quella di esserci. Certo, partecipare al Ciocco in versione regionale è fattibile, vista la distanza ma lo stesso impegnativo. Spero che rimanga tutto com’è, di modo da evitare anche un solo passaggio di ricognizioni ed ottimizzare il tempo a disposizione”.

Lo scorso anno non ti è detta bene sulle strade della Mediavalle…

“Sulla penultima prova, dove eravamo primi, abbiamo forato. Alla fine, siamo arrivati terzi assoluti alla prima esperienza sulla Skoda Fabia. Poteva andare certamente peggio e, comunque, le soddisfazioni ce le siamo tolte nelle gare successive, al Valdinievole ed al Rally degli Abeti. A Casciana Terme abbiamo sofferto problemi di elettronica, concludendo quarti ed arrivando sulla pedana solo per obblighi morali verso la nostra scuderia, che è l’organizzatrice”.

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Under 25: Emanuele Rosso e la febbre da CIR

Cordiale, determinato e già navigato nel mondo delle corse, Emanuele Rosso si presenta così e ci accoglie nel suo centro di simulazione Asti Racing Simulator per un’intervista che racconterà molto di più che una semplice stagione da vivere intensamente all’interno del Campionato Italiano Rally Junior.

Sarà la terza annata all’interno della serie nazionale per il venticinquenne “marchiato” Meteco Corse che da quel Rally del Tartufo di sette anni fa ne ha vista di acqua passare sotto i ponti, dal perfezionamento continuo nella guida al rapporto ormai consolidato con Andrea Ferrari, navigatore ligure.

Esperto sì, ma mai comparso tra le fila dello Junior che quest’anno si preannuncia molto combattuto al volante delle Ford Fiesta turbocompresse messe a disposizione dalla Motorsport Italia di Max Rendina.

Come vivi l’imminente debutto nello Junior?

“Sicuramente sarà un’esperienza nuova, innanzitutto perché correremo sullo sterrato. Affrontare tre appuntamenti su asfalto e tre sulla terra secondo me è la formula giusta per imparare, in Italia sappiamo che manca un po’ la filosofia dello sterrato. Inoltre ci sarà il Rally di Sardegna, corsa dal lungo chilometraggio e palcoscenico di livello mondiale; stiamo già programmando di svolgerlo tutto, tre tappe contrariamente al CIR che di regola corre solo la prima frazione”.

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Andrea Dalmazzini: la stagione del riscatto?

Se non fosse per quei tre, striminziti punticini che lo pongono in coda alla classifica del Campionato, l’attesa rimpatriata di Andrea Dalmazzini nel CIRT avrebbe assunto le sembianze della Minima di Timisoara ai tempi del mitico Bernacca: non pervenuta.

Fiasco inaudito, dacché stiamo parlando di uno dei migliori talenti italiani emersi nel decennio appena concluso. Ancora più sorprendente quando si pensa che il pilota di Pavullo aveva lasciato il tricolore terra, nell’ottobre 2017, con uno strameritato scudetto cucito sul petto.

Eppure, questa è la realtà con quale Dalmazzini sta facendo i conti in questo inverno di transizione verso una stagione che dovrà per forza di cose essere quella del riscatto o, quantomeno, dell’inversione di tendenza: con lui, ora, ripercorriamo l’odissea sportiva che il portacolori di X-Race Sport si è lasciato alle spalle lo scorso novembre, cercando di comprenderne le cause.

Il 2019 si è rivelata una stagione da incubo. Cos’è successo, Andrea?

“Penso vi siano diverse ragioni. In termini di guida, mi sono trovato quasi sempre bene. Non sono contento per come sono andate le singole gare: tra problemi ed errori, non sono riuscito a fare un rally ‘pulito’, senza intoppi. Personalmente, sono convinto che, se avessi potuto finire le gare e se lo avessi potuto fare senza problemi, non sarei stato così indietro. Un altro aspetto che ritengo abbia pesato è il mancato allenamento: dopo il titolo 2017 ho corso poco, avrei avuto bisogno di fare più test, di stare decisamente più tempo in macchina”.

E dire che le aspettative della vigilia ti proiettavano, ovviamente, tra i big di un campionato che avevi vinto solo due anni prima.

“Vero, anche se non pensavo di potermi riproporre tra i candidati al titolo, perché da troppo tempo non correvo sulla terra. Però sapevo di poterci stare anche io, tra quelli di vetta, pur se immaginavo che ci avrei dovuto lavorare un po’ su”.

Under 25: Luca Bottarelli ci prova nel CIR Asfalto

Ventidue anni, bresciano e come tutti i bresciani letteralmente innamorato dei rally. Sin dalla nascita Luca Bottarelli fermo non ci sa proprio stare e inizia a 9 anni a correre nel karting, sport in cui si diverte fino a 15 anni. Poi passa in pista, dove corre con la Formula Abarth.

Ma a Luca piacciono i controsterzi. È un pilota che, geneticamente, se è incerto tiene aperto e il passo per il debutto nei rally è davvero breve. Un anno prima di conseguire la patente di guida è al Franciacorta Rally Show al volante della Peugeot 208 R2 navigato da Marco Piardi. È un successo di emozioni. Quindi, seguono Monza Rally Show e Pavia Rally Circuit.

A questo punto ci siamo, Luca è alla soglia dei 18 anni. Scuola guida, patente, licenza Aci Sport. Un percorso obbligato, un passo dietro l’altro. E finalmente è rally: arriva l’esordio nelle vere corse su strada. Per l’occasione sceglie una delle più belle gare piemontesi, il Rally del Tartufo.

Il tempo passa, Luca Bottarelli impara velocemente, macina chilometri di giorno e di notte come ricognitore. Si fa apprezzare e nel 2019 emerge come una delle più belle promesse della “Scuola Italiana di Rally”. Lascia il CIR Junior, salta sul sedile di sinistra di una Skoda Fabia R5 e comincia a vincere.

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Fabrizio Cravero e la Michelin Rally Cup: storie di successi

Fabrizio Cravero, responsabile competizioni per Italia Turchia e Grecia, ha nel suo DNA la passione per le corse siano esse del WRC o della Coppa Italia di Zona. Il manager cuneese, cresciuto tra odori di benzina e di gomma, è riuscito a farne una professione, sicuramente molto impegnativa, ma di grande soddisfazione. È stata sua l’idea di organizzare il Michelin Rally Cup che si appresta a tagliare il traguardo del settimo anno: sarà di crisi o sarà l’ennesimo successo? I presupposti per fare bene ci sono ma ripercorriamo la storia del Michelin Rally Cup con il suo creatore.

Come è nata l’idea di dare vita a questo trofeo?

“Fino al 2014 il nostro investimento commerciale si focalizzava su piloti e team di prestigio, la valutazione dell’investimento era ponderata ma non meritocratica e allora abbiamo deciso di spostare la quota dell’investimento verso una valutazione che poteva essere di tipo meritocratico. Quale miglior modo se non partendo da una classifica. A quel punto abbiamo cominciato a valutare in che modo avremmo potuto seguire questa idea ed è nata la prima edizione del Michelin Rally Cup. Come ogni nuova iniziativa il primo anno è stato di rodaggio ed i numeri non erano all’altezza delle aspettative anche perché, come al solito in Italia, le novità in partenza vengono guardate con scetticismo. Avevamo però notato che gara dopo gara l’interesse cresceva e che la strada intrapresa poteva essere quella giusta”.

Cioè, spiegaci meglio? Facci capire bene…

“Il montepremi era importante, non c’erano costi di iscrizione alla Coppa, gli organizzatori riconoscevano uno sconto sulle iscrizioni e via via si aggiungevano partner tecnici che aumentavano la disponibilità del montepremi. Tutto questo era focalizzato verso l’aiuto al pilota che si impegnava in un campionato importante come il CIWRC e, dal secondo al quinto anno, i numeri degli iscritti sono sempre cresciuti regalandoci anche la soddisfazione di vincere il titolo assoluto con equipaggi gommati Michelin. Vincere è sempre importante ma aiutare più piloti possibile è altrettanto valido sia a livello di immagine che commerciale. Con questa filosofia siamo riusciti ad “aiutare” molti più equipaggi. Riteniamo che la base sia linfa vitale del Motorsport e qualsiasi iniziativa rivolta ad essa sia di assoluto interesse”.

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