Copertina dicembre 2021

Rally: cosa ci portiamo nel 2022

Dai festeggiamenti per la finale del WRC 2021 a Monza al Rally di MonteCarlo 2022 – passando per panettoni, lenticchie e champagne – è un attimo, ma c’è la distanza di un’epoca. C’è Sébastien Ogier che resta nei rally solo in part-time, non più il ragazzino che sognava Sébastien Loeb e che è diventato il secondo campione del mondo più vincente della storia dei rally… dopo Loeb. C’è Elfyn Evans, ormai pronto a recitare il ruolo di primattore con la squadra che si è rivelata la prima forza della serie.

C’è Julien Ingrassia che insegnerà alle giovani leve, ma non leggerà più le note in gara. C’è la nuova tecnologia (follemente e troppo velocemente) applicata in maniera esclusiva al massimo campionato internazionale per tre anni (sì, lo sappiamo che le WRC Plus restano ma depotenziate di 30 CV: bisogna vedere chi le porterà in gara…). C’è un’apertura di Campionato del Mondo Rally che abbassa il limite delle iscrizioni da 90 a 75, probabilmente per via di questi percorsi sempre più corti e sempre più avvitati su loro stessi.

C’è la R5, ormai Rally2, la vettura che doveva rappresentare il futuro, la base tecnologica per nuove sfide e nuove evoluzioni, che avrebbero dovuto ovviamente camminare di pari passo allo sviluppo di un’affidabile e prestazionale vettura ibrida o meglio solo elettrica, così da poter fare vivere almeno tre generazioni di appassionati sulla sfida certamente eccitante delle “nuove” WRC contro le Rally1. Senza alchimie strane (flange, pappine e brodini) per evitare imbarazzi ai prototipi in fase di sviluppo. Senza una monogomma imposta, oggi a Pirelli, domani a Michelin e, chissà, un giorno ad MRF Tyres, come fu per BF Goofrich. C’è, insomma, un nuovo WRC tutto da gustare e da scoprire.

E poi, alla vigilia di questo 2022, c’è tanta Italia. Quella che ospiterà queste Rally1 in Sardegna e, chissà, che non ci sia di nuovo Monza per il gran finale di stagione, come è avvenuto negli ultimi due anni, grazie al fattivo impegno della federazione guidata dall’ingegnere Angelo Sticchi Damiani e all’ottimo lavoro del promoter Marco Rogano. C’è un’Italia che va verso un cambiamento nel rispetto e nell’applicazione delle norme (encomiabile ed esemplare l’operato dell’avvocato Raffaele Pelillo nel 2021, dal Rally di Sanremo alla Coppa Liburna, dove con i “tempi equi” è riuscito a sterilizzare il boicottaggio delle vetture di alcuni piloti del CIR Junior). C’è un’Italia che vuole più rally su asfalto, più titoli, più classi, più coppe. Ma qui, secondo noi, dovrebbe prevalere il dovere all’educazione dello sportivo (vinci se vai forte), rispetto al vederlo (solo) come “cliente”. Abbiamo chiesto al presidente della Commissione Rally, Daniele Settimo, di chiarirci alcuni dubbi sulle ultime scelte. E le risposte potrete leggere nelle prossime pagine.

Infine, mi sia concesso: da un’intervista esclusiva a Richard Millener, team manager di M-Sport, capiamo che il concetto alla base dei cambiamenti nei rally sono dettati da questioni economiche. Della serie, ma senza banalizzare: se un Costruttore dà un budget che equivale a 100 per correre ogni anno con tre WRC Plus, poi non gli si può dire che per tre nuove vetture spenderà 65. Bisognerà trovare il modo di fare lievitare il costo a 120, ma anche a 130. Questo modo di pensare, un po’ da ragioniere, secondo noi, terrà lontani altri Costruttori dal WRC. Millener dice che Toyota non ha voluto “ripartire” dalla Rally2 per lo sviluppo della nuova auto, perché non ce l’aveva pronta, ma non dice che almeno altri tre Costruttori, con Renault in testa, si sarebbero aggiunti sin da subito al Mondiale al posto di Toyota.

L’editoriale di RS e oltre in edicola nel mese di dicembre 2021

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