Articoli

Basso-Granai

Caccia al talento e talenti cacciati

La stagione delle chiacchiere è aperta. Che farà Andreucci dopo l’undicesimo scudetto? E la Peugeot – o meglio il Gruppo PSA che vuol dire anche Citroen, Opel e DS – insisterà sulla 208 T16 o si rivolgerà alla C3 R5, di cui Racing Lions ha già ordinato un esemplare (ma vuol dire poco)? Di certo ci sono solo i trofei con le 208 R2B per celebrare il Quarantennale dei monomarca rally italiani del Leone. Che farà Campedelli ora che la BRC ha venduto la sua Fiesta R5? Cercherà un accordo diretto con M-Sport? E che sarà del sodalizio Skoda-Scandola?

E si è aperta anche la nuova stagione della caccia al talento. In modo doppiamente sorprendente: imitando il mondiale rally con l’introduzione di una serie monomarca Ford Pirelli e togliendo lo Junior dal CIR per poter fare dello sterrato il “centro” della serie in prospettiva iridata per il suo vincitore. A completare l’opera, lo stravolgimento del Supercorso Federale, diventato Shoot-Out propedeutico a questo Junior con una selezione partita da età e disponibilità economica (sigh, è a pagamento!) per un gruppo infarcito di sconosciuti, poi setacciati per età e suddivisione geografica, nella aleatoria speranza che il talento si celi fra chi ancora di altri meriti non ne ha piuttosto che i fra i pochi che qualcosa già hanno mostrato.

In fondo lodevole come tentativo ‘diverso’, visto che con i precedenti sistemi non si è certo centrato il teorico scopo finale: rilanciare un italiano nei Top del mondiale. E siamo a trent’anni dall’ultimo titolo iridato (Biasion), più di venti dall’ultima vittoria (Liatti, Montecarlo ’97), dieci dall’ultima stagione WRC (2008, Galli con la Ford Focus). Eppure i talenti probabilmente li abbiamo anche avuti. Ma sembra nessuno se ne accorga neppure adesso che sono ampiamente negli ‘anta’ e fanno mirabilie, come Luca Rossetti e Giandomenico Basso – peraltro gli ultimi ad aver fatto vincere un marchio italico fuori dai confini. Chissà dove sarebbero arrivati se ci fosse stata la Fiat/Lancia degli anni di Munari e Biasion…

A ‘Giando’ – senza parlare dei titoli italiani e internazionali da ‘ufficiale’ – non è bastato nemmeno lo scudetto 2016 per garantirsi un futuro certo da professionista. E neppure la vittoria nella serie europea Ter sia nel 2017 che nel 2018. Men che meno l’essere stato ampiamente il migliore dei nostri nel Roma Capitale Europeo. Luca – pure lui scudettato e tricampione europeo – ha scontato la scelta illusoria (in chiave prospettive iridate) verso Abarth, perdendo poi un sedile ufficiale ma nulla del suo talento. Nel 2018 ha disputato 8 rally e ne ha vinti sei: 4 con la Skoda Fabia, uno con la Hyundai i20 (il Due Valli CIR) ed uno con la DS3 Wrc.

Negli altri due casi grandissima prestazione in Friuli (con la i20) – 4° assoluto ma vincente in R5 – ed un ritiro, al Casentino. E l’anno scorso non era stato da meno 6 gare in R5 con cinque vittorie (Due Valli CIR compreso) e un ritiro (Friuli da protagonista in Hyundai). Accanto a quattro gare in giro per l’Europa con la Toyota Gt-86 R3, e il solo pilota riuscito a farla sembrare competitiva.

Insomma, talenti cacciati.

Paolo Andreucci è il nuovo direttore del Centro Tecnico Federale Auto

Paolo Andreucci direttore del Centro Tecnico Federale Auto

La tenuta Il Ciocco è, da sempre, un polo di riferimento per il motorsport a due e quattro ruote, con iniziative e attività di spessore, che hanno via via affiancato il “core business” sportivo, vale a dire il Rally Il Ciocco e Valle del Serchio e, più tardi, il rally Il Ciocchetto. Adesso, per Il Ciocco e per Organization Sport Events, arriva un nuovo, significativo riconoscimento, quello di Centro Tecnico Federale Auto, con competenza i rally e settore territoriale la Toscana, un’investitura che arriva direttamente da Automobile Club d’Italia, tramite Aci Sport.

La scelta del direttore del nuovo Cfta non poteva che cadere su Paolo An200dreucci, undici volte campione italiano rally, legato da sempre alle sue zone, e al Ciocco in particolare, che riverserà, nella nuova iniziativa, tutta la sua esperienza e le sue capacità. I contenuti, le attività svolte e i requisiti del Centro Tecnico Federale Auto de Il Ciocco, primo passo verso lo sviluppo futuro di un più vasto e articolato “driving centre”, saranno presentati nel corso del week-end de Il Ciocchetto Rally Event, venerdì 21 dicembre alle ore 19.30, presso la “Locanda Alla Posta”, zona Stadio, all’interno della Tenuta Il Ciocco.

Al Tuscan Rewind il campione italiano rally, Paolo Andreucci, fa la voce grossa

Tuscan Rewind: a metà gara balza al comando Andreucci

La mattinata di gara nel Tuscan Rewind ha definito gli equilibri della gara e dato i primi segnali importanti anche in chiave CIRT. Il migliore dopo il primo giro sulle tre prove speciali di giornata è stato decisamente Paolo Andreucci con Anna Andreussi sulla Peugeot 208 T16 R5. L’equipaggio da poco vincitore nel Cir sta dando ottime risposte anche in questa nuova esperienza sulle strade bianche tra Montalcino e Buonconvento. Ucci-Ussi si sono aggiudicati in successione tutti i passaggi di oggi sotto la pioggia incessante, da “Pieve a Salti” passando per la lunga “Torrenieri-Badia-Castiglion del Bosco” fino a completare l’opera sulla speciale “La Sesta” prima del rientro in assistenza di metà tappa.

A tenere per primo il passo è stato l’equipaggio del Terra composto da Mauro Trentin e Alice De Marco sulla Skoda Fabia R5. I veneti hanno risposto ai tempi dei rivali piazzandosi in seconda posizione nelle due prove iniziali, prima di iniziare a gestire il vantaggio in chiave campionato sul terzo tratto cronometrato. Ora il pilota di Montebelluna si piazza in seconda posizione assoluta a +11.7’’ dalla vetta, ma con un vantaggio consistente di 21.9’’ su Nicolò Marchioro nella corsa scudetto. Il giovane padovano con alle note Marco Marchetti (Fabia R5) ha sofferto particolarmente l’avvio della domenica, riuscendo a trovare il passo giusto solo sulla terza speciale senza però assottigliare il gap da Trentin. Ora si trova in quarta posizione.

Tra i due piloti del Terra si inserisce un terzo specialista delle strade bianche come Edoardo Bresolin, affiancato da Rudy Pollet al debutto su R5 ceca, che dopo lo scratch di ieri sulla PS2 sta dimostrando anche oggi di poter dire la sua posizionandosi momentaneamente sul podio virtuale. Bene anche il driver di Foligno Francesco Fanari, che dimostra continuità nella parte finale della stagione, ora al quinto posto a +41.1’’ sulla Fabia R5 insieme a Silvio Stefanelli, mentre migliora la prestazione del campione greco Ioannis Papadimitriou con Allan Harryman su Fabia R5 ora sesto assoluto. Alle loro spalle si fanno avanti anche altri due terraioli come il teramano “Dedo” con Emanuele Inglesi (Ford Fiesta R5) e il veronese Luca Hoelbling con Mauro Grassi (Fabia R5).

Una prima parte di gara che invece non ha sorriso al terzo concorrente in corsa per il titolo di Campione Italiano Terra 2018. Daniele Ceccoli con al fianco Piercarlo Capolongo sono partiti già dalla PS3 con un problema di visibilità dovuto al mancato funzionamento dei tergicristalli. Durante la prova poi sono capottati con la loro Fabia R5, senza riportare conseguenze fisiche, ma perdendo più di 2’30.0 compromettendo l’intera gara. Ceccoli si è trovato dunque costretto al ritiro durante al rientro in assistenza. Prima prova della domenica piuttosto complicata anche per Federico Della Casa con Domenico Pozzi (Fabia R5) che perde subito 30’’, mentre una rottura del semiasse sulla prova lunga mette fuori dai giochi il campione italiano ’98-’99 Andrea Aghini, affiancato da Dario D’Esposito sulla Ford Fiesta R5. Il toscano ha proseguito comunque la sua corsa decidendo di ritirarsi durante l’assistenza d’intervallo.

Guarda con noi il video del Tuscan Rewind

Paolo Andreucci

Paolo Andreucci si confida a Rock n Rally

Paolo Andreucci ha vinto l’undicesimo titolo tricolore da poche ore. L’undicesimo scudetto sul petto, tanto ormai sulla tuta non c’è rimasto spazio. ‘Merito di Anna Andreussi e di Peugeot Italia’. Ha ragione, ma è anche soprattutto merito suo. Merito del suo piede incredibilmente collegato con ogni neurone del cervello. Ucci è per noi italiani un record da esportazione. E pensare che anni fa i giapponesi non l’anno voluto nel Mondiale Rally, con la scusa che era troppo vecchio… Poche ore dopo aver battuto il proprio record, Andreucci ha partecipato alla trasmissione radiofonica Rock n Rally e si è lasciato andare ad una piacevole chiacchierata dai contenuti decisamente vari.

Cinquantatré anni, undicesimo titolo tricolore. Una stagione particolare quella che avete affrontato, ce la racconti?

‘Per noi è stata una stagione a due facce. La prima parte è andata decisamente bene, poi a Luglio l’incidente con Anna ci ha un pò scombussolato. Nelle successive tre gare non abbiamo raccolto punti, ma fortunatamente avevamo un buon vantaggio da poter gestire. Il ritorno di Anna, la professionalità della squadra, l’affidabilità della vettura e la competitività delle gomme ci hanno però permesso di disputare un’ottima gara a Verona e di cogliere questo risultato’.

C’è stato un momento in passato in cui hai accarezzato la prospettiva di poter essere un pilota ufficiale. Un’ipotesi però sfumata e che ti ha costretto a ripartire da zero. Col senno di poi, baratteresti la carriera che hai fatto fino ad ora per un sedile da ufficiale?

‘Era un periodo diverso. In quei tempi la presenza di Lancia nel mondo dei rally era molto forte e c’erano molte risorse che venivano distribuite anche ai team privati per supportare i giovani. Sono arrivato nel posto giusto ma nel momento sbagliato, cosa che mi ha costretto a ripartire da capo. Sono contento comunque della carriera che ho fatto e di quel che ho raggiunto grazie ai programmi di Peugeot Italia’.

Hai cavalcato diversi periodi rallystici: sei passato dalle potenti WRC alle N4, fino ad arrivare alle S2000 e alle performanti R5. Quale è stato il miglior Paolo Andreucci in assoluto?

‘Cerco di migliorare il mio stile di guida ogni anno, e devo dire che la prima parte del 2018 per me è stata ottima. Nel 2001 feci una grande stagione, ma in generale anche durante tutte le stagioni in cui ho corso con Peugeot mi sento di aver fatto bene. Probabilmente la soddisfazione maggiore l’abbiamo avuta con la 208 R5, una vettura che abbiamo seguito e sviluppato fin dai suoi primi passi e portata al trionfo durante la sua prima stagione assoluta. Dopo cinque anni siamo qui a festeggiare un altro titolo, per cui la vettura è ancora competitiva e tutt’altro che finita’.

Parliamo di questa 208 R5. Il suo ciclo è finito oppure ci sono ancora delle carte da giocare?

‘Il ciclo della 208 R5 non è finito. La vettura è affidabile e veloce. E’ importante soprattutto capire cosa faranno i nostri competitor ed anche le nuove vetture che arriveranno nel CIR l’anno prossimo (Polo R5 NdR). Noi non avremo nuove evoluzioni, non sarà stravolta e dovremo lavorare sui dettagli. Abbiamo un’ottima squadra e il minor numero di ritiri rispetto a tutti i nostri avversari, questi sono i nostri punti di forza’.

Quale è il tuo elisir di lunga vita? Hai dei riti particolari che compi prima della gara?

‘Avere una passione che è anche il tuo lavoro aiuta moltissimo e ti spinge a non lasciare mai quello che fai. Sei alla ricerca continua di nuove motivazioni, soprattutto per me che amo questo sport e che sono riuscito a trasformarlo nel mio lavoro. Mi ritengo fortunato per questo. Riti particolari? No non ne ho, prima di mettermi in macchina faccio dello stretching ma non sono superstizioso, a differenza di Anna quando vede i gatti neri! Se ne troviamo uno in trasferimento, mi costringe a fermarmi (se abbiamo tempo)!’.

Nelle tue note si sente spesso il termine “zanella”. Ci spieghi cosa significa?

‘La “zanella” è semplicemente il bordo strada che divide l’asfalto e il marciapiede quando c’è lo scolo dell’acqua. Quando esiste questo scolo, lo inseriamo nelle note perchè a volte mettiamo la ruota in quel punto’.

Parliamo dell’incidente di Luglio con Anna. Quando capitano queste cose ed esiste un vincolo sentimentale tra pilota e navigatore, la preoccupazione è doppia?

‘No, il nostro vincolo rappresenta un vantaggio perchè abbiamo un grande feeling. Quest’anno è stato particolare perchè Anna è stata costretta a letto per un certo periodo a causa dell’incidente e per lei è stato un periodo duro vista l’impossibilità di muoversi. Non è stata una bella estate, ma è tornata più carica che mai con la solita voglia di fare bene’.

Cosa farete nel 2019 e come ti vedi tra 10 anni?

‘E’ ancora presto per parlare del prossimo anno perchè in Peugeot sono molto impegnati. Comunque aspettiamo fiduciosi i loro programmi futuri. Indipendentemente dall’età, se sei competitivo e vai forte le squadre ti cercano e continuano a cercarti. Tra 10 anni mi vedo ancora coinvolto appieno nel mondo del motorsport. Con Anna abbiamo già delle attività in questo senso, come ad esempio i corsi di guida sicura che teniamo quando non siamo impegnati con le gare. In linea di massima insegnare e trasmettere quello che so fare è una cosa che mi piace molto, già dai tempi in cui facevo il maestro di sci’.

E’ difficile trovare Paolo Andreucci nella sua vita privata al di fuori dei rally, ma c’è stata nell’ultimo periodo una certa vostra apertura nei confronti dei social network. Cosa ne pensi di questi nuovi sistemi di comunicazione?

‘In questo periodo che stiamo vivendo, i social network sono fondamentali. All’inizio era un mondo che non abbiamo mai toccato, ma poi con Peugeot si è avvertita questa esigenza. Ora abbiamo delle persone che seguono questo aspetto durante le gare, senza poi dimenticare l’app che abbiamo sviluppato che può essere inserita in questo contesto. Per noi questa app è fonte di soddisfazione in quanto si tratta di un brevetto che tanti hanno cercato di realizzare ma solo noi abbiamo portato fino in fondo. Ora ci sarà un nuovo aggiornamento diviso in due sezioni: una dedicata alla guida stradale e l’altra per i rallysti, in uscita a dicembre’.

Armando Donazzan (Orange1 Racing) ha presentato un esposto contro di voi e Peugeot. In questi giorni si sono animate molte polemiche attorno a tutto questo, ma nè tu nè Peugeot avete preso una posizione in merito. Cosa ti senti di dire a riguardo?

‘Peugeot risponde alle cose sensate, a quelle non sensate non risponde. Lo stesso faccio io. Se le cose hanno un fondamento è un conto, se invece non hanno senso è anche difficile dare una risposta. Noi e Peugeot siamo un agglomerato che deve rispettare le regole e noi le rispettiamo appieno. Negli ultimi anni abbiamo sempre fatto bene nel CIR, tanto da indurre i vertici a prendere delle decisioni di carattere politico più che sportivo, atte a limitare la nostra forza. Succede quindi che anzichè apportare qualche piccolo accorgimento al regolamento, esso venga completamente stravolto di anno in anno penalizzando non solamente noi ma tutti. Di altre polemiche, è meglio non parlarne’.

Paolo Andreucci

A Paolo Andreucci il tricolore numero 11

Paolo Andreucci e Anna Andreussi, Peugeot 208 T16, si sono aggiudicati il titolo di campioni italiani rally 2018 al termine di una stagione altalenante, in il toscano ha in pratica fatto di tutto per vincere, ma anche per rendere assolutamente difficile la sua ennesima caccia al titolo tricolore. Una stagione che a Verona ha portato ben quattro piloti ad avere ancora possibilità di vittoria e che si è conclusa solamente dopo l’ultimo chilometro cronometrato, quando tutto si è finalmente chiarito. Una festa tricolore quella di Verona, che ha perso subito uno dei suoi protagonisti più attesi, Simone Campedelli fermato da problemi meccanici alla sua Ford, ma che è proseguita lungo due giornate con Umberto Scandola, Skoda Fabia R5, e Andrea Crugnola, Ford Fiesta R5, che sono rimasti sempre lì a costringere il toscano a non mollare mai fino in fondo.

Il più accreditato avversario del toscano, Umberto Scandola, in coppia con Guido D’Amore, sulle strade della sua Verona ci ha provato fino in fondo, ma il suo passo e non certo per sua colpa, un po’ meno veloci le sue Dmack rispetto alle Pirelli dell’avversario e qualche problemino meccanico, è stato leggermente sempre più alto rispetto a quello di Andreucci. Per il varesino Andrea Crugnola e Danilo Fappani con la Ford Fiesta R5 di Ford Racing Italia invece la soddisfazione è stata comunque grande, perché con questa gara, ha vinto comunque il Campionato Italiano Rally Asfalto, serie dedicata a piloti e squadre assolutamente private. Con questo meritato risultato del driver varesino, il titolo tricolore riservato ai Costruttori viene assegnato alla Ford, davanti alla Skoda e la Peugeot.

Parlato della lotta per il titolo, un capitolo a sé lo merita la prova di Luca Rossetti e Eleonora Mori su Hyundai i20 NG R5, vincitori con pieno merito della gara veronese. Il pilota friulano ha da alcuni anni lasciato il Campionato Italiano Rally, ma ha anche mantenuto una classe del tutto intatta, che si manifesta ogni qualvolta partecipi ad una gara. Nella classifica finale di gara Luca Rossetti ha preceduto il bravo Andrea Crugnola, Paolo Andreucci e un ottimo Elwis Chentre su Skoda Fabia R5. Alle spalle dei primi quattro, chiude dunque Umberto Scandola, seguito a sua volta dal toscano Rudy Michelini, altra Skoda. Ad inserirsi nella top ten finale poi il veronese Luca Hoelbling, Skoda, il reggiano Gianluca Tosi, Ford e, Leopoldo Maestrini, iscritto al CIRA, con la Skoda Fabia e, il pilota di casa Massimo Zaglia su Peugeot 208 R5.

Chiudono in bellezza la stagione 2018, Damiano De Tommaso e Michele Ferrara per i già ottenuti titoli tricolori nel Campionato Junior e nel Due Ruote Motrici piazzandosi a Verona undicesimo assoluti. Per quanto riguarda il Trofeo Peugeot Competition Top 2018, la vittoria in gara è andata a Tommaso Ciuffi e Nicolò Gonella che sono semplicemente arrivati in fondo alla gara senza commettere troppi errori, davanti ad Andrea Mazzocchi e Silvia Gallotti, diretti avversari, molto bravi qui tra gli Junior, rimasti alle spalle di De Tommaso per gran parte della gara. Un altro risultato di rilievo a Verona lo ha ottenuto nuovamente con la sua Suzuki Swift R1B, il Campione Italiano R1 e vincitore del Trofeo Suzuki Rally Trophy Giorgio Cogni, davanti al piemontese Simone Goldoni e il toscano Stefano Martinelli. Migliore tra le Twingo R1 il già vincitore del Trofeo dedicato alle piccole Renault, Alberto Paris, autore di ottimi tempi tra le vetture di classe R1.

‘Ce l’abbiamo fatta, ma quanta fatica! Abbiamo affrontato questo ultimo appuntamento di campionato con un handicap di mezzo punto su Scandola e non era la situazione migliore con cui avrei mai voluto arrivare a Verona. Ci siamo concentrati molto su ogni singolo particolare, ma lo confesso, eravamo tesi, bastava un nonnulla per buttare via il lavoro di una intera stagione. Né io né Anna volevamo lasciare nulla sul tavolo, volevamo a tutti i costi la vittoria e grazie all’impegno di tutta la squadra ce l’abbiamo fatta. Una grande soddisfazione che rende merito di un lavoro egregio fatto quest’anno da tutti, un grosso grazie a Pirelli che è stata fondamentale. Grazie a tutti gli altri sponsor che mi hanno sostenuto in questa stagione e che hanno creduto ancora in me. Grazie anche alle migliaia di tifosi che nel corso del campionato mi hanno fatto sentire una vicinanza pazzesca, fatta di tanti gesti e che sono venuti a tifarci con grande passione’.

Guarda il video con noi