IRCUP, Rally del Casentino Felice Re racconta la storia del malore

IRCUP, Rally del Casentino: Felice Re e la storia del malore

Felice Re e la storia del malore. Lo spavento alla fine della Talla è stato grande. Per tanti, ma soprattutto per lui: Felice Re. “Già da due-tre di chilometri ero in sofferenza respiratoria, in grande affanno, ma ripetevo a me stesso: “Dai che è finita. Concentrati”.

Intanto la macchina andava giù da sola, non dico per inerzia ma quasi. Sono arrivato alla fine ed ho visto Belli, Verbilli, mio figlio Alessandro che battevano le mani. Sono sceso dall’auto e mi sono tolto il casco ma, nonostante il tavolino dei commissari fosse vicinissimo, ci ho messo una eternità ad arrivarci. Non ce la facevo, non avevo le forze. Ha iniziato a girarmi il mondo attorno, avevo un dolore forte allo sterno e un peso al petto, oltre a conati di vomito”.

“Poi non ricordo cosa sia successo. Mi hanno raccontato che mi sono seduto a terra, non lo so. Mi sono ritrovato sdraiato sopra dei sassi, in un parcheggio vicino al fine prova”. Poi l’attesa dei soccorsi – sin troppo lunga secondo il comasco – raggiunto dall’ambulanza “jolly” inviata dalla direzione gara da Bibbiena – distante una quindicina di minuti – e non da quella più vicina a fine prova.

“Sono minuti che non dimentichi, quando sai solo che hai paura di morire, poteva essere un infarto. Intorno hai dei curiosi, degli amici, mio figlio Alessandro comprensibilmente nel panico per me: ma tu cerchi solo i soccorsi. Pensavo: se è un principio di infarto, non posso restare qui. Ci morirò. Non sono ferito, non perdo sangue, non devono tamponare un’emorragia. Io devo andare in un pronto soccorso e ci devo arrivare subito. Solo questo era il mio pensiero”, prosegue Felice Re parlando della storia del malore.

Poi finalmente quei minuti di incubo lunghi come l’eternità sono finiti. L’ambulanza e poi il viaggio verso l’ospedale. “La dottoressa che mi ha detto che potrebbe essere stata la pasta che avevo mangiato… All’arrivo in ospedale dove mi hanno fatto tutte le analisi – e avevo i valori di alcuni enzimi del cuore sballati – e poi ho scelto di tornare a casa appena possibile, di non restare ricoverato in osservazione”.

“Oggi va meglio, ma è una esperienza che ti cambia. Finora avevo guardato le corse soprattutto con gli occhi di chi gestisce delle vetture: d’ora in avanti per me sarà diverso, dopo aver provato di persona cosa può succedere. E se domani succedesse a mio figlio o a qualcun altro? Ecco vorrei che anche se poi si rivelasse un falso allarme tutti ragionassero e agissero pensando che qualcuno potrebbe essere in pericolo di vita e che questo viene prima di tutto”.