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Rally Italia Talent: la bella Pasqua di Martina Musiari

E’ stata una Pasqua particolarmente felice, quella appena trascorsa, per la grande famiglia di Collecchio Corse. I componenti della scuderia di San Michele Gatti hanno infatti celebrato il brillante successo conquistato da Martina Musiari nella sesta edizione di Rally Italia Talent, il progetto ideato da Renzo Magnani nel 2014 volto ad individuare talenti da inserire nel mondo dei rally e che ha già fatto emergere nomi importanti (si pensi a Damiano De Tommaso).

Ad Adria, infatti, la 20enne parmigiana ha colto il successo quale migliore navigatrice nella categoria femminile (nella foto di Romano Poli, Martina mentre viene premiata da Katia Bertello, Direttore Comunicazione Suzuki Italia). Soddisfazione di grande rilievo, per la quasi esordiente Martina (tre i rally all’attivo, con esordio al Salsomaggiore dello scorso agosto). Lasciatasi alle spalle la ‘sbornia’ emotiva di questa vittoria, a Martina non resta che sottolineare gli aspetti fondamentali che danno sostanza a quest’esperienza.

“Rally Italia Talent mi ha permesso di conoscere tantissima gente che mi ha sostenuto e insegnato i trucchi del mestiere, fondamentali per fare la differenza; veramente delle care persone e pure un bell’ambiente, caratterizzato da tanta professionalità ma anche ironia. A livello tecnico, vorrei sottolineare come, per la prima volta, quest’anno siano state utilizzate le nuove Suzuki Swift Sport 1400 turbo: auto professionali ed al contempo divertenti, ma soprattutto rivelatesi ideali per  mettere in evidenza le capacità di guida dei piloti”.

Martina aggiunge: “Questo successo mi ha aperto tante opportunità: sto iniziando a programmare qualche gara, mi piacerebbe correre un trofeo in modo da potermi confrontare con altri equipaggi. Infine, voglio ringraziare tantissimo Renzo Magnani per la sua professionalità e disponibilità, Gigi Pirollo, Mauro Peruzzi, Lorenzo Granai e Simone Scattolin, che mi hanno esaminato in questo percorso e hanno creduto in me. Naturalmente, non potrei dimenticare mio papà Clemente, che mi ha trasmesso questa passione alla quale non posso più rinunciare”.

Questo traguardo è di grande importanza anche per la stessa scuderia: Collecchio Corse è da sempre molto attenta alla promozione delle discipline automobilistiche sul territorio anche come forma di aggregazione sociale; in questo senso, annoverare nuove leve e vederle impegnate con grande passione in quest’attività sportiva è fonte di grande gioia per i tanti componenti del sodalizio parmense.

“Esultiamo con e per Martina – esclama Gianni Assirati, infaticabile presidente di Collecchio Corse – e celebriamo questo successo che ha davvero un grande significato. Martina è stata bravissima, spiccando tra migliaia di navigatori iscritti al Rally Italia Talent, nonostante la ridottissima esperienza; questo mette in evidenza l’impegno e le qualità della nostra giovane portacolori. Ora saremo al suo fianco e la seguiremo passo dopo passo nel suo fresco cammino agonistico. Ci fa particolarmente piacere condividere la nostra gioia con il papà di Martina, Clemente, un amico nonché tra gli alfieri della prima ora di Collecchio Corse. Mi auguro che questo successo non solo alimenti la carriera di Martina, ma faccia da ulteriore volano alla promozione di questo splendido sport nella nostra terra: siamo pronti ad accogliere nuovi sportivi in Collecchio Corse e, del resto, la sede inaugurata solo un mese fa rappresenta un ambiente perfetto per consentire a tutti i nostri associati di coltivare la passione per gli sport motoristici”.

Gianfranco Cunico torna con la Ford Sierra RS Cosworth Tamoil


La nuova stagione del Campionato Italiano Rally Auto Storiche non è ancora iniziata, ma cominciano già ad arrivare conferme importanti in quanto all’ingresso di molti “big” e profili illustri. L’ultimo nome sulla lista delle new entry è quello del pluricampione Gianfranco Cunico. Il vicentino infatti ha confermato in queste ore il suo interesse a mettersi in gioco e fare il suo debutto anche tra le migliori vetture storiche del panorama nazionale. Ad oggi sta mettendo a punto un progetto che lo porterà a correre nell’Italiano. Sarà al volante della storica Ford Sierra RS Cosworth Tamoil, la stessa con la quale corse il Rally Italia Sanremo nel 1992.

“Devo ammetterlo – racconta Cunico – ancora mi sento più vicino ai rally moderni. Non sono appassionatissimo di storiche ma mi sto interessando e parteciperò al Ciras 2019, almeno a qualche gara. Ho avuto l’occasione di prendere la mia vettura con la quale ho partecipato al Sanremo nel Mondiale Rally e ora sto lavorando per rimetterla in sesto. Ci sarà da lavorarci un po’ e la prepareremo a Biella. Al momento non ho molti dettagli, né un programma preciso, ma una possibilità sarebbe correre con Gigi Pirollo. Non credo di riuscire a partire per il Sanremo Historic quindi voglio iniziare dalla gara di casa, il Rally Storico Campagnolo e probabilmente proseguire già con il Lana Storico Rally. Poi vedremo.”

Ottimo esordio per Gabriel Di Pietro al Franciacorta Show

Si può sicuramente affermare che l’esordio nei rally del giovane Gabriel Di Pietro sia stato più che positivo. Infatti, al termine della due giorni di gara per la dodicesima edizione del Franciacorta Rally Show, lo troviamo al diciassettesimo posto assoluto della classifica, primo nella classe Super2000 e anche vincitore del bellissimo premio messo in palio dalla famiglia Caffi per il migliore concorrente Under18.

La gara è partita sabato con una prima prova speciale di 15 chilometri, che era anche la prima prova in assoluto per il giovane pilota vincitore della scorsa edizione dell’Under18 di Aci Rally Italia Talent. Subito un piccolo problema ad un tornantino che poi però veniva recuperato con una prestazione in crescendo che lo vedeva finire nei primi venti dell’assoluta, piazzamento che migliorava di una posizione nella seconda prova di 19 chilometri.

La terza prova di 6 chilometri veniva effettuata in notturna e vedeva il giovane navigato dal veterano Gigi Pirollo trovarsi subito bene alla luce dei fari, portando così la sua Peugeot 207 Super2000 della Twister Corse a staccare un quindicesimo tempo assoluto, mettendo dietro di sé, in classifica, più di una delle più performanti R5 in gara.

Nella prima prova della domenica di 14 chilometri, si confermava con un prestazione da diciassettesimo tempo che lo portava ad affrontare le ultime due prove al diciottesimo posto in classifica assoluta con già un buon distacco sul secondo di classe Super2000 e affrontando così le due prove finali amministrando il vantaggio e finendo la gara migliorando ancora di una posizione il piazzamento finale

Dei delitti e delle pene

E’ solo il primo grado, ma la sentenza sulla tragica fine di Valerio Catellani e Daniela Bertoneri al Rally di Lucca 2012 non può che costituire l’ennesimo preoccupante elemento che mette in discussione l’esistenza stessa dei rally. Non ci permettiamo dubbi sul lavoro della magistratura lucchese ed è certo che la legge italiana sia molto lontana dal concetto anglosassone del “motorsport is dangerous”, ma ci sono alcuni aspetti che a guardarli con la logica dell’uomo qualunque lasciano sgomenti. Perché sono ingiusti ed ancor più perché costituiscono un irrimediabile carico morale, psicologico ed economico per i coinvolti.

Le condanne – da 1 anno a 1 anno e 2 mesi – di tutti i coinvolti sono motivate da concorso in omicidio colposo (per i 7 componenti gli equipaggi apripista e per l’addetto alla sicurezza) o da omissione di soccorso (per un intero equipaggio, più un pilota ed un navigatore). Con una provvisionale di 330 mila Euro a favore delle parti civili (in attesa della parallela causa civile per danni), ai giorni nostri in generale figure sempre più spesso di convenienza.

La colpa dei primi è di non aver denunciato la pericolosità della buca in cui si è capovolta ed incastrata la vettura uscita di strada, impedendo all’equipaggio di sfuggire alle fiamme. Sfido chiunque a fare l’apripista ed accorgersi di un tale pericolo. Immaginare cosa possa fare una vettura uscendo di strada in ogni singolo metro è… inimmaginabile. Mi sovviene ad esempio un altro caso tragico, quello di Biella, quando una vettura uscendo di strada precipitò ruzzolando su una disgraziata famiglia che stava in una curva più sotto…

Quanto all’omissione di soccorso anche nei rally è giustamente sanzionata: ma non si può certo pensare che in una frazione di secondo l’equipaggio concentrato a restare in strada ed andare il più veloce possibile possa sempre avere la percezione di quanto stia accadendo a bordo strada. Soprattutto di notte ed al buio. Certo l’incendio c’è stato: ma quando è diventato realmente tale da attirare l’attenzione dei piloti seguenti?

Mi si perdoni il paragone ardito, ma mi sembra che tutto ciò sia un po’ come quello a cui si assiste in medicina, dove le cause per presunti errori ed omissioni ormai si sprecano. Chi sbaglia per sciatteria e incompetenza è giusto che paghi, ma né un medico né un pilota può essere esente da involontari e disgraziati errori occasionali.

Non si tratta di rendere impuniti i colpevoli, ma di non rendere impossibile il fare. Di questo passo non si troveranno più medici disposti ad operare, se non a condizioni più onerose, con le immaginabili conseguenze. E non si troverà più chi si assuma responsabilità sproporzionate per realizzare un rally. Allora sarebbe di certo una condanna: per la specialità. Per questo oltre alla solidarietà umana con i coinvolti è doveroso chiedere una volta di più ad Aci di impegnarsi per rendere umane le leggi e supportare con puntualità e convinzione i coinvolti. E per sollecitare il legislatore a normare secondo logica i tanti altri aspetti assurdi che rendono comunque dei fuorilegge forzati i praticanti (revisioni, omologazioni, ecc.).

E visto che siamo in tema di norme, sentenze e condanne, sul pur più ‘lieve’ piano sportivo vale la pena di (ri)sollecitare più verifiche, più preparazione, più rispetto delle procedure e dei ruoli. Le tante chiacchiere sui controlli del Valtellina, sui fatti del Monzino, su diverbi sconvenienti e penalità a boomerang del Monza Rally Show, e in generale sulle presunte irregolarità di tanti tipi di vetture – ad iniziare dalle imperanti R5 – lo impongono.

Senza parlare delle ricognizioni… Nelle gare Fia non mi pare ci siano tutte le nostre manfrine: si verifica con frequenza, di solito a fondo e con competenza senza guardare in faccia a nessuno. E chi ne ha titolo condanna o assolve per direttissima. Ed i reclami da parte di chi ha dubbi sugli avversari sono rari – visto che le verifiche già ci sono – ma normali, non un gesto da infami. Per cui si cerca di ‘sussurrare’ il presunto peccato nell’orecchio di qualcuno che possa agire di strumento o di penna per conto proprio. Un tutto che volendo si può chiamare coraggio delle proprie azioni.

Il titolo Dei delitti e delle pene è preso in prestito da un breve saggio – il più noto dell’illuminismo italiano e di grande influenza sui pensatori europei successivi – scritto da Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764. In questo pamphlet Beccaria si pone con spirito illuminista delle domande circa le modalità di accertamento dei delitti e circa le pene allora in uso.

Questo è l’editoriale del direttore di RS e oltre di gennaio 2019

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‘Vale Rally Show’, penalità ritirate e risse sfiorate: Monza vuole cambiare

Anche gli organizzatori del Monza Rally Show prendono atto del fatto che c’è qualcosa che non va e confermano a bocche rigorosamente cucite che Valentino Rossi ha ‘ammazzato’ lo show di Monza. A bocche cucite finché non è il neo direttore dell’Autodromo di Monza, Pietro Benvenuti, a parlare con la Gazzetta dello Sport: “Vorremmo aumentarne il valore sportivo, suscitando l’interesse delle Case. Ci piacerebbe un evento più dedicato ai rallysti. In tanti vengono qui per Rossi, ma un sondaggio del 2017 ci dice che il 31% del pubblico viene per vedere il rally e i rallysti, il 21% per personaggi come Valentino o Cairoli, e il resto perché appassionati di motori. C’è uno zoccolo duro, è a loro che dobbiamo pensare. Sia portando più piloti del WRC, sia coinvolgendo il territorio: magari con la partenza in centro a Monza e una prima parte in città”. Come si converrebbe per un rally…

La notizia è, dunque, che bisogna cambiare formula per il prossimo anno. Bisogna riuscire a ripensare e a mettere in atto qualcosa che coinvolga e che faccia davvero divertire il pubblico, che è poi il vero “padrone” della kermesse monzese. Senza quello, infatti, c’è ben poco da fare, a parte noleggiare l’impianto a Valentino e amici per farsi un giro divertente con le auto da corsa migliori prima di Natale. Ecco, magari si potrebbe chiamare Vale Rally Show. La gara lombarda va ripensata, ricostruita, altrimenti si vanifica anche il grande lavoro di comunicazione che c’è intorno. E’ inutile fare dirette da ogni dove se molti non ti seguono più, e non si può sempre vivere di onde lunghe. Una gara dal risultato scontato è più paragonabile ad un soliloquio.

A Tony Cairoli il Monza Rally dei ‘normali’

Sotto il profilo prettamente sportivo è andato tutto come da copione. Perché era un copione già scritto. Valentino Rossi e la Ford Fiesta WRC Plus hanno vinto tutto quello che c’era da vincere. Quasi una noia, se non ci fossero state battaglie ben più interessanti in altre categorie. Rossi incassa la settima vittoria in carriera nell’evento in autodromo, la quarta di fila, 2015, 2016, 2017 e 2018, e saluta tutti, lasciando il vuoto dietro di sé. Il vuoto in pista e anche tra gli spettatori che, ormai da anni, beneficiano molto poco della presenza vip della “Brigata Rossi”. Anche nella giornata di domenica il “Dottore” ha dato il massimo e ha tratto il massimo, finendo però per ammazzare lo spettacolo. Suonano profetiche le parole del sabato di Tony Cairoli: “Io le WRC Plus le avrei vietate. Hanno ucciso lo spettacolo e si vede anche da quanta gente in meno c’è. Di sicuro loro sono fortunati a guidarle, però a ruoli invertiti avrei scelto… le storiche. Quale? La Lancia Delta, come al Legend”.

Un dominio come i precedenti, cambiava la tipologia di vettura: al volante della Ford Fiesta WRC Plus, questa volta, ha vinto tutte le nove prove speciali e ha rifilato oltre 1′ a Teemu Suninen, il giovane finlandese che ha corso il con il team M-Sport. Terzo gradino del podio per Roberto Brivio, che ha vinto il “derby” con Uccio. Applausi per Tony Cairoli che ha portato la sua Hyundai i20 al quinto posto assoluto vincendo il rally dei “normali”. Ha vinto con una facilità a tratti imbarazzante, anche sul giovane finlandese, in gara con la stessa macchina, che ha un po’ deluso le aspettative della vigilia accumulando un distacco importante chilometro dopo chilometro. Le WRC Plus hanno fatto la differenza e Brivio e Uccio, rallysti solo nel weekend monzese di fine stagione, si sono giocati il gradino più basso del podio: a spuntarla è stato il fratello del team manager della Suzuki.

Sfiorata rissa tra Alex Perico e Gigi Pirollo

Menomale che Cairoli, almeno, è riuscito ad avere la meglio su Valentino nel Master Show. Ma andiamo per gradi, perché se è vero che la cronaca assoluta del Monza Rally Show può risultare noiosa, è vero che Monza ha offerto diversi spunti di riflessione, come ad esempio l’inspiegabile principio di rissa scoppiato tra Alessandro Perico e Gigi Pirollo, probabilmente legato all’ancora irrisolto ‘caso Monzino’. Alex Perico è destinato, in ogni caso, a non finire la gara: si è ritirato per foratura. E poi c’è la vicenda degli alettoni: quella in cui vengono assegnate penalità a diverse vetture, tra cui quella di Luca Rossetti, perché avrebbero gli alettoni fuori misura nientepocodimenoche di 3 millimetri, e poi vengono tolte perché era sbagliato il metodo usato per la misurazione. Poche idee e ben confuse che contribuiscono ad alimentare tensioni e malumori.

E poi ci sono le lotte di classe. Nella WRC, come detto, vince Cairoli, che batte Bonanomi e la Ford Fiesta WRC per 0″8, Longhi e la Hyundai i20 WRC a 22″7, D’Aste e la Citroen DS3 WRC a 33″7 e Yates e Ford Fiesta WRC a 44″4. Nella R5, col ritiro della penalità, il primo è Rossetti sulla Hyundai i20, che stacca Alex Re con la Volkswagen Polo GTI R5 di 17″2, Crugnola sulla Skoda Fabia di 18″2, Basso sulla Skoda a 56″7 e Scattolon su un’altra Fabia a 58″8. Nella R2B il migliore è De Tommaso con la Peugeot 208, seguito dalle identiche vetture di Ciuffi a 3’24″7, Guerra a 5’37″4, Ghirri a 6’12″0 e Porta a 6’45″0. Nella R3 vince Vittalini su Citroen DS3, che ha la meglio sulle Clio di Pederzani a 1’55″6 e Santalucia a 3’03″7. Fra le storiche primeggia Riolo e la sua Subaru Legacy, più veloci di Musti su Porsche 911 a 49″0, Bianchini su Lancia 037 a 52″3, Noberasco su Bmw M3 a 4’14″0 e Visinteiner su Bmw M3 a 4’14″6.

Infine si vola verso il Master Show. Tra le storiche, il Raggruppamento 2 va a Musti su Porsche 911, il Raggruppamento 3 a Caffi su Porsche 911, il Raggruppamento 4 J1 a Brusori su Porsche 911 e il Raggruppamento 4 J2 a Riolo su Subaru Legacy. Invece, tra le vetture moderne, la classe R2B va a Damiano De Tommaso su Peugeot 208 R2B, la R3 ad Alex Vittalini su Citroen DS3, la R5 ad Andrea Crugnola su Skoda Fabia R5, la WRC 1.6 a Tony Cairoli su Hyundai i20 WRC, la WRC Plus a Valentino Rossi su Ford Fiesta WRC Plus, mentre la Super Finale vede svettare Tony Cairoli.

Monza, la galleria fotografica di Magnano

Guarda il video del Monza Rally Show

Alex Perico: ‘La verità sulla storia della flangia da 35 mm’

Classe 1976, del 6 gennaio per la precisione, Alex Perico racconta cosa è accaduto allo Special Rally Circuit Vedovati. Com’è noto, al “Monzino” una vettura è stata richiamata a controllo dai commissari sportivi subito dopo la PS1. Pare andasse veloce, forse troppo. Sulla PS2, poi, questa vettura è scomparsa, costretta al ritiro. Era la Skoda Fabia R5 del pilota orobico. Subito dopo è scattata Radio Rally che – tra sms, chat e forum – ha diffuso la notizia. Che nel frattempo è cresciuta. È lievitata all’inverosimile. Fino a creare un caso nazionale. I commenti, anche la vetriolo, si sono sprecati. E per la verità anche le supposizioni, le illazioni e le accuse. Gigi Pirollo, presente in veste di Supervisore Aci Sport non ha voluto né confermare e né smentire. Voci ben informate vogliono che abbia scritto una relazione all’Aci Sport. Quando riterrà opportuno intervenire, RS Rally e Slalom lo ospiterà volentieri.

Intanto, proviamo a fare chiarezza con il racconto esclusivo del diretto interessato. Alex è arrabbiato. Ha sentito nei giorni scorsi la pressione del vociare e del pettegolezzo. Ritiene che sono state dette molte cose inesatte. Imprecisioni e bugie, che possono mettere in cattiva luce il suo impegno imprenditoriale e sportivo. Da qualche giorno pensava di raccontare l’accaduto ma quando tutti pensano che uno sia colpevole non è mai facile capire a chi raccontare la tua verità. Ha ben pensato di affidarla alla nostra testata, forse per rispetto e stima, visto che da più tempo ne apprezza professionalità e operato. E ovviamente, RS Rally e Slalom non si è tirato indietro. Anzi. Con il suo tono sempre colorito e la parlata farcita di intercalari, Alessandro Perico ha voluto spiegare cosa è accaduto a Monza in occasione dello Special Rally Circuit non risparmiando qualche frecciatina.

‘Vi racconto la storia della flangia da 35 mm’

Il driver bergamasco, navigato da Mauro Turati su Skoda Fabia R5 della PA Racing, struttura gestita dallo stesso Perico, vince la prima prova speciale del Monzino con un vantaggio perentorio: 5”1 sulla Citroen DS3 WRC di Simone Miele, seconda, e ben 20”3 alla seconda R5 in graduatoria, la Hyundai del bresciano Mabellini. A molti la faccenda non è andata giù e le accuse, nemmeno velate, hanno iniziato ad invadere l’autodromo. I commissari al termine della PS1 hanno parlato col driver orobico e misurato la flangia facendo rapporto al collegio dei commissari. Le voci di coloro che si dichiarano ben informati riportavano che la flangia di Perico fosse addirittura da 35 millimetri, per capirci roba da WRC Plus.

“E’ ora di finirla con questa storia – sbotta Perico – perché mi sono stancato di sentire tutte queste accuse inutili. Alla fine della prima prova mi hanno misurato la flangia ed era 32,1 millimetri, un decimo fuori dagli standard. Un minimo di tolleranza ci potrà pur essere – dicevo io – ma i commissari non capivano. Siccome la Skoda l’abbiamo appena ritirata dalla Finlandia da un team che faceva anche rallycross, ho mostrato a questi tecnici una vera turbina con flangia “aperta” che avevamo ancora sul camion insieme ad altri ricambi e non quella che montavo sulla mia Skoda. L’ho fatto in modo istintivo per spiegargli cosa è giusto e cosa, invece, è fuori dagli schemi. Probabilmente loro hanno fatto una relazione su quella flangia da 35 millimetri e non sulla mia. Ora la gente può dire e scrivere quello che vuole: ne risponderà per vie legali. Non voglio crearmi problemi per queste storie, anche perché il mio obiettivo è il lavoro del team. Non certo vincere rally senza validità”.

Alex Perico: ‘Mi risulta un’indagine sui commissari’

“Qualcuno mi spieghi perché non mi hanno squalificato se avessero davvero misurato ben 35 millimetri di flangia!”. Già, perché nessuno lo ha squalificato se, davvero, fosse stata rilevata una porcata del genere? “Mi hanno fatto proseguire, mi hanno fatto fare la PS2 dove mi sono ritirato. Potevano farmi tornare al parco chiuso e verificarmi, invece no. Non mi hanno comunicato nulla e mi hanno lasciato andare avanti. Dunque? Dov’è il problema? Mi hanno detto che la federazione ha aperto un’indagine contro i commissari. Quindi domando a chiunque voglia rispondermi: di cosa stiamo parlando? Se ci fosse stata un’irregolarità, perché nessuno mi ha fatto vedere nulla né tanto meno mi hanno fatto controfirmare un verbale con i fatti contestati? Io so di essere a posto e ho i testimoni, quindi vado avanti per la mia strada”. Possibilmente asfaltata, aggiungiamo noi.

Una curva lunga una vita, quella del copilota Gigi Pirollo

Una curva lunga una vita è quella di Gigi Pirollo, un navigatore di lungo corso come forse nessuno, neanche Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. Ma qui, nel libro Gigi Pirollo, Una curva lunga una vita, si parla soltanto di rally, anzi della sua storia nei rally che, dagli eroici anni Settanta, arriva ai giorni nostri.

Quarantatré anni di rally raccontati in un’avvincente sequenza di episodi e aneddoti vissuti a fianco di innumerevoli piloti. In queste poche parole, il condensato decine di pagine di passione e storia dei rally raccontate a ruota libera direttamente dall’autore, il quale dopo aver riempito innumerevoli quaderni di note, ha metaforicamente usato la matita per narrare in “Gigi Pirollo – Una curva lunga una vita” episodi e aneddoti di quei rally che furono, corsi al fianco di piloti del calibro Adartico Vudafieri o i fratelli Pasetti. Ma anche Alex Fiorio, Gian Franco Cunico, Carlo Capone, Gian Domenico Basso, solo per citarne alcuni.

Trecento pagine meravigliose pagine, arricchite da un centinaio di immagini per una lettura tutta d’un fiato, a cominciare dallo start della prefazione, uscita dalla sapiente e autorevole penna di Beppe Donazzan. Una divertente e quantomai ricca antologia di foto integra una storia unica, scritta a quattro mani con Giancarlo Saran. Insomma, un altro bel libro da leggere, rileggere e conservare a futura memoria.

la scheda

GIGI PIROLLO – UNA CURVA LUNGA UNA VITA

Autori: Gigi Pirollo, Giancarlo Saran

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rally

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 240

Immagini: 129 a colori, 7 in bianco e nero

Formato: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 28 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791170-9-8

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