WRC 2020: il progetto del secondo rally tra Monza e Como

WRC 2020: il progetto del rally iridato tra Monza e Como

L’anticipazione di un secondo evento WRC in Italia, questa volta sulla terraferma, a Monza, ha fatto clamore. Se da un lato, però, c’è entusiasmo verso un evento del genere, tanti appassionati, per mail e su Facebook, hanno espresso poca simpatia nei confronti della location intesa come autodromo, che in realtà sarebbe il posto grazie al quale si può fare. Proviamo ad essere più chiari e fornire qualche notizia in più, partendo dal presupposto che chiunque sa che non si può organizzare un rally iridato in due mesi e che di questi tempi tutto è certo e nulla è certo, più del solito.

Se non fosse chiaro: il presidente Aci ha trasformato una disgrazia in una opportunità, rendendo l’Italia il Paese (non il continente) con più gare iridate al Mondo: tre GP e, forse, due gare di WRC. E di questo gli va dato atto, chapeu. La FIA ha chiesto all’Italia, che grazie alla presenza di esponenti abili come Angelo Sticchi Damiani ha oggi un peso importante, se non fosse possibile organizzare un evento conclusivo del WRC, in considerazione dell’anno disgraziato che stiamo vivendo. Infatti, in una situazione normale, ciò non sarebbe mai potuto accadere. Sticchi Damiani, che ben lo sa e che è appassionato di rally, ha colto la palla al balzo. Proprio come ha fatto, con successo, in F1. Ovviamente, la FIA non vorrebbe una vetrina come il Monza Rally Show.

Tornando al rally a Monza che ambisce ad essere qualcosa di più di una semplice passerella d’onore per le grandi star del WRC, va evidenziato come la FIA speri di riuscire ad avere una gara in linea con tutti i rally smart del WRC: almeno duecento chilometri. E magari, come per il Rally di Ypres, ci si augura di avere delle prove speciali fuori dal circuito. Dove? Nelle adiacenze di Monza è impensabile. Quasi dappertutto è parco protetto e la sola richiesta solleverebbe le ire dei verdi e degli ambientalisti più radicali.

Quindi? Como. Ma non il Rally di Como, che ha già faticato tantissimo l’anno scorso con quasi 180 partenti, che non vuole essere una critica. Como è da intendersi come provincia. In pratica: piace tanto la zona del Lario, che risulta essere anche molto scenografica e coreografica per un evento del Mondiale Rally. Si stanno cercando tre prove. Un tris da ripetere. Per ora, il progetto poggerebbe sulla Val Cavargna e su Sormano. Due zone che si prestano per le loro caratteristiche morfologiche e orografiche ad accogliere le sfide con le WRC Plus tra Ott Tanak e Seb Ogier. La terza non è stata individuata.

Il rally WRC a Monza è fatto? Assolutamente no. Servono i soldi. L’organizzatore, Aci Sport, che avrebbe la collaborazione dei locali Automobile Club, come già succede in Sardegna, non potrà firmare l’accordo con il Promoter del WRC fino a quando non avrà i soldi nel piatto. Ecco perché Monza gioca un ruolo fondamentale nella partita del WRC. Intanto, per abbattere una parte dei costi con una struttura di notevoli capacità e poi perché Monza ha una visibilità enorme e una centralità (rispetto al nord Italia) quasi perfetta. Non ultimo per importanza Monza e Milano offrono strutture alberghiere con grandi capacità e sono due territori che hanno sofferto a causa dell’epidemia da nuovo coronavirus.

Il Promoter del WRC vuole luoghi particolarmente belli, ricchi di storia e di prestigio, proprio per una efficace promozione degli sponsor che sostengono la serie iridata. Da non dimenticare che, era il 2003, quando si decise di trasferire la tappa italiana da Sanremo si candidarono gli svizzeri del Canton Ticino che proposero un rally tra il Cantone Meridionale della Svizzera e la stupenda zona del Lario, finendo per voler coinvolgere anche la provincia di Varese e la zona della Valtellina. Il problema fu l’asfalto. Perché la FIA voleva la gara su terra, ma soprattutto non voleva più troppo pubblico, come succedeva a Sanremo.