Copertina RS maggio 2022

Un filo conduttore lega “ieri” a “domani”

Credo che rivolgere un pensiero ad Attilio Bettega, Henri Toivonen e Sergio Cresto, tutti tragicamente scomparsi il 2 maggio, Attilio del 1985, mentre Henri e Sergio dell’anno successivo, sia uno spontaneo atto di affetto nei confronti di chi ha perso la vita inseguendo il suo più grande sogno: vivere di passione ed esserne circondato. Eroi e testimoni di un’epoca dei rally in cui le livree le avevano solo le vetture ufficiali e nel Mondiale non comandavano tre team manager di altrettanti Costruttori, perché il rally era uno sport molto più a portata di mano, mai a basso costo e neppure proibitivo come lo è diventato sotto le mani di Jean Todt. Altrettanto, credo che ricordare Bettega, Toivonen e Cresto nel 2022 sia argomento quantomai attuale.

Di Molveno, Attilio ha 32 anni quando muore a Zerubia. Inizia a correre nel 1972 con la Fiat 128 Rally di famiglia. La sua occasione arriva nel 1977 quando conquista il premio messo in palio per il vincitore del Trofeo A112. E al volante di quella Lancia Stratos, si classifica secondo assoluto dietro al Sandro Munari nel Rally Valle d’Aosta. Arriva la chiamata e l’ingaggio del gruppo Fiat, con cui si afferma più volte a livello nazionale e internazionale al volante di varie vetture, dalla 131 Abarth Rally alla Ritmo. L’incidente di Bettega attirò l’attenzione sulla sicurezza delle vetture del Gruppo B.

Esattamente un anno dopo, ancora durante il Tour de Corse, il suo compagno di squadra Henri Toivonen, pure lui al volante dell’auto numero 4, muore carbonizzato insieme al navigatore Sergio Cresto, nell’esplosione della loro Lancia Delta S4, uscita di strada per la probabile rottura del mozzo della ruota destra (come ho avuto modo di documentare sul libro TOIVO) e finita prima contro un albero e poi caduta nella scarpata. Henri era di Jyväskylä e il 2 maggio 1986 aveva 30 anni, due in meno di Attilio. Sergio era di New York, ma era a tutti gli effetti italo-americano. Viveva ad Ospedaletti, frequentava la stessa comitiva di Claudia Peroni, ed era sempre presente nei rally toscani e piemontesi. Anche lui aveva solo 30 anni quando morì a Castirla.

Questa tragedia, unita a quelle precedenti e successive, porta la FIA a bandire definitivamente le Gruppo B e a seppellire il progetto del Gruppo S (nato nel 1985), che voleva nei rally anche prototipi spettacolari che poco avessero delle auto di serie, ma che fossero in grado di impressionare per velocità e potenza. Esattamente quello che ci troviamo a tifare nel Mondiale Rally di oggi. Auto super veloci e super costose (parliamo di circa 1,5-1,8 milioni di euro a vettura) che nulla hanno a che vedere con la produzione di serie e con le reali esigenze dell’automobilista (a differenza delle Rally2). Sapete perché? Perché altrimenti alcuni bravi ingegneri si annoiano e mollano, passando alla pista o alla F1. E sapete perché mollano? Perché non hanno fantasia… Lo hanno dimostrato copiando e aggiornando un progetto che nel 2025 compirà 40 anni. Ed è successo anche in pista, per la verità. Dallara chiedeva prototipi a guida autonoma in grado di correre a oltre 280 km/h. I suoi navigati ingegneri hanno detto che era impossibile. Gli studenti universitari, però, ci sono riusciti…

Forse, siamo ancora in tempo per cambiare, ma ciò può avvenire solo dando spazio ai giovani. E le storie di Attilio, Sergio ed Henri stanno lì a confermarci che è così!