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Subaru Rally, la grande avventura giapponese on the road

Subaru Rally è l’opera che racconta dalla seconda metà degli anni Sessanta la leggenda Subaru nello sport più bello del mondo. Dai tempi pionieristici a quelli della Leone RX Turbo fino alla Impreza WRC, passando per la Vivo Super KKK, la Legacy RS 4WD Turbo e la Impreza 555 Wrx Turbo. Storie, manager che hanno dato vita al “sogno blu”, uomini (piloti e copiloti) che hanno contribuito a rendere un sogno di tanti in realtà: Colin McRae, Richard Burns, Petter Solberg, Marrku Alén, Juha Kankkunen, Ari Vatanen, Piero Liatti, Carlos Sainz e Tommi Makinen a Possum Bourne, Francois Chatriot, Alister McRae, Xavier Pons, Bruno Thiry e Simon Jean Joseph e tanti tanti altri protagonisti di quell’indimenticabile e indimenticato periodo.

Subaru Rally è un supplemento della nostra collana editoriale “Storie di Rally”, conta 260 pagine, quasi 500 splendide foto a colori, in alcuni casi rare, e racconta curiosità su personaggi e vetture, schede tecniche di tutte le versioni delle auto da rally Subaru e tanto altro. Firmato da Marco Cariati, come da tradizione, sono disponibili due versioni una a copertina morbida (clicca qui) e una a copertina rigida (clicca qui), entrambe stampate su pregiata carta patinata lucida e stampa premium. Un libro da collezione molto particolare. Non ingombrante ma ricco di informazioni.

Un viaggio meraviglioso che parte da una domanda tipicamente giornalistica: ma chi l’avrebbe detto che in poco più di dieci anni la Subaru si sarebbe trasformata da marchio pressoché sconosciuto, almeno nella vecchia Europa, a punto di riferimento del rallysmo mondiale? Eppure è successo ed ancora oggi, otto anni dopo l’addio dei giapponesi al mondo delle corse su strada, dire Subaru equivale a dire rally. Le conoscenze tecniche degli ingegneri del Sol Levante unite al fiuto per il businnes ed alle ottime capacità manageriali di David Richards hanno creato il mix perfetto, la classe innata di Colin McRae è stata la classica ciliegina sulla torta che ha trasformato la Subaru Impreza nella degna erede della Lancia Delta.

A metà degli anni Ottanta il marchio giapponese, abbastanza diffuso nel sud-est asiatico ed in Oceania, era visto come il partner perfetto per allevatori e per gente che utilizzava l’auto per lavoro. Le vetture Subaru, brand della Fuji Heavy Industries, erano considerate robuste ed affidabili a discapito del comfort e, cosa importante nel settore delle competizioni, delle prestazioni. Il loro grande punto a favore è che nascono già a quattro ruote motrici, aspetto importante per chi deve lavorare in campagna ma a quei tempi fattore importante anche per chi vuole avvicinarsi alle corse. Infatti il debutto, all’inizio del 1981, dell’Audi Quattro a trazione integrale aveva trasformato radicalmente l’atteggiamento del mondo rallistico verso questa soluzione tecnica.

Ecco che, in quei primi anni Ottanta, qualche preparatore seguito in maniera più o meno… amichevole dalla Fuji Heavy Industries si cimenta nella preparazione di vetture Subaru per i rally. Il primo risultato di rilievo arriva nel 1983 quando il neozelandese Possum Bourne nella gara di casa valida per il Mondiale Rally ottiene la vittoria in Gruppo A al volante di una RX, nome con cui la Leone era commercializzata fuori dal Giappone, un coupé a motore aspirato. Il successo passa quasi inosservato perché all’epoca il palcoscenico era pressoché tutto occupato dalle performanti vetture di Gruppo B, ma è comunque un primo passo. Nel 1985 i giapponesi sfornano la RX Turbo: la potenza sale a circa 190 cavalli e quindi si può nutrire qualche speranza di fare bene nelle corse.

I tecnici della Casa madre allestiscono alcuni esemplari della RX Turbo Gruppo A per le corse africane dove la potenza conta meno dell’affidabilità, vero e proprio punto di forza delle Subaru. Nel 1985 Carlo Vitulli si piazza decimo al Safari vincendo il Gruppo A, l’anno dopo lo specialista locale Mike Kirkland ripete il successo nel Turismo preparato finendo al sesto posto dell’assoluta. Nel 1987 seguiranno altre buone prove sempre al Safari con Per Eklund ed Ari Vatanen (al rientro due anni dopo l’incidente in Argentina) ed in Nuova Zelanda con Bourne.

Ormai il dato era tratto: sul mercato, nel 1989, appare la Legacy RS 4WD Turbo a tre volumi che riprende alcune soluzioni tecniche della RX Turbo come le quattro ruote motrici, il motore boxer che, essendo “piatto”, contribuisce ad abbassare i pesi, e le sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote. Dall’altra parte del mondo, in Gran Bretagna, la Prodrive di David Richards è alla ricerca di una vettura con cui sostituire la Bmw M3 Gruppo A la cui competitività è limitata ai rally su asfalto. A Bambury mettono gli occhi sulla Legacy e ritengono che sia una buona base per sviluppare un’auto per le corse.

I tecnici si mettono all’opera mentre a Richards tocca il compito di coinvolgere i vertici di Fuji Heavy Industries, cosa che gli riesce perfettamente: nel 1990 inizia, tra lo scetticismo degli avversari, l’avventura iridata della Legacy. Il tempo di sviluppare la vettura e di far crescere la promessa Colin McRae e nel 1993 la giapponesona vince la sua prima gara iridata in Nuova Zelanda. Dopo di lei arriverà la Impreza, prima in versione Gruppo A e poi nella più potente versione WRC, ed assieme a lei altre 46 vittorie mondiali, tre titoli Costruttori e tre titoli tra i Piloti con McRae, Richard Burns e Petter Solberg. Una serie di successi che consegnano Subaru alla storia delle corse ed al cuore degli appassionati.

la scheda

SUBARU RALLY

Autore: Marco Cariati

Copertina: rigida e morbida

Immagini: quasi 500 a colori

Pagine: 260

Formato: 15,22 x 22,99 centimetri

Prezzo: 38 euro (copertina morbida) 42 euro (copertina rigida)

Peso: 610 grammi

ISBN: 9798667110460

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Carriere Spezzate: Leo Cella e Franco Patria by Renato Ronco

Franco Patria e Leo Cella erano due ragazzi vissuti a Sanremo, ai margini della terra di Liguria. Quindi ai margini di un’Italia contadina e montanara, ma benestante e ricca di nascenti opportunità. Li accomuna, oltre al tragico destino, l’essere cresciuti lontano dai gangli del motorismo agonistico italiano, finendo per diventarne degli eroi e, al contempo, delle vittime da sacrificare sull’altare della velocità. Due talenti eccezionali. Due carriere, le loro, ricche di soddisfazioni e circondate da altrettanta invidia. Dai rally alla pista rapidamente avevano scalato le tappe del successo per arrivare entrambi alle soglie del mito: l’ingaggio alla Ferrari.

Ma la vita può ribaltare tutto in qualunque momento. Può tenderti trappole anche mortali quando meno te lo aspetti, anche quando sei ad un metro dalla realizzazione di un sogno. Ne è un esempio Henri Toivonen, deceduto troppo presto nell’anno che avrebbe dovuto consacrarlo a campione del mondo rally e che invece ce lo consegnò morto e vittima di una politica economica e sportiva che non aveva nulla di umano. Forse sarà per questo che ogni pilota la vive a 13.000 giri. Come Toivonen, ne sono un esempio, ancor prima, Leo Cella e Franco Patria.

Tornando al nuovo libro (Carriere Spezzate – Leo Cella e Franco Patria) della voce storica dei rally iridati di TMC – Tele MonteCarlo, il giornalista Renato Ronco, Franco Patria, ci lasciò proprio quando era ormai nell’anticamera di Maranello. E l’altro, Leo Cella, che nella stanza del “Drake” era entrato, aveva preferito rinviare l’approccio per eccesso di scrupolo e senso di responsabilità. Due caratteri diversi per due piloti fortissimi. Il paradosso: Patria, istintivo ed aggressivo, muore giovanissimo da fermo per l’errore fatale di un altro pilota sulla pista di Monthlery. E Cella, preciso, metodico e prudente, muore in un test banale sulla pista di Balocco con un’Alfa Romeo Sport “33” che lo tradisce.

Il racconto delle due carriere che in parte s’intrecciano, si uniscono, si susseguono racconta lo spaccato di un’epoca, ricostruendone alla perfezione l’ambiente, quello del mondo delle competizioni automobilistiche degli anni Sessanta del Novecento che continua ad affascinare enormemente gli appassionati. Storie di sport vissuto al limite e goduto solo in parte. Storie di carriere incrociate e di carriere spezzate. L’opera, edita dalla Ephedis dei fratelli Borgogno, è prenotabile attraverso il sito della casa editrice al costo di 20 euro.

la scheda

CARRIERE SPEZZATE – LEO CELLA E FRANCO PATRIA

Autore: Renato Ronco

Collana: Reparto Corse Lancia

Copertina: morbida

Pagine: 160

Immagini: diverse in bianco e nero

Formato: 14 x 21 cm

Editore: Ephedis Edizioni

Prezzo: 20 euro

Peso: 280 grammi

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La danza dei piedi veloci per inseguire i sogni

Attraverso le interviste ai protagonisti, La danza dei piedi veloci racconta la storia delle corse dall’inizio degli anni Settanta fino al 1987, anno in cui l’automobilismo perde gli ultimi veli di ingenuità. Il campione smette di essere un cavaliere del rischio, uno zingaro delle piste, e diventa un super professionista.

I Settanta sono ancora anni di sperimentazione, fantasia, exploit: cose che, con la morte di Gilles Villeneuve, nel 1982, diventeranno sempre più rare, fino a scomparire completamente con l’avvento di Ayrton Senna in Formula 1 e di Miki Biasion nei rally, che vincono entrambi il loro primo titolo mondiale nel 1988. Da una parte scorre quindi la storia delle corse: la crescita e la maturazione della Formula 1, il declino e la rinascita del Mondiale Sport, l’epopea dei Gruppi B nei rally, l’affermazione del kart come palestra di guida sportiva.

Dall’altra i venticinque intervistati narrano la loro di storia, con il carico di entusiasmi e delusioni, di successi e fallimenti. Dai campioni conclamati come Alboreto, Munari e Nesti ai piloti minori che si sono fermati sulla soglia del palcoscenico più importante, sfila un campionario umano di vite spese a rincorrere un sogno. E perciò, anche se sfregiate dall’insuccesso, mai sprecate.

“La Danza dei piedi veloci è l’ultimo libro di una serie di quattro – sono le parole dell’autore, Luca Delli Carri -. Ho impiegato quattro anni per pubblicarli e almeno il doppio per scriverli. Sono 2500 pagine. Roba, con tutto il rispetto, da testi sacri. E adesso mi chiedono il perché. Allora stamattina mi sono svegliato e mi sono chiesto: “Già: perché?”. Quand’ero piccolo non mi chiedevo perché qualcuno avesse scritto un libro. Lo leggevo e basta, e alla fine mi piaceva o non mi piaceva, mi lasciava qualcosa oppure no”.

“L’autore non esisteva, praticamente. E in effetti il libro è proprio una cosa indipendente: qualcosa che non nasce da solo ma sembra quasi di sì. Poi, crescendo, ho capito che ci sono tanti perché che portano qualcuno a scrivere qualcosa, e in particolare un libro. Lo si fa per soldi, per fame di gloria, per bisogno di affermazione, per egocentrismo, per esibizionismo, e questi motivi possono coesistere”.

“Però lo si fa, anche e forse soprattutto, perché un libro va scritto. Ti siedi lì e scrivi. Non c’è un perché. Vai a cercare quel testimone e lo ascolti. C’è un bisogno di sapere che va soddisfatto. Una curiosità che è più profonda della curiosità spicciola che abbiamo tutti: una curiosità che è un bisogno”.

“Così io mi sono trovato a inseguire per anni dei piloti di motociclismo e automobilismo – prosegue Delli Carri -. Così, senza che ci fosse un perché. All’inizio avevo avuto l’idea di farne un libro, ma l’idea era stata bocciata dall’editore cui l’avevo proposta. La cosa mi ha spronato ad andare avanti, invece di abbattermi. E ho continuato a cercare questi che per me erano i divi del mio sport, gli artisti della sella e del volante”.

“Alcuni li ho trovati subito, altri li ho dovuti inseguire, e un po’ sedurre per convincerli a raccontarsi. Ma perché facevo tutto questo? Tutti questi viaggi, in auto, in treno, in aereo? Perché sprecavo tutto il mio tempo alla ricerca di storie e personaggi? Di nuovo: boh? Era un bisogno interno, qualcosa che dovevo fare”.

“Riflettendoci, penso che in realtà io abbia soddisfatto una voglia di quando ero bambino: sognavo di fare il pilota da corsa, e avrei dato tutto per conoscere il segreto del successo, per sapere come arrivare lì, per possedere le storie di quei campioni inarrivabili. I bambini sono puri nei loro sogni, così come nelle loro intenzioni, e la mia curiosità era ingenua e fortissima. E quando sono stato grande, l’ho soddisfatta, senza sapere che nascesse così da lontano”.

“Ma di quel sogno infantile, lo so, mi è rimasto quasi tutto. La purezza delle intenzioni, per esempio: ho cercato apposta i piloti che ho intervistato, non ci sono capitato per caso, e le parole che hanno detto le ho pubblicate integralmente, senza censure, parolacce comprese”.

“Poi ho scelto i grandi e i piccoli, i campioni e i signor nessun, perché so che tutti hanno una storia da raccontare. Così ho cercato Valentino Rossi e Jarno Trulli, Loris Capirossi e Giancarlo Fisichella, ma anche Pino Pica, Tony Carello, Beppe Gabbiani, Gino Munaron, Amilcare Ballestrieri, gente che i ragazzi di oggi non sanno proprio chi sia”.

“Ho scoperto che gli ultimi possono essere i più simpatici, per esempio, e che la felicità non dipende da quanto vinci ma da quanto sei in pace con te stesso e con il mondo. Già, perché, pur parlando di storie di guida al limite, in auto e in moto, alla fine si è parlato di uomini, di amori, di illusioni e disillusioni, di sentimenti”.

Perché un pilota non è solo dare il gas, ma è prima di tutto un uomo, e se questa affermazione vi sembra banale, ripensandoci un attimo troverete che non lo è affatto. La danza dei piedi veloci, parla di venticinque piloti, tutti italiani, che hanno corso tra il 1972 e il 1987: Michele Alboreto, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Vittorio Brambilla, Tony Carello, Dario Cerrato, Alberto Colombo, Andrea De Cesaris, Tony Fassina, Beppe Gabbiani, Piercarlo Ghinzani, Bruno Giacomelli, Arturo Merzario, Sandro Munari, Mauro Nesti, Giorgio Pianta, Lele Pinto, Mauro Pregliasco, Roberto Ravaglia, Siegfried Stohr, Fabrizio Tabaton, Tonino Tognana, Duilio Truffo, Maurizio Verini e Adartico Vudafieri.

“Parla di un’epoca in cui il pilota era ancora un gentiluomo e poteva fare danzare la sua auto tra i cordoli di una pista o tra le curve di una prova speciale, esattamente come un tanguero fa con la propria compagna. Tempi andati – conclude Delli Carri –. Tempi da Gilles Villeneuve, che infatti è sulla copertina del libro. In una curva veloce in cui le ruote dietro scivolano leggermente, quasi impercettibilmente, Gil corre al limite, con un equilibrio precario eppure perfetto, per soddisfare un’insopprimibile voglia di velocità e vincere la guerra contro il cronometro, il nemico numero uno di chi corre in macchina”.

la scheda

LA DANZA DEI PIEDI VELOCI

Autori: Luca Delli Carri

Collana: Fucina

Copertina: rigida

Pagine: 512

Immagini: circa 50 in bianco e nero e a colori

Formato: 15 x 21,5 cm

Editore: Fucina

Prezzo: 16 euro

Peso: 921 grammi

ISBN: 978-8-8882690-9-2

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McRae just Colin, un libro che racconta il vero Colin McRae

Colin McRae, campione del mondo rally nel 1995, è stato senza dubbio il pilota di rally più spettacolare. La sua naturale velocità e l’approccio vincente lo hanno reso l’idolo di milioni di fans in tutto il mondo. Ad un certo punto, il nome McRae divenne superfluo. Colin era… solo Colin.

Nelle fasi di gara, “Colin sta arrivando…”, significava una sola cosa, che gli spettatori diventavano più attenti, facevano un cauto passo indietro, per ogni evenienza. Ma McRae era anche un uomo dalle doti straordinarie. McRae just Colin te lo fa scoprire. Colin ha guidato per una serie di squadre importanti tra cui Ford, Citroën, Ferrari, Nissan e Skoda.

Tuttavia, questo “scoiattolo volante” è ricordato soprattutto per i suoi exploit con le Subaru blu e gialle. Lontano dalla guida, Colin ha portato i rally ad una generazione più giovane come quella del videogioco di successo che porta il suo nome. Colin McRae aveva due detti ben noti, uno dei quali “se sei in dubbio, tieni giù” e l’altro “siamo qui per un buon tempo, non per molto tempo”.

Purtroppo quest’ultimo è diventato fin troppo vero, quando il 15 settembre 2007 lo scozzese trentanovenne morì all’istante in un incidente di un elicottero. McRae just Colin descrive il vero Colin McRae, dalle sue umili origini alla fama mondiale attraverso il successo del campionato mondiale.

Spiega il suo talento naturale, lo stile di guida fiammeggiante e le vittorie epiche così come le sue rivalità, le amicizie e gli incidenti spettacolari. “McRae: just Colin” scopre ogni aspetto del personaggio di Colin, con una raccolta di storie personali, raccontate da familiari e amici che lo conoscevano meglio. E ci sono storie inedite, come quando Prince William ha chiesto di incontrare lo scozzese.

Trovi nelle pagine una rara visione della personalità infettiva di McRae. L’agenzia McKlein Photography, e in particolare un altro Colin, in questo caso McMaster, ha lavorato a stretto contatto con McRae per tutta la sua carriera di rally. Il meglio dell’archivio fotografico di McKlein è stato usato per illustrare generosamente tutte queste storie affascinanti.

Gran parte della fotografia privata e dietro le quinte mostrata in questo libro non è mai stata pubblicata in precedenza. Senza dubbio un ottimo acquisto per i veri appassionati di rally. Esistono due edizioni del libro, una in inglese e una in tedesco.

la scheda

MCRAE JUST COLIN

Autori: Colin McMaster, David Evans

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: centinaia a colori

Formato: 30 x 25 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 45 euro

Peso: 1,8 chili

ISBN: 978-3-9274586-4-2

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Il Ciocco Terra: quando passione e professione si incontrano

Si chiama Il Ciocco Terra la novità editoriale – appena andata in stampa – che ci propongono Moreno Maffucci, già autore del libro sulla storia de Rally Il Ciocco, e Leo Todisco Grande, giornalista (anche nostro collaboratore), ma soprattutto grande conoscitore delle gare toscane e non solo.

Il libro nasce dall’idea e dalla necessità storica di realizzare un libro su un rally, il Ciocco Terra, inventato dalla fervida e inesauribile fantasia di Maurizio “Icio” Perissinot e svoltosi una sola volta nella storia, tra la fine di aprile e i primi di maggio del lontano 1993, in condizioni meteo da tregenda, sugli sterrati intorno a Il Ciocco, con un pantano che sembrava volesse inghiottire macchine, equipaggi, addetti ai lavori e il pubblico, incredibilmente presente, come sempre, da queste parti.

Ma il Ciocco Terra è anche dove è iniziata la leggenda di “Pucci” Grossi, il re dello sterrato, con i suoi titoli a raffica e le innumerevoli vittorie sulle strade bianche di tutta Italia. E dove Sergio Pianezzola e Andrea Navarra, destinati a un brillante futuro da rally, avevano completato un podio di “reduci” di una gara che non avrebbero più dimenticato.

“Perché no, si è detto Moreno Maffucci, garfagnino, appassionato viscerale di rally, innamorato delle gare che hanno, da molto tempo, l’epicentro intorno a Il Ciocco. Che al suo attivo ha già un corposo e documentato libro sulla storia ultraquarantennale del rally Il Ciocco e Valle del Serchio”, racconta Leo Todisco Grande.

“L’idea, affascinante, si è scontrata, inizialmente, con la grande difficoltà a reperire materiale per raccontare la storia del Ciocco Terra – prosegue Todisco Grande -. Quando Moreno mi ha contattato, con la volontà di coinvolgermi in questo progetto, la memoria di giornalista presente allora al Ciocco Terra, inviato del settimanale Rombo, mi ha subito richiamato la vittoria del mio amico “Pucci” Grossi. Ed un podio finale composto da altri due amici come Sergio e Andrea”.

L’animo del giornalista era stato stuzzicato a sufficienza. Infatti, Leo dice: “Ovviamente ho abbracciato immediatamente questa impresa, con la voglia di ricordarla a chi l’ha vissuta “in diretta” e di raccontarla a chi avesse voglia di leggere una particolare storia da rally… Sara, moglie di “Pucci”, e mia cara amica, è stata preziosa in questa ricerca: nel sancta sanctorum dell’indimenticabile campione riminese abbiamo recuperato ricordi, oggetti e anche i trofei che trovate pubblicati in questo libro”

Insomma, ecco la novità bollente dell’estate 2019, anche se dovrete attendere ancora un po’ prima di averlo. Solo pochi giorni. Un libro di 200 pagine dal formato grande e ricco di foto a colori mai viste, che vanno a comporre una galleria fotografica completa di tutti i protagonisti, che a sua volta si fonde con le parole di chi ha vissuto quella incredibile gara, oltre che a documenti rari e unici. Per info e prenotazioni: morenomaffucci@gmail.com

la scheda

IL CIOCCO TERRA

Autori: Moreno Maffucci, Leo Todisco Grande

Copertina: morbida

Pagine: 184

Formato: 24 x 16,5 cm

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 20 euro

Peso: 480 grammi

Reparto Corse Lancia: Stratos il mito diventa leggenda

Come per l’edizione ‘Limited-Edition’ sulla Fulvia HF, andata esaurita in pochissimo tempo, la nuova opera, Stratos il mito diventa leggenda, appena vista a Torino ad Automotoretrò sta già avendo un buon successo a livello di interesse. Il progetto editoriale ha richiesto ben tre anni di lavoro, ricerche, reperimento fotografie e varia documentazione unica ed originale.

Dopo l’opera sulla Lancia Fulvia, Reparto Corse Lancia ecco il seguito ovvero la storia della Lancia Stratos: Stratos il mito diventa leggenda. Come per la Fulvia sono disponibili due versioni, la classica, ovvero un libro contenente la storia della Regina dei Rally, oppure una versione numerata formata da ben cinque libri e un volume di sei dvd.

Come per l’edizione “Limited-Edition” sulla Fulvia HF, andata esaurita in pochissimo tempo, la nuova opera, Stratos il mito diventa leggenda, appena vista a Torino ad Automotoretrò sta già avendo un buon successo a livello di interesse. Il progetto editoriale ha richiesto ben tre anni di lavoro, ricerche, reperimento fotografie e varia documentazione unica ed originale.

L’opera costituita da sei volumi, cinque di testo ed uno di filmati, viene stampata in una sola edizione con tiratura limitata e numerata. Di queste, una buona parte sono destinate prioritariamente ai proprietari delle Stratos originali costruite. Su ogni volume, infatti, è riportata la targhetta Lancia dove verrà scritto il numero di telaio dell’auto.

Le restanti copie saranno disponibili per gli appassionati ed i numerosissimi personaggi che hanno collaborato per realizzare l’opera. Ecco l’opera descritta più nel dettaglio. Il primo volume, di 444 pagine, scritto da Gianni Tonti (direttore tecnico del Reparto Corse Lancia) con la collaborazione di Emanuele Sanfront, racconta la storia della Stratos, dalla sua nascita fino alla fine della sua carriera sportiva ufficiale.

Il secondo volume, a firma di Gianni Tonti e Thomas Popper, contiene il racconto dei protagonisti e le foto, molte esclusive, delle prove e dei test che le Lancia Stratos hanno effettuato tra un rally e l’altro e quelle che fanno rivivere il clima e i personaggi che hanno lavorato e vissuto a Borgo San Paolo nei locali del mitico Reparto Corse. Un “archivio di famiglia”, un cimelio storico in cui vengono risaltate le capacità dei meccanici, dei tecnici e degli uomini e donne Lancia.

Altre 444 pagine raccontano le Stratos ufficiali

In altri tre volumi, sempre di 444 pagine ciascuno, Emanuele Sanfront, Sergio Remondino e le testimonianze dei protagonisti raccontano le Stratos ufficiali e la loro storia agonistica. Ecco svelate, per ognuna delle quasi duecento gare, le emozioni di chi ha vissuto l’evento.

Un mix di attimi divertenti, di panico, di sconforto, ma anche e soprattutto di passione e di entusiasmo. Completa l’opera un cofanetto-libro contenente otto ore di video, riportate in sei dvd-rom, con le registrazioni di prove-test e di rally, divise per anno e quindi per livrea (Marlboro, Alitalia, Pirelli, Chardonnet, Aseptogyl…).

Immagini uniche che fanno rivivere momenti memorabili e risentire il suono inconfondibile del mitico motore Dino Ferrari. I sei libri, 2 mila 220 pagine, e il cofanetto, sono prenotabili al prezzo di 985 euro sul sito Reparto Corse Lancia e sono disponibili a partire dal mese di aprile. Il libro singolo, corrispondente al primo volume del cofanetto è in vendita anche online sul sito Reparto Corse Lancia o nelle migliori librerie di settore ad un prezzo di copertina di 165 euro.

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro o l’intera opera dal blog Storie di Rally al miglior prezzo e con le garanzie dirette della casa editrice. ScriviCi attraverso il form dei contatti per avere maggiori informazioni.

Libri su Storie di Rally

la scheda

STRATOS IL MITO DIVENTA LEGGENDA

Autori: Thomas Popper, Gianni Tonti, Emanuele Sanfront, Sergio Remondino

Volumi: collezione editoriale di 6 volumi con cofanetto

Copertina: rigida

Pagine: 2.220

Formato: 28 x 31 cm

Editore: Ephedis

Prezzo: 985 euro

Peso: 20 chili

ISBN: 978-2-9561369-1-0

Lancia Rally, nome in codice 037: Limone e Gastaldi

L’unione tra le capacità cognitive e tecniche della mente dell’ingegnere Sergio Limone, unite alle abilità professionali e alla fede Lancista del giornalista Luca Gastaldi, fa nascere Lancia Rally: nome in codice 037. La Lancia Rally 037 è stata una vettura prodotta dalla Lancia negli anni ’80 per partecipare al Mondiale Rally.

L’ingegnere Limone fu il responsabile del progetto SE037 e fu Cesare Fiorio, il direttore sportivo Fiat, ad annunciare nel 1981 la nascita di un nuovo modello per il rally a causa dei cambiamenti nel regolamento. Il progetto fu sostenuto da una collaborazione tra Lancia, Pininfarina e Abarth, riprendendo l’evoluzione 037 realizzata dalla Abarth nella seconda metà degli anni ’70, e fu presentato al cinquantanovesimo Salone dell’Automobile di Torino nel 1982.

La versione stradale non riscosse particolare successo, per l’omologazione nel Gruppo B bisognava infatti costruire almeno duecento esemplari del modello in questione. “Abbiamo ottenuto i primi importantissimi risultati dieci anni fa con la Fulvia HF, vincendo il Campionato del Mondo 1972. Abbiamo ribadito la nostra superiorità per tre anni consecutivi, dal 1974 al 1976, ma con la Stratos, e altri tre titoli iridati ce li ha regalati la Fiat 131 Abarth Rally, nel 1977, nel 1979 e nel 1980″, spiegava Cesare Fiorio.

“Tre dei nostri piloti sono saliti sul gradino più alto del podio piloti: Sandro Munari, Markku Alen e Walter Rohrl. Ma nel 1982 dovremo affrontare una svolta regolamentare e, proprio per questo, i nostri programmi sono stati rivoluzionati. Correremo a partire da aprile, appena sarà omologata, con la Lancia Rally!”, furono le parole di Cesare Fiorio all’epoca.

Era il 14 dicembre 1981 e Cesare Fiorio, responsabile delle attività sportive del Gruppo Fiat, annunciava la nascita della nuova “arma” torinese per i rally: la 037. Una vettura nuova, meccanicamente differente dalle progenitrici, voluta, progettata e costruita in funzione del nuovo regolamento Fisa Gruppo B.

Il progetto – sviluppato in collaborazione tra Lancia, Abarth e Pininfarina – si materializzò nella sua veste definitiva il 2 maggio 1982 al Salone dell’Automobile di Torino. La Lancia 037, in versione stradale, viene presentata al grande pubblico nel corso della kermesse motoristica italiana riscuotendo immediatamente un grande successo fra gli addetti della stampa specializzata e i numerosi appassionati che affollavano i padiglioni di Torino Esposizioni.

Le scelte che portarono alla realizzazione della 037 non furono certo facili. Si decise per una vettura convenzionale, con due ruote motrici, dotata di tutti i pregi della Fiat 131 con qualcosa in più a livello di telaio. Questo doveva essere concepito nella maniera più semplice possibile e in grado di consentire facili riparazioni e sostituzioni meccaniche durante i rally.

Un telaio predisposto per un nuovo sistema di sospensioni, non più di tipo McPherson come sulla 131, ma a quadrilateri come nelle monoposto da pista. Questa soluzione era in grado di fornire diverse regolazioni di assetto e di camber e di utilizzare pneumatici sia radiali che non radiali.

La 037, soprannominata la “Regina dei Rally”, è l’ultima due ruote motrici della storia a conquistare il titolo iridato della specialità. Inizialmente identificata con il codice di progetto Abarth SE037, la Lancia Rally (questo il suo nome ufficiale) ottiene l’omologazione in Gruppo B il 1 aprile del 1982, a soli due anni dalle prime righe tracciate su un foglio bianco e dopo intense attività di test. La descrizione tecnica dell’ingegner Sergio Limone e le fotografie inedite dell’epoca fanno rivivere un capitolo fondamentale dell’automobilismo sportivo e una decade di grande rivoluzione.

la scheda

LANCIA RALLY: NOME IN CODICE 037

Autori: Sergio Limone, Luca Gastaldi

Copertina: rigida con sovracopertina

Pagine: 200

Immagini: 220 a colori e in bianco e nero

Formato: 21x 24 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 39 euro

ISBN: 979-1-2200297-8-0

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Toivonen Finland’s Fastest Family: Henri, Harri e Pauli

Quando i fan dei rally sentono pronunciare il nome Henri Toivonen, pensano immediatamente a spettacoli mozzafiato e gloriose vittorie. Ma è anche difficile dimenticare l’incidente del Tour de Corse 1986, che ha rubato la vita a “Toivo” e al suo copilota Sergio Cresto e che alla fine ha portato al termine l’epopea delle vetture Gruppo B. Un libro di McKlein dal titolo Toivonen Finland’s Fastest Family racconta Henri e tutta la famiglia.

Henri è stato uno dei piloti rally più eccezionali della storia. Le sue prestazioni ispiratrici nel Talbot Sunbeam Lotus, Opel Ascona 400, Porsche 911 Scrs e Lancia Rally 037 sono tutte ben ricordate. Ma è stata la Lancia Delta S4 a mettere in mostra l’abilità di Henri nelle vittorie al Rac e al Monte-Carlo, quest’ultimo vent’anni dopo il trionfo del padre nel Principato.

Toivonen Finland’s Fastest Family, edito da McKlein Pubblishing e disponibile in Inglese e in tedesco, è in grado di emozionare. Può essere letto tutto d’un fiato in tre giorni senza dormire e poi si trascorreranno mesi a guardare le immagini. Bellissime. uniche. In “Toivonen: Finland’s fastest family” (letteralmente “Toivonen: la famiglia più veloce della Finlandia“) si racconta l’affascinante storia della famiglia Toivonen nei rally e nelle corse.

Inizia con le eroiche pulsioni del padre Pauli negli anni Cinquanta e Sessanta, tra cui la vittoria del titolo Europeo del 1968 al volante di una Porsche 911. Ovviamente, sono inclusi i primi exploit sui laghi ghiacciati fino alle carriere contrastanti e fortunate di Henri e del fratello Harri nel motorismo.

L’autore di Toivonen Finland’s Fastest Family, Esa Illoinen, si immerge profondamente nella storia della famiglia Toivonen e raccoglie informazioni con innumerevoli amici e testimoni di quei giorni. Tra loro c’è la vedova di Pauli, Ulla, la vedova di Henri, Erja, e persino l’insegnante di inglese novantacinquenne di Henri. Il risultato che ne viene fuori è un ritratto intimo e commovente della famiglia più veloce della Finlandia, meravigliosamente illustrato dalle migliori immagini dall’inesauribile archivio di McKlein.

Nato il 25 agosto 1956 ad Jyväskylä, Toivonen è noto per la sua guida spericolata sin da ragazzino. Ha iniziato la sua carriera nei rally nel 1975 a 1000 Laghi e l’ha conclusa tragicamente nel 1986 al Tour De Corse, sul Col d’Ominanda. La verità ufficiale vuole che la sua Lancia Delta S4 è schizzata fuori da una curva stretta a sinistra.

Ma è vero? Un video (che riproduco al fondo dell’articolo) che, però, non è chiarissimo lascerebbe intendere che la verità ufficiale si potrebbe un po’ mettere in discussione. La vettura non sembra accennare ad alcuna sterzata e esplodere prima ancora di toccare terra. Un malore, un cedimento meccanico. Supposizioni.

Il Tour de Corse, un rally mondiale su strade di montagna strette e molto tortuose attorno all’isola della Corsica, è iniziato giovedì 1 maggio. Toivonen aveva mal di gola e soffriva di influenza, ma ha insistito per correre. Negli ultimi tre rally, a causa del ritiro della vettura in Svezia, del ritiro del team Lancia al tragico evento portoghese, il Safari Rally saltato… Henri voleva correre. Secondo diverse fonti, stava anche prendendo medicine per curare la febbre. Nonostante le sue cattive condizioni di salute, ha vinto prova dopo prova e ha guidato il rally con un ampio margine.

Oltre ad Henri Toivonen, anche la storia di Pauli e di Harri

A luglio, il Rally della Marca Trevigiana in Italia è stato intitolato “Memorial Henri Toivonen” in onore di Toivonen. Il rally è stato interrotto dopo un incidente mortale alla quarta PS. Nel 1988, l’ex pilota Michèle Mouton, organizzò la prima Race of Champions per commemorare la morte di Toivonen. La Race of Champions era originariamente riservata ai piloti di rally, ma divenne ancora più popolare con l’introduzione delle star di Formula 1 e Nascar. L’Henri Toivonen Memorial Trophy è ancora assegnato ogni anno al vincitore del singolo evento.

Un altro trofeo recante il nome di Toivonen è stato il trofeo Henri Toivonen Grand Attack, che è stato premiato dalla Peugeot’s Rally Challenge, organizzata da Des O’Dell, “al pilota che più ha incarnato lo spirito mostrato dal giovane finlandese”. Harri Toivonen ha concluso la sua carriera agonistica nel motorsport nel 2002, mettendo fine ai quarant’anni di storia delle corse della famiglia Toivonen che, come detto all’inizio, prendono il via con Pauli.

Il padre di Henri è uno dei grandissimi piloti che ha calcato la scena rallystica negli anni Sessanta. Nato nel 1931 a Helsinki, Pauli ha iniziato a correre nel 1954, con una Volkswagen, classificandosi decimo assoluto al 1000 Laghi. Dal 1960 al 1964 è stato pilota ufficiale Citroen ed in particolare, nel 1961 ha vinto il 1000 Laghi ed il Rally di Norvegia, piazzandosi anche primo della classe 2000 centimetri cubi all’Acropoli. Nel 1963, invece, ha sfiorato la vittoria a Montecarlo dove è finito secondo alle spalle di Erik Carlsson, che con la Saab era al suo bis consecutivo al “Monte”.

Lasciata Citroen per un breve intermezzo con la Porsche, nel 1966 è tornato tra le fila della Casa francese e ha vinto proprio a Montecarlo, dopo non poche discussioni per la vittoria tolta alle Mini accusate di avere i fari allo iodio allora non omologati. Nel 1967 ha fatto una breve apparizione anche al volante di vetture Lancia ma il suo boom è arrivato con la Porsche dove ha fatto ritorno nel 1968.

Sono state di quell’anno le vittorie nei rally di Germania, Danubio, Spagna, Ginevra e Sanremo, oltre ad un secondo posto a Montecarlo ed un terzo all’Acropoli. Questo ruolino di marcia gli è valso il titolo di campione europeo. Ancora con la Porsche, nel 1969, ha ottenuto la sua ultima grande vittoria: il Rally dell’Acropoli. Il leggendario pilota finlandese è rimasto sempre un grande personaggio del mondo delle corse, capace oltretutto di allevare in casa due figli come piloti: Henri e Harri.

Harri, invece, nato il 22 ottobre del 1960, è una presenza più o meno costante nel Mondiale Rally dal 1980 al 1986, anno in cui guida la MG Metro 6R4. Dopo la morte del fratello e I suoi anni infruttuosi nel WRC, è passato alle gare di velocità in circuito. Ha guidato in diverse classi in cui ha gestito alcuni successi. Ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans nel 1991 finendo nono assoluto alla guida di una Kremer Racing Porsche 962 con JJ Lehto e Manuel Reuter. Nel 2002, Toivonen ha appeso il casco al chiodo come pilota a tempo pieno. Ma non ha abbandonato il motorsport.

la scheda

TOIVONEN FINLAND’S FASTEST FAMILY

Autore: Esa Illoinen

Copertina: rigida

Pagine: 224

Immagini: 181 a colori, 106 in bianco e nero

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Publishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 1,8 chilogrammi

ISBN: 978-3-9274586-1-1

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Pregliasco: lo chiamavano il Prete, andava come un diavolo

Mauro Pregliasco ha attraversato da protagonista le due generazioni che hanno offerto alla platea internazionale dei rally i migliori talenti italiani. In mezzo ai più bravi, Pregliasco ci ha “sguazzato” senza paura, spesso sbalordendo, ma anche sapendo rinunciare ai successi più facili per inseguire la regola del vero professionista: trasformare il lavoro in una macchina da quattrini.

Si spiegano così molte sue scelte apparentemente al ribasso che non gli hanno però impedito di diventare un idolo tra gli appassionati che ancora oggi gli riconoscono talento e coraggio fuori dal comune. La sua storia, a tratti anche molto sofferta, è dunque la storia di un periodo indimenticabile per protagonisti e vetture: uno spaccato di un’epoca d’oro che, raccontato senza peli sulla lingua, va riletto d’un fiato.

A firmare l’opera è Carlo Cavicchi, già autore di altri top book e best seller, come Alen, Destra 3 Lunga Chiude, Però lo scoop è mio, apprezzato giornalista e direttore di successo del settimanale Autosprint dal 1984 al 1999, del settimanale SportAutoMoto dal 2001 al 2008 e del mensile Quattroruote dal 2010 al 2014.

Membro della giuria dell’Auto dell’Anno dal 1993 al 2011 e della giuria mondiale del Car of the Century che nel 1999 ha eletto la vettura del secolo. Collaboratore per quindici anni della pagina dei motori del quotidiano la Repubblica, ha vinto undici premi giornalistici e scritto in totale sei libri.

la scheda

LO CHIAMAVANO IL PRETE, ANDAVA COME IL DIAVOLO

Autore: Carlo Cavicchi

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 230

Immagini: centinaia a colori e in bianco e nero

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 24 euro

Peso: 560 grammi

ISBN: 9788879117449

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Giorgio Pianta raccontato da Luca Gastaldi e Sergio Limone

Leggo questa riga di comunicazione ‘Giorgio Pianta una vita per le corse, biografia del celebre pilota, collaudatore e team manager italiano che ha dedicato tutta la sua vita all’automobilismo sportivo’ e sgrano gli occhi. Proprio un libro che mancava.

Anzi, proprio il libro che mancava. A rendere il tutto più appetibile sono gli autori, per me assolutamente autorevoli e, a volte, fonte di idee. Di chi parlo? Ma dei ‘soliti noti’ Luca Gastaldi e Sergio Limone. Comunque, già mesi fa, quando avevo appreso di questa piacevole notizia per l’editoria italiana, mi ero incuriosito, avevo chiamato Luca e lo avevo bombardato di domande.

Sapevo che lui e l’ingegner Limone stavano ultimando l’opera, avevano ormai prossima la scadenza di AutoMotoRetrò, dove avrebbero dovuto presentare il libro e, in fondo, io volevo solo leggere subito della vita di Giorgio Pianta. Succede che incontro Luca e Sergio alla conferenza stampa di presentazione della kermesse torinese alla fine del mese di gennaio 2019.

Il libro è stato finito di stampare da poche ore. Entrambi gli autori mi consegnano la mia copia, il giorno prima della conferenza di presentazione, con tanto di dedica e autografi. Riesco a percepire ancora il calore della macchina che le ha stampate per tutta la notte. Carta patinata lucida di alta qualità. Forma quadrata, come è ormai uno standard della collezione editoriale di Limone e Gastaldi.

L’impaginazione retrò si adatta perfettamente alle tantissime immagini inedite pubblicate sull’opera. Superata l’introduzione di Limone, c’è il bel ricordo di Alberto e Gino Vittorio Pianta, i fratelli di Giorgio, così da poter cogliere subito uno spaccato umano e recondito del personaggio e per poter comprendere al meglio le sue scelte e il suo talento come pilota, collaudatore e team manager.

Duecento e trenta pagine ricche di storia e di storie raccontate con precisione quasi maniacale nei dettagli. Ricordi che fanno gioire ed emozionare e che ti trasportano nell’epoca leggendaria delle corse su strada, quando quasi tutto si poteva. Quando la burocrazia era un optional.

‘L’idea di dedicare un libro a Giorgio Pianta è nata in occasione della consegna di due scatoloni del suo archivio fotografico, organizzato alla rinfusa, da parte della moglie Lodovica, per una ‘missione di riordino’: un lavoro immane, tanto materiale da esaminare, ricco in quantità e qualità.

Una carrellata su trent’anni e più di automobilismo italiano, tante foto delle più svariate autovetture, guidate con grande perizia accompagnata dalla sua smisurata passione e dal suo incontenibile entusiasmo’, scrive Sergio Limone. Infatti, il libro su Pianta non è solo la storia di un periodo memorabile dei rally, ma è la storia di un uomo che ha attraversato le stagioni dell’automobilismo nazionale e internazionale.

A ben vedere, l’opera di Limone e Gastaldi mette bene in luce tutti gli aspetti caratteriali di un personaggio importante per l’automobilismo sportivo italiano, un vero, inguaribile appassionato di corse, un uomo poliedrico e complesso, sempre mosso da un incontenibile entusiasmo.

Ma soprattutto un pilota, un collaudatore e un team manager dalla carriera unica, i cui denominatori comuni sono stati la passione per il lavoro, l’instancabile voglia di lottare, la capacità di “innamorarsi” di certe idee e di volerle caparbiamente realizzare, a volte oltre i limiti della logica. “Sulla base delle immagini riordinate è stata ricostruita, anno dopo anno, la storia di Pianta, con i suoi successi e le sue sconfitte”, spiega l’autore.

“Una lunga esperienza come pilota, anche da ufficiale per la Lancia HF, per la Opel, addirittura per la Ferrari nel Rally MonteCarlo 1965, poi il passaggio all’Abarth come collaudatore e come responsabile della delibera delle vetture da gara e del reparto rally, infine come responsabile di Alfa Corse, dal 1987 al 1996, esperienza culminata con le vittorie nel DTM 1993 e nel BTCC 1994”, racconta Gastaldi.

“Abbiamo lasciato spazio ad alcune testimonianze di persone che lo hanno avuto come collega, direttore di squadra, capo meccanico, manager, amico, marito e padre”, racconta Gastaldi. Il tutto, appunto, in 240 pagine dense di emozioni, di immagini e di sano amore per la competizione sportiva.

la scheda

GIORGIO PIANTA UNA VITA PER LE CORSE

Autore: Sergio Limone e Luca Gastaldi

Copertina: morbida

Pagine: 230

Immagini: circa 500 a colori e in bianco e nero

Dimensioni: 20,95 x 27,3 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 30 euro

Peso: 804 grammi

ISBN: 979-1-2200435-4-0

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Miki Biasion: storia inedita di un grande campione

Dai primi passi con la Opel Kadett GT/E ai trionfi al rally di Monte-Carlo e al Safari in Kenya. Diciassette volte primo in gare valide per il Campionato del Mondo, ha vinto anche la Coppa del Mondo Raid Tout Terrain, le massacranti corse in Africa come la Dakar nel 1998 e nel 1999, alla guida di un camion Iveco Eurocargo.

Ricordi, aneddoti, retroscena in un libro, scritto con il giornalista Beppe Donazzan, “Miki Biasion: storia inedita di un grande campione” che è un susseguirsi di emozionanti ed inedite pagine, dove emergono molti fatti meno noti della vita di uno fra i “campionissimi” del rallysmo iridato di tutti i tempi.

Davvero una splendida biografia è “Miki Biasion: storia inedita di un grande campione”. L’ultimo italiano a vincere un campionato del mondo rally racconta la sua storia tra vittorie e sconfitte, gioie e dolori in uno sport che ha visto in quegli anni il periodo di massimo splendore. 

La scalata al successo, il Gruppo B, l’amore sfrenato per la Lancia, i mondiali, il Safari, la Deltona,e in ultima (ma non ultima) la Dakar. Storie di furbizie, tranelli, tradimenti, che il pilota bassanese ha voluto raccontare per renderci partecipi di quello che è stato il mondo del rally negli anni anni Ottanta e Novanta. 

Un’opera “nata con l’intento di raccontare gli aneddoti, le problematiche, i sentimenti e gli stati d’animo che hanno caratterizzato tutta la mia carriera e che mai sino ad ora erano stati messi nero su bianco. Questo libro si rivolge chiaramente a chi ama i Rally, di ieri e di oggi, e soprattutto a quei giovani che non c’erano e non conoscono la storia di questa disciplina, dando quindi modo a loro di capire quanto questo sia un grande sport”.

“Ho inoltre voluto rivolgermi agli appassionati dell’epoca, che tramite le pagine da me scritte possono rivivere determinati momenti e determinate situazioni. Leggendo questo libro molti possono inoltre capire a cosa ha rinunciato il Biasion uomo, o meglio, quali scelte si devono effettuare per arrivare a determinati risultati sportivi”.

“Correre in automobile ai miei tempi voleva dire passare circa 300 giorni all’anno sulla vettura per test e prove. Risulta facile quindi comprendere quanto tali circostanze imponessero a molte rinunce, tra cui famiglia e amici o alle piccole cose della vita. Questi sono infatti molti aspetti a cui spesso non si pensa: un pilota viene sempre identificato con l’immagine delle vittorie e dello champagne stappato sul podio, ma la realtà è che alla base dei risultati c’è un lavoro enorme”.

la scheda

MIKI BIASION STORIA INEDITA DI UN GRANDE CAMPIONE

Autore: Beppe Donazzan

Collana editoriale: Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 224

Immagini: circa 300 a colori

Dimensioni: 20,95 x 27,3 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 440 grammi

ISBN: 978-8879115162

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70 Orlando R: dedicato da Sergio Remondino a Orlando Redolfi

Sì, perché la prima parte della storia di Orlando Redolfi è stata tracciata in un bel libro titolato ‘La Traiettoria: le trentacinque stagioni nell’automobilismo di Orlando Redolfi’, firmato da Paolo Calovolo e pubblicato nel 2006, con la prefazione di Roberto Calderoli.

Ma da quel momento ‘Orlando R.’ ne fa ancora di strada e continua a mietere successi, uno dietro l’altro, a volte in coppia, nei rally e in pista, confermando sempre più di essere il mago delle Porsche. “Ho conosciuto Orlando Redolfi al Rally di Alba del 1980 ed è uguale ad allora”.

A scriverlo, questa volta, è Sergio Remondino nella prima riga della sua ultima fatica: 70 Orlando R. Il libro dedicato ai settant’anni del preparatore di Pedrengo, nel Bergamasco, che ripercorre in trecento e venti pagine la gloria delle vetture, dei piloti e dei meccanici che ogni giorno lavorano a fianco a lui.

Dodici anni che iniziano nel 2006 – stagione che vede le creature di Redolfi vincere due titoli nei rally, con dieci successi, e diciotto gare vinte in pista (Le Mans Endurance Series compresa) e otto nella velocità in salita – e arriva fino al 2018 con due titoli, due vittorie nei rally, venti in pista, e cinque successi in salita.

Una storia, quella di questi ultimi dodici anni tracciati da una firma autorevole come quella del giornalista torinese, che non può prescindere (e, infatti, non lo fa) da quella precedente, che ha inizio nel 1967. Sul finire degli anni Sessanta, quando giovanissimo e già molto promettente come meccanico, “l’Orlando” viene invitato a un corso tecnico di aggiornamento dalla Porsche, a Weissach.

È questa la svolta decisiva, il primo capitolo di un’avventura meravigliosa destinata a proseguire con le prime preparazioni in proprio, i successi ottenuti con le sue vetture da Carlo Fabbri e Nick Busseni, quelli raggiunti guidando personalmente le proprie “belve”.

Fino ai successi vissuti lavorando su Mercedes e Toyota: gli unici due Costruttori con i quali Redolfi ha scelto di lavorare al di fuori di Porsche, marchio al quale è legato da rapporto lungo quasi cinquant’anni. Un libro da leggere con calma e con attenzione, da sfogliare per ammirare immagini straordinarie, per conoscere e comprendere in fondo la storia di un uomo che ha fatto la storia.

Con le prime trenta pagine che grondano di storia e aneddoti, ricordi sui “suoi” piloti, come Christian “Toto” Wolff, poi divenuto top manager della Mercedes AMG F1 più volte campionessa del mondo. Uno di quei grandi protagonisti del circus della Formula 1 che al suo “vecchio maestro” ha pubblicamente dedicato un pensiero da incorniciare.

Gli insegnamenti di Orlando Redolfi in F1

“Da Orlando Redolfi ho imparato, correndo per il suo Team Autorlando Sport, gran parte del metodo che sto applicando in Mercedes AMG Formula 1: grande concretezza, lavoro incessante e assolute priorità agonistiche per poter disporre sempre di vetture veloci, competitive e vincenti!”, erano state le parole del dirigente Mercedes AMG. Pagine che passano attraverso l’incontro con Nick Busseni: “Ci siamo conosciuti qui da me, ha provato una delle mie Porsche e non ci siamo più lasciati”.

70 Orlando R. è il riconoscimento definitivo alle capacità e alla straordinaria passione per questo lavoro che Orlando Redolfi ha trasmesso alla figlia Rossella, oggi alla guida del ramo motorsport, mentre suo marito Ruben Gherardi da 20 anni è il responsabile dell’officina stradale dell’Autorlando Sport.

Autorlando Sport che è spesso meta di pellegrinaggio degli amanti delle quattro ruote e dei porschisti disposti anche a sorbirsi viaggi di oltre 10 mila chilometri per far preparare la propria gran turismo dal “Preparatore per eccellenza”, come avvenuto per un appassionato giapponese, per uno australiano, per diversi americani e russi.

Amanti del volante e della storia dell’automobilismo che a Pedrengo si mischiano in officina ai clienti. Persone che spesso, entrando nella factory alle porte di Bergamo, non immaginano neppure di poter avere, grazie al senso dell’ospitalità semplicemente squisito di Orlando e Rossella Redolfi, la possibilità di compiere uno straordinario viaggio nella storia dell’auto sportiva.

Scendere con loro, nella veste di straordinari Ciceroni nei depositi che ospitano decine di vetture preparate dal 1970 in poi, tra cui le “belve” che hanno reso famoso il preparatore lombardo e che Remondino racconta fotograficamente e tecnicamente nell’ultimo capitolo intitolato appunto: Le 14 auto di Orlando.

Racconti di mura che custodiscono un meraviglioso museo, che prima o poi potrebbe diventare realmente tale mettendo in mostra, le vetture con le quali grandi rallysti hanno dominato gare su asfalto e su terra, in mezzo mondo. Vetture come le Porsche 914/6, 911 SC e 924 Turbo Carrera GT, ma anche Celica ST185, fino alla gloriosa Mercedes 190 con la quale Orlando Redolfi in persona vinse una Coppa Italia.

Memorie dalle quali è difficile separarsi, un po’ per gli abitacoli resi strettissimi dai roll-bar, ma anche per l’incredibile capacità di Redolfi di regalare emozioni in ogni parola pronunciata. Gli ultimi dodici anni dell’attività sportiva di Redolfi sono inseparabili dai precedenti, perché annodano un’esperienza di lavoro lunghissima, frutto di continui aggiornamenti.

Quegli stessi aggiornamenti che Orlando Redolfi era andato a cercare, appena diciannovenne in Germania e che poi, come si conviene ad un vero leader e non ad un semplice capo, è riuscito a trasmettere ai propri collaboratori. Insegnando loro come nessun traguardo sia irraggiungibile per chi ama il duro lavoro, la dedizione e la competenza.

Come quella di Orlando Redolfi che da decenni continua a raggiungere limiti inavvicinabili per tutti gli altri. Il libro può essere ordinato tramite mail scrivendo all’indirizzo competizioni@orlandor.com o attraverso la pagina ufficiale Facebook 70 Orlando R.

la scheda

70 ORLANDO R

Autore: Sergio Remondino

Copertina: rigida

Pagine: 324

Immagini: circa 800 a colori

Dimensioni: 21 x 29,7 centimetri

Editore: ArtWork

Prezzo: 60 euro

Peso: 1,8 chilogrammi

L’incredibile corsa: poesia di Matteo Losi sul MonteCarlo 1972

Mattia Losi, giornalista professionista che lega la sua carriera al quotidiano “il Sole 24 Ore” racconta in forma romanzata, ma ben documentata, chilometro per chilometro, l’epica vittoria di Sandro Munari e Mario Mannucci, con la Lancia Fulvia HF, al Rally di Monte-Carlo del 1972. Un racconto emozionante che fa rivivere momenti indimenticabili per gli appassionati di questo sport.

Da sempre, Losi è tifoso di Munari-Mannucci, scritto tutto d’un fiato, come un nome solo con un trattino in mezzo che unisce invece di separare. L’autore, ogni qualvolta gli hanno chiesto di scrivere un libro, si è sempre rifiutato, dicendo che non è il suo lavoro.

Con L’incredibile corsa ha fatto un’eccezione: a Sandro e Mario non si può dire di no. E poi, tutto sommato, questo libro non l’ha scritto lui. L’autore è un bambino di dieci anni: cresciuto, e ormai vicino ai sessanta, ma con il cuore rimasto a quel lontano 28 gennaio del 1972.

Scrive Losi in L’incredibile corsa nel descrivere l’opera alla moglie di Mario Mannucci: “Ciao Ariella, la vittoria nel Rally di Montecarlo del 1972 non è stata solo un’impresa sportiva. Ha rappresentato il trionfo della volontà, della tenacia, del coraggio di non arrendersi quando tutto sembrava perduto. Ha ridato lavoro a centinaia di persone, costringendo la Fiat a riaprire le catene di montaggio della Fulvia“.

“Ha regalato a migliaia di appassionati momenti di gioia e dolore, esultanza e preoccupazioni, sorrisi e lacrime fino all’ultimo momento. Fino al traguardo. Nello scrivere “L’incredibile corsa” mi sono abbandonato alle emozioni. Ho chiuso gli occhi e sono salito sulla 14 con Sandro e Mario. Ho vissuto con loro le fatiche della gara, ho ascoltato le loro parole e i loro silenzi, ho condiviso il gelo del Burzet e il trionfo sul Turini”.

“Non ho scritto il solito libro di macchine: quella straordinaria impresa meritava molto di più. Così ho scritto ascoltando il cuore: perché anche chi non ha mai sentito parlare di rally si possa ritrovare, con le lacrime agli occhi, a leggere e rileggere una storia meravigliosa. A raccontarla ai propri figli e ai propri nipoti, perché nessuno la possa dimenticare”.

“L’ho fatto per Sandro e Mario, i campioni della mia vita. L’ho fatto per tutti gli uomini che hanno portato la Fulvia in cima al mondo. E l’ho fatto anche, con immenso affetto, sperando di regalare un lampo di felicità ai tuoi bellissimi occhi azzurri”. Un libro che tramanda alla memoria una bellissima storia.

la scheda

L’INCREDIBILE CORSA: UNA STORIA DIVENTATA LEGGENDA

Autore: Mattia Losi

Copertina: morbida

Pagine: 192

Immagini: 10 in bianco e nero

Formato: 14 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 23 euro

ISBN: 978-2-9561369-0-3

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Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Gruppo B, le auto WRC più selvagge in un libro da collezione

La qualità del libro è ottima. Le immagini avvincenti, di grande valore e il livello grafico è ottimo. La parte storica è molto completa e gli approfondimenti tecnici sulle auto sono adeguati.

Un contenuto già apprezzato e presentato in una nuova veste grafica. La nuova edizione di “Group B – The rise and fall of rallying’s wildest cars” (letteralmente: Gruppo B – L’ascesa e la caduta delle auto più selvagge dei rally) arriva nel formato più piccolo di 24,5 x 30 centimetri e con una sola lingua per libro.

Ciò ha dato agli autori Reinhard Klein e John Davenport la possibilità di includere immagini ancora più affascinanti legate al periodo delle più “selvagge” Gruppo B,quando i limiti erano apparentemente inesistenti. Fino ad oggi, molti fan considerano ancora il Gruppo B l’apoteosi della follia su quattro ruote.

Da quell’epoca gli ingegneri non hanno mai avuto così tanta libertà di creare auto da rally estreme come hanno fatto durante quel fantastico periodo dei primi anni Ottanta. Questo libro racconta la storia di tutte le auto sviluppate all’interno del Gruppo B, dalle Audi alle eccezionali Lancia e Peugeot e alle auto sportive esotiche di Porsche e Mazda.

All’alba dei Gruppi B gli ingegneri dei rally sono pronti ad accogliere quella che è la nuova frontiera della tecnica, rappresentata in questo campo da due nuove fibre sintetiche: la fibra di carbonio e le fibre aramidiche (kevlar). Nuove fibre ad altissime prestazioni per una nuova tipologia di vetture che di altissime prestazioni va a caccia. Un matrimonio perfetto…

Rispetto alla prima vetroresina, queste fibre di nuova generazione presentano un’innovazione sostanziale. Esse non si presentano più sotto forma di filamenti liberi ma sono intrecciate a formare un vero e proprio tessuto, con un preciso orientamento delle fibre.

Da qui deriva la caratteristica più strabiliante di questa nuova generazione di compositi: la possibilità di differenziare l’elasticità e la resistenza a seconda della direzione in cui vengono orientate le fibre all’interno dello stesso tessuto o a seconda della maniera in cui viene combinato l’orientamento delle fibre dei diversi strati. 

Tanto per usare uno di quei paroloni che tanto piacciono agli ingegneri, un materiale con un comportamento di questo tipo – vale a dire con caratteristiche meccaniche diverse a seconda della direzione considerata – si definisce “anisotropo”. Ma il massimo dello sviluppo tecnico è avvenuto tra il 1985 e il 1986, quando l’euforia in qualche modo si è trasformata in un rischio ingovernabile e terribilmente mortale.

I tragici incidenti hanno portato le auto del Gruppo B a essere bandite dai rally. L’autore è John Davenport, giornalista e autore di numerosi libri sui rally, che ha vissuto questa era in prima persona e la racconta con dati e immagini di prima mano, dato che all’epoca era direttore motorsport di Austin Rover.

Il libro è pieno di fotografie dell’archivio del fotografo Reinhard Klein. Mostrano al meglio i dettagli tecnici delle vetture, l’atmosfera un po’ pazza del tempo e un sacco di azione dalle fasi speciali. Insomma, un gran bel libro, con accurate e dettagliate immagini del più bel periodo della storia dei rally.

Il volume è in inglese e in tedesco e, mi chiedo, come mai non sia mai uscito in Italia e nella nostra lingua un tomo che tratti questo argomento. La qualità del libro è ottima. Le immagini avvincenti, di grande valore e il livello grafico è ottimo. La parte storica è molto completa e gli approfondimenti tecnici sulle auto sono adeguati. Assolutamente unico ed imperdibile per gli appassionati.

Libri su Storie di Rally

la scheda

GROUP B THE RISE AND FALL OF RALLYING’S WILDEST CARS

Autore: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Immagini: 465 a colori e 20 in bianco e nero

Pagine: 256

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49 euro

Peso: 2 chili

ISBN: 978-3-9274585-6-7

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