Articoli

Gli ”angeli” della Squadra Corse Cea al lavoro per la sicurezza

Coraggio e sensibilità vivono sul filo degli elementi, dove l’accelerazione schiaccia sui sedili; traducendosi nella spettacolarità della guida sullo sterrato. Una tecnica che richiede allenamento e una profonda conoscenza del mezzo; punti di forza di un’altra squadra pronta a sorvegliare il percorso: quella dei “Leoni” CEA, presenti fin dalla prima edizione del WRC Rally Italia Sardegna 2004, per garantirne la sicurezza.

Una certezza che gli uomini in rosso della Squadra Corse CEA, attestata da licenza speciale ACI Sport per team di decarcerazione, conseguono sottoponendosi a continui allenamenti per acquisire una profonda conoscenza delle tecniche e della sofisticata attrezzatura a bordo dei 12 mezzi 4×4 con verricello progettati da CEA Squadra Corse.

Attrezzature per la decarcerazione studiate dal partner tedesco Weber Rescue: attrezzi oleodinamici ad alta pressione e alta tecnologia da taglio e divaricazione, da utilizzare su materiali a spessori diversi di tutte le autovetture da competizione, sono insieme agli estintori CEA, il fiore all’occhiello dei 22 “Leoni” pronti ad intervenire in caso di emergenza, per garantire uno spettacolo in tutta sicurezza consentendo così a pubblico e addetti ai lavori di portarne con sé l’appassionante ricordo nell’attesa di una nuova emozione da vivere la prossima edizione.

Sale, quindi, l’emozione nell’avvicinarsi di una delle tappe più attese e ambite del mondiale di rally: la sedicesima edizione del Rally Italia Sardegna, dal 13 al 16 giugno 2019, organizzata da AciSport in collaborazione con la Regione Sardegna. Una gara dove un filo comune di forti emozioni unisce i campioni di rally al loro pubblico; quando le auto sfrecciano su un nastro di terra, dove la spettacolare guida “di traverso” del pilota di rally è il risultato di un sottile equilibrio tra mente, corpo, auto, pneumatici e terreno.

L’obiettivo primario della loro azione è lo spegnimento delle fiamme ed è lo scopo per il quale si migliorano costantemente. Sono poi attrezzati per la decarcerazione del pilota, qualora rimanga incastrato nella vettura: tutte azioni che avvengono in stretta collaborazione con gli altri servizi presenti nelle postazioni.

”Esiste un grande affiatamento e rispetto dei ruoli: un pilota ferito non può essere toccato né da noi né dai commissari, poiché questo compito spetta esclusivamente al personale medico presente sui circuiti in ogni occasione. Molti di noi hanno nozioni di primo soccorso che all’inizio ci venivano insegnate dal grande Claudio Costa, ma non possiamo esercitarle, e ci limitiamo a tranquillizzare lo sfortunato protagonista dell’incidente in attesa dei medici”, spiegano.

”Per quanto riguarda il servizio antincendio, registriamo una consistente differenza delle presenze in pista, un fatto del tutto naturale: per una qualsiasi gara del panorama nazionale, la presenza dei Leoni varia tra le 60 e le 70 unità, cifra che sale a 210 in occasione del Gran Premio d’Italia. È un divario evidente, ma adeguato a un elevato livello di sicurezza in base alla valutazione del rischio – aggiungono gli uomini della Cea -. È il direttore di gara a decidere la consistenza dei servizi in pista, ma è prassi che per l’antincendio ci chieda consiglio, vista l’esperienza che abbiamo maturato in tanti anni”.

Interessante anche scoprire come sono nati questi Leoni salvavita. ”Potevamo essere angeli, abbiamo deciso di diventare Leoni. E così, con questo soprannome trasformato in un marchio indelebile, siamo identificati dal Gran Premio d’Italia del 1978, l’anno del disastroso rogo in partenza che costò la vita a Ronnie Peterson e mesi di inattività a Vittorio Brambilla. Una carambola poche centinaia di metri dopo la partenza, dieci vetture out prima di imboccare la variante, la metà delle quali avvolte da una fiammata senza precedenti in Formula 1. Il tragico bilancio è quello già riportato, ma nelle cronache di Monza del giorno successivo c’era spazio anche per noi che avevamo evitato un’ecatombe”.

”Sarebbe andata peggio se non fossimo stati là, ai lati della pista, e non ci fossimo scagliati contro quel fuoco, spianando la strada al soccorso medico. Secondo alcuni un gesto proprio di angeli; a leggere altri, un’azione da leoni. Scegliemmo il leone perché rappresenta al meglio la nostra azione sui campi di gara, e da allora tutti ci conoscono e ci indicano in questo modo. Non esiste manifestazione automobilistica, in Italia, che non ci coinvolga in modo più o meno diretto; la nostra è una presenza assidua che, proprio per questa costanza, porge il fianco agli umori di turno. Non è facile rimanere impermeabili ai complimenti, eppure succede proprio così per una squadra che trova entusiasmo ed energie nuove al proprio interno: la nostra è una famiglia e stiamo bene insieme”.