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Addio a Roberto Botta, sconfitto all’ultima prova speciale

Non c’è l’ha fatta Roberto Botta. Nella sua ultima prova speciale. Quella più difficile. Contro un avversario subdolo che nasconde le sue mosse e ti annienta. Ci combatteva da un paio di anni Roberto. Con quella sua inconfondibile voglia di vivere. Con il sorriso e quell’entusiasmo che metteva in ogni cosa che faceva. Nella vita come nello sport. Nel mondo dei rally nel quale era entrato alla metà degli anni Novanta.

Quell’ambiente si era subito accorto di lui. E non solo per le sue doti al voltante. Roberto Botta, 53 anni, era una persona gentile e solare. Allegro e compagnone sempre. Nel suo palmares automobili vincenti, dalla Renault Clio gruppo N alla versione Maxi fino alla Super 1.6. Dalla Citreon Xara alla Peugeot 206 passando dalla Subaru Impreza. Automobili  con le quali Roberto si è tolto molte soddisfazioni.

Prime fra tutte il Rally di Alba, la sua gara di casa nella quale ha trionfato una prima volta nel 2002 e si è ripetuto nel 2005 e 2007.  Ma come non ricordare i successi al  Città di Torino del 2003, al Carmagnola 2006 e al Valli Cuneesi del 2009. Sul suo sedile di destra, quasi sempre quel Gilberto Calleri con il quale ha condiviso una carriera ma soprattutto una amicizia fraterna. Lo chiamavano il “principe” per via del suo domicilio monegasco.

E lui su questo ci scherzava. Perchè il suo cuore e la sua vita erano legate a filo doppio alla terra cuneese dove insieme al papà dirigeva l’azienda a sant’Albano Stura per la produzione di Forni industriali. Aveva smesso di correre nel 2015 ma non aveva abbandonato l’ambiente. Era facile incontrarlo in giro in qualche Parco Assistenza a salutare gli amici di sempre.

Dal 2014 aveva accettato di occuparsi anche di calcio diventando presidente del Fossano, compagine che milita nella serie D. La grande amicizia con la Cinzano Rally lo aveva convinto a fare l’Apripista al Rally di Alba 2018 insieme a Flavio Bevione. Non dimenticherò la sua grande energia e la sua voglia di vivere.

Scendendo dalla macchina aveva dichiarato che presto sarebbe tornato a fare sul serio. Ad infilarsi di nuovo tuta e casco. “Come fai a smettere” aveva detto. E già, come fai a smettere… Lo fai soltanto se un destino cattivo e ingiusto  in un qualsiasi giovedì di settembre fa squillare il telefono e dall’altra parte c’è una voce che ti dice “Roberto ci ha lasciati”. Ciao Roby…