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Enrico Brazzoli vince la R-GT al Rally MonteCarlo 2019

MonteCarlo: più Italia che in Italia

Italianamente parlando, il dato forse più eclatante del Rally MonteCarlo 2019 è la consistenza della rappresentanza dei nostri piloti: ben 21. Più dei 14 che hanno preso parte alla scorsa edizione del Rally. Con solo tre (Enrico Brazzoli, Carlo Covi, e Fabrizio Arengi Bentivoglio) ad aver preso parte ad entrambe le competizioni. Mentre altri limitano da qualche anno la loro attività stagionale alla presenza a questa gara o poco più (Matteo Gamba, Marco Blanc, Manuel Villa). E scorrendo i nomi dei 21 azzurri, ci si rende conto come l’avventura sia stata privilegio quasi esclusivo dei quarantenni ed oltre.

Sorprendente? Assolutamente no. La vicinanza di Monaco – in fondo più vicina che la Sardegna per i piloti del nord – e l’asfalto sono un richiamo irresistibile per chi ha il budget per affrontare questo rally mitico. Il fatto poi che undici (più una WRC) delle ventuno auto impiegate dai ‘nostri’ siano state delle R5, replica puntualmente il momento del nostro rallysmo. Chi può preferisce correre meno ma con vetture più affascinanti o modaiole.

Chi non può privilegia la partecipazione a più gare locali ma meno importanti. Due facce della stessa medaglia che ha come conseguenza il calo delle partecipazioni in assoluto e in particolare di quelle ai rally tricolori di casa optando per più rallyday o ronde o per meno rally ma con vetture top. Colpa di vari fattori come i costi sostanzialmente fissi indipendenti dal tipo di vettura usata (trasferta dei piloti e dei team, tasse di iscrizione differenziate in modo non proporzionale ai prezzi delle vetture, ecc.), ma anche dell’appiattimento verso il basso dei prezzi dei noleggi dovuti alla concorrenza (in Italia ci sono almeno una sessantina di R5), anche se con tutti i rischi del caso sul piano dell’affidabilità o della competitività.

Ed ovviamente della maggiore disponibilità economica (mentre per loro il tempo spesso scarseggia) di chi è già professionalmente affermato in altri campi. Cioè i cosiddetti gentleman driver normalmente non giovani. Quindi nessuna sorpresa neppure del fatto che siano trascorsi più di vent’anni dall’ultima vittoria in una gara iridata di un italiano. Di certo prendere parte ad una gara del mondiale – qualunque essa sia – è una esperienza indimenticabile e senza pari che un rallysta dovrebbe fare almeno una volta nella carriera. Come il pellegrinaggio alla Mecca per un musulmano, che spesso deve risparmiare per una vita per poterci riuscire.

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Quatto chiacchiere a tutto campo con Andrea Nucita: Hyundai, gomme, MonteCarlo…

A poco più di una settimana di distanza dall’arrivo monegasco dell’87° Rallye Automobile de Monte-Carlo 2019 abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Andrea Nucita recentemente impegnato col team Bernini Rally ad Automotoretrò di Torino. Inevitabilmente, l’argomento principe è stato il recente Rally di MonteCarlo. Il suo Rally di MonteCarlo.

Per Andrea Nucita non è la prima esperienza al Monte. Lo scorso anno infatti il pilota siciliano navigato da Marco Vozzo aveva affrontato la competizione a bordo della Fiat 124 Abath R-GT, ottenendo uno strepitoso “crono” nella PS9 Agnières-en-Dévoluy-Corps 1 di 29,16 chilometri, quando i due riuscirono a piazzare la loro due ruote motrici gommata DMack a trazione posteriore, al quarto posto assoluto, dietro solo a Mikkelsen-Jaeger (Hyundai i20 WRC), Ogier-Ingrassia (Ford Fiesta WRC) e Latvala-Antilla (Toyota Yaris WRC).

Purtroppo però furono costretti al ritiro a causa di problemi elettrici durante la PS11 Agnières-en-Dévoluy-Corps 2 di 29.16 km. Quest’anno Andrea Nucita e Giuseppe Princiotto si sono presentati allo “start” di Gap con la Hyundai i20 R5 “New Generation” (Bernini Rally), gommata Pirelli, pronti a dare battaglia per le posizioni che contano del WRC2, anche se una serie di episodi li ha costretti a rincorrere fin dalla giornata di Venerdì.

Rientrati in gara al sabato con la formula del Super Rally ma penalizzati dall’ordine di partenza, sono tuttavia riusciti a compiere una rimonta pazzesca, superando di prova in prova anche 3-4 vetture, con conseguente perdita di tempo ma riuscendo a terminare la corsa con tenacia e determinazione in trentasettesima posizione assoluta, recuperando ben trentaquattro posizioni (dalla settantunesima posizione della PS7 alla trentasettesima finale appunto). Ripercorriamo questa avventura di Andrea Nucita e Giuseppe Princiotto al “Monte” anche attraverso le immagini di Alberto Pettenello, Marco Roncaglia, Francesco di Stefano, Gianluca Badaracco e Michele Carloni.

Andrea, c’è una differenza sostanziale in termini di performance tra la Hyundai i20 dello scorso anno e la New Generation, ultima nata in casa Hyundai?

“La Hyundai i20 R5 che ho avuto la possibilità di guidare nella scorsa stagione e che ci ha consentito di centrare risultati importanti tra i quali certamente il più importante della mia carriera ovvero la vittoria alla Targa Florio, era già una vettura molto performante. Lo step “New Generation” ha sicuramente reso questa vettura ancora più veloce ma soprattutto semplice ed intuitiva da guidare, grazie a migliorie sul motore, telaio ed assetto”.

Lo scorso anno hai utilizzato per tutta la stagione pneumatici Michelin. Quest’anno invece già dalla gara di esordio, abbiamo visto la tua Hyundai gommata Pirelli. Perché la scelta è ricaduta su Pirelli?

“Ritengo gli pneumatici Pirelli molto performanti che si adattano alla perfezione al mio stile di guida ma anche alla vettura di quest’anno. E’ stato anche molto costruttivo ed interessante il colloquio costante e lo scambio di informazioni e pareri che abbiamo avuto con i tecnici Pirelli, sempre molto preparati e professionali”.

Ma veniamo al Rally di MonteCarlo. Siete partiti subito fortissimo, sempre a ridosso dei top ten del WRC 2, poi a causa di una serie di eventi, tra cui il traffico, siete stati costretti ad inseguire. Trentasettesima posizione finale. Una rimonta comunque bella…

“Effettivamente a causa delle disavventure avute nei primi due giorni siamo stati costretti ad inseguire e non è stato affatto semplice, anche perché in prova raggiungevamo costantemente 3-4 vetture che ci precedevano, con conseguente perdita di secondi preziosi. Sono soddisfatto però della reazione che abbiamo avuto noi ed il Team Bernini Rally e del passo tenuto soprattutto nella giornata di Domenica quando siamo quasi sempre riusciti a stare tra le prime quattro vetture del WRC 2 ed a ridosso della top ten assoluta. Da non dimenticare che per me è stata la prima volta in una gara del Campionato del Mondo WRC 2. Esperienza molto importante sia per me che per tutto il team Bernini Rally”.

Cosa ti è rimasto umanamente e professionalmente di questo Monte?

Sinceramente è rimasto un po’ di amaro in bocca per come si è concluso dopo aver visto che eravamo in grado di competere per le posizioni che contano del WRC 2. Ci rimane però la consapevolezza di avere comunque avuto un grande ritmo e di avere un “pacchetto” estremamente competitivo per poter ambire a posizioni di classifica importanti nel WRC 2 ma il risultato purtroppo non ha rispecchiato tutto questo, quindi assieme al team Bernini Rally e ad i nostri partners dobbiamo continuare a lavorare per acquisire ulteriore esperienza e migliorarci al fine di rendere realtà le nostre aspettative e quelle dei tifosi.

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Il numero di febbario 2019 di RS e oltre

RS e oltre: il numero di febbraio 2019

E’ disponibile presso tutte le migliori edicole il numero di RS e oltre di febbraio. Tanti gli approfondimenti che troverete sulla rivista. Immancabile il reportage dal Rally MonteCarlo del nostro inviato Gabriele Cogni con le splendide immagini di Magnano Foto. Troverete tante pagine dedicate a tutti gli equipaggi italiani che hanno preso parte alla grande sfida monegasca. Di ciascuno, immagini e commenti esclusivi. Ma non solo, parliamo di Cir 2019 e di mercato piloti. Ma anche di trofei di marca, come i Trofei Peugeot e quelli Suzuki.

Il nostro direttore, Gianni Cogni, ha ben pensato di rendere pubbliche le sue statistiche, raccolte rally per rally, e di assegnare gli Oscar di RS, coinvolgendo tutto il corpo redazionale. Non è stato facile stabilire a chi assegnare gli Oscar 2018 di RS, ma abbiamo adottato un metodo meritocratico, per cui alla fine abbiamo deciso che il premio Top Driver della nostra rivista venisse assegnato a Luca Rossetti, con sul podio anche Stefano Albertini e Alessandro Gino. Ovviamente, abbiamo assegnato ancora tanti premi e continueremo a farlo anche sul numero di marzo: gli Oscar di Rs e oltre sono una lunga festa…

Ci piace l’idea di parlare con gli appassionati del settore e di capire cosa succede intorno a noi e questo ci ha portato a ricercare delle storie curiose, uniche. Storie di sport, in cui la passione vince sempre. Su RS di febbraio c’è la storia di Maurizio Stivi Tiveron, un cervello fuggito all’estero, e quella di tre rallysti, due uomini e una donna, malati di sclerosi multipla. Loro ci hanno raccontato come i rally li aiutano a fronteggiare il disagio della loro malattia, facendoci comprendere ancor di più l’importanza dello sport e della sportività.

M non solo. Siamo andati a scoprire il nuovo simulatore Sim-Rally che si trova nella Etabeta Rally Academy. Massimo ‘Freem’ Foffano e Federico Bologni, che hanno scelto Giandomenico Basso, Renato Travaglia, Gigi Pirollo, Simone Scattolin e Piero Longhi, hanno fatto un lavoro straordinario e sono davvero riusciti a mettere la tecnologia al servizio dei rally moderni. Come sempre, infine, servizi sulle gare del Campionato Italiano Velocità su Ghiaccio, Campionato Italiano Velocità Montagna, Campionato Italiano Slalom e così via. Obiettività e indipendenza rendono imperdibile anche questo numero di RS e oltre!

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La soddisfazione di Marco Blanc e Luca Lattanzi per aver portato a termine il Rally MonteCarlo

Rally MonteCarlo dietro le quinte: diario di un ricognitore

Riceviamo e pubblichiamo i ricordi e le considerazioni dell’amico Stefano Marrini, ricognitore al Rally MonteCarlo 2019 dell’equipaggio italiano composto da Marco Blanc e Stefano Marrini.

Domenica notte, una settimana dopo. È passata giusto una settimana e sembra ieri quando si festeggiava il palco d’arrivo del Montecarlo 2019 assieme a Marco Blanc e Luca Lattanzi. È passata solo una settimana ma sembra un secolo. Il fatto è che il tempo corre, io sono già lanciato verso la prossima impresa ma i ricordi di sette giorni fa sono ancora vivissimi.

Per me è stato un vero piacere tornare a respirare l’aria del mondiale rally e soprattutto l’atmosfera del Monte, come facevo (ahimé) tanti anni fa assieme alla mia navigatrice, mia moglie Tiziana. Quest’anno non ero in gara come concorrente, ma è stato comunque un piacere aiutare Marco e Luca facendo l oro da ouvreur, da ricognitore assieme a Ivano Passeri.

Quattro amici e tre rookie insomma: Blanc era al suo quarto Montecarlo, Lattanzi debuttava in questo prestigioso rally e anche Ivano ed io ci cimentavamo per la prima volta insieme, debuttando a nostra volta come inedito equipaggio ricognitore. Devo dire però che anche il nostro rally è stato emozionante, non pensavo che il nostro compito fosse così impegnativo! Le condizioni particolari di questa edizione, con asfalto prevalentemente asciutto, abbondanti nevicate annunciate, mai arrivate ma sostituite da insidiosi settori ghiacciati, un fondo sporchissimo tanto da trasformare lunghi tratti quasi in pezzi di prova sterrata hanno reso difficile a volte la scelta delle gomme.

Marco in questo è stato superlativo, azzeccando sempre la combinazione ideale. Forse un unico errore nella lotteria delle prime due prove iniziali, quelle in notturna di giovedì sera, ma come detto, non era facile. Partiti in una classe piuttosto affollata come la RC2B (24 concorrenti allo start di Gap), Blanc e Lattanzi hanno affrontato i 13 chilometri e mezzo del primo impegno cronometrato con quattro gomme chiodate sotto la loro 208.

Inizio su asfalto “pulito” con solo un leggero velo di verglas. Ma dopo lo scollinamento di Selonnet Marco si è esaltato nel tratto finale in discesa, caratterizzato da salti, inversioni, fondo spaccato ma totalmente ricoperto da uno strato consistente di neve ghiacciata, chiudendo la prova in tredicesima posizione di classe (cinquantacinquesimi assoluti). Nel corso delle nostre ricognizioni avevamo segnalato la stage 2 pulita, ma nella gelida prima notte di gara la temperatura sulle prove si era mantenuta 7/8 gradi sotto zero. Quindi, in previsione di ghiaccio e verglas pesante, Marco aveva deciso di affrontare anche la stage 2 con i chiodi.

Errore: macchina inguidabile e tempo piuttosto alto, ma un errore condiviso con molti altri concorrenti. Difatti al controllo stop Blanc e Lattanzi contenevano i danni chiudendo la prova cinquantaquattresimi assoluti e guadagnando anche due posizioni in classifica provvisoria: undicesimi di classe e cinquantaduesimi assoluti. Venerdì il rally entrava nel vivo con la giornata più impegnativa: molti e frequenti i cambi di fondo sulle tre prove speciali in programma da ripetere due volte.

Ivano ed io stavamo prendendo sempre più mano col nostro prezioso incarico. Con i tempi diluiti dei rally di oggi e con il loro carattere sprint (soprattutto questo Monte 2019) abbiamo avuto anche il tempo per fermarci più volte per sgranchirci le gambe qualche minuto e salutare i numerosissimi amici già appostati sulle varie prove speciali.

Sulla stage 5 abbiamo parcheggiato per salutare Stivi, anche lui rookie, spettatore al suo primissimo MonteCarlo e in buona compagnia dei ragazzi di Epic Rally Tribe. Nonostante i molti anni ormai di collaborazione, non ci eravamo ancora mai fatti una foto assieme. Così mentre Ivano sistemava gli appunti alle note di Luca, ho colto l’occasione per un selfie con uno Stivi oltremodo infreddolito :) Col clima di Fuerteventura ha perso l’abitudine a certe temperature …

Salutata la compagnia, poi Ivano ed io abbiamo concluso il nostro primo giro di prove comunicando le informazioni raccolte al nostro equipaggio. Un lavoro risultato però inutile: stage 3 annullata per problemi di pubblico, stage 4 saltata (percorso alternativo) dai nostri in seguito all’incidente di un concorrente e relativi ritardi. Ritardi che hanno portato la coda del rally a saltare anche la successiva stage 5 (quella del selfie con Stivi)

Una tappa a metà quindi, tre prove speciali saltate una dietro l’altra e una situazione penalizzante che ha costretto Marco a darci dentro nel secondo giro per cercare di recuperare il più possibile. Grazie soprattutto ad un nono di classe strappato con i denti sulla stage 6 i nostri hanno contenuto i danni causati dai numerosi tempi imposti, mantenendo però le medesime posizioni in classifica provvisoria del mattino. Nulla di fatto insomma, Venerdì sera il nostro equipaggio è rientrato al service di Gap ancora in 52ª posizione assoluta, ancora 11° di classe.

Marco Blanc e Luca Lattanzi sul palco d'arrivo al Rally MonteCarlo

Marco Blanc e Luca Lattanzi sul palco d’arrivo al Rally MonteCarlo

Ok, l’obbiettivo dichiarato era quella di arrivare, ma giunti a questo punto per Marco e Luca era a rischio anche l’accesso alla tappa finale di Domenica, riservata ai soli primi 60 equipaggi della classifica assoluta provvisoria aggiornata a sabato sera. Sabato che ci aspettava con quattro prove speciali (due da ripetere) per tentare di migliorare e mettere al sicuro questa priorità prima del rientro serale a Gap. Anzi, per affrontare tutti assieme il trasferimento verso Montecarlo per il gran finale.

Ivano ed io partiamo presto per la nostra ricognizione, analizzando e comunicando ai nostri protetti tutti i dettagli delle stage 9 e 10. Sulla trentina di chilometri della prima prova speciale, ghiacciata per metà, Marco Blanc spinge forte e chiude decimo di classe, guadagnando una posizione nell’assoluta (cinquantunesimo).

La successiva stage 10 è più breve (poco meno di 17 km) e si presenta più asciutta, ma con l’insidiosa e sporchissima discesa flat-out verso La Bâtie-Neuve. Marco affronta il tratto con determinazione, raccogliendo altre due posizioni al rientro di metà giornata a Gap: quarantanovesimi assoluti. La ripetizione della Agnières-en-Dévoluy-Corps riserva qualche brivido di troppo ai nostri, che chiudono però l’impegno guadagnando ancora due posizioni nella provvisoria (quarantasettesimo).

A questo punto inutile correre rischi, anche se sulla ripetizione finale della Bâtie-Neuve Marco abbassa comunque di ben 16″ il suo crono del mattino. Ma l’obbiettivo parziale è centrato: quarantasettesima posizione assoluta provvisoria consolidata e accesso garantito alla tappa finale. Dopo il passaggio al service di Gap si parte quindi per il lungo trasferimento verso Montecarlo, da dove domani mattina scatterà l’ultima giornata di gara.

Luca Lattanzi posta il selfie con Marco, che abbiamo scelto come foto d’apertura del servizio, dove è evidente la soddisfazione dei due. Anche Ivano Passeri ed io siamo contenti, così come i ragazzi del team Gliese che curano la 208 da gara. Ma sappiamo bene tutti che non è ancora finita. Domenica la stage 13 parte presto, alle 8 e venti del mattino. Io ed Ivano siamo quindi già operativi all’alba per fornire gli ultimi dettagli delle due prove a Marco e Luca.

Non facciamo scherzi: ” Arrivare ” è la parola d’ordine, ma c’è qualcuno che non si accontenta. Al primo passaggio sul Turini Marco e Luca staccano l’ottavo tempo di classe (22 i partenti) e guadagnano una posizione nell’assoluta (ora sono quarantaseiesimi). Sui successivi 13 km e mezzo della Col de Braus altra posizione guadagnata: ora i due sono quarantacinquesimi. “Marco vai piano che è quasi fatta…”. Difatti sulla ripetizione del Turini peggiora di 12″.

Però forse qualcun altro ha rallentato di più, dato che i nostri mantengono la quarantacinquesima posizione provvisoria nell’assoluta ma guadagnano ben due posizioni in quella di classe: ora sono ottavi. Si parte per l’ultima prova speciale in programma. Marco e Luca abbassano di poco più di un secondo il loro crono del mattino e sigillano il risultato finale: quarantacinquesimi assoluti, ottavi di classe RC4B, senza alcuna penalità e senza Super Rally. Ma soprattutto, al suo quarto tentativo Marco Blanc conquista finalmente l’amato/odiato Rallye di MonteCarlo.

Missione compiuta! La felicità è anche la mia, la nostra, mia e di Ivano. È un traguardo cui abbiamo lavorato e che abbiamo vissuto tutti assieme. Come ho raccontato in apertura, per me è stato emozionante rivivere certe atmosfere e certi meccanismi, certi automatismi da Mondiale che pensavo di aver dimenticato, anche se non eravamo noi i concorrenti in gara.

Però era qualcosa che dovevo a Marco e che ho fatto con vero piacere, dopo il suo supporto diretto alle mie ultime due Dakar. Purtroppo non siamo riusciti a concretizzare i test in Marocco dell’ottobre scorso nel progetto Dakar 2019 insieme, ma va bene così. Avremo modo di fare ancora qualcosa assieme in futuro. Per il momento ci godiamo questa ” Operazione Montecarlo ” conclusa con successo. E ora, prima di tornare a un volante da corsa, sono lanciatissimo in tre progetti in rapida sequenza con le mie MTB Atakama. Ma di tutto questo vi racconterò in dettaglio nei prossimi giorni.

La Citroen DS3 WRC di Mauro Miele nelle foto di Gianluca Badaracco

Mikko Hirvonen e Mads Ostberg al Rally MonteCarlo con Mauro Miele

Ventuno gli equipaggi italiani che si sono presentati sul parco partenza di Gap per questa vibrante edizione del “Monte”. Davvero tanti, poco meno di un terzo dei partenti. Tra questi, tuttavia, solo uno iscritto con una vettura WRC (RC1), tra l’altro ex-ufficiale, ed esattamente il sessantatreenne pilota varesino Mauro Miele, navigato dal giovane (classe 1986) ma esperto codriver alessandrino Luca Beltrame.

La coppia portacolori del team DreamOne Racing ha partecipato al MonteCarlo con la Citroën DS3 WRC ex team PH Racing, giungendo al traguardo di Monaco in trentesima posizione assoluta, nona di classe RC1. La rottura del cambio durante la PS2 Avançon-Notre-Dame-du-Laus, di 20,59 chilometri, li aveva costretti a rientrare in gara con la formula del Super Rally, che prevede 10′ di penalizzazione, senza i quali l’equipaggio italiano avrebbe certamente concluso la gara attorno alla ventesima posizione in classifica generale.

“Nel corso della prima tappa il cambio si è rotto e oltre a perdere un abbondante minuto nella prova speciale non siamo riusciti a terminare il trasferimento di fine tappa, cosa che ci ha costretti alla penalità di 10’ per il rientro forzato nel giorno successivo: questo è l’unico rammarico per una classifica che non rende giustizia alla nostra prestazione ma va pure detto che alla mia età l’obiettivo era arrivare in fondo e mettere anche questa prestigiosa gara nel mio curriculum”, conferma Miele.

Se tra le gioie di questo “Monte” per Mauro Miele c’è stata anche quella del festeggiare sabato 26 gennaio, il suo sessantatreesimo compleanno partecipando per la seconda volta nella sua carriera ad una tappa del Mondiale Rally, per gli intrippati di curiosità e statistiche spulciando sul sito e-WRC-results.com si scopre che la vettura con la quale ha affrontato questo Rally MonteCarlo in realtà ha già calcato palcoscenici iridati. “Festeggerò a casa con torta e candeline ma qui mi sono già fatto il regalo”, racconta Mauro Miele.

La Citroën DS3 WRC, telaio numero 19, ritratta durante questa edizione del  “Monte” nelle splendide immagini di Alberto Pettenello, Altero RamponFrancesco Di Stefano, Gianluca Badaracco e Marco Roncaglia, è infatti una veterana del Campionato del Mondo Rally. Questa vettura ex-ufficiale ha esordito nel WRC del 2013 condotta dalla coppia finlandese Hirvonen-Lehtinen (Citroën Total Abu Dhabi WRT) al Rally Sweden, concluso in diciassettesima posizione in classifica generale.

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Sempre Hirvonen-Lehtinen l’hanno utilizzata nella stessa stagione al  Vodafone Rally de Portugal 2013 ottenendo la seconda posizione assoluta, all’Acropolis Rally 2013 terminando ottavi, al Neste Oil Rally Finland 2013 concluso in quarta posizione ed al Coates Hire Rally Australia 2013 ed al RallyRACC Catalunya-Costa Daurada 2013 finendo in entrambi i casi sul gradino più basso del podio.

Nel 2014 e nel 2015 è stato il binomio norvegese Østberg−Andersson (Citroën Total Abu Dhabi WRT) ad utilizzare questo “chassis” tuttavia con fortune alterne. Da segnalare il quarto posto ottenuto sia nel 2014 che nel 2015 al Rallye Automobile de Monte-Carlo, gara di apertura della stagione e nel 2014 al RallyRACC Catalunya-Costa Daurada.

Nel 2014 la DS3 WRC con cui Miele ha disputato il MonteCarlo 2019, annovera anche un successo al Rallye du Var, portata in trionfo dal nove volte Campione del Mondo Sébastien Loeb navigato per l’occasione dalla moglie Séverine.

Dal 2017 di proprietà della famiglia Miele, la DS3 è stata protagonista del Campionato Italiano WRC concluso da Simone Miele, figlio di Mauro, nella stagione appena trascorsa in quarta posizione in classifica generale. Se come dicevamo questa auto ha vissuto momenti altalenanti nei suoi trascorsi “mondiali”, la stessa sta vivendo ora una gloriosa “seconda gioventù” proprio grazie alla tenacia, alla caparbietà e al piede di Mauro Miele, ma in particolar modo grazie alla crescita come pilota di suo figlio Simone e la quarta posizione nel Campionato Italiano WRC del 2018 ne è la testimonianza.

A proposito, ora, dopo la festa di compleanno, cosa farà Miele senior? Ancora WRC, visto che l’appetito vien mangiando? “Non è mai facile cimentarsi nel WRC ma qui, viste le mutevoli condizioni climatiche e di conseguenza anche dell’asfalto, i ricognitori si sono rivelati preziosissimi perché ci hanno aiutato a scegliere le gomme giuste, elemento utile sia per la nostra sicurezza che per le velocità. Mi piacerebbe affrontare qualche altra gara del Mondiale Rally, ma va detto che la vettura va condivisa con mio figlio Simone, quindi, presto deciderò il da farsi”.