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Peter Muller, addio al gentleman tedesco di Pino Torinese

Lutto nel mondo del rallysmo piemontese. Peter Muller ci ha lasciati, improvvisamente, per le conseguenze di un infarto. I più giovani potrebbero solo aver sentito parlare di lui, visto che da qualche annetto, il tedesco di Pino Torinese non si vedeva più rally. Comprensibile visto che già nel 1991 lamentava la diversità dei rally rispetto al passato. Era un rallysta puro e come tutti molto appassionato. Inevitabile che, anche lui, come tanti di voi, contribuisse a far germogliare l’albero della nostalgia. I ricordi, notoriamente, ci appaiono quasi sempre più belli del presente, visto che il cervello e il cuiore hanno avuto il tempo di elaborarli.

Ma chi era Peter Muller? Il gentleman teutonico di Pino Torinese stato anche pilota della Meteco Corse e, potendo accedere all’archivio della scuderia torinese, RS e oltre vuol ricordarlo raccontando il suo debutto e la sua ostinata caccia alla vittoria assoluta, che però continuava a sfuggirgli di mano, o per una sfortuna o per una rottura. La storia è tratta dal rarissimo libro “Meteco Corse – Dieci anni di rally”, pubblicato nel 1992.

Il fisico da granatiere, i capelli a spazzola, lo sguardo penetrante, Peter Muller rappresentava il prototipo dell’atleta che, nello sport, era in grado di trovare il perfetto equilibrio tra lo stress del lavoro giornaliero e il piacere di sentirsi personaggio nei vari campi dello sport. Al rallysmo era arrivato tardi, rispetto a molti altri suoi colleghi piloti, ma una saggia filosofia professata dal tedesco di Pino Torinese spiega le ragioni di un programma sportivo approntato dopo una lunghissima esperienza, nella quale Peter ha potuto toccare con mano di aver raggiunto la necessaria maturità per cimentarsi a livello di prestigio.

“Ho sempre praticato sport – confessava con molto candore nei primi anni Novanta il pilota portacolori della Meteco Corse – ed in particolare lo sci, ma la volontà di vincere ed il desiderio di sentirmi immediatamente protagonista mi faceva perdere la concentrazione. Le mie prestazioni finivano dopo poche porte e mi rendevo conto che l’errore era dovuto soltanto ad una mancanza di equilibrio psicofisico tra la mente, che avrebbe dovuto ragionare, e le ganbe, che dovevano attuare certi movimenti. La mancanza di coordinazione determinava l’uscita di scena prima ancora di aver provato l’ebbrezza della discesa”.

Muller però non smobilita, anzi ad ogni insuccesso costruisce la base per il riscatto, dando la preferenza al mondo dei motori verso il quale sente una particolare attinenza.

Per essere vieppiù coerente con il suo modo di intraprendere un’avventura sportiva, Muller si iscrive a corsi di guida, per cui quando decide di provare a se stesso di aver colmato il vuoto tra la troppa foga e la concentrazione, molti altri suoi coetanei da tempo trascorrono i weekend partecipando ai rally.

Lui, invece, parte da più lontano: addirittura dalle gimcane, usando la vettura di tutti i giorni, finché nella primavera del 1985 pensa sia giunto il momento di giocare il suo asso. “Preparai la mia Peugeot e mi iscrissi al Brichet. È stata l’ultima edizione di quel rally, e come esordio vinsi la mia classe. Una gara che parecchia gente non potrà di certo aver dimenticato. Si correva sul bagnato e con molta spericolatezza, forte anche degli apprendimenti avuti nei vari corsi di guida, suscitai non pochi spaventi tra il pubblico per il mio modo di pilotare. Finii anche in un prato, ma riuscii ugualmente a riprendere la strada e pur pagando due minuti, vinsi la mia classe. Un esordio niente male, con il quale mi convinsi di poter tentare ancora altre volte. Ero un gentleman nel vero senso della parola e a quel tempo, 1985, era ancora possibile correre da… dilettanti puri. Risparmiando un po’ sulle gomme, con quattro soldi si poteva approntare un discreto programma. Poi i tempi sono cambiati”. Già allora erano cambiati.

Per due anni Muller corre con le 205 Peugeot, quindi per una stagione si cimenta con una Mazda semiufficiale, poi passa alla Sierra Cosworth di Gruppo N. Arrivano parecchi successi di classe, ma resta vuota la casella in cui sigillare le vittorie assolute. La sua milizia in Meteco risale al 1991, e arrivò a cimentarsi su una Lancia Delta Gruppo A, con cui debuttò al Team, dove chiuse secondo assoluto. “È stato veramente il mio anno sfigato: al Carmagnola ho vinto sette speciali su dieci, poi la sfortuna mi aspettava all’angolo, quando già la vittoria era ad un passo e per non finire lontano dai primissimi mi ritirai. Al Valli Ossolane mi si è aperta una ruota alla prima speciale ed anche qui, tutto finì a schifo”.

Ciao Peter, che la terra ti sia lieve