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Esclusiva, Paolo Ciabatti: dalla Stratos alla MotoGP

Campione del mondo lo è diventato. Comunque. Anche se non di rally come sognava da giovanissimo, ma come manager in MotoGP. Paolo Ciabatti, 64 anni ad ottobre prossimo, ha conquistato la corona iridata 2020 fra i Costruttori al timone di Ducati Corse nel Mondiale che si è concluso nel novembre scorso.

Oltre a una decina di titoli in Superbike, monopolizzando la corona iridata Costruttori dal 1998 al 2004 con ancora un titolo nel 2006 e sei vittorie nella classifica Piloti. Tutti sul ponte di comando Ducati. Una grande soddisfazione per il manager torinese, che da giovane sognava di vincere un titolo iridato nei rally, magari al volante di quella Fulvia HF o della Stratos HF, che erano le vetture che aspirava a guidare nelle sue fantasie adolescenziali.

La morte di Ignazio Giunti

“Da ragazzino ero affascinato dalla carriera militare, più che dalle corse in macchina. Un fatto, seppur tragico, cambiò i miei interessi”. Il fatto cui si riferisce Paolo è la morte di Ignazio Giunti, avvenuta il 10 gennaio 1971 alla Mille Chilometri di Buenos Aires, a seguito di un incredibile incidente di gara.

“Giunti era ampiamente in testa alla corsa con la sua Ferrari 312 PB e stava per doppiare la vettura gemella di Mike Parkes. In quel mentre, il francese Jean Pierre Beltoise, rimasto senza benzina, spingeva in pista la sua Matra MS 660 verso i box per rifornirsi e ripartire, anche se la manovra era vietatissima. All’uscita di una curva le due Ferrari, una incollata all’altra, si trovarono la voiture bleu davanti al muso. Parkes riuscì a scartare l’ostacolo imprevisto, non così il pilota romano che centrò la Matra a fortissima velocità. Scoppiò un incendio e Ignazio Giunti morì poche ore dopo in ospedale”.

Paolo Ciabatti ha un ricordo vivissimo di quell’evento, anche perché fu trasmesso in televisione, evento piuttosto raro perché l’emittente di stato (allora con due soli canali) non dava troppo spazio al mondo delle competizioni motoristiche. “Fu quella la scintilla che mi spinse ad acquistare settimanalmente Autosprint, allora unico mezzo per essere informati su quanto accadeva nel mondo delle corse automobilistiche” e anche il punto di partenza per mettere in un cassetto le fantasie di carriera con le stellette e iniziare a fantasticare un futuro da pilota. Ovviamente vincente.

Quel Mondiale sotto casa

Leggere Autosprint non era più sufficiente e se non poteva essere protagonista come pilota, almeno avrebbe avvicinato le corse come spettatore. Se poi il caso vuole che proprio in collina, fra Rivalba e Casalborgone passi una prova sullo sterrato del Rallye Sanremo-Sestriere valido per il Mondiale il gioco è fatto.

“Quell’anno andai a vedere quella prova speciale su sterrato e fu uno spettacolo vero con la grande sfida fra le Lancia Fulvia le Alpine A110 tutte azzurre, salvo quella di Jean Luc Thérier che colpì particolarmente la mia fantasia per il colore bianco, e le 124 Abarth. In precedenza, a settembre ero andato a Monza per vedere da dietro le reti il Gran Premio d’Italia, perché non avendo conoscenze non avevo trovato accesso a zone dove la visibilità fosse migliore” ricorda Paolo Ciabatti.

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