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Lo staff del Rally dei Laghi replica a Federica Mauri

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’auspicata replica dello staff del Rally dei Laghi in merito alle dettagliate accuse lanciate dalla copilota Federica Mauri, che era a bordo della Renault Clio R3 andata a fuoco e guidata da Michel Della Maddalena.

Alla luce delle pesanti accuse di responsabilità riportate dalla navigatrice Federica Mauri sul suo profilo Facebook, ci sembra doveroso dare alcune spiegazioni volte a chiarire i fatti accaduti onde evitare di fomentare inutili polemiche. A seguito dell’uscita di strada della vettura n.34 dell’equipaggio Della Maddalena-Mauri durante la prova speciale numero 3 del Rally Internazionale dei Laghi svoltosi domenica 28 febbraio, la direzione gara riceve subito informazioni rassicuranti circa le condizioni di salute dell’equipaggio che è fuori dall’abitacolo ed in sicurezza: sono illesi; la vettura è fuori dalla sede stradale e non comporta pericolo alcuno per gli equipaggi che devono sopraggiungere.

Subito dopo il commissario presente sul posto prova a comunicare qualcosa alla direzione gara ma, chiaramente agitato, non riesce a dare informazioni comprensibili. Così accade per altre due volte per un totale di tre tentativi di comunicazione. Alla quarta volta, a messaggio più chiaro, viene dato ordine dalla Direzione di Gara di far entrare la squadra di Decarcerazione-Anticendio che si trova ad inizio prova.

Per agevolare l’arrivo del mezzo, viene deciso di sospendere le partenze e non la prova così da garantire che le vetture ancora in strada possano liberare la sede il più velocemente possibile. Nello stesso momento la Protezione Civile in servizio lungo il percorso, comunica alla direzione gara di essere presente con un un’autopompa (cosa non prevista dal piano sicurezza).

La direzione gara, chiede così a quella squadra di intervenire con il suo mezzo onde accelerare le operazioni e siccome la camionetta deve percorrere un tratto di controprova, viene ordinato solo in quel momento di bloccare la PS. Questo mezzo è sul posto in soli 7’. Purtroppo però, una volta sopraggiunto, ha la pompa non funzionante e non gli è possibile operare per spegnere le fiamme che riguardano solo l’auto e pochi pressi attorno. La Protezione Civile comunque constata e conferma che non vi sono pericoli ma che è comunque necessario l’intervento dei VVFF per spegnere la vettura che ormai è già bruciata; i VVFF vengono chiamati direttamente dalla stessa P.C.

Altro fatto contestato è il mancato stop degli avversari. Sono stati convocati gli equipaggi in questione e visionati attentamente i loro cameracar rivedendoli più volte anche attraverso fermo-immagine. Nessuno degli equipaggi ha notato la navigatrice con il segnale di soccorso. La Mauri non si trova in mezzo alla strada come da lei dichiarato bensì in una posizione effettivamente difficile da notare specie se si considera che quel punto di speciale è formato da un tratto molto veloce dove gli equipaggi arrivano in quinta marcia e affrontano il dosso sinistro tagliando la curva: ergo, lo sguardo dei concorrenti è focalizzato sul punto di corda in basso a sinistra e non in alto a destra dove lei, in mezzo ad altre persone, si è posizionata.

La direzione gara ha fatto fatica a scorgere il cartello SOS nonostante i video rallentati. A tal proposito è bene sottolineare come i regolamenti vadano conosciuti prima ancora di esser invocati. Premettendo che in Italia vige il reato di procurato allarme oltre a quello di omissione di soccorso, la stessa navigatrice al posto della “ramanzina” avrebbe potuto incorrere in una pesante ammenda visto che il cartello SOS da lei esposto implica una precisa serie di procedure di intervento volte a salvare la vita di persone in pericolo e non a spegnere una vettura che è fuori dalla sede stradale per via di un incidente e per la quale, verosimilmente, nessun brandeggiabile di altre vetture avrebbe comunque potuto fare un granché.

Chiudiamo con una considerazione: a più riprese, anche nelle dichiarazioni del collegio, lo stato della navigatrice è stato definito emotivamente alterato anche una volta chiamata a colloquio in direzione gara. Questo, sebbene comprensibile, è uno degli elementi che insieme all’adrenalina della corsa, ha probabilmente privato della razionalità necessaria per analizzare la situazione, la navigatrice Federica Mauri.

Abbiamo altresì constatato la pacatezza – oltre alla giustificata tristezza e rassegnazione- che il suo pilota Michel Della Maddalena, ha mostrato nell’affrontare la situazione e nel prendere atto del fatto che, nel mondo delle corse sono cose che possono purtroppo capitare. Siamo dispiaciuti per quanto accaduto: auguriamo all’equipaggio di poter riprendere a gareggiare quanto prima onde lasciarsi alle spalle questa spiacevole esperienza per la quale – ci teniamo a sottolineare e ribadire- né la direzione gara né l’organizzatore del Rally Internazionale dei Laghi, hanno alcuna responsabilità!

Intervista, Michel Della Maddalena e il salto in alto

A volte le coincidenze sono buffe. Michel Della Maddalena è nato il giorno di San Valentino del 1997 ma nessun cupido ha mai scagliato la fatidica freccia dei rally sulla sua sagoma. Fino a tre anni fa, il mondo delle corse era un ambito assai distante dalla sua realtà se non addirittura impensato. Nessun famigliare rallysta, nessun poster di McRae, Loeb o chicchessia in camera, nessuna di quelle cose da “pane e rally” che spesso si sentono dire da appassionati in erba. Niente di tutto questo. Ora è uno dei pretendenti allo scettro junior nazionale.

“Ho sempre giocato a calcio in gioventù; da ragazzo mi è capitato di andare con gli amici a vedere il rally di casa, il Coppa Valtellina, ma era la classica scusa per fare una scampagnata e fare bisboccia; non mi interessava nulla della gara né mai ho pensato che avrei potuto fare io quelle cose, in futuro.”

Poi cosa è successo allora?

“Una volta fatta la patente mi sono reso conto di quanto fosse bello guidare e di come fosse altrettanto divertente farlo in maniera… come dire… sportiva. La via più simile per provare a mettermi in gioco erano i rally. Così alla vigilia dei vent’anni ho deciso che avrei gareggiato e ho fatto la licenza; mi sono iscritto dapprima allo Special Rally Circuit di Vedovati nel 2016 e poi, nella primavera successiva, al Rally delle Prealpi Orobiche; da allora ho corso poco meno di trenta gare.”

Spesso è difficile far “digerire” ai propri genitori l’idea di fare un rally se nessuno in famiglia ci è mai passato. Anche per te è stato così?

Assolutamente si. I miei erano contrari e mi hanno osteggiato tant’è che, il primo rally, me lo sono autofinanziato al 100%; probabilmente mia mamma si aspettava che facessi danni o che mi sarei fatto male; sta di fatto che una volta constatato che avevo terminato la prima gara senza problema alcuno, è diventata la mia principale sostenitrice sia morale che, non mi vergogno a dirlo, anche finanziaria. È stata lei a spronarmi nel fare altri rally.

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