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WRC 2020: il progetto del rally iridato tra Monza e Como

L’anticipazione di un secondo evento WRC in Italia, questa volta sulla terraferma, a Monza, ha fatto clamore. Se da un lato, però, c’è entusiasmo verso un evento del genere, tanti appassionati, per mail e su Facebook, hanno espresso poca simpatia nei confronti della location intesa come autodromo, che in realtà sarebbe il posto grazie al quale si può fare. Proviamo ad essere più chiari e fornire qualche notizia in più, partendo dal presupposto che chiunque sa che non si può organizzare un rally iridato in due mesi e che di questi tempi tutto è certo e nulla è certo, più del solito.

Se non fosse chiaro: il presidente Aci ha trasformato una disgrazia in una opportunità, rendendo l’Italia il Paese (non il continente) con più gare iridate al Mondo: tre GP e, forse, due gare di WRC. E di questo gli va dato atto, chapeu. La FIA ha chiesto all’Italia, che grazie alla presenza di esponenti abili come Angelo Sticchi Damiani ha oggi un peso importante, se non fosse possibile organizzare un evento conclusivo del WRC, in considerazione dell’anno disgraziato che stiamo vivendo. Infatti, in una situazione normale, ciò non sarebbe mai potuto accadere. Sticchi Damiani, che ben lo sa e che è appassionato di rally, ha colto la palla al balzo. Proprio come ha fatto, con successo, in F1. Ovviamente, la FIA non vorrebbe una vetrina come il Monza Rally Show.

Tornando al rally a Monza che ambisce ad essere qualcosa di più di una semplice passerella d’onore per le grandi star del WRC, va evidenziato come la FIA speri di riuscire ad avere una gara in linea con tutti i rally smart del WRC: almeno duecento chilometri. E magari, come per il Rally di Ypres, ci si augura di avere delle prove speciali fuori dal circuito. Dove? Nelle adiacenze di Monza è impensabile. Quasi dappertutto è parco protetto e la sola richiesta solleverebbe le ire dei verdi e degli ambientalisti più radicali.

Quindi? Como. Ma non il Rally di Como, che ha già faticato tantissimo l’anno scorso con quasi 180 partenti, che non vuole essere una critica. Como è da intendersi come provincia. In pratica: piace tanto la zona del Lario, che risulta essere anche molto scenografica e coreografica per un evento del Mondiale Rally. Si stanno cercando tre prove. Un tris da ripetere. Per ora, il progetto poggerebbe sulla Val Cavargna e su Sormano. Due zone che si prestano per le loro caratteristiche morfologiche e orografiche ad accogliere le sfide con le WRC Plus tra Ott Tanak e Seb Ogier. La terza non è stata individuata.

Il rally WRC a Monza è fatto? Assolutamente no. Servono i soldi. L’organizzatore, Aci Sport, che avrebbe la collaborazione dei locali Automobile Club, come già succede in Sardegna, non potrà firmare l’accordo con il Promoter del WRC fino a quando non avrà i soldi nel piatto. Ecco perché Monza gioca un ruolo fondamentale nella partita del WRC. Intanto, per abbattere una parte dei costi con una struttura di notevoli capacità e poi perché Monza ha una visibilità enorme e una centralità (rispetto al nord Italia) quasi perfetta. Non ultimo per importanza Monza e Milano offrono strutture alberghiere con grandi capacità e sono due territori che hanno sofferto a causa dell’epidemia da nuovo coronavirus.

Il Promoter del WRC vuole luoghi particolarmente belli, ricchi di storia e di prestigio, proprio per una efficace promozione degli sponsor che sostengono la serie iridata. Da non dimenticare che, era il 2003, quando si decise di trasferire la tappa italiana da Sanremo si candidarono gli svizzeri del Canton Ticino che proposero un rally tra il Cantone Meridionale della Svizzera e la stupenda zona del Lario, finendo per voler coinvolgere anche la provincia di Varese e la zona della Valtellina. Il problema fu l’asfalto. Perché la FIA voleva la gara su terra, ma soprattutto non voleva più troppo pubblico, come succedeva a Sanremo.

Inchieste, appello di piloti e copiloti rally: ‘Fateci correre’

Con questa terza puntata si conclude la nostra “chiacchierata” mensile con la base dei rally, degli slalom e delle cronoscalate. Oltre 350 tra piloti, copiloti e preparatori sono stati coinvolti in un confronto che ha di certo aiutato Aci Sport nelle scelte prese per la ripartenza del motorsport in Italia.

FRIULI VENEZIA GIULIA

FILIPPO EPIS, PILOTA

“Credo di essere pronto, la voglia è sempre tanta, ed è una passione senza la quale è difficile stare. Bisogna però riconoscere che stiamo vivendo una situazione particolare, senza precedenti, e per questo, prima di rimettersi il casco, ritengo sarà importante capire che tipo di gare si andrà ad affrontare. Avrei la possibilità di correre ma non posso nascondere che, sul fattore sponsor, avremo molti problemi a reperire budget. Si potrebbero creare degli incentivi in modo facile, a mio parere. Ad esempio, parlando di licenze, dimezzare il costo del rinnovo per tutti quelli che la staccheranno nel 2020. Si potrebbe pensare di ridurre i costi delle iscrizioni alle gare, vista la diminuzione di chilometri imposta. Ci potrebbero essere mille altri incentivi ma questi li reputo i più semplici da applicare nell’immediato”.

PAOLO PASUTTI, PILOTA

“Sono pronto a ripartire. Sono impaziente di ripartire. Restiamo in attesa di cosa deciderà la FIA per il campionato EHRSC. Qualora questo venisse annullato opteremo per la scelta di alcune gare spot, quelle che maggiormente ci piacciono. Correndo tra le auto storiche il problema della sponsorizzazione è molto meno incisivo, rispetto alle moderne. Tra le storiche sono davvero pochi i piloti che corrono grazie agli sponsor, la maggior parte corre con le proprie risorse. Nell’ambito del moderno vedo grossi problemi. Onestamente non saprei che cosa consigliare per dare una scossa alla ripartenza. Credo che, una volta che gli spostamenti sul territorio nazionale ed internazionale saranno resi liberi, spetterà a noi tutti avere le maggiori attenzioni possibili per permettere lo svolgimento degli eventi nella massima sicurezza”.

TRENTINO ALTO ADIGE

MAURIZIO PIONER, PILOTA

“Siamo prontissimi a partire e, facendo parte dell’organizzazione della Cronoscalata Trento-Bondone, mi auguro possa essere quella la mia prima gara del 2020, seguita magari da Piancavallo e San Martino di Castrozza. Ci piacerebbe organizzare, per inizio 2021, la trasferta allo Janner. Ho la possibilità di correre anche se con gli sponsor dovrò rivedere i budget stabiliti. Ormai metà anno se ne è andato ma sono certo che mi sosterranno comunque. Idee ce ne sarebbero tantissime ma fino a quando ACI Sport non stabilirà i protocolli per tutte le tipologie di gare è inutile parlarne. Il fulcro del problema sarà il rispetto del distanziamento sociale ma è altrettanto vero che se mai ripartiamo mai potremo tornare a sentire i motori rombare.

ROBERTO PELLÈ, PILOTA

“Eravamo pronti a partire con il trofeo Suzuki, con il Ciocco e l’Elba, ma dopo un inverno passato di corsa, a finire la nostra vettura, siamo rimasti a bocca asciutta. Ci auguriamo di poter fare dei test quanto prima possibile, per prendere confidenza con la nuova Swift e per prepararla al meglio, confidando di riuscire a correre sin base a come verrà stilato il nuovo calendario. Al momento abbiamo il budget per iniziare la stagione, per le prime gare tra CIR e CIWRC. Poi dovrò valutare, assieme alla scuderia ed ai partner, cosa fare per il futuro. Un’idea interessante, secondo me, sarebbe quella di unire CIR e CIWRC. Nel nostro caso, quello del trofeo, metà stagione è andata ma unendo le forze si potrebbe dar vita ad un campionato valido. Organizzare, magari, delle gare più corte per contenere i costi e facilitare la gestione del pubblico sulle prove speciali. Così facendo si potrebbero avere gare più ricche di iscritti e, con i commissari a vista, garantire il rispetto delle prescrizioni di sicurezza sanitaria”.

MATTEO DAPRÀ, PILOTA

“Che dire, più che pronto mi sento spiazzato da questa situazione, senza dubbio, senza precedenti. Dire che ho voglia di correre è falso perchè se ciò che ti circonda è completamente incerto è altrettanto chiaro che questo ne ha la precedenza. Il primo pensiero, ora, deve andare a tutti quelli che hanno sofferto, soffrono e soffriranno per questa pandemia. Quando ci saranno le condizioni allora tornerà anche la voglia di ricominciare, magari dalla classica gara di casa. Solo il tempo ci darà la possibilità di capire se sarà fattibile. Per quanto riguarda gli sponsor che dire? Il principale è uno soltanto. La ripartenza deve essere ben pianificata e dovrà garantire tutto il necessario, sia agli addetti al lavori che agli spettatori. Nessuno dovrà correre rischi sanitari. Dopo di questo… avanti tutta!”

ROBERTO PARISI, PILOTA

“È scontato che non veda l’ora di sedermi al volante, la voglia di motori è nel DNA da sempre e, come tutti, non aspetto che di ripartire. È evidente che vi sarà un ridimensionamento per quanto riguarda i partner. Le aziende saranno impegnate a ripartire con le proprie attività e con bilanci messi in difficoltà da questa situazione economica. Le istituzioni competenti devono mettersi a fianco di organizzatori, piloti, scuderie e noleggiatori, dando un sostegno concreto e tangibile per il mondo sportivo delle corse. Escludere il pubblico non è una soluzione perchè questo contribuirebbe a rendere ancora meno appetibile le competizioni, amplificando di molto il problema delle sponsorizzazioni che non vedranno più nel motorsport il ritorno di immagine che cercano. Se non ci saranno sponsor non ci saranno concorrenti e quegli organizzatori che avranno resistito si troveranno con poche vetture al via, non riuscendo più a far quadrare i bilanci. È una catena”.

NICOLA ZUCOL, PILOTA

“Essendo di natura molto positivo sono propenso a partire il prima possibile, seguendo tutte le normative che verranno emanate per la sicurezza. Abbiamo bisogno di un segno di positività, un segno di vita. Partire e ritornare consapevoli dei valori della vita, da vivere a pieno e con l’amore di ogni passione che ne è la naturale benzina. Le difficoltà economiche ci sono e non poche ma, facendo sacrifici, ce la si può fare. Tre sponsor hanno riconfermato la fiducia, ugualmente nonostante la situazione critica. La federazione deve fare fronte comune, lavorando soltanto su quelle idee che sono realmente fattibili e sostenibili. La soluzione non è di certo quella di snaturare le varie discipline ma quello di mettersi tutti assieme e lavorare per il bene comune, la nostra passione. Cerchiamo quindi di essere tutti concreti e di lavorare assieme per oltrepassare questo 2020 da dimenticare il prima possibile”.

MAURIZIO CAPUZZO, PILOTA

“Quest’anno avevo pianificato la terza zona della Coppa Italia, sempre sulla Opel Adam, ma, a questo punto, mi auguro di riuscire a fare almeno il San Martino di Castrozza. Tutto è pronto ma, a dire il vero, mi sentirei più tranquillo a correre tra qualche mese. Non possiamo pensare solo a noi stessi, parlo da pilota, ma concentrarci anche sulla sicurezza di tutti quelli che lavorano per noi, per farci correre. Quando loro saranno al sicuro io sarò il primo a partire. In Alto Adige, dove vivo, non avendo gare è già molto difficile reperire sponsor. Ad inizio anno avevo dei contatti aperti ma, con l’arrivo della pandemia, si è bloccato tutto. Non è detto che siano persi ma sarà comunque difficile mettere in piedi un programma. Speriamo di poter correre almeno un paio di gare. Rivedrei i campionati, sia come numero di gare che come costi, in modo da rendere il tutto più accessibile. Bisognerebbe spingere sul fattore della visibilità, aiutando organizzatori e concorrenti a valorizzare i propri sponsor. Azzardo un’ipotesi: nessuna gara di campionato maggiore ma tre per ogni zona e finale unica a Como. In questo modo i locali potrebbero confrontarsi con i big, a costi contenuti, e questo diventerebbe appetibile per gli sponsor”.

ARMANDO BETTA, PILOTA

“Prontissimo a ripartire, speriamo si possa tornare presto a correre. Sponsor? Se fosse per quelli non sarei ancora partito. Di sicuro le sponsorizzazioni aiutavano ma è scontato che, causa crisi economica, tutto sarà ridimensionato. Oggi ho comunque la possibilità di correre, nel bene o nel male, anche senza il sostegno degli sponsor. Devono essere imposte delle regole chiare, non che cambino ogni cinque minuti, e di buon senso. Non sta a noi, piloti intendo, dire cosa sia giusto o sbagliato fare perchè ci sono autorità preposte e gruppi di esperti chiamati a farlo. Il nostro compito è soltanto di rispettare le regole ma dobbiamo farlo tutti altrimenti non ha alcun senso ripartire”.

DANIELE CRISTOFARO, PILOTA

“La voglia di ripartire con le gare è tanta. Correre, per me, è un modo per smaltire lo stress e la stanchezza del lavoro. Non è ben chiaro che gare potrei affrontare ma quel che è certo è che voglio tornare presto al volante. Cercare sponsor ora sarà ancora più complesso di quanto lo fosse già prima. Fortunatamente sono in un team familiare, composto da papà e figlio, e sono abituato ad ottenere il massimo dalle poche risorse che abbiamo a disposizione. Il panorama è molto confuso, almeno per ora. Non si è ancora ben capito quando potremo tornare a correre e in che modo potremo farlo. La federazione dovrebbe essere chiara e precisa con noi piloti ma soprattutto con gli organizzatori delle gare. Da pilota mi auguro che questa situazione diventi una opportunità per snellire le procedure burocratiche ma, ancora di più, mi auguro che si possa mantenere ogni miglioria anche nel futuro”.

VENETO

LUCA SALGARO, PILOTA

Non sono assolutamente pronto a ripartire. Avendo una mia attività da gestire la sola priorità è far ripartire quella. Il mondo del lavoro deve essere l’unico sul quale concentrare gli sforzi oggi. Non ho idea, non avendo fatti i conti, se avrei la possibilità di correre ora. Sono propenso a rimandare tutto al 2021. Qualcosina ho a disposizione ma non ho il coraggio di andare a chiedere aiuto ad altre aziende che sono in difficoltà per la crisi economica. Se si fan avanti loro ben venga ma io, di certo, non busserò alla loro porta per quest’anno. Correre con mascherine, farsi i tamponi, gare a porte chiuse. Tutte soluzioni che ritengo siano inutili. Credo sia molto più intelligente cercare di aspettare la normalità, vivendo il 2021 come anno sabbatico per il motorsport, e concentrarsi su quelle che sono le vere priorità per la nostra vita quotidiana.

GIOVANNI TOFFANO, PILOTA

“Sempre pronto a ripartire, la passione non si è mai arrestata. Cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno. Si sono ipotizzati anche cambi di rotta che potrebbero dare una svolta all’intero movimento. C’è stato tempo per partecipare a dirette web molto interessanti, dando valore aggiunto alla conoscenza del nostro settore che non è mai abbastanza. Fortunatamente abbiamo sempre fatto delle valutazioni corrette e queste, ora, ci permettono di poter ripartire. Con gli sponsor dovrò rivedere alcune situazioni, sicuramente il periodo nel quale vive la nostra economia non è splendido, ma la fiducia non manca. In molti si sono attivati con tanta motivazione per riuscire a ripartire e sono certo che l’obiettivo sarà raggiunto. A circa metà annata non si possono avere molte pretese. Bisognerà sapersi accontentare, credo sarà la chiave, e sfruttare questa emergenza come opportunità per crescere”.

GIMMY MEDÈ, PILOTA

“La passione è tanta, credo che fare un paio di gare sia il sogno di tutti. A livello di budget non ho grossi problemi perchè avevo messo da parte una fetta di quello precedente. Gli sponsor non mancano quindi non ci sarebbero difficoltà per qualche gara nel 2020. Bisognerà capire, prima di tutto, la tipologia di gare sulla quale si orienterà la nostra federazione. Da quel momento si andrà ad analizzare il problema medico sportivo. Un rallysta vive di rally, in pista ci va ma non è la stessa cosa. Guardando al mio caso specifico sono talmente abituato a correre con un navigatore, che mi detta le note, che farei molta fatica ad affrontare gare in solitaria, penso alla velocità in salita o allo slalom. In ogni caso qualsiasi cosa la federazione deciderà di mettere in piedi io cercherò di dare il mio contributo, partecipando”..

MASSIMO FERRONATO, PILOTA

“Pronti a ripartire lo si è sempre se si ama veramente questo sport. Io, fortunatamente, sono tra quelli che la tuta ed il casco, per una volta, li ha indossati. Ho corso all’Adria Rally Show e credo che resterò tra i pochi fortunati che potranno dire di aver corso nel 2020, seppur in un format particolare rispetto a chi, come me, è sempre stato abituato a correre su e giù per le montagne, su strade strette e tortuose come sono le prove speciali tradizionali di un rally. Non ho grosse possibilità di correre ma, onestamente, non me le sto creando come facevo un po’ di anni fa. Adesso vivo i rally alla giornata, prima di tutto viene la famiglia ed il lavoro. Se resta lo spazio per fare qualche gara allora ne approfitto. Vedo poche idee ma ben confuse. Il nostro, secondo me, è uno sport che vive sul coinvolgimento del pubblico. Tutto quello che sognavo da bambino, stare vicino ai miei idoli e scattare una foto sulla loro vettura ad un riordino o ad un parco assistenza, verrebbe a mancare con le restrizioni del caso. Questo è il lato più negativo per i rally. Delle gare di una volta non c’è più nulla, la complicità che si creava tra concorrenti, e soltanto il contatto con il pubblico li rende ancora magici, dal mio punto di vista. Come facciamo noi piloti a raccontare le prime bugie su quanti secondi abbiamo preso in prova se non abbiamo nessuno con cui parlare? Ah si, è vero, ora ci sono i social”.

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Targa Florio in vendita: Aci la vuole per 4,3 milioni di euro

La Targa Florio in (s)vendita per ripianare parte delle perdite dell’Ac Palermo. Ora l’Aci la vuole per 4,3 milioni di euro. Infatti, l’ingegner Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia, ha avuto mandato dal Comitato Esecutivo Aci di offrire per conto dell’ente 4,3 milioni di euro per rilevare lo storico marchio della Targa Florio. Da dove arriva la cifra di 4 milioni e bruscolini? La società londinese fondata nel 1998 da Samuel Lowell Price (a cui la stessa Aci Palermo si è rivolta come consulente), la PricewaterhouseCoopers, ha valutato 6,2 milioni di euro la gara più antica del mondo. Valutazione che appare ingrata ai più, considerando la storia della competizione creata da Vincenzo Florio.

Cosa succederà adesso alla “Cursa”? C’è chi ha paura che – di per sé – il marchio Targa Florio potrebbe essere usato in qualunque parte d’Italia. In realtà non dovrebbe accadere una snaturazione del genere, ma solo un cambio di proprietà. Se la svendita della gara più antica del mondo venisse accettata, all’Aci Palermo resterebbero ancora 1,9 milioni di buco finanziario (in pratica, il debito dell’ente siciliano è di pari valore del marchio Targa Florio). E agli appassionati siciliani? Certamente resta il Rally Targa Florio e la storia. A chi l’Aci potrebbe affidare l’organizzazione della competizione al momento è solo ipotizzabile: Aci Sport Spa.

Ma come farà Aci Palermo a pagare i restanti 1,9 milioni di euro di debiti creati? Come garantire di non produrre altre perdite? Aci Palermo sottoscriverebbe con Aci (che in una gerarchia familiare è la “mamma” dell’Aci Palermo), nel caso di accettazione della proposta, un piano di rientro a rate per evitare il commissariamento (che non sarebbe il primo nella storia dell’ente). Una mazzata. La via più percorribile appare quella di una diluizione venticinquennale del debito prodotto ad oggi. In pratica, se la matematica non è un’opinione, in base alla quantificazione finale della voragine economica di Aci Palermo, si dovrebbero avere rate comprese tra i 75 mila e i 76 mila euro l’anno (6.300 euro al mese circa).

Il condizionale è d’obbligo visto che l’ultima parola, se vendere o svendere la Targa Florio, spetta all’Automobile Club palermitano. Quello che è ufficialmente certo è che il Comitato Esecutivo Aci, il massimo organo decisionale dell’ente romano, ha deliberato un forte interesse verso la gara e anche un’offerta. A gestire la situazione sarà direttamente il presidente dell’Automobile Club d’Italia su mandato del Comitato Esecutivo che scrive chiaramente: “Preso atto dell’informativa resa dal Presidente nel corso dell’odierna riunione in ordine alle trattative svolte con l’AC di Palermo sulla base del mandato conferitogli”. Quindi, la trattativa c’è già stata.

“Tenuto conto che, all’esito delle stesse, è stata raggiunta un’intesa di massima per la cessione del marchio all’ACI per un importo di 4,3 milioni di euro, da destinare al parziale ripianamento dell’indebitamento del Sodalizio nei confronti dell’Ente, allo stato pari a circa 6,2 milioni di euro; tenuto conto che l’operazione, in considerazione dell’elevato valore storico e culturale del marchio Targa Florio e delle prospettive di crescita della competizione sportiva, consentirebbe all’ACI di consolidare ulteriormente le proprie posizioni nell’ambito statutariamente presidiato dello sport automobilistico e di recuperare nel contempo gran parte del credito vantato nei confronti dell’AC di Palermo”. Quindi la cifra è stata concordata e ci sarebbe anche una prospettiva di rilancio per la gara, a parole.

La delibera Aci per l’acquisto della Targa Florio

“Vista la deliberazione adottata nella seduta del 20 settembre 2017, con la quale è stato conferito mandato al Presidente per verificare la sussistenza delle condizioni per l’eventuale acquisizione, da parte dell’ACI, del marchio Targa Florio, attualmente di proprietà dell’Automobile Club di Palermo, previa valutazione dello stesso a cura di una Società specializzata nel settore dei marchi e brevetti; preso atto dell’informativa al riguardo resa dal Presidente nella riunione del 1° aprile 2020; tenuto conto che, relativamente al marchio in parola, sono state predisposte due diverse perizie curate, rispettivamente, dalla Società Trevor Srl su incarico dell’ACI e da Price Waterhouse Coopers su incarico dell’AC di Palermo; preso atto che nella richiamata riunione del 1° aprile 2020 il Comitato Esecutivo, ritenuta la stima del marchio effettuata dalla Società Price Waterhouse Coopers maggiormente aderente all’effettivo valore dello stesso e considerati i significativi investimenti effettuati dall’ACI negli ultimi anni per l’organizzazione ed il rilancio della competizione sportiva, ha conferito mandato al Presidente per verificare l’esistenza dei presupposti per pervenire ad un accordo con il Sodalizio per l’acquisizione del marchio medesimo ad un prezzo orientativo pari ai due terzi del valore indicato nella citata perizia di stima; preso atto dell’informativa resa dal Presidente nel corso dell’odierna riunione in ordine alle trattative svolte con l’AC di Palermo sulla base del mandato conferitogli; tenuto conto che, all’esito delle stesse, è stata raggiunta un’intesa di massima per la cessione del marchio all’ACI per un importo di 4,3 milioni di euro, da destinare al parziale ripianamento dell’indebitamento del Sodalizio nei confronti dell’Ente, allo stato pari a circa 6,2 milioni di euro; tenuto conto che l’operazione, in considerazione dell’elevato valore storico e culturale del marchio Targa Florio e delle prospettive di crescita della competizione sportiva, consentirebbe all’ACI di consolidare ulteriormente le proprie posizioni nell’ambito statutariamente presidiato dello sport automobilistico e di recuperare nel contempo gran parte del credito vantato nei confronti dell’AC di Palermo; considerato che la stessa operazione può concorrere favorevolmente, nel quadro del vincolo federativo esistente con l’ACI, al progressivo riequilibrio della gestione dell’Automobile Club e al mantenimento di un efficace presidio sul territorio di riferimento; tenuto conto che, ai fini della eventuale definizione dell’operazione stessa, si rende necessario procedere alla formalizzazione nei confronti del Sodalizio di una proposta di acquisto per l’importo sopra indicato; ritenuto di subordinare detta proposta alle seguenti condizioni di efficacia: 1) deliberazione e presentazione da parte dell’AC di un piano di rientro, di durata massima venticinquennale, dell’indebitamento che residuerebbe verso Ente in caso di perfezionamento dell’operazione ed approvazione del piano stesso da parte del Comitato Esecutivo; 2) rilascio dell’autorizzazione del Consiglio Generale all’acquisto del marchio da parte di ACI; ravvisata inoltre l’esigenza che l’Automobile Club di Palermo proceda quanto prima alla definizione di un piano di rilancio delle proprie attività istituzionali, allo scopo di giungere, in concomitanza con detta operazione, allo stabile riequilibrio della propria gestione; approva le linee di massima dell’operazione di acquisto in parola e conferisce mandato al Presidente per la formalizzazione nei confronti dell’Automobile Club di Palermo, avvalendosi del supporto legale dell’Avvocatura dell’Ente, di una proposta di acquisto del marchio “Targa Florio”, di proprietà dello stesso AC, nei termini e alle condizioni indicate in premessa”.