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Giovanni Scarpari, il terrore delle Poste di Rovigo

Noto ai più come Fotosport, Giovanni Scarpari traccia insieme a noi un bilancio dell’evoluzione della fotografia sportiva, comunicativa e commerciale, dal mitico e indimenticabile rullino alla digitalizzazione, con in supporto la potenza di internet.

Giocare in casa può sembrare facile, ma dipende dall’argomento. Giovanni Scarpari è uno dei “nostri” dai primi numeri, ma è anche (e in questo caso soprattutto) un decano della fotografia sportiva e, in particolare, nei rally. Un maestro umile, di quelli sempre in prima linea, appassionatissimo ai limiti della nostalgia, simpatico, social e ironico. Fotoreporter professionista, è oggi alla soglia dei quarant’anni di attività.

Ha iniziato come tutti i grandi fotografi con il rullino fotografico e con le macchine professionali che però non perdonavano alcun errore e non concedevano, in termini di tempo, la seconda possibilità. Fondatore di Fotosport, ha visto cambiare radicalmente il mondo della fotografia a metà carriera e l’ha visto trasformarsi ed evolversi fino alla completa digitalizzazione. Contestualmente ha vissuto i grandi cambiamenti epocali dei rally, dal periodo d’oro ad oggi.

Un cuore che, da sempre, ha battuto per due passioni, quella per i rally e quella per la fotografia, unitesi poi nel 1983 in un solo nome: Fotosport…

“Figlio e fratello di appassionati piloti gentlemen non potevo essere immune dal virus automobilistico. Appena compiuti i 21 anni, allora si diventava maggiorenni a quell’età, ho staccato la licenza e nel 1972 ho iniziato la mia avventura come pilota nei rally. Un’avventura che è durata sino al 1983, quando ho deciso di appendere il casco al chiodo. Essendo sempre stato un appassionato di fotografia ho intrapreso una nuova strada, diventando un fotografo sportivo specializzato, continuando a coltivare il mio amore per il mondo dei rally”.

Un’avventura iniziata al Rally del Carnevale del 1983…

“Si, ricordo bene quella mia prima gara da fotografo professionista. Il Rally del Carnevale del 1983 fu una gara abbastanza sfortunata, sospesa a metà per un’incredibile nevicata. Ritornare a casa dalla Versilia, in piena notte, su autostrade deserte e con gomme finite. Un debutto… coi fiocchi”.

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