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Luigi Tabaton e la Grifone: uomini irripetibili

Una storia che appartiene ad un’epoca irripetibile dei rally, quella della Scuderia Grifone. Accadde che nei primi anni Cinquanta. Luigi Tabaton era uno dei tanti piloti che si cimentava nelle gare di regolarità e in salita, iscritto alla scuderia milanese Jolly Club per avere qualche aiuto e agevolazione. Ma quando cominciò a raccogliere i primi successi, alla guida della sua Giulietta, decise che era il momento di associarsi ad un gruppo della sua città, Genova, con quella Scuderia Grifone che era stata fondata nel 1958.

L’esperienza al Jolly, che ironia della sorte divenne la sua più grande antagonista negli anni Settanta e Ottanta, era stata utile per capire come impostare e gestire un’organizzazione che doveva aiutare a crescere giovani talenti. Fondamentale fu un rapporto privilegiato e di estrema fiducia con la Lancia a Torino e in particolare con Cesare Fiorio.

Il dottor Luigi Tabaton divenne così ben presto il socio più attivo della Grifone, dimostrando oltre che grande fiuto nel trovare i piloti anche ottime doti manageriali. Non sentiva il peso degli anni neppure dopo che aveva superato i 70. Questo era il dottor Luigi Tabaton, che nel 1995 dopo un faticoso Rally della Lana, partì direttamente per la Nuova Zelanda e finita la corsa, da lì, volò fino a Madeira. Un giro del mondo senza passare da casa. Perché la sua casa era la Grifone.

A chi gli chiedeva che ruolo avesse nella scuderia rispondeva “sono il suo cuore”. Un vero talent scout, molto attento non soltanto alla velocità dei piloti, ma anche al loro stile e al comportamento, i suoi pupilli furono prima Franco Patria e poi Mauro Pregliasco e ancora Attilio Bettega, ma non dimentichiamo che dalla Grifone sono passati Pelganta, Capone, Cunico, Aghini, Navarra, Longhi, Fassina e Vudafieri. Per loro fu come correre da professionisti e alcuni poi passarono a squadre ufficiali.

In un’epoca più recente, quando la squadra divenne un’emanazione del Toyota Team Europe, hanno corso per la scuderia genovese Kankkunen, Auriol, Gronholm, Martin e Rovanpera. E non dimentichiamo che le prime due gare con una WRC nel Mondiale per un certo Loeb, furono proprio con una Corolla gestita dalla team genovese, il Tour de Corse e il rally di Sanremo. Anche nei periodi di maggior successo lo stile della Grifone rimaneva sobrio ed efficace, senza sfarzi e frivolezze, il dottor Luigi una volta disse: “Da buon genovese non ho perso il vizio di risparmiare”.

Il battesimo di Mauro Pregliasco

“La mia carriera agonistica ebbe inizio nel 1969 con le corse in salita. Avevo una Fiat 850 sport coupé e vincevo regolarmente la mia classe davanti alle più competitive Mini Cooper. A una Savona-Cadibona sentii il mitico dottor Tabaton, accanto alla mia macchina, commentare con sorpresa le mie prestazioni. Ma ero talmente timido che neanche mi presentai”.

“Dopo 6 mesi lo conobbi a Genova e capii che aveva simpatia e stima per me, al punto che mi offrì di fare una gara con la sua Fulvia HF. Alla Coppa Colline di Pistoia vinsi la classe e quando l’indomani glielo comunicai non era neanche stupito perché, mi disse, era già convinto delle mie doti. Andammo a Torino al Reparto Corse Lancia, mi presentò a Cesare Fiorio e salimmo al quindicesimo piano del grattacielo Lancia nell’ufficio del padre, Sandro Fiorio, che era il responsabile delle pubbliche relazioni dell’azienda”.

“Il mio sogno si stava realizzando, perché firmai un contratto per guidare una Fulvia preparata da Maglioli. Ero entrato a far parte della Scuderia Grifone, che poi mi permise di diventare pilota professionista. Il mio rapporto con il dottor Luigi non era soltanto di grande devozione, perché lui era anche molto prodigo di consigli tecnici, era stato un ottimo pilota e ho imparato molto da lui, aveva molto stile nella guida e rispettava molto la macchina”.

Sempre nell’ottica di ricercare nuovi talenti, il dottor Tabaton credette subito nei progetti promozionali di Fiat: il Campionato Formula Abarth e il Trofeo A112. Nel primo, che si svolgeva in pista, l’alfiere della scuderia genovese era niente di meno che Emanuele Pirro, che vinse il titolo e iniziò una prestigiosa carriera che lo portò in F1. Quasi contemporaneamente partì il Trofeo A112, in questo contesto che diventò una moda e un nuovo modo di correre, la Grifone ebbe da subito i suoi piloti ai quali affidò le proprie vetture. Tra questi il primo vincitore, colui che poi divenne il simbolo del Trofeo, Attilio Bettega.

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Torna la Scuderia del Grifone, in stand by dal 2009

Torna in vita la Scuderia del Grifone. Nata nel 1958 e messa in stand-by nel 2009 dall’allora presidente Fabrizio Tabaton, riportata agli onori della cronaca a fine 2015, per opera del compianto Silvano Chiesa e di Sergio Delfino, quando andò ad integrare la struttura del Veteran Car Club Ligure (Vccl), il glorioso sodalizio genovese tornerà ad essere indipendente e a far parlare di sé dal prossimo febbraio.

A riportarla in vita sono stati Sergio Delfino, Gianni Chiesa, il figlio di Silvano, il preparatore Mauro Ambrogi, sua figlia Marianna e il gentleman driver Alberto Bonamini che costituiranno il nuovo Consiglio direttivo di cui Sergio Delfino sarà Presidente. Almeno inizialmente, l’attività della rinata Scuderia del Grifone sarà concentrata sulle autostoriche.

Sotto il Segno dei Rally 2: racconti di Beppe Donazzan

La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola.

E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti.

E poi ancora, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin.

Ma anche: Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini.

Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally 1 e Sotto il Segno dei Rally 2 in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani. Li trovi su Storie di Rally con una semplice ricerca. Di seguito ne pubblico uno molto divertente.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: “Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora.

Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto.

Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle.

Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto.

A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa.

Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia.

Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza.

Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982.

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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I miei primi 40 anni: il libro sul Rally 1000 Miglia

Un appassionato di rally italiani non può prescindere da questo libro. Rally 1000 Miglia: da 40 anni una storia che continua a correre è il titolo dell’opera edita nel 2016 da Promos Edizioni per celebrare i quarant’anni del Rally 1000 Miglia. Nell’opera è raccontata in dettaglio la storia della gara bresciana dal 1977 al 2015, corredata da oltre seicento immagini di un rally mitico che nel suo albo d’oro annovera i migliori interpreti del rallismo italiano degli ultimi quarant’anni.

Scritto a quattro mani da Gianni Parolini e Aldo Malchiodi, due che non hanno bisogno di presentazioni, il volume è una meravigliosa passeggiata nella storia del rally. Si comincia con l’equipaggio vincitore della prima edizione del 1977, Pasetti-Pirollo con la Fiat 131 Abarth Rally, e si prosegue con i più bei nomi dei rally italiani: Nick Busseni, Fabrizio Tabaton, Dario Cerrato, Franco Cunico, Piero Liatti, Piero Longhi, Paolo Andreucci, Renato Travaglia e avanti così fino a Luca Pedersoli e Anna Tomasi vincitori dell’edizione 2016.

Parolini e Malchiodi – oltre a quelli che hanno letto il libro, corso nella gara della Leonessa, o anche solo fatto da spettatori nel periodo d’oro dei rally – lo sanno bene. Non basta dire che il “Rally 1000 Miglia è un evento rallystico che si disputa dal 1977, organizzato dall’Automobile Club di Brescia”. Non c’è miglior modo della testimonianza diretta per descrivere con sentimento la corsa che si disputa sulle tortuose strade asfaltate tra le montagne della provincia di Brescia.

Questo ragionamento va al di là di qualunque validità che la federazione italiana decida di assegnare al rally: Campionato Italiano WRC, Campionato Italiano Rally, Campionato Europeo Rally. Diciamocelo, almeno fra me e te: una gara che si disputa da quarant’anni anni deve essere festeggiata degnamente, e il libro che vi suggerisco oggi è nato proprio con questo intento.

la scheda

RALLY 1000 MIGLIA

Autori: Gianni Parolini, Aldo Malchiodi

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 344

Immagini: oltre 600 a colori e in bianco e nero

Formato: 24 x 33 centimetri

Editore: Promos Edizioni

Prezzo: 50 euro