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Epic Rally Tribe: il futuro in diretta con Lorenzo Tinozzi

Stare a casa ai tempi del coronavirus e coltivare la passione dei rally, quella sana, goliardica, che si tiene lontano dalle polemiche e pensa a stuzzicare la passione in un momento fondamentale in cui, il Governo, per ragioni di emergenza sanitaria, ci ha chiuso in casa. In tanti sul web si sono improvvisati giornalisti, conduttori, intervistatori, show man e chi più ne ha più ne metta. Tantissime le programmazioni a qualunque ora del giorno su Facebook. Altrettanti i fiaschi totali (assenza di pubblico) o parziali (abbandono della diretta entro metà trasmissione). Anche questa volta non è stato così per Epic Rally Tribe, un gruppo di appassionati che non ha bisogno di presentazioni.

Lorenzo Tinozzi e compagni fanno compagnia in gara e su Facebook, promuovendo i storia e tradizione dei rally. Ma da quando il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha vietato le libertà individuali, la programmazione di Epic Rally Tribe ha messo il turbo, facendo confluire sulla propria pagina Facebook il fiume di passione che lo contraddistingue. E la risposta affettiva non si è fatta attendere: i contagiri delle loro dirette sono schizzati a 13.000 giri. Sicuramente, in un mondo che corre dietro l’audience, esisteranno iniziative che avranno avuto maggiore successo, ma per noi questa è l’occasione per conoscere un movimento di appassionati che è sempre in prova speciale, che raduna persone, italiani e stranieri. Insomma, un gruppo che, ormai, fa parte dei rally.

Epic Rally Tribe nasce per mano di Tinozzi, uomo di marketing nella vita di tutti i giorni, ma appassionato di rally sin dalla nascita. Nato a Perugia, classe 1978, “ho avuto la fortuna di vedere dal vivo Gilles Villeneuve nelle qualifiche di Imola 1982 e quelle immagini sono i miei primi ricordi inerenti il mondo del corse – racconta Lorenzo -. Con papà abbiamo girato per anni negli autodromi di tutta Italia ed abbiamo avuto la fortuna di avere il Sanremo vicino casa tra il 1990 ed il 1996. A diciannove anni, ho deciso che i rally erano il mio mondo e con un amico di Gubbio ho visto il mio primo Monte-Carlo, era il 1998 e da allora non ho saltato una edizione. Nello stesso anno ho iniziato a lavorare come venditore di auto ed ho fatto questo per vent’anni”.

È nato prima l’uovo o la gallina? È nato prima un progetto denominato Epic Rally Tribe o una serie di fattori e coincidenze hanno fatto nascere un gruppo di persone che da un lustro si identifica sotto questa “bandiera”?

“Ho visto che ogni volta che andavo in prova speciale tornavo a casa con nuovi amici e tutti quanti avevamo una visione comune e romantica di questo fantastico mondo dei rally. Quindi a metà degli anni 2000 ho iniziato a pensare nella mia testa ad un progetto che mettesse al centro i valori sociali ed aggregativi della specialità e che potesse riunire il popolo del rally sotto un unica bandiera, come fosse una Tribù. Poi al San Marino 2014, grazie al Forum di Rallylink, decidemmo di ritrovarci con alcune persone con cui eravamo amici solo nella vita virtuale. E proprio in quella occasione, raccontando storie ed aneddoti di Rally, ci rendemmo conto di essere stati tutti insieme al Valtiberina 2010, nella stessa curva e di aver parlato tutta la mattina. Una coincidenza troppo forte per non far nascere qualcosa. Ci scambiammo i numeri di telefono e venni aggiunto da “W la terra” nel loro gruppo WhatsApp. Ancora ho i numeri salvati con il nick name del forum che per qualcuno è ormai diventato un soprannome. Decisive furono le chiacchierate con Vito, Alessandro Tarsi e Marco Tordi. Con Marco non passa giorno dove non ci sentiamo e ci confrontiamo su tutto ed è un piacere farlo perché ho trovato un amico vero”.

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