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Claudio Arzà e David Castiglioni padroni del Ciocchetto

Claudio Arzà, con l’esperto David Castiglioni alle note, a bordo di una Skoda Fabia R5, sì è imposto, dominando, una edizione bagnatissima e difficile de Il Ciocchetto Event, tradizionale e natalizia chiusura di stagione rallystica nazionale. Preso il comando già sulla seconda prova speciale della prima tappa, il pilota spezzino ha costantemente incrementato il suo vantaggio, fino al traguardo finale. Impresa non di poco rilievo, per Arzà che, buon conoscitore del percorso della gara, debuttava con una “errecinque” su queste speciali.

“Sono felice di questa vittoria – dichiarava alla fine Claudio Arzà – la mia terza stagionale dopo Piancavallo nazionale e Pomarance. Ma soprattutto perché mi piace il Ciocchetto Event, cui ho partecipato fin dal 2013 e che ho vinto alla prima volta con una macchina da assoluto. Una gara che per me è un onore avere vinto, affiancando il mio nome, nell’Albo d’Oro, a quello di tanti, importanti campioni”. Al suo fianco, un emozionato David Castiglioni, navigatore di lungo corso, si è aggiudicato l’ambito Trofeo alla memoria di Maurizio Perissinot, consegnatogli da Serena Perissinot – figlia dell’indimenticabile “Icio” – come sempre presente al Ciocchetto, gara “inventata” da suo papà.

Al termine di una prima tappa che ha visto Paolo Andreucci commettere alcune imprecisioni, mentre affinava il set up della sua Peugeot 208 T16 R5 per l’asfalto, dopo una stagione disputata nel Campionato Italiano Terra, si attendeva la reazione dell’undici volte campione italiano rally, tornato in coppia con Anna Andreussi, nella seconda tappa. Che in realtà non è riuscito a spremere il massimo dalla sua vettura, ancora non perfetta per gli asfalti del Ciocchetto, conquistando comunque il secondo posto finale.

A completare il podio del Ciocchetto 2019 è andato un soddisfattissimo Gianluca Tosi, con Del Barba alle note, con la Skoda Fabia R5. Il pilota reggiano, al suo debutto assoluto a Il Ciocchetto Event, ha disputato una gara veloce e senza errori, in un percorso e in condizioni difficili, dove l’avere già corso conta moltissimo.

Le condizioni meteo, con tanta pioggia e poca aderenza, hanno permesso al giovane fiorentino Tommaso Ciuffi, sempre in coppia con Nicolò Gonella, di battagliare per le prime posizioni, pur con le sole due ruote motrici della Peugeot 208 R2. Il neo-campione italiano rally Due Ruote Motrici 2019 ha messo in mostra tutto il suo repertorio di guida velocissima e precisa, fino a che un guasto meccanico non ha fermato la sua corsa nell’ultima prova speciale, a due chilometri dal traguardo finale.

Una seconda tappa con meno errori di guida ed un feeling con la Skoda Fabia R5 migliorato hanno permesso al pilota elbano Andrea Volpi, con Adriani a fianco, di risalire un po’ in classifica, con il Ciocchetto Event chiuso ad un buon quarto posto, e di divertirsi di più a guidare nella seconda giornata.

Difficilmente poteva fare meglio di quanto è riuscito a fare – quinto assoluto – Luca Panzani – con Pinelli – che ha dovuto sopperire con gomme stampo intagliate alla mancanza della misura di gomme “rain” per la sua Renault Clio R3. E qualche ottimo tempo in prova speciale conferma le doti intatte del pilota lucchese, che è riuscito, nel finale di gara, a mantenere la posizione davanti al padrone di casa Andrea Marcucci, con Richard Gonnella alle note, al debutto sulle sue strade con la Skoda Fabia R5, di cui si è detto entusiasta.

Settimo assoluto ed erede del primato tra le piccole R2B, dopo il ritiro di Ciuffi, Cristian Del Castello, in coppia con Marsha Zanet, festeggia una ottima prestazione alle prime gare con la Peugeot 208.

Tanti like, ben 476, sulla pagina Facebook Cioccorally.it, hanno decretato la Peugeot 106 n.36 dell’equipaggio Facchin-Zanetti come la più bella per la livrea natalizia e a loro va, in premio, l’iscrizione gratuita al Ciocchetto Event 2020.

Altro particolare riconoscimento quello dell’Università del Tornante, che va a premiare l’equipaggio n.41 Stefano Martinelli-Valentino Morelli che, con la loro Suzuki Swift R1 sono stati giudicati gli autori del miglior passaggio sul tornante della garitta della prova speciale n. 9.

“E’ stato un Ciocchetto Event corso in condizioni meteo davvero complicate. – commenta alla fine Valerio Barsella, dal ponte di comando del rally natalizio – Oltre ai complimenti a tutti gli equipaggi che hanno dato vita ad una gara bella e avvincente, su un percorso reso arduo dal meteo, vorrei inviare un pubblico e sentitissimo ringraziamento ai Commissari di Percorso, ai Cronometristi e a tutto il personale che ha operato sul percorso, per la riuscita della manifestazione. Il loro lavoro, già difficile, è stato reso estenuante da una pioggia forte e incessante, ma nessuno si è tirato indietro. Grazie di cuore davvero a tutti!”

David Castiglioni si racconta a Radio Rally

“Sono arrivato a 500 gare e, da quel momento, ho smesso di contarle”. La quinta puntata di Radio Rally inizia così, con David Castiglioni entusiasta del ruolo di recordman e delle nuova veste di papà. Anzi, di “babbo”, come usa dire in Toscana. A pochi metri da lui, dietro la telecamera, Matias e Marisol assistono alla chiacchierata in religioso silenzio, salvo poi esprimere eccitazione quando viene toccato l’argomento Rally di Roma Capitale, teatro che ha visto il copilota lucchese dettare le note a Paolo Andreucci. Con il pluridecorato campione garfagnino, David Castiglioni aveva vinto – nel 1994 – il Campionato Italiano 2 litri. La vettura, la Clio Williams dell’Autorel, fa sfoggio in una manciata di fotografie, rispolverate per l’occasione.

La chiamata di “Ucci”, il bagaglio professionale, la vita quotidiana, gli amici… C’è tutto in questa bella chiacchierata con uno degli esponenti del sedile destro: un tuffo in un mondo dove la gavetta, quella vera, ha garantito chiamate su sedili “pesanti” ed amicizie durature. Dagli esordi, anno 1993, sulla Peugeot 309 condivisa alla seconda gara in carriera con Paolo Andreucci al legame instaurato con piloti al centro di programmazioni di alto livello. David Castiglioni, 500 gare all’attivo, si racconta davanti ai microfoni di “RS e oltre” regalando agli spettatori una golosa anteprima: il suo 2019 sarà al fianco di uno dei migliori interpreti del panorama rallistico giovanile.

Un confronto schietto dal quale emerge l’alto profilo di quello che, in Toscana, definiscono un “anti personaggio”. “Il 2019? Negli ultimi anni non sono stato molto fortunato con le programmazioni, per questo non sto lasciando niente al caso” . La stagione prenderà il via sulle strade del Ciocco, orfane da questa stagione di Paolo Andreucci. “Mi spiacerebbe anche dell’assenza di Scandola, spero che a breve possa smuoversi qualcosa. Sarebbe un vero peccato altrimenti”. Venti minuti che fanno leva sull’emozione, elemento distintivo di una puntata da non perdere.

Caso Catelani-Bertoneri: l’ombra della prescrizione dietro la condanna

Undici condanne, formulate nella sentenza di primo grado. Le cronache di mercoledì 5 dicembre, tra Lucca e dintorni, hanno raccontato questo. A fare da cassa di risonanza anche le testate sportive nazionali, sul “chi va là” da quel tragico 22 luglio 2012, ovvero dalla terribile notte che ha portato morte sulle strade del Rally Coppa Città di Lucca. Su quei fondi, in una sinistra lenta disegnata dal tempo a Sant’Ilario di Brancoli, hanno perso la vita Valerio Catelani e Daniela “Gazzé” Bertoneri, nella loro Peugeot 207 Super 2000 avvolta dalle fiamme e ridotta ad una carcassa di lamiere annerite.

Undici nomi, tirati in ballo dal giudice Stefano Billet, per omicidio colposo ed omissione di soccorso a pesare come macigni in un contesto che mai nessuno avrebbe potuto immaginare al cospetto di un’aula di tribunale. Un anno e due mesi a Giuseppe Iacomini, Davide Cozzani, Iacopo Giannecchini e David Castiglioni, conduttori ai quali è stata imputata la colpa di non essersi fermati a soccorrere l’equipaggio. Un anno di reclusione, invece, inflitto a responsabile della sicurezza della gara ed ai membri presenti nelle vetture apripista. Una pena che ha posto al centro della questione il famoso muretto, quello “buttato giù” nel passaggio precedente e che non era stato segnalato prima dello start della “piesse” fatale. Dodici mesi accostati al responsabile della sicurezza Mauro Scarpellini ed a chi, in quella notte, si trovava sul sedile delle vetture che avevano dato il “via libera” al confronto su Brancoli: Massimo Simi, Bruno Togni, Luca Gelli, Gianluca Simonetti, Luca Ciucci e Danilo Meazzini.

Coppa Città di Lucca: una ferita aperta ancora oggi

Per molti era una “sinistra due”, a circa cinquecento metri dall’intermedio. Una curva lenta, non proprio impegnativa, che aveva portato ad ipotizzare un malore del pilota. Fin dalle prime ore – seppur in stato di shock – il mondo dei rally aveva cercato di dare una spiegazione alla tragedia, senza trovare risposta. La logica, poi, ha avuto il sopravvento. Una concatenazione di cause tirata in ballo per rendere leggermente più chiara la dinamica, con il fuoco alimentato da quella che – una volta – era una vecchia carbonaia e che, nei giorni antecedenti la gara, aveva offerto a rami e sterpaglie buon ricovero a seguito della messa a punto della speciale. Una trappola mortale, dove il fuoco è stato alimentato da un condotto di areazione, diventato negli anni uno scolo per l’acqua piovana ma che, purtroppo, in quella tragica notte è tornato a svolgere il compito per il quale era stato ideato in origine.

Sei mesi più tardi, però, la visione degli “on board camera” avrebbe smentito le ipotesi iniziali, puntando il dito contro quel muretto che, stando alle prime ricostruzioni, era stato impattato proprio dalla Peugeot 207 Super2000 di Catelani. Ne viene appurata l’assenza fin dalle fasi finali del passaggio precedente, urtato da un concorrente e diventato per gli accusati del “filone” dell’omicidio colposo un particolare decisivo nell’evolversi del processo. Le stesse “cameracar” avrebbero garantito a Cristiano Matteucci (pilota di David Castiglioni) e Federico Mazzanti (copilota di Iacopo Giannecchini) l’archiviazione delle proprie posizioni.

Tragedia Catelani-Bertoneri: quali conseguenze per i condannati

Un percorso fatto di indagini, deposizioni e, oggi, di una prima sentenza. La lettura del dispositivo di primo grado ha messo a nudo un ambiente apparso ancora più vulnerabile, colto alla sprovvista e messo con le spalle al muro di fronte a responsabilità che potrebbero portare ad una presa di coscienza diversa nell’approccio alla disciplina. Ma quali saranno le reali conseguenze per i condannati? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Cerrai, copilota dal curriculum invidiabile ma, soprattutto, avvocato di lungo corso che ha seguito con attenzione l’evolversi del primo grande processo al mondo dei rally.

“Per poter esprimere compiute valutazioni sulla portata delle condanne pronunciate ieri dal Giudice Billet del Tribunale di Lucca sarà necessario attendere le motivazioni, che dovrebbero essere depositate entro novanta giorni – il commento dell’avvocato Massimiliano Cerrai del collegio di difesa della Proracing, proprietaria della Peugeot 207 coinvolta nel sinistro e parte civile del giudizio –. Ritengo che la sentenza sarà comunque impugnata in appello e che i reati contestati, sia l’omicidio colposo che l’omissione di soccorso, con buona probabilità cadranno in prescrizione prima dell’esaurimento dei tre gradi di giudizio. Ciò non toglie che l’accertamento penale possa essere fatto valere dalle parti lese in sede civile per il risarcimento del danno sofferto. Questa è una sentenza che comunque deve fare riflettere l’intero ambiente; organizzare e correre comporta inevitabilmente l’assunzione di importanti responsabilità, cosa che – purtroppo – talvolta non tenuta in debito conto”.

Tre mesi per prendere atto delle motivazioni. Tre mesi che, molto probabilmente, vedranno l’intero lotto di condannati ricorrere in appello per mettere la parola fine su una delle pagine più brutte del rallysmo. E si presti molta attenzione a quanto ventilato dall’avvocato Cerrai: l’accertamento penale può essere fatto valere dalle parti lese in sede civile per il risarcimento del danno sofferto. Tradotto in parole povere significa che se eventuali responsabili potrebbero beneficiare della prescriscione dei termini del reato, anomalia tutta italiana, non ci si potrà esimere dal dover pagare alle famiglie eventuali danni, che a spanne superano abbondantemente i 300 mila euro. Siamo sicuri che le assicurazioni pagheranno per tutti? Anzi, siamo sicuri che pagheranno?

Guarda il video commemorativo su Catelani e la Bertoneri