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Marquito Bulacia al via del Rally Adriatico accende la sfida

Al via del Rally dell’Adriatico, prova di Campionato Italiano Rally Terra e del Challenge Raceday Ronde Terra, ci sarà anche il giovanissimo pilota sudamericano su cui Meteco Corse ha scommesso per il 2020. Il simpaticissimo Marquito Bulacia transiterà sulla pedana di partenza con la potente Skoda Fabia R5 della Free Rally Team, con cui ha già dimostrato di essere davvero veloce e competitivo, e con gli adesivi di RS e oltre.

La squadra di Marquito Bulacia sta ultimando la preparazione dell’auto con cui, senza false modestie, si punta a giocarsela fino in fondo per un posto importante e… perché no? Giocarsela fino in fondo anche per un titolo che non sembra poi così irraggiungibile. La certezza è che se il CIRT 2019 ha parlato francese – quest’anno Consanni ha deciso di non correre più in Italia – nel 2020 si corre il rischio di aver un CIRT che parli spagnolo. Con influenze lombardo-piemontesi.

A conferma ulteriore, se servisse, di quanto i giovani italiani vadano d’accordo con i rally su terra…

Fase 3: rally a porte aperte, ma per mille persone a PS

È una delle scelte più logiche e razionali legate allo stato di emergenza epidemiologica, almeno all’apparenza. L’ha compiuta il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, aprendo parzialmente al pubblico negli eventi sportivi che si disputano all’aperto, compresi i rally, il rallycross, le cronoscalate, gli slalom, eccetera… Quantomeno per mettere fine ad una situazione imbarazzante e al limite dell’ipocrisia, l’automobilismo esce dalla Fase 2 a porte chiuse, anche se ufficialmente molti organizzatori hanno già dovuto rinunciare al pubblico, come ad esempio quelli del Rally Italia Sardegna, nonostante i rally si svolgano a porte aperte perché su strade pubbliche. Si può andare a vedere i rally da spettatori, senza dover cercare funghi. È ufficiale.

La riapertura agli spettatori è parziale e questo implica il rispetto di alcune regole, tra cui un massimo di mille persone a prova speciale. Apprezzabile, comunque, aver messo un limite ragionevole. Si spera anche sia solo un primo passo verso una riapertura generalizzata e totale, ma si teme che in realtà questa Fase 3 avrà una lunga durata. “Tutte le competizioni sportive che si terranno all’aperto e che rispetteranno scrupolosamente le regole previste in merito al distanziamento, mascherine e prenotazione di eventuali posti a sedere potranno avere pubblico”. L’ha messa giù così il ministro dello Sport. Con molta semplicità, anche perché sa che ogni specialità sportiva ha esigenze differenti.

“Nelle prossime ore verrà ufficializzata la decisione – le parole del ministro nell’annunciare l’apertura contingentata al pubblico negli eventi sportivi outdoor -, ma desidero sin da subito ringraziare il ministro Speranza per la collaborazione e il Comitato Tecnico scientifico per aver tempestivamente programmato l’audizione che ho richiesto. Dal confronto con i rappresentanti dei miei uffici, sono emerse le condizioni per un ulteriore approfondimento delle questioni riguardanti il mondo sportivo e per la condivisione del nostro punto di vista in merito all’esigenza di non differenziare tra eventi culturali ed eventi sportivi”.

“Auspico il più rapido compimento di tutte le azioni necessarie per rendere immediatamente applicabile quanto deciso”, ha concluso Spadafora. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, rispondendo a chi gli chiede della decisione del Governo di riaprire anche gli impianti sportivi al pubblico, seppur solo per mille persone, afferma: “Serve tempo, mi sembra che lo abbiamo sempre sostenuto. Ci si augura che ci siano segnali positivi il prima possibile. Poi le dinamiche organizzative spettano a chi ha la responsabilità”.

Non resta che attendere le comunicazioni di Aci Sport per conoscere bene i termini di queste nuove disposizioni, sperando che il tutto possa essere condensato in poche pagine come riescono a fare in Francia e non in più di ottanta pagine come per il piano attualmente in vigore…

Caso Paolo Andreucci: scoperta la causa

A inizio settimana a San Marino si è aperto il garage in cui era custodita la Citroen C3 R5 del team PRT dopo la squalifica al termine del Rally di San Marino che se confermata priverebbe Paolo Andreucci del terzo posto finale e quindi del primato in classifica generale.

Come noto la vettura non si era spenta “tappando” l’accesso dell’aria al motore attraverso la flangia da 32 mm, verificata come regolare. Il team aveva da subito ipotizzato che il mancato spegnimento fosse dovuto all’ingresso accidentale di aria da un altro punto dell’aspirazione. E a quanto ci risulta la cosa è stata confermata.

L’origine sarebbe una guarnizione del turbo che si è staccata (e pare addirittura ritrovata sulla slitta motore): ciò avrebbe permesso l’ingresso di un minimo di aria, ininfluente sulle prestazioni ma tale da consentire al motore di restare in moto. Ripristinata la guarnizione, la vettura si sarebbe regolarmente spenta.

Visto le nuove normative FIA, che differenziano i provvedimenti secondo tre fasce di gravità, a questo punto è ipotizzabile la revoca della massima punizione. Decisione prima di fine mese in tempo perché prima dell’Adriatico, prossimo appuntamento del CIRT, tutto sia chiarito.

Classifiche CIRT a confronto

Senza squalifica Andreucci

1. Andreucci 25 punti, 2. Campedelli 24, 3. Ceccoli 16, 4. Costenaro e Bulacia 15.

Con la squalifica Andreucci

1. Campedelli 24 punti, 2. Ceccoli 18, 3. Costenaro 16, 4. Andreucci e Bulacia 15.