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Damiano De Tommaso, Michele Ferrara (Peugeot 208 R2 #72, FPF Sport)

Definito il calendario gare del Campionato Italiano Rally 2019

L’1 dicembre 2018 Aci Sport ha ratificato ufficilmente il calendario della prossima stagione, che avevamo già avuto modo di anticipare. La riunione che ha portato alla definizione delle date del Cir si è svolta nella sede dell’Automobile Club d’Italia a Roma. Sono state confermate le otto gare del Campionato Italiano Rally, che inizierà a marzo a si concluderà a novembre, con due gare su terra.

Calendario gare Cir 2019

22 – 24 marzo 42° Rally Il Ciocco e Valle del Serchio

12 – 14 aprile 66° Rallye Sanremo

9 – 12 maggio 103^ Targa Florio

14 – 16 giugno Rally Italia Sardegna 2019 (Terra)

19 – 21 luglio Rally Roma Capitale e 41° Rally di Pico

30 – 31 agosto 55° Rally del Friuli Venezia Giulia

10 – 12 ottobre 37° Rally 2 Valli

22 – 24 novembre 10° Tuscan Rewind (Terra)

Campionati Italiano Rally 2019

Campionati Italiani Rally: cosa cambia l’anno prossimo

Ecco in anteprima lo schema di quelle che sarnno le validità delle gare che faranno parte delle serie tricolore rally nel 2019. Infatti, la Giunta sportiva del 6 dicembre 2018 ha definito le basi per la stagione 2019 dei Campionati Italiani Rally. Il format del Cir 2019 si svilupperà su otto gare, che metteranno a disposizione nove risultati, dei quali sette utili. La prossima stagione sarà segnata in particolare dal rientro nel calendario del Rally Italia Sardegna.

La gara valida per il Fia World Rally Championship torna ad avere validità anche per la serie tricolore, che si disputerà all’interno e all’ombra della prova iridata. L’appuntamento in Sardegna sarà articolato su Gara 1 e Gara 2 e metterà quindi a disposizione 2 risultati. Una novità è poi rappresentata dall’inserimento tra le gare titolate del Cir del Rally del Friuli Venezia Giulia e del Tuscan Rewind, che avrà coefficiente 1,5 a discapito del Due Valli che lo perde dopo le spiacevoli vicende di quest’anno, ma che resta subordinato al rapporto ispettivo positivo, successivo allo svolgimento della gara in programma per il 24 e 25 novembre.

Cambia il format del Campionato Italiano Terra, che si articolerà su quattro gare in calendario, che metteranno a disposizione cinque risultati, dei quali tre utili. Il Rally Italia Sardegna avrà validità anche per il Cirt, con la stessa formula del Cir: Gara 1 e Gara 2, quindi due risultati. Escono definitivamente di scena dalla serie il Rally dei Nuraghi e Vermentino e il Liburna Terra. Peccato. Due belle gare, con una lunga tradizione e una bella storia. Il format rimane pressoché invariato, mantenendo sei gare con cinque risultati utili. Entra nel Ciwrc il Rally Alba in sostituzione del Trofeo Aci Como e il Rally Elba, proveniente dal Cir. La gara lariana viene declassata a Finale Aci Sport Cup Italia. Le date dei calendari verranno decise il primo dicembre

Le date dei calendari verranno decise il primo dicembre

I Campionati Italiani 2019: Il Ris si fa in due

Cir: 8 rally – 9 gare – 7 risultati utili

CIOCCO, SANREMO, TARGA FLORIO, ITALIA SARDEGNA (Gara 1 e Gara 2), ROMA CAPITALE, FRIULI, DUE VALLI, TUSCAN REWIND (COEFFICIENTE 1,5 – RISERVA ADRIATICO)

CIWRC: 6 rally – 6 gare – 5 risultati utili

MILLEMIGLIA, ELBA, ALBA, SALENTO, MARCA, SAN MARTINO

CIRT: 4 rally, 5 gare, 3 risultati utili

ITALIA SARDEGNA (GARA 1 e GARA 2), SAN MARINO, TUSCAN REWIND, ADRIATICO

Il Rally di Como esce dal Ciwrc  e diventa la Finale Aci Sport Cup Italia. Ancora da stabilire invece i rally valevoli per i gli altri titoli: Junior, Cir 2RM, Cir R1…

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Umberto Scandola

Umberto Scandola chiede gare su terra

Un Umberto Scandola ponderato, preciso, che pesa molto bene le parole e non risparmia critiche torna a chiedere, nel corso della trasmissione radiofonica Rock n Rally, un Campionato Italiano Rally 2019 più equilibrato. Non solo più equilibrato di come la federazione lo prospetta, ma persino più equilibrato (ed equilibrato non era) di quello che si è concluso al Due Valli. Scandola chiede, a ragione, più gare su terra. Ma non solo. Il campione italiano rally 2013 si focalizza sul futuro del Cir, partendo dalla stagione 2018, e sulle recenti esperienze nel Mondiale Rally.

Umberto, un bilancio della tua stagione tricolore? Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

‘Penso sia stata una stagione al di sopra delle aspettative, per cui il bicchiere è decisamente mezzo pieno! Il nostro obiettivo di stagione non era il podio, ma è stato un campionato altalenante un po’ per tutti i protagonisti. Alla fine ci siamo ritrovati a lottare per il titolo fino all’ultima gara, una cosa che non ci saremmo mai aspettati. Non posso dire di non essere soddisfatto di ciò che abbiamo ottenuto’.

Hai affrontato la stagione con i pneumatici D-Mack. Come ti sei trovato con queste coperture? Se tu avessi avuto delle gomme diverse, avresti vinto il titolo?

‘Non lo so se avrei vinto il titolo con dei pneumatici diversi. A limitarci quest’anno più delle gomme sono state le rotture: a Roma abbiamo rotto il cambio, mentre a San Marino dove potevamo lottare per la vittoria è stato un cerchio a tradirci. Per quanto riguarda D-Mack, si tratta di un prodotto molto performante su terra, sia in condizioni di fango che di terra battuta asciutta. Su asfalto invece c’è ancora del lavoro da fare, in particolare stiamo lavorando sulla mescola più dura ad alte temperature e su asfalti con tanto grip. Viceversa quando il grip è poco e le temperature sono basse, la gomma è ottima anche su asfalto’.

Pensi che un giorno riuscirai a bissare il titolo vinto nel 2013 con la Skoda Fabia S2000?

‘Sarebbe molto bello! Con l’esperienza accumulata in questo 2018, nel 2019 la stagione potrebbe essere più semplice per noi. Ma non possiamo ancora parlare dei programmi futuri, molto per noi dipenderà dalle decisioni che prenderà la Federazione per le gare del CIR’.

Quest’anno hai fatto delle apparizioni in alcune gare del WRC. Cosa ti hanno lasciato questi eventi?

‘Devo ringraziare uno dei nostri sponsor principali, presente come importatore in quelle nazioni, per aver partecipato a questi eventi. Tutto ciò mi ha permesso di confrontarmi con una realtà molto diversa di quella del CIR e mi ha fatto capire che il Campionato Italiano non è propedeutico al WRC. Nel tricolore mancano le gare su terra, e quelle che ci sono hanno caratteristiche differenti rispetto a quelle del mondiale, impedendo di preparare al meglio l’equipaggio per affrontare delle gare così difficili. Nel WRC l’80% delle gare è su terra, l’esatto opposto di quanto accade nel CIR. Non solo io ho questa opinione, ma anche altri piloti e addetti ai lavori’.

Hai deciso di correre all’estero solo perchè lo sponsor ti ha datto l’opportunità o perchè avevi voglia di metterti in gioco nel mondiale?

‘Il 99% è dipeso dallo sponsor, però non ti nego che mi piace mettere il naso fuori dal Belpaese per misurarmi con diverse realtà, anche rischiando di prendere “legnate” non indifferenti. Al momento sono però legato con Skoda Italia, e Skoda Italia ha interesse commerciale a correre nel nostro territorio, per cui mi sarebbe impossibile imbastire un programma ad esempio nell’ERC senza un budget. Se ho risorse per correre all’estero, non mi tiro indietro e soprattutto mi piace confrontarmi con gli altri piloti’.

Nella tua gioventù c’è anche un passato da pilota ufficiale Abarth. Eri un giovane di belle speranze ma sei stato utilizzato con il contagocce. Come mai secondo te fu fatta una scelta del genere? Cosa hai imparato da questa esperienza?

‘Non so perchè sono stato impiegato a mezzo servizio. Probabilmente il loro obiettivo era preparare e sostenere un giovane per un programma europeo o mondiale che però non è mai partito. Chi conosce FIAT sa che sono così: possono imbastire e cancellare programmi dal giorno alla notte in un batter d’occhio. Di sicuro da tutto questo mi sono portato a casa un ottimo bagaglio d’esperienza come ad esempio le metodologie di lavoro e la sensibilità nei test. Se non li avessi fatti in quel periodo e in quel contesto, oggi non potrei vantarmi di quella esperienza’.

CIR 2019: l’idea iniziale parla di 8 gare, inserimento del Rally d’Italia Sardegna insieme al (probabile) Rally di Alba e l’eliminazione delle altre gare su terra. Scandola dice no: sarebbe meglio avere 4 gare su terra e 4 su asfalto. Ci spieghi la tua posizione?

‘Premetto che stimo molto le persone a capo della Federazione, che ritengo molto competenti ed intelligenti. Mi sto ponendo con loro con estremo rispetto per ciò che rappresentano e per quello che sono. C’è stato un incontro con il Presidente della Commissione Daniele Settimo, in cui ha detto di non aver mai dichiarato di voler togliere le gare su terra. Il regolamento è cambiato e nel 2019 si disputeranno 8 gare tra cui il Rally d’Italia Sardegna, ma non è mai stato scritto di voler eliminare gli eventi terra dal CIR. Ad esempio il calendario potrebbe essere costituito da 6 gare asfalto più Sardegna e un’altra gara su terra. A questo punto sono contento di aver capito male e va benissimo così’.

Perchè esiste questo ostracismo nei confronti delle gare su terra?

‘Le gare su terra molte volte non corrispondono e non vogliono attenersi o fanno fatica ad attenersi ai format dei campionati italiani. La scusa principale è questa, ma io invito tutti ad analizzare anche le gare su asfalto: tutte seguono i criteri imposti? La realtà è che il CIR ha bisogno delle gare su terra per sfornare dei piloti che possano essere in grado di competere con il futuro Ogier o con Kalle Rovanpera’.

Gare su terra perchè….

‘Perchè la terra è anche più vendibile e più spettacolare dal punto di vista mediatico. Se domandate a chiunque altro che segue il nostro sport, vedrete che tutti hanno la mia stessa opinione. Allora facciamolo! Non continuiamo ad attaccarci alle scuse come può essere il non rispetto del format richiesto dalle gare CIR. Bisogna sedersi e capire di cosa ha bisogno il nostro sport. Le strade sterrate in Italia non mancano e molte di quelle strade in passato sono state affrontate in gare ben più blasonate. Mi viene in mente il Tuscan, dove si percorrono prove speciali che in passato facevano parte del Sanremo mondiale. La Federazione deve intervenire aiutando gli organizzatori, è necessario un dialogo costruttivo che possa aiutarli, perchè in Italia abbiamo bisogno della terra’.

Le malelingue diranno che questa tua posizione è dovuta al fatto che sei molto più competitivo su sterrato che su asfalto..

‘Non posso nascondermi, è palese che questa soluzione 4 asfalto + 4 terra mi porterebbe dei vantaggi, ma non è questo il fulcro del mio interesse. La Federazione non deve avvantaggiare né me né i miei avversari. Non sono l’unico pilota che può vincere su terra, come non sono l’unico che può vincere su asfalto. E’ giusto dare a tutti la stessa opportunità, sia dal punto di vista dello Scandola pilota che dello Scandola appassionato e amante di questo sport’.

Paolo Andreucci

Paolo Andreucci si confida a Rock n Rally

Paolo Andreucci ha vinto l’undicesimo titolo tricolore da poche ore. L’undicesimo scudetto sul petto, tanto ormai sulla tuta non c’è rimasto spazio. ‘Merito di Anna Andreussi e di Peugeot Italia’. Ha ragione, ma è anche soprattutto merito suo. Merito del suo piede incredibilmente collegato con ogni neurone del cervello. Ucci è per noi italiani un record da esportazione. E pensare che anni fa i giapponesi non l’anno voluto nel Mondiale Rally, con la scusa che era troppo vecchio… Poche ore dopo aver battuto il proprio record, Andreucci ha partecipato alla trasmissione radiofonica Rock n Rally e si è lasciato andare ad una piacevole chiacchierata dai contenuti decisamente vari.

Cinquantatré anni, undicesimo titolo tricolore. Una stagione particolare quella che avete affrontato, ce la racconti?

‘Per noi è stata una stagione a due facce. La prima parte è andata decisamente bene, poi a Luglio l’incidente con Anna ci ha un pò scombussolato. Nelle successive tre gare non abbiamo raccolto punti, ma fortunatamente avevamo un buon vantaggio da poter gestire. Il ritorno di Anna, la professionalità della squadra, l’affidabilità della vettura e la competitività delle gomme ci hanno però permesso di disputare un’ottima gara a Verona e di cogliere questo risultato’.

C’è stato un momento in passato in cui hai accarezzato la prospettiva di poter essere un pilota ufficiale. Un’ipotesi però sfumata e che ti ha costretto a ripartire da zero. Col senno di poi, baratteresti la carriera che hai fatto fino ad ora per un sedile da ufficiale?

‘Era un periodo diverso. In quei tempi la presenza di Lancia nel mondo dei rally era molto forte e c’erano molte risorse che venivano distribuite anche ai team privati per supportare i giovani. Sono arrivato nel posto giusto ma nel momento sbagliato, cosa che mi ha costretto a ripartire da capo. Sono contento comunque della carriera che ho fatto e di quel che ho raggiunto grazie ai programmi di Peugeot Italia’.

Hai cavalcato diversi periodi rallystici: sei passato dalle potenti WRC alle N4, fino ad arrivare alle S2000 e alle performanti R5. Quale è stato il miglior Paolo Andreucci in assoluto?

‘Cerco di migliorare il mio stile di guida ogni anno, e devo dire che la prima parte del 2018 per me è stata ottima. Nel 2001 feci una grande stagione, ma in generale anche durante tutte le stagioni in cui ho corso con Peugeot mi sento di aver fatto bene. Probabilmente la soddisfazione maggiore l’abbiamo avuta con la 208 R5, una vettura che abbiamo seguito e sviluppato fin dai suoi primi passi e portata al trionfo durante la sua prima stagione assoluta. Dopo cinque anni siamo qui a festeggiare un altro titolo, per cui la vettura è ancora competitiva e tutt’altro che finita’.

Parliamo di questa 208 R5. Il suo ciclo è finito oppure ci sono ancora delle carte da giocare?

‘Il ciclo della 208 R5 non è finito. La vettura è affidabile e veloce. E’ importante soprattutto capire cosa faranno i nostri competitor ed anche le nuove vetture che arriveranno nel CIR l’anno prossimo (Polo R5 NdR). Noi non avremo nuove evoluzioni, non sarà stravolta e dovremo lavorare sui dettagli. Abbiamo un’ottima squadra e il minor numero di ritiri rispetto a tutti i nostri avversari, questi sono i nostri punti di forza’.

Quale è il tuo elisir di lunga vita? Hai dei riti particolari che compi prima della gara?

‘Avere una passione che è anche il tuo lavoro aiuta moltissimo e ti spinge a non lasciare mai quello che fai. Sei alla ricerca continua di nuove motivazioni, soprattutto per me che amo questo sport e che sono riuscito a trasformarlo nel mio lavoro. Mi ritengo fortunato per questo. Riti particolari? No non ne ho, prima di mettermi in macchina faccio dello stretching ma non sono superstizioso, a differenza di Anna quando vede i gatti neri! Se ne troviamo uno in trasferimento, mi costringe a fermarmi (se abbiamo tempo)!’.

Nelle tue note si sente spesso il termine “zanella”. Ci spieghi cosa significa?

‘La “zanella” è semplicemente il bordo strada che divide l’asfalto e il marciapiede quando c’è lo scolo dell’acqua. Quando esiste questo scolo, lo inseriamo nelle note perchè a volte mettiamo la ruota in quel punto’.

Parliamo dell’incidente di Luglio con Anna. Quando capitano queste cose ed esiste un vincolo sentimentale tra pilota e navigatore, la preoccupazione è doppia?

‘No, il nostro vincolo rappresenta un vantaggio perchè abbiamo un grande feeling. Quest’anno è stato particolare perchè Anna è stata costretta a letto per un certo periodo a causa dell’incidente e per lei è stato un periodo duro vista l’impossibilità di muoversi. Non è stata una bella estate, ma è tornata più carica che mai con la solita voglia di fare bene’.

Cosa farete nel 2019 e come ti vedi tra 10 anni?

‘E’ ancora presto per parlare del prossimo anno perchè in Peugeot sono molto impegnati. Comunque aspettiamo fiduciosi i loro programmi futuri. Indipendentemente dall’età, se sei competitivo e vai forte le squadre ti cercano e continuano a cercarti. Tra 10 anni mi vedo ancora coinvolto appieno nel mondo del motorsport. Con Anna abbiamo già delle attività in questo senso, come ad esempio i corsi di guida sicura che teniamo quando non siamo impegnati con le gare. In linea di massima insegnare e trasmettere quello che so fare è una cosa che mi piace molto, già dai tempi in cui facevo il maestro di sci’.

E’ difficile trovare Paolo Andreucci nella sua vita privata al di fuori dei rally, ma c’è stata nell’ultimo periodo una certa vostra apertura nei confronti dei social network. Cosa ne pensi di questi nuovi sistemi di comunicazione?

‘In questo periodo che stiamo vivendo, i social network sono fondamentali. All’inizio era un mondo che non abbiamo mai toccato, ma poi con Peugeot si è avvertita questa esigenza. Ora abbiamo delle persone che seguono questo aspetto durante le gare, senza poi dimenticare l’app che abbiamo sviluppato che può essere inserita in questo contesto. Per noi questa app è fonte di soddisfazione in quanto si tratta di un brevetto che tanti hanno cercato di realizzare ma solo noi abbiamo portato fino in fondo. Ora ci sarà un nuovo aggiornamento diviso in due sezioni: una dedicata alla guida stradale e l’altra per i rallysti, in uscita a dicembre’.

Armando Donazzan (Orange1 Racing) ha presentato un esposto contro di voi e Peugeot. In questi giorni si sono animate molte polemiche attorno a tutto questo, ma nè tu nè Peugeot avete preso una posizione in merito. Cosa ti senti di dire a riguardo?

‘Peugeot risponde alle cose sensate, a quelle non sensate non risponde. Lo stesso faccio io. Se le cose hanno un fondamento è un conto, se invece non hanno senso è anche difficile dare una risposta. Noi e Peugeot siamo un agglomerato che deve rispettare le regole e noi le rispettiamo appieno. Negli ultimi anni abbiamo sempre fatto bene nel CIR, tanto da indurre i vertici a prendere delle decisioni di carattere politico più che sportivo, atte a limitare la nostra forza. Succede quindi che anzichè apportare qualche piccolo accorgimento al regolamento, esso venga completamente stravolto di anno in anno penalizzando non solamente noi ma tutti. Di altre polemiche, è meglio non parlarne’.