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Umberto Scandola

Umberto Scandola chiede gare su terra

Un Umberto Scandola ponderato, preciso, che pesa molto bene le parole e non risparmia critiche torna a chiedere, nel corso della trasmissione radiofonica Rock n Rally, un Campionato Italiano Rally 2019 più equilibrato. Non solo più equilibrato di come la federazione lo prospetta, ma persino più equilibrato (ed equilibrato non era) di quello che si è concluso al Due Valli. Scandola chiede, a ragione, più gare su terra. Ma non solo. Il campione italiano rally 2013 si focalizza sul futuro del Cir, partendo dalla stagione 2018, e sulle recenti esperienze nel Mondiale Rally.

Umberto, un bilancio della tua stagione tricolore? Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

‘Penso sia stata una stagione al di sopra delle aspettative, per cui il bicchiere è decisamente mezzo pieno! Il nostro obiettivo di stagione non era il podio, ma è stato un campionato altalenante un po’ per tutti i protagonisti. Alla fine ci siamo ritrovati a lottare per il titolo fino all’ultima gara, una cosa che non ci saremmo mai aspettati. Non posso dire di non essere soddisfatto di ciò che abbiamo ottenuto’.

Hai affrontato la stagione con i pneumatici D-Mack. Come ti sei trovato con queste coperture? Se tu avessi avuto delle gomme diverse, avresti vinto il titolo?

‘Non lo so se avrei vinto il titolo con dei pneumatici diversi. A limitarci quest’anno più delle gomme sono state le rotture: a Roma abbiamo rotto il cambio, mentre a San Marino dove potevamo lottare per la vittoria è stato un cerchio a tradirci. Per quanto riguarda D-Mack, si tratta di un prodotto molto performante su terra, sia in condizioni di fango che di terra battuta asciutta. Su asfalto invece c’è ancora del lavoro da fare, in particolare stiamo lavorando sulla mescola più dura ad alte temperature e su asfalti con tanto grip. Viceversa quando il grip è poco e le temperature sono basse, la gomma è ottima anche su asfalto’.

Pensi che un giorno riuscirai a bissare il titolo vinto nel 2013 con la Skoda Fabia S2000?

‘Sarebbe molto bello! Con l’esperienza accumulata in questo 2018, nel 2019 la stagione potrebbe essere più semplice per noi. Ma non possiamo ancora parlare dei programmi futuri, molto per noi dipenderà dalle decisioni che prenderà la Federazione per le gare del CIR’.

Quest’anno hai fatto delle apparizioni in alcune gare del WRC. Cosa ti hanno lasciato questi eventi?

‘Devo ringraziare uno dei nostri sponsor principali, presente come importatore in quelle nazioni, per aver partecipato a questi eventi. Tutto ciò mi ha permesso di confrontarmi con una realtà molto diversa di quella del CIR e mi ha fatto capire che il Campionato Italiano non è propedeutico al WRC. Nel tricolore mancano le gare su terra, e quelle che ci sono hanno caratteristiche differenti rispetto a quelle del mondiale, impedendo di preparare al meglio l’equipaggio per affrontare delle gare così difficili. Nel WRC l’80% delle gare è su terra, l’esatto opposto di quanto accade nel CIR. Non solo io ho questa opinione, ma anche altri piloti e addetti ai lavori’.

Hai deciso di correre all’estero solo perchè lo sponsor ti ha datto l’opportunità o perchè avevi voglia di metterti in gioco nel mondiale?

‘Il 99% è dipeso dallo sponsor, però non ti nego che mi piace mettere il naso fuori dal Belpaese per misurarmi con diverse realtà, anche rischiando di prendere “legnate” non indifferenti. Al momento sono però legato con Skoda Italia, e Skoda Italia ha interesse commerciale a correre nel nostro territorio, per cui mi sarebbe impossibile imbastire un programma ad esempio nell’ERC senza un budget. Se ho risorse per correre all’estero, non mi tiro indietro e soprattutto mi piace confrontarmi con gli altri piloti’.

Nella tua gioventù c’è anche un passato da pilota ufficiale Abarth. Eri un giovane di belle speranze ma sei stato utilizzato con il contagocce. Come mai secondo te fu fatta una scelta del genere? Cosa hai imparato da questa esperienza?

‘Non so perchè sono stato impiegato a mezzo servizio. Probabilmente il loro obiettivo era preparare e sostenere un giovane per un programma europeo o mondiale che però non è mai partito. Chi conosce FIAT sa che sono così: possono imbastire e cancellare programmi dal giorno alla notte in un batter d’occhio. Di sicuro da tutto questo mi sono portato a casa un ottimo bagaglio d’esperienza come ad esempio le metodologie di lavoro e la sensibilità nei test. Se non li avessi fatti in quel periodo e in quel contesto, oggi non potrei vantarmi di quella esperienza’.

CIR 2019: l’idea iniziale parla di 8 gare, inserimento del Rally d’Italia Sardegna insieme al (probabile) Rally di Alba e l’eliminazione delle altre gare su terra. Scandola dice no: sarebbe meglio avere 4 gare su terra e 4 su asfalto. Ci spieghi la tua posizione?

‘Premetto che stimo molto le persone a capo della Federazione, che ritengo molto competenti ed intelligenti. Mi sto ponendo con loro con estremo rispetto per ciò che rappresentano e per quello che sono. C’è stato un incontro con il Presidente della Commissione Daniele Settimo, in cui ha detto di non aver mai dichiarato di voler togliere le gare su terra. Il regolamento è cambiato e nel 2019 si disputeranno 8 gare tra cui il Rally d’Italia Sardegna, ma non è mai stato scritto di voler eliminare gli eventi terra dal CIR. Ad esempio il calendario potrebbe essere costituito da 6 gare asfalto più Sardegna e un’altra gara su terra. A questo punto sono contento di aver capito male e va benissimo così’.

Perchè esiste questo ostracismo nei confronti delle gare su terra?

‘Le gare su terra molte volte non corrispondono e non vogliono attenersi o fanno fatica ad attenersi ai format dei campionati italiani. La scusa principale è questa, ma io invito tutti ad analizzare anche le gare su asfalto: tutte seguono i criteri imposti? La realtà è che il CIR ha bisogno delle gare su terra per sfornare dei piloti che possano essere in grado di competere con il futuro Ogier o con Kalle Rovanpera’.

Gare su terra perchè….

‘Perchè la terra è anche più vendibile e più spettacolare dal punto di vista mediatico. Se domandate a chiunque altro che segue il nostro sport, vedrete che tutti hanno la mia stessa opinione. Allora facciamolo! Non continuiamo ad attaccarci alle scuse come può essere il non rispetto del format richiesto dalle gare CIR. Bisogna sedersi e capire di cosa ha bisogno il nostro sport. Le strade sterrate in Italia non mancano e molte di quelle strade in passato sono state affrontate in gare ben più blasonate. Mi viene in mente il Tuscan, dove si percorrono prove speciali che in passato facevano parte del Sanremo mondiale. La Federazione deve intervenire aiutando gli organizzatori, è necessario un dialogo costruttivo che possa aiutarli, perchè in Italia abbiamo bisogno della terra’.

Le malelingue diranno che questa tua posizione è dovuta al fatto che sei molto più competitivo su sterrato che su asfalto..

‘Non posso nascondermi, è palese che questa soluzione 4 asfalto + 4 terra mi porterebbe dei vantaggi, ma non è questo il fulcro del mio interesse. La Federazione non deve avvantaggiare né me né i miei avversari. Non sono l’unico pilota che può vincere su terra, come non sono l’unico che può vincere su asfalto. E’ giusto dare a tutti la stessa opportunità, sia dal punto di vista dello Scandola pilota che dello Scandola appassionato e amante di questo sport’.

Paolo Andreucci

Paolo Andreucci si confida a Rock n Rally

Paolo Andreucci ha vinto l’undicesimo titolo tricolore da poche ore. L’undicesimo scudetto sul petto, tanto ormai sulla tuta non c’è rimasto spazio. ‘Merito di Anna Andreussi e di Peugeot Italia’. Ha ragione, ma è anche soprattutto merito suo. Merito del suo piede incredibilmente collegato con ogni neurone del cervello. Ucci è per noi italiani un record da esportazione. E pensare che anni fa i giapponesi non l’anno voluto nel Mondiale Rally, con la scusa che era troppo vecchio… Poche ore dopo aver battuto il proprio record, Andreucci ha partecipato alla trasmissione radiofonica Rock n Rally e si è lasciato andare ad una piacevole chiacchierata dai contenuti decisamente vari.

Cinquantatré anni, undicesimo titolo tricolore. Una stagione particolare quella che avete affrontato, ce la racconti?

‘Per noi è stata una stagione a due facce. La prima parte è andata decisamente bene, poi a Luglio l’incidente con Anna ci ha un pò scombussolato. Nelle successive tre gare non abbiamo raccolto punti, ma fortunatamente avevamo un buon vantaggio da poter gestire. Il ritorno di Anna, la professionalità della squadra, l’affidabilità della vettura e la competitività delle gomme ci hanno però permesso di disputare un’ottima gara a Verona e di cogliere questo risultato’.

C’è stato un momento in passato in cui hai accarezzato la prospettiva di poter essere un pilota ufficiale. Un’ipotesi però sfumata e che ti ha costretto a ripartire da zero. Col senno di poi, baratteresti la carriera che hai fatto fino ad ora per un sedile da ufficiale?

‘Era un periodo diverso. In quei tempi la presenza di Lancia nel mondo dei rally era molto forte e c’erano molte risorse che venivano distribuite anche ai team privati per supportare i giovani. Sono arrivato nel posto giusto ma nel momento sbagliato, cosa che mi ha costretto a ripartire da capo. Sono contento comunque della carriera che ho fatto e di quel che ho raggiunto grazie ai programmi di Peugeot Italia’.

Hai cavalcato diversi periodi rallystici: sei passato dalle potenti WRC alle N4, fino ad arrivare alle S2000 e alle performanti R5. Quale è stato il miglior Paolo Andreucci in assoluto?

‘Cerco di migliorare il mio stile di guida ogni anno, e devo dire che la prima parte del 2018 per me è stata ottima. Nel 2001 feci una grande stagione, ma in generale anche durante tutte le stagioni in cui ho corso con Peugeot mi sento di aver fatto bene. Probabilmente la soddisfazione maggiore l’abbiamo avuta con la 208 R5, una vettura che abbiamo seguito e sviluppato fin dai suoi primi passi e portata al trionfo durante la sua prima stagione assoluta. Dopo cinque anni siamo qui a festeggiare un altro titolo, per cui la vettura è ancora competitiva e tutt’altro che finita’.

Parliamo di questa 208 R5. Il suo ciclo è finito oppure ci sono ancora delle carte da giocare?

‘Il ciclo della 208 R5 non è finito. La vettura è affidabile e veloce. E’ importante soprattutto capire cosa faranno i nostri competitor ed anche le nuove vetture che arriveranno nel CIR l’anno prossimo (Polo R5 NdR). Noi non avremo nuove evoluzioni, non sarà stravolta e dovremo lavorare sui dettagli. Abbiamo un’ottima squadra e il minor numero di ritiri rispetto a tutti i nostri avversari, questi sono i nostri punti di forza’.

Quale è il tuo elisir di lunga vita? Hai dei riti particolari che compi prima della gara?

‘Avere una passione che è anche il tuo lavoro aiuta moltissimo e ti spinge a non lasciare mai quello che fai. Sei alla ricerca continua di nuove motivazioni, soprattutto per me che amo questo sport e che sono riuscito a trasformarlo nel mio lavoro. Mi ritengo fortunato per questo. Riti particolari? No non ne ho, prima di mettermi in macchina faccio dello stretching ma non sono superstizioso, a differenza di Anna quando vede i gatti neri! Se ne troviamo uno in trasferimento, mi costringe a fermarmi (se abbiamo tempo)!’.

Nelle tue note si sente spesso il termine “zanella”. Ci spieghi cosa significa?

‘La “zanella” è semplicemente il bordo strada che divide l’asfalto e il marciapiede quando c’è lo scolo dell’acqua. Quando esiste questo scolo, lo inseriamo nelle note perchè a volte mettiamo la ruota in quel punto’.

Parliamo dell’incidente di Luglio con Anna. Quando capitano queste cose ed esiste un vincolo sentimentale tra pilota e navigatore, la preoccupazione è doppia?

‘No, il nostro vincolo rappresenta un vantaggio perchè abbiamo un grande feeling. Quest’anno è stato particolare perchè Anna è stata costretta a letto per un certo periodo a causa dell’incidente e per lei è stato un periodo duro vista l’impossibilità di muoversi. Non è stata una bella estate, ma è tornata più carica che mai con la solita voglia di fare bene’.

Cosa farete nel 2019 e come ti vedi tra 10 anni?

‘E’ ancora presto per parlare del prossimo anno perchè in Peugeot sono molto impegnati. Comunque aspettiamo fiduciosi i loro programmi futuri. Indipendentemente dall’età, se sei competitivo e vai forte le squadre ti cercano e continuano a cercarti. Tra 10 anni mi vedo ancora coinvolto appieno nel mondo del motorsport. Con Anna abbiamo già delle attività in questo senso, come ad esempio i corsi di guida sicura che teniamo quando non siamo impegnati con le gare. In linea di massima insegnare e trasmettere quello che so fare è una cosa che mi piace molto, già dai tempi in cui facevo il maestro di sci’.

E’ difficile trovare Paolo Andreucci nella sua vita privata al di fuori dei rally, ma c’è stata nell’ultimo periodo una certa vostra apertura nei confronti dei social network. Cosa ne pensi di questi nuovi sistemi di comunicazione?

‘In questo periodo che stiamo vivendo, i social network sono fondamentali. All’inizio era un mondo che non abbiamo mai toccato, ma poi con Peugeot si è avvertita questa esigenza. Ora abbiamo delle persone che seguono questo aspetto durante le gare, senza poi dimenticare l’app che abbiamo sviluppato che può essere inserita in questo contesto. Per noi questa app è fonte di soddisfazione in quanto si tratta di un brevetto che tanti hanno cercato di realizzare ma solo noi abbiamo portato fino in fondo. Ora ci sarà un nuovo aggiornamento diviso in due sezioni: una dedicata alla guida stradale e l’altra per i rallysti, in uscita a dicembre’.

Armando Donazzan (Orange1 Racing) ha presentato un esposto contro di voi e Peugeot. In questi giorni si sono animate molte polemiche attorno a tutto questo, ma nè tu nè Peugeot avete preso una posizione in merito. Cosa ti senti di dire a riguardo?

‘Peugeot risponde alle cose sensate, a quelle non sensate non risponde. Lo stesso faccio io. Se le cose hanno un fondamento è un conto, se invece non hanno senso è anche difficile dare una risposta. Noi e Peugeot siamo un agglomerato che deve rispettare le regole e noi le rispettiamo appieno. Negli ultimi anni abbiamo sempre fatto bene nel CIR, tanto da indurre i vertici a prendere delle decisioni di carattere politico più che sportivo, atte a limitare la nostra forza. Succede quindi che anzichè apportare qualche piccolo accorgimento al regolamento, esso venga completamente stravolto di anno in anno penalizzando non solamente noi ma tutti. Di altre polemiche, è meglio non parlarne’.

Corinne Federighi

Corinne Federighi centra il titolo femminile

E’ ancora lei, la “primadonna” del Campionato Italiano Rally. Corinne Federighi, sulle strade del Rally Due Valli – ultimo appuntamento della serie tricolore andato in scena a Verona tra venerdì e sabato – si è aggiudicata la Coppa Aci Sport Femminile, il titolo nazionale riservato alle “ladies” del volante. Una vittoria che va ad impreziosire la bacheca della pilota di Massa, già vincitrice nelle stagioni 2015 e 2016 ed impegnata in una programmazione sportiva che le ha riservato ampia soddisfazione.

Una condotta priva di sbavature, quella della portacolori della scuderia Project Team, al volante della Renault Clio R3C messa a disposizione dalla scuderia Smd Racing ed affiancata “alle note” dalla copilota Silvia Rocchi, già compartecipe della ritrovata leadership di categoria in occasione del Rally Adriatico. Per Corinne Federighi la vittoria della Coppa Aci Sport femminile 2018 va ad aggiungersi ai due titoli di categoria già conquistati nella cornice del Campionato Italiano ed a quello di campionessa femminile assicurato nella precedente stagione sportiva, sui chilometri dell’International Rally Cup.

La degna conclusione di una stagione che ha visto la driver apuana ritagliarsi un ruolo di primo piano anche nelle vesti di copilota, al fianco di Marco Runfola. Un feeling, quello tra Corinne Federighi e la vettura d’oltralpe, consolidato sui fondi – asfaltati e sterrati – della massima espressione rallistica nazionale: il Campionato Italiano Rally. L’ennesima conferma per la portacolori toscana, artefice di una prestazione globale incentrata nel raggiungimento del massimo obiettivo e che l’ha vista prendere parte a soli cinque appuntamenti su otto in calendario, obbligata quindi a concretizzare al massimo le opportunità. Una condizione limitante che, tuttavia, non ha negato a Corinne Federighi l’arrivo tra i primi trenta equipaggi classificati in buona parte dei contesti che l’hanno vista partente, garantendole punteggio pieno ed ampie prerogative di successo finale.

‘Una soddisfazione immensa, che voglio condividere con tutti coloro che hanno reso possibile questa vittoria il commento, entusiasta, di Corinne Federighi – penso alla mia copilota Silvia Rocchi, al mio team, la SMD Racing, alla mia scuderia, la Project Team e naturalmente a Marco Runfola, con cui ho condiviso tutto in questa stagione. L’obiettivo era vincere e ce l’abbiamo fatta, nonostante le difficoltà legate ad impegni lavorativi che hanno limitato la mia partecipazione al campionato. E’ stata comunque dura arrivare all’arrivo a causa di variabili che hanno estromesso dalla gara molti piloti, abbiamo cercato di evitare i “tagli” e questo si è rivelato fondamentale’.

Chiodi al Rally Due Valli

Il Rally Due Valli e la storiaccia dei chiodi in PS

La storia è sempre la stessa. Cambia la località, ma in genere si trova sempre un cretino che pensa di condizionare il risultato di una gara mettendo in pericolo di vita uno o più equipaggi di un rally. Non parliamo delle pietre, che spesso magicamente compaiono in traiettoria. Parliamo dei chiodi. Dei chiodi comparsi in pieno taglio in prova speciale al Due Valli 2018, ultima prova del Campionato Italiano Rally. Una pessima musica che si ripete negli anni. Successe ad Aosta nel 1986, e lì Andrea Zanussi e Popi Amati con la Peugeot 205 Turbo 16 rischiarono la vita, ma è successo anche più recentemente in altre gare nazionali. Come dire: la storia non ha insegnato nulla a qualcuno. Se è vero che se la madre degli stupidi è sempre gravida, qui ce n’è una che riproduce in luoghi diversi uno o più stupidi con la stessa idea.

I chiodi al Rally Due Valli

Il post dell’appassionato che ha denunciato i chiodi al Due Valli 2018.

Questa volta, per fortuna, non è successo nulla a nessuno, a parte un gran spavento. Questi i fatti: un gruppo di persone si è accorto della presenza di una pericola piastra chiodata sistemata appositamente in pieno taglio e ha avvisato la macchina organizzativa dell’edizione numero 36 del Rally Due Valli. La direzione di gara è prontamente intervenuta con gli ufficiali di gara in servizio e ha rimosso l’oggetto pericoloso. Il passaggio delle vetture apripista e del dap ha poi confermato la sicurezza della speciale che è partita correttamente. Ma al di là del fatto che tutto è andato bene, non si può sorvolare sull’episodio liquidandolo come una bravata. Qualcuno si sarebbe potuto fare molto male. Il primo a partire? Il secondo? Il terzo? Non si sa. Ma che senso ha far rischiare la morte o l’incidente grave ad un equipaggio che già mette in conto la propria vita o l’incidente grave ad ogni inizio PS?

A denunciare i chiodi sul social network Facebook è stato Luca ‘Fefo’ Soldaini‎, grande appassionato che ha commentato così l’accaduto: ‘Complimenti a quel cretino che ha messo sta roba ! Per chi faccia il tifo è indifferente… idiota è e idiota rimane’. Luca, a corredo del commento ha postato anche la foto che abbiamo messo in apertura. Che dire, non ci piace offendere, ma come dargli torto se si pensa che uno dei nostri amici piloti avrebbe potuto non essere più tra noi? Non ci piace nascondere le notizie, belle o brutte che siano, e ci piace ribadire che i rally non hanno bisogno degli hooligans per farsi conoscere. Ci sono bastati quelli che negli anni hanno fatto finire i rally nelle pagine di cronaca per i fatturifici. Meglio fermarsi qui e speriamo di non dover più scrivere di questi gesti pericolosissimi.

Paolo Andreucci

A Paolo Andreucci il tricolore numero 11

Paolo Andreucci e Anna Andreussi, Peugeot 208 T16, si sono aggiudicati il titolo di campioni italiani rally 2018 al termine di una stagione altalenante, in il toscano ha in pratica fatto di tutto per vincere, ma anche per rendere assolutamente difficile la sua ennesima caccia al titolo tricolore. Una stagione che a Verona ha portato ben quattro piloti ad avere ancora possibilità di vittoria e che si è conclusa solamente dopo l’ultimo chilometro cronometrato, quando tutto si è finalmente chiarito. Una festa tricolore quella di Verona, che ha perso subito uno dei suoi protagonisti più attesi, Simone Campedelli fermato da problemi meccanici alla sua Ford, ma che è proseguita lungo due giornate con Umberto Scandola, Skoda Fabia R5, e Andrea Crugnola, Ford Fiesta R5, che sono rimasti sempre lì a costringere il toscano a non mollare mai fino in fondo.

Il più accreditato avversario del toscano, Umberto Scandola, in coppia con Guido D’Amore, sulle strade della sua Verona ci ha provato fino in fondo, ma il suo passo e non certo per sua colpa, un po’ meno veloci le sue Dmack rispetto alle Pirelli dell’avversario e qualche problemino meccanico, è stato leggermente sempre più alto rispetto a quello di Andreucci. Per il varesino Andrea Crugnola e Danilo Fappani con la Ford Fiesta R5 di Ford Racing Italia invece la soddisfazione è stata comunque grande, perché con questa gara, ha vinto comunque il Campionato Italiano Rally Asfalto, serie dedicata a piloti e squadre assolutamente private. Con questo meritato risultato del driver varesino, il titolo tricolore riservato ai Costruttori viene assegnato alla Ford, davanti alla Skoda e la Peugeot.

Parlato della lotta per il titolo, un capitolo a sé lo merita la prova di Luca Rossetti e Eleonora Mori su Hyundai i20 NG R5, vincitori con pieno merito della gara veronese. Il pilota friulano ha da alcuni anni lasciato il Campionato Italiano Rally, ma ha anche mantenuto una classe del tutto intatta, che si manifesta ogni qualvolta partecipi ad una gara. Nella classifica finale di gara Luca Rossetti ha preceduto il bravo Andrea Crugnola, Paolo Andreucci e un ottimo Elwis Chentre su Skoda Fabia R5. Alle spalle dei primi quattro, chiude dunque Umberto Scandola, seguito a sua volta dal toscano Rudy Michelini, altra Skoda. Ad inserirsi nella top ten finale poi il veronese Luca Hoelbling, Skoda, il reggiano Gianluca Tosi, Ford e, Leopoldo Maestrini, iscritto al CIRA, con la Skoda Fabia e, il pilota di casa Massimo Zaglia su Peugeot 208 R5.

Chiudono in bellezza la stagione 2018, Damiano De Tommaso e Michele Ferrara per i già ottenuti titoli tricolori nel Campionato Junior e nel Due Ruote Motrici piazzandosi a Verona undicesimo assoluti. Per quanto riguarda il Trofeo Peugeot Competition Top 2018, la vittoria in gara è andata a Tommaso Ciuffi e Nicolò Gonella che sono semplicemente arrivati in fondo alla gara senza commettere troppi errori, davanti ad Andrea Mazzocchi e Silvia Gallotti, diretti avversari, molto bravi qui tra gli Junior, rimasti alle spalle di De Tommaso per gran parte della gara. Un altro risultato di rilievo a Verona lo ha ottenuto nuovamente con la sua Suzuki Swift R1B, il Campione Italiano R1 e vincitore del Trofeo Suzuki Rally Trophy Giorgio Cogni, davanti al piemontese Simone Goldoni e il toscano Stefano Martinelli. Migliore tra le Twingo R1 il già vincitore del Trofeo dedicato alle piccole Renault, Alberto Paris, autore di ottimi tempi tra le vetture di classe R1.

‘Ce l’abbiamo fatta, ma quanta fatica! Abbiamo affrontato questo ultimo appuntamento di campionato con un handicap di mezzo punto su Scandola e non era la situazione migliore con cui avrei mai voluto arrivare a Verona. Ci siamo concentrati molto su ogni singolo particolare, ma lo confesso, eravamo tesi, bastava un nonnulla per buttare via il lavoro di una intera stagione. Né io né Anna volevamo lasciare nulla sul tavolo, volevamo a tutti i costi la vittoria e grazie all’impegno di tutta la squadra ce l’abbiamo fatta. Una grande soddisfazione che rende merito di un lavoro egregio fatto quest’anno da tutti, un grosso grazie a Pirelli che è stata fondamentale. Grazie a tutti gli altri sponsor che mi hanno sostenuto in questa stagione e che hanno creduto ancora in me. Grazie anche alle migliaia di tifosi che nel corso del campionato mi hanno fatto sentire una vicinanza pazzesca, fatta di tanti gesti e che sono venuti a tifarci con grande passione’.

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