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CIWRC: un problema di salute nega la lotta al titolo a Pedersoli

“Al Rally Elba ho faticato, ma ho stretto davvero i denti senza dire nulla, poi al rientro sono crollato e ora mi trovo da giorni in ospedale a combattere contro un problema alla colicisti. Solo chi lo ha provato sa quanto fa male. In settimana verrò operato e spero di stare presto meglio e tornare a casa”, sono le parole scritte da Luca Pedersoli sul suo profilo Instagram. Parole tristi, che preannunciano il ritiro obbligato dalla lotta al titolo del CIWRC.

“Ho fatto il massimo, ho dato tutto, anche sofferente nell’ultima gara per poter difendere il titolo italiano WRC, ad oggi mi troverei ad un solo punto dalla vetta con gli scarti da effettuare, sarebbe stato tutto da decidere al Rally Due Valli ma il destino ha voluto così – scrive ancora Luca Pedersoli dal letto di ospedale -. Provo un misto di rabbia e dolore ma qui nel reparto di Medicina dell’Ospedale di Desenzano capisci subito quali sono le priorità della Vita, ora la mia priorità è chiaramente guarire e sono certo di essere in buone mani. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini prima di tutti Anna, poi la Vieffecorse che ci hanno creduto con me fino alla fine”.

Nuovo DPCM in ”aiuto” delle corse: ora si parla di interesse nazionale

Il nuovo DPCM del Governo Conte fa chiarezza sull’ambito sportivo delle competizioni, e anche dei rally, agevolandone l’organizzazione e l’effettuazione rispetto al precedente Decreto. Purtroppo, non cambia il fatto che per un (secondo noi) clamoroso errore del legislatore sono stati inseriti nella lunga lista degli sport di contatto (a differenza della regolarità) non praticabili “a livello amatoriale” (i rally amatoriali non esistono) ma a causa di ciò bloccabili anche a livello agonistico dalle singole Regioni.

Nel nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio vengono chiariti una serie di aspetti che prima restavano punti oscuri affidati all’interpretazione individuale. Infatti, certamente non per merito nostro, ma sicuramente grazie all’intervento delle varie federazioni nazionali sportive e del Coni, la Lettera E dell’Articolo 1 del DPCM è stata riscritta ex-novo.

Nel documento si legge chiaramente “all’articolo 1, comma 6, la Lettera E è sostituita dalla seguente: “E) sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali; per tali eventi e competizioni è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, enti organizzatori. Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome, purché nei limiti del 15% della capienza. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali;”.

Importante sottolineare come il legislatore, oltre ad aver ribadito il ruolo del Coni e delle federazioni sportive nazionali, come Aci Sport, ha introdotto l’interesse regionale e nazionale della manifestazione. Bene, i rally hanno come minimo un carattere nazionale e sono iscritti ad un calendario nazionale. E questo è un ulteriore elemento di aiuto. Le critiche per il precedente DPCM si erano sollevate ovunque in Italia e tutte le federazioni hanno iniziato a segnalare a cascata problematiche di varia natura.

Aci Sport, ad esempio, essendosi parlato di amatorialità dei rally (questa era una delle cose meno chiare del vecchio DPCM) ha emesso una nota di chiarimento in cui ha precisato che i rally sono uno sport agonistico e non sono da intendersi in nessun modo come sport amatoriale. Ma ciò nonostante, il giorno successivo, il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha fermati anche i rally nella sua regione facendo riferimento alla lista pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Ma non solo. Evidenti lacune del legislatore erano contenute anche alla Lettera G dell’Articolo 1, che viene sostituita da: “G) lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito nei limiti di cui alla precedente lettera e). L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale; 3) alla lettera l), dopo le parole “sono consentite” sono aggiunte le seguenti “dalle ore 8,00 alle ore 21,00”.

Si può notare come anche il carattere “amatoriale” sia diventato “ludico-amatoriale” e come sia stato necessario riscrivere due interi commi, gli unici due che riguardavo lo sport, proprio perché da come era nato, il vecchio DPCM necessitava di troppe interpretazioni. E si sa, quando c’è da interpretare spesso non ci si trova d’accordo.

Patrizia Sciascia torna ai rally e regala show al Merende

Ritorno doveva essere e ritorno è stato. Patrizia Sciascia voleva tornare a correre un rally dopo cinque anni di pausa e aveva pensato a quello di Sanremo, sulle strade a lei amiche. La competizione matuziana, purtroppo, è stata annullata a causa degli ingenti danni causati dal maltempo, alle strade e alla popolazione. Ma la Sciascia è da sempre un osso duro. Ama le sfide. Ritorno doveva essere e ritorno è stato.

La driver ligure, ricordata per i suoi numeri con le Subaru Impreza, si è presentata al via del Rally delle Merende al volante della Volkswagen Polo R5 e a fine gara si è piazzata settima assoluta. Nella top ten. Ancora una volta le ha suonate a tanti “maschietti” dal piede pesante. A navigare Patrizia Sciascia c’era una delle sue storiche copilota, Cristiana Biondi (l’altra è Patrizia Boero).

Sulla prima prova del Merende, Patrizia Sciascia si è scaldata i muscoli con un dodicesimo tempo assoluto su cento e ventotto classificati. La PS2 l’ha vista ventiduesima, ma su quella successiva ha siglato uno straordinario settimo tempo. Su quella successiva addirittura sesta. Di nuovo dodicesima sulla penultima prova e settima sull’ultima. Complimenti, mancava da tanto e ci ha subito fatto ricordare quanto possa essere divertente vederla in azione.