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La storia d’amore di Giandomenico Basso con i rally

Nasce e cresce tra due capitali dei rally e lì si rifugia per riossigenarsi e prepararsi a nuovi impegni sportivi. Tra una pizza e un’altra. Giandomenico Basso lo abbiamo visto brillare come una stella dalla luce ambiziosa sin dai tempi del Trofeo Cinquecento Sporting, lo abbiamo visto diventare campione, passare dal Mondiale e dall’Europeo, ma pure dall’Intercontinental Rally Challenge. Umile, schivo ma schietto, diffidente e con al suo fianco un entourage di fiducia, ora oltre che pilota è anche un ottimo organizzatore del Rally della Marca.

Nato a Montebelluna il 15 settembre 1973, ma cresciuto a Cavaso del Tomba, Giandomenico Basso ha esordito nel Campionato del mondo rally nel 1998, disputando il Rally di Sanremo con una Fiat Seicento. Nel 2001 e nel 2002 ha gareggiato nel Junior World Rally Championship con una Fiat Punto S1600, finendo rispettivamente quinto e quarto.

Nel 2006 ha vinto la prima edizione dell’Intercontinental Rally Challenge e il Campionato Europeo Rally, guidando una Fiat Grande Punto Abarth S2000. Nel 2007 ha vinto il Campionato Italiano Rally. Nel 2009 ha vinto per la seconda volta il Campionato Europeo Rally, sempre sulla Abarth Grande Punto S2000. Dopo la stagione 2010 conclusa con 3 punti nell’IRC e con 40 punti nel CIR (quarto posto), Giandomenico è stato abbandonato dalla Fiat, che ha lasciato i rally, preferendo la pista. Nel 2011, dopo una buonissima prova al Rally di Montecarlo, è stato ingaggiato dalla Proton e ha disputato l’IRC su una Proton Satria Neo S2000, ottenendo due noni posti a Montecarlo e Canarie e un decimo posto a Sanremo, in una gara piuttosto sfortunata per lui.

Il 2012 si apre con la sua riconferma da parte della Proton, che lo iscrive nel Mondiale 2012 nella categoria SWRC, assicurandogli quindi una buona possibilità di mettersi ancor di più in luce, lasciandogli inoltre la possibilità di disputare il CIR 2012 privatamente con una Ford Fiesta S2000.

Nel 2013 partecipa a tre gare del CIR, vincendo Ciocco e Sanremo e arrivando secondo a San Marino con una Peugeot 207 S2000. Nel 2014 incomincia il suo sodalizio con la BRC, che gli fornisce una Ford Fiesta R5 alimentata a GPL. In quell’anno si classifica secondo nel CIR, a pari punti con Andreucci che vince per il maggior numero di vittorie stagionali (4 a 2). Nel 2015, rimanendo in BRC, si conferma vicecampione italiano, con una stagione molto regolare (3 secondi posti, 3 terzi e due 0).

Nel 2016, dopo il cambiamento del sistema dei punteggi, ha un problematico avvio di campionato in cui raccoglie due secondi posti al Ciocco, un secondo e un quinto a Sanremo, un primo alla Targa Florio seguito però da un ritiro in Tappa 2 e due quarti all’Adriatico, ma si rilancia con due vittorie a San Marino (dove Andreucci fa segnare uno 0 in Tappa 1) e in Friuli.

Al successivo Rally di Roma Capitale raccoglie un terzo e un secondo posto. Questo gli consente di arrivare al Due Valli, ultimo appuntamento stagionale, con 0,75 punti di vantaggio su Paolo Andreucci e 6,25 su Umberto Scandola. Nella Tappa 1, Basso vince davanti ad Andreucci e Simone Campedelli, suo ottimo compagno di scuderia. Scandola finisce quarto dopo una foratura e deve rinunciare alle speranze di vittoria. In Tappa 2, Basso gestisce il vantaggio finendo quarto dietro a Scandola, Campedelli e Andreucci. Quanto basta per vincere il suo secondo Campionato Italiano Rally. Il Tuscany Rewind 2019 lo vede vincere di nuovo il campionato italiano (CIR) e nel 2021 è in lotta contro Andrea Crugnola per conquistare l’ennesimo successo.

Tra i navigatori di Basso, Flavio Guglielmini, morto in un incidente durante il Rally di Bulgaria nel luglio 2009, e Gigi Pirollo; dopo il passaggio di Mitia Dotta alla MotoGP (Suzuki), è affiancato da Lorenzo Granai.

Palmarès
StagioneCampionatoAuto
2006Campionato Europeo Rally FIAGrande Punto Abarth S2000
Intercontinental Rally ChallengeGrande Punto Abarth S2000
2007Campionato Italiano RallyGrande Punto Abarth S2000
2009Campionato Europeo Rally FIAGrande Punto Abarth S2000
2016Campionato Italiano RallyFord Fiesta R5
2017Tour European RallyHyundai i20 R5
2018Tour European RallySkoda Fabia R5
2019Campionato Italiano RallySkoda Fabia R5

Risultati nel WRC

1998ScuderiaVetturaPuntiPos.
Fiat Seicento SportingRit0
1999ScuderiaVetturaPuntiPos.
Fiat Seicento Sporting230
2001ScuderiaVetturaPuntiPos.
Top RunFiat Punto S160016RitRitRit15Rit0
2002ScuderiaVetturaPuntiPos.
Fiat Punto S1600Rit21Rit2116240
2004ScuderiaVetturaPuntiPos.
Fiat Punto S1600150
2006ScuderiaVetturaPuntiPos.
X 094Fiat Abarth Grande Punto S2000350
2012ScuderiaVetturaPuntiPos.
Proton MotorsportProton Satria Neo S2000Rit0
2017ScuderiaVetturaPuntiPos.
BRCFord Fiesta R5Rit0
Legenda1º posto2º posto3º postoA puntiSenza puntiRitiratoSqualificatoNP=Non partito
C=Gara cancellata
Apice=Power stage

Thierry Neuville: bravo meccanico, sfortunato pilota

Non c’è nulla che ha funzionato durante la prima vera giornata di gara dell’Acropolis rally 2021 sulla Hyundai di Thierry Neuville e quando il belga urla la sua rabbia parla chiaramente di un ”fuck shit day”, di una “fottutissima giornata di merda”, per tradurlo alla lettera senza retorica e politically correct. E’ importante. Perché quando un pilota professionista arriva a dirla in questi termini vuol dire che ha perso la pazienza. E a questo punto vada a fottersi tutto.

Thierry Neuville è uno che pesa molto le parole, specialmente in pubblico, per quanto a differenza di alcuni aspiranti professionisti italiani non si sottragga mai alle domande dei giornalisti. Se oggi la Hyundai è arrivata a fine giornata è solo grazie a lui e alla sua tenacia. Ha lavorato duramente solo per essere lì dov’è. “Abbiamo avuto una fottuta giornata di merda, niente funzionava”.

In un giorno in cui il leader del campionato Sébastien Ogier ha sfidato le probabilità per trovarsi terzo – e proprio nel bel mezzo di una lotta a tre per il primo posto – Neuville ha visto le sue possibilità svanire nel nulla a causa di un problema al servosterzo che ha afflitto la sua prima intera giornata di gara dell’Acropolis Rally. Il problema si è manifestato nella zona di montaggio pneumatici dopo la PS3. Neuville era quinto assoluto, ma è stato privato dell’opportunità di lottare per migliorare la sua posizione in classifica.

“Sono stato molto più meccanico che pilota per essere onesti – ha detto -. Da questa mattina abbiamo avuto problemi elettrici e molto presto siamo stati colpiti anche da un problema al servosterzo. Non riuscivamo a spegnere il motore, l’abbiamo lasciato acceso durante il rimontaggio e solo allora ci siamo resi conto che c’era una perdita, quando siamo tornati nella zona di montaggio c’era un solo obiettivo: provare per riparare il danno lì. Questo è quello che abbiamo fatto, ma ovviamente non c’era abbastanza tempo per aggiungere l’olio perso”.

“È stata una giornata difficile”. Sì. Difficilissima. Neuville è arrivato all’inizio della PS4 con un ritardo di 24 minuti, incorrendo in una penalità di quattro minuti. Ha poi dovuto combattere sulla Aghii Theodori 2 – che, essendo l’unica PS da ripetere il venerdì, è stata estremamente dura – senza servosterzo. “Penso che sia stata la prova peggiore senza il servosterzo, che abbiamo avuto per anni”, ha commentato Neuville. “È stato molto duro, ho lottato davvero.”

Ha perso 1’50″9 ed è stato catapultato in classifica al ventiseiesimo posto. Fortunatamente, è riuscito a fare abbastanza per riparare il servosterzo ed è tornato competitivo, correndo con rabbia e stabilendo il secondo tempo più veloce. “Sapevo che le PS successive sarebbero state più facili, ma il team mi ha spinto a continuare a fare il lavoro del meccanico e abbiamo risolto il problema sostanzialmente nella zona di montaggio delle gomme”, ha raccontato. “Avevamo perso tempo, aggiungere l’olio perso era un processo lungo, non disponevamo dell’attrezzatura giusta”.

“L’ho fatto funzionare ma ancora non era perfetto, abbastanza buono per le prove che erano ovviamente molto meno difficili di quelle del mattino”. Mantenere in funzione il sistema di servosterzo richiede un costante rabbocco di fluidi e Neuville è dovuto ricorrere all’ingeno di McGiver per assicurarsi che la pompa non si fermasse di nuovo. “Abbiamo usato tutto, tutto quello che avevamo in macchina. Liquido dei freni, olio motore. Se avessi avuto lo stimolo ci avrei fatto anche la pipì dentro”.

Staremmo con te giorno e notte

Copertina RS RallySlalom Settembre 2021

Andreas Mikkelsen e quel titolo italiano terra

Nel 2011 non esiste ancora il Campionato Italiano Rally Terra, perché la federazione non vuole fare concorrenza e impoverire il principale campionato d’Italia. C’è il Trofeo Rally Terra. Alla fine del mese di ottobre si corre il Rally Conca d’Oro. La gara finale della stagione, quella che deve assegnare il titolo. E come da copione, la competizione che si snoda lungo le bellissime PS sterrate siciliane è bellissima e difficilissima.

Si è deciso alla fine della penultima prova speciale il 31° Rally Conca D’Oro, la sesta e conclusiva prova del Trofeo Rally Terra, indetta dall’AC Palermo ed organizzata dal Comune di Corleone. Andreas Mikkelsen ed Ola Floene hanno vinto il Trofeo Rally Terra 2011 con il terzo posto al 31° Rally Conca D’Oro, prova conclusiva della serie cadetta CSAI riservata ai fondi sterrati.

Vittoria in gara per i bravi finlandesi Teemu Arminen e Tuomo Nikkola portacolori della Motoring Club sulla Subaru Impreza Sti N14. I finnici, già terzi nel 2010 a Corleone, si sono portati in seconda posizione sin dal crono d’apertura, usando la loro abilità sulla terra e la conoscenza delle strade siciliane, vincendo il settimo crono. Con il risultato il finnico è così risalito al terzo posto assoluto nel TRT ed al 2° nel Gruppo N 4×4.–“Siamo molto felici per la vittoria al Conca D’Oro. E’ una gara che conosciamo e sulla quale abbiamo ottenuto un’eccellente risultato. Non potevamo sperare in meglio. Il nostro obiettivo era quello di arrivare più in alto possibile. Dopo la penultima prova la strada si è spianata, poiché contro Mikkelsen altrimenti non potevamo nulla di più” – sono state le parole di Arminen.

L’equipaggio norvegese sulla Skoda Fabia S2000 ufficiale ha vinto otto delle nove le prove speciali in programma, imponendo il proprio ritmo all’intera competizione siciliana che si è svolta nell’entroterra palermitano nei dintorni di Corleone. Sulla penultima prova una noia al motore ha rallentato la Skoda Fabia dell’equipaggio norvegese che ha perso oltre tre minuti e scivolando fino al sesto posto. Lo stesso pilota ha lavorato sul motore appena fuori dalla prova. I vincitori del TRT hanno cercato la rimonta sui 16 Km dell’ultimo crono arrivando fino al terzo gradoino del podio, assicurandosi i punti necessari alla conquista del Trofeo Rally Terra.

“Siamo felici per il successo nel TRT – ha dichiarato il vincitore – Un ottimo lavoro di squadra. Abbiamo sempre potuto contare su una vettura competitiva. Qui al Conca D’Oro tutto è andato bene anche quando il fondo si è asciugato e le condizioni sono un po’ cambiate, fino al problema sulla PS 7. Una gara molto bella e tecnica”. Mikkelsen e Floene aggiungono il terzo posto al Conca D’Oro alle vittorie del Rally dell’Adriatico, Rally di San Marino e Rally di Azzano.

Secondo sul podio un insoddisfatto Daniele Batistini a cui ha letto le note Francesco Pinelli sulla Peugeot 207 S2000. Per l’equipaggio toscano della Power Car Team ha pesato negativamente il rendimento non ottimale del nuovo propulsore. A nulla sono valsi gli sforzi dell’equipaggio per cercare di contenere le distanze. –“Il nostro obiettivo era quello di mantenere il secondo posto nella classifica assoluta di trofeo – ha spiegato il pilota livornese – ma desideravamo batterci ad armi pari con i diretti avversari e non dovendo andare al massimo consapevoli del limite che abbiamo avuto in gara”.

Sotto al podio hanno concluso la corsa anche i veneti Moreno Cenedese e Roberto Simioni per la prima volta sulla Ford Fiesta S2000, che hanno usato in prospettiva 2012 e con la quale sono entrati velocemente in buon feeling con la 4×4 aspirata, come hanno dimostrato i tempi sempre migliori. Duello per il quinto a favore dei primi locali, Matteo Vintaloro e Pai Riggio all’esordio su una S2000 e sulla Peugeot 207, che hanno lamentato qualche problema al differenziale posteriore nelle prime battute di gara.

Sesto posto sotto la bandiera a scacchi nella la gara d’apprendistato sula terra per il lucchese Rudi Michelini navigato da Michele Perna e perfettamente coadiuvati dalla Abarth Grande Punto del Team Procar. L’equipaggio già protagonista del Trofeo rally Asfalto 2011, ha preso confidenza con il fondo migliorandosi di prova in prova, potendo pensare positivamente al Campionato Italiano Rally 2012. Settimi gli altri locali Giovanni Cutrera e Valentina Di Palermo che sin sono trovati a loro agio sulla Abarth Grande Punto che il giovane driver guidava per la prima volta sulla terra e con la quale hanno rimontato nelle ultime tre prove, dopo un problema al cambio sul secondo giro, ma un semiasse li ha rallentati definitivamente sull’ultimo crono. Successo tra le due ruote motrici e ottavo posto al traguardo per il sammarinese Alessandro Broccoli, abituato ed a suo agio sulla terra anche al volante della Renault New Clio, anche quando il driver è stato costretto ad affaticare i freni a metà gara per via di un assetto troppo ballerino.

Nona posizione e vittoria della Coppa di gruppo N 4×4 del TRT con il secondo di categoria in gara per i bresciani della Movisport Luigi Ricci e Christine Pfister, attenti solo a non prendere rischi con la loro Subaru Impreza Sti N14 per l’intera corsa, anche se hanno temuto sul finale per via di una foratura sull’ultima PS. –“La Coppa di gruppo N 4×4 è nostra. Abbiamo centrato l’obiettivo per il quale siamo venuti in Sicilia a completare la nostra stagione nel TRT. Abbiamo gareggiato contando le prove che mancavano alla fine cercando di non commettere errori”- è stato il commento di Ricci. A completare la top ten il barese Franco Laganà affiancato da Maurizio Messina, poco a suo agio sui fondi sterrati e rallentato da problemi al cambio sulla Mitsubishi EVO X. Al sammarinese Leo Guerra, specialista delle strade bianche al volante della Renault Clio RS, è bastato il terzo posto di classe N3 in gara per portare a casa la Coppa di gruppo N 2 ruote motrici. Sfortuna per il calabrese di Vicenza Tullio Luigi Versace costretto al ritiro per la rottura della leva del cambio sulla Citroen C2, mentre occupava la 14^ posizione.

Amarcord: Luca Rossetti attacca al Rally del Friuli 2011

Sono Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, friulani di Pordenone, alla guida di una Abarth Grande Punto, i vincitori del 47° Rally del Friuli e delle Alpi Orientali, settimo degli otto appuntamenti del Campionato Italiano Rally. Con questo successo il pilota ufficiale Abarth interrompe la serie di vittorie del toscano Paolo Andreucci, primo in tutte e sei gli altri appuntamenti del tricolore e già laureatosi Campione Italiano, terminato oggi secondo in coppia con la Friulana Anna Andreussi su Peugeot 207 Super 2000 della filiale italiana della casa francese. Al terzo posto ha chiuso al termine di una gara veloce e senza errori il bergamasco Alessandro Perico , anche lui alla guida di una Peugeot 207 Super 2000.

Ma la gara friulana era chiamata a sciogliere gli ultimi dubbi per altre importanti classifiche come quelle del Campionato Italiani Produzione , quella del Campionato Rally Junior e quella della Coppa Csai 2 Ruote Motrici. Dubbi che sono stati completamente sciolti per quanto riguarda il Campionato Italiano Produzione, andato aritmeticamente al napoletano Fabio Gianfico alla guida di una Mitsubishi Lancer EvoIX, e per quanto riguarda la Coppa Csai 2 Ruote Motrici, andata a Simone Campedelli ed alla sua Citroen Ds3.

Il pilota romagnolo ha qui chiuso quarto assoluto confermando le sue qualità e quelle della vetture francese. Ancora incerta invece la situazione del Campionato Italiano Rally Junior con il favoritissimo il siciliano Andrea Nucita, Renault Clio R3C, che ha sofferto molto per problemi di elettronica e per una foratura che dovrà duellare per il titolo tricolore, nell’ultimo round della stagione, ancore con Simone Campedelli potenzialmente in corsa per un solo punto.

Per quanto riguarda la classifica di gara alla spalle di Rossetti, Andreucci , Perico e Campedelli si sono piazzati. a chiudere le prime dieci posizioni, ben 5 Renault Clio R3C, quelle affidate a Ferrarotti, Signor, Bosca, Nucita e Asnaghi e la Mini Jcw di Andrea Perego. Il Valtellinese mei primissimi nella prima fasi della gara, ha pagato moltissimo un errore con conseguente toccata, che lo ha ricacciato nelle retrovie. La prima delle finali del Trofeo Peugeot 207 Top Competition è andato al piacentino Gabriele Cogni, che si conferma dopo una stagione ricca di importanti soddisfazioni.

Come era andata la tappa precedente

I friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, Abarth Grande Punto, hanno chiuso al comando la prima tappa del 47. Rally del Friuli e delle Alpi Orientali, gara organizzata dalla Scuderia Friuli in collaborazione con l’Automobile Club di Udine valida come settima delle otto prove del Campionato Italiano Rally. Il pilota ufficiale Abarth, velocissimo sin dal via, ha preso il comando della corsa a metà della prima odierna tappa, approfittandosi del ritiro del veneto Umberto Scandola rimasto al comando della corsa fino alla quarta prova speciale con la sua Ford Fiesta Super 2000.

Rossetti, passato al comando, ha poi resistito agli attacchi di Paolo Andreucci, Peugeot 207 Super 2000. Il toscano, già laureatosi campione italiano, ha chiuso comunque a soli 7”7 dal leader. I due sono i maggiori indiziati per la vittoria mentre il terzo posto è al momento assolutamente nelle mani di Alessandro Perico, Peugeot 207 Super 2000, staccato dalla vetta di 48”5.

Ma la corsa è ancora molto lunga e ricca di insidie. La seconda tappa scatterà alle ore 09,15 di domani, sabato 03 settembre, da Cividale, avrà come maggiore novità il percorso della speciale di “Canebola”. Le altre due prove saranno le classiche “Trivio” e Tribil” . Queste saranno percorse due volte mentre solamente una volta quella di “Città di Cividale del Friuli”, di 1,300 Km, in diretta TV su Rai sport 2 a partire dalle 14.30.

L’arrivo finale sarà ad Udine alle 15,30 per le vetture storiche ed alle 18,00 per le “moderne”, nello storico ed affascinante contesto di Piazza Libertà, dove l’Inno di Mameli verrà suonato dalla Fanfara della Brigata Alpina Julia. In programma quindi, ancora sette prove speciali pari a 87.20 chilometri cronometrati.

Ancora apertissimo il duello per il Campionato Italiano Rally Junior con il l’attuale leader della classifica, il siciliano Andrea Nucita alla guida di una Renault Clio R3C costretto ad inseguire per problemi di elettronica e con il suo più accreditato avversario, il romagnolo Simone Campedelli alla guida di una Citroen DS3 R3T che ha oggi dominato. Il romagnolo ha chiuso al sua prima fantastica tappa in quarta posizione assoluta.

Per quanto riguarda il Campionato Italiano le cose sembrano pendere decisamente a favore di Fabio Gianfico che è in testa seguito da Vallario . Il napoletano leader del Campionato ha avuto via libera dopo li sfortunato ritiro del salernitano Maurizio Angrisani ritiratosi dopo aver staccato una ruota della sua Mitsubishi Lancer Evo X.

Classifica finale Rally del Friuli 2011

1. Rossetti- Chiarcossi (Abarth Grande Punto Super 2000) in 1h 39’39”9 : 2. Andreucci – Andreussi ( Peugeot 207 Super 2000) a 28”7; 3. Perico – Carrara Peugeot 207 Super 2000) a 2’36”9 ; 4. Campedelli – Fappani ( Citroen DS3 R3T) a 4’34”2 ; 5. Ferrarotti – Fenili ( Renault Clio R3C) a 5’3424; 6. Signor – Bernardi( Renault Clio R3C) a 5’40”1; 7. Bosca – Aresca ( Renault Clio R3C) a 5’54”4; 8. Nucita – Princiotto (Renault Clio R3C) a 7’08”9; 9.Asnaghi – Casteli (Renault Clio R3C) a 7’09”.8; 10. Perego – Pizzuti (Mini Jcw S2000) a 7’14”6

Amarcord: Paolo Andreucci e quel Rally del Salento 2011

Paolo Andreucci ed Anna Andreussi, Peugeot 207 Super 2000, hanno conquistato la vittoria nel 45- Rally del Salento, quinta prova del Campionato Italiano Rally; ottimo il secondo posto di Alessio Pisi, Peugeot, mentre al terzo posto ha chiuso Umberto Scandola, Ford Fiesta. Con questo successo, il quinto su cinque gare disputate, il pilota toscano vede ormai da vicino il titolo tricolore piloti ed avvicina la Peugeot ad un solo punto da quello Costruttori.

A contendere quasi fino in fondo la vittoria al pilota ufficiale di Peugeot Italia, sono stati i liguri Alessio Pisi e Fabio Cadore, anche loro su una Peugeot 207 Super 2000, che sono stati al comando della gara dalla terza fino alla undicesima prova speciale, subendo il sorpasso del campionissimo a tre prove dal termine. Al terzo posto dopo una straordinaria battaglia durata fino all’ultimo tratto cronometrato il veneto Umberto Scandola, navigato da Guido D’Amore con la Ford Fiesta Super 2000.

Alla fine di oltre 150 chilometri di prove speciali Scandola ha preceduto il friulano Luca Rossetti, Abarth Grande Punto, di soli 2 decimi. A questa lotta ha preso parte praticamente fino in fondo anche Franco Cunico, Peugeot 207 Super 200o, rallentato dalla rottura di un semiasse. Il vicentino ha chiuso alla fine al quinto posto davanti ad un altro protagonista del rally, il bergamasco Alessandro Perico anche lui allontanato dalla lotta per il podio da una foratura.

Paolo Andreucci, Rally del Salento 2011
Paolo Andreucci, Rally del Salento 2011

Nel Campionato Italiano Produzione la vittoria con dominio assoluto è andata a Maurizio Angrisani, Mitsubishi, settimo al traguardo, mentre per quanto riguarda il Campionato Rally Junior la battaglia tra la Citroen Ds3R3 del romagnolo Simone Campedelli e la Renault Clio R3T del siciliano Andrea Nucita è andato al primo che ha avuto la meglio del secondo proprio in vista del traguardo. A tradire Nucita, che era stato a lungo al comando , una foratura sulla penultima prova speciale. Ottimo infine il decimo posto di Francesco Rizzello, pilota di Ruffano piccolo centro della provincia di Lecce, naturalmente primo tra i piloti locali con la sua Peugeot Super 2000 della scuderia Piloti Salentini.

Il giorno prima Super Alessio Pisi

Dopo il prologo del giorno prima con due PS, primo giro sulle prove di Specchia e Ciolo ed il Rally del Salento fa subito vedere di non essere una gara qualsiasi . La prima prova odierna va al ligure Pisi. Chentre è secondo, Perico terzo e solamente quarto Andreucci. Tutti e quattro sono su Peugeot 207 Super 2000. Rossetti, Abarth Grande Punto, si ferma a metà prova per regolare una cintura slacciata e perde 43”7. Scandola fa ancora peggio, fora l’anteriore destra e perde oltre 1’46”. Crugnola, tocca ed apre una ruota della sua Citroen Ds3 R3.

Sul lombardo piomba la Mitsubishi di Rendina che nell’impatto rompe il ponte posteriore. Lo stesso Rendina dopo cento metri va a diritto, molto probabilmente per le conseguenze del primo urto, e si ferma contro un muretto con la vettura seriamente danneggiata. La prova viene sospesa e si va in trasferimento. Umberto Scandola vince la seconda prova che per il resto non regala particolari colpi di scena dopo i fuochi d’artificio della prima. Pisi si conferma in particolare forma realizzando il terzo tempo di un soffio alle spalle di Andreucci. In attesa che venga dato il tempo imposto sulla prima nel gruppo R sono Nucita, Renault, e Campedelli, Citroen, a mettersi in luce.

Secondo giro e subito il gruppone si trasferisce su Specchia. Pisi mette dietro tutti nuovamente confermandosi in splendida sintonia con la sua Peugeot 207 Super 2000. Alle sue spalle Andreucci ha nel frattempo recuperato la seconda posizione mentre Chentre e Perico lottano per la terza. Cunico è quinto ma dietro di lui si fa pesante la spinta di Rossetti. Angrisani è tranquillamente primo nel produzione, con un vantaggio di oltre 30” su Gianfico, mentre Perego, dopo un inizio così e così tira fuori qualche bel tempo con la sua Mini John Cooper.

Si torna su Ciolo. Rossetti fa un dritto e perde altro terreno dai migliori, retrocedendo nella generale al settimo posto dell’assoluto anche dietro al primo di gruppo N Maurizio Angrisani. La prova viene vinta da Scandola davanti ad Andreucci e Pisi che così chiude al comando dopo quatto prove con 6”8 sul toscano della Peugeot. Campedelli è ottavo con la sua Citroen mentre per il resto della classifica del gruppo R si deve ancora aspettare la pubblicazione del tempo imposto.

Classifica Finale 45. Rally del Salento 2011

1. Andreucci – Andreussi (Peugeot 207 Super 2000) in 1h 44’24”7 ; 2. Pisi – Cadore (Abarth Grande Punto) a 19”1; 3. Scandola – D’Amore (Ford Fiesta Super 2000) a 1’09”7; 4. Rossetti – Chiarcossi (Abarth Grande Punto) a 1’09”9 ; 5. Cunico – Pollet (Peugeot 207 Super 2000) a 2’ 22’ 1; 6. Perico – Carrara (Peugeto 207 Super 2000) a 2’29”2; 7. Angrisani – Pollicino (Mitsubishi Lancer Evo X) a 2’34”9 ; 8. Campedelli – Fappani (Citreon Ds3) a 2’50”8; 9. Chentre – Canova (Peugeot 207 Super 2000) a 2’55”5; 10. Rizzello – Sovrano ( Peugeot 207 Super 2000) a 4’01”7.

Cristian e Davide al rally reggiano per passione e amicizia

Il punto in cui sono morti Cristian Poggioli, 32 anni di Lama Mocogno (Modena), e Davide Rabotti, 21 anni di Reggio Emilia, non era particolarmente pericoloso. Ma soprattutto, non è vero che la vettura è piombata addosso al pubblico e che si è creato il caos, come scritto dalle edizioni di alcuni importanti TG nazionali. In quel punto c’erano solo loro due e volevano vedere passare la vettura di un loro amico in gara.

“È stato un incidente particolare – ha detto il sindaco di San Polo d’Enza Franco Palù dopo essersi recato di persona sul luogo dell’incidente – in una zona che di per sé non era pericolosissima, era al termine di un breve rettilineo in cui l’auto avrebbe dovuto girare a sinistra ma, non so per quale motivo, forse per una perdita di controllo dello sterzo, è finita sulla destra andando sul montarotto dove c’erano i due ragazzi deceduti. Che io sappia lì c’erano solo i due ragazzi e non altre persone”.

Cristian Poggioli, la vittima di 32 anni di Lama Mocogno, non era per caso su quella maledetta semicurva: era amico di un pilota in gara e per questo era salito sulla collinetta: per fare il tifo. Aveva soltanto 21 anni Davide Poggiali, che su quella maledetta collinetta è andato assieme a Cristian: ma erano soltanto loro due.

“Il rally in questione – ha aggiunto Palù – è una manifestazione storica della zona, un classico del nostro Appennino. Questa era l’edizione numero 41, tornata a disputarsi dopo un anno di stop per il Covid”. Il sindaco di Reggio Emilia Luca vecchi ha espresso cordoglio: “Tutta la comunità reggiana si stringe attorno al dolore delle famiglie di Davide Rabotti e Cristian Poggioli, deceduti oggi a seguito dell’incidente durante il Rally dell’Appennino a Canossa. Una tragedia che lascia sgomenti tutti noi”.

Rally Appennino Reggiano: ”Il mio pensiero va a Claudio”

“Oggi il mio pensiero va a Claudio (Gubertini, ndr). Un carissimo amico conosciuto quasi 20 anni fa, quando entrambi correvamo nel Trofeo Peugeot. Un ragazzo simpaticissimo, sempre allegro e con un talento innato. Uno che ci “bastonava” perennemente, riuscendo a staccare sempre tempi inarrivabili per noi, che tentavamo, inutilmente, di essere suoi avversari”. Sono le parole di Cristiano Torreggiani, pilota con un lungo corso.

Torreggiani esprime solidarietà umana nei confronti dello sfortunato amico, il pilota Claudio Gubertini, che guidava la Peugeot 208 R2 uscita di strada al Rally Appennino Reggiano e finita su due giovani appassionati, morti praticamente sul colpo. “Quello che è successo stamattina al Rally Appennino Reggiano è stata una tragedia – scrive Torreggiani sulla sua pagina Facebook -. Ora cominceranno le solite critiche, i soliti fiumi d’inchiostro sulla fatalità, sulla pericolosità delle auto da rally, sulle zone vietate al pubblico, che quasi nessuno rispetta, eccetera, eccetera”.

“A me non interessa – prosegue – Dispiace ovviamente per l’accaduto, per una giornata di sport finita in tragedia e per tutti i sensi di colpa che staranno attanagliando Claudio in queste ore e che probabilmente non lo molleranno mai più. Una cosa simile la provai sulla mia pelle 13 anni fa, quando anch’io volai in mezzo alla gente ad un Rally del Palladio”.

“Allora per miracolo travolgemmo solo sedie e tavolini, con la gente che riuscì a mettersi in salvo per una frazione di secondo. Oggi non è andata così… Resta solo il dolore per due persone che non ci sono più e per un amico che non meritava di essere coinvolto in tutto questo. Per quanto possa servire, una preghiera per i due spettatori e un grande abbraccio a Claudio. Coraggio Gubba!!!”.

La Biella Corse piange il suo fondatore Roberto Bologna

Non è “facile” scrivere questo Comunicato Stampa, perché contiene una di quelle notizie che non si vorrebbero mai dare: Biella Corse comunica la scomparsa all’Ospedale di Biella dell’amico Roberto Bologna, socio fondatore della scuderia e, da sempre, memoria storica del rallysmo biellese.

Nato nel 1949, Roberto aveva nel sangue la passione per i motori, per i rally in particolare. Dopo aver mosso i primi passi al Giro delle Valli Biellesi degli anni ’60, era stato, nel 1972, fra i fondatori della Biella Corse, Scuderia creata con l’obbiettivo, pur essendo in un momento molto difficile, di tornare a correre nel Biellese. L’anno successivo nacque il Rally della Lana e lui fu, da quel momento, sempre in prima fila nell’organizzazione della gara. Responsabile delle “pubbliche relazioni”, creatore del “dossier de presse” e, nei giorni dell’evento, principale apripista della gara. Sulla vettura numero “0” del Rally, lo sapevano tutti, c’era lui; e la Direzione Gara non dava il “via libera” fino a quanto non c’era il suo “ok”. Roberto, oltre che organizzatore del Lana, negli anni è stato anche esponente della Commissione Sportiva dell’Automobile Club di Biella e organizzatore di un buon numero di edizioni della cronoscalata Biella-Oropa. Andato in pensione (è stato per tutta la vita dipendente della Filiale di Biella della Banca Nazionale del Lavoro), è stato uno dei protagonisti del ritorno del Rally Lana moderno, impresa tutt’altro che semplice visto tutto ciò che era successo e le difficoltà di carattere organizzativo e burocratico da superare.

“E’ mancato un grande grande amico” racconta il Presidente di Biella Corse, Alberto Negri, “una persona alla quale volevo veramente bene. La nostra era un’amicizia nata tantissimi anni or sono, nel lontano 1985. Lui, insieme a Meme Gubernati, era stato il fondatore e l’ideatore del Rally della Lana dei bei tempi, nonché il fondatore, ormai 50 anni or sono, della Biella Corse. Alla nostra Scuderia è sempre stato legato direi “visceralmente” e il nostro Orsetto l’ha sempre avuto nel cuore. Per me è stato un consigliere prezioso, direi un “padre putativo” perché in tutto quello che facevo in ambito sportivo facevo riferimento e mi confrontavo con lui; e lui mi dava sempre le dritte e la forza necessaria per andare avanti. Con la sua scomparsa (mi emoziono anche a dirlo!) si chiude un’epoca. Lui era l’ultimo di quella grande famiglia del Rally Lana dei tempi. Ci mancherà tantissimo!”.

E ora un ricordo in prima persona, visto che con Roberto ho fatto di tutto: presentazioni, interviste, trasmissioni televisive, pubblicazioni, gite a Monte-Carlo (per vedere lo shakedown del Rally, naturalmente), organizzazioni di eventi sportivi e benefici (il Telethon BNL, in particolare) e altro ancora. Roberto mi ha a suo tempo aiutato a reperire il materiale, fotografico e non, per i miei due libri sul Rally della Lana e mi ha dato una mano a controllare le bozze dei libri prima della stampa. Abbiamo parlato, “fatto e disfatto” di tutto e anche litigato, come a volte succede fra amici. Poi però tutto torna come prima e si parte per una nuova avventura. Che avrebbe dovuto essere il libro dedicato ai 50 anni di Biella Corse, che farò l’anno prossimo; ma che, sinceramente, avrei voluto fare con lui. Invece, no, Roberto non ce l’ha fatta. Ha lottato fino all’ultimo, sempre positivo, sempre speranzoso. Ancora pochi giorni or sono, al telefono, mi aveva riconfermato il suo impegno per il nostro prossimo appuntamento editoriale. Ci teneva, ci ha sempre tenuto, perché Biella Corse è sempre stata non solo la sua Scuderia, era la sua creatura. Sarà molto più difficile farlo ma quel libro lo scriverò e glielo dedicherò. So che gli farà piacere, anche se ora non c’è più.

Incidente al Rallye d’Autun: muore Jean Marc Plisson

E’ un week-end maledetto per il motorsport e per i rally quello del 21 e 22 agosto. In questo tragico fine settimana, oltre a Christof Klausner, morto a seguito delle ferite riportate in un incidente motociclistico (qui l’articolo), ci ha lasciati anche Jean Marc Plisson anche lui per le ferite riportate a causa di una violentissima uscita di strada sulla seconda prova speciale del Rallye d’Autun 2021.

Il pilota di Migennes, nell’Yonne, Plisson è morto nella tarda serata di sabato 21 agosto a causa delle gravissime ferite causate da una uscita di strada. Jean Marc stava partecipando al Rallye de la Châtaigne vicino ad Autun, in Saône-et-Loire. La sua Subaru Impreza con il numero 45 è improvvisamente schizzata fuori strada e l’impatto è stato violentissimo

Il suo copilota, Pascale Bonin, è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Digione ed è gravemente ferito e in prognosi riservata. Questa drammatica morte arriva una settimana dopo quella di un altro pilota francese di Morvan, Eric Delaporte, morto la settimana scorsa.

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WRC: la prima di Latvala con VW all’ultimo Acropoli iridato

Il Mondiale torna in Grecia dopo un’assenza lunga otto anni. Sulle magnifiche e durissime strade elleniche si sono scritte pagine e pagine di rallysmo, con uomini e mezzi messi alla dura prova dalle impegnative strade del Peloponneso.

L’ultima edizione dell’Acropolis Greece nel WRC si corre dal 31 maggio al 2 giugno 2013 su un percorso di 306 chilometri cronometrati con base a Loutraki. Al via della gara si presentano 46 equipaggi, suddivisi in 11 vetture WRC, 16 WRC2 e 10 iscritti nello Junior. Al termine di due giornate e mezzo di prove, la vittoria va all’attuale team manager Toyota Jari-Matti Latvala che conquista così la sua prima vittoria con il team Volkswagen. 

L’inizio è subito incandescente, sui 47.70 km della Kineta-Pissia succede di tutto. Il miglior tempo è firmato dal Evgeny Novikov sulla Ford Fiesta WRC seguito a 20″6 dallo spagnolo Dani Sordo (Citroen DS3 WRC) e a 36″3 dal finlandese Jari-Matti Latvala (Volkswagen Polo WRC). Ma i quasi 50 chilometri di speciali sono fatali al leader del mondiale Ogier costretto al ritiro a metà prova (tornerà in gara col super rally) per un problema tecnico alla sua Polo, mentre sia Hirvonen (servosterzo) che Ostberg (ruota staccata) escono dalla prova con ritardi pesantissimi. Sulla seconda e ultima prova di giornata la Kineta (Km 26) che si disputa in notturna, lo scratch è ancora di Novikov che allunga ulteriormente sui rivali portando a 30” il vantaggio su Sordo e a 39” quello su Latvala.

Durissima la seconda tappa del rally che si disputa sabato 1 giugno. Sono 149,56 km cronometrati che gli equipaggi dovranno affrontare con prove speciali ricavate tutte nell’area del Peloponneso. I crono scelti dagli organizzatori sono Klenia Mycenae (che nel 2009 scrisse fine alla gara di Loeb), Ghymno, Kefalari e Ziria. La gara si apre con lo scratch a pari merito di Novikov e Latvala, ma sul successivo crono, quello di Ghymno il russo fora lasciando cinque minuti sul campo è precipitando all’ottavo posto.

Latvala è bravo ad approfittarne è si porta così al comando del rally. Al termine della giornata il finnico comanda la gara con un vantaggio di 1’04” su Sordo e 1’43” su Neuville. Tornano in zona punti dopo un day1 disastroso Ogier (autore di uno scratch), Hirvonen e Ostberg.

Nessuno scossone rilevante domenica 2 giugno, ultimo giorno di gara. Sulle quattro prove in programma per un totale di 83.22 chilometri contro il tempo, Latvala controlla gli avversari è porta a casa un successo importantissimo che lo porta al secondo posto nella generale. Poco o nulla cambia nel resto della classifica generale, con Dani Sordo che porta a casa un buon secondo posto seguito in classifica dal giovane belga Thierry Neuville, unico scossone di rilievo nella top ten è quello di Hirvonen che supera Prokop al settimo posto nella generale.

Loeb-Elena vs Delecour-Guigonnet al Mont Blanc

In migliaia si sono strappati i capelli, chi si è schierato da una parte e chi dall’altra. “Traditore”, “I soldi fanno tutto”, eccetera fino al complottismo più becero. Era un divorzio che non era un divorzio. E così, a mesi di distanza da quello strappo, si ricompone l’equipaggio composto da Sébastien Loeb e Daniel Elena. Succederà al Rally Mont Blanc. E per non farsi mancare l’adrenalina, i due correranno con la Peugeot 306 Maxi.

“Avete mai avuto un’estate in cui non vedete l’ora di rientrare alla vita ordinaria? Beh, comunque è il mio caso”. Inizia più o meno così, l’annuncio di Séb Loeb. “Non ci tengo più all’idea di aspettare un mese: Daniel Elena, come previsto dall’inizio, starà bene sul sedile di destra a leggere le note. La 306 Maxi, che già mi fa vibrare solo a guardarla, è già nel mio garage”.

La Peugeot 306 Maxi di Loeb
La Peugeot 306 Maxi di Loeb

“Tutta la squadra Sébastien Loeb Racing che mi mancava dal Trofeo Andros è pronta. Col Rallye du Mont-Blanc Morzine-Officiel, mitica gare del Championnat de France des Rallyes, non litigo da almeno 20 anni. I miei fedeli partner ci sono. E siccome mi hanno sempre detto che più siamo e più ridiamo, abbiamo deciso di portare con noi anche François Delecour, anche lui al via con la 306 Maxi della Sébastien Loeb Racing, navigato da Jean-Rodolphe Guigonnet. Aspettavamo questo momento da molto tempo”.

Il mondo dei rally applaude il ragazzo dei record

It’s coming home! E’ quello che sperano i finlandesi dopo la prima vittoria in carriera del giovane Kalle Rovanpera. Il titolo WRC, in una nazione che da sempre ha vissuto a pane e rally, manca dal lontano 2002 quando Marcus Gronholm dominò quel Campionato dall’inizio alla fine. C’è troppa Francia nel WRC e così a ridare speranze al movimento finnico è arrivato un giovanissimo pilota (classe 2000) che risponde al nome di Kalle Rovanpera, che ha mosso i primi passi in Estonia nella stagione 2011 (all’età di 11 anni) disputando alcuni raduni locali al volante di una Toyota Starlet.

Da lì in poi la carriera del driver di Jyväskylä esplode fino ad arrivare alla prima vittoria in carriera in una gara del Mondiale WRC. Un successo ottenuto che permette a Kallino di mettere in bacheca l’ennesimo record personale di una carriera che lo vedrà sicuramente ancora protagonista nei prossimi anni. Tante le testimonianze d’affetto e i complimenti che sono stati fatti a Rovanpera, il primo ad applaudirlo è stato il suo team manager Jari-Matti Latvala ha cui a strappato il record di vincitore più giovane di un’evento WRC.

“Era ovvio che questo momento prima o poi sarebbe arrivato – spiega Latvala – non mi dispiace perdere questo record che ho tenuto orgogliosamente per 13 stagioni. Ho avuto l’onore di prenderlo da un mito come Henri Toivonon e sono contento di passare questo testimone a Kalle. Dopo tanti anni di dominio francese, fa piacere che questo record resti in Finlandia. Abbiamo parlato tanto con Kalle questo fine settimana, ha corso una gara fantastica, ma quello che ha fatto nella PS10 è qualcosa di incredibile. Craig fino a quel momento era molto vicino, lui su quella prova ha attaccato forte, infliggendoli un distacco di 14”3! Ha corso in maniera diversa da ciò che mi aspettavo, quella prova secondo me ha deciso l’intero rally. Vedere un simile distacco in una prova del WRC è ormai raro, vuole dire che ha corso in modalità full-attack per tutti i 23 chilometri della PS”.

Complimenti sono arrivati anche dall’amico Oliver Solberg che ha commentato così: “Congratulazioni amico mio! Hai fatto un qualcosa di incredibile! Bravissimi anche i miei compagni di team per il podio”. Anche Petter Solberg tramite social si congratula con la stellina finlandese “Bravissimo Kalle per questo bellissimo risultato ottenuto in questo fine settimana. Ricordo con piacere le belle battaglie con tuo padre Harri e sono felice della nostra bellissima amicizia che si è rafforzata da quando tu e Oliver siete entrati nel mondo dei rally. Vederti sul podio più alto è stato molto speciale, sono molto felice per te e per tutta la tua famiglia”.

I record di precocità di Kalle Rovanpera nel WRC

Vincitore più giovane di una gara: Estonia 2021 – 20 anni 9 mesi e 17 giorni
Pilota più giovane a salire sul podio: Svezia 2020 – 19 anni 4 mesi e 16 giorni
Leader più giovane di una gara: Estonia 2020 – 19 anni 11 mesi e 5 giorni
Pilota più giovane a prendere punti: Australia 2018 – 17 anni 1 mese e 19 giorni

Aldo Riva: va via un pezzo della coppia Riva-Gerbaldo

Se n’è andato nel tardo pomeriggio del 13 luglio 2021, Aldo Riva. Proprio il Riva che correva con Gianmaria Gerbaldo negli anni Settanta e nei primissimi Ottanta con le Opel Kadett GT/E e con le Ascona. Al Rally Team 971 del 1978 festeggiò il suo primo successo assoluto con i colori della Rododendri. Era uno spettacolo vederlo pennellare le curve dei rally, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Toscana, le regioni dove correva più frequentemente. Sempre tra i primi dieci assoluti, sempre a dare spettacolo.

All’inizio della sua carriera era stato navigato da Palmero, poi, dopo Gerbaldo, erano arrivati Enrico Roveda, Eraldo Tortone, Luca Zonzini, Alessandro Biordi, Andrea Giannini e infine Simone Spaccasassi, nel 2010. Finché ha potuto ha corso. I rally erano una fiamma di passione, ma anche una boccata di ossigeno per lui. Amava le gare su terra, prima con le due ruote motrici e poi con le quattro ruote motrici, come Subaru e Mitsubishi.

Era molto legato a Meldola, città che lo ricambiava con affetto, al punto che è stato dichiarato il lutto cittadino. “Affezionato a Meldola, uomo generoso, ha fondato l’Azienda Agricola Del Voltre, che è diventata nel tempo una importante realtà imprenditoriale del nostro territorio ed una grande famiglia per tutti i lavoratori – sono le parole del sindaco Roberto Cavallucci -. Le sue passioni, tra le quali quella per le auto, lo hanno portato ad intessere rapporti di collaborazione e amicizia con il tessuto sociale della città. L’ amministrazione comunale esprime un sincero sentimento di cordoglio e vicinanza alla famiglia ed a tutte le persone che gli volevano bene”.

Forte commozione nelle parole del presidente del Racing Team Le Fonti, Paolo Ragazzini: “Un grande imprenditore, un forte pilota, ma soprattutto un amico, venuto in Romagna dal Piemonte alla fine degli anni ’70. In un primo tempo ha abitato a Fratta Terme e lo ricordo passare con la Opel Kadet GT/E e la Renault Alpine A110. Per me già appassionato di rally era una grande emozione. Tanti i successi nei campionati africani con il Team Audi di Emilio Radaelli e Roberta Gremignani, ma anche in Italia nei rally e anche nelle gare in salita”.

“Il ricordo più recente è di qualche anno fa con la Mitsubishi Lancer ex Andreucci – prosegue Ragazzini -. Aldo di auto ne ha guidate tante, un vero appassionato dei motori. Negli anni si era anche messo da parte qualche pezzo di prestigio, come la Porsche 356 Spider del 1963 con la quale in coppia con la sua compagna Marilena aveva partecipato alla gara di regolarità Coppa Città di Meldola 2020 con i colori del Racing Team le Fonti del quale era un convinto estimatore. La gara di Meldola doveva essere una prova generale per la partecipazione al Gran Premio Nuvolari di settembre la poi visto il prolungarsi della pandemia di comune accordo si è deciso di rimandare”.

“L’ultimo mercoledì di giugno anche se non era programmato ci siamo ritrovati alla gelateria K7 assieme a Aldo e Marilena con il gruppo di amici della scuderia e non solo, è stata l’ultima volta che ho visto e parlato con lui, come sempre di gare e auto da corsa. Anche se la malattia avanzava la sua grinta e la sua forte personalità era ancora buona – conclude -. Ci mancheranno tanto i suoi consigli con la tua parlata piemontese-romagnola”.

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Copertina RS e oltre luglio 2021

Ogier e quel primo titolo arrivato un giovedì d’autunno

La storia del WRC è ricca di tanti aneddoti e curiosità. Ci concentriamo in questa occasione su una che riguarda Sébastien Ogier. Torniamo indietro nel tempo alla stagione 2013, quando il Team Volkswagen Motorsport si affaccio nuovamente al Mondiale WRC dopo una lunga assenza. Il team teutonico entra nella massima serie internazionale con un solo ed unico obbiettivo: vincere il titolo Costruttori e quello Piloti.

L’Alsazia era la gara numero 11 di quel calendario composto da 13 eventi. Nel WRC c’è stato un autentico dominio da parte di Volkswagen e Ogier, con vittorie su vittorie che hanno dato al francese un vantaggio importante sugli avversari. Si arriva in Francia con una situazione molto favorevole al driver di Gap. Infatti, in Alsazia bastava un solo punticino al driver VW per laurearsi campione del mondo. A giocarsi quel titolo c’erano Ogier ed un giovane Thierry Neuville, che all’epoca correva con i colori M-Sport. La partita sembrava essersi chiusa in Australia con la vittoria di Ogier. Neuville era relegato al terzo posto, ma una foratura di Hirvonen sull’ultima prova (fino a quel momento secondo) permettono al belga di risalire al secondo posto e di tenere aperto il Campionato.

La power-stage che di solito è l’ultima prova del rally, in Alsazia è la prima prova e si disputa tra le strade di Strasburgo. Lungo i 4,45 chilometri cronometrati Sébastien Ogier e Julien Ingrassia firmano il terzo tempo, conquistando il punticino che gli consente di vincere il primo titolo Mondiale della sua carriera. Già all’epoca si vedeva che Ogier era un “maestro” nel leggere le gara, da prima un’avvio soft per poi salire di giri prova dopo prova fino ad un affondo nell’ultimo giorno di gara che gli permette di portare a casa l’ennesimo successo stagionale.

“E’ stato un week-end molto emozionante – commenta Ogier a fine rally – già dalla serata del giovedì quando siamo diventati campioni del mondo. A quel punto tenere un ritmo di gara elevato per tutto il fine settimana era difficile. Abbiamo iniziato prudenti per poi alzare il ritmo prova dopo prova, grazie a questa tattica siamo risaliti fino al primo posto. E’ stata una gara durissima condizionata dalla pioggia e dal fango presente sulle prove, abbiamo iniziato da 0 al Monte-Carlo e dopo pochi mesi eccoci qua a festeggiare il titolo Piloti e vicinissimi a vincere quello Costruttori”.

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Nel 1981, Fassina-Dalpozzo vincevano il Campionato Italiano

Quaranta anni fa Opel si aggiudicava – prima Casa estera ed unica per molti anni ancora – il titolo assoluto nel Campionato Italiano Rally (CIR). Protagonisti dell’impresa furono, nel 1981, Tony Fassina e Rudy Dalpozzo con la Opel Ascona 400 preparata per il Gruppo 4 dallo specialista Virgilio Conrero. Il successo della Casa tedesca fu completato dal terzo posto di “Lucky” e Fabio Penariol e dal quarto di Miki Biasion che correva come Junior Team supportato dai concessionari Opel delle 3 Venezie. “Tony”-“Rudy”, che l’anno prima avevano visto svanire il titolo all’ultima gara per 4 secondi dopo aver forato, si imposero nei rally Quattro Regioni, Colline di Romagna, Piancavallo e San Marino. “Lucky”-Penariol il 100.000 Trabucchi.

Presentata due anni prima in occasione del Rallye di Montecarlo, la Opel Ascona 400, realizzata sulla base della seconda serie della berlina tedesca, aveva dimostrato subito – vincendo il Rally di Svezia con Anders Kullang e Bruno Berglund – di rispondere alla richiesta di una “macchina da assoluto” che piloti, preparatori e sportivi rivolgevano da tempo alla Casa di Rüsselsheim. Prodotta nei 400 esemplari necessari per ottenere l’omologazione sportiva, montava un 4 cilindri bialbero a 16 valvole di 2.410 cc da 144 CV che la Cosworth aveva sviluppato sulla base del motore della Opel Rekord Diesel.

Sulle vetture destinate all’impiego agonistico la potenza saliva 240 CV nella versione con 2 doppi carburatori Weber 48 DCOE e addirittura a 270 CV in quella ad iniezione meccanica Kugel-Fischer allestita da Conrero. Al motore erano abbinati un cambio Getrag a 6 marce e la trazione posteriore. Il 1981 fu un anno di grandi soddisfazioni per la Opel Ascona 400 che, oltre al campionato italiano, vinse il titolo nazionale in Belgio con Guy Colsoul, in Danimarca con Jens Ole Kristiansen, in Inghilterra e in Irlanda con Jimmy McRae (padre di Colin), in Olanda con Ja van der Malen, in Svezia con Björn Johansson.

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Appicca incendio nel parco chiuso del 4 Regioni con la diavolina

Un ignoto si introduce nel parco chiuso del Rally 4 Regioni e tenta di dare fuoco a tutte le vetture usando della diavolina. Un gesto di follia premeditata che avrebbe potuto causare danni gravi anche alle persone, oltre che alle vetture. Infatti, l’uomo, adesso ricercato dai carabinieri, ha scelto la vettura più nascosta e più comoda alla sua fuga per dare fuoco ad una intera confezione di diavolina posizionata tra la ruota anteriore e l’ammortizzatore di una Volkswagen Golf GTi nella speranza che le fiamme abbracciassero tutte le auto parcheggiate.

La Volkswagen Golf GTi andata a fuoco era di Marco Binati, che ha denunciato sui social l’accaduto e pubblicato le foto di quel che resta della sua amata vettura. “Grazie a quel ben pensante che ha deciso di fare un atto di ignoranza all’ennesima potenza, per causa sua ci rimettiamo una macchina. Evitabile il tutto perché ne parco chiuso “dovrebbe essere chiuso” a tutti e tutto. Grazie mille per questa genialata…”, è l’amaro sfogo di Binati sul suo posto su Facebook. “Ha usato della diavolina per incendiare un parco chiuso intero solo che la mia macchina era la meglio piazzata e nascosta per far partire il tutto”. La speranza, adesso, è che Marco Binati non debba rimetterci anche soldi di tasca sua per rimettere a posto l’auto.

Il prossimo numero di RallySlalom e oltre sarà in edicola dal 7 luglio 2021

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Che stoccate tra Latvala e Neuville dopo il Safari WRC

Aria tesa tra Jari Matti Latvala e Thierry Neuville al termine del Safari WRC. Il tutto è cominciato da una dichiarazione rilasciata alla stampa dal team manager Toyota in cui spiega, che secondo lui, il ritmo che stava tenendo il pilota belga era troppo alto.

“Parlando con alcuni ragazzi del mio team ho detto, Thierry sta andando ad un ritmo troppo elevato, di questo passo difficilmente vedrà il traguardo. Aveva avuto già due forature e in quei frangenti era stato fortunato, normalmente la si riesce a far franca la prima volta, non la seconda. Devi ascoltare gli avvertimenti, in tutta onesta mi dispiace molto perché meritava la vittoria. La sua velocità era buona, ma per l’ultima giornata di gara forse questa era un troppo eccessiva. Devi dettare la velocità in base al terreno, così come stavano facendo Taka e Tanak, quest’ultimo purtroppo poi è incorso in un problema col parabrezza. E poi c’è Sébastien, lui si prende cura del mezzo in tutte le fasi della gara, anche quelle più complicate”.

A Neuville non è piaciuta la lezione di Latvala. Il driver belga si è sentito toccato. E così la sua risposta non è si è fatta attendere. Solo che, al posto di rispondere tramite i suoi canali social o attraverso un comunicato stampa, Neuville ha deciso di parlare con il sito dello sponsor di Ott Tanak, DirtFish.

“In tutta onesta non penso di essere andato troppo forte, ero al comando della gara anche quando sono andato con un passo “ridotto” rispetto a quello dei miei avversari. Anche alla fine questa tattica non ha funzionato, posso dire che per me era quella giusta. Stiamo preparando le gare sempre alla solita maniera, ma è un periodo in cui tutto sta andando contro di noi, l’importante è mettere fine fin da subito a questo periodo no. Come sapete ci sono alcune parti della vettura che non si possono toccare e devono sottostare all’omologazione, una di queste parti è proprio la sospensione e i wishbones”. Tutto giusto, tranne quello di nascondersi dietro a termini come periodo, che lasciano intendere sfortuna. No, questa non è sfortuna. Lo ha amnesso, finalmente, anche Andrea Adamo.

Gil Membrado debutta nei rally al Liepaja a soli 13 anni

Di Gil Membrado, adolescente catalano di 13 anni, e della sua sfrenata passione per i rally ve ne abbiamo parlato approfonditamente sul numero di febbraio 2021 di RallySlalom e oltre, presentandovi un ragazzino che si allenava pure nel giardino di casa con il suo coach. Ma adesso è giunto il suo momento. Dopo diversi mesi di duro lavoro, questo fine settimana segnerà il tanto atteso debutto nel rally di Gil Membrado. Questo giovane di Olost, dal cognome illustre – suo padre Josep Membrado è stato più volte campione catalano della specialità – farà il suo debutto come pilota nel Rally di Liepaja.

Lo ha confermato la federazione lettone, che ha concesso a Membrado un permesso speciale per consentirgli di gareggiare a soli 13 anni. In questo modo, il catalano correrà già questo fine settimana l’appuntamento valido per l’Europeo, anche se sarà inquadrato nella classifica riservata alle squadre della nazionale lettone, che affronteranno ciascuna delle tappe di questo appuntamento continentale come un rally.

Copilotato dall’esperto Rogelio Peñate – che avrà il compito di guidare la vettura sui collegamenti – e con il supporto di Dani Balasch, l’uomo il cui padre ha affidato lo sviluppo e la crescita del figlio come pilota, il giovanissimo Membrado inizierà la sua corsa nei rally seguendo il percorso che anni fa – anche da adolescenti – hanno avviato piloti della statura di Kalle Rovanperä e Oliver Solberg.

Il prossimo numero di RallySlalom e oltre sarà in edicola dal 7 luglio 2021

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Tommi Makinen, storia di un campione: pilota e team manager

Team manager di successo alla guida di Toyota Gazoo Racing nel WRC, Tommi Makinen è anche nel Terzo Millennio una colonna portante del rallysmo internazionale. Affabile, simpatico, veloce, il finlandese ha confermato di non essere solo un gran piede, quattro volte campione del mondo rally, ma anche un gran cervello. Chi si è fidato di lui gli ha permesso di di creare campioni e vincere altri titoli iridati.

Tommi Antero Mäkinen nasce ad Jyväskylän Maalaiskunta nel villaggio di Puuppola esattamente il 26 giugno 1964. La sua indubbia abilità di pilota lo ha fatto appartenere ai cosiddetti “Flying Finns”, i Finlandesi Volanti, termine coniato già per i suoi connazionali degli anni passati come per esempio Juha Kankkunen. Mäkinen ha iniziato a praticare il rally nel 1985, alla guida di una Ford Escort RS 2000 al Nokia Rally, diventando campione nazionale finlandese nel 1988 e del mondo per ben 4 volte dal 1996 al 1999 al volante di una competitiva Mitsubishi.

La prima vittoria di Tommi Makinen in un rally mondiale è datata 1994, quando vinse il Rally di Finlandia a bordo di una Ford Escort, mentre la sua ultima vittoria la conquistò nel 2002 al Rally di Monte Carlo. In carriera ha corso con diverse macchine, tra cui Nissan Sunny, Lancia Delta, Mitsubishi Lancer Evo III, IV, V e VI. Dal 2002 al 2003 (anno del suo ritiro dalle corse) ha gareggiato per la Subaru, senza però ripetere i fasti della prima parte della sua carriera. In totale ha vinto 24 gare.

Tommi Makinen vinse il suo primo rally mondiale nel 1994, quando trionfò al Rally dei 1000 laghi (oggi è il Rally di Finlandia) con una Ford Escort RS Cosworth. Makinen arrivò tardi rispetto agli standard nel circo del rally, sedendosi per la prima volta in una vettura del Gruppo A stabilmente per tutta la stagione solo nel 1995, quando venne ingaggiato dalla Mitsubishi Motorsport a fianco del veterano svedese Kenneth Eriksson vincitore del campionato rally Gruppo A nel 1986.

Il Safari Rally vinto l’anno dopo fu la base di un’annata trionfale, che culminò nella conquista del titolo nel rally d’Australia staccando irrimediabilmente il rivale Colin McRae su Subaru Impreza. Tommi Makinen proseguì nei suoi successi per i 4 anni consecutivi, consegnando alla Mitsubishi altrettanti titoli mondiali piloti e uno Costruttori nel 1998, grazie alla collaborazione di un giovane Richard Burns. Nel Rally di Corsica 1997 è protagonista di un incidente piuttosto violento: dopo aver affrontato una zona molto veloce di una speciale, Tommi Makinen urta in piena velocità una mucca finita in mezzo alla strada, precipitando in un burrone facendo un volo di circa 40 metri d’altezza: nonostante l’auto distrutta, il finlandese e il suo copilota Seppo Harjanne escono illesi.

Tommi Makinen: 'Nel 2021 voglio Ogier su Yaris WRC'
Tommi Makinen: ‘Nel 2021 voglio Ogier su Yaris WRC’

Nel 1998, Tommi vince il suo terzo titolo in maniera piuttosto fortunosa: nel Rally di Gran Bretagna, ultima prova del mondiale, Tommi si trova con pochi punti di vantaggio su Carlos Sainz (Toyota Corolla). Nel primo giorno di gara Tommi scivola su una chiazza d’olio lasciata poco prima da un partecipante ad una gara di auto storiche, la vettura colpisce un blocco di cemento causando la rottura della ruota posteriore destra. La botta costringe Tommi al ritiro, e a questo punto se Sainz arrivasse almeno quarto, sarebbe lui a vincere il terzo titolo personale (aveva già vinto il campionato mondiale nel 1990 e nel 1992). Nell’ultima speciale, a soli 500 metri dal traguardo, l’auto di Sainz rompe una biella, giocando uno scherzo crudele al pilota madrileno, e “restituendo” il titolo a Makinen. Tommi ricevette la notizia della sua vittoria dal fratello, proprio mentre stava per imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe riportato in Finlandia.

Nel 2000, nonostante la vittoria nel rally di Monte Carlo, dovette lasciare lo scettro di campione al connazionale Marcus Grönholm. Nonostante non avesse vinto il titolo, la Mitsubishi creò una edizione speciale della sua Evolution da strada, denominata proprio Tommi Makinen Edition (TME), per commemorare le vittorie negli anni precedenti. La TME era basata sulla Evolution VI ed era caratterizzata da una colorazione rossa con bande orizzontali bianche e nere, esattamente come la vettura che Makinen usava nel WRC.

Makinen rimase in Mitsubishi fino al 2001, anno in cui terminò terzo il campionato dietro a Burns e McRae, rispettivamente su Impreza e Focus RS. In quello stesso anno è protagonista, al Rally di Corsica, di un incidente che poteva avere conseguenze ben peggiori. In una zona molto impervia, nell’attraversamento di un passaggio stretto, Makinen strinse troppo una curva urtando la parete di roccia alla sua sinistra. La macchina si capovolse e finì a ruote all’aria in bilico sull’orlo del precipizio che si trovava sulla destra. I soccorsi impiegarono non poco tempo a trarre d’impaccio Makinen ed il navigatore Mannisenmaki.

Nel 2002 a causa di un altro incidente che lo vede coinvolto al Rally di Argentina nel quale la sua Subaru è protagonista di un ribaltamento multiplo a forte velocità, e ciò unito a una serie di prestazioni negative, fanno si che Mäkinen decide di ritirarsi dalle competizioni agonistiche, con un palmares composto da quattro mondiali vinti, rendendolo uno dei piloti più titolati nei rally. Nel 2004 fonda la Tommi Mäkinen Racing[2], distributrice e fornitrice delle vetture da rally Subaru da gruppo N e R4.

Fino al 2020 è stato team manager per la Toyota nel team Toyota Gazoo Racing al suo rientro, con la Yaris WRC, nel campionato mondiale, avvenuto al Rally di Montecarlo 2017 per la sua 85esima edizione. Durante il 2016, ha occasionalmente testato personalmente la nuova Yaris quando ancora la vettura era in fase di test e soddisfaceva i requisiti antecedenti al 2017. Successivamente verrà portata allo stadio di WRC Plus (la nuova classe regina, con alcune nuove regole sulla potenza dei motori, sulle dimensioni delle auto e sull’aerodinamicità delle vetture), con un nuovo profilo aerodinamico e un vistoso alettone posteriore.

Ott Tanak con la Toyota Yaris WRC Plus al Tour de Corse 2019
Ott Tanak con la Toyota Yaris WRC Plus al Tour de Corse 2019

Ha inoltre contribuito a designare gli attuali piloti della nuova Yaris WRC Plus (curiosamente tutti suoi connazionali), puntando sull’ex pilota Volkswagen Jari-Matti Latvala, sull’ex campione IRC 2010 Juho Hanninen e sul promettente Esapekka Lappi, vincitore del titolo europeo nel 2014 e del titolo WRC2 nel 2016. Alla fine della stagione d’esordio, Latvala e Lappi conseguiranno una vittoria a testa, rispettivamente in Svezia e in Finlandia, dimostrando che la vettura ha sì ancora qualche problema su certe superfici, ma è competitiva.

Per la stagione 2018 il team manager finlandese sostituisce Juho Hanninen, prelevando dal team M-Sport l’estone Ott Tanak, vincitore, a bordo della Fiesta WRC del team anglo-americano, del rally d’Italia in Sardegna e del rally di Germania nel 2017. Tanak si dimostra competitivo con una Yaris migliorata, al punto di arrivare vicinissimo alla vittoria nel rally di Montecarlo (un errore e una guida perfetta di Ogier glielo impediscono) e arrivando secondo in Corsica, dopo una rimonta dal quarto posto. Nel 2018 la Toyota conquista dopo 19 anni il titolo costruttori, mentre nel 2019 arriva quello piloti con Tanak. Sposato e padre di due bambini, dal 1999 vive tra Monaco e Jyväskylä insieme alla sua famiglia.

Titoli vinti nel WRC

4 Volte Campione del Mondo nel

  • 1996
  • 1997
  • 1998
  • 1999

Gare vinte da Tommi Makinen

  • 4 volte il Rally di Finlandia: 1994, 1996, 1997, 1998
  • 4 volte il Rally di Monte Carlo: 1999, 2000, 2001, 2002
  • 3 volte il Rally d’Argentina: 1996, 1997, 1998
  • 3 volte il Rally di Svezia: 1996, 1998, 1999
  • 2 volte il Safari Rally: 1996, 2001
  • 2 volte il Rally d’Australia: 1996, 1998
  • 2 volte il Rally del Portogallo: 1997, 2001
  • 2 volte il Rally di Sanremo: 1998, 1999
  • 1 volta il Rally di Catalogna: 1997
  • 1 volta il Rally di Nuova Zelanda: 1999

Fabrizia Pons: storia di grandi passioni e di indimenticabili successi

Fabrizia Pons, un sorriso sincero che negli anni non cambia. La voglia immutata di continuare a correre, a navigare e ad insegnare i rally. La prima volta che ho approcciato ad un rally iridato come cronista è stata in occasione del Rally di MonteCarlo 1997 in cui debuttavano le WRC e la Pons era al fianco di Piero Liatti, sulla Subaru Impreza WRC.

La copilota torinese era stata lontana qualche anno dai rally iridati e ciò nonostante ce la ritrovavamo sul primo scalino del podio, in una delle gare più prestigiose e affascinanti del mondo: il Rally di MonteCarlo. Fabrizia, nel 1997, era una graziosa quarantenne, all’epoca madre di Ludovico (che aveva 10 anni) e di Elisabetta (che di anni ne aveva 8) e il suo pilota, Piero Liatti, la soprannominava la Ragazzina Terribile.

Fabrizia aveva e ha in sé da sempre, evidentemente, la passione per i motori e la vocazione della copilota. Di quella persona, cioè, che ha il difficile compito di conquistare la piena fiducia del suo pilota, leggendogli con un attimo di anticipo tutte le caratteristiche delle curve che la vettura affronterà. Note che venivano e vengono prese durante le ricognizioni del percorso e che permettevano e permettono, a chi è al volante, di percorrere ogni tratto alla massima velocità consentita dalle traiettorie. In questo Fabrizia Pons era ed è bravissima.

Non va dimenticato che nel 1981, sempre come navigatrice, la torinese ha vinto con la francese Michèle Mouton il Rally di Sanremo (altra gara del campionato mondiale marche e piloti). L’anno dopo si è imposta poi nei rally mondiali del Portogallo, della Grecia e del Brasile, aggiudicandosi il premio Halda, la più alta onorificenza rallistica per navigatori.

“Quando è la gara giusta – fu il suo commento dopo la conclusione del vittorioso MonteCarlo 1997 – te lo senti. Anche nei primi giorni, mentre eravamo dapprima terzi in classifica, poi secondi, Piero ed io avevamo già intuito che avremmo potuto vincere. Lo intuivamo da come tutto sembrava girare per il verso giusto. Eravamo comunque partiti per imporci”. Una vittoria annunciata, dunque.

Le origini motoristiche della Pons risalgono al motocross, e che si sappia: da quando ha lasciato il motocross per i più tranquilli rally, ha “disdetto” l’abbonamento settimanale col CTO di Torino. Costretta ad abbandonare le due ruote per un brutto incidente (ma il suo cuore rimarrà legato alla specialità), nel 1976 debutta come pilota al volante di una Autobianchi A112 Abarth, vincendo la sua classe nel Rally Team ‘971. Poi si laurea anche campionessa italiana femminile.

Il grande passo nel 1979 quando diventa navigatrice a fianco di Gigi Lucky Battistolli (con cui ancora oggi corre) e, con il veneto, disputa alcune gare europee imparando ad amare questo nuovo ruolo, che significa non soltanto fornire dati al pilota in corsa ma anche organizzare le assistenze, badare ai tempi di rifornimento e di riparazione ed alla tabella di marcia.

“Nel 1981 – raccontava Fabrizia Pons – mi telefonò la Mouton per chiedermi se volevo correre con lei sulla Audi. Mi parve un sogno, poi volutamente interrotto nel gennaio del 1986 per sposarmi con Carlo (Rivoira, ndr). Su insistenza di Michèle, quell’anno, ho ancora corso il Rally di Corsica, dove purtroppo morirono il finlandese Henri Toivonen e l’italo-americano Sergio Cresto. Allora dissi basta. Le vetture erano diventate dei bolidi potentissimi e pericolosi (oltre 400 CV, ndr), non era più un modo di correre che mi piacesse. Sono tornata a fare la navigatrice sulla Lotus storica di Giorgio Tessore. Evidentemente avevo perso soltanto il pelo, ma non il vizio se, dopo aver navigato con il novarese Piero Longhi sulla Toyota della Grifone, sono rientrata nel Mondiale Rally con Ari Vatanen. Con lui sono arrivata seconda, sulla Mitsubishi, alla Hong Kong-Pechino. Poi mi ha cercata Liatti per la Subaru. Ed eccomi qua”. E la storia continua…

Addio al Rally Monte Caio: non ci sarà un seguito

E poi ci sono quelle notizie che non vorremmo mai darvi. Quelle notizie che ci raccontano di una piccola ma luminosa stella nel firmamento dei rally italiani che si spegne. Tocca al Rally Monte Caio, competizione andata in scena sulle strade dell’Alta Val Parma dal 2010 al 2019 e che quest’anno avrebbe dovuto riproporsi in una veste rinnovata (da ‘ronde’ a ‘rally day’) nel fine settimana del 9 e 10 ottobre prossimi.

“Pur se a malincuore, la Scuderia Jolli Corse, l’ASD Monte Caio e la Scuderia San Michele – le tre entità che hanno creato e cresciuto la manifestazione – hanno infatti deciso di non dare seguito a quello che, da quest’anno, si sarebbe dovuto chiamare Rally Day Monte Caio. A portarli a questa sofferta decisione, le tante difficoltà ed incertezze innescate dalla pandemia che sta tenendo in scacco il mondo intero da oltre un anno: lo scenario attuale non consente infatti di porre le necessarie fondamenta sulle quali pianificare il futuro della manifestazione, troppo alti sarebbero i rischi di dar vita ad un evento che, al contrario di quanto avvenuto sinora, finirebbe per portare alcun beneficio al proprio territorio”. Così è scritto in un comunicato stampa.

Gli organizzatori della competizione si congedano tracciando un bilancio della loro esperienza decennale. Partiamo con Andrea Galeazzi: “E’ un momento molto particolare, contraddistinto da sentimenti tanto forti quanto contrapposti – spiega il portacolori di Jolli Corse -. Da un lato, ovviamente, c’è il dispiacere per questa scelta che, tuttavia, riteniamo essere la più corretta e razionale sotto ogni profilo. Per contro, ci sono la soddisfazione e la gioia per tutto quello che abbiamo vissuto sinora. La creazione della gara, nel 2010, fu un’autentica scommessa nella quale credettero con fermezza mio padre Franco, Loris Mercadanti e Michele Tedaldi; organizzare un rally sulle strade di casa nostra era un sogno ma anche un’impresa per via delle tante difficoltà logistiche, ma dopo la prima edizione, nella quale il mondo dei rally ci ‘prese le misure’, la manifestazione decollò alla grande, collezionando numeri importanti e divenendo in breve un appuntamento di riferimento nel programma stagionale di tanti concorrenti”.

“Chiudiamo questa bellissima parentesi con l’orgoglio di essere riusciti a portare sulle strade tizzanesi le più importanti auto da rally, ma anche di aver dato vita ad un evento molto apprezzato da tutti: piloti e navigatori venivano attratti da quel clima accogliente, caldo e familiare, che solo qui trovavano; la nostra comunità apprezzava la manifestazione, vivendola con spirito di condivisione e massima apertura nei confronti degli sportivi. Insomma, la Ronde Monte Caio è stata un’autentica festa sportiva che ha saputo unire la popolazione locale, i concorrenti e gli appassionati che venivano a seguirla. Vorrei poi ricordare che la Ronde Monte Caio, nel suo piccolo, ha permesso di raccogliere fondi destinati in beneficenza di anno in anno ad associazioni ed enti locali: anche questo aspetto ha contribuito a consolidare il forte legame tra la nostra cittadinanza e la manifestazione. Non finirò mai di ringraziare tutti coloro che, in questi anni, hanno contribuito alla riuscita della competizione: dai concorrenti ai residenti, dai volontari alle amministrazioni locali senza dimenticare i nostri preziosi sponsor”.

A Galeazzi fa eco Loris Mercadanti: “Dover arrestare la splendida avventura del ‘Rally Ronde del Monte Caio’ è per me un grande rammarico – sospira il presidente dell’ASD Monte Caio. E’ stata un’esperienza molto bella ed appagante per quanto, è ovvio, anche molto impegnativa; aver condiviso questo percorso con l’amico Franco Galeazzi e con suo figlio Andrea ha reso il tutto ancora più bello. Si chiude, anche per eventi al di sopra della nostra volontà, una parentesi significativa, della quale serberò ricordi indelebili, il più forte dei quali è la simbiosi che si era creata tra la manifestazione sportiva ed il nostro territorio: questo era il nostro scopo primario, quando nel 2010 decidemmo di dare vita alla gara. Sapere di aver pienamente centrato l’obiettivo è stato, ed è, motivo di grande orgoglio e soddisfazione; e se questo si è potuto ottenere, merito va dato a tutticoloro che ci hanno affiancato e supportata in questa esperienza decennale: la Provincia, la Prefettura di Parma, l’ACI Parma, i Comuni coinvolti, primo fra tutti, ovviamente, quello di Tizzano, che ci è sempre stato molto vicino: fondamentale la collaborazione delle forze dell’ordine, in particolare quella dei Carabinieri Tizzanesi, della Questura, dei Vigili Urbani, delle Guardie Forestali, della Protezione Civile, ma principalmente dei tanti amici volontari che ci hanno affiancato con passione, dedizione e competenza. Ancora più fondamentale è stato l’apporto dato dalla Scuderia San Michele di Bedonia, ed i partner commerciali che hanno creduto nella nostra iniziativa, sostenendola sempre con calorosa convinzione. A tutti loro va il mio più sentito ringraziamento”.

I numeri del Rally Monte Caio

La Ronde del Monte Caio ha vissuto 10 edizioni. In totale, gli iscritti sono stati 811, gli equipaggi che hanno preso effettivamente il via sono stati 804, mentre 629 sono state le vetture giunte al traguardo e 174 gli abbandoni. L’edizione con il maggior numero d’iscritti è stata quella del 2012, con 119 vetture. Due i piloti sempre presenti: sono i parmensi Andrea Galeazzi e Gabriele Frazzani. Lo stesso Andrea Galeazzi e l’altro locale Simome Rabaglia sono i conduttori con il maggior numero di arrivi (9).

Il record di successi assoluti è del varesino Mauro Miele e del suo navigatore alessandrino Luca Beltrame, con 4 sigilli. Invece, in testa alla graduatoria del maggior numero di successi di classe c’è ancora Andrea Galeazzi, con 8 vittorie. La gara del 2011 sarà ricordata per essere stata quella con il minor distacco tra i primi due equipaggi: 3″6, mentre il Monte Caio 2016 ha visto concretizzarsi il divario maggiore fra primo e secondo classificato (31″5).

RS e oltre di giugno 2021: condividiamo passione

Copertina RS e oltre giugno 2021

Rally della Carnia 2019: Lorenzo Luches meglio di Fantozzi

Due settimane al Rally Valli della Carnia 2021 e intanto riavvolgiamo il nastro a due anni fa per dare spazio alla piccola, intensa storia dell’ultimo arrivato, Lorenzo Luches in coppia con Alessio Colombo su Renault Clio RS di Classe N3. “Guarda, ad essere sincero – racconta il driver triestino – non avevo neanche idea di essere arrivato ultimo, so solo che l’importante era portare a termine un rally così speciale da meritare ogni sforzo per arrivare al traguardo, conquistato al termine di mille peripezie”.

Partito il sabato sera, l’equipaggio Mrc Sport si è ritrovato sulla prova di Feltrone decisamente sporca, finendo per picchiare contro un sasso e rompere la coppa dell’olio. “Facendo un giro enorme di chiamate siamo riusciti a trovare un artigiano gentilissimo che abita vicino a Villa Santina, il quale in men che non si dica ci ha saldato e riparato la coppa dell’olio”.

Di nuovo in gara la domenica, grazie al super rally. Obiettivo fare km ed esperienza, ma con la nuvola di Fantozzi stabile sopra l’abitacolo. “Nella speciale di Invillino, appena poco dopo la partenza, ci siamo ritrovati l’auto che partiva davanti a noi incidentata. Risultato, prova abortita. Nella successiva di Fusea-Lauco, un capriolo ci ha attraversato la strada, mentre durante il trasferimento verso quella del Passo Pura abbiamo bucato”.

Tutto qui? Macché: “Ci siamo fermati lungo la strada per sostituire la ruota, ma alzando la macchina ha ceduto il cric, quindi siamo andati in cerca di un altro, che gentilmente un signore ci ha prestato direttamente dal suo garage”. Luches riesce persino a ricordare che “le prove che siamo riusciti a fare senza intoppi sono andate molto bene, per esempio la seconda di Fusea-Lauco dove abbiamo firmato un 22. assoluto niente male, considerata la nostra macchina”.

E può così concludere: “Esperienza comunque super positiva. Io e Alessio ci siamo divertiti, abbiamo vissuto un’avventura unica e imparato un sacco di cose. È chiaro che tutti ci mettiamo in testa di vincere, ma tante volte bisogna saper affrontare i problemi e risolverli, usando la testa e mantenendo la calma in modo tale da portar a casa un importante bagaglio d’informazioni per le gare future”.

RS e oltre di giugno 2021: condividiamo passione

Copertina RS e oltre giugno 2021

Piccoli tifosi crescono: i bimbi di Telti incontrano Marcelo Der Ohannesian

I rally in Sardegna e in particolar modo nella fascia nord dell’Isola sono una religione, fin dai tempi del Rally Costa Smeralda e dell’Asinara. Tanti bambini sono cresciuti col mito di Alén, Biasion, Toivonen, Mouton, Verini e Bettega solo per citarne alcuni e crescendo hanno trasmesso questa sana passione ai loro figli e nipoti, che col passare degli anni hanno cambiato idoli, mantenendo però immutata la passione per questo magnifico sport.

Girovagando per test e per i social in questi giorni caldissimi in Sardegna, ci siamo imbattuti in un bellissimo video dove Marcelo Der Ohannesian, co-equiper di Marquito Bulacia nel WRC2 si intrattiene a chiacchierare con alcuni bimbi di Telti che attratti da queste “macchine colorate” si sono avvicinati al piccolo service park installato dal team Toksport alla periferia del piccolo borgo gallurese, situato ad appena 10′ di strada da Olbia.

Marcelo ha risposto a tutte le curiosità dei giovani appassionati con dolcezza e sensibilità dimostrando ancora una volta, se mai c’è né fosse bisogno che il rally è uno sport del popolo e che avvicinarsi alla gente, soprattutto alle nuove leve può solo che portare buoni e positivi frutti.

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WRC, RIS 2018: Ogier vs Neuville, il peso di 7 decimi di secondo

Il RIS 2018 sarà ricordato, tra le tante cose, per la battaglia all’ultimo respiro tra Sébastien Ogier Thierry Neuville. Il francese, all’epoca prima guida del WRC del team M-Sport, arriva sull’ultima prova del Rally Italia Sardegna, che si disputa sull’incantevole scenario dell’Argentiera, con un vantaggio di appena 0”8 sull’alfiere di casa Hyundai Motorsport e i due si giocano la gara negli ultimi chilometri in riva al mare tra due ali di folla e con milioni di persone incollate agli schermi di TV, PC e Tablet per sapere come terminerà il duello rusticano tra i due.

Ma prima di scoprire come è andata l’ultima prova esaminiamo la gara dei due nostri protagonisti. Il primo duello va in scena sulla PS1 Ittiri Arena Show, dove i due piloti si affrontano in un’emozionante duello 1 a 1 sotto la pioggia, ha spuntarla è il francese per soli sette decimi sul belga.

Il Day 2 vede 8 prove speciali (quattro da ripetersi per due volte) che si disputano sotto un meteo estremamente variabile con pioggia e sole che si alternano per l’intera giornata. Questo fattore è tecnicamente un vantaggio per i due, visto che sono loro ad aprire le strade. Sulla speciale di Tula-Erula sembra di essere in Galles, con nebbia e pioggia che si abbattono sui 22 km di prova. Ed è proprio sul secondo passaggio su questa speciale che Ogier piazza una zampata pazzesca al gruppo, staccando il belga di ben 18” e balzando in testa alla gara. Vantaggio che aumenta nel corso delle altre prove, corse con condizioni meteo variabili, e alla fine della giornata Sébastien Ogier comanda le operazioni con 18”9 su Thierry Neuville e con quasi 40” sul finnico Jari-Matti Latvala terzo assoluto.

Il Day 3 che si disputa sulle classiche prove del Monte Lerno vede un sostanziale equilibrio tra i due nostri protagonisti nelle prime due speciali, mentre sulla lunga Monte Lerno di quasi 30 km, il belga Neuville tira fuori il classico coniglio dal cilindro e fa segnare un tempo monstre che gli permette in un solo colpo di rosicchiare 15” sul rivale e porta il suo svantaggio a soli 4”9. Si torna ad Alghero per il service di mezza giornata e si riparte per il secondo giro di prove sulle speciali del Monte Acuto e del Lerno, alle quali si aggiunge un passaggio sulla Ittiri Arena. Ed è proprio sulla prova “spettacolo” che Neuville rosicchia altri 2” al francese. Adesso il distacco tra i due è di soli 2”9.

Sulla Coiluna-Loelle 2 prova di forza del campione del mondo che vince la prova e guadagna 3”9 sul belga, riportando il vantaggio a 6”8. Sui 29 km della Monti di Ala’ Neuville restituisce il favore al francese, vincendo la prova e recuperando 2”5 al pilota M-Sport. Si arriva quindi sui quasi 30 km della Monte Lerno 2 con i due separati da soli 4”3. Entrambi sanno che su questa prova ci si gioca tanto ed entrambi affrontano la Monte Lerno in modalità full-attack, 30 km vissuti col cuore in gola, il tempo a fine prova è praticamente uguale. Thierry riesce a rosicchiare appena 4” decimi di secondo al francese.

La tensione in quel di Alghero si taglia a fette, tutti sanno che quello che sta andando in scena è un duello stupendo tra due grandi Campioni e due grandissimi team. Gli occhi di tutti gli appassionati e media di tutto il mondo, sono su questi due ragazzi che si stanno apprestando a scrivere una bellissima pagina di storia del RIS e non solo.

Il Day 4 prevede solamente quattro prove “corte”, diverse tra loro, ma ugualmente impegnative. La Cala Flumini prova di media velocità tra muretti a secco, mentre l’Argentiera è una prova sabbiosa e un po’ “bastarda” (tecnicamente parlando), incastonata in uno scenario unico al mondo. Parte fortissimo Thierry Neuville che vince le prime tre prove di giornata è riduce il suo gap dal transalpino a soli cinque decimi di secondo. La tensione alle stelle. Sarà la prova Argentiera a decretare il vincitore di questo Sardegna 2018. La prova è affollatissima, i fans club delle due squadre aspettano all’arrivo i due contendenti, mentre ad Alghero nei service park dei due team non vola una mosca, si trattiene il respiro.

Ore 12.18 del 10 giugno 2018, parte la power-stage. Scende in prova Jan Kopecky che porta a casa la vittoria nel WRC2 con la Skoda Fabia R5. Via via percorrono i 6,96 chilometri di prova tutti i piloti con le WRC+. Prima che i due contendenti scendano sull’arena, il più veloce è Ott Tanak con la Toyota Yaris WRC+. Ore 13.12 parte Thierry Neuville. Il belga vola sulle “dune” dell’Argentiera appoggiandosi su ogni terrapieno possibile e segnando un crono di 4’52”9. La tensione ora è tutta sulla testa di Sèbastien Ogier, che parte alle ore 13.06. Il francese spinge come un matto, ma commette una piccola sbavatura sul tratto centrale della prova, che gli farà perdere la gara per soli sette decimi di secondo.

Una gara pazzesca conclusa nella maniera più clamorosa. Una vittoria, quella di Thierry Neuville, importantissima in ottica campionato, replicata subito dopo da quella in Finlandia. In quel momento il Mondiale era nelle mani di Thierry e Nicolas, ma la pressione di portare a casa il titolo unita alla tensione mandano in tilt il belga, che viene beffato da Ogier che porta a casa l’ennessimo titolo mondiale.

Rivediamo il video della strepitosa battaglia finale.

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Copertina RS e oltre giugno 2021

Storie, Edoardo Bertella: dal nuoto pinnato ai rally

Dalle piscine olimpioniche di tutto il mondo ai tornati del RallyLana con un quaderno in mano. No non stiamo impazzendo, ma stiamo per raccontarvi una bellissima storia quella di Edoardo Bertela, giovane navigatore piemontese, che prima di avvicinarsi al mondo dei rally (di cui è sempre stato appassionato fin da giovane), macinava vittorie e record nelle piscine di mezzo mondo portando in alto il tricolore Italiano nella specialità del nuoto pinnato. Una specialità che ha regalato tante soddisfazioni a Edoardo, una su tutte il titolo Italiano conquistato nel 2012 e la partecipazione a gare di coppa del Mondo in Ungheria, Francia e Germania.

Dalle piscine di tutto il mondo al volante da rally. Come è nata la tua passione per i rally?

“La mia passione per i rally è cominciata in tenera età ed è sempre stata condivisa con mio fratello. Mio padre ha corso nei rally per circa 15 anni, disputando il suo ultimo rally nel 2001. Quindi non poteva che nascere anche in noi l’amore per questo fantastico sport”.

Prima di approdare nei rally, hai rappresentato l’Italia in diverse gare di nuoto pinnato, vincendo anche un titolo nazionale. Ci spieghi in breve di che disciplina si tratta?

“Il mio debutto nei rally è avvenuto la scorsa stagione, in precedenza praticavo nuoto pinnato, specialità che ho praticato per circa dieci anni. In queste stagioni ho avuto l’onore di rappresentare l’Italia in diverse gare della Coppa del Mondo tra Germania, Ungheria e Francia. Inoltre ho vinto un titolo Italiano nella stagione 2012. Il Nuoto Pinnato è una disciplina sportive che prevede l’utilizzo di attrezzature specifiche come ad esempio le Pinne, la Monopinna e boccaglio per la respirazione frontale. Questo sport viene definito come la “Formula Uno” delle discipline natatorie per via delle alte velocità non raggiungibili in altri sport acquatici”.

La preparazione fisica è fondamentale in qualunque sport. A livello fisico e mentale quali sono le principali differenze tra i due sport?

“La preparazione fisica è fondamentale per questo tipo di sport, la propulsione è maggiore a confronto del nuoto “Classico”. Naturalmente è fondamentale avere anche un’ottima preparazione mentale, essere ludici mentalmente aiuta in qualsiasi genere di sport. Nei rally la preparazione mentale è fondamentale, forse più di quella fisica, ma entrambe non devono venire meno, sia che tu sia un pilota oppure un navigatore”.

Edoardo Bertella, Rally del Rubinetto 2020
Edoardo Bertella, Rally del Rubinetto 2020

Debutti nei rally lo scorso anno dettando le note a Andrea Bertoli al RallyLana. Ci racconti del tuo debutto?

“Come ti dicevo sopra, ho debuttato lo scorso anno al Rally della Lana, che tra l’altro è la mia gara di casa, leggendo le note ad Andrea Bertoli. Abbiamo corso una Renault Clio RS nella categoria riservata alle vetture N3. Come tutti i debutti non è stato semplice, già dalla prima prova la “Rosazza” a circa 3 chilometri dallo start si rompe il semiasse. Il giorno seguenti, se pur scoraggiati ripartiamo con la formula del Super-rally, ma sulla prima prova di giornata si rompe il leveraggio del cambio che ci lascia a disposizione solamente la terza e la quarta marcia. Nonostante tutto completiamo il giro di prove e riusciamo a tornare in assistenza, dove i nostri meccanici riescono a risolvere e a sistemare anche questo problema. Alla fine concludiamo la gara in 85° posizione assoluta (su 89° arrivati) e in sesta posizione di classe. Con Andrea, però vogliamo riscattarci è quindi decidiamo di presentarci al via del Rally di Rubinetto, questa volta con una Fiat Seicento Kit Car, una vettura stupenda che consiglio di provare a tutti almeno una volta nella vita. La nostra gara è perfetta, concludiamo il rally senza problemi e ci portiamo a casa la classe e un’onorevole 75° assoluto su 100 arrivati”.

Cosa ti porterà questo 2021 (emergenza Covid-19 permettendo) e che sogni hai nel cassetto?

“Programmare la stagione 2021 non è cosa facile, la nostra idea era quella di partecipare al CIR oppure al CI-WRC, ma in tempi di emergenza sanitaria programmare e progettare dei programmi non è cosa facile, quindi abbiamo desistito. Proveremmo a partecipare a qualche evento della Coppa Rally di Zona. Il mio sogno, ma anche quello di Andrea è quello di partecipare una volta nella vita al Rally di Monte-Carlo oppure al nostro Rally Italia Sardegna, ci siamo fatti una promessa reciproca, ovvero quella di calcare prima o poi le magnifiche strade sarde o monegasche”.

Addio al ”patron” del rallye Elba: Elio Niccolai

Se n’è andato un pilastro fondante dell’Automobile Club Livorno: Elio Niccolai, 85 anni, storico delegato Aci dell’ufficio di Portoferraio, ma soprattutto padre – ideatore e promotore sin dagli anni Sessanta del mitico Rallye Elba – è morto a seguito di un malore improvviso che non gli ha lasciato tregua, nella tarda serata di venerdì 14 maggio.

“Non è morto soltanto un fratello dalle mille battaglie o un padre come lo era per me ma una persona che si svegliava all’alba per essere in ufficio già alle prime ore del mattino o che non dormiva la notte pensando nuove soluzioni per l’amato Rally e che telefonava in qualsiasi momento per un confronto dal quale nasceva ogni volta una lezione di vita – ricorda Francesco Calafurri nel gruppo Facebook dedicato alla creatura di Nicolai, il Rallye Elba -. Lo stesso che non ti lasciava mai solo se doveva esserci lui c’era sempre…Ora da quei tornanti celesti che ci hanno fatto conoscere e trascorrere i momenti più belli spalla a spalla ed insieme ai troppi amici e campioni che già ti stavano aspettando abbassa la tua bandiera a scacchi guardaci e proteggici tutti”.

“Niccolai è stato una vera e propria istituzione per l’Ac provinciale e punto di riferimento instancabile e fidato per tutti gli automobilisti elbani, siano essi associati al Club che semplici utenti – ricordano gli amici del direttivo dell’Ac Livorno -. Il suo impegno in ACI risale addirittura al 1960, anno in cui venne inaugurata la motonave Aethalia che consentiva il servizio di collegamento tra l’Elba e la Penisola. Allora ventiquattrenne, il giovane delegato si mise al lavoro con quell’impegno e professionalità che tutti, nel corso degli anni spesi dietro il bancone della delegazione (originariamente sita in un locale vicino a piazza del Popolo, oggi dislocato in viale Elba 52, sempre a Portoferraio), gli hanno riconosciuto”.

Il grande cuore di Craig e l’abbraccio dell’Italia

Il fine settimana appena trascorso resta sicuramente uno dei più duri che Craig Breen abbia mai affrontato in carriera. Tornava in quella Sicilia, terra stupenda e per lui amara dopo nove anni di assenza. Era giugno, un caldo e soleggiato giugno di nove anni fa, quando il tragico destino si mise sulla strada di questo ragazzone portandoli via per sempre Gareth Roberts, che per Craig era più di un “semplice” navigatore, Jaffa era il fratello e l’amico.

A distanza di nove anni, il destino fa tornare Craig in Sicilia. E’ sempre il destino anche stavolta sembra metterci lo zampino, quando il suo co-driver abituale Paul Nagle è costretto a rimanere in Irlanda a causa delle restrizioni sanitarie Covid-19. Al fianco di Craig è chiamato Louis Louka, co-equiper belga, classe 1993 che nelle ultime stagioni ha navigato il lussemburghese Grégoire Munster. Va in scena una gara bellissima, una sfida di altissimo livello e tiratissima tra l’irlandese e Giando Basso, risolta a favore del pilota veneto per soli 2”3. Al termine dell’ultima prova, la Scillato-Polizzi 3, Craig si lascia ad andare ad pianto liberatorio, poco importava in quel momento del risultato sportivo, il cerchio con il passato forse si era chiuso.

“Ci ho provato… Ci ho provato e purtroppo per motivi indipendenti alla mia volontà la vittoria mi è sfuggita di mano all’ultimo momento. – esordisce così Breen in un lungo e commovente post su FB che è diventato virale –. Abbiamo avuto un problema tecnico sulla prima speciale che ci ha fatto perdere 3”, siamo riusciti successivamente a riparare la vettura, ma non è bastato. Fa male, fa male davvero, ma allo stesso con cui il destino nove anni fa ha preso la sua strada, lo ha fatto anche ieri (sabato per chi legge)”.

“Dal punto di vista sportivo, devo dire grazie al mio Team e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo week-end di gara. Ringrazio il mio co-pilota Louis per aver lavorato in condizioni molto difficili, grazie anche a tutti i fan che mi hanno scritto centinaia e centinaia di messaggi. Forse il destino ha preferito che non dovessi vincere questo rally, forse succederà quando si potrà festeggiare tutti assieme. Grazie alla mia famiglia e ai miei amici che mi hanno aiutato in una delle settimane più emozionanti della mia vita. Questa mattina prima di ripartire sono tornato e ho festeggiato il risultato ottenuto in gara con Jaffa. Ho lasciato lì il mio trofeo, assicurandomi che ci fosse spazio per il trofeo dei vincitori, che porterò quanto tornerò. Italia, Sicilia… Ti voglio bene.

Grazie a te, caro Craig, per le grandi emozioni che ci hai fatto vivere in questo week-end.

Rally Targa Florio: Paolo Andreucci e il record di vittorie

Il prossimo weekend parte l’edizione 2021 del Rally Targa Florio (qui i dettagli), con al via nuovi e “vecchi” protagonisti del CIR. La vittoria della gara siciliana è molto ambita e lo stesso calore del pubblico l’ha resa il sogno di molti equipaggi. Ma nel 2021 il pubblico non ci sarà. O meglio ci sarà ma non ci sarà. Nel senso che gli organizzatori, in ossequio al DPCM Draghi, non hanno previsto zone per il pubblico. Ma come fai a chiedere ad un appassionato siciliano di non andare a vedere il Rally Targa Florio?

Per entrare in atmosfera, ripercorriamo il Rally Targa Florio del 2011, quando proprio Paolo Andreucci (oggi uomo Renault, Michelin ed MRF Tyres) ed Anna Andreussi, sulla Peugeot 207 S2000 ufficiale della Racing Lions, si aggiudicavano l’edizione numero 95 del Rally Targa Florio, quarta prova del Campionato Italiano Rally. Il pilota toscano con i suoi sei successi conquistava il primo record di vittorie nella gara automobilistica siciliana, cinque volte vinta con la navigatrice friulana Anna Andreussi.

L’equipaggio ufficiale Peugeot è balzato in testa alla corsa dalla prova speciale 7, che ha concluso la prima tappa, quando è finito il duello con i friulani della Abarth Grande Punto, precedenti leader e vincitori di quattro crono, Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, costretti al ritiro per un guasto. I vincitori si sono imposti in 3 dei 12 crono in programma. Seconda posizione a favore del veronese Umberto Scandola navigato da Guido D’Amore sulla Ford Fiesta S2000-A Style, che con una bella prestazione si è confermato a suo agio anche sui difficili asfalti siciliani, sui quali ha vinto il primo ed il decimo crono.

Luca Rossetti, Rally Targa Florio 2011
Luca Rossetti, Rally Targa Florio 2011

Scandola è sempre rimasto nelle parti alte della classifica assoluta, grazie al proficuo lavoro effettuato dal team ad ogni assistenza. Sul terzo gradino del podio un particolarmente brillante giovane cefaludese Marco Runfola navigato da Giovanni Lo Neri sulla Pugeot 207 S2000 – Friulmotors. I portacolori Island Motorsport hanno vinto l’ultima prova della gara, rimanendo sempre nelle parti alte della classifica, nonostante un problema ad un passaruota nella seconda prova della 2^ tappa. Runfola, tra gli altri ha duellato con l’inossidabile vicentino Gianfranco Cunico, anche lui su Peugeot 207 S2000, con la quale ha concluso a ridosso del podio di gara e terzo tra gli iscritti al CIR, ottimo conoscitore delle insidie della “Targa”.

Quinto posto per l’aostano Elwis Chentre navigato da Carlo Canova sulla Peugeot 207 S2000, vincitore della PS “Gibilmanna” trasmessa in diretta su RAI Sport2. Il portacolori dell’Autosport Valle D’Aosta ha pagato la poca familiarità con le prove alle quali ha cercato di adeguarsi al meglio. Sesta posizione per il bergamasco Alessandro Perico, che ha ammesso di non essere mai entrato in sintonia con la gara siciliana, per la quale non è riuscito a trovare un buon set up per la sua Peugot 207 S2000.

Settima piazza sicuramente stretta per il pilota di Cerda Totò Riolo affiancato da Maurizio Marin sulla Peugeot 207 S2000, vincitore della prima prova della seconda tappa, sul quale ha pesato troppo la penalità sulla seconda prova della gara. Ottavo un altro esperto delle prove sulle Madonie come Antonio Stagno, anche lui sulla 207 del Leone. Nono il vincitore della classifica Junior Nucita su Renault New Clio, che sul finale ha scavalcato il ligure Alessio Pisi in difficoltà soprattutto nella prima tappa di gara.

Il giovane messinese Andrea Nucita che per l’occasione è stato navigato dalla piemontese Sara Cotone sulla sempre perfetta Renault New Clio R3 PA Racing, ha dominato la classifica junior del Campionato Italiano Rally, quella del due ruote motrici, unitamente a quella delle Renault New Clio, per le quali gli organizzatori del Trofeo Top hanno istituito un apposito monte premi extra per la gara non inserita nel monomarca, dove al secondo posto si è piazzato il trapanese Mistretta; seguito dal piacentino Andrea Carella, rallentato da una foratura ad inizio giornata.

Soddisfatto dei progressi suoi e della giovane Citroen DS3 ufficiale è Simone Campedelli navigato da Danilo Fappani, alla fine buon secondo tra gli junior, seguito dal compagno di squadra Andrea Crugnola con Roberto Mometti alle note. Il pilota il romagnolo e quello varesino della casa francese, hanno iniziato un attento studio delle difficili prove siciliane, che affrontavano per la prima volta, riuscendo a trovare una regolazione efficace, che ha molto ridotto il gap iniziale, indovinando le modifiche necessarie, immediatamente effettuate dalla squadra.

Nel Campionato Italiano Rally Produzione successo del napoletano Fabio Gianfico al volante della Mitsubishi EVO X – Rubicone Corse, passato al comando dopo l’uscita di strada del corregionale Angrisani su vettura gemella, durante la 1^ tappa. Gianfico ha duellato con un altro campano, Antonio Pascale, anche lui sulla EVO X di casa Mitsubishi – Vomero Racing, che nel finale si è pericolosamente avvicinato al vincitore, registrando un eccellente terzo tempo assoluto sulla PS 11.

Classifica assoluta Rally Targa Florio 2011

1. Andreucci – Andreussi (Peugeot 207 S2000) in 1.37’47”9; 2. Scandola – D’Amore (Ford Fiesta S2000) a 37”8; 3. Runfola – Lo Neri (Peugeot 207 S2000) a 48”8; 4. Cunico – Pollet (Peugeot 207 S2000) a 56”2; 5. Chentre – Canova (Peugeot 207 S2000) a 1’10”9; 6. Perico – Carrara (Peugeot 207 S2000) a 1’29”7; 7. Riolo – Marin (Peugeot 207 S2000) a 1’36”9; 8. Stagno – Palazzolo (Peugeot 207 S2000) a 3’24”7; 9. Nucita – Cotone (Renault New Clio R3) a 3’32”5; 10. Pisi – Cadore (Peugeot 207 S2000) a 3’35”7.

Campionato Italiano Rally dopo 4 prove

Conduttori: 1. Andreucci, punti 100; 2. Rossetti 51, 3. Scandola, 48; 4. Perico, 45 ; 5. Chentre 37.

Costruttori: 1. Peugeot, 154; 2. Ford, 54; 3. Abarth.
Campionato Italiano Rally Junior: 1. Nucita, 143; 2. Carella 93; 3. Campedelli 68; 5. Signor 55; 5.Andolfi, 50.

Campionato Italiano Rally Produzione: 1. Angrisani 68 ; 2.Gianfico, 62; 3. Rendina 33 ; 4. Griotti 27; 5. Vallario, 25.
Campionato Italiano Rally Produzione Costruttori: 1. Mitsubishi 166; 2. Renauot 84; 3. Subaru, 25.

IRC, Rally Sanremo 2011: Thierry Neuville in Paradiso per 1″5

Un secondo e mezzo, poca roba. Ma molto di più dei tre decimi di vantaggio che separavano i due di testa prima dell’ultima prova speciale del rally Sanremo 2011. Un secondo e mezzo, la distanza fra il paradiso e non proprio l’inferno, ma qualcosa che gli somiglia. Ride Thierry Neuville, grandissimo, che ha vinto al Rally di Sanremo 2011 e sorride amaro Andreas Mikkelsen che ha perso. Non sorride proprio Freddy Loix che ha perso tutto nel terz’ultimo impegno, il primo della seconda boucle, andando a sbattere. Capita, ma il veterano aveva veramente fatto un pensierino all’attico più alto del podio.

Dopo le vittorie di Kris Meeke e Paolo Andreucci, la Peugeot 207 Super2000 torna a trionfare a Rally Sanremo 2011 con Therry Neuville, che conquista la sua seconda vittoria stagionale. In seconda posizione un Andres Mikkelsen in gran forma sugli asfalti italiani, che torna ad utilizzare la testa e porta a casa 18 punti molto importanti. Ultimo gradino del podio per il pilota di Peugeot Sport Bryan Bouffier. Infine quarto Jan kopecky, che consolida la sua leadership in campionato.

La chiave di Volta della gara sono stati ancora una volta i quarantaquattro chilometri della “ronde” notturna del Sanremo si sono rivelati decisivi per la classifica. Il belga Freddy Loix ha attaccato fin dai primi metri, infliggendo 7”2 al compagno di squadra Andreas Mikkelsen, che ora si trova al secondo posto con un distacco di 2”7.

Il giovane norvegese Mikkelsen si è dovuto arrendere all’esperienza del rivale e nonostante abbia comandato la classifica dalla prima alla sesta prova speciale ha concluso la giornata alle spalle del Belga che lo ha inseguito a pochi secondi fino all’attacco finale che gli permetterà di partire leader il giorno dopo. La ronde è stata sospesa dopo il passaggio dell’equipaggio Basso-Dotta che, usciti di strada dopo il fine prova, hanno colpito due auto del pubblico.

Per sicurezza la direzione gara ha inviato un’ambulanza per controllare le condizioni delle persone coinvolte, che non hanno riportato conseguenze. Verrà assegnato un tempo imposto che verrà calcolato per ogni singolo pilota sulla base della media dei tempi di ciascuno.

Quindi, Andreas Mikkelsen, ancora in testa alla corsa prima delle ultime due speciali, ha visto sfumare l’opportunità di incassare il massimo dei punti. Il pilota della Skoda ha infatti perso lo scontro diretto, arrivando al traguardo 1 secondo e mezzo dopo Neuville. Ennesima beffa per lui, dopo l’errore in Ungheria, e tanta delusione. Terzo posto per Marc Bouffier, seguito dal leader della classifica piloti Jan Kopecky, autore di una gara regolare e priva di rischi.

Fuori dai giochi invece il secondo in classifica Freddy Loix, dopo un incidente durante la PS11 che lo ha costretto al ritiro ed annullato la speciale, perchè la sua vettura bloccava la sede stradale. Il divario tra Kopecky e Loix si allunga: il pilota ceco (132 punti) vede avvicinarsi sempre di più il titolo 2011, mentre il diretto inseguitore perde l’occasione di chiudere in vittoria una gara ben giocata (almeno fino al momento dell’incidente) e viene raggiunto a quota 103 punti da Neuville.

Da segnalare infine il sesto e il settimo posto dei due italiani, Alex Perico su Peugeot e Umberto Scandola su Ford Fiesta.

Rally Valle d’Aosta 2005: l’ultima di Frank Pozzi e Lele Curto

A Charrere de Verrayes, in provincia di Aosta, il 24 aprile 2005 alle 13.02 di domenica, prende regolarmente il via la quinta prova speciale del 35° Rally Valle d’Aosta-Saint Vincent: la PS Saint Denis, 17,31 chilometri. Il primo pilota ad affrontarla è Felice Re, al volante della Ford Focus WRC numero 1. Alle 13.10 è il momento della Fiat Punto Super 1600 numero 9 di Frank Pozzi ed Emanuele Curto: quattordicesimi assoluti e quinti di classe Super 1600, staccati di 3’15″8 dal leader della gara.

La Punto Super 1600 addenta l’asfalto della salita che porta in località Loson con tutta la potenza che ha. Da lì inizia la discesa verso il fine prova. Alle 13.18, Pozzo-Curti stanno per arrivare a Charrere de Verrayes, poche case nei prati poste al chilometro 14,840. C’è una lunga destra da affrontare in sesta piena. La strada è ancora umida, con alcune chiazze di asciutto, l’asfalto leggermente sconnesso.

Pozzi, pilota di grande esperienza (nel suo palmares anche due vittorie assolute in Valle d’Aosta, nel 1998 e 1999, oltre ad un secondo posto l’anno successivo e due secondi posti nel Trofeo Fiat Cinquecento nel 1994 e 1995) tornato a correre a tempo pieno dopo tre anni di apparizioni saltuarie nelle gare di casa (111 Minuti e Ossolane), lascia scorrere la macchina. Così si fa. E lui lo sa bene.

La Fiat va oltre traiettoria, scarta a bordo strada, mette due ruote (sinistra) nell’erba, poi anche quelle di destra. Bisogna continuare a tenere giù per fare rientrare in traiettoria la vettura. Il problema è che sul loro cammino (a oltre 160 km/h), precisamente a bordo strada, c’è una costruzione in blocchi di cemento con tetto in lose di pietra sostenuto da una struttura in legno. L’unica maledetta costruzione su questo prato.

La Punto Super 1600 la sfonda. Entra come un proiettile. Anzi, come un missile. Il primo muro di blocchi di cemento cede. Lo abbatte, poi si crea un varco anche nel secondo. Si ferma qualche metro fuori. In pratica, entra da una parte ed esce dall’altra. La costruzione è distrutta. Il tetto cede. Il commissario che si trova nelle vicinanze (la zona è giudicata pericolosa per il pubblico e quindi sottoposta a sorveglianza) dà l’allarme al capo prova che, intuendo la situazione attiva i soccorsi.

Parte l’ambulanza più vicina (che parte dal km 14,210, quindi appena 600 metri dal luogo dell’incidente) mossa dal direttore di gara, Alfredo Delleani. Sul luogo dell’incidente transitano Andrea Zivian e Martin Marrone (Renault Clio Super 1600 numero 11) ed Elwis Chentre e Maurizio Goi (Renault Clio Super 1600 numero 12): vedono il botto, ma probabilmente non ne percepiscono la gravità, anche perché si è in un tratto veloce e tutta la concentrazione è sulla strada, mentre la Punto di Frank Pozzi e Lele Curto è fuori traiettoria sulla sinistra.

Alle 13.21, comunque, la prima ambulanza è già sul posto. Alle 13.25 arriva la seconda, partita dal chilometro 9,840. A bordo c’è il medico rianimatore Franco Abrate, uno specialista del 118 di Aosta. Nel frattempo arrivano sul luogo dell’incidente Savio Longagnani e Gabriele Romei (anche loro su Fiat Punto Super 1600 della Vedovati Corse), rallentati dai commissari di percorso, seguiti da Mauro Durante e Attilio Rossi.

I commissari sono operativi e Nicola Stefani, affiancato da Marco Grande viene fermato prima del luogo dell’impatto con la bandiera rossa, preceduta dalle segnalazione delle altre postazioni. Altrettanto accade a Luca Gulfi e Max Migarone, Devid Oldrati e Tania Canton, Franco Uzzeni e Danilo Fappani e Matteo Musti e Alessandro Bisterzo, Tobia Cavallini e Fabio Zanella, con il numero 26 vengono bloccati in partenza.

Alle 13.30 il dottor Abrate gela la direzione gara. Comunica al medico di gara, dottor Claudio Protettì, che per Francesco Pozzi, nato a Milano il 7 marzo del 1970, e per il suo navigatore, Emanuele Curto, nato ad Asti il 15 febbraio 1974, purtroppo non c’è più alcuna speranza. Sono morti sul colpo per l’impatto. Cala il silenzio e il gelo sul parco assistenza e pian piano su tutta la gara. Incredulità, lacrime, sguardi attoniti.

I concorrenti vengono inviati alla spicciolata (non viene più assegnato loro nessun tempo di percorrenza) verso il parco assistenza di Aosta. Il primo ad arrivare (siamo attorno alle 13,50) è Francesco Laganà, Mitsubishi Lancer numero 7, seguito da Felice Re, Ford Focus WRC numero 1, visibilmente sconvolto: la sua profonda amicizia con Francesco Pozzi arriva da lunga data.

Via via arrivano tutti gli altri, poi Zivian e Chentre che sono transitati ancora in prova sul luogo dell’incidente, quindi chi è stato fermato in prova. Dalla direzione gara (totalmente impegnata con i commissari sportivi e gli organizzatori a gestire l’incidente) non arrivano informazioni in merito al prosieguo della gara, ma è chiaro a tutti che il rally è finito lì.

Qualcuno si stringe alle mogli e alle fidanzate. La gravità della situazione è chiara a tutti e nessuno più s’interessa alla classifica. Quando giunge l’ufficializzazione che il rally è sospeso i navigatori consegnano le tabelle ai commissari senza quasi una parola. Mauro Allemani e Luca Bartolini preparano una conferenza stampa, tenuta da Fausto Serra, presidente dell’Automobile Club Aosta, Alfredo Delleani, direttore di gara, e Franco Abrate. La dinamica dei fatti viene ribadita.

“La cellula della vettura ha resistito benissimo all’impatto. Il rollbar non ha minimamente ceduto, la pedaliera del navigatore e il piantone dello sterzo non si sono spostati. Addirittura la gomma anteriore destra non si è afflosciata nell’impatto”, conferma Delleani, che aggiunge “La Punto di Pozzi-Curto montava quattro gomme da bagnato, che era la scelta ottimale e più conservativa per quelle condizioni di strada. Nel baule c’erano due gomme di scorta nuove, che non sono state cambiate dall’equipaggio nel trasferimento fra la prova 4 e la 5, a dimostrazione che l’equipaggio riteneva che le gomme fossero ancora in perfetta efficienza, in grado di affrontare i 17,310 chilometri di gara”.

Non è escluso che a tradire il pilota siano state le gomme da bagnato montate che non hanno fatto presa sull’asfalto in quel tratto quasi asciutto, ma questo non ha più importanza. Il destino ha voluto che l’auto di Pozzi e Curto trovasse sulla sua via di fuga l’unica costruzione presente nel raggio di un centinaio di metri. Dopo l’incidente del Rally di Aosta, gli organizzatori del Rally Internazionale del Taro hanno accolto la richiesta dei piloti di sospendere la gara per solidarietà nei confronti dell’equipaggio che ha perso la vita nella gara aostana.

IRC, Rally di Sanremo 2012: Basso gioca al gatto col ”topo”

Avanti adagio, quasi indietro. Con una classifica scolpita nel granito ancor prima della fine della boucle del mattino del Rally di Sanremo 2012, le ultime tre prove non regalano emozioni. Non si può chiedere a Giandomenico Basso di rischiare una vittoria importante per allungare la sua serie di successi parziali e nemmeno a Paolo Andreucci di mettere a repentaglio il titolo italiano per arrampicarsi sul podio.

Insomma, nel finale di gara nessuno ci dà veramente dentro e finisce che Jan Kopecky si illude e ne approfitta per ridurre il suo svantaggio su Basso, che gli concede gli ultimi tre parziali. Ma va a vincere il rally. Da grande, perché lui è un grande vero. Avete presente quando il gatto gioca col topo come finisce, no?

Il pilota veneto su Ford Fiesta RRC vince il 54° Rally di Sanremo, gara valida per l’Intercontinental Rally Challenge e per il Campionato Italiano, precedendo il ceco Jan Kopecky su Skoda Fabia e Alessandro Perico su Peugeot 207. Basso domina questa edizione del Sanremo, sempre primo nella graduatoria generale dalla prima all’ultima speciale, vincendo 5 prove speciali su 10.

Il veneto, che aveva già vinto nel 2008, ha percorso i 200 km circa delle 10 speciali in 2 ore, 20 minuti e 37 secondi, precedendo di 35.7 secondi Kopecky-Dresler, e di 2 minuti e 13 secondi Perico-Carrara. Il giorno prima ha vinto la mitica Ronde Notturna (lunga 53,76 km) ed in totale 3 delle 4 speciali disputate (una è stata vinta da Kopeky). Oggi ha controllato gli inseguitori, si è imposto in 2 speciali su 6, lasciando 3 vittorie parziali a Kopecky e una a Perico.

Paolo Andreucci, grazie al quinto posto finale, ha conquistato il suo settimo titolo Tricolore con una gara d’anticipo. Il 54° Rally Sanremo era, infatti, la settima delle otto prove del Campionato Italiano Rally e la dodicesima delle tredici prove dell’Intercontinental Rally Challenge. Kopecky, con questo piazzamento si è guadagnato il secondo posto nella classifica del campionato IRC, scavalcando il compagno Juho Hanninen, costretto al ritiro.

I titoli del Trofeo Renault Gordini Top e del Citroen Racing Trophy Italia, sono andati a Fabrizio Andolfi e ad Andrea Crugnola. Sono stati 50 gli equipaggi partecipanti al rally provenienti, da tredici diverse nazioni. La parte del leone l’hanno fatta gli equipaggi italiani, ma sono stati ben 23 i piloti stranieri iscritti alla gara della Città dei fiori. Al “Sanremo” hanno gareggiato equipaggi di Australia, Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Svizzera, Ucraina, Ungheria e Italia.

Classifica assoluta Rally di Sanremo 2012

1. Basso- Dotta (Ford Fiesta RRC) in 2:19´03.6 ; 2. Kopecky – Dresler (Skoda Fabia Super 2000) a 35.7 ; 3. Perico – Carrara (Peugeot 207 Super 2000) a 2’13.7 ; 4. Albertini – Scattolini (Peugeot 207 Super 2000) a 3’08.3 ; 5. Andreucci – Andreussi (Peugeot 207 Super 2000) a 3’55.5 ; 6. Breen – Nagle (Peugeot 207 Super 2000) a5’00 ; 7. Turan – Zsiros ( Ford Fiesta Super 2000) a 6’50.8; 8. Campedelli – Fappani (Citroen Ds3 R3) a 7’20.5 ; 9. P. Campana – S. De Castelli( Peugeot 207 Super2000)a 8’07.0 10.Vescovi – Guzzi (Renault Clio R3 C) a 8’18.9.

Classifica CIR Conduttori

Punteggio CIR: 1. Andreucci 138; 2. Scandola 112; 3. Basso 75; 4. Perico 66; 5. Albertini 64; 6. Gamba 63; 7. Campedelli 52; 8. Nucita 20; 9. Rendina 18; 10. Pajunen 14.

Classifica CIR Junior: 1. Campedelli (Citroen DS3); 2. Andolfi (Renault New Twingo)a 8’16.5 ; 3. Nucita (Citroen C2) a 10’33.3; 4. Tassone (Renault Twingo)a 10’44.4.

IRC 2011: il colpaccio di Andreas Mikkelsen in Scozia

La fortuna è una ruota che gira. È così da sempre e dal 9 ottobre 2011 anche Mikkelsen lo ha capito bene. Persa una gara che pareva vinta in Ungheria, e perso il Sanremo per poco più di un secondo, con l’urlo strozzato in gola al termine dell’ultima PS, il ventiduenne norvegese con le stimmate del campione in Scozia ha finalmente raggiunto il traguardo prestigioso della prima vittoria nell’IRC. Un piccolo record perché nessuno vi era riuscito prima di lui alla stessa età.

Ma certo non è stata una vittoria facile. E questo se possibile non fa che aumentare i meriti di questo ragazzone del nord. La pioggia del sabato ha infatti reso delle strade già di loro difficili al limite dell’impraticabile. Difficoltà quindi aumentate in maniera esponenziale e che, in diverse occasioni, hanno costretto piloti anche più esperti a gettare la spugna o portato ad errori che li hanno messi fuori classifica.

Ad emergere quindi non potevano essere che i più bravi come, per esempio, Juho Hanninen che, nell’anonimato fino al riordino di metà giornata del sabato, è poi riuscito a cambiare completamente la sua guida arrivando a metà della tappa conclusiva a insidiare la leadership del pilota norvegese.

Il secondo posto conclusivo rimane comunque un bel punto esclamativo per il campione in carica che ha fatto un bel bottino di punti in un a gara dal coefficiente 1,5, e ora sarà interessante vedere la decisione dei vertici della Skoda in vista dell’ultima gara a Cipro, visto che Jan Kopecky non è andato più in là di un anonimo quinto posto.

Rally San Martino 2011: festa per Andreucci, Cunico e Campedelli

Secondi che vanno e secondi che vengono. Quel 17 settembre 2011, dieci anni fa, non si risparmiano, Paolo Andreucci e Luca Rossetti, nelle cinque prove speciali della frazione conclusiva dell’ultimo appuntamento della serie Tricolore, il Rally San Martino di Castrozza. Forse giocano, ma lo fanno troppo bene e, perciò, meritano comunque i complimenti di appassionati e addetti ai lavori.

Così, la Peugeot 207 Super 2000, con dentro Paolo Andreucci ed Anna Andreussi, vince anche il 31° Rallye Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero, ultima prova del Campionato Italiano Rally 2011, consegna definitivamente ad Ucci-Ussi il sesto titolo in carriera, oltre che settimo successo stagionale su otto gare disputate.

Il friulano con l’Abarth Punto firma i primi tre tratti della giornata e si avvicina al toscano con la Peugeot 207. Abbastanza da convincerlo a rimboccarsi un po’ le maniche e aggiungere altre due perline alla sua collana di successi parziali. Al secondo posto chiude, dunque, la Abarth Grande Punto dei due friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi che sono rimasti in lotta per la vittoria fino all’ultima prova speciale, dovendosi poi arrendere per soli 4”7.

“Abbiamo terminato con una vittoria – ragionava a fine gara Paolo Andreucci –. Si è trattato di un campionato straordinario per me, per Anna e per la Peugeot. Il punteggio, il numero dei successi possono trarre in inganno. E’ stata dura dall’inizio alla fine ed i miei avversari sono sempre stati molto bravi”.

Luca Rossetti, Rally San Martino di Castrozza 2011
Luca Rossetti, Rally San Martino di Castrozza 2011

Terzo importantissimo posto per il vicentino Franco Cunico, insieme a Rudy Pollet su una Peugeot 207 Super 2000. Con questo risultato Cunico si aggiudica il Trofeo Csai Indipendenti, riservato ai piloti privati, e per i migliori piazzamenti anche il terzo posto nella classifica assoluta della serie, nei confronti di Alessandro Perico qui solamente quinto alle spalle anche del ligure Alessio Pisi. Ma non solo. Il San Martino di Castrozza, che Cunico adora, è la sua trecentesima gara, festeggiata quindi sul podio e col titolo.

“E’ il mio dodicesimo titolo – spiegava quasi commosso ma sempre col sorriso Franco Cunico – ed è quello più sofferto perché ottenuto con tanta grinta ma anche con tanta esperienza. E’ stato un campionato bello e combattuto, molto difficile per noi privati”.

Simone Campedelli, Rally San Martino 2011
Simone Campedelli, Rally San Martino 2011

La corsa ha assegnato il Campionato Italiano Rally Junior. Il Tricolore è andato al romagnolo Simone Campedelli che, con la sua DS3 dl Citroen Team Italia, ha vinto in gara e ha conquistato il prestigioso titolo riservato ai piloti più giovani. Al termine di una stagione straordinaria che ha visto lui, il suo navigatore Danilo Fappani e la Citroen, conquistare anche la Coppa Csai 2RM, il romagnolo ha alla fine prevalso sul siciliano Andrea Nucita, Renault, qui ritiratosi per problemi al motore.

Se Campedelli ha sofferto per vincere, a soffrire di più è stato Andrea Crugnola che ha un po’ appannato una prestazione finalmente ad alto livello tagliando una gomma nel terzultimo impegno cronometrato.

“E’ un risultato straordinario per me e per il team – erano le parole di Simone Campedelli – che premia la grande professionalità di Citroen e la volontà di lottare fino in fondo per un risultato che sembrava ad un certo momento della stagione irraggiungibile. Non va infatti dimenticato che siamo partiti con una gara di ritardo rispetto ai nostri avversari. Devo ringraziare tutti a partire da Citroen che ha creduto in me, per proseguire con la Procar e con Andrea Crugnola, grande professionista e compagno di squadra leale”.

La Mitsubishi Castrol Evo Cup premiava Antonio Pascale, in coppia con Tiziana Biondi, mentre per quanto riguarda il Trofeo Clio R3 Top, monomarca di casa Renault, successo meritato in gara per Andrea Carella e nella classifica generale per Ivan Ferrarotti, pilota di Castlenuovo Monti in provincia di Reggio Emilia.

Così la prima tappa

Paolo Andreucci ed Anna Andreussi sulla Peugeot 207 Super 2000 hanno chiuso al comando la prima tappa del 31° Rallye Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero, ultima prova del Campionato Italiano Rally. Il toscano dopo avere lottato nella prima parte della tappa soprattutto con il veronese Umberto Scandola, al comando con la sua Ford Fiesta Super 2000 fino alla quarta prova, e con il friulano Luca Rossetti, Abarth Grande Punto Super 2000, ha poi attaccato decisamente nel secondo giro dove il solo Rossetti è riuscito a mantenere il passo.

Problemi tecnici hanno infatti arrestato la corsa di Umberto Scandola e rallentato pesantemente quella di Perico. A trarre vantaggio da questi problemi sono stati il ligure Alessio Pisi e il vicentino Franco Cunico, entrambi su Peugeot, che hanno chiuso oggi al terzo e quarto posto dell’assoluta. Cunico è ancora in gioco per la conquista del Trofeo Indipendenti.

La prima tappa potrebbe è stata decisiva per l’assegnazione del Campionato Italiano Junior. La sfortuna che ha accompagnato Andrea Nucita, Renault Clio R3C, in questa ultima parte della serie Tricolore, ha toccato infatti l’apice proprio qui a San Martino. Prima un problema elettrico e poi un principio di incendio hanno definitivamente arrestato la corsa del siciliano dando via libera a Simone Campedelli ed alla sua Citroen DS3. Il romagnolo, che ora è dietro al compagno di colori, il lombardo Andrea Crugnola, dovrà però assolutamente vincere il gruppo e la classe per aggiudicarsi il titolo.

Classifica 31° Rally San Martino di Castrozza e Primiero

1. Andreucci – Andreussi ( Peugeot 207 Super 2000) in 1h 11’25” 3 ; 2 Rossetti- Chiarcossi (Abarth Grande Punto Super 2000) a 4”7 ; 3. Cunico – Pollet ( Peugeto 207 Super 2000) a 2’56”8; 4. Pisi – Florean (Peugeto 207 Super 2000) a 2’59”2; 5. Perico –Carrara (Peugeot 207 Super 2000) a 3’49”3; 6. Campedelli – Fappani ( Citroen DS3 R3T) a 4’51”9 ; 7 .Taddei – Gaspari ( Peugeot 207 Super 2000) a 5’47”4; 8. Bresolin – Zortea (Peugeto 207 Super 2000) a 5’49”3 ; 9. Crugnola – Monetti (Citroen Ds3 ) a 2’12”5 ; 9. Carella – Riolfo (Renault Clio R3C) a 5’50”7; 10. Ferrarotti – Fenoli (Renault Clio R3C) a 6’08”9

Classifiche Campionato Italiano Rally 2011

  • Conduttori: 1. Andreucci, punti 175 ( 193) ; 2. Rossetti 106; 3 Cunico e Perico 78; 5. Scandola 63.
  • Costruttori: 1. Peugeot, 313; 2. Abarth 110; 3. Ford, 75; 4. Citroen 47; 5. Renault 35; 6. Skoda 17.
  • Campionato Italiano Rally Junior: 1. Campedelli 193; 2. Nucita 192 ; 3. Signor 168; 4. Carella 136 ;5. Andolfi, 77.
  • Campionato Italiano Rally Produzione: 1. Gianfico 130; 2. Angrisani 93 ; 3. Vallario 76; 4. Pascale 61.
  • Trofeo Indipendenti: 1. Cunico 64; 2. Scandola 61; 3. Perico 57; 4. Pisi 53.
  • Campionato Femminile: 1. Penserini 39; 2. Zupanc 35; Mainiero 18.

Folle burocrazia: Enrico Oldrati è negativo e in quarantena

La burocrazia in Italia, si sa, è un cancro difficilissimo da eradicare. Spesso e volentieri, l’eccesso di regole, scoordinate fra loro, sono il maggiore ostacolo verso aziende e cittadini, alle prese con oltre 136 mila norme, che costano all’Italia che lavora (secondo una ricerca Tecnè) 60 miliardi di euro l’anno, come somma di risorse finanziarie, personale dedicato e tempo sottratto alla produzione.

La burocrazia, insomma, è il freno del sistema. Sempre e ovunque. E nella storia che vi raccontiamo nega ad Enrico Oldrati la partecipazione al primo round del Campionato Italiano Rally Terra, che si svolgerà questo fine settimana a Cingoli, base del Rally Adriatico. E’ lo stesso pilota a spiegare i motivi della sua assenza.

Purtroppo non potrò partecipare questo weekend al 28° Rally Adriatico, prima gara di Campionato Italiano Rally Terra per questioni legate ad una falla nel nostro sistema sanitario! Ecco la mia storia: lunedì per precauzione personale e come prassi io e la mia famiglia, prima di una gara facciamo sempre il tampone molecolare, purtroppo per me l’esito è stato “debolmente positivo”, mentre per i miei genitori e la mia ragazza gli esiti sono stati tutti negativi….”.

“Successivamente sono andato a ripetere il test in quanto mi sembrava alquanto strano che fossi l’unico con questo risultato. L’esito del secondo tampone è stato negativo, così ho voluto anche eseguire un test sierologico con prelievo del sangue per vedere se per caso avessi traccia nel sangue del Covid-19, ma niente anche questo con esito negativo… Riassumendo tra lunedì ed oggi ho fatto 4 tamponi molecolari (1 tampone “debolmente positivo”, e 3 tamponi negativi e 1 test sierologico negativo) per l’ATS io sono in quarantena e sono positivo senza considerare gli altri tamponi… Non vogliono saperne di ammettere che c’è stata un anomalia (falso positivo) con il primo tampone. Ergo mi faccio 15 giorni rinchiuso in casa come se fossi realmente ammalato… Mi spiace per tutto il team Munaretto MS Munaretto“.

Dio vede e provvede: Sébastien Ogier firma con VW

Il 23 novembre 2011 il mondo inizia a cambiare per sempre in seguito all’attentato delle Torri Gemelle, datato 11 settembre. Le tensioni internazionali salgono, l’ambasciata americana in Siria dà l’allarme, invitando tutti gli americani a lasciare immediatamente il Paese. Il Milan si piega alla furia del Barca, perdendo 3-2 al Meazza.

La procura di Milano chiede il processo per l’immobiliarista Vittorio Casale e altri due imprenditori, Francesco Vizzari e Gianguido Bonatti, accusati di bancarotta fraudolenta e Il “padrino” della mafia, Bernardo Provenzano, torna alle cronache perché, durante una lite con il direttore del carcere di Parma, gli ha risposto: “Dio vede e provvede”.

Se per il direttore del carcere italiano la frase “Dio vede e provvede” può rappresentare una minaccia, per Sébastien Ogier quel “Dio vede e provvede” è il proverbio del giorno per festeggiare, sempre in quel 23 novembre, l’ufficializzazione della firma dell’accordo con Volkswagen Motorsport. Il francese è, ora, destinato a diventare il secondo francese più titolato del primo millennio e oltre. E il suo coequipier sarà Julien Ingrassia. Contratto pluriennale.

Il pilota francese entra nel nuovo team con effetto immediato ed ha, quindi, la possibilità di cominciare sin da subito a fare la conoscenza con la nuova arma uscita dall’atelier di Wolfsburg, la Polo RS WRC. Nominato primo pilota, avrà come scudiero prima Jari-Matti Latvala e poi il bravo Andreas Mikkelsen, che nel 2012 è però destinato a disputare gare iridate con la Skoda Fabia Super2000 insieme a Juho Hanninen.

Sébastien Ogier va in Volkswagen con Julien Ingrassia
Sébastien Ogier va in Volkswagen con Julien Ingrassia

L’attacco di Sébastien Ogier al WRC

Cominciato il WRC 2013 alla guida della sua Polo R WRC, Ogier arriva secondo nel rally d’apertura a Monte Carlo, alle spalle di Sébastien Loeb. Nelle due gare successive centra due trionfi, sulla neve della Svezia e sulla terra del Messico, conquistando il primo posto in classifica a quota 74 punti. In Portogallo la lotta si fa serrata con Mads Østberg e Dani Sordo, ma a causa di un errore del primo e di problemi tecnici del secondo, Ogier conquista la sua terza vittoria di fila, portandosi in vantaggio di 54 punti sul secondo in classifica, Mikko Hirvonen.

Vince il mondiale con 290 punti, davanti a Thierry Neuville e al suo compagno di squadra Jari-Matti Latvala, rispettivamente a quota 176 e 162 punti. In tutta la stagione conquista ben 11 podi su 13 appuntamenti (9 vittorie e 2 secondi posti) e con la vittoria in Svezia diventa il secondo pilota non scandinavo a vincere tale rally, dopo Sébastien Loeb.

La stagione 2014 inizia nel segno della sfida tra Sébastien Ogier e Jari-Matti Latvala: dopo i primi cinque appuntamenti, il francese ha conquistato 3 vittorie contro le 2 del compagno. Nelle tre gare successive, Ogier domina in Sardegna e in Polonia, mentre in Finlandia perde il confronto con Latvala per soli 3″6 secondi. Conquista il suo secondo titolo iridato alla penultima gara in Spagna con 267 punti alla guida della sua Polo R WRC. Anche in questa stagione il bottino è stato piuttosto ricco, con 8 vittorie e due secondi posti su 13 appuntamenti.

Nonostante i miglioramenti di Citröen e Hyundai e la crescita di giovani piloti come Thierry Neuville e Andreas Mikkelsen, la prima metà della stagione 2015 è un monologo del campione francese. Vince i primi tre appuntamenti del mondiale (Monte Carlo, Svezia e Messico), ottiene uno 0-3 in Argentina, un secondo posto in Portogallo, dopo di che torna alla vittoria in Sardegna, davanti alle Hyundai di un sorprendente Hayden Paddon (tuttavia staccato di oltre 3 minuti) e di Thierry Neuville.

Grazie a queste 4 vittorie, che lo portano a 28 successi in carriera, sorpassa per numero di vittorie Colin McRae e Carlos Sainz, rispettivamente a 25 e 26 rally vinti, diventando il terzo pilota più vincente della storia del WRC, dietro a Sébastien Loeb (78) e a Marcus Grönholm (30). Inoltre, con la vittoria in Svezia, diventa l’unico pilota non scandinavo ad aver vinto più di una volta tale rally.

Arrivato a questo punto della stagione, Ogier doppia il suo diretto inseguitore in classifica generale con 133 punti contro i 67 di Mads Østberg. Vince in Polonia, arriva secondo in Finlandia per tornare poi alla vittoria in Germania, dove è costretto a rimandare la festa per il terzo titolo iridato per un solo punto. Con la vittoria in Australia si laurea per la terza volta consecutiva campione del mondo. Questo successo (numero 31) lo porta ad essere anche il secondo pilota più vincente della storia del WRC. Conclude la stagione con un quindicesimo posto in Francia, un ritiro in Spagna e una vittoria nell’ultimo appuntamento in Galles.

La stagione 2016 di Ogier inizia con due vittorie consecutive a Monte Carlo e in Svezia e un secondo posto in Messico. In Portogallo si aggiudica il terzo posto. Dopo un terzo posto in Italia, un sesto posto in Polonia e un ventiquattresimo posto in Finlandia, nelle ultime cinque gare conquista quattro vittorie e un secondo posto, conquistando il quarto titolo iridato consecutivo in Spagna con due gare di anticipo.

Nello stesso periodo, viene annunciato l’addio ai rally da parte della Volkswagen Motorsport, a causa soprattutto dello scandalo del “Diesel Gate” che coinvolse la squadra madre. A fine anno, dopo aver effettuato dei test sia con Toyota che M-Sport, arriva l’annuncio del accordo con il team britannico.

Ford M-Sport ingaggia Petter Solberg e conferma Jari-Matti Latvala

Il WRC 2012 si annuncia una stagione in grado di lasciare tutti col fiato sospeso fino all’ultimo già nelle premesse. Infatti, nei primi giorni di dicembre 2011, probabilmente fedele alla propria strategia comunicativa, quello del tirare tutto abbastanza per le lunghe, Ford M-Sport non aveva ancora svelato le carte per la stagione che era ormai alle porte. Eppure, degli altri Costruttori si sapeva abbastanza.

Si arriverà fino al 15 dicembre 2011 e solo dopo si avrà la conferma che Ford sarà ancora protagonista nel Mondiale, almeno per altri due anni (quindi fino al 2014 incluso, ma per fortuna c’è e ci sarà ancora). Dai e dai, quasi certamente accettando di ricevere meno che in passato, Malcolm Wilson ce l’ha fatta anche in quell’occasione a convincere i vertici del Grande Ovale Blu a dare un seguito a una storia lunga, unica e inimitabile: la serie iridata è salva. E quell’anno non è poco.

L’altra novità era che, oltre al confermatissimo Jari-Matti Latvala, a gareggiare in giro per globo con la Fiesta WRC ci sarebbe stato anche Petter Solberg, il figliol prodigo campione del mondo. Figliol prodigo perché il norvegese proprio con la Ford aveva iniziato, in tempi ormai lontani, a frequentare il palcoscenico più lucente. Poi, sedotto da David Richards, era passato alla Subaru con la quale ha ottenuto le sue tredici vittorie iridate e conquistato il titolo nel 2003. A dettargli le note ci sarebbe stato Chris Patterson.

WRC 2012: Olivier Quesnel annuncia una WRC per Thierry Neuville

Si parlava in un precedente articolo dedicato alla Satria S2000 del Natale 2011. Quell’anno, non fu l’unica buona notizia quella che voleva Giandomenico Basso in sette gare del Mondiale S2000. Qualche giorno prima, il 19 dicembre 2011, Olivier Quesnel annuncia che nel 2012 Thierry Neuville avrebbe disposto di una DS3 WRC per almeno nove gare iridate e si diceva ben lieto di aver potuto offrire una importantissima chance iridata al ventitreenne belga. A pensare dove è poi arrivato Thierry con le sue forze…

L’ultimo arruolato dalla Doppia Spiga l’aveva dimostrato fin dal suo debutto con la Peugeot 207 Super2000 assegnatagli qualche anno prima da una giuria di giornalisti, il suo costante evolvere nell’Intercontinental Rally Challenge, sempre con la due porte del Leone curata e gestita dalla Kronos. Adesso, finalmente, il ragazzino si preparava a disputare nelle migliori condizioni MonteCarlo, Svezia, Messico, Portogallo, Acropoli, Argentina, Finlandia, Germania e Galles.

“Con la possibilità che al suo programma si aggiungano anche Francia e Spagna”, dicevano gli uomini con giubbe rosse. La storia di Thierry Neuville, già all’epoca, suggeriva due considerazioni ancora valide. La prima: si può arrivare in alto anche se si è nati e cresciuti in un Paese nel quale non c’è un Costruttore automobilistico. Volerlo davvero è più importante.

La seconda: forse anche in Italia si poteva e cercare un giovane da lanciare nel Mondiale Rally puntando al massimo. La qualità non ci è mai mancata, forse sono state messe da parte persone valide per miopia politica. Certo è che avremmo potuto combattere una “Guerra Santa” nel WRC e invece spenniamo i galli nel pollaio. A vedere il percorso fatto da Neuville dal 2011 al 2021 resta una sola cosa dire: chapeau Thierry!

Il programma Mondiale della Proton con la Satria S2000

Nei giorni prima di Natale, quando si attende la magia dell’uomo vestito di rosso e con la barba lunga e le renne, solitamente arrivano sempre belle notizie, spesso in grado di fare sognare e di stuzzicare le fantasie dei tifosi. Ma si sa, sognare è gratis, impegnarsi nel WRC non lo è mai stato. Neppure per sbaglio. Però, il 21 dicembre 2011, quando mancavano tre giorni e qualche ora al Santo Natale, la Proton svelò la sua ambizione: partecipare al Campionato del Mondo Rally con la Satria S2000. Qualcuno sghignazzava, qualcuno la prendeva sul serio.

Tutto ad un tratto la Proton aveva trovato il budget e aveva annunciato che non solo avrebbe disputato il Campionato Asia Pacifico con Alister McRae, fresco campione 2011. Nel 2012 la squadra malese guidata da Chris Mellors sarebbe stata della partita anche nel Mondiale S2000 a battersi con i principali Costruttori al via della Super2000 e a MonteCarlo, gara d’apertura della stagione 2012, i due piloti iscritti sarebbero stati PG Andersson e il nostro Giandomenico Basso.

“È una bella notizia poter disputare due campionati importanti, con due Satria Neo – diceva Mellors – La difesa del nostro titolo nell’Asia Pacifico è ovviamente di fondamentale importanza per noi, ma di competere con la Super 2000 nel Campionato del Mondo Rally è il nostro modo per dimostrare il nostro livello competitivo. Ma ora siamo completamente concentrati sul MonteCarlo per PG e Giandomenico”.

E in effetti a MonteCarlo corsero davvero. Però, Basso, che aveva un programma di ben sette gare, ebbe un incidente sulla PS1 e si fermò, mentre ad Andersson capitò un principio di incendio alla vettura sulla PS16 e dovette alzare bandiera bianca anche lui.

Mikko Hirvonen in Citroen al posto di Sébastien Ogier

Era il 16 novembre 2012 e dopo tanto sussurrare la notizia diventava ufficiale: le voci di corridoio circolavano dai primi giorni del mese di Mikko Hirvonen nuovo compagno di squadra di Sébastien Loeb alla Citroen per le stagioni 2012 e 2013, mentre Sébastien Ogier veniva lasciato libero di potersi accasare alla Ford sostituendo il finlandese uscente. In Citroen due galli Ogier-Loeb non potevano convivere…

Infatti, finiva così, quindi non senza lasciare strascichi polemici la “guerra” che durava ormai da mesi tra il campionissimo ancora solo otto volte iridato e l’allora giovane scudiero che in più riprese aveva terremotato il buon andamento dei rapporti in seno alla squadra gestita sempre più a fatica da Olivier Quesnel, che a più riprese era sembrato vacillare sulla sua tolda di comando.

Una scelta, quella dei vertici francesi, tutta dettata dalla prudenza con, in primis, l’obiettivo di “blindare” definitivamente un personaggio come Loeb graditissimo agli degli sportivi transalpini e agli sponsor.

Non più giovanissimo, l’allora trentunenne Hirvonen – vice campione del mondo – era sicuramente in grado di azzerare il livello di litigiosità nella squadra di Versailles, mentre sul fronte della squadra guidata da Malcolm Wilson si è puntato tutto sulla freschezza e sulla “fame sportiva” di due giovani quali Latvala e Ogier.

Di sicuro fu bel rimescolamento di carte in vista di una stagione che avrebbe visto al via anche una Mini più agguerrita e con alla finestra la Volkswagen che ancora non aveva neppure cominciato a stringere contatti con i piloti designati allo sviluppo concreto della Polo WRC.

500 rally con il Sanremo: il record di Nicola Arena

500 volte Nicola Arena, l’esperto co-equiper ligure al Rallye Sanremo ha festeggiato le sue 500 presenze nei campi gara di tutto il mondo. Il debutto avviene nel maggio 1988 quando disputa il Rally della Lanterna, all’epoca valevole per il CIR dettando le note a Pino Spagnolo su A112 Abarth.

Da lì in poi passo dopo passo, la carriera inizia a prendere forma, arrivano le stagioni con Enrico Pagano da prima con una Fiat Uno 70S e successivamente con un Opel Corsa GSI, assieme a Pagano arrivano tanti successi di classe (all’epoca le classi erano veramente molto affollate e contingentate, non come adesso). Nel 1996 assieme ad Andrea Maselli conquista il Trofeo Cinquecento Sporting European Cup, che era basato su sette eventi in giro per l’Europa.

Nel 1997 con Valter Ballestrero vince nuovamente il Trofeo Cinquecento Sporting European Cup e a questo aggiunge il Trofeo riservato alle Gruppo N nel CIR con Andrea Maselli. Il 1997 è l’anno delle prime volte. Infatti arriva il debutto nel WRC e la prima con un pilota estero: al Golden Tulip Rally detterà le note all’olandese Arnold Van der Smede. La prima vittoria risale al 1999 quando assieme ad Enrico Bertone portano a casa il Rally Albena-Bulgaria al volante della Renault Clio Maxi.

Dal 2000 in poi la carriera di Nicola spicca il volo. Si divide tra gare italiane e estere (spesso extra-europee) navigando alcuni tra i più forti piloti medio-orientali come Nasser Al-Attiyah con il quale conquista diversi scudetti nel MERC, e il libanese Roger Feghali (con cui disputa lo JWRC nel 2002) e diversi Europei come il tedesco Aaron Bukart (nel Trofeo Stilo 2003) e l’ucraino Oleksiy Tamzarov. Senza scordare i tanti Italiani con cui ha conquistato vittorie e titoli, ultimi in ordine di tempo i successi ottenuti con Corrado Fontana nel CIWRC e con il giovane Andrea Mabellini nell’Abarth Rally Cup nell’ERC la scorsa stagione.


Christine GZ diventa professionista all’estero

Christine GZ è nata in India sotto il segno del Leone. Ha vissuto lì per 8 anni e poi si è trasferita a Milano, Italia (nazionalità italiana). Dopo alcuni spostamenti nel territorio italiano, la sua famiglia ha deciso di cambiare Paese e di trasferirsi in Spagna, precisamente nelle Isole Canarie (Tenerife). Quattro anni a Tenerife, studiando inglese e spagnolo, per poi trasferirsi, ancora una volta, a Fuerteventura (un’altra bellissima isola desertica). GZ ha sempre amato le auto, ma nessuno nella sua famiglia era un appassionato di benzina quindi, all’inizio, non hanno accolto facilmente la sua passione.

Il giorno in cui ha incontrato Lolla (la bellissima Corolla del 1989) sapeva che quella sarebbe stata la sua vita. Voleva iniziare a fare rally, ma si è anche resa subito conto che era uno sport molto costoso. GZ ha iniziato la sua carriera tardi rispetto agli spagnoli. Ha cominciato dando una mano nell’officina del vicino, come meccanico, e lentamente si è avvicinata all’acquisto di una Golf (MKII) del 1988.

Alla fine ha venduto la VW e ha comprato l’auto da rally dei suoi sogni: la Lolla. Ha corso con la Toyota per due anni, vincendo la femminile del Campionato delle Canarie nel 2014. Il suo progetto successivo è stato quello di convertire la sua auto da strada (Subaru Impreza GC8) in un’auto da rally con specifiche per la terra (Gruppo N). Nel frattempo, GZ ha lasciato le isole per conseguire una laurea presso l’Università di Birmingham, in Ingegneria del Motorsport.

Quella del 2014 è stata la prima stagione agonistica completa della Zonca. GZ ha gareggiato nel Campionato delle Canarie finendo tutti i rally con la sua “Lolla”, la Toyota Corolla AE92 FWD costruita in casa. Il suo ritmo e la sua prestazione costante, ha finito ogni prova, le hanno regalato una meritata vittoria di categoria (B4) del Campionato 2WD.

L’anno successivo, dopo essersi laureata in Inghilterra (in ingegneria del Motorsport), Christine è tornata nel Campionato Canariano Rally Terra, purtroppo questa volta soffrendo alcuni problemi meccanici, ma ottenendo comunque 6 punti in meno rispetto al 2014 e arrivando seconda nella sua classe.

Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di molti team spagnoli e così è stata contattata dal team Peugeot di Barcellona (Mavisa Sport) per partecipare alla gara finale del programma Mujer y Motor, un’iniziativa di Spanish Automobile in cui la federazione seleziona una pilota per un programma di due anni nei rally. Anche con poca esperienza, GZ è riuscita a finire al secondo posto e il team le ha offerto l’opportunità di partecipare a un rally nazionale a Malaga (sud della Spagna).

Questo debutto nel Campionato Spagnolo Rally ha avuto un grande impatto sui media e ha creato ancora più interesse intorno al team Peugeot, che ha deciso di rinnovare la collaborazione con la pilota. Il 2016 è stato un anno di rodaggio per Christine Giampaoli Zonca. Il suo obiettivo era massimizzare il Marchio del Leone e migliorare le sue capacità di guida in vista di una stagione competitiva completa di rally a livello professionistico nel 2017 (mentre gareggiava di nuovo alle Canarie).

GZ ha più esperienza nei rally su terra, ma per soddisfare il suo desiderio di diventare la miglior pilota, ha dovuto aumentare le gare sull’asfalto. Ha lavorato molto per trovare sponsorizzazioni ed è riuscita a prendere parte a diversi eventi importanti (come il Rally di Madrid e il WRC in Catalogna, che è misto). Questa era ormai la terza stagione nei rally. Era la stagione del passaggio dalla 2WD alla 4WD, gareggiando di nuovo nelle Isole Canarie, con una Subaru Impreza GC8, preparata da lei stessa.

Nel frattempo, ha continuato a cercare opportunità oltre le isole. Dopo alcuni buoni risultati alle Canarie, GZ riceve la chiamata di una squadra italiana per gareggiare al Rally Rose ‘n Bowl di San Marino, dove ha concluso il suo primo rally su asfalto con una Ford Fiesta ST N3.

Inoltre, dopo aver ottenuto l’interesse di alcune aziende a sponsorizzarla, chiude un programma parziale nel campionato spagnolo con Mavisa (che continuava a seguirla con il supporto di Peugeot Spagna), creando un team femminile completo (anche coordinatori, meccanici e ingegneri) e ha concluso il suo anno sportivo realizzando un sogno: partecipare a uno degli eventi del Campionato del Mondo Rally. Il Rally-RACC Catalunya.

Al termine di questa incredibile stagione, la squadra riesce a vincere la Femminile del Campionato Spagnolo Rally Terra. L’anno si conclude con una gara con la Renault Twingo R2 nell’isola di Lanzarote (invitata da un’altra squadra spagnola).

Per il 2017, Christine Giampaoli Zonca vuole di più. Inizia a lavorare su accordi di sponsorizzazione per iniziare la sua crescita nel Campionato Europeo. Dopo mesi di lavoro con Audi come istruttrice di piloti e partecipando a vari eventi (come il NEC Autosport International, a Birmingham), oltre che lavorando come ingegnere e cercando di trovare il budget per correre, la sua carriera prende improvvisamente un percorso diverso.

Dynamic Racing, team di fuoristrada con sede a Los Angeles (California), stava cercando un pilota di punta. GZ accetta questa nuova sfida. A lei interessa correre. La sua prima gara è stata nel Campionato del Mondo UTV, dove ha dimostrato il suo potenziale con un decimo posto nella sua prima gara in assoluto in questa disciplina.

Con un ambizioso programma sportivo, partecipa a gare importanti come Baja 500 in Messico, Pure 100, pure 100 Twiilight, Vegas to Reno, e l’apice della stagione in UTV: Baja 1000, una delle gare più famose e più dure del mondo Off-Road. Mentre gareggia in USA non rinuncia ai rally, e prende parte al Rally Ciutat de Cervera (Campionato Nazionale) e di nuovo al Rally-Racc di Catalunya (evento WRC).

Un anno più tardi, GZ continua il suo programma con il team americano, correndo sia nel Bitd (Best in the Desert, American Championship) sia nel Mexican Score International: partecipando a tutti i più grandi Baja del Messico e alle gare più famose in America (come la Zecca 400 o la Vegas a Reno).

GZ partecipa al Sonora Rally (parte del progetto “Road to Dakar”), con un altro noto team off-road messicano (Monkey business), ottenendo una vittoria dopo due giorni di competizione. Nel frattempo, come pilota internazionale riceve proposte per correre in Europa. Accetta di partecipare a due gare del Campionato del Mondo di Cross Country: Baja Portalegre 500 (Portogallo) e Baja Spain.

Finalizza una decima posizione assoluta nella Baja Portugal (come primo evento in assoluto nel Campionato FIA) e il team invita la pilota a partecipare anche a più eventi del Campionato Spagnolo. L’anno successivo Christine Giampaoli Zonca continua a correre negli Stati Uniti e in Messico con il Dynamic Racing, ottenendo ottimi risultati all’interno dei campionati, come Baja 1000 (sesto posto), e inizia a lavorare su un altro grande progetto la Dakar 2022.

Tra le gare d’oltremare, GZ partecipa anche a una gara di rallycross con un kartcross invitata dal team ufficiale Ya Car e ad altri eventi come il Penafiel Racing Fest (in Portogallo) come ospite vip. Il 2019 è anche l’anno in cui Christine GZ diventa ambasciatrice del marchio per Can-Am BRP in tutto il mondo. Durante l’anno partecipa a 3 eventi in Sud America, creando contenuti per il brand e presentando il lancio del nuovo veicolo competitivo 2020 Canam X3.

Nel 2020 inizia a lavorare con Audi Spagna per sviluppare la nuova Audi E-tron nell’isola di Maiorca. Successivamente, partecipa a una gara sulla pista di Ascari (sud della Spagna), per testare la macchina da corsa Radical con il team Radical Iberia. Quindi, torna a Los Angeles per correre con la Mint 400 a Las Vegas con la sua attuale squadra di corse, Dynamic Racing.

E adesso Christine gareggerà alla guida di una Odissey 21, un 4×4 elettrico da 550 cavalli, per il team Hispano-Suiza, insieme al suo compagno di squadra Oliver Bennet. Una gara che la vedrà competere contro grandi piloti, come Jenson Button ex campione di Formula 1, oppure il vincitore della Dakar Carolos Sainz. Il tutto sognando la Dakar 2022.

La sfida di Yoann Bonato: ”1 vittoria per 1 albero”

I rallysti hanno un cuore grande e Yoann Bonato ne è l’ennesima prova. Il francese, in attesa del via del Campionato Francese Rally Asfalto, ha lanciato una nuova sfida denominata “1 vittoria per 1 albero”. Pertanto, nella stagione corrente, il pilota di Saint-Martin-d’Heres ha come obiettivo quello di legare la pratica sportiva con lo sviluppo sostenibile. 

Durante l’ufficializzazione di questo progetto, il rallista francese ha spiegato le motivazioni e le ragioni che lo hanno portato a questa idea: “Piantare alberi non cambierà il volto del mondo, ma la nostra azione aiuterà a cambiare gli atteggiamenti nel nostro sport. I rally sono etichettati come sport “inquinante”, anche se numerosi studi hanno dimostrato che la nostra disciplina si impegna nel migliorare la sostenibilità”.

“Non dimentichiamo nemmeno che il motorsport è un vero laboratorio per le auto stradali di domani. Dobbiamo cercare di cambiare questi “preconcetti” e vogliamo portare avanti la nostra passione che è anche la nostra professione. Non possiamo però nasconderci del tutto dietro gli studi: il motorsport inquina sì, come gli altri sport ed eventi correlati”.

“Il motorsport è diventato il mio lavoro oltre alla mia passione. Oggi, per poter continuare a lavorare e impostare programmi sportivi che soddisfino le mie ambizioni, conto ogni anno sul sostegno dei miei partner e di nuovi sponsor”.

“Per questo da diverse stagioni mi pongo la domanda su cosa posso fare per rispondere a queste due problematiche e da lì è nata la sfida “1 vittoria per 1 albero”. Questo è un piccolo passo per l’ambiente, ma un grande passo per la nostra passione”.

Questi futuri alberi saranno piantati nella località turistica Les Deux Alpes di fronte a La Muzelle, una montagna del Massiccio degli Écrins. Bonato e il suo co-pilota Benjamin Boulloud, intendono sfruttare questa piccola foresta allestendo un divertente percorso e uno spazio dedicato alla biodiversità.

Latvala risolve il ”giallo” della Yaris WRC in Kenya

E’ bastata una foto su Twitter postata dall’utente “Kipsesi” ad accendere il dibattito e la curiosità tra gli utenti. Tutti si sono chiesti cosa ci facesse una Toyota Yaris WRC Plus (con livrea 2019) dentro un container di legno in Kenya.

L’utente ha scritto un post taggando Juho Hanninen, che altri non è che il collaudatore Toyota chiedendoli: “Questa è stata appena avvistata in Kenya. E’ questo il suo lavoro?”. Il post ha iniziato a girare tra addetti ai lavori e appassionati in maniera virale, scatenando ulteriori interrogativi sull’effettuazione della gara africana (di cui abbiamo parlato qui). Nella mattinata odierna, a sorpresa, al post ha risposto proprio il diretto interessato, ovvero Juho Hanninen.

L’ex pilota Skoda e Hyundai, attualmente collaudatore della casa nipponica ha risposto in maniera simpatica al post: “Finalmente è arrivata! Ho imballato e realizzato il container da solo. In questo momento sto abbattendo altri alberi per costruire un altro container per spedire la vettura di Kalle”. Ovviamente, l’ironia di Hanninen ha fatto impazzire il web.

A chiarire il tutto ci ha pensato Jari-Matti Latvala (Team Manager Toyota), che spiegato il perché di quella “vettura” in Kenya: “Quella nella foto non è un’auto da corsa. E’ semplicemente un “muletto” da esibizione”. Insomma, si tratta di un manichino. Bello, ma senza né arte né parte. Mistero risolto, quindi, ma la posizione della gara africana traballa ogni giorno di più con Lettonia, Turchia e il nostro Aci Monza alla finestra pronti ad approfittare dell’occasione.

Auguri Drago! Il grande Sandro Munari compie 81 anni

Ci sono uomini che con le loro imprese sportive e umane scrivono pagine che resteranno impresse a vita nella storia. Uno di questi UominiLancia (sì, con la maiuscola e una parola sola con Lancia) è Sandro Munari, pilota di Cavarzese (Venezia) nato il 27 marzo di 81 anni fa. La carriera e la storia di Sandro non ha bisogno di presentazioni. Ogni appassionato che si rispetti conosce le imprese le mitico Drago di Cavarzere.

Il debutto nei rally di Sandro, avviene nel 1964 quando un’altra grandissima icona del rally Made in Italy, Arnaldo Cavallari, lo volle al suo fianco nell’impegnativo ruolo di navigatore. Il debutto avviene al Rally della Sardegna, gara che si disputava su fondo sterrato nell’Isola dei Quattro Mori. I due a bordo dell’Alfa Romeo Giulia TI vinsero la gara, precedendo Alessandro Sorcinelli (Morris Cooper) e Luigi Marghinotti (Alfa Romeo Giulia Spider). Sempre nello stesso anno, arrivo anche il successo al Rally San Martino di Castrozza sempre in coppia con Arnaldo.

Quest’esperienza alle note, fu importantissima nella carriera da pilota del Drago, che iniziò a correre da pilota nella stagione 1965. I primi due anni furono di “studio”, ma la svolta arrivò nel 1967 quando Munari navigato da Luciano Lombardini e dal belga Georges Harris conquisto il suo primo titolo Tricolore a bordo della Lancia Fulvia 1.3 Coupé HF, titolo che fu bissato due stagioni dopo (1969).

Ma le vittorie più prestigiose dovevano ancora arrivare. Infatti, arrivarono quattro successi al mitico Rally di MonteCarlo conquistati nelle stagioni 1972, 1975, 1976 e 1977, nel primo caso su Fulvia 1.6 HF, negli altri al volante di una Lancia Stratos HF. Al suo fianco in quegli anni si alternarono grandissimi navigatori come Arnaldo Bernacchini, Sergio Maiga e Mario Mannucci.

Sono anni d’oro per il Drago che, a cavallo tra la stagione 1971 e 1977, conquista nell’ordine la Mitropa Cup (1971) portando in gara la Fulvia 1.6 Coupe HF, l’Europeo Rally 1973 alternandosi tra Fulvia e Lancia Stratos e soprattutto nel 1977 la Cup of Rally Drivers che altri non era che il Mondiale Rally. In quella occasione, al suo fianco, oltre a Silvio Maiga sedete anche Piero Sodano. Tra le vittorie più prestigiose di Munari, oltre ai quattro MonteCarlo, ricordiamo anche le sei vittorie conquistate al Rally San Martino di Castrozza (una da navigatore), due vittorie alla Targa Florio e i successi al Rally del Portogallo, al Tour de Corse e al Costa Brava.

Sébastien Loeb ”Elena? Scelta difficile, ma necessaria”

Ad una settimana dall’annuncio che ha sconvolto tutti, ovvero la separazione tra Sébastien Loeb e Daniel Elena e il relativo strascico polemico tra il monegasco e i vertici Prodrive, dice finalmente la sua Sébastien Loeb, che era stato tirato in ballo da David Richards.

Il pilota alsaziano ha spiegato questa scelta nel corso di una lunga intervista rilasciata al microfono di DNA. L’alsaziano ha specificato che questa scelta, seppur molto difficile e sofferta è stata dettata dalla voglia di provare qualcosa di nuovo e di avere al suo fianco nella Dakar 2022 un navigatore professionista nei rally-raid.

“Prodrive – dice Loeb – ha analizzato nel dettaglio tutta la fase tecnica, meccanica, logistica e le varie comunicazioni interne compresa la gestione dell’assistenza. Inoltre hanno analizzato attentamente anche il pilotaggio e la navigazione ed è proprio in quest’ultima che sono emersi dei punti deboli. Abbiamo commesso molti errori, che ci sono costati tempo prezioso, abbiamo dovuto capire e interrogarci perché il metodo di navigazione con gli i-Pad fosse così complicato per noi”.

“Abbiamo avuto molti malintesi nel corso delle varie speciali, perché il nuovo metodo di navigazione è completamente diverso dai tradizionali road-book. Questa nuova regola impone un’analisi immediata di quel che sta accadendo sotto le tue ruote e devi farlo velocemente, magari in tratti a cui stai andando a 180 km/h. In passato Daniel preparava il road-book delle note il giorno prima, lavorandoci ore su ore e questo lì ha permesso di raggiungere un livello altissimo di navigazione”.

“Ma adesso è tutto cambiato, il nuovo sistema favorisce i professionisti delle disciplina è questo fa la differenza in termini cronometrici. Penso che puntare alla vittoria serva un professionista in questa disciplina, perché il metodo di navigazione al momento é molto complicato e estremamente sofisticato. Alla fine siamo giunti ad una scelta difficilissima, ma necessaria. Ero convinto di farlo, ma annunciarlo e farlo non é stato per niente facile”.

Detto dei rally-raid, il nove volte campione del mondo rally specifica che nei rally il posto al suo fianco per Daniel Elena ci sarà sempre. “Il giorno in cui vorremmo divertirci in Francia in una gara con una Peugeot 306 lo faremmo. Il giorno in cui avrei una proposta per tornare a correre una gara one-shoot nel WRC lo farei molto probabilmente con Daniel al mio fianco. La separazione riguarda solamente la disciplina dei rally-raid”.

La stagione di Loeb proseguire nell’Extreme E e nei rally-raid, ma se l’emergenza Covid-19 lo dovesse permettere, l’alsaziano tornerà nei rally francesi per regalare spettacolo al pubblico. “Se la situazione relativa ai contagi Covid-19 dovesse migliorare, analizzerò attentamente i calendari del Campionato Francese per poi essere al via di qualche evento. E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che ho corso un rally e spero di poter essere al via di uno o due eventi in stagione”.

Il rallysmo piemontese dice addio a Giorgio Leonetti

Il 23 marzo 2021 sarà ricordato come il giorno nero del rallysmo piemontese. Neppure il tempo di smettere di piangere e di salutare il copilota Silvio Gria, che un altro lutto si abbatte sulle famiglie e sugli appassionati. E’ venuto a mancare Giorgio Leonetti, fondatore della scuderia Brunik nel 1981 e anima della seconda vita della Tre Gazzelle.

Simpatico, ironico, deciso, Giorgio Leonetti era torinese con sangue calabrese nelle vene, oltre che un raro concentrato di passione e ragione. Maestro di sci, amava la velocità e le belle auto e questo lo portava fatalmente ad entrare nel mondo delle corse – e dei rally in particolare – negli anni Settanta. Prima come navigatore, poi come pilota, quindi come fondatore del Team Brunik e infine quale rifondatore della Scuderia Tre Gazzelle.

Per chi non lo ricordasse, la scuderia Brunik è stata la prima scuderia privata a livello di quelle ufficiali. La Tre Gazzelle, invece, è cresciuta partendo dal fantastico 1981 della Brunik: quello è stato il trampolino per il seguito di una storia che era iniziata in precedenza e che poi si era fermata.

Vulcanico e abile organizzatore, estroverso, determinato, egocentrico ma mai narcisista e tantomeno scontato o banale, Leonetti porta in alto entrambe le sue creature, che entrano nella memoria collettiva del rallysmo italiano e internazionale. Poi, e siamo ormai all’inizio degli anni Novanta, s’innamora dell’Off-Shore e volta pagina. Così, senza voltarsi indietro.

Il Conte Silvio Gria ha perso la sua ultima gara

Il Conte Silvio Gria non c’è più. È venuto a mancare nella notte del 23 marzo 2021. Restano memorabili i suoi modi gentili, la sua grande sportività e l’umanità che lo ha sempre contraddistinto. Ricordi indelebili, scolpiti nella mente di tutti quelli che lo hanno conosciuto e inevitabilmente apprezzato.

Nel mondo dei rally, che ha frequentato con successo per decenni, era ribattezzato il Conte, per il suo portamento e il modo di fare. Silvio Gria è morto all’età di 56 anni dopo aver combattuto contro un male ancora oggi incurabile. Viveva a Feriolo, dove nella stessa giornata del decesso, nella chiesa parrocchiale, è recitato il rosario.

Gria nel mondo del rally, è stato uno dei navigatori più famosi e vincenti della zona del verbano-Cusio-Ossola e Novara in coppia con Massimo Canella: molte volte il loro nome è stato in cima alle classifiche del Rally delle Valli Ossolane.

Negli ultimi anni aveva mollato i rally e si era dedicato alle arrampicate in montagna e alla corsa. Proprio per questa passione per le terre alte aveva espresso il desiderio di essere sepolto in valle Antrona, nel cimitero di Seppiana.

Daniel Elena: ”Gettato via come una m… Séb ti aspetto”

Non si placa il botta e risposta tra David Richards e Daniel Elena. Il titolare della Prodrive ha rivelato ieri di aver agito in accordo con Sébastien Loeb e “l’inesperto” copilota con nove titoli iridati sulle spalle ha risposto vuotando il sacco. Ospite del Super Moscato Show in onda su RMC questo mercoledì, il nove volte campione del mondo di rally è stato molto chiaro sul rapporto tra lui e Sébastien Loeb.

“Ha avuto difficoltà a chiamarmi per dirmelo. Aveva ancora la voce tremante, perché è una decisione e un annuncio difficile da fare. Nel frattempo abbiamo avuto un altro giorno. Un’ora dopo aver diffuso la notizia sui social, ci siamo chiamati su Facetime e abbiamo bevuto insieme. Come ho detto, l’amicizia Loeb-Elena non è morta, anzi. Sarà sempre lì. È solo che mi fa incazzare il fatto che io debba essere gettato via come una merda, mentre lui deve raccogliere forse l’ultima sfida della sua carriera”.

Di fronte alle critiche di Prodrive, Daniel Elena si è difeso. “Lui (Seb) si sente una merda indirettamente. Seb mi conosce, conosce le mie motivazioni. Loro (Prodrive) dicevano che non ero motivato e che non me ne fregava un cazzo. Che c’è ! Quando abbiamo avuto problemi sulla tappa della Dakar e quando mi sono alzato 2 ore prima di lui (Seb) per riparare il servosterzo con la sveglia al telefono per sapere la posizione del camion che poteva portarci i pezzi… Sono demotivato? Considero di aver fatto il mio lavoro e di essere stato gettato come una schifezza”.

Alla domanda sui motivi per cui Sébastien Loeb avrebbe accettato la richiesta di Prodrive di separarsi da lui, Daniel Elena ha spiegato: “Ho detto al team Prodrive di non contare su di me, di non tornare sulla loro decisione, perché sono io quello che non tornerà. Quindi ora, se Seb ha le palle e può sentirmi, accettiamo la sfida. Torniamo indietro e affronteremo nuove sfide con un’altra squadra. E mostreremo loro che sappiamo come vincere e che non abbiamo bisogno di loro. Sono aperto a Seb, ma non con questa squadra”.

Andrea Adamo: ”Markku ha bevuto troppo al compleanno?”

La leggenda dei rally Markku Alén ha compiuto 70 anni. In un’intervista al quotidiano finlandese Ilta-Sanomat, sperava di ricevere due regali di compleanno. “Prima di tutto la salute. È un grosso problema, non è vero?”. Alén ha specificato che il suo desiderio è quello di voler guidare una WRC Plus. Il pilota finlandese ha avuto modo di provare alcune WRC della Citroën e della Volkswagen alcuni anni fa, ma non è abbastanza per lui. Non vuole correre con le moderne vetture nel Campionato del Mondo di Rally, bensì vuole provare la vettura solo in qualche test privato.

All’interno della Toyota e della Hyundai ci sono familiari ed amici di Alén. Il capo della Toyota è Jari-Matti Latvala e quello di Hyundai è Andrea Adamo. Alén crede che questo regalo possa essere fattibile. Ilta-Sanomat ha chiesto ulteriori novità ed indiscrezioni direttamente al team principal di Hyundai. “Markku ha bevuto troppo alla sua festa di compleanno?”, chiede Adamo all’inizio con un ampio sorriso.

“Potrebbe essere organizzato il test. Sono suo amico e mi manca molto. Chiedete a Markku di chiamarmi, sarò felice di parlare con lui”. Alén è stato felice di sentire da Ilta-Sanomat i saluti di Adamo. “Sì, facciamo questo test! Ho visto le WRC Plus in TV al Campionato del Mondo di Rally e le mie dita hanno iniziato a prudere. Ovviamente, questa situazione pandemica limita questo mio sogno”.

Mister Maximum Attack ha vinto nei rally mondiali con le Fiat e le Lancia. Il suo “compagno” di viaggio, dal 1974 al 1989, è stato Ilka Kivimaki. Appeso il casco al chiodo, Markku Alén ha lavorato in TV. Nel programma Teknavi, per sempio, testa le auto. Alcune delle auto da rally di Alén sono state utilizzate per la realizzazione di uno spettacolo televisivo. Infine, Alén guida ancora una motoslitta e una motocicletta.

David Richards: ”Séb Loeb era d’accordo con noi”

Il presidente del team Prodrive, David Richards, ha risposto alle pesanti accuse lanciate nella serata di ieri da Daniel Elena, dopo la notizia della sua separazione da Sébastien Loeb sul progetto Dakar 2022. In un duro sfogo sui suoi canali social Elena etichettava la BRX Hunter come “una cipolla” e ricordava che il team Prodrive non vince nulla in campo internazionale dal lontano 2003, anno in cui vinse nel WRC con Petter Solberg. La risposta di Richards non si è fatta attendere, specificando che Séb Loeb era d’accordo con il team e che è stata una decisione non facile da prendere.

“Ci siamo consultati con Sébastien sull’intera vicenda, perché queste non sono decisioni da prendere alla leggera. A volte bisogna guardare le cose in maniera obiettiva e molte volte bisogna prendere decisioni difficili, sicuramente non saremmo mai andati a fondo se eravamo consapevoli che anche Sébastien non era in accordo con le nostre conclusioni. Da quando la Dakar è approdata in Arabia Saudita è cambiata notevolmente, rispetto a quando si correva in Sud America e perfino in Africa”.

“Le prove del deserto saudita richiedono molta esperienza in termini di navigazione. Abbiamo fatto una valutazione molto approfondita delle nostre prestazioni durante l’evento. In questi due mesi abbiamo svolto vari debriefing e ci son state molte riunioni in cui abbiamo esaminato nei minimi particolari la nostra prestazione per vedere su dove intervenire per migliorare la vettura in vista del 2022. Qualsiasi cambiamento in un Team deve essere ponderato e non fatto alla leggera, ma in pieno accordo con tutti. Eravamo e siamo consapevoli del rapporto che c’è tra Sebastien e Daniel, non avremmo mai suggerito questo cambiamento senza la piena volontà anche di Sébastien”.

Sul possibile sostituto Richard fa spallucce, ma conferma che si sta cercando una figura di esperienza da affiancare al nove volte campione del mondo. “Al momento stiamo facendo ricerche e esaminando vari profili. Non è un compito facile trovare un navigatore esperto per questo tipo di eventi. I requisiti richiesti per un co-equiper sono cambiati negli ultimi anni. Sébastien da parte sua è molto determinato vuole vincere la Dakar e il Campionato del Mondo Cross Country. Inizieremo i test a metà anno, per provare delle nuove componentistiche per la vettura, studiate in base hai nuovi regolamenti. Successivamente l’idea è quella di partecipare ad alcuni eventi di preparazione, come ad esempio un raid in Marocco”.

Sulle critiche alla vettura invece Richards risponde per le rime al monegasco. “Per quel che riguarda l’auto, voglio ricordare a tutti che abbiamo ottenuto il miglior risultato tra i rookie alla scorsa Dakar. Nani Roma ha perso appena due minuti e mezzo per un guaio meccanico in tutta la Dakar. Suggerisco a tutti di chiedere informazioni sulla bontà del mezzo a Nani oppure a Sèb, piuttosto che chiederlo a Daniel…”.

Loeb ed Elena si separano: Prodrive dice stop

Martedì 16 marzo 2021, Sébastien Loeb e Daniel Elena hanno parlato velocemente al telefono: il pilota alsaziano ha annunciato la sua volontà di cambiare copilota per la prossima Dakar su richiesta del team Prodrive. Durante questa prima collaborazione con Prodrive, i nove volte campioni del mondo rally avevano incontrato grandi difficoltà, accumulando forature, ma anche problemi meccanici, senza riuscire a firmare neanche buone prestazioni.

Sorpreso da questa decisione, Daniel Elena ha voluto reagire nella sua solita rubrica “L’oeil de Danos”, dove il monegasco non ha usato mezzi termini, in uno stile che ancora gli si addice. In questa rubrica, il copilota nove volte campione del mondo rally ha parlato in particolare del suo rapporto con il team Prodrive.

“Loeb-Elena alla Dakar quest’anno con BRX-Prodrive, è stata una schifezza. Oggi ho ricevuto una telefonata da Séb che mi diceva che non sarebbe partito con me alla prossima Dakar, perché il team Prodrive ha deciso che non ero adatto e che non ero abbastanza motivato e che non avevo abbastanza esperienza, ma anche che quest’anno ho fatto troppi errori di navigazione”.

Successivamente, il copilota monegasco ha voluto rispondere alle critiche di Prodrive elencando le sue vittorie alla Dakar, pur ricordando che il duo Loeb-Elena aveva fallito a soli cinque minuti dalla vittoria nell’edizione 2017 per la sola seconda partecipazione a questo evento. Infine, il nove volte iridato non ha esitato nel continuare a criticare il team Prodrive.

“Prima di dire che Elena fa perdere tempo a Loeb, ascolta Elena. Hai fatto una cipolla e non una vettura. La tua macchina non è fatta per vincere. Sei una squadra non strutturata. Non mi hai ascoltato. Ho passato ore con il mio ingegnere JP, mi dispiace perché sei davvero adorabile, ma abbiamo passato ore in video a dirti cosa fare e cosa non fare per provare a vincere una Dakar e fare una macchina solida. All’arrivo non hai ascoltato il mio consiglio, sostenuto da Nani Roma e da Seb. Hai fatto quello che volevi. È normale, è la tua filosofia. Prodrive, miglior squadra del mondo, abbiamo vinto tutto… L’ultima cosa che hai vinto è stato nel 2003 con Solberg”.

“Dakar, ho fatto la mia parte. Ho fatto alcuni errori di navigazione quest’anno, ma tutti lo hanno fatto. Ora sei riuscito a mettere a rischio ventitré anni di complicità e a farci separare. Ti dico bravo. Séb, non ho niente contro di te, sarò sempre dietro di te, saremo sempre amici”.

Da parte sua, la comunicazione di Sébastien Loeb è stata molto più classica con alcuni messaggi sui social: “Dopo cinque Dakar trascorse insieme e dopo aver discusso con la squadra, siamo giunti alla conclusione che potrebbe essere bello provare qualcos’altro. Non è senza una fitta di cuore che, con Daniel non inizieremo nel 2022 come compagni di squadra”.

Il Granducato da rally piange Vareno Grassini

Mentre alle 8 prendeva il via il Rally del Ciocco, Vareno Grassini smetteva di respirare. E da gentiluomo sportivo, quale è sempre stato, se ne andava silenziosamente in punta di piedi. Non è pioggia quella che bagna in queste ore il Rally del Ciocco, partito alle 8 di stamattina, alla stessa identica ora in cui Vareno ci lasciava. Sono lacrime. Lacrime di un Granducato da rally già in lutto. Toscana e Italia attonite. Vareno Grassini era conosciuto ovunque, da decenni, per il suo carattere cordiale, per il suo fair play sportivo, per la sua filosofia in cui primeggiava l’onesta.

Senese nel sangue, con i rally scritti nel dna, Grassini (con la sua copilota Silvia Galleni) resta uno dei rallisti italiani più forti negli anni Ottanta e Novanta, tra i più eccellenti esponenti della cosiddetta “scuola toscana” dei rally, curatore dell’organizzazione dello storico Rally della Fettunta, correva sempre con lo stesso preparatore: Silvio Terrosi.

Nel 2016, quando smise di essere l’organizzatore del suo amato Rally, il Fettunta, disse: “Ci sono vari motivi che, messi insieme, aiutano il Rally della Fettunta a rimanere sempre sulla breccia nonostante i decenni trascorsi dalla prima edizione e le trasformazioni dello sport e della società. Uno dei fattori di successo è sicuramente il piacere di soggiornare in Toscana dove si possono trascorrere alcuni giorni di relax con la famiglia col pretesto di correre in una gara nel Chianti, vicino a città d’arte come Firenze e Siena. Per questo ogni anno tanti vengono a correre qui da fuori regione. E’ sempre stato così fin dal 1977″.

“Questo, da sempre, è il segreto del Rally della Fettunta, che tra l’altro è sempre stato vicino di data alla festa dell’8 dicembre, un momento che ha facilitato, per piloti e familiari, l’organizzazione di un ponte in Toscana. Inoltre è sempre stato apprezzato per le sue caratteristiche tecniche e sportive che hanno sempre garantito il divertimento ed esaltato le qualità di pilotaggio dei concorrenti. La zona di Tavarnelle e Barberino inoltre si è rivelata molto recettiva, i sindaci hanno accolto bene la corsa e i Comuni sono molto collaborativi anche perché saggiamente viene colta l’occasione che un evento sportivo consolidato come questo può dare”.

“Nel tempo ho contribuito all’organizzazione del Fettunta per alcuni decenni, e da presidente della Squadra Corse Valdelsa l’ho direttamente organizzato in prima persona negli anni 2000 fino a che con gli altri consiglieri della scuderia abbiamo deciso di fare un passo indietro e cedere il testimone a un gruppo di ‘eredi’, tutti giovani molto motivati che collaborano bene insieme, stanno crescendo, e questo fa piacere a me a tutti i ‘vecchi’ della Valdelsa Corse. Sono sicuro che il Fettunta con questo nuovo gruppo di lavoro avrà un lungo futuro”.

Martijn Wydaeghe a lezione di francese per Thierry

Il compagno di squadra di Ott Tänak, Thierry Neuville, in Finlandia ha ripetutamente affermato di aver avuto difficoltà a capire le note di Martijn Wydaeghe, perché la lingua madre di quest’ultimo non è il francese ma il fiammingo. “Martijn sta già andando a lezione di francese. Lo ha fatto prima di questo fine settimana. Se guardi i video della videocamera di bordo, sta già facendo una chiara distinzione ma può fare ancora meglio, questo è certo”, ha detto Neuville.

Il talento di Hyundai sostiene che siano stati i problemi di comunicazione a privarli del secondo posto nell’Arctic Rally Finland, andato poi a Kalle Rovanperä (Toyota). “Martin legge in francese, ma la sua lingua madre è il fiammingo. Nel frattempo, ha difficoltà a pronunciare le parole in modo tale che io possa capire correttamente”.

“Inoltre, abbiamo avuto problemi con il sistema audio. Ad esempio, io ho avuto difficoltà a distinguere 50 e 75. Ogni volta che non capivo esattamente Martijn, ho iniziato a dubitare di me stesso. Ho perso tempo alcune volte nelle curve, perché capivo che la curva è più lenta di quanto non lo fosse in realtà”.

La leggenda del tennis David Nalbandian e i rally

La leggenda del tennis David Nalbandian, tennista e commentatore del World Rally Championship in Argentina, ha corso in questo weekend nel Campionato Argentino Rally. Nalbandian ha concluso la sua carriera tennistica nel 2013 e ha corso anche un totale di 74 rally nel Campionato Argentino di Rally.

Lo scorso fine settimana, il trentanovenne ha “sperimentato il lato più duro del rally”, come lo definisce lui. L’argentino è uscito di strada al Rally Pagos del Tuyu, durante la seconda prova speciale. Nalbandian si è girato cinque volte con la sua Toyota Yaris MRT.

“Il tennis era il mio lavoro e le corse il mio hobby. È molto diverso. Non ho pressioni. Sto imparando e sto cercando di fare del mio meglio, ma l’obiettivo non è il professionismo”. Nalbandian è considerato come il miglior tennista di tutti i tempi che non è mai riuscito a vincere l’ambito Grande Slam. Nel 2002 invece, l’argentino perse la finale di Wimbledon contro Lleyton Hewitt. In questa stagione, Nalbandian ha già guidato tre rally nel suo paese d’origine. In ogni gara però ci sono stati dei problemi.

Incendio Rally dei Laghi: divampa la polemica

Durante la PS3 ‘Alpe-Valganna 2 del Rally dei Laghi, svoltosi nella giornata del 28 febbraio, una vettura finisce fuori strada, finisce nel sottobosco. Si tratta della Renault Clio R3C di Michael Della Maddalena e Federica Mauri. C’è sterpaglia e rami secchi. E il catalizzatore rovente dell’auto trova terreno fertile per appiccare un incendio. L’ennesimo a cui assistiamo nell’ultimo decennio quando si ha a che fare con un’auto da corsa che monta il catalizzatore. Ma a cosa servirà mai questo catalizzatore nei rally, oltre che a prendere in giro qualche “assessore green”?

La vicenda ha avuto un eco enorme. Come spesso capita i quotidiani, anche quelli nazionali che si dimenticano dei rally per il resti dell’anno, hanno titolato alla mancata strage, ipotizzando il “macello” nel caso in cui la gara non fosse stata a porte chiuse. Le solite banalità che si leggono da quando i rally hanno perso pubblico e di conseguenza influenza.

Appena la vettura impatta, l’equipaggio scende subito dal veicolo. La macchina brucia e alla fine non resta che lo scheletro. Il giorno dopo l’incidente, la giovane copilota si sfoga attraverso il proprio profilo Facebook personale, rilasciando una dichiarazione che non chiama in causa gli organizzatori, bensì la direzione gara. In ogni caso, saremo lieti di concedere la replica a chi, con il dovuto titolo, voglia replicare.

”Eccomi qui! Dopo 24 ore dell’accaduto a dover riportare le dinamiche dei fatti su un social, perché chi ha sbagliato non si è preso le sue responsabilità!
Parlo della direzione gara del Rally dei Laghi, alla quale abbiamo pagato una tassa d’iscrizione per avere dei servizi che al momento del bisogno ci sono stati negati. Parlo degli equipaggi che vedendo una ragazza di 19 anni in mezzo alla strada con un cartello SOS più grande di lei hanno preferito evitare di prendere un tempo imposto piuttosto che aiutarci”.

Incendio Rally dei Laghi

Incendio Rally dei Laghi: 28 febbraio 2021, PS3 Alpe Valganna

“Dopo esserci scomposti in un avvallamento in quinta piena iniziamo ad andare a destra e a sinistra fino a perdere il controllo della vettura, rotoliamo per 25 metri, dei rami entrano nel vetro anteriore e laterale dalla mia parte, scoppiano, e inevitabilmente mi entrano in bocca. Finiamo di cappottare, Michel mi aiuta a scendere e cerco di togliere tutti i vetri addosso e in bocca, il commissario vedendo la situazione chiama subito il capo prova e chiede un’ambulanza e chiede di bloccare la prova per ben due volte. La direzione gara risponde che la PS deve continuare”.

Prosegue lo sfogo della Mauri. “Finito di togliermi di dosso i vetri in pochi secondi, vedo le fiamme che iniziano ad alzarsi. Subito Michel schiaccia il pulsante dell’estinzione e inizia ad usare il brandeggiabile che dopo pochi secondi finisce. Intanto il commissario aveva già riferito della necessità dei vigili del fuoco, ma nessuno fa niente, non gli rispondono neanche più”.

“Provo a pensare e l’unica soluzione che trovo è di farmi aiutare dagli altri equipaggi con i loro estintori, così chiedo il cartello SOS al commissario, visto che il mio era già bruciato, e salgo fino alla carreggiata, mi metto in mezzo e alzando il cartello cerco di fermare gli equipaggi. Passano i numeri 40 e 41, mi vedono, mi schivano e accelerano”.

“Successivamente si giustificheranno con versioni differenti: non mi hanno vista, mi hanno vista ma non hanno visto il cartello SOS, hanno visto una situazione di confusione che non sono stati in grado di decifrare. Evito di commentare. Dopo mezz’ora di nulla assoluto, quando ormai rimane poco da salvare, arriva un furgone della decarcerazione, cerca di mettere in funzione la pompa e indovinate un po’? La pompa non funziona. Dopo un’ora forse anche di più, quando della nostra R3 rossa e gialla è rimasta solo una scocca grigia e bruciata, arrivano i Vigili del fuoco”.

“Più tardi mi reco in direzione gara, denuncio i mancati aiuti e il comportamento scorretto dei partecipanti, assisto al gioco del telefono senza fili, a ragioni imbarazzanti e mi prendo pure una ramanzina perché, secondo i più alti direttori di gara, dato che non eravamo in pericolo di vita avrei dovuto esporre il cartello OK e non quello di SOS”.

“Avrei quindi dovuto guardare passivamente la nostra macchina bruciare senza fare nulla, tralasciando il fatto che il fumo era salito e copriva anche la carreggiata, diventando quindi pericoloso anche per gli altri concorrenti. Successivamente se la sono anche presa con il commissario che ci ha aiutati, perché secondo loro doveva tenerci fermi e far continuare la gara visto che la vettura era fuori dalla carreggiata”.

“Per quanto riguarda gli equipaggi che non si sono fermati vedendo il segnale SOS li hanno giustificati sostenendo la loro tesi, e indovinate un po’ perché l’hanno fatto? Perchè nel momento in cui un solo membro dell’equipaggio espone il cartello SOS la direzione gara é obbligata a fermare la prova e far partire un’ambulanza, cosa che non è mai successa”, denuncia la Mauri.

“Comunque la giustificazione dei rappresentati di Aci che erano a capo di questa gara è stata che non hanno fatto nulla perché se dovessero prendere per vere tutte le segnalazioni che i commissari fanno non riuscirebbero a fare tutte le prove. Ma dico scherziamo? Se fossimo rimasti incastrati e fosse successo il peggio che cosa sarebbe successo con la decarcerazione che arriva dopo mezz’ora e alla quale non funziona la pompa, con i pompieri che arrivano dopo un’ora e con l’ambulanza che non è mai arrivata?”.

Francesca Mauri conclude domandandosi: “È davvero necessario aspettare che succeda una tragedia per prendersi le proprie responsabilità e cambiare le cose? Io sono stata cresciuta con principi diversi e i rally di cui mi sono innamorata da piccolissima grazie a mio papà non sono di certo questi. Faremo il possibile per far sì che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità”.

Kalle e Oliver super stars: stupiscono ed emozionano

Non chiamateli figli di papà. Kalle Rovanpera e Oliver Solberg sono molto più che dei semplici figli d’arte. Per Kalle e Oliver parlano i risultati ottenuti nelle gare fin qui disputate, con Kalle che grazie al secondo posto unito alla vittoria della power-stage è diventato il più giovane leader del WRC a soli 20 anni.

Stesso discorso per Oliver Solberg che è diventato il più giovane vincitore di una gara dell’ERC, il Lettonia 2019, a soli diciassette anni e del WRC3, in Estonia, ad appena diciotto. E inevitabilmente, il giorno dopo, per i due c’è una pioggia di elogi.

Andrea Adamo in conferenza stampa loda le prestazioni di Oliver e Kalle: “La presenza di Oliver in Finlandia è stata presa durante la power-stage del MonteCarlo. Nella vita ci sono cose che si decidono senza “usare il cervello” e agendo d’impulso. Così è stato per Oliver al volante della Hyundai I20 WRC. A volte queste scelte pagano e funzionano molto di più se non pensi troppo alle conseguenze e lasci correre le tue emozioni”.

“Abbiamo bisogno di queste giovani leve – aggiunge Adamo -. Avere Kalle in testa al Mondiale, anche se corre con Toyota, e Oliver può permetterci di attirare le nuove generazioni nei rally e per mantenere vivo il futuro. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che avere ragazzi di 19 e 20 anni tra i protagonisti del WRC, può permetterci di attirare l’attenzione dei più giovani sul nostro sport”.

Elogi ai due giovanissimi arrivano anche dal team principal di Toyota, Jari-Matti Latvala: “E’ veramente impressionante che Kalle sia diventato il più giovane leader del Mondiale, sono davvero felice. Sicuramente a breve batterà anche il mio record, ovvero quello di vincitore più giovane di un rally iridato. Voglio fare i miei complimenti anche a Oliver, si è adattato in maniera perfetta alla WRC, nonostante fosse la sua prima volta al volante. Ha fatto un lavoro straordinario, finalmente abbiamo piloti giovani pronti a giocarsi il titolo”.

Emozione nelle parole di papà Petter, che non nasconde la lacrima al termine della gara di suo figlio Oliver: “Raramente mi è capitato di rimanere senza parole, oppure di versare lacrime, ma questo fine settimana è stato incredibile. Sono orgoglioso per quanto fatto da Oliver questo week-end, sia per il suo temperamento sia per le ottime prestazioni ottenute al debutto con una vettura WRC. Vederlo sorridere e cercare di apprendere sempre qualcosa di nuovo è speciale. Voglio ringraziare Hyundai Motorsport e Andrea Adamo per la fiducia riposta in Oliver e anche Sebastian Marshall per l’ottimo lavoro svolto al suo fianco.

WRC: Elfyn Evans e quell’uomo scivolato in PS

Sul finire del day 2 dell’Arctic Rally Finland, mentre il campione del mondo estone vinceva tre prove su sei, continuando la sua corsa verso l’ambìto successo di questa prova del WRC (glielo deve ad Andrea Adamo che lo ha portato nel team), è successo un episodio sconvolgente, che per fortuna non ha avuto alcuna conseguenza fisica per lo spettatore.

Il colpo di scena in questione è avvenuto alla fine dell’ultima prova speciale, la PS8. Il campione del mondo rally in carica, Sébastien Ogier, esce fuori strada. C’è presente uno spettatore che sta coraggiosamente aiutando Seb II a tirare fuori dalla neve la vettura. In quel momento arriva Elfyn Evans, che rallenta, ma è velocissimo sul ghiaccio.

Lo spettatore scivola e rischia di essere investito dal gallese Elfyn Evans, ma per fortuna il pilota della Yaris WRC Plus lo evita senza problemi e prosegue la sua corsa.

Il mondo dei rally dice addio ad Hannu Mikkola

Nonostante il ritiro all’inizio degli anni Novanta, le diciotto vittorie nel Campionato del Mondo Rally mantengono ancora oggi Hannu Mikkola tra i primi dieci piloti di rally di maggior successo nella storia del mondo. Ha vinto il Campionato del Mondo Rally nel 1983 su un’Audi Quattro, ma anche tre volte è arrivato secondo e tre volte è arrivato terzo. E oggi, il rallysmo mondiale piange questo grande campione, deve dire addio ad Hannu Mikkola, che nella tarda serata del 26 febbraio ha esalato l’ultimo respiro.

La notizia, condivisa via social dalla famiglia, è stata confermata anche da un portavoce del WRC all’Afp. Il pilota Ford e Audi, più conosciuto come “Il Finlandese volante”, vinse il titolo iridato rally nel 1983 e per sette volte il Mille Laghi, la difficile prova di casa in Finlandia, una delle corse più celebri dell’automobilismo. E fa effetto pensare che Mikkola se ne sia andato proprio nei giorni della prova iridata finlandese del mondiale, in programma questo fine settimana.

Hannu Mikkola era ingegnere e, in un paese dove i rally sono lo sport nazionali e dove per molto mesi l’anno si viaggia al buio e sul ghiaccio, iniziò a correre in auto in età adulta, quando aveva oltre vent’anni. Allora, all’epoca eroica dei rally, per diventare un grande campione serviva un requisito: essere nato nella penisola scandinava.

Per i primi anni del Mondiale, istituito nel 1973 come Costruttori ed affiancato dal 1979 anche dal titolo riservato ai Piloti, i ragazzi del grande Nord (e in particolare i finlandesi) vincevano più gare di tutti gli altri messi insieme. L’albo d’oro parla chiaro: Aaltonen, Toivonen padre e figlio, Makinen, Mikkola, Alen, Waldegard, Blonqvist, Salonen, Kankkunen, tutti campioni del mondo per i primi dieci anni con la sola parentesi del tedesco Walter Rohrl.

Mikkola ha iniziato a pennellare traiettorie prima che nascesse la serie iridata e poi ha messo in bacheca 18 rally mondiali, vincendo con navigatori e macchine che hanno fatto la storia, a tutte le latitudini. Hannu esordì nel 1963 come pilota privato nei rally nazionali, poi fu ingaggiato dalla casa di Goteborg Volvo.

Nel 1966 le prime vittorie mettendosi alle spalle Aaltonen (uno dei moschettieri del team Mini Cooper) e Makinen. Nel 1967 Cesare Fiorio gli affida una Fulvietta a Montecarlo: gran bella gara, ma nessun risultato. Nel 1968 passa alla Ford e, al volante della Escort, vince all’età di 26 anni il Mille Laghi, la prova iridata finlandese. Quella vittoria è stata la prima di una lunga serie, Hannu trionfò altre sei volte sui velocissimi sterrati e sui salti della corsa di casa.

Il suo primato è stato solo eguagliato, ma non battuto, negli anni Duemila dal connazionale Marcus Grönholm. Mikkola ha vinto dappertutto (Portogallo, Nuova Zelanda, Svezia, Argentina), ma i suoi amori furono le fangose foreste dell’autunno britannico dove si impose quattro volte al Rally Rac, l’Africa, dove dominò in Marocco, Costa d’Avorio e due volte al mitico Safari in Kenya.

Adorava anche le maratone, fu primo alla Londra-Maxico City. Fu navigato dal Jean Todt, ex capo della Ferrari nell’era Schumacher e per tre mandati di fila presidente della Federazione Internazionale (FIA). Ha vinto, oltre che con la Volvo e la Ford, anche con la Peugeot, la Toyota, la Mercedes e l’Audi. Proprio con la casa dei Quattro Anelli il periodo più bello e i risultati migliori.

Hannu viene ingaggiato infatti nel 1980 dal leggendario ingegner Piech per sviluppare il progetto rivoluzionario della Quattro. Mikkola era stato due volto vice campione del mondo: nel 1979, per un solo punto dietro a Waldegard, e nel 1980 alle spalle di Rohrl. Nel 1981 ottiene la prima vittoria per l’Audi in Svezia. L’anno successivo è terzo in classifica generale preceduto dalla compagna di squadra e pilotessa più forte di tutti i tempi Michel Mouton che contese il titolo al solito Rohrl. Nel 1983, finalmente, arriva il meritato titolo.

L’ultima vittoria è con l’Audi 200 quattro al Safari del 1987. Nel 1994, a 42 anni, decise di lasciare lo sport professionistico, anche se seguirono quattro deludenti stagioni con le Mazda 323. L’ultima uscita di Mikkola nel WRC, arrivò nel 1993 – il 1000 Laghi – guidando una Toyota Celica Turbo con cui concluse settimo assoluto, all’età di 51 anni.

I figli gli hanno reso omaggio con messaggi sui social: “Abbiamo perso mio padre Hannu per cancro questo fine settimana – ha twittato Vesa Mikkola, uno dei due figli – la maggior parte lo conosceva come un grande del rally che ha inaugurato gli anni d’oro dello sport. Per me era papà, e incredibile in questo”.

Altri veterani delle corse come i campioni del mondo Carlos Sainz, Sebastien Ogier e Petter Solberg hanno pianto la sua morte. “Mi scalda il cuore nel vedere i post che ricordano mio padre – ha scritto su Twitter Juha Mikkola, l’altro figlio del pilota – io lo ricorderò come un marito straordinario di mia madre Arja, padre di Vesa e me, e nonno. Grazie di tutto papà, ci hai dato un incredibile esempio da seguire nella vita.”

Sébastien Loeb: storia completa del grande campione

Sébastien Loeb è uno di quei campioni di cui bisogna scrivere indossando i guanti seta. Campione di rally francese mutuato dalle gare su circuito, poi fenomeno nei rally, nei rally raid e nel rallycross. Impegnato con i colori della Citroën Racing , ha vinto con il suo copilota Daniel Elena, il Campionato del Mondo Rally per nove volte consecutive dal 2004 al 2012, dopo dieci stagioni complete.

Nato il 26 febbraio 1974 ad Haguenau, nel Basso Reno, è detentore della maggior parte dei record della disciplina. Negli anni è diventato il pilota di maggior successo nel motorsport, il primo ad essersi imposto in tre diversi Campionati del Mondo FIA, e considerato da molti osservatori e specialisti il ​​più grande pilota di rally di tutti i tempi. Vincitore di competizioni internazionali nel GT poi nel Turismo, medaglia d’oro agli X Games , incoronato tre volte Campione dei Campioni e record dei record nella salita di Pikes Peak, si afferma anche come uno dei piloti più completi.

Suo padre, Guy Loeb, è un insegnante di educazione fisica e sport al Lycée Robert Schuman mentre sua madre, Ingrid Loeb, insegna matematica all’istituto di Sainte-Philomène. Unico figlio, è cresciuto nella casa di famiglia di Oberhoffen-sur-Moder e ha iniziato a praticare ginnastica dall’età di tre anni sotto l’impulso del padre, ex campione universitario francese nella disciplina.

Sébastien Loeb: da ginnasta a rallysta

Durante i suoi dodici anni di pratica presso un club locale, ha acquisito un livello regionale vincendo quattro volte la competizione individuale del campionato alsaziano singola e a squadre, prima di vincere nel campionato. Studente assiduo fino alle medie, abbandonò gradualmente gli studi fino a manifestare assenteismo in classe quando sviluppò il gusto per la velocità con l’acquisizione del suo primo ciclomotore, una Peugeot 103.

Titolare di patente di guida già all’età di diciotto anni, ha acquistato una Renault Super 5 GT Turbo con il beneficio dell’assistenza finanziaria della nonna e ha preso regolarmente parte a gare sfrenate organizzate per le strade di Haguenau e nei parcheggi dei supermercati. I costi sostenuti per la manutenzione della sua auto, indotti in particolare dal cambio mensile dei suoi pneumatici e delle sue pastiglie dei freni, lo lasciano regolarmente a corto di soldi. Riprende gli studi nel settembre 1994, all’età di vent’anni, iniziando un programma studio-lavoro e contemporaneamente entrò in Socalec come apprendista fino al 1998. Fu dall’anno successivo che decise finalmente di dedicarsi interamente alla sua nascente carriera di pilota del rally.

Proveniente, come visto, da un ambiente modesto, Sébastien Loeb era destinato alla carriera di elettricista quando ha tentato la fortuna attraverso il sostegno della FFSA con l’ operazione Volant Rallye Jeunes. Notato da Dominique Heintz e Rémi Mammosser ha iniziato una carriera dilettantistica amatoriale grazie al supporto dei suoi mecenati e ha vinto il Citroën Saxo Kit Car Trophy, poi il titolo nazionale su ghiaia. Assunto da Citroën Sport nel 2001 in vista dei suoi promettenti risultati, vince nello stesso anno il titolo di campione di Francia e quello del Mondiale Junior aggiudicandosi tutte le gare del calendario.

L’escalation del cannibale nel WRC

Ha centrato la sua prima vittoria mondiale nella classe regina l’anno successivo al Rally di Germania prima di essere trasferito a tempo pieno nel WRC del 2003, insieme a Carlos Sainz e a Colin McRae. Vice campione del mondo a fine stagione, ha ridimensionato i suoi due compagni di squadra più esperti e ha fallito per un punto il titolo. Poi in piena ascesa, ha vinto nove WRC consecutivi dal 2004 fino al suo graduale ritiro alla fine del 2012, durante il quale è diventato il primo pilota a vincere su tutti i rally classici del calendario e sulle sei diverse superfici del WRC, nonché il primo non nordico a vincere il Rally di Svezia e più volte il Rally di Finlandia.

Nove volte campione del mondo, si è ritirato dalla disciplina nel 2013 per poi iniziare una riconversione di successo nelle competizioni in circuito, prima nel FIA GT Series poi nel WTCC. La collaborazione con il reparto rally della casa francese si è concluso alla fine della stagione 2015, dopo quindici anni di storia condivisa, dando così inizio al trasferimento dell’alsaziano all’interno dei programmi rally-raid e rallycross portati avanti dalla squadra gemella Peugeot Sport. Sébastien Loeb ha così preso parte alla Dakar e al Mondiale Rallycross..

Nel 2018 è tornato nel WRC partecipando a tre rally Citroën e ha vinto il Rally de Catalunya. Ha poi lasciato l’ovile del Gruppo PSA per impegnarsi con Hyundai per competere in diversi rally nel 2019 e nel 2020. Come sempre spettacolare, non ha ottenuto però grandi risultati.

I rally piemontesi piangono Mauro Daimo

Lutto nel mondo dei rally piemontesi. Dopo una lunga malattia è deceduto Mauro Daimo, valido navigatore di Vittorio Vernetti e vincitore di diversi rally TRN. Simpatico, cordiale, affabile, negli ultimi anni, dopo aver abbandonato i rally, era diventato affermato arbitro di biliardo, ruolo che svolgeva con grande autorevolezza e competenza.

Mauro aveva iniziato a correre nella seconda metà degli anni Settanta e ha sempre corso con Vittorio Vernetti sulla Fiat 131 Abarth Rally. Memorabili le vittorie al Rally dei Vini e al Rally Team 971 del 1980, come quella del Valli Canavesane dell’anno precedente. In carriera anche diversi secondi posti.

“Caro Mauro Daimo voglio ricordarti così felice e spensierato nella grande avventura che abbiamo condiviso insieme a tutti gli arbitri e direttori di Saint Vincent”, ha scritto sul suo profilo Alessio Elisei.

20 euro, uno zio pilota e inizia la leggenda di Sébastien Ogier

Ci sono 20 euro e l’intuizione dei coach di Rally Jeunes dietro gli inizi della carriera di Sébastien Ogier. E’ lo stesso Ogier ha raccontare la storia al podcast del WRC, raccontando tra le altre cose che la passione per questo sport è nata, seguendo lo zio che era pilota di autocross in Francia.

“Sono orgoglioso di dire che quelli sono stati i 20 euro spesi meglio in vita mia. Partecipai alla selezione indetta da Rally Jeunes ed ora eccomi qua, penso sia stato il miglior investimento mai fatto. Avevo uno zio che gareggiava con le vetture da autocross e da bambino lo seguivo sempre. I miei genitori mi hanno detto che la prima gara che ho visto ero ancora nel passeggino, avevo tre mesi. La passione per lo sport è nata fin da neonato. Da giovanissimo sognavo di correre nei rally, ma sapevo che era un obiettivo molto difficile per via dei costi. A quel punto sognavo di correre con le vetture auto-cross, come faceva mio zio…”.

Nella stagione 2006 arriva il debutto nei rally con affianco l’amico e il navigatore di una vita Julien Ingrassia. Dopo un primo anno di apprendistato, nel 2007 ecco il successo nei Volant Peugeot. La vittoria apre la strada del Mondiale WRC, disputa e vince al debutto il JWRC 2008 al volante della Citroen C2 S1600.

“La vittoria al debutto in Messico nel 2008 mi ha fatto acquisire molta consapevolezza nei miei mezzi e mi ha dato la possibilità di progredire nel Mondiale WRC. Con il passare degli anni son cresciuto, son arrivate nuove sfide come quelle dopo l’addio di VW e soprattutto la paternità mi ha insegnato tanto, soprattutto per quel che riguarda la gestione delle emozioni. Quando sei giovane e sei agli inizi del tuo percorso sportivo, sei molto determinato a conseguire dei risultati e pensi che sia solo la tua capacità sportiva a portati a centrare il risultato. Crescendo impari che la politica gioca un ruolo molto importante nello sport, ovviamente da giovane non mi rendevo conto di questa cosa e non sapevo gestirla. Ci sono anni in cui essere un po’ troppo onesto mi è costato qualcosa, ma anche questo fa parte di un percorso di crescita e di apprendimento. Adesso ho acquisito la giusta esperienza anche nello rispondere alle interviste, sono sempre molto onesto nelle risposte, ma ho imparato a comunicare meglio rispetto a prima. Di certo gestire le emozioni è ancora un’esercizio difficile”.

Ucci al Ciocco nel cinquantesimo compleanno del CIR

Nel 2021 il Campionato Italiano Rally compie sessant’anni. Ad inaugurare la stagione ci pensa, come da tradizione, il Rally del Ciocco. E fu così anche dieci anni prima, nel 2011, quando sulla scena del CIR davanti a tutti c’erano gli imprendibili Ucci-Ussi, quando c’era Peugeot come Costruttore ufficiale e non come semplice trofeista. Quando, insomma, oltre ai nomi attuali c’erano ancora dei professionisti, piloti e copiloti che vivevano “di” e “per i” rally.

E visto che il Rally del Ciocco 2021 è vicino, abbiamo pensato di entrare in atmosfera Tricolore, ricordando l’edizione 2011, quella in cui Paolo Andreucci ed Anna Andreussi su Peugeot 207 S2000-Racing Lions hanno vinto l’edizione numero 34 della gara toscana.

Il pilota di Castelnuovo di Garfagnana e la navigatrice friulana hanno dominato la gara, prendendo il comando sin dalla prima speciale e vincendo 8 delle 12 prove in cui si è articolata la corsa toscana, prova d’Apertura del Campionato Italiano Rally, organizzata da Organization Sport Event Ciocco Centro motori.

Così la prima tappa del Rally del Ciocco 2011

Paolo Andreucci e Anna Andreussi su Peugeot 207 S2000 ufficiale hanno concluso al comando al tappa 1 del 34° Rally Il Ciocco e Valle del Serchio. I campioni italiani in carica hanno vinto quattro delle cinque prove speciali disputate sulle sei in programma. La prima prova è stata annullata per cause di forza maggiore, dopo che per domare un incendio è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Seconda posizione provvisoria per i friulani ufficiali Abarth Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, che hanno cercato di attaccare i leader di classifica ed hanno vinto la PS3.

Sulla prima prova della giornata la “Orecchiella” da 14,80 KM, Andreucci, nonostante un lieve sottosterzo della sua 207, ha attaccato subito portandosi al comando con 5”5 di vantaggio sul friulano pilota Abarth diretto inseguitore. Rossetti ha risposto assottigliando il gap di mezzo secondo con il successo sui 13,81 Km del crono successivo la “Careggine”. Andreucci si è imposto successivamente sulle PS4, 5 e 6.

Animato duello per il terzo posto provvisorio tra il giovane veronese Umberto Scandola navigato da Guido D’Amore sulla Ford Fiesta S2000 e l’esperto vicentino Gianfranco Cunico affiancato da Rudi Pollet sulla Peugeot 207 S2000, concluso attualmente a favore del brillante giovane driver Ford, tallonato dall’inossidabile sei volte vincitore del Ciocco. Scandola è stato in zona podio sin dal via nonostante la sua Fiesta non disponga ancora degli ultimi aggiornamenti dell’assetto da asfalto.

Anche per il quinto posto la tensione è alta sul filo dei centesimi di secondo tra altre due Peugeot 207 S2000, dell’aostano Elwis Chentre navigato da Carlo Canova e del lucchese Rudy Michelini a cui legge le note Michele Perna, quest’ultimo migliore dell’avversario sui primi due crono, ha poi ceduto ad un deciso acuto di Chentre sulla PS4, ma sulla lunga ultima PS della giornata il driver locale ha riguadagnato e si è portato in vantaggio di due decimi di secondo a fine giornata.

In piena rimonta ha concluso la prima tappa in settima posizione il bergamasco Alessandro Perico che unitamente al copilota Fabrizio Carrara, dopo che sul crono iniziale una foratura all’anteriore destra della Peugeot 207 gli è costata oltre 36 secondi. Ottava piazza provvisoria per il ligure Alessio Pisi, che si è attestato nella posizione sin dalle prime battute di gara evitando rischi inutili e cercando la giusta confidenza con la Peugeot 207, seguito dal campano leader della classifica “produzione” Maurizio Angrisani che affiancato dal navigatore siciliano Marco Pollicino sulla Mitsubishi Lancer EVO X, ha duellato con il corregionale Fabio Gianfico al volante della versione EVO IX della vettura dei tre diamanti, undicesima a fine tappa.

A completare la classifica dei primi dieci l’esordiente Mini John Cooper 1600 turbo, con la quale il valtellinese Andrea Perego ha iniziato il lavoro di sviluppo in gara. Sfortunato il versiliese Nicola Caldani su Abarth Grande Punto, che ha lamentato noie all’assetto e perso tre posizioni sull’ultima speciale concludendo al 12° posto la tappa.

Dopo la prima frazione in vetta alla classifica junior e due ruote motrici è il francese Francois Fraymouth su Renault New Clio R3, al comando anche nella classifica del Trofeo Clio R3 Top 2011, nonostante una toccata nella prova 5, posizione conquistata con due successi, due secondi ed un quarto tempo di categoria, a contrastarlo ci hanno pensato due italiani che puntano al titolo, attualmente secondo il piemontese Alessandro Bosca, vincitore di due crono, 4° il siciliano Andrea Nucita, entrambi molto convincenti durante questa prima tappa, attualmente terzo il reggiano Ivan Ferrarotti.

Classifica dei primi 10 dopo la tappa 1

1. Paolo Andreucci – Anna Andreussi (Peugeot 207 S2000) in 49’08”0; 2. Rossetti – Chiarcossi (Abarth Grande Punto) a 16”9; 3. Scandola – D’Amore (Ford fiesta S2000) a 48”8; 4. Cunico – Pollet (Peugeot 207 S2000) a 57”2; 5. Michelini – Perna (Peugeot 207 S2000) a 1’04”3; 6. Chentre – Canova (Peugeot 207 S2000) a 1’04”5; 7. Perico – Carrara (Peugeot 207 S2000) a 1’22”7; 8. Pisi – Cadore (Peugeot 207 S2000) a 1’43”3; 9. Angrisani – Pollicino (Mitsubishi Lancer EVO X) a 2’14”4; 10 Perego – Pizzuti (Mini John Cooper 1.6 T) a 2’24”9.

L’attacco di Rossetti, la difesa di Ucci

Nella seconda e più lunga tappa, hanno inseguito e cercato di attaccare la vetta, i friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi che hanno portato la Abarth Grande Punto sul secondo gradino del podio e vinto la prova 3. Durante la seconda tappa Rossetti aveva assottigliato il gap favorito da un problema al freno a mano sulla 207 di Andreucci, ma il vincitore ha respinto con decisione ogni attacco. Bella la lotta per il terzo posto occupato fino alla prova numero 11 dal veronese Umberto Scandola navigato da Guido D’Amore sulla Ford Fiesta S2000-A Style.

Ma sull’undicesimo crono il veneto della Car Racing ha subito l’attacco dell’Aostano Elwis Chentre al volante della Peugeot 207 S2000-Vieffe Corse, sulla quale ha letto le note il piemontese Carlo Canova. Chentre nella seconda tappa è apparso in gran spolvero e determinato ad attaccare il podio, vincendo anche la penultima prova speciale. Vittoria nella classifica del Campionato Italiano Rally Junior per il 21enne siciliano Andrea Nucita su Renault New Clio. Primo di campionato Italiano Rally Produzione il campano Maurizio Angrisani su Mitsubsihi Lancer EVO X.

Tornando alla classifica assoluta, si è completata con il quinto posto assoluto ed il successo sulla prima prova della seconda tappa la bella rimonta del bergamasco Alessandro Perico navigato da Fabrizio Carrara sulla Peugeot 207 S2000, dopo che una foratura nelle prime battute di gara ha costretto l’equipaggio PA Racing a risalire la corrente.

Qualche noia di troppo ai freni della Peugeot 207, ha rallentato la corsa dell’inossidabile vicentino Franco Cunico con Rudi Pollet al suo fiuanco, che ha perso due posizioni e la possibilità di lottare per il podio, concludendo al sesto posto nell’assoluta. Settima posizione per il ligure Alessio Pisi al volante della Peugeot 207 S2000 – Zerosette Racing che ha condiviso con Fabio Cadore, alla fine di una gara in piena costanza e senza scossoni.

Ottava piazza assoluta e dominio nella classifica “Produzione” per il campano Maurizio Angrisani navigato dal siciliano Marco Pollicino sulla Mitsubishi Lancer EVO X – Vomero Racing. Terminato sul nono crono l’inseguimento del napoletano della Rubicone Corse Fabio Gianfico quando una gomma stallonata sulla sua Mitsubishi Lancer EVO IX ed una toccata lo hanno rallentato notevolmente.

Il 21enne messinese del Team Phoenix Andrea Nucita navigato da Giuseppe Princiotto, sulla Renault New Clio R3 ha vinto la classifica Junior del Campionato Italiano Rally, con il successo tra le due ruote motrici e quello nel Trofeo Clio R3 Top. Particolarmente accesa ed avvincente la sfida per il successo nella classifica Junior, dove non sono mancati i colpi di scena e tre concorrenti si sono alternati al comando.

Nella prima tappa ottime prestazioni per il giovane francese Francois Fraymouth anche lui su Renault New Clio, innervosito nella seconda giornata da una foratura prima e successivamente da un errore determinante sulla decima prova, quando ha sbagliato percorso dopo un testacoda. Il bravo piemontese Alessandro Bosca è stato poi leader fino a due prove dal termine, quando una toccata alla fine della PS11 ha danneggiato la Clio causando il ritiro per l’equipaggio Meteco Corse.

Classifica assoluta dei primi 10

1. Paolo Andreucci – Anna Andreussi (Peugeot 207 S2000) in 1h34’15”7; 2. Rossetti – Chiarcossi (Abarth Grande Punto) a 22”4; 3. Chentre – Canova (Peugeot 207 S2000) a 57”4; 4. Scandola – D’Amore (Ford fiesta S2000) a 1’10”0; 5. Perico – Carrara (Peugeot 207 S2000) a 1’29”2; 6. Cunico – Pollet (Peugeot 207 S2000) a 2’28”9; 7. Pisi – Cadore (Peugeot 207 S2000) a 2’52”9; 8. Angrisani – Pollicino (Mitsubishi Lancer EVO X) a 3’46”6; 9. Nucita-Princiotto (Renault New Clio) a 4’49”1; Ferrarotti – Fenoli (Renault New Clio R3) a 5’05”1.

Corsi e ricorsi 2011-2021: Ucci-Ussi campioni d’Italia

Corsi e ricorsi storici: 2021-2011. Un altro CIR. Ma alla fine i tifosi soffrivano “uguale-uguale” a oggi. Già a caccia di informazioni nelle chat di WhatsApp. A proposito, che giorno è oggi? Il calendario dice 17 settembre 2011. Paolo Andreucci ed Anna Andreussi (già Ucci-Ussi) sulla Peugeot 207 Super 2000 hanno vinto l’edizione numero 31 del Rally Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero, ultima prova del Campionato Italiano Rally.

Per il pilota toscano, la navigatrice friulana e la loro Peugeot, si tratta del settimo successo stagionale su otto gare disputate. Al secondo posto ha chiuso la Abarth Grande Punto dei due friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi che sono rimasti in lotta per la vittoria fino all’ultima prova speciale, dovendosi poi arrendere per soli 4”7.

“Abbiamo terminato con una vittoria – diceva a fine gara Paolo Andreucci – un campionato straordinario per me per Anna e per la Peugeot. Il punteggio, il numero dei successi possono trarre in inganno. E’ stata dura dall’inizio alla fine ed i miei avversari sono sempre stati molto bravi”.

Terzo importantissimo posto per il vicentino Franco Cunico, insieme a Rudy Pollet su una Peugeot 207 Super 2000. Con questo risultato, Cunico si aggiudica il Trofeo CSAI Indipendenti, riservato ai piloti privati, e per i migliori piazzamenti anche il terzo posto nella classifica assoluta della serie, nei confronti di Alessandro Perico qui solamente quinto alle spalle anche del ligure Alessio Pisi.

“E’ il mio dodicesimo titolo – spiegava commosso Franco Cunico – ed è quello più sofferto perché ottenuto con tanta grinta ma anche con tanta esperienza. E’ stato un campionato bello e combattuto, molto difficile per noi privati”.

Ma tra i principali motivi di interesse della gara c’era l’assegnazione del Campionato Italiano Rally Junior. Il tricolore è andato al romagnolo Simone Campedelli che con la sua Ds3 dl Citroen Team Italia, ha vinto in gara ed conquistato il prestigioso titolo riservato ai piloti più giovani. Al termine di una stagione straordinaria che ha visto lui, il navigatore Danilo Fappani e la Citroen, conquistare anche la Coppa CSAI 2 Ruote Motrici, il romagnolo ha alla fine prevalso sul siciliano Nucita, Renault, qui ritiratosi per problemi al motore.

Campedelli-Fappani 2011

“E’ un risultato straordinario per me e per il team – raccontava emozionato Simone Campedelli – che premia la grande professionalità di Citroen e la volontà di lottare fino in fondo per un risultato che sembrava ad un certo momento della stagione irraggiungibile. Non va infatti dimenticato che siamo partiti con una gara di ritardo rispetto ai nostri avversari , Devo ringraziare tutti a partire da Citroen che ha creduto in me, per proseguire con la Procar e con Andrea Crugnola, grande professionista e compagno di squadra leale”.. Già, Andrea Crugnola, campione italiano rally 2021, insieme a Pietro Ometto.

“Sono molto felice per questa vittoria di Simone – diceva ai cronisti Jean François Liénéré, responsabile del Reparto Corse Clienti Citroen Racing – e di tutta la squadra corona questo primi anno di competizioni con la Citroen DS3 R3. La vettura si è dimostrata affidabile fin dalle prime gara con prestazioni di alto livello per tutta la stagione. Tutto questo è frutto di un lavoro ottimo degli equipaggi, del team, di Citroen Racing e di Citroen Italia”.

La Mitsubishi Castrol Evo Cup è stato vinto da Antonio Pascale, in coppia con Tiziana Biondi, mentre per quanto riguarda il Trofeo Clio R3 Top, monomarca di casa Renault, successo meritato in gara per Andrea Carella e nella classifica generale per Ivan Ferrarotti, pilota di Castlenuovo Monti in provincia di Reggio Emilia.

La gara dopo le prime 10 prove speciali

Giornata decisiva l’ultima, quella del 17 settembre, per le sorti del CIR e del Rally Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero. Ancora apertissima sia la lotta per la vittoria assoluta, tra Andreucci e Rossetti, sia quella per il Trofeo Indipendenti con Cunico che in tutti modi deve superare Pisi per aggiudicarsi la classifica in gara ed il Trofeo Csai. Il romagnolo Campedelli nel frattempo intravede il tricolore Junior. Tra lui ed il successo rimane solamente l’altro Citroen, Crugnola che al via lo precede ancora.

La seconda tappa del rally inizia con un tris mattutino cominciando dalla “Gobbera” (11,14 km, start alle 8:35) nella Valle del Vanoi, proseguendo con il “Col Perer” (13,44 km, start alle 9:35) e la terza “Val Malene” (26,87 km, start alle 10:20). L’atteso attacco di Rossetti e della sua Abarth inizia fin dal primo mattino. Il friulano vince tutte e tre le prove , anche se rosicchia solo qualche secondo all’avversario.

Il suo distacco scende infatti dai 9”2 di ieri sera fino a 4”4, questo quando al termine del rally e del campionato mancano ancora circa 15 chilometri. Incandescente anche la lotta per il Trofeo Csai Indipendenti con Franco Cunico che si porta sotto a Alessio Pisi . Il vicentino che in caso di sorpasso si aggiudicherebbe il trofeo riservato ai privati è ora a soli 3”1 dall’avversario.

Mentre Alessandro Perico continua a navigare a vista dietro ai primi quattro Simone Campedelli ha superato il compagno di colori Andrea Crugnola, incappato anche in una foratura, ed è ora virtualmente Campione Italiano Rally Junior.

L’orgoglio di Ucci-Ussi

“Sette vittorie ed un secondo posto. Se me lo avessero detto ad inizio anno non avrei creduto che potesse accadere. Ero fiducioso ad inizio stagione perché cosciente della nostra forza ma, indubbiamente, si tratta di un risultato che va al di la delle più rosee aspettative. Oggi cala il sipario su una stagione, che al di là di quello che possono far immaginare i numeri, è stata molto combattuta dove abbiamo incontrato avversari molto tenaci e che non hanno mollato mai… il testa a testa di oggi ne è l’ennesima dimostrazione”, afferma il campione italiano più vincente di sempre.

“Il nostro San Martino? Iniziato sicuramente in salita… Appena entrato nella prima prova di giovedì sera mi sono accorto di avere un inconveniente all’idroguida, appena uscito dal tratto cronometrato avevo lo sterzo durissimo.Siamo stati bravi a limitare i danni ma ancora più bravi sono stati, come sempre, i meccanici della Racing Lions… in soli tredici minuti sono riusciti ad intervenire risolvendo tutto… Se non ci fossero stati loro oggi non sarei sicuramente a festeggiare sul gradino più alto del podio”.

“Da lì in poi ho un po’ sofferto perché partendo con il numero uno ho trovato le strade sporche e ho cercato di guidare il più pulito possibile…direi che abbiamo scelto un ottimo compromesso tra l’assetto e le gomme Pirelli, ancora una volta decisive per la mia vittoria. Questa mattina siamo partiti con l’idea, più che di attaccare, di controllare gli avversari…come ho detto alla vigilia per noi era importante portare la 207 Super 2000 all’arrivo per continuare l’impressionante striscia di risultati utili della vettura”.

Gli fa eco la “sua” Anna, la Andreussi: “Ne avevamo parlato con Peugeot e con il team alla vigilia…se proprio mancava ancora una ciliegina sulla torta di questi fantastici tre anni era proprio la vittoria al Rally San Martino di Castrozza. Io e Paolo, in una carriera lunga come la nostra, non eravamo mai riusciti a conquistare questa gara…proprio per questo la nostra gioia, oggi, è ancora più grande. Ci tenevamo particolarmente anche per un motivo in più, non volevamo perdere l’occasione di fare una dedica speciale a Patrizia Sala per la sua imminente pensione”.

Classifica finale 31° Rally San Martino di Castrozza

1. Andreucci – Andreussi ( Peugeot 207 Super 2000) in 1h 11’25” 3 ; 2 Rossetti- Chiarcossi (Abarth Grande Punto Super 2000) a 4”7 ; 3. Cunico – Pollet ( Peugeto 207 Super 2000) a 2’56”8; 4. Pisi – Florean (Peugeto 207 Super 2000) a 2’59”2; 5. Perico –Carrara (Peugeot 207 Super 2000) a 3’49”3; 6. Campedelli – Fappani ( Citroen DS3 R3T) a 4’51”9 ; 7 .Taddei – Gaspari ( Peugeot 207 Super 2000) a 5’47”4; 8. Bresolin – Zortea (Peugeto 207 Super 2000) a 5’49”3 ; 9. Crugnola – Monetti (Citroen Ds3 ) a 2’12”5 ; 9. Carella – Riolfo (Renault Clio R3C) a 5’50”7; 10. Ferrarotti – Fenoli (Renault Clio R3C) a 6’08”9

2021-2011, corsi e ricorsi: ”Pede”-Romano vincono il TRA

Corsi e ricorsi della storia. La nostra storia. Dieci anni. Tanto è passato. E’ bastato voltarsi un attimo et voilà. Correva il giorno 22 ottobre 2011 e Luca Pedersoli e Matteo Romano, Citroen C4 WRC Team Magneti Marelli, si aggiudicavano, perentoriamente e per il secondo anno consecutivo, il successo nel Trofeo Rally Asfalto, serie organizzata dall’allora CSAI, la Commissione Sportiva Automobilistica dell’Automobile Club d’Italia.

I due bresciani, che alla vigilia del Rally Trofeo ACI Como partivano con un vantaggio importante su i diretti avversari, hanno avuto la strada ulteriormente spianata già nel corso della giornata di ieri. A dare loro una mano una foratura, con conseguente uscita di strada, che ha costretto al ritiro l’equipaggio formato da Felice Re e Mara Bariani, anche loro su una Citroen C4 WRC, gli unici ancora in grado di contrastarli nella corsa al titolo.

La gara comasca ha anche consegnato le ultime coppe di categoria del TRA. A vincere la classifica finale tra le Super 2000 è stato il reggiano Roberto Vellani, Peugeot 207 Super 2000, al quale è bastato arrivare secondo di gruppo, dietro a Mauri su vettura gemella ma trasparente ai fini del Trofeo. Sfortunato il siciliano Alfonso Di Benedetto, anche lui su Peugeot 207 Super 2000, costretto alla resa sull’ultimo crono mentre occupava la nona posizione. Nel Gruppo N vittoria nel Trofeo per il ligure Roberto Barchi, Mitsubishi Lancer Evo IX, che ha concluso alle spalle di un altro protagonista del TRA, l’emiliano Marco Belli al volante della versione EVO X della Mitsubishi.

Per quanto riguarda la classifica di gara, fermo Re e in corsa di contenimento Luca Pedersoli, costretto a non rischiare più di tanto per non buttare via la vittoria nel Trofeo, a prendere il sopravvento sono stati i numerosi piloti locali, che si sono dati battaglia sul filo dei secondi fino all’ultimo tratto cronometrato.

A vincere, proprio con un sorpasso sull’ultima prova, è stato il milanese Mirko Virag navigato dal comasco Domenico Pozzi su una Citroen Xsara Wrc. Virag nella lunga Val Carvagna, prova di 30 chilometri, ha fatto meglio di 13”7 rispetto al comasco Marco Silva, Ford Focus Wrc, che fino a quel momento comandava la corsa. Alla fine Silva è giunto secondo a 7”6 dal vincitore.

Terzo ha chiuso Paolo Porro, Ford Focus WRC, autore di una gara in rimonta dopo una partenza non certo veloce. Ottimo quarto è finito Luca Pedersoli , Citroen C4 WRC, che si è così portato a casa il Trofeo Rally Asfalto 2011. A seguire hanno poi chiuso Corrado Fontana, Mini Jhon Cooper Works WRC, Marco Paccagnella, Citroen Xsara WRC, Maurizio Mauri, Peugeot 207, e Roberto Vellani che, con questo risultato, non solo vince la Super 2000 ma anche si classifica secondo assoluto nel Trofeo Rally Asfalto davanti di un solo punto allo sfortunato Felice Re.

Finale particolarmente movimentato per quanto riguarda il Citroen Ds3 R3 Racing Trophy Italia. Nell’ultima prova Andrea Cortinovis al comando ha staccato una ruota, mentre l’emiliano vincitore del trofeo 2011 Roberto Vescovi, che lo seguiva a pochi secondi, ha avuto problemi all’elettronica. A vincere è stato quindi Alex Vittalini, partito molto bene, poi retrocesso per rimontare in vista del traguardo.

A due PS dal termine, il ”Pede” spingeva

E’ la prova di Sormano al Rally di Como (ultima prova del TRA 2011 con il titolo ancora in ballo) ad aprire la seconda giornata di gara, giornata che non vede al via Marco Roncoroni che con la sua Renault Clio aveva chiuso primo del gruppo R3 e molto in alto nell’assoluta. Ad impedirgli di prendere il via la rottura del motore della sua vettura proprio negli ultimi metri del tratto conclusivo della prima frazione di gara.

Parte invece molto forte Luca Pedersoli, che alla faccia di qualsiasi tattica, vince nettamente la prima prova davanti a Virag e Silva, riproponendosi anche in chiave vittoria finale. Ora il bresciano è secondo, alle spalle di Silva, staccato di 8”9.

Perde terreno in questa prova proprio Carlo Galli, solamente sesto nel crono a 12” dal primo. Galli retrocede in quarta posizione, causa un testacoda, superato anche da Virag. Il pilota di Bellagio fa però meglio rispetto alla Mini Wrc di Corrado Fontana. Sulla Mini Jhon Coopre all’ultimo parco assistenza di ieri sono intervenuti per sistemare l’assetto, ma le cose non sembrano andare ancora nel senso giusto.

La seconda prova della giornata è quella di Pian Rancio. Galli, che abita proprio su questo tratto cronometrato, si riprende e realizza il miglior tempo anche se solamente di 7 decimi più veloce rispetto a Virag. Porro è terzo, mentre il leader Silva perde quasi 8” dal migliore. Pedersoli perde moltissimo , ben 23” su 11 chilometri. Per lui un testacoda proprio nell’ultima parte della prova. In classifica Silva, che denuncia un problema probabilmente di elettronica al motore che va in protezione, è ancora primo davanti di 7”8 rispetto a Virag e di 10”7 su Galli.

Pedersoli quarto è ora a 24”2. Porro è quinto; un problema di fumo in abitacolo lo sta rallentando pesantemente. Per quanto riguarda la classifica degli iscritti al Trofeo Rally Asfalto Pedersoli è primo davanti a Fontana e Di Benedetto che è nono nell’assoluta con la Peugeot 207 S2000. Tra le Citreon continua il serrato duello tra Cortinovis, decimo nell’assoluta, e Vescovi , dodicesimo.

Paolo Porro va a vincere il Rally della Marca in sofferenza

In un recente editoriale si parlato del Rally della Marca 2013, anno del trentesimo compleanno della corsa trevigiana che ha scritto pagine molto importanti della storia rallystica nazionale. Il parallelo si è creato per via del cambio di proprietà avvenuto quest’anno, che segna un nuovo coro per la gara. Ma in realtà, l’occasione è ghiotta anche per ricordare come andò a finire quel Marca 2013, vinto da battagliero Paolo Porro e Paolo Cargnelutti, al volante della Ford Focus WRC.

Il secondo appuntamento del Trofeo Rally Asfalto ha confermato le previsioni della vigilia. Infatti, nell’arco delle nove prove speciali previste all’interno del 30° Rally della Marca, è emersa la determinazione di Paolo Porro, navigato da Paolo Cargnelutti, al volante della Ford Focus Wrc del Bluthunder Racing Italy. Sei speciali vinte ed un vantaggio di 29”4 sul secondo classificato la dicono lunga sul perentorio successo del comasco che così bissa il successo del Rally della Lanterna e prende il largo nell’assoluta del Trofeo Rally Asfalto.

“Sono stato male tutta la notte e dunque ho faticato davvero molto in gara, però è arrivato un successo che mi soddisfa tantissimo. Certo stamattina volevo quasi mollare, poi la mia fidanzata e Cargnelutti mi hanno dato la spinta per proseguire. In fondo alla fine tutto ha funzionato al meglio, comprese le nuove Pirelli 5 , davvero ottime”.

Secondo gradino del podio per Eddie Sciessere, in coppia con Orian, che almeno nella circostanza ha raccolto un importante piazzamento e punti preziosi in chiave campionato. Il bassanese ha vinto anche le ultime tre prove in programma, quando in effetti ha sensibilmente mollato il vincitore Porro. “Ho veramente sofferto tutta la gara, con il mio ginocchio che sempre più mi faceva male, però, adesso è finita e almeno rimane il secondo posto ed i punti conquistati. Complimenti a Paolo Porro per la gara che ha fatto. Più di così non potevo proprio fare. Ora pensiamo alla prossima”.

Podio completato dal rientrante Tobia Cavallini, alle note Sauro Farnocchia, che ha cercato di scoprire il più rapidamente possibile la Ford Fiesta Wrc, targata A-Style, per lui novità assoluta. Subito fuori dal podio Marco Signor che in gara con la Skoda Fabia Super2000, targata Dp Autosport, ha ottenuto anche la vittoria fra le Super2000, oltre che il primato nell’interessante Coppa Michelin.

Quinta piazza assoluta per Efrem Bianco, al suo fianco Vettoretti, che ha utilizzato una Peugeot 207 Super2000. Stessa vettura per i sesti classificati Lamonato – Angeli, mentre Roberto Vellani, navigatore Amadori, ha ottenuto il settimo posto assoluto, pilotando la Peugeot 207 Super2000 del Power Car Team.

In chiave iscritti campionato, il reggiano si piazza quinto, mantenendo così la quarta posizione nell’assoluta TRA. Ottava posizione per la Ford Focus Wrc di Cobbe-Grassi e nona per il tedesco Uwe Nittel, in coppia con Ruf, al volante della Mitsubishi Lancer Evo IX. Top Ten completata da Tiziano Gecchele, alle note Peruzzi, che con la Renault Clio del Team Palladio ha vinto la classifica delle Super1600. Da sottolineare anche la vittoria in gr.N per il barese Laganà, navigato da Messina, che con la sua Mitsubishi Lancer Evo X porta a casa altri punti nel campionato TRA.

Infine bella lotta, sul filo dei secondi, nel Suzuki Rally Cup, con Alessandro Uliana, alla sua destra Mirolo, e Paolo Amorisco, navigato da Alessandra Cavallotto, che hanno utilizzato al meglio le loro Suzuki Swift 1600. Rush finale nell’ultima prova di “Castelli” e vittoria per il veneto Uliana. Vittoria e punti pesanti in ottica campionato Suzuki. Rally che va in archivio con la soddisfazione degli organizzatori dell’ASD Scuderia Motor Group di Montebelluna, grazie anche al tantissimo pubblico che si è riversato lungo le belle e classiche prove sui Colli Trevigiani.

Classifica finale Rally della Marca 2013

1. Porro – Cargnelutti (Ford Focus Wrc) in 1h 27’45”5; 2. Sciessere – Orian (Citroen Xsara Wrc) a 29”4; 3. Cavallini – Farnocchia (Ford Fiesta Wrc) a 2’07”9; 4. Signor – Bernardi (Skoda Fabia Super2000) a 4’29”2; 5. Bianco – Vettoretti (Peugeot 207 Super2000) a 4’44”3; 6. Lamonato – Angeli (Peugeot 207 Super2000) a 4’58”6; 7. Vellani – Amadori (Peugeot 207 Super2000) a 5’29”0; 8. Cobbe – Grassi (Ford Focus Wrc) a 5’41”6; 9. Nittel – Ruf (Mitsubishi Lancer Evo IX) a 6’28”3; 10. Vescovi–Guzzi (Renault Clio R3) a 7’30.2.

Tiziano Borsa e Alex Colombo deferiti alla Procura Federale

Tanto va la lingua su Facebook che ci lascia lo zampino. L’antico proverbio potrebbe essere riadattato così, in un mondo in cui tutte le frustrazioni confluiscono in un bar virtuale, quello del social network più deteriorato del Pianeta, e che lì si auto-alimentano crescendo a dismisura e dando vita ad episodi di cyberbullismo. Ma ovviamente non è sempre così. E non tutto di Facebook può essere considerato negativo

A volte la creatura di Zuckerberg è un mezzo che serve a denunciare situazioni di pericolo, ingiustizie e censure. Pro e contro di un mondo libero… Quel che è certo, ma vi avevamo già messo in guardia in passato, è che i licenziati Aci Sport non possono o non devono permettersi di lasciarsi andare a considerazioni che la stessa federazione – che si regge sui soldi da loro versati nelle sue casse – potrebbe decidere di reputare offensive.

Era già successo (ne avevamo parlato qui) che qualche pilota venisse deferito alla Procura Federale per epiteti ritenuti ingiuriosi e diffamatori e poi venisse condannato dal Tribunale Federale. All’epoca c’era capitato il signor Andrea Barbieri, non il nostro amico della Metior, un omonimo, questa volte c’è capitato il piemontese Tiziano Borsa e ad Alex Colombo.

Nel frattempo, però, è cambiata una cosa: è stata addirittura istituita una apposita Commissione Interdisciplinare (che esisteva già ai tempi della CSAI) per contrastare “il fenomeno della maleducazione nello sport”. Un segnale forte che la federazione ha voluto mandare. In questa Commissione il presidente è l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani e il suo vice presidente è Daniele Settimo. Siedono nella stanza dei bottoni Alessandro Battaglia, Paolo Cantarella, Marco Cascino, Pasquale Cilento, Gianluca Marotta, Giancarlo Minardi, Ferdinando Parisi, Raffaele Pelillo e Alessandro Tibiletti.

Tornando a Tiziano Borsa: il driver si era sfogato su Facebook per una vicenda che lo aveva visto diretto protagonista al Rally Città di Torino 2020. E adesso è stato deferito alla procura federale Aci Sport. La fase di indagine è praticamente chiusa. Il deferimento equivale ad un rinvio a giudizio. Ma non è passato un po’ tanto tempo dal Città di Torino?

Adesso, Tiziano Borsa sarà costretto a difendersi e se non gli andrà bene il primo grado e da lì potrebbe iniziare un calvario di infiniti gradi di giudizio e appello (tre gradi in Aci Sport, tre al Coni e poi eventualmente il Tar), salvo decidere di non rinnovare la licenza e chiudere con lo sport che ha nel cuore, a cui tanti controsterzi ha regalato e altrettanti applausi ha ricevuto. E sarebbe un peccato dopo 40 anni…

Cosa aveva scritto Tiziano Borsa sul Torino?

Nell’atto di deferimento alla Procura Federale ci sono degli estratti delle frasi, ma questo non rende possibile al lettore capire cos’è successo in quell’occasione, per cui, per trasparenza, pubblichiamo il messaggio integrale postato su Facebook da Tiziano Borsa in data 12 settembre 2020.

“Rally Città di Torino direzione gara vergognosa, gestita da persone incompetenti che trattano gli equipaggi come delle (c’è un’icona di escremento, ndr). Premetto che non è da me fare certe affermazioni. Però il rally città di Torino (tante icone di pollice verso il basso, ndr) questo naturalmente non per quello che è successo a me da un errore mio. Ma dalla gestione del recupero auto da parte della direzione gara, di conseguenza dei capi prova ed a scendere sino agli addetti al Carroattrezzi”.

“Abbiamo chiesto subito al commissario di avvisare il capo prova e di conseguenza la direzione che la macchina era in una posizione abbastanza pericolosa, per la macchina, per chi poteva schiacciarsi contro. C’è stato risposto che a fine primo giro a riapertura strada sarebbero venuti a recuperarci”.

“Cosa che non è avvenuta assolutamente anche dopo una vivace telefonata in direzione gara, dove mi veniva risposto che la mia macchina non ingombrava la strada e quindi non era un problema loro. Partiamo dal presupposto che una risposta del genere da chi dirige una gara non si dovrebbe mai sentire, ma si dovrebbe cercare di dare una mano ai piloti, meccanici, tutto l’indotto che gira attorno alla manifestazione”.

“Premetto che la strada fra il primo e il secondo giro è stata aperta circa un’ora, ma è stato vietato al Carroattrezzi di muoversi e ancora di più al nostro team di entrare in prova e recuperarci, sempre da direzione gara. Teniamo conto che iscrizione alla gara a mio avviso è cara e salata, che si paga la licenza a inizio anno, quindi si pretende almeno di essere considerati, cosa che la figura che gestisce la direzione gara non ha proprio voluto sentire in nessun modo, togliendosi ogni responsabilità per darla ad altre figure operanti sulla prova”.

“Fatto sta che siamo rimasti dalle nove del mattino alle sette di sera ad aspettare un recupero, senza poter mangiare qualcosa o bere qualcosa. Posso dire con sicurezza di aver telefonato al mondo intero per poterci recuperare, un recupero della durata di 10 minuti, visto che la macchina era poco giù dalla carreggiata, ma nulla, non c’è stato verso, sempre la solita risposta che “ non era un problema suo”.

“Ora l’incazzatura è quasi passata, però il tipo in questione può solo ringraziare che ero a tanti chilometri di distanza, perché se no le facevo vedere io di chi era il problema! Odio essere preso in giro, bastava dirmi una qualsiasi cosa sensata e io sarei stato zitto e non avrei scritto questo post, però mi sento in dovere di informare tutti gli equipaggi che negli anni futuri decideranno di fare questa gara, di non iscriversi più ed andare a farne un’altra molto più ben gestita”.

“Qui in questa manifestazione abbiamo rasentato la stupidità totale di chi gestisce le cose, quindi non posso che dare un giudizio molto molto negativo su tutto quanto è successo. Da parte mia sicuramente non ci sarà mai più la partecipazione a questa manifestazione, perché a mio avviso è la peggiore che ci possa essere in Italia. E questo mi permetto di dirlo avendo superato le 300 gare effettuate negli anni. Se le persone che dirigono le gare non sanno fare il suo mestiere o non sanno prendersi le responsabilità perché non hanno le cosiddette “palle”, possono benissimo fare i pensionati e portare il cane a fare pipì! Ripeto una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”.

La procura federale Aci Sport contesta “una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”. E poi una serie di frasi scritte come commenti nel post, in cui Borsa a dire della procura federale avrebbe dato dei “gran mafiosi” ai componenti della nostra federazione. Per questo, la Procura chiede che il Tribunale federale condanni Borsa e Colombo al pagamento di 800 euro. La segnalazione partì dal direttore di gara.

Marcus Grönholm: storia di un predestinato

Finlandese di Kauniainen, Marcus Grönholm lancia il primo vagito in un freddissimo 5 febbraio. Era il 1968 e nessuno avrebbe mai pensato che in quell’urlo alla vita, il pargolo stesse dicendo “rally”. Ma guardando al futuro che sarebbe arrivato, e neppure tanto tardi, Grönholm era un predestinato: campione del mondo rally 2000 e 2002 con la Peugeot 206 WRC.

Ha debuttato nei rally nel 1987, e nel Mondiale nel 1989, al Rally di Finlandia con una Lancia Delta HF Integrale. Nonostante il notevole talento, la vera opportunità di correre per una scuderia ufficiale arriva solo nel 2000, quando disputa la sua prima intera stagione con la Peugeot 206 WRC, surclassando il compagno di squadra François Delecour.

Nel 2000, al Rally di Svezia ha colto la prima vittoria nel Campionato Mondiale Rally ed ha conquistato il suo primo titolo. Nel 2002 è arrivato il suo secondo Mondiale, sempre con la Peugeot 206 WRC. Nel 2004 e nel 2005 gareggia a bordo della nuova Peugeot 307 WRC e si aggiudica, nei due anni, due volte il Rally di Finlandia ed una volta il Rally di Giappone. Il suo navigatore ufficiale nel WRC è il finnico Timo Rautiainen che tra l’altro è suo cognato.

Marcus Grönholm

Nel 2006 gareggia per il team BP Ford World Rally Team a bordo delle loro Ford Focus WRC con le quali vince la gara d’esordio a Monte Carlo, grazie anche ad un errore di guida del Campione del Mondo in carica Sébastien Loeb, e la seconda gara della stagione svoltasi in Svezia. Altre vittorie vengono ottenute in Grecia, Finlandia, Turchia, Nuova Zelanda e Galles. Finirà secondo in classifica.

A fine stagione, grazie ai suoi piazzamenti ed a quelli di una proficua spalla quale Mikko Hirvonen, Marcus Gronholm regala alla Ford il Campionato del Mondo Rally Costruttori. Nel 2007 corre ancora per il team M-Sport di Malcolm Wilson che gestisce i programmi rally Ford nel WRC. Ottimo è stato l’avvio di stagione per il pilota finnico con 3 vittorie, Svezia, Sardegna e Acropoli (Grecia) e grazie a 3 secondi posti gli valgono il primo posto provvisorio nel mondiale.

Dopo esser stato primo per gran parte della stagione 2007, vincendo anche in Finlandia e in Nuova Zelanda, dove batté Loeb per soli tre decimi, Gronholm ha perso il titolo all’ultima gara contro Sebastien Loeb, appunto, su Citroen C4 WRC, a causa soprattutto di una sciagurata uscita di strada nel penultimo rally della stagione in Irlanda. Porterà comunque, assieme a Mikko Hirvonen, il secondo titolo costruttori alla Ford.

A fine 2007, il finlandese decide di ritirarsi dalle competizioni e saluta ufficialmente la carovana del Mondiale WRC. Il 6 luglio 2008 ha debuttato nel Campionato europeo di rallycross partecipando al GP di Svezia al volante di una Fiesta ST ERC del Ford Team RS Europe, (una vettura della potenza di circa 600 cavalli), vincendo la prova.

In seguito ha disputato altre gare di rallycross e, a partire dal 2011, ha preso parte al Global Rallycross Championship dove è giunto secondo assoluto nel campionato. Nel 2012 ha vinto due gare sulle tre disputate.

Rallysmo piemontese in lutto: addio Fulvio Fancelli

Lutto nel rallysmo in Piemonte, soprattutto nella Biella Corse, per la scomparsa del rallysta Fulvio Fancelli, 73 anni, deceduto all’ospedale di Borgomanero a causa di complicazioni legate al coronavirus. I rally sono stati la sua grande passione, per tutta la vita, e a loro si era dedicato prima per hobby e poi per lavoro. Fulvio era molto conosciuto nell’ambiente.

Un pezzo di storia del rallysmo se ne va. Fulvio Fancelli, pilota di rally, direttore sportivo di team poi commissario di gara nelle corse su strada era ricoverato a Borgomanero per coronavirus.

Personaggio popolarissimo nel rally sin dagli anni Settanta, aveva gareggiato a fianco dei piloti più noti e con il novarese Filippo Roggia nel 1981 vinse il campionato italiano nella classe sino a 1150 di cilindrata bissando nell’anno successivo con il primo posto nel trofeo Ford Italia con i colori della Biella Corse.

Da “gentleman driver” del rallysmo locale, il suo nome resta legato alla storia di scuderie come la Tre Gazzelle di Novara, la Vaemenia di Omegna e la Biella corse. Negli anni Ottanta, epoca d’oro per il motorismo delle due province, fu direttore sportivo della scuderia Tam-Auto fondata dal medico Peppino Zonca portando alla vittoria piloti come Franco Cunico e auto come la Delta a quattro ruote motrici o la prestigiosa Lancia 037. Non è ancora fissata la data del funerale.

Ott Tanak: un po’ campione e un po’ star

Ha vinto nel 2008 il campionato nazionale estone, correndo nel team MM-Motorsport di Markko Märtin. Nel frattempo ha debuttato nel campionato del mondo rally classificandosi ventesimo assoluto nel Rally del Portogallo del 2009. Parliamo di Ott Tanak da Kärla, nato il 15 ottobre 1987.

Nel 2009, oltre a gareggiare nel campionato estone, prese parte al Pirelli European Star Driver Shootout, vincendo il trofeo e ottenendo la possibilità di correre in alcune tappe del mondiale 2010 con una Mitsubishi Lancer Evo X. Nel contesto della categoria PWRC ha conseguito due vittorie di classe in Finlandia e in Gran Bretagna e un secondo posto in Francia, chiudendo quarto nella relativa classifica finale.

Nel 2011 ha iniziato a guidare una Ford Fiesta S2000, preparata dal team di Markko Märtin. Nel rally del Messico ha ottenuto il primo punto iridato, mentre per quanto riguarda la categoria S2000 (SWRC) ha terminato al terzo posto in Messico e in Finlandia e ha vinto i rally di Sardegna, Germania e Francia, giungendo secondo nella classifica del campionato alle spalle di Juho Hänninen. In occasione dell’ultimo rally stagionale, in Gran Bretagna, ha guidato una Ford Fiesta RS WRC per il team M-Sport.

Ott Tanak è autore di un'altra prestazione maiuscola sulla PS2

Per il 2012 è stato confermato alla guida della Fiesta RS WRC del team M-Sport per l’intera stagione, ottenendo in Svezia la sua prima vittoria in una prova speciale, la numero 14, e in Sardegna il suo primo podio. Ha terminato l’annata in ottava posizione nella classifica piloti.

Nel 2019 vinse il titolo mondiale, divenendo così il primo pilota estone a laurearsi campione del mondo e riportando la propria nazione sul podio finale di stagione a distanza di 15 anni, quando fu Markko Märtin nel 2004 a chiudere l’annata iridata al terzo posto.

La conquista matematica dell’alloro iridato avvenne al termine del Rally di Catalogna, penultima gara della stagione. Nel 2020 gareggerà con la scuderia Hyundai Motorsport. Conclude il mondiale al terzo posto risultando il miglior pilota Hyundai, che si aggiudica il titolo costruttori per il secondo anno di fila .Ottiene l’unico successo stagionale nel rally di casa, il Rally d’Estonia.

Dani Sordo: una storia che parte sulle due ruote sterrate

Tra gli appassionati è semplicemente Dani. All’anagrafe è Daniel Sordo Castillo. Corre dal 2003 con la squadra ufficiale Hyundai nel Campionato del Mondo Rally. Viene alla luce a Torrelavega il 2 maggio 1983. Dani Sordo ha iniziato con il motocross quando aveva dodici anni, ma aveva già esperienze di hillclimbing, kart e campionati turismo.

La sua prima apparizione in una gara del World Rally Championship è stata con il Rally di Catalogna, la prova spagnola della stagione, nel 2003 a bordo di una Mitsubishi Lancer Evo VII, arrivando al 18º in classifica generale. Ha vinto inoltre il Campionato Spagnolo Junior del 2003, confermando il titolo anche nel 2004, mentre accumulava altre partecipazioni a prove WRC in Argentina (ritiro), Francia (tredicesimo) e in Spagna (ventesimo).

In quest’ultima prova lascia la sua Mitsubishi per passare a una Citroën C2 S1600, confermando la scelta nel 2005, con un’intera stagione nel Junior World Rally Championship (JWRC) con la squadra belga Kronos Racing. Nel frattempo Dani ha cambiato il proprio navigatore, passando a Marc Martí, ex-copilota del plurititolato Carlos Sainz. Dopo i successi in Sardegna, Finlandia, Germania e Spagna, conquista il titolo mondiale Junior.

WRC 2021: Hyundai con Sordo al Monte e Breen in Svezia

Tutte queste esperienze accumulate permettono a Sordo di poter correre la stagione successiva con una Xsara World Rally Car come terzo pilota nel campionato del mondo di rally del 2006.

Alcuni buoni risultati, come i podi in Catalogna e in Corsica, permettono subito a Daniel Sordo di diventare il secondo pilota della squadra già dal rally di Germania, gerarchicamente dietro al campione Sébastien Loeb e davanti al connazionale Xavier Pons. Sordo termina il 2006 con quattro piazzamenti sul podio, 49 punti e un quinto posto in classifica generale.

La squadra ufficiale Citroën Sport ritorna ufficialmente nel 2007, e conferma Sordo come seconda guida della squadra. Sébastien Loeb invece sarebbe stato determinato a vincere un altro titolo mondiale, il primo a bordo della nuova C4, erede dell’affidabile Xsara.

Sordo comincia subito con un secondo posto al rally di Monte Carlo, e in stagione raggiungerà il podio altre sei volte; ossia in Portogallo, Sardegna, Spagna, dove passò per la prima volta in testa alla classifica WRC in carriera, Francia, Giappone e infine Irlanda. Con 65 punti è quarto in classifica piloti, alle spalle del compagno Loeb e dei finnici Marcus Grönholm e Mikko Hirvonen.

Nella stagione 2008, dopo soli tre punti nelle prime tre prove, Sordo inanella podi in Argentina e nell’esordiente prova della Giordania. Il 12 luglio, Sordo vince l’SM O.K. Auto-Ralli, quinta prova del campionato di rally della Finlandia. Inizialmente doveva essere solo un test, ma via via la squadra lo invitò a prepararsi lì in vista dell’imminente Rally dei “mille laghi”. Sordo riesce a conquistare la sua prima vittoria dal suo approdo al WRC.

Ritornato nel vero campionato del mondo World Rally Championship, Sordo sulla sua C4 WRC arriva in quarta posizione; nelle successive buone prove la Citroën riesce ad accumulare un buon vantaggio anche in classifica costruttori nei confronti della rivale Ford (27 punti).

Al termine della stagione Daniel Sordo conquista la terza posizione assoluta, il suo miglior risultato in carriera fin qui ottenuto. Dal 2011 al 2012 Dani corre per il Mini WRC Team, dove trova come compagno di squadra il pilota inglese Kris Meeke. Nel 2013 ritorna a gareggiare per il Citroën Total World Rally Team al fianco di Mikko Hirvonen. In agosto conquista il suo primo successo nel WRC, aggiudicandosi il Rally di Germania davanti a Thierry Neuville e Mikko Hirvonen.

Sébastien Ogier: il nuovo ”Cannibale” del WRC

Come si può definire una forza della natura? Diamogli un nome: Sébastien Ogier. Campione del mondo rally nel 2013, 2014, 2015 e 2016 con la Volkswagen Motorsport, nel 2017 e 2018 in forza alla M-Sport alla guida della Ford Fiesta WRC e nel 2020 con Toyota Motorsport. In carriera ha vinto anche il Junior World Rally Championship nel 2008 e nel 2011 ha corso per il team Citroën ufficiale con una Citroën DS3 WRC. Il suo compagno di avventure è è il connazionale Julien Ingrassia. Tutto qui? Magari…

Ogier ha vinto il “Volant Peugeot-Rallye Jeunes” nel campionato rally francese con la Peugeot 206 nel 2007 che metteva in palio una stagione da “ufficiale” FFSA e l’anno successivo si trasferì a competere a pieno nel Junior World Rally Championship guidando una Citroën C2 S1600 per l’Équipe de France FFSA.

Ogier ha debuttato nel WRC al Rally del Messico 2008, vincendo la classe JWRC, cogliendo anche un punto nella classifica generale con un ottimo ottavo posto nella classifica generale. Sebastien ha vinto anche i rally di Giordania e di Germania.

Sebastien Ogier il 17 dicembre 2018 compie 35 anni

Al penultimo round del Campionato del Mondo Rally, Catalunya in Spagna, Ogier è stato leader a lungo del JWRC quando una pietra ha colpito e ha rotto il radiatore della sua C2 S1600, costringendolo al ritiro. Nella gara successiva in Corsica Seb Ogier s’è aggiudicato il titolo.

Dopo aver vinto il titolo JWRC, Ogier è stato premiato dal team con una gara a bordo della Citroën C4 WRC, nella prima tappa ha sorpreso tutti concludendo dopo le prime otto prove speciali al comando, nelle due successive giornate di gara vari problemi lo portano indietro nella classifica generale.

Nel gennaio 2009, Ogier ha fatto una apparizione nel IRC, vincendo il Rally di Monte Carlo a bordo di una Peugeot 207 S2000 del team BF Goodrich. Ha preso il comando quando la Škoda S2000 di Juho Hänninen ha accusato una foratura ed è stata costretta al ritiro.

Per la stagione 2009 nel WRC, Ogier diventa prima guida del Citroën Junior Team, un team satellite della Citroën Total. Ha iniziato la sua stagione con un ottimo sesto posto al Rally d’Irlanda e un settimo posto al Rally d’Argentina. Centra il suo primo podio al Rally dell’Acropoli in Grecia con il secondo posto, conclude sesto in Finlandia dopo una interessante lotta con la Ford Focus WRC di Rantanen che lo precede di appena tre decimi di secondo, e in Australia dove conclude quinto dopo esser stato a lungo leader della gara, in Catalogna centra un quinto posto.

Conclude il campionato al debutto vero e proprio su una WRC all’ottavo posto assoluto con 24 punti. Nel 2010 corre nel campionato mondiale con il Citroen Junior Team a bordo di una Citroën C4 ufficiale. Conquista la sua prima vittoria in Portogallo e replica in Giappone. Con un finale di stagione in calando chiude il mondiale al quarto posto con 167 punti dopo aver occupato anche il secondo posto in classifica generale. Il 12 giugno 2010 ha vinto il Rally della Lanterna, che si svolge sulle alture genovesi, allora valido per il Trofeo Rally Asfalto.

Nel 2011 viene promosso titolare nella squadra ufficiale Citroen al fianco del compagno rivale Sébastien Loeb; partecipa al mondiale a bordo della nuova Citroën DS3. Vince 5 gare, al pari del suo compagno di squadra Loeb, ma finisce solamente terzo nella classifica del mondiale, alle spalle anche di Mikko Hirvonen (Ford Fiesta RS WRC). Il 4 dicembre 2011 Ogier ha subito centrato il primo colpo con la nuova Polo R WRC, aggiudicandosi la Race of Champions a Düsseldorf.

Ufficiale: Ogier in Toyota, Citroen si ritira dal WRC

Nel 2012 Ogier è stato ingaggiato dal team Volkswagen Motorsport, assieme al suo navigatore storico Julien Ingrassia, per sviluppare la nuova Volkswagen Polo R WRC per il campionato del mondo rally 2013 e per correre nel frattempo con una Škoda Fabia S2000. Chiude la stagione al decimo posto, con 41 punti e con un onorevole quinto posto in Sardegna come miglior risultato.

Cominciato il WRC 2013 alla guida della sua Polo R WRC, Ogier arriva secondo nel rally d’apertura a Monte Carlo, alle spalle di Sébastien Loeb. Nelle due gare successive centra due trionfi, sulla neve della Svezia e sulla terra del Messico, conquistando il primo posto in classifica a quota 74 punti. In Portogallo la lotta si fa serrata con Mads Østberg e Dani Sordo, ma a causa di un errore del primo e di problemi tecnici del secondo, Ogier conquista la sua terza vittoria di fila, portandosi in vantaggio di 54 punti sul secondo in classifica, Mikko Hirvonen.

Vince il mondiale con 290 punti, davanti a Thierry Neuville e al suo compagno di squadra Jari-Matti Latvala, rispettivamente a quota 176 e 162 punti. In tutta la stagione conquista ben undici podi su tredici appuntamenti (9 vittorie e 2 secondi posti) e con la vittoria in Svezia diventa il secondo pilota non scandinavo a vincere tale rally, dopo Sébastien Loeb.

La stagione inizia nel segno della sfida tra Ogier e Latvala: dopo i primi cinque appuntamenti, il francese ha conquistato tre vittorie contro le due del compagno. Nelle tre gare successive, Ogier domina in Sardegna e in Polonia, mentre in Finlandia perde il confronto con Latvala per soli 3,6 secondi. Conquista il suo secondo titolo iridato alla penultima gara in Spagna con 267 punti alla guida della sua Polo R WRC. Anche in questa stagione il bottino è stato piuttosto ricco, con 8 vittorie e due secondi posti su 13 appuntamenti.

Nonostante i miglioramenti di Citröen e Hyundai e la crescita di giovani piloti come Thierry Neuville e Andreas Mikkelsen, la prima metà della stagione 2015 è un monologo del campione francese. Vince i primi tre appuntamenti del mondiale (Monte Carlo, Svezia e Messico), ottiene uno 0+3 in Argentina, un secondo posto in Portogallo, dopo di che torna alla vittoria in Sardegna, davanti alle Hyundai di un sorprendente Hayden Paddon (tuttavia staccato di oltre 3 minuti) e di Thierry Neuville.

Grazie a queste quattro vittorie, che lo portano a 28 successi in carriera, sorpassa per numero di vittorie Colin McRae e Carlos Sainz, rispettivamente a 25 e 26 rally vinti, diventando il terzo pilota più vincente della storia del WRC, dietro a Sébastien Loeb (78) e a Marcus Grönholm (30). Inoltre, con la vittoria in Svezia, diventa l’unico pilota non scandinavo ad aver vinto più di una volta tale rally. Arrivato a questo punto della stagione, Ogier doppia il suo diretto inseguitore in classifica generale con 133 punti contro i 67 di Mads Østberg.

Sebastien Ogier è stato costretto al ritiro in Turchia

Vince in Polonia, arriva secondo in Finlandia per tornare poi alla vittoria in Germania, dove è costretto a rimandare la festa per il terzo titolo iridato per un solo punto. Con la vittoria in Australia si laurea per la terza volta consecutiva campione del mondo. Questo successo (numero 31) lo porta ad essere anche il secondo pilota più vincente della storia del WRC. Conclude la stagione con un quindicesimo posto in Francia, un ritiro in Spagna e una vittoria nell’ultimo appuntamento in Galles.

La stagione di Ogier inizia con due vittorie consecutive a Monte Carlo e in Svezia e un secondo posto in Messico. In Portogallo si aggiudica il terzo posto. Dopo un terzo posto in Italia, un sesto posto in Polonia e un ventiquattresimo posto in Finlandia, nelle ultime cinque gare conquista quattro vittorie e un secondo posto, conquistando il quarto titolo iridato consecutivo in Spagna con due gare di anticipo. Nello stesso periodo, viene annunciato l’addio ai rally da parte della Volkswagen Motorsport, a causa soprattutto dello scandalo del “Diesel Gate” che coinvolse la squadra madre. A fine anno, dopo aver effettuato dei test sia con Toyota che M-Sport, arriva l’annuncio del accordo con il team britannico.

Dopo i contatti con la scuderia M-Sport e i test effettuati a fine novembre con la nuova Fiesta WRC, il 12 dicembre 2016, Ogier annunciò il proprio ingaggio per la stagione 2017. All’esordio nel rally di Monte Carlo ottenne la prima vittoria con la vettura statunitense. Già dal rally di Gran Bretagna risultò matematicamente campione del mondo per la quinta volta consecutiva; era dal 1981 che un pilota non conquistava il titolo con una vettura Ford.

Il 2018 è vittorioso al MonteCarlo, al Tour de Corse e in Gran Bretagna. Vince il Mondiale, il sesto titolo in carriera, con la Ford Fiesta WRC Plus di M-Sport. Il 2019 si ripete al “Monte” e in Messico, poi vince in Turchia e basta. La sua Citroen C3 WRC Plus non va. Si arriverà a litigare con il team e far volare gli stracci. Citroen World Rally Team si ritirerà dal WRC. Nel 2020, stagione drammatica per la gestione della pandemia di nuovo coronavirus, con soli due successi, uno in Messico e uno a Monza, sfila di mano il Mondiale al compagno di squadra Elfyn Evans e si aggiudica il settimo titolo in carriera.

Stéphane Peterhansel: una storia a due e a quattro ruote

Stéphane Peterhansel è un eroe del nostro tempo: ha vinto quattordici Dakar nella sua carriera tra auto e moto e così si è posto di diritto tra quegli invincibili e ineguagliabili alla pari di un Sébastein Loeb o Sébastien Ogier, anche loro ovviamente francesi. Ma chi è Peterhansel, vincitore anche di due titoli Mondiali nell’enduro? In molto certamente conoscono la sua storia, a tanti tanti altri, soprattutto ai più giovani, sarà meno nota e vale la pena ripercorrerla.

Nasce a Échenoz-la-Méline il 6 agosto 1965 ed è un predestinato. Predestinato a vincere sei volte in moto e otto volte in auto la Dakar Rally. Peterhansel inizia a correre in moto all’età di quindici anni, pur non avendo ancora la possibilità di avere una regolare licenza. Poi nel 1981, guadagnati finalmente i requisiti, s’iscrive regolarmente al Campionato francese di enduro e se lo aggiudica alla guida di una Husqvarna

Nel corso degli anni riuscirà poi ad aggiudicarsi per altre dieci volte il titolo nazionale francese della categoria. Nel 1987 entra a far parte della squadra Yamaha con Hubert Auriol e Cyril Neveu. L’anno successivo corre con la Yamaha per la prima volta nel Rally Dakar, classificandosi diciottesimo. Sempre nel 1988 fa parte della Nazionale francese che si aggiudica la Sei Giorni Internazionale di Enduro. Nel 1989 arriva quarto nella Dakar, gara che vincerà la prima volta nel 1991. Da lì in poi è un susseguirsi di trionfi: vince nel 1992, nel 1993, nel 1995, nel 1997 e nel 1998, conquistando il primato di vittorie in moto.

Stéphane Peterhansel

Nel 1997 si aggiudica anche il suo primo titolo nel campionato mondiale di enduro nella categoria 250 cc 2T. A causa di dolori fisici, per quanto riguarda la Dakar decide di passare alle auto, e nel 1999 partecipa con la Nissan classificandosi settimo. Nel 2000 arriva secondo con un prototipo francese, partecipando allo stesso tempo al campionato francese di enduro, al Rally del Marocco e di Dubai.

L’anno successivo è nuovamente campione del mondo di enduro, stavolta nella categoria 250 cc 4T. Nel 2002 vince il Rally di Tunisia e quello di Dubai. Nel triennio successivo vince le tre edizioni della Dakar a bordo di una Mitsubishi diventando in assoluto il pilota più vincente del Rally Dakar, forte di sei titoli in moto e tre in auto.

Nel 2011, a sorpresa, dopo tredici anni dalla sua ultima competizione in moto, torna ai rally raid partecipando al Sardegna Rally Race con una Yamaha; trascina con sé in tale avventura la compagna Andrea Mayer (anche lei da tempo non faceva più gare in moto).

Per Peterhansel non si tratta comunque di una semplice partecipazione velleitaria, infatti conclude al quarto posto nella classifica generale (ventitreesima la compagna Mayer, prima delle donne) e promette di ritornare l’anno successivo. Col ritiro di Mitsubishi è passato al Team X Raid, con cui ha vinto le edizioni 2012, 2013 e 2014 della Dakar alla guida della Mini All4 Racing.

Dal 2015 al 2018 incluso corre e vince (tranne nel 2015 e nel 2018) con Peugeot, al volante della 2008 e della 3008 DKR. Dal 2019 al 2021, con due squadre diverse, ma sempre con lo stesso mezzo, Mini John Cooper Works Buggy, fa segnare un ritiro, un terzo posto e un successo, l’ultimo, meraviglioso, arrivato a gennaio 2021, in cui si è rivelato un vero leader, capace di dominare la gara dall’inizio alla fine.

Stéphane Peterhansel in pillole

AnnoClasseScuderiaVetturaPos.TV
1988MotoYamaha Motor FranceYamaha Proto 750 Sonauto18º1
1989MotoYamaha Motor FranceYamaha Ténéré6
1990MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750TSQ1
1991MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750T1
1992MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1993MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1995MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1996MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850TRit3
1997MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T7
1998MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1999AutoTeam DessoudeNissan Navara0
2000AutoSBMMega Desert2
2001AutoNissan MotorsportNissan Navara12º0
2002AutoNissan MotorsportNissan NavaraRit1
2003AutoTeam ATS Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution6
2004AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution2
2005AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution4
2006AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution3
2007AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution0
2009AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero EvolutionRit0
2010AutoTeam X-raidBMW X3 CC4
2011AutoMonster X-raid TeamBMW X3 CC1
2012AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing3
2013AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing2
2014AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing4
2015AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR11º0
2016AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR3
2017AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR3
2018AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR Maxi3
2019AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works BuggyRit2
2020AutoBahrain JCW X-raid TeamMini John Cooper Works Buggy4
2021AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works Buggy1

Dakar Classic: il diario di gara di Camporese-Fiori

Non solo l’Italia ma è anche il Veneto che ha rappresentato l’equipaggio numero 207 composto da Roberto Camporese e Umberto Fiori partecipando alla Dakar versione Classic a gennaio 2021. “Ve lo dico per esperienza: una gara di mondiale Rally si prepara con almeno sei mesi di anticipo, pertanto, una gara come la Dakar ha bisogno di circa 10-12 mesi per essere organizzata. Ma per i due nostrani non è stato così!”, dicono.

Certo, perché l’idea nasce dopo le ferie estive 2020 e da una bozza maldestra si sviluppa un vero e proprio progetto e da un progetto si concretizza la loro reale partecipazione all’ambitissimo raid conosciuto in tutto il mondo come “Dakar”. Il padovano Camporese e il cadorino Fiori non sono proprio di primo pelo a questo tipo di eventi competitivi offroad, hanno corso insieme diverse volte negli anni, affrontando Rally Raid in molte parti del mondo.

Fiori, inoltre, ha già partecipato a ben cinque Dakar a fianco di un altro pilota veneto molto famoso come Miki Biasion. La parte più complessa di tutta questa “goliardata” come la chiamano loro, è stato definire con che auto partecipare, visto che c’erano dei vincoli ben precisi di età del mezzo (sono accettate solo auto dal 1999 indietro) e di preparazione a seconda della categoria in cui intendevi partecipare.

“C’era però una piccolissima clausola che nessun fuoristradista avrebbe mai preso in considerazione e cioè: possono partecipare anche auto a due ruote motrici! E così è stato, la scelta stava vertendo verso una Renault R4 ma il problema era il bagagliaio piccolo, pertanto, una Peugeot 504 Pick Up del 1988 si è trasformata nel mezzo ideale (per loro!). Ma perché interessava avere un bagagliaio spazioso?”.

Ovviamente perché non volevano mezzi assistenza al seguito e quindi tutto il necessario doveva essere caricato a bordo. Ma torniamo a noi e analizziamo bene le parole chiave di questa situazione: due veneti, goliardata, Dakar, due ruote motrici, 504 Pick up, cosa manca? “Ovviamente manca tutta la parte di preparazione dell’auto nella quale sono stati coinvolti due Team friulani: il team Diserò che ha curato tutta la parte strutturale e roll-bar e il team Del Piccolo che invece si è occupato della meccanica e dell’idraulica. Se la gara è partita il tre gennaio 2021, esattamente un mese prima, il tre dicembre 2020 la vettura è stata imbarcata al porto di Marsiglia e fin qui tutto bene”.

Solo per ricordarvi: siamo in piena emergenza Covid e ovviamente le restrizioni sono tenaglie quando devi spostarti, per cui proviamo ad immaginare un volo charter prenotato da Malpensa per il 27 dicembre e l’obbligo di avere un tampone negativo fatto non più tardi di 72 ore prima! Ma è Natale e chi lavora?! Definire la situazione particolarmente originale è poco, la giusta rappresentazione sarebbe “un circo”, ma anche al circo si possono vedere magnifici spettacoli, e così è stato.

Bisogna ringraziare i laboratori Cadorini per aver dato a Camporese e Fiori la possibilità di fare il tampone il 24 dicembre e processarlo il 26. Ma l’avventura non finisce qui! Atterrati a Jeddah la notte tra il 27 e il 28 dicembre inizia la quarantena e solo il 30 riescono a fare il tampone obbligatorio di entrata in Arabia Saudita, con riscontro negativo il giorno dopo. E arriva quindi l’ultimo giorno di questo stranissimo 2020 e Camporese-Fiori sono “liberi”, per modo di dire, di andare a prendere il loro “gioiello” al porto. Ma secondo voi è finita qui? Eh no!

L’equipaggio scopre un problema meccanico legato all’impianto frenante ma nulla di irrisolvibile, per cui non si molla e con l’aiuto di altri team riescono a sistemare la questione. La gara è partita da Jeddah proprio il 3 gennaio 2021, data in cui si è svolto il prologo ma la vera gara è iniziata solo il giorno dopo. Ed è con il 4 gennaio che si manifesta un altro piccolo piccolo problemino: la guarnizione di testa si brucia. Ricordiamo che in Arabia Saudita quasi tutte le auto sono a benzina per cui i motori a gasolio sono poco conosciuti e di conseguenza anche i pezzi di ricambio sono difficili da trovare.

Fatto sta che ci sono voluti due giorni di lavoro in un’officina “locale” e la ricostruzione “home-maid” di diversi pezzi ma finalmente l’equipaggio Camporese-Fiori può raggiungere la carovana dakariana, ormai arrivata alla fine della terza tappa al bivacco di Riyadh. Circa 1000 km la distanza tra Jeddah e Riyadh percorsa dall’equipaggio numero 207 interamente su strade normali.

Sta di fatto che dopo 15 giorni di gara, l’equipaggio veneto ottiene la ventiduesima posizione in classifica assoluta della Dakar Classic, ma ci teniamo a segnalare anche gli ottimi risultati nelle singole giornate di gara raggiungendo anche la decima posizione assoluta e nonostante le due ruote motrici.

Tra la tappa quattro e la tappa 12 non è sempre filato tutto liscio, ci sono state anche altre piccole occasioni in cui è stato necessario usufruire del servizio di “officine locali”, ma nulla ha fermato la loro corsa fino alla bandiera a scacchi a Jeddah il 15 gennaio 2021.

Dakar Classic: il diario di gara di camporese-Fiori

I commenti dell’equipaggio

“Abbiamo appena attraversato il podio della Dakar e siamo ancora storditi per tutte le emozioni provate. A settembre 2020 è iniziata la programmazione di quella che sarebbe stata la nostra avventura dakariana e lo spirito era naturalmente esclusivamente goliardico. Sapevamo che la scelta del mezzo avrebbe rappresentato la prima difficoltà da affrontare, per il semplice fatto che la Peugeot 504 Pick Up ha sì un bagagliaio immenso, ma è un’auto alimentata a diesel e a due ruote motrici”.

“Ma quest’avventura l’abbiamo pensata e voluta proprio così: un mezzo antico, old style, cercato e progettato così come ve lo raccontiamo e come lo avete visto sui social durante la gara. Era ovvio che avremmo avuto dei problemi ma eravamo consapevoli che con l’esperienza maturata in questi anni di gare offroad, raid, marathon, baja e chi più ne ha e più ne metta, ci avrebbe messo nelle condizioni di sapere sempre cosa fare”.

Il nostro equipaggio non era quindi solo preparato dal punto di vista tecnico, sportivo e meccanico ma avevamo già raggiunto una sintonia tale da poterci sostenere in qualsiasi momento: una volta uno sollevava il morale all’altro e viceversa la volta dopo.

“Ovviamente, al di là di tutte le dinamiche meccaniche, il fatto di essere lontani da casa, in un Paese che non conosci, una lingua che non conosci ti mette in una situazione strana. E in questa condizione è facile entrare nel panico o sentirsi demoralizzati, ma la forza di una squadra, come quella che abbiamo rappresentato io ed Umberto, è stato il fattore fondamentale, quello che ci ha resi vincitori e ci ha mantenuta costante la voglia di andare avanti, step dopo step”.

“Credo che un altro tipo di equipaggio, senza esperienza, avrebbe mollato alla prima difficoltà. Pensate che quando abbiamo scelto insieme il mezzo, abbiamo proprio voluto cercare un modello che avesse realmente già fatto la dakar nel passato, nonostante avessimo a disposizione un altro mezzo 4×4 storico ma che secondo noi sarebbe stato troppo semplice da usare. Non è stata una passeggiata, ma noi non cercavamo la passeggiata e anche se tutti ci sconsigliavano di optare per questa scelta sentivamo che era quella giusta”.

“È ovvio che i due giorni che abbiamo passato in officina subito dopo il prologo non eravamo particolarmente felici, ma queste sono emozioni che non ci leverà mai nessuno. Quando è scoppiato il motore su quella salita ed usciva il fumo sia dal cofano che dal posteriore, ci siamo guardati in faccia l’un l’altro e l’umore non era ai massimi termini, anzi, possiamo confermare che “le cosiddette” palle roteavano a tutto andare, ma sapevamo che quello era ciò che volevamo. Per quanto ti riguarda sono state comunque giornate bellissime!”.

“Sappiamo di essere degli incoscienti ma il cielo aiuta gli audaci e per cui, anche quando abbiamo montato la testa e riacceso il motore, ancora con le mani sporche di olio, il nostro istinto è stato quello di salire in auto subito e spararci 1000 km per raggiungere la carovana dakariana… Vi risparmiamo tutto il resto ma il messaggio che vogliamo far passare è che i sogni e le avventure tengono vive la vita e la vita va vissuta fino in fondo. Per cui i sogni sono fondamentali per vivere e con la nostra voglia di avventura abbiamo fatto sognare le persone che ci seguivano”.

“Lo spirito per vivere la vita è lo stesso che serve per vivere un’avventura: scegliere una direzione e andare anche se non si conosce la strada, l’importante è imboccare una strada, c’è un problema o un pericolo? Si affronta, e affrontarlo insieme fa la differenza”.

Richard Burns: campione del mondo rally 2001

Richard Burns fu campione del mondo WRC nel 2001 su Subaru Impreza, disputando in totale 104 gare con 10 vittorie. Nato a Reading il 17 gennaio 1971, muore di cancro a Westminster il 25 novembre 2005. Le sue prime esperienze di guida iniziarono a otto anni con una vecchia Triumph 2000. All’età di undici anni si iscrisse al “Under 17 Car Club”, e divenne guidatore dell’anno nel 1984.

La svolta vera e propria avvenne due anni dopo, quando suo padre lo iscrisse alla scuola di rally “Jan Churchill’s Welsh Forest”, dove Richard ebbe occasione di guidare una Ford Escort per un giorno intero, capendo che quello sarebbe stato il suo futuro. Nel 1990 la prima apparizione nel mondiale rally nella gara di casa, con una Peugeot 205 GTI con la quale, lo stesso anno, prese parte al Peugeot Challenge.

Nel 1991 iniziò la collaborazione con Robert Reid, colui che divenne il suo copilota fino alla sua ultima gara. Nel 1993 entrò a far parte del Subaru Rally Team nel campionato nazionale britannico, compagno di squadra di Alister McRae (fratello del più noto Colin McRae). Vinse 4 gare e il titolo, diventando il più giovane campione nazionale inglese.

Nel 1996 è su Mitsubishi Lancer (CarismaGT) assistita da Ralliart, con la quale dà del filo da torcere ai piloti ufficiali Subaru Kenneth Eriksson e Piero Liatti durante il rally di Nuova Zelanda, prova valida per il campionato Rally Asia-Pacifico (al quale Richard partecipa) ed anche per il mondiale. L’ottima prova fatta sarà il suo biglietto da visita per l’ingresso in pianta stabile nel mondiale. Nel 1998 la prima vittoria a livello mondiale, al Safari Rally, sempre su Mitsubushi Carisma GT, bissata a fine stagione dalla vittoria al Rally di Gran Bretagna.

Nel 1999 è impegnato a tempo pieno con Subaru nel mondiale WRC, confrontandosi con piloti esperti quali Juha Kankkunen ed il futuro compagno di squadra Marcus Grönholm. Con la Subaru raggiunge l’apice della sua carriera ottenendo in tre anni otto vittorie in rally mondiali. In tre stagioni conclude per due volte al secondo posto della classifica mondiale piloti (1999 e 2000), e nel 2001, nonostante un’unica vittoria mondiale al Rally di Nuova Zelanda, vince il titolo mondiale grazie a una serie di buoni piazzamenti ottenuti durante tutta la stagione.

Nel 2002 viene ingaggiato dalla Peugeot dove però subisce molto la concorrenza interna dei compagni di squadra Marcus Grönholm sui tracciati sterrati e Gilles Panizzi sull’asfalto. Conclude il mondiale al quinto posto e con 5 podii contribuisce alla vittoria della squadra francese nel campionato mondiale marche.

L’anno seguente si arrivò al Rally di Gran Bretagna (ultimo rally della stagione) con Burns che aveva guidato il mondiale per buona parte della stagione ed era ancora in corsa per la conquista del titolo. Alla vigilia dell’evento rimase vittima di una sorta di “blackout” mentre si trovava al volante della sua vettura. Fu escluso dalla gara in attesa di accertamenti medici che diagnosticarono la presenza di un astrocitoma, un tumore al cervello. Morì il 25 novembre 2005 in conseguenza del tumore, nel quarto anniversario del suo titolo mondiale

Garosci: una famiglia da rally a MonteCarlo

Ci sono certe storie nel mondo dei rally che vale la pena raccontare e questa è una di essa. Padre e figlio della dinastia Garosci hanno deciso di partecipare alle due versioni della stessa manifestazione motoristica a distanza di pochi giorni. Papà Riccardo, dopo aver preso parte per ben tre volte all’edizione moderna, doveva gareggiare nell’edizione “Historique”, ma è stata annullata a causa del Covid-19. Francesco invece farà il suo esordio nel Campionato Mondiale Rally moderno.

Francesco correrà con la Renault Clio RSR Rally5, vettura di nuova generazione che ha debuttato al Rally di Monte-Carlo 2020 come apripista. Sarà gestita dalla Scuderia Kappaerre. Riccardo doveva correre con la Fiat Ritmo 60, vettura seconda classificata nell’edizione storica del 2019.

Francesco, pilota classe 1992, ha corso in svariate manifestazioni quali rally, rally raid, rallycross e gare in circuito e sul ghiaccio. Il giovane milanese ha un grande seguito soprattutto sui social: su Instagram ha quasi 10 mila followers e negli ultimi tempi ha aperto un canale YouTube per poter raccontare agli appassionati il meraviglioso mondo dei rally. Sul suo canale potrete trovare test, video approfondimenti e tutto ciò che vorreste vedere dal punto di vista di un pilota di rally. Per ora il suo miglior piazzamento è stato un terzo posto di classe R3C al Rally di Alba 2020.

Riccardo, papà di Francesco, ha corso ben 200 competizioni nei rally e altre corse automobilistiche in giro per il mondo. Il torinese ha partecipato per tre volte al Rally di Monte-Carlo WRC, ma sono stati i rally raid il campo dove ha ottenuto più successo: nel 2007 vinse la Coppa del Mondo Rally Raid di Classe T2 con la Mitsubishi Pajero DID 3.2 TD e venne inserito nell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia.

Durante la sua carriera ha corso anche per quattro volte la Parigi-Dakar nella categoria auto con la Mitsubishi e nella categoria camion con l’Iveco-Fiat. Nel 2019 ha ricevuto un premio da Aci Sport per i 40 anni di attività motoristica sportiva.

Rudy Briani navigherà Francesco e successivamente doveva salire in macchina con Riccardo, ma come è già stato detto la gara storica è stata cancellata a causa della pandemia che sta colpendo duramente tutto il territorio francese. Il copilota mantovano ha già navigato piloti eccellenti, come Miki Biasion nella Dakar del 2009, Paolo Andreucci nel CIRT del 2019. Ha corso anche con Garosci Sr., vincendo la Coppa del Mondo Rally Raid classe T2 nel 2007. Briani e Garosci Jr. hanno già corso insieme al Rally Il Ciocchetto con una Fiat Seicento, giungendo il terzo posto di classe N0.

Miki Biasion: storia dell’ultimo rallysta italiano iridato

Miki Biasion da Bassano del Grappa, due volte campione del mondo rally nel 1988 e nel 1989, esordì nel Campionato Italiano Rally nel 1979 con la Opel Kadett GT/E. L’anno seguente, con l’Ascona SR partecipa al Campionato Italiano e fa una capatina nell’Europeo (gare italiane) e nel Mondiale (gara italiana). E si ripete anche nel biennio successivo al volante della Ascona 400 con cui al Rally della Lana, valido per il titolo italiano, centra la sua prima vittoria.

Nelle prime tre stagioni disputate con la Casa torinese prende parte all’Italiano, all’Europeo e al Mondiale con la Lancia Rally 037. Nel 1983 vince sei rally e i titoli Italiano ed Europeo. Nel 1985 si aggiudica altre due gare. Dall’anno successivo partecipa solo al Campionato del Mondo Rally.

Nel 1986 al volante della Delta S4 conquista il Rally d’Argentina, la sua prima vittoria iridata. Nello stesso anno arriva quinto nella classifica del WRC. L’anno dopo con la Lancia Delta HF 4WD si aggiudica tre rally – Montecarlo, Argentina e Sanremo – e con 94 punti è secondo nel Mondiale, preceduto di soli 6 punti dal finlandese Juha Kankkunen. Corre nel frattempo anche con l’Alfa Romeo 75 Evoluzione nel campionato turismo.

Miki Biasion: storia dell'ultimo rallysta italiano iridato

L’era della Lancia Delta Integrale

Nel 1988 a bordo della Delta Integrale vince cinque rally e il suo primo campionato mondiale. Domina anche il Giro Automobilistico d’Italia in coppia con Riccardo Patrese, al volante di una 75 Evoluzione da 335 CV. Bissa il titolo iridato l’anno seguente, centrando altre cinque vittorie: è stato il terzo rallysta, dopo Walter Röhrl e Kankkunen, a vincere due mondiali nonché il secondo, dopo lo stesso Kankkunen, a vincerli consecutivamente.

Nel 1990 vince Rally del Portogallo e Rally di Argentina, sempre con la Delta che si conferma l’auto da battere con il suo quarto titolo mondiale marche, ma il Mondiale Piloti va nelle mani di Carlos Sainz. Nel 1991 disputa una buona stagione con diversi piazzamenti a podio, ma la serie si conclude ancora una volta con la vittoria di Kankkunen sulla Lancia, campione Costruttori per la quinta volta consecutiva.

Nel 1992, passa alla Ford, sul sedile della Sierra RS Cosworth. Tuttavia nel nuovo team si ambienta male. Una delle poche soddisfazioni che ottenne con la casa statunitense è la vittoria nel Rally di Grecia del 1993, al volante della nuova Escort RS Cosworth. Conclude la carriera rallystica con la Subaru, ottenendo nel 1995 un terzo posto al Rally di Sanremo.

La vita di Miki Biasion nei rally raid

Nel 1997 inizia la sua nuova carriera di pilota di camion nei rally raid. Corre con Eurocargo al Master Rally Europa-Asia-Russia concludendolo in seconda posizione. Nel biennio seguente sempre su Eurocargo partecipa alla Coppa del Mondo Tout Terrain GTC Truck conquistando tre vittorie e la classifica nel 1998 e quattro successi e nuovamente la classifica nel 1999.

Nel 2002 entra nella squadra ufficiale Mitsubishi e pilotando una Pajero si classifica terzo al Rally di Tunisia. L’anno dopo si piazza secondo al Rally di Tunisia e secondo alla Parigi-Dakar. Nel 2006 ha partecipato alla Lisbona-Dakar alla guida di una Fiat Panda Cross, ritirandosi; alla Dakar ha poi preso parte anche alle edizioni del 2008 e del 2009.

Il 21 ottobre 2011 vince il Rally del Marocco su Iveco. Sul camion, a completare l’equipaggio con il pilota di Bassano del Grappa, c’erano gli esperti Giorgio Albiero e Livio Diamante. L’anno seguente partecipa nuovamente al Rally Dakar, vincendo tre tappe e concludendo la gara al sesto posto su camion Iveco.

I rally piangono la scomparsa del copilota Bruno Banaudi

Un altro giorno di lutto. Una domenica così è come un pugno in pieno viso. Un Natale strano, lontani per amarsi, diventa un periodo da cancellare a tutti i costi. Ennesimo infausto giorno di un anno drammaticamente orribile. I rally si preparano ad un altro lutto, quello improvviso e prematuro di Bruno Banaudi, copilota, pilota e commissario di percorso che nell’annus horribilis dei rally (e non solo) aveva realizzato il suo sogno nel cassetto, partecipare al Rally di MonteCarlo, riuscendo anche a fare il bis di WRC al Rally di Monza.

La sua passione per il rally era conosciuta e smisurata. Aveva appena 37 anni ed è morto nella sua abitazione di via Roma a Ortovero. Bruno era noto con il suo soprannome di “DjMcRae” Banaudi. Altri due lutti avevano segnato la sua vita e la famiglia: la morte del padre e di una sorella. Adesso, ad Albenga, è rimasta la mamma Isa.

“Non riesco a smettere di piangere e so che ciò ti fa incazzare… – ha scritto sul suo profilo Facebook Mauro Invernici, il suo pilota -. Ne abbiamo fatte di risate insieme… Anche dopo la tua frase: “Che botta…”. Però anche dopo quella frase mi avevi detto bravo perché ci stavo provando a fare il pilota… Ed era tutto merito tuo. Le belle giornate insieme a scrivere le note… I nostri momenti tra una PS e l’altra… E le belle mangiate nei ristoranti tipici, anche se il messicano a Verona non era proprio tipico. Avevamo già programmato il 2021. Mi mancherai DJ, tanto tanto”.

“Ci sono notizie che non vorresti mai ricevere, e quando arrivano ti spaccano il cuore in due letteralmente – ha scritto il pilota di San Biagio della Cima Franco Borgogno -. Dovevamo correre il prossimo Sanremo insieme era già tutto programmato, dato che quest’anno abbiamo lavorato tanto e nn si è potuto correre, i nostri accordi erano che nel 2021 fossi tu a navigarmi per il mio decimo Sanremo. Invece te ne sei andato, cogliendo tutti di sorpresa, sono devastato amico mio, non mi hai dato modo di dimostrarti con i fatti quanto ti fossi grato, per avermi dato così tanto in pochissimo tempo che ho passato con te, per aver aiutato Mattia, come fosse stato tuo fratello per il suo debutto, per l’affetto e la stima che mi hai dimostrato, sono piegato in due dal dolore, perché so che non potrò più rivederti, ma sono sicuro che d’ora in poi ogni volta che salirò in macchina da corsa, tu sarai li di fianco a me! Ti abbraccio forte grande naviga, fai buon viaggio”.

“Non ho foto insieme a te, non avevamo un grandissimo rapporto visto che ci vedevamo saltuariamente (negli ultimi tempi mai) però vedevo la tua vita raccontata dalle tue “storie” su FB ed eri tanto felice… i motori, l’amore. Però comunque ricordo le risate che ci facevi fare quando uscivamo tutti insieme, le mangiate al Mc Donald’s (i pancake), le recensioni che lasciavi ai posti che non ti erano piaciute, le mangiate che facevamo qui a casa tutti insieme…. I camera car che ci facevi vedere… E poi come posso dimenticare quando volevi convincere me e Luca a comprare il Bimby? Sei sempre stato una persona brillante per quel poco che potevo conoscerti e voglio ricordarti così “, ha ricordato Sabrina Bruzzone.

Il funerale di Bruno Banaudi sarà celebrato martedì alle 15,30 nella chiesa parrocchiale di Ortovero, mentre il rosario sarà celebrato lunedì alle 19 nella oratorio di San Bernardino. Condoglianze alla famiglia dalla redazione di RS e oltre

Le tre vite della Dakar e il rapporto con il deserto

È dal 1979 che la Dakar Rally rappresenta un evento speciale per tutti. La Dakar Rally è indiscutibilmente il rally raid più duro e difficile del mondo. La creatura di Thierry Sabin, il creatore e fondatore della leggendaria Parigi-Dakar, era quello di creare un ponte tra l’Europa e l’Africa. Parigi-Dakar in quanto nelle prime edizioni (dal 1979 al 1991 e ancora nel 1993, 1994, 1998, 2000 e 2001) il percorso iniziava appunto dalla capitale francese per terminare in quella del Senegal. In seguito, mentre l’arrivo si è mantenuto quasi sempre a Dakar, la sede di partenza ha subito diversi spostamenti dal 1995.

La gara, dopo un prologo in Europa, attraversava diversi paesi africani e il deserto del Sahara fino ad arrivare a Dakar. Dopo l’annullamento dell’edizione 2008, proprio quando la gara era pronta a partire, per le serie minacce di attentati terroristici, dal 2009 la corsa ha spostato il suo percorso in Sudamerica, mantenendo comunque la denominazione di Dakar. Era un sognatore Thierry Sabin. Un visionario. Un imprenditore che nasceva pilota. Amante dell’Africa, del Senegal e della Dakar, Sabin, nel pieno dell’ondata di migrazione di africani e senegalesi che arrivava in Francia, volle creare un collegamento sportivo con l’Africa”.

In estrema sintesi fu così che nacque la Parigi-Dakar di Thierry Sabin, due anni dopo che da ottimo pilota si era perso nel deserto del Tenere durante la Londra-Sahara-Monaco, passato alla storia per essere la gara antesignana della Dakar, il primo rally che riuscì ad attraversare il deserto. Le prime edizioni della Parigi-Dakar furono anche le più belle e romantiche: con bivacchi al termine di ogni segmento, che rimandano la mente ad immagini di piloti davanti al fuoco, con meccanici al lavoro intorno a macchine e moto.

Il rapporto con il deserto… del Sahara

Dal 1979, la Parigi-Dakar ha toccato praticamente tutti i paesi dell’Africa nord-occidentale e parecchi paesi dell’Africa centrale e meridionale nel corso dell’edizione del 1992, quando la corsa arrivò addirittura a Città del Capo, in Sudafrica. L’edizione del 1982 fu caratterizzata dalla costosissima missione internazionale di ricerca e salvataggio di Mark Thatcher, figlio dell’allora Primo Ministro britannico Margaret smarritosi nel Sahara mentre partecipava alla competizione con la sua Peugeot 504. La notizia ebbe immediata e vastissima eco nei mass media di tutto il mondo. Sua madre intervenne personalmente e, alla fine, il 14 gennaio 1982, un Hercules C-130 dell’aviazione militare algerina lo ritrovò.

L’epopea della Dakar è legata al deserto del Sahara. Auto, moto e poi anche camion, non più solo usati come mezzi d’assistenza. Dulcis in fundo i quad. È lì che i più grandi campioni hanno deciso di mettere in gioco la propria vita. Alla Dakar. Purtroppo gli incidenti mortali sono stata la costante di ogni singola edizione: tanti, tantissimi incidenti che rendono la Dakar la corsa più mitica ma anche più pericolosa e imprevedibile.

Il più grande dramma che segnò la storia della Dakar fu, paradossalmente, la morte di Thierry Sabin, che cadde il 14 gennaio del 1986 nel deserto del Mali con il suo elicottero. In quello schianto morirono insieme a Sabin altre quattro persone. Le ceneri del creatore della Dakar vennero disperse al Lost Tree, l’albero del deserto del Niger che da allora si chiama Arbre Thierry Sabin.

La seconda vita: la Dakar va in Sud America

Le gravi tensioni tra i paesi africani, spesso implicati in sanguinosi scontri, spengono definitivamente il mito della Dakar nel 2008 quando la corsa viene cancellata dopo che quattro turisti francesi vengono uccisi per rappresaglia in un attentato terroristico. Il raid africano non esiste più: la corsa si trasferisce sulle piste del Sud America, con partenza da Buenos Aires, giro di boa a Valparaíso e ritorno; curiosamente, la gara delle auto è stata vinta per la prima volta da un africano, il sudafricano Giniel de Villiers. In tale anno, debutta anche la categoria dei quad.

Una gara completamente diversa, molto più organizzata dove gli investimenti delle grandi case automobilistiche fanno la differenza. Il rally raid viene dominato non solo dai grandi piloti, fuoriclasse come Auriol, Peterhansel, Neveu, Despres, Sainz, Roma piuttosto che gli italiani Orioli e Meoni. Ma anche da progetti nuovi: prototipi e bolidi di nuovissima generazione.

L’edizione 2010 (1-16 gennaio) è stata disputata nello scenario sudamericano come nell’anno precedente: delle quattordici tappe sette erano sul territorio argentino e sette su quello cileno con partenza e arrivo a Buenos Aires e giro di boa ad Antofagasta in Cile. I vincitori della corsa sono gli spagnoli Carlos Sainz e Lucas Cruz nella categoria automobili, il francese Cyril Despres nella categoria moto, l’equipaggio russo Čagin, Savostin e Nikolaev nella categoria camion e l’argentino Marcos Patronelli (dietro di lui il fratello Alejandro, che vincerà l’anno dopo) nella categoria quad.

A partire dall’edizione 2012 non si ha più un percorso ad anello, ma un tracciato che va da costa a costa del sud America. Dal 2017 debutta la quinta categoria, quella degli SxS. L’edizione 2019 è stata la prima a svolgersi in un’unica nazione: si svolse nel solo Perù. In più fu anche l’ultima a svolgersi in America Latina.

La terza vita: dal Sud America al Medio Oriente

Dallo scorso anno la Dakar si è trasferita in Arabia: motivi di business, con nuovi capitali, ma anche agonistici con il deserto che torna a essere la vera casa del rally raid. A oltre quarant’anni dalla sua genesi il rally affronta una nuova trasformazione: con prototipi, buggy, auto ibride. Restando con il suo nome legato alle sue origini, al Sahara e all’Africa. Che restano nell’imprinting del rally raid più famoso del mondo. Ma forse ormai solo in quello.

Il 26 agosto 1979 parte il primo Rally Valli Vesimesi

Era il 25 agosto del 1979 e venivano espletate nel pomeriggio di quel sabato, le ultime formalità per i concorrenti iscritti al primo Rally Valli Vesimesi, con partenza domenica 26 alle 7.01 con 150 equipaggi suddivisi in tre categorie (Gruppo 1, Gruppo 3 e Gruppo Speciale). La partenza veniva data alle 14 nel piazzale delle scuole elementari per le operazioni relative alle verifiche tecniche e sportive. La manifestazione era organizzata dalla ProLoco, in collaborazione con l’Automobile Club di Asti ed era classificata come prova nazionale di Seconda Serie. II percorso era di 62 chilometri da ripetere per due volte, da coprire nel tempo massimo di cinque ore.

La prima edizione si disputò, appunto, il 26 agosto 1979 e venne vinta da Osvaldo Galatini, con una Lancia Fulvia HF, precedendo la 124 Abarth di Lazzati-Pasini e la Opel Kadett GT/E di Ferri-Storello. Il Rally Valli Vesimesi proseguì la sua corsa per altre 14 edizioni (nella foto la locandina dell’edizione 1989) fino alla notte del 31 luglio-1 agosto 1993, quando a vincere furono Dissegna-Paganelli, con la loro Lancia Delta 16V che precedettero la Delta Integrale di Silva-Pina e la Sierra Cosworth di Rosso-Ronzano.

Fra i mattatori di questa prima tranche vanno ricordati gli astigiani Gianni Cappellino e Gualtiero Furia che con i loro tre successi con la Lancia 037 (1984, 1985, 1987) detengono il record di vittorie della gara. Da segnalare il trionfo di Italo Ferrara, affiancato da Massimo Mossino che conquistò la vittoria con la Peugeot 309 GTI nell’edizione del 1991. Un Italo Ferrara ancora in forma e ancor oggi grande protagonista dei rally storici che potrebbe festeggiare nel modo migliore il suo ennesimo compleanno.

Dopo otto anni di silenzio si tornò a correre a Vesime con un rally sprint, disputato il 15 luglio 2001 e vinto da Romano-Pagani, davanti a Piras-Aresca e Morra Franco in una tripletta di Clio Williams. Dopo due edizioni come Rally Sprint il Vallate Vesimesi diventò un Rally Nazionale il 2-3 agosto 2003: successo di Bobo Benazzo-Giampaolo Francalanci su Subaru Impreza, davanti ai coniugi savonesi Andolfi-Romano (Clio Williams) e Giacomelli-Vischioni (Clio RS) prima di entrare a far parte della Coppa Italia di Prima e Terza Zona nel 2004 con il successo di Fabio Carosso-Gil Calleri (Renault Clio Williams) che bissarono la vittoria l’anno seguente con la Clio S1600. A seguire due vittorie per l’imperiese Ino Corona (nel 2006 con Fulvio Florean, Clio Williams, e 2007 con Patrizia Boero, Clio S1600).

Il secondo ciclo si chiuse nel 2008 con la vittoria degli astigiani Gianluca Boffa-Max Barrera che misero la loro Peugeot 207 S2000 davanti alla Grande Punto di Carosso-Florean e alla Clio S1600 di Corona-Boero. Nel 2016 anno nuova resurrezione della gara, in formato Rally Day, che regala il primo successo assoluto in carriera ai coniugi cuneesi Matteo Giordano-Manuela Siracusa (Clio S1600) dopo un duello al calor bianco con i valenzani “Zippo”-Fabio Ceschino (Clio Williams) che termina con il minor distacco della storia del Valli Vesimesi: appena 3”3. In terza posizione i toscani Federico Gasperetti e Federico Ferrari (Clio R3T) che pagano soli 5” netti ai vincitori.

Lele Pinto: ritratto di un indimenticabile campione

Rallysmo italiano in lutto per la morte del mitico Lele Pinto. Dopo alcuni problemi e un mese in coma farmacologico, Lele Pinto si stava riprendendo. Anche alla riabilitazione rispondeva bene. Ma nella notte dell’8 dicembre 2020, improvvisamente, ci ha lasciati. Era nato a Casnate con Bernate il 13 aprile 1945.

Se è vero che Sandro Munari è un maestro indiscusso, sia a livello sportivo sia a livello umano, è altrettanto vero che il rallysmo italiano degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, ha diversi autorevoli esponenti. Tra questi c’è, senza ombra di dubbio, Raffaele Lele Pinto, originario di Casnate con Bernate, un comune del Comasco, dove nasce il 13 aprile 1945. Correndo con vetture Fiat e Lancia, “Lele” Pinto diventa uno dei principali portacolori nazionali. Ha una guida particolare: usa poco e niente la frizione a causa di un problema alla gamba sinistra, provocato da un incidente.

Partecipa con successo anche a qualche cronoscalata, come ad esempio alla Iglesias-Sant’Angelo del 1970, dove vince la classifica assoluta al volante della Lancia FM Special, un prototipo su base Fulvia. Vincitore in carriera di una gara del Campionato del Mondo Rally, in Portogallo nel 1974. Pinto è uno dei primi piloti italiani professionisti negli anni Sessanta e Settanta. Infatti, inizia a correre negli anni Sessanta seguendo le orme dell’amato fratello, Enrico, vincitore del Campionato Italiano Velocità Circuito del 1966, al volante della Fiat Abarth 595.

Come passa dalla pista ai rally Lele Pinto? La sua seconda gara con la Lancia Fulvia HF ufficiale avviene alla fine del 1966, sul circuito di Zandvoort. È l’ultima e decisiva prova che assegna il Campionato Europeo. Cesare Fiorio vuole che Pinto dia una mano a Claudio Maglioli, in lotta per il titolo. Nelle qualifiche, l’auto con cui corre Maglioli accusa dei problemi meccanici e si qualifica decima. L’avversario di Maglioli, con la Mini Cooper è primo.

Giuliano Facetti, con un’altra Fulvia HF, è secondo e Lele Pinto è quarto. Prima di partire per la gara dice a Claudio: “Attento, alla prima staccata, faccio casino, metto la macchina di traverso, gli altri si spaventano, tu infilati nel varco giusto”. Per fortuna Claudio è un buon pilota e sa prevedere. Claudio in un colpo solo infila quattro vetture, poi riesce a superarne altre tre e, alla fine, vince il Campionato Europeo. E lui entra nelle grazie di Cesare Fiorio. Ancora un anno in pista e nel 1968 debutta nei rally.

La sua stagione più proficua è quella del 1972, disputata con la Fiat 124 Sport Spyder. Una parentesi importante, che si ricollega automaticamente alla stagione 1972. La carriera di “Lele” è molto legata a quella della 124 Sport Spyder. Infatti, la sportiva torinese comincia la sua avventura nelle competizioni, sia cronoscalate sia rally, con risultati discreti. La sua struttura, ma in particolare il suo passo, conquista molti piloti, specialisti di cronoscalate e rally, che fino a quel momento hanno corso con la Fiat 125.

Nel 1974, sempre a bordo della Fiat 124 Abarth, vince il rally del Portogallo, valido per il Campionato Mondiale Rally. In seguito torna alla Lancia, e a bordo della Stratos arriva 3º nel rally di Portogallo e nel rally di Sanremo 1976, e ottiene il 2º posto nel Tour de Corse 1977. Ha poi ricoperto per molti anni il ruolo di collaudatore nel Gruppo Fiat-Lancia.

Giornata delle disabilità, Francesco Cozzula: ”Voglio solo correre”

Il 3 dicembre è la giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita nel 1981 con lo scopo di promuovere i diritti e il benessere del disabile. Il 3 dicembre 2020 è l’ennesimo giorno, da quasi quattro anni, che il nostro Francesco Cozzula, ipovedente di Osilo, bella cittadina del Sassarese, attende con speranza di poter ritornare a fare lo sport che più ama: navigare nei rally.

“Dal 2005 al 2016 ho preso parte a 69 rally nazionali e internazionali come navigatore, con il primato di essere stato l’unico al mondo con disabilità visiva a partecipare a gare ufficiali. Dal 2017 una norma stabilisce che i navigatori debbano essere in possesso della patente di guida. Tale norma è considerata discriminatoria da parte dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e Presidenza del
Consiglio dei Ministri Dipartimento delle Pari Opportunità. E purtroppo tale norma mi impedisce di fare lo sport che ho sempre fatto”, afferma Francesco Cozzula.

Ma non finisce qui. Cozzula si sfoga aggiungendo: “Attorno a questa vicenda è calato un silenzio assordante da parte delle istituzioni che invece dovrebbero prendere le difese di un ragazzo disabile che non si arrende dinnanzi a nulla. Silenzio anche da parte di una federazione sportiva automobilistica nazionale che da aprile 2019 avrebbe dovuto portare il mio caso all’attenzione della federazione sportiva automobilistica internazionale”.

Il 3 dicembre si sentiranno tanti messaggi con buoni propositi, ma noi che siamo dei romantici sognatori aspettiamo che le parole si trasformino in fatti e che, nel caso di Francesco Cozzula, possa accadere che un disabile possa fare realmente ciò che ha dimostrato di saper fare e non debba continuare a scontrarsi con ostacoli di natura burocratica.

Volkswagen chiude con il motorsport: via anche lo stabilimento

Giusto il tempo di fare annunciare ieri ad Audi un ritorno ai rally raid nel 2022 con un prototipo elettrico e il giorno dopo Volkswagen Motorsport annuncia la chiusura a fine 2020 degli stabilimenti in cui era nata la Polo R WRC che con Sebastien Ogier ha scritto tra le pagine più belle del Mondiale Rally contemporaneo.

La chiusura degli stabilimenti di Volkswagen Motorsport implica la chiusura totale del Costruttore con i rally. Quindi non verranno prodotte Polo Rally2 neppure per i clienti. Restano, invece, disponibili pezzi di ricambio. E anche su questo fronte si prevede una corsa all’accaparramento da parte di qualche facoltoso manager. Come già avvenuto in passato con altri Costruttori che hanno dismesso il proprio reparto sportivo.

Volkswagen Motorsport, un tempo forza dominante nel Campionato del Mondo Rally con l’ineguagliabile numero di vittorie della sua Polo R WRC, ha ormai deciso che la storia sarà cancellata e non sarà ripetuta. Il team di Hannover, che ha monopolizzato i campionati Piloti e Costruttori del WRC in una spettacolare campagna quadriennale dal 2013 al 2016, cesserà anche la produzione della Polo R5 clienti alla fine di quest’anno. Peccato. Si pensi quanti team hanno comprato la Polo, “tradendo” la Skoda Fabia…

Volkswagen conferma, però, che i pezzi di ricambio per le auto saranno ancora disponibili anche oltre il 2020. Oltre al suo impegno nel WRC, la Volkswagen ha anche ottenuto tre vittorie consecutive alla Dakar con la Race Touareg tra il 2009 e il 2011. Dopo il WRC, ha dominato il World Rallycross con Johan Kristoffersson, vincendo tre titoli in quattro anni e, naturalmente, ha battuto il record di Pikes Peak Hillclimb con il suo ID.R. completamente elettrico. Ha inoltre sostenuto il programma di rallycross statunitense di successo di Andretti Autosport che ha vinto cinque titoli piloti consecutivi tra il 2015 e il 2019.

La decisione arriva come parte di una riorganizzazione del marchio Volkswagen, con Volkswagen Motorsport GmbH integrata in Volkswagen AG. In un comunicato, Volkswagen ha confermato che a tutti i 169 dipendenti del motorsport verrà offerto un nuovo contratto con Volkswagen AG a Wolfsburg.

Il dottor Frank Welsch, membro del consiglio responsabile della Divisione Sviluppo di VW, ha spiegato la situazione, dicendo: “Il marchio Volkswagen sta per diventare il principale fornitore di mobilità elettrica sostenibile. A tal fine, stiamo unendo i nostri punti di forza e abbiamo deciso di terminare le attività di sport motoristici del marchio VW. La forza lavoro del motorsport sarà integrata in VW AG. La profonda competenza tecnica dei dipendenti del motorsport e il know-how acquisito dal progetto ID.R rimarranno con l’azienda e ci aiuteranno a mettere ulteriormente modelli efficienti dalla ID. famiglia in viaggio”.

Addio a Diego Armando Maradona, anche appassionato di rally

Alla viglia del Rally di Argentina, sul finire del mese di marzo del 2008, Diego Armando Maradona realizza uno dei suoi sogni: salire su un’auto da rally guidata da Sébastien Loeb. Il 27 ottobre 2008, prima dell’appuntamento iridato di casa, quarta prova del WRC quell’anno, Diego Armando Maradona sale sulla Citroen C4 WRC del quattro volte iridato Sebastien Loeb. Il “Pibe de Oro”, invitato dalla filiale argentina della casa francese, ha indossato tuta e casco regolamentari per la sua prima uscita in veste di navigatore.

Dopo quattro chilometri percorsi a velocità sostenuta, sotto la pioggia, si è detto entusiasta, elogiando le qualità del pilota transalpino. “E’ stato fantastico – ha detto Diego Armando Maradona – è stato assolutamente straordinario con questo ‘mostro’. Mi è piaciuto molto questo giro. Pensavo di saper guidare, di essere un gran pilota… mi sono proprio reso conto che sono molto lontano da tutto questo. Ci sono pochi ‘mostri’ in giro e lui è uno di quelli…”.

Purtroppo, il 25 novembre 2020, il grande calciatore ci ha lasciati, dopo essere resuscitato più volte nella sua vita spericolata. Stavolta non ce l’ha fatta e il mondo piange il più grande di tutti con un pallone fra i piedi, ma anche con qualsiasi oggetto sferico. Populista, peronista, castrista, seguace di Che Guevara, anima di Buenos Aires e cuore di Napoli. Diego è stato questo e tanto altro, impossibile in poche righe inquadrare uno dei pochi miti veri, raccontato in libri, film, serie tv e rotocalchi. Mito in vita, mentre da Che Guevara a James Dean, altri sono morti giovani, diventando dopo personaggi letterari.

Ha vinto un Mondiale favoloso nel 1986, generando letteratura come nessun altro terrestre con la pelota. La simbologia di una guerra all’Inghilterra, per le Malvinas, vinta con la “Mano de Dios” e il gol del secolo. Lì l’uomo diventa eroe per l’eternità, sublimando un’Argentina che vive un momento fra i più alti della sua storia. E i Mondiali vinti potrebbero essere tre, con quella discussa finale persa nel 1990 contro la Germania, a Roma, e poi quella estromissione nel 1994 ad opera della Fifa: usato come figurina e poi scaricato quando si teme che la sua Argentina possa vincere.

Il mondo dei rally sotto shock ricorda Nicolò Imperio

Nelle prime ore del 20 novembre, l’aggravarsi del precario stato di salute, causato dall’infezione di Covid-19, ci ha lasciati orfani di Nicolò Imperio (nella foto di Francesco Morittu). Le sue grandi qualità di navigatore lo avevano portato ad affiancare Mauro Pregliasco sulla Lancia 037 delle Tre Gazzelle e poi era andato a lavorare al suo fianco nel team Astra. Imperio aveva anche vinto il titolo Italiano con Daniele Griotti.

Griotti-Imperio correvano come portacolori della Meteco Corse. Nella scuderia torinese, la notizia ha portato il gelo. Tantissimi i ricordi conservati dal direttore sportivo del team di Collegno Luciano Chiaramello e dall’addetto stampa del sodalizio torinese Sergio Zaffiro. Anni trascorsi fianco a fianco, alimentati da passione e centinaia di chilometri di prove speciali. Vittorie e sconfitte che portarono al coronamento di un sogno.

La notizia della dipartita di Nicolò ha sconvolto tanti appassionati e conoscenti. Un duro colpo per il rallysmo italiano. Abbiamo raccolto le dichiarazioni di alcuni amici e colleghi che ben conoscevano Nicolò nei rally.

Manrico Martella

“Stamani un sms mi ha portato questa terribile notizia. Sapevo che era ricoverato, ma mai avrei pensato che sarebbe finita così. Purtroppo sono stato io a dare la notizia al nostro amico comune Giangavino, pensando che lui sapesse già tutto. È rimasto in silenzio, scioccato, incapace di proferir parola. Ci siamo poi risentiti più tardi… E niente, non riusciamo a farcene una ragione. Ricordi, ci si vedeva sempre, durante il rally ma sopratutto dopo la gara. Rimanevo a Vignola ospite di Gian e così con lui ai fornelli si festeggiava tutti insieme il mio compleanno. Belle serate e bella compagnia. Quest’anno dopo la gara ci siam visti il lunedì nella festa Hyundai con i media e ha voluto che fossi io a stappar la bottiglia che aveva offerto a tutti, forse perché quest’anno con il rally spostato ad ottobre non avevamo potuto festeggiare il compleanno. È sempre stato un signore, gentile ed era bello ritrovarsi ogni anno. Questa credo che sia l’ultima foto scattata dove siamo insieme, quest’anno sul Monte Lerno. Un passaggio dato a sto’ vecchietto…”.

Marco Zegna

“Novembre 1999, Rally della Costa Smeralda, edizione numero 18. Io e Davide Negri , partiamo fiduciosi verso l’isola con un solo pensiero in testa: riuscire a portare a casa il Trofeo Seat che quell’anno si svolgeva nell’ambito del Trofeo Terra… Campionato iniziato, per noi, con due gare di ritardo rispetto a nostri avversari e con un po’ di incoscienza non avendo mai corso su fondi sterrati. All’arrivo a Porto Cervo, in albergo scopriamo con piacere che i nostri vicini di tavolo sono Daniele Griotti e Nicola Imperio, a cui ci rivolgiamo con rispetto e anche un po’ di timore per l’esperienza e il palmares che rappresentano. Nasce subito una bella intesa che ci porta ad affrontare ricognizioni e serate post ricognizioni sempre insieme. Daniele e Nicola dispensano consigli e segreti e noi ne facciamo tesoro. A distanza di anni ho sempre ricordato di quei giorni, con estremo piacere, l’umanità, la semplicità e l’umiltà di Nicola, la sua calma e la sua pazienza, la passione nel descrivermi le prove della sua terra. Un campione nello sport e nella vita. La fine della favola fu, che noi pur tra mille peripezie portammo a casa il Campionato e loro l’assoluta in gara. Che gioia e che festeggiamenti. Continuerò a portarli dentro di me questi fantastici ricordi. Buon viaggio Nicola”.

Federico Boglietti

“Ti avevo ritrovato in primavera dopo tanti anni, prima del mio rientro nel mondo dei rally. Mi avevi dato i giusti consigli e mi avevi convinto che 58 anni non sarebbero mai stati un ostacolo per me ma la giusta esperienza alla giusta età. Abbiamo riso insieme questa estate in Sardegna guardando i test Pirelli e ora mi sembra tutto così impossibile. Te ne sei andato troppo presto amico mio, questo mondo e molti di noi avevano bisogno ancora dei tuoi consigli”.

Simone Parisella

“Ho avuto l’onore di conoscerti ed apprezzare le tue grandi doti umane nelle ore passate a trovare percorsi per i test,ma anche la tua immensa gentilezza sempre pronto a tutto, anche ad aiutare amici che non conoscevi, la notizia della tua dipartita mi lascia attonito. Ciao Nicolò, porta in Paradiso la tua simpatia, quella naturalezza per cui le persone ti volevano bene”.

Monica Lai

“La vita è proprio ingiusta. Quando nel tuo cammino trovi un amico davvero speciale, improvvisamente te lo toglie senza nemmeno poterlo salutare. Era forse una persona troppo buona e generosa per questo Mondo? Probabilmente sì. Sempre proteso ad aiutare gli altri, con una sensibilità straordinaria. Chiunque ti abbia conosciuto ha avuto un enorme privilegio! Arrivederci Nicola Caro, vicini con il cuore a Michela e Pina”.

Stefano Pudda

“Abbiamo fatto tante cose insieme e tanti erano i progetti. Mi hai insegnato tanto sul mondo del rally, ad ogni gara mi facevi sentire la tua presenza e non mancava un fine gara con un tuo complimento, che non ti ho mai detto ma mi ha sempre emozionato tanto! Hai puntato sulla mia persona per creare e mandare avanti idee e progetti e di questo ti ringrazierò per sempre. Conserverò di te un bel ricordo, come credo lo conserveranno tutti gli appassionati del motorsport isolano. Stamattina il messaggio della tua scomparsa mi ha gelato il sangue, eri una roccia, ho sperato sino all’ultimo. La vita spesso è veramente ingiusta”.

Nicolò Imperio: l’uomo, il copilota e l’amico

Nicolò Imperio, conosciuto dagli amici come Nicola, ci ha lasciati. Colui che, a ragione, era considerabile uno dei migliori navigatori sardi e anche del contesto nazionale, se n’è andato, silenziosamente. Quasi senza voler disturbare nessuno. Da stanotte ha smesso di soffrire. Vogliamo ricordarlo copilota, affezionato al suo road book. Tanto bravo e meticoloso che per dieci anni è riuscito a trasformare un hobby in professione. Un’esperienza che gli avrebbe permesso di campare di rally. Nicolò Imperio, gallurese di Luogosanto e olbiese d’adozione, si era ritagliato uno spazio di primo piano nel panorama dell’automobilismo sardo.

Un posto in vetrina conquistato a suon di vittorie con un impegno e una passione difficili da riscontrare in una disciplina che brucia in fretta denari e aspettative. Imperio aveva alle spalle decine di stagioni ricche di soddisfazioni e si guardava sempre intorno prima di tirare fuori dall’armadio casco e tuta per rilanciarsi in qualche nuova avventura.

“Quando non corro, riposo e progetto – raccontava nei primi anni 2000 -. Ne approfitto per godermi la famiglia e per tirare un po’ il fiato”. Tre i titoli italiani in bacheca e una marea di trofei vinti – “quelli a cui tengo di più sono i primi posti nel “Garzoglio” del 1993 e del 1994, premio assegnato al miglior copilota dell’anno” – Imperio era molto appassionato e altrettanto competente. Più volte era stato coinvolto nella realizzazione della “struttura” del percorso del Rally Italia Sardegna.

Aveva un pensiero positivo e odiava le polemiche. A chi gli domandava come vedesse lui la sua Isola da rally, rispondeva: “La vedo viva, e questo è già un bel risultato perché fare il pilota da noi è più complicato che altrove. I costi sono più alti, le strutture sono quelle che sono e trovare i soldi è difficile. Evidentemente la passione per le quattro ruote ha radici solide e negli ultimi anni ci sono incoraggianti segnali di ripresa”.

Eppure fare il pilota è sempre più complicato. “Sfatiamo una leggenda – ricordava -. Fare il pilota è sempre stato complicato. In questo nuovo millennio come venti anni fa. Per disputare una stagione ci vogliono soldi e tanta, tantissima passione”.

Ci è rimasto nel cuore un consiglio che dava ai giovani piloti sardi: “Ho visto che molti puntano su vetture di grossa cilindrata con la speranza di inserirsi nelle posizioni di vertice. Io credo che sia uno sbaglio perché più la vettura è “importante” più aumentano i costi e le difficoltà. Io suggerisco sempre di puntare su vetture più piccole dividendo il budget su più gare. Ci sono meno rischi, più spazi per gli sponsor e c’è la possibilità di fare molta più esperienza. Purtroppo è un discorso difficile da far capire. Ed è la conferma che c’è ancora molto da lavorare”.

Nicolò Imperio copilota, ma anche paterno istruttore, che non dimenticava mai le sue origini sportive: “Mi sono avvicinato all’automobilismo per passione e ho capito che potevo fare molta più strada come navigatore che col volante. Così ho fatto una scelta e, quando mi guardo indietro, credo di non aver sbagliato. Meglio essere un buon navigatore che un pilota mediocre”.

Senza dimenticare il lato umano, quello dell’uomo che non nasconde le sue paure. “La paura è una realtà e mi fanno ridere quelli che dicono il contrario. La paura c’è ed è un vantaggio perchè ti aiuta ad essere cosciente, a fare le cose per bene, a capire che ci sono dei limiti. Guai se non dovessi più provare paura”.

Il coraggio viene dalla paura ed era così anche in Nicolò, che si lanciava a testa bassa e senza guardare la strada ai 200 all’ora su sterrati dove in teoria sarebbe un azzardo cambiare dalla prima alla seconda. “Io sento la paura prima di salire in macchina – raccontava in vita -. Ci convivo per le prime tre curve poi me ne dimentico. Ho fatto dei test clinici e ho visto che è proprio un fatto fisico. Anche nei momenti più difficili il mio cuore non supera i settanta battiti al minuto. Questo significa che il cervello riesce a controllare le emozioni. E per uno che viaggia sul filo del rasoio è importate avere l’assoluta padronanza dei propri mezzi”.

Un copilota e un amico che ci mancherà, un ottimo uomo che mancherà al mondo perché questo anno di disgrazie non ha voluto risparmiarlo.

Petter Solberg, colui che pennellava le curve

Petter Solberg, alias Hollywood ai tempi in cui le Subaru Impreza WRC avevano ancora la forza di ruggire. Pilota e campione del mondo rally 2003 che ha regalato spettacolo, pennellando curva dopo curva tante stagioni del Mondiale Rally. Asfalto e terra. Milioni di chilometri in carriera. Dopo il ritiro coach del figlio, altro talento fortunatamente sbocciato presto. Ma d’altra parte a mangiare pane e rally si finisce così, come Oliver.

Nato ad Askim il 18 novembre 1974, Petter Solberg, oltre ad essere il norvegese campione del mondo rally nella stagione 2003, è anche tre volte vice campione del mondo nelle stagioni 2002, 2004 e 2005 e due volte campione del mondo di rallycross nelle stagioni 2014 e 2015. Grazie a questi successi, Solberg è il primo pilota nella storia ad aver vinto il titolo mondiale in un campionato organizzato dalla FIA in due discipline diverse.

All’età di 13 anni Solberg vinse il campionato nazionale di auto radiocomandate (RC cars) spinto dai genitori Tove (la madre) e Teje (il padre) entrambi piloti di bilcross (una versione economica del rallycross, tipicamente norvegese). Quando era ancora troppo giovane per guidare, Petter aiutava a preparare le macchine di rallycross nel giardino di casa e appena compiuti 18 anni entra nel mondo del bilcross nel 1992. Vince sia il campionato nazionale di rallycross che di cronoscalata nel 1995 (19 vittorie su 21 gare) e 1996 (15 vittorie su 19 gare). Nel 1998 è campione norvegese di rally (suo fratello maggiore, Henning, lo ha vinto di seguito dal 1999 al 2003).

Grazie all’aiuto del connazionale John “Mr. Skoda” Haugland, Solberg venne notato dai team manager del campionato del mondo rally (WRC). Dopo aver vinto un test drive comparativo, nel 1998 accettò di entrare a far parte del Junior Rally Team della Ford. Nonostante Malcolm Wilson, team manager della scuderia M-Sport, cui il reparto sportivo dell costruttore americano affida le proprie vetture, si aspettasse un inizio in sordina, Petter diventò un “point scorer” per la Ford, soprattutto all’estenuante Safari Rally del 1999.

2000: inizia l’esperienza Subaru

Nel 2000 decise di lasciare la Ford Motorsport per il Prodrive Subaru World Rally Team (SWRT) come compagno di Richard Burns e Juha Kankkunen. Il primo podio arrivò l’anno successivo al Rally dell’Acropoli mentre al Rally di Sanremo perse volontariamente punti passando dalla quarta alla quinta posizione, aiutando così Richard Burns nella rincorsa al titolo, poi vinto dal britannico.

Due anni dopo si ritrovò come compagno di squadra il quattro volte campione del mondo Tommi Mäkinen dopo il trasferimento di Burns alla Peugeot. Nello stesso anno vinse la sua prima gara primeggiando nel prestigioso rally del Galles grazie anche a uno sfortunato incidente di Marcus Grönholm ma dimostrando comunque ottime qualità di guida sugli insidiosi terreni gallesi.

Conquistò quattro vittorie nel 2003, ripetendosi in Galles e conquistando il titolo mondiale con appena un punto di vantaggio sul nuovo talento francese della Citroën Sébastien Loeb.

Nel difendere il titolo non ebbe molta fortuna infatti nel 2004, nonostante 5 vittorie su 16 gare (vincendo in Galles per la terza volte consecutiva), non riuscì a resistere al ritorno di Loeb il quale andò a punti più regolarmente mentre Solberg ebbe invece una serie negativa di tre ritiri consecutivi a metà stagione. Finì comunque secondo in classifica.

Il 2005 cominciò bene con 2 vittorie su 3 gare e la testa della classifica ma ancora una volta Loeb fu irresistibile e a fine stagione Petter Solberg si ritrovò a lottare per il secondo posto con Marcus Grönholm. Vinse ancora una volta in Galles (per lui la quarta consecutiva) dopo che Loeb si fece penalizzare per non vincere rally e titolo in occasione della morte di Michael Park, navigatore di Markko Märtin. Rimase in corsa per vincere il mondiale ma al rally d’Australia si ritirò per aver investito un canguro e il titolo andò nuovamente a Loeb.

L’anno successivo continuò la sua collaborazione con la Subaru che presentò la nuova Impreza WRC2006. I risultati di quella stagione non furono all’altezza di quelli di Loeb che corse con una Citroën Xsara WRC privata in attesa dello sviluppo della nuova C4 WRC. Solberg dovette accontentarsi soltanto di una serie di modesti piazzamenti (secondo posto in Messico, Argentina e Australia) e ben otto ritiri; terminò il campionato in sesta posizione con 40 punti e fu la prima volta dal 1993 che un pilota Subaru non finì tra i primi tre in classifica generale.

Il 2007 sembrò iniziare meglio con un sesto posto a Montecarlo (il suo miglior piazzamento in carriera nel rally monegasco), ma fu costretto al ritiro in Svezia, dove lottava per il podio, e in Norvegia venne battuto dal fratello Henning nella corsa al terzo posto. Il resto della stagione, a parte un secondo posto in Portogallo (arrivato peraltro dopo la penalizzazione delle due Ford di Gronholm e Hirvonen che erano davanti), è un susseguirsi di problemi tecnici e ritiri. Il terzo posto in Grecia sembrò essere il punto di svolta della stagione ma così non fu. Terminò infatti l’annata al quinto posto con 47 punti proprio davanti a suo fratello. Nello stesso anno partecipò anche alla Race of Champions rappresentando la Norvegia con il fratello Henning e insieme al sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher.

L’anno dopo continuò la sua collaborazione con Subaru che a metà stagione presentò la nuova Impreza WRC2008 la quale segnò un punto di svolta con i modelli precedenti, Non trattandosi più di una berlina tre volumi ma di una due volumi più compatta e dall’apparenza meno estrema. La prima parte di stagione, con la vecchia Impreza WRC2007, vide il norvegese ritirarsi per ben quattro volte consecutive e ottenere soltanto due buoni piazzamenti (quinto a Montecarlo e quarto in Svezia). I primi risultati con la nuova vettura furono più che confortanti: infatti, al debutto, il norvegese colse subito un podio in una delle gare più dure della stagione, il Rally dell’Acropoli, e il team ne ottenne anche un altro in Finlandia con Chris Atkinson. Tuttavia nel resto della stagione ottenne solo piazzamenti e nessun podio, terminò infatti sesto in classifica dietro anche al compagno di squadra. Alla fine della stagione la Subaru, complice il difficile momento economico, pose termine alla quindicennale presenza nel campionato mondiale rally.

Petter Solberg, colui che pennellava le curve
Petter Solberg, colui che pennellava le curve

Il Petter Solberg World Rally Team

Rimasto senza una vettura ufficiale, Petter Solberg decide di affrontare il Mondiale 2009 con una propria squadra, acquistando una Citroën Xsara WRC, che gli permette di ottenere due terzi posti a Cipro e in Italia. I modesti risultati conseguiti nel prosieguo della stagione lo convincono a rilevare dal costruttore francese una più moderna C4 WRC, con la quale disputerà le due prove finali del campionato. In entrambe conclude al quarto posto. Conclude la stagione con 35 punti, al quinto posto nel Mondiale Piloti vinto da Loeb.

Con lo stesso team, dopo aver raccolto il budget necessario con un imponente bouquet di sponsor, acquista un secondo esemplare di C4 WRC, con la quale affronta l’intera stagione 2010. Dopo un brutto inizio con un nono posto in Svezia, riesce a conquistare tre podi consecutivi: è secondo in Messico e Turchia e terzo in Giordania. Dopo un ritiro in Nuova Zelanda, il pilota norvegese riprende a racimolare punti, con risultati molto buoni: è terzo in Bulgaria e in Francia, e secondo in Giappone. Nelle altre prove, termina sempre nei primi cinque. Quando mancano due rally alla conclusione del campionato, è quarto nella classifica piloti con 133 punti.

Muore Paolo Brenna, lutto nel rallysmo comasco

In punta di piedi, silenziosamente, nella mattina di martedì 17 novembre 2020 se n’è andato Paolo Brenna, che era vice presidente dell’Automobile Club Como e fiduciario locale di Aci Sport. Paolo Brenna aveva 72 anni ed era anche il responsabile dell’organizzazione del Rally Trofeo Aci Como.

Paolo Brenna era una persona stimata e conosciutissima nell’ambiente motoristico, e la notizia della sua morte, così improvvisa, ha lasciati senza parole piloti, amici e addetti ai lavori, che lo avevano conosciuto e che avevano collaborato con Brenna, che era anche il responsabile dei corsi di formazione e istruzione per i neo tesserati, oltre che il primo riferimento per scuderie, associazioni e licenziati AciSport.

Paolo Brenna conosceva bene l’automobilismo a 360 gradi, perché lo aveva vissuto partendo dal basso e facendosi apprezzare per la passione con cui affrontava qualunque problematica. Per anni è stato guida dell’Associazione Ufficiali di gara di Como, il gruppo dei commissari di percorso che pochi giorni fa aveva avuto un altro lutto, con l’incredibile morte di Pietro Castelli, venuto a mancare per un malore improvviso poche ore dopo la conclusione del rally. “Il dolore è grande, prima di tutto per la scomparsa di un amico” ha detto Enrico Gelpi, presidente di Aci Como.

Silvio Stefanelli: muore un simbolo del rallysmo sammarinese

Lutto nel rallysmo italo-sammarinese. Al termine di una lunga malattia, Silvio Stefanelli, che di prove nella vita ne aveva superate tante, ha perso la sua battaglia più importante. Apprezzato copilota, quasi un simbolo del rallysmo sammarinese, è deceduto all’età di 56 anni. Silvio Stefanelli era tesserato FAMS da oltre trent’anni, dal 1990 per la precisione, anno in cui iniziò alla destra di Filippo Reggini al San Marino Rally.

La carriera di Silvio Stefanelli è corredata da tanti successi, fu un’escalation continua. Lui era sempre entusiasta. Scendeva da un’auto da rally e voleva già risalirci dopo cinque minuti. Al punto da aver collezionato duecento e quarantuno rally e dodici vittorie.

Stefanelli ha corso al fianco dei più grandi piloti del panorama nazionale sammarinese, ma anche con importantissimi piloti italiani. Premiato con la medaglia d’oro al merito sportivo dalla federazione di San Marino, Stefanelli è stato navigatore di Massimo Ercolani, Daniele Ceccoli, Paolo Valli, Jader Vagnini e Loris Baldacci, con il quale partecipò al Campionato del Mondo Rally Gruppo N.

Silvio Stefanelli è stato anche navigatore di Sandro Munari in diverse edizioni del Rallylegend. Tra le vittorie più belle ottenute in carriera, non si può dimenticare certamente il successo ottenuto nel 2016 da navigatore di Guliano Calzolari al Lahti Historic Rally in Finlandia, rally valido per il Campionato Europeo Rally Storici. La redazione di RS e oltre esprime cordoglio e si stringe attorno alla famiglia.

La prima auto di Thierry Neuville? La Opel Corsa gialla

Thierry Neuville è stato condotto in una stanza piena di fan in visibilio ed è stato fatto sedere sul tetto di una Opel Corsa GSi. Quella Opel era l’auto con cui il pilota belga ha iniziato a correre nei rally. La sua prima auto. Dodici anni dopo, Neuville ha rintracciato e acquistato la Corsa con cui aveva gareggiato per la prima volta. Esteriormente, l’auto era identica. La star di Hyundai Motorsport ha apportato qualche strana modifica alla vettura.

“Abbiamo trovato un motore speciale per quest’auto. Un kit particolare”, ha detto Neuville. “Si trattavadi un motore molto raro con 210 cavalli, quindi un po’ più veloce rispetto alle altre. Abbiamo anche apportato altre modifiche all’auto. Non è la stessa di prima, è più un ibrida”. Tra le altre modifiche c’è stato il passaggio a un cambio sequenziale. Neuville ha portato la Corsa alla Legend Boucles de Bastogne nel 2018 e nel 2019.

“Amo quel rally”, ha detto. “Amo l’atmosfera di quella gara e le persone che la circondano. Ci siamo andati con una Porsche 911 nel 2017, ma quando sono tornato l’ho fatta con la mia vecchia macchina. Ci siamo divertiti molto a mostrare la macchina ai fan”.

“Nella sua prima vita con me, questa Opel Corsa non è durata molto”. Nel 2008, Neuville è passato alla Suzuki Swift e alla Ford Fiesta ST. È stato con l’Ovale Blu che ha ottenuto la sua prima vittoria di classe al Rally de Wallonie. Due anni dopo stava lasciando il segno sullo Junior WRC con una Citroën C2 R2 Max: secondo al suo debutto al Rally di Turchia, prima che un problema alla trasmissione lo costringesse a ritirarsi. Due gare più tardi, stava vincendo tra gli Junior WRC al Rally di Bulgaria. Quattro anni dopo… La vittoria al Deutschland Rally 2014 è solo un altro capitolo di un libro iniziato con la Opel Corsa.

Addio a Nicola Zandanel: la Maranello Corse piange il suo presidente

La scuderia Maranello Corse perde il suo timoniere: una improvvisa crisi cardiaca si è portata via Nicola Zandanel, presidente del sodalizio modenese che aveva recentemente compiuto 60 anni. Figura di riferimento del rallysmo emiliano, Zandanel aveva capitanato un’altra scuderia di rilievo nei primi anni 2000, la Black Lions indossando, contemporaneamente la tuta da navigatore affiancando piloti come Alan Scorcioni, Francesco Arati, Lorenzo Gilli, Piergiorgio Bedini molti altri ancora.

Animato da una grandissima passione, Zandanel è stato in grado di far nascere e crescere la Maranello Corse lanciando piloti Lorenzo Grani o Giacomo Guglielmini o lo stesso Francesco Arati, primo pilota a portare in gara i vessilli della scuderia fondata cinque anni fa. “Nicola era un grande amico prima ancora che un navigatore. Un uomo dell’animo buono e generoso che a dato a molti la possibilità di gareggiare in auto, me compreso. Non amava mai apparire o stare al centro dell’attenzione ed anzi, voleva che ad essere protagonisti fossero i membri della scuderia. Sempre gentile e schietto, mai banale o con parole fuori posto: una persona vera; questa è davvero una grave perdita per il nostro sport!” ha raccontato un affranto Francesco Arati.

Imprenditore nel settore delle ceramiche, Zandanel era anche molto attivo, sempre dietro le quinte, nel collaborare con i vari organizzatori pronti a valorizzare il territorio emiliano con eventi motoristici. A nome di tutta la redazione di RallySlalom, le più sentite condoglianze ai famigliari.

Finita la storia d’amore tra Neste e Rally di Finlandia

La Neste ha smesso di sponsorizzare il Rally di Finlandia dopo ventisei anni. Cos’è il Rally di Finlandia senza lo sponsor Neste? Assomiglia, come storia, al RAC senza Lombard. Quanto tempo ci vorrà prima che la gente smetta di chiamare il Rally di Finlandia “Rally Neste”? Neste, tradotto, significa liquido. E il liquido – in termini di petrolio raffinato e diesel rinnovabile – è stato a lungo lo stock in trade di questa azienda con sede a Espoo. Ma il passaggio nell’ultimo decennio verso soluzioni rinnovabili, insieme ad una revisione della strategia del Marchio, ha portato alla separazione.

La Neste non si sente più a suo agio nella prova finlandese del Campionato del Mondo Rally. La Neste è accanto al Rally di Finlandia, da quando questi era ancora il leggendario Rally 1000 Laghi. Neste si è unita alla competizione finlandese quando ancora si parlava di Jyvaskylan Suurajot (il Gran Premio di Jyvaskyla) in un momento preoccupante per il rallysmo mondiale e ancor di più in quella che poteva essere configurata come la sua casa spirituale.

Prima del 1994, due delle quattro edizioni del più grande evento di sport motoristici della Finlandia erano state vinte dagli europei del sud. I finlandesi avevano fatto i conti con gli svedesi, ma ora Carlos Sainz e Didier Auriol erano arrivati per riscrivere la storia ed erano pronti a sfatare il mito con splendide vittorie, rispettivamente nel 1990 e nel 1992.

“È la stessa cosa che è successa con Lombard per il RAC – ha commentato, un po’ malinconico Latvala -. Per me Neste non è separabile da rally. Anche prima di diventare il main sponsor, Neste era sempre presenti ai rally. Sono triste per questo. Molto triste. Non pensavo davvero che potesse accadere, ma è successo. Dobbiamo rispettare la loro decisione e capire il loro pensiero ed essere grati che continueranno a produrre il carburante di cui abbiamo bisogno per le nostre auto”.

“È strano però – prosegue Latvala -. Come pensi che chiameremo il rally adesso? Per la vecchia generazione, era sempre 1000 Laghi e poi per la mia generazione e per quelli dopo è sempre stato Neste Rally. Questo mostra il valore dell’associazione della Neste al rally di Finlandia: tutti usano la parola Neste per parlare del rally. Sono sicuro che gli organizzatori faranno un nuovo accordo con qualcuno: è un’ottima manifestazione con una buona organizzazione”.

Guardando al futuro, cosa significa la partenza di Neste per il Rally di Finlandia? Naturalmente, c’è una significativa perdita di entrate collegata alla partnership legata alla prova del Campionato del Mondo Rally, ma c’è certezza del fatto che la Finlandia resta una delle gare economicamente più solide del WRC.

Il ceo della AKK Sports Rally, Markus Hakkinen ha detto che la notizia della separazione con la Neste ha suscitato sentimenti contrastanti. “Questa è la fine di un’era. Guardiamo indietro insieme con una sensazione di appagamento e anche con un po’ di nostalgia. Abbiamo lasciato segni indelebili sia nel panorama sportivo finlandese che nella memoria degli appassionati di tutto il mondo e, insieme, abbiamo aumentato il valore e il significato del Rally di Finlandia e migliorato lo stato dell’evento, sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

Addio ad Osvaldo Bailetti, morto sulla sua pista preferita

Un malore improvviso sabato 31 ottobre sembra la causa della scomparsa di Osvaldo Bailetti. Pilota da rally passato progressivamente ai kart, Osvaldo era stato un assiduo frequentatore nei tempi d’oro dell’Autodromo di Lombardore. Lascia la moglie Maria Luisa e la figlia Gloria.

Osvaldo Bailetti, stava facendo quello che più amava, guidava il suo go-kart, quando è stato colto da un malore che non gli ha lasciato scampo. Era nel suo kartodromo preferito, ovvero quello de Le Sirene di Cavaglià (Biella), tempio sportivo del karting piemontese. Aveva 69 anni ed era soprannominato Spiderman.

Molto conosciuto in città, vera icona del karting, è stato ricordato dall’assessore allo Sport, Daniele Volpatto. “Oggi ci ha lasciato un simbolo del motosport regionale. Un settimese, che se ne è andato mentre faceva il suo sport preferito: Osvaldo Bailetti. Condoglianze alla sua famiglia ed a tutti i suoi cari”.

Il kart è finito fuori pista in curva e lui è rimasto accasciato sul volante, privo di conoscenza. Al momento dell’impatto, però, è probabile che il cuore dell’uomo avesse già smesso di battere. I sanitari del 118 hanno fatto un disperato tentativo di rianimazione, ma questo non ha avuto successo. I titolari del kartodromo hanno chiuso l’attività per la giornata di oggi in segno di lutto, anche perché l’uomo era un frequentatore abituale della pista.

Madre e figlia fanno il bis: tricolore femminile e over 55

Madre e figlia vincono il tricolore rally riservato agli equipaggi rosa e agli over 55. Lo scorso, è stato un fine settimana intenso per la PA Racing, impegnata in contemporanea in due campi gara con ben sei vetture. A Verona, al Rally Due Valli, gara valida per la massima serie tricolore, erano quattro le auto schierate al via dal team bergamasco.

Week end positivo per la biellese Patrizia Perosino che, con la Skoda Fabia R5 gommata Pirelli e, coadiuvata dalla figlia Veronica Verzoletto, ha chiuso la difficilissima gara veneta in prima posizione sia tra gli equipaggi femminili che tra gli Over 55. All’arrivo, la gioia non era solo per il risultato della gara, ma soprattutto per aver matematicamente vinto l’ambito titolo tricolore riservato agli equipaggi Femminili e agli Over 55.

Patrizia Sciascia torna ai rally e regala show al Merende

Ritorno doveva essere e ritorno è stato. Patrizia Sciascia voleva tornare a correre un rally dopo cinque anni di pausa e aveva pensato a quello di Sanremo, sulle strade a lei amiche. La competizione matuziana, purtroppo, è stata annullata a causa degli ingenti danni causati dal maltempo, alle strade e alla popolazione. Ma la Sciascia è da sempre un osso duro. Ama le sfide. Ritorno doveva essere e ritorno è stato.

La driver ligure, ricordata per i suoi numeri con le Subaru Impreza, si è presentata al via del Rally delle Merende al volante della Volkswagen Polo R5 e a fine gara si è piazzata settima assoluta. Nella top ten. Ancora una volta le ha suonate a tanti “maschietti” dal piede pesante. A navigare Patrizia Sciascia c’era una delle sue storiche copilota, Cristiana Biondi (l’altra è Patrizia Boero).

Sulla prima prova del Merende, Patrizia Sciascia si è scaldata i muscoli con un dodicesimo tempo assoluto su cento e ventotto classificati. La PS2 l’ha vista ventiduesima, ma su quella successiva ha siglato uno straordinario settimo tempo. Su quella successiva addirittura sesta. Di nuovo dodicesima sulla penultima prova e settima sull’ultima. Complimenti, mancava da tanto e ci ha subito fatto ricordare quanto possa essere divertente vederla in azione.

Storie a lieto fine: ben tornato Cristiano Giovo!

Sono rimasti tutti stupiti nel vedere la Clio Maxi di Sergio Mano e Flavio Aivano scendere la pedana finale del Rally delle Merende, scostarsi vicino alle transenne e fermarsi subito dopo, come per un bisogno impellente dell’equipaggio. In effetti, si trattava proprio di un bisogno impellente da parte di Sergio e Flavio. Quello di andare ad abbracciare Cristiano Giovo, tornato nel mondo dei rally dopo il terribile incidente del Rally del Piemonte accaduto 333 giorni fa.

Magrissimo, come è sempre stato con il fisico da maratoneta, Cristiano si muove per ora con le stampelle, ma il vederlo vicino al palco arrivi del Merende è stata la miglior risposta a tutti i messaggi catastrofici apparsi sulla stampa locale nei giorni dell’incidente.

“Dell’impatto ricordo tutto. La frenata, la botta, i soccorsi, il taglio della vettura per togliermi dall’abitacolo. Per un lungo periodo non ho seguito le gare, poi ho cominciato a guardare le classifiche del Montecarlo. Dal Rally di Alba dello scorso luglio ho ripreso a interessarmi alle gare locali e oggi sono qui, a salutare gli amici, grazie all’insistenza di Gil Calleri che mi ha chiesto espressamente di esserci”.

Un grande segnale di ottimismo per tutto l’ambiente. Cristiano ha ancora davanti a sé una lunga strada prima di tornare a essere il navigatore e la persona che è stato fino a quel 20 novembre dello scorso anno. Ma come tutte le persone della sua terra è coriaceo e determinato. Lo ha dimostrato quando dettava le note in macchina. Lo sta dimostrando anche adesso. Ben tornato Cristiano.

A Cordoba bruciano le strade del WRC e della Dakar

La terra brucia ancora a Cordoba. Complice la mancanza di pioggia, l’Argentina continua ad essere colpita da incendi devastanti. L’ultimo, divampato nella notte tra lunedì e martedì nella provincia di Cordoba si è avvicinato pericolosamente alle abitazioni e molte persone hanno dovuto evacuare le loro case. Almeno tre Vigili del Fuoco sono rimasti feriti mentre cercavano di domare il fuoco a Villa Carlos Paz, una delle mete turistiche più gettonate dell’Argentina centrale.

Quelle che sono strade storiche per il WRC e anche per la Dakar sono andate in fumo. Fonti governative riferiscono che ne è rimasto circa il 3%. Del restante 97% non ce n’è più traccia. Quando questa drammatica tragedia sarà finita bisognerà ripensare anche il rally in ottica 2021.

Due grandi incendi, situati vicino alla città di Alpa Corral e in direzione dell’Estancia La Candelaria, sono ancora attivi sebbene molti altri fossero stati contenuti, secondo il governo locale. Nella provincia meridionale sono presenti almeno sei fronti attivi su cui si stanno concentrando gli sforzi dei vigili del fuoco. Uno di loro, lungo una ventina di chilometri nella zona dell’Alpa Corral, è quello con la maggiore attività.

Kalle Rovanpera: 20 anni e 12 di carriera sulle spalle

L’1 ottobre 2020 Kalle Rovanpera compie vent’anni. E venti anni prima, proprio mentre Rovanpera Junior veniva alla luce, per la prima volta Sebastien Loeb arrivava tra i primi dieci in una competizione di Campionato del Mondo. Quel nono posto assoluto al Tour de Corse 2000 fu un risultato eccezionale per un ex-ginnasta alla sua quinta gara del WRC. Una coincidenza? Chissà, sta di fatto che la Toyota Corolla WRC che Loeb stava guidando sull’isola francese il giorno in cui nasceva Rovanpera Junior è esattamente la stessa vettura (telaio 630 K-AM 608, originariamente costruita per Didier Auriol per vincere il Rally di Cina 1999, fonte (Mull Rally Duncan Brown) con cui il padre di Kalle, Harri, aveva concluso terzo al Rally 1000 Laghi di 42 giorni, cioè quando mancava poco più di un mese alla nascita di suo figlio.

La storia di Kalle ha affascinato tantissimi appassinati negli ultimi dodici anni. Per quanto sia strano parlare degli ultimi dodici anni di carriera di un pilota di rally che l’1 ottobre 2020 ha compiuto vent’anni, di cui tanti trascorsi sui laghi ghiacciati con La Toyota Starlet, appeso al volante con i blocchi sui pedali. Quello era Kalle Rovanpera nei rally a dodici anni. Anche nell’inverno del 2008, il talento naturale era evidente mentre l’auto veniva lanciata da una curva all’altra e controllata magnificamente con l’acceleratore.

A proposito, la derapata controllata è qualcosa che Rovanpera ha imparato mentre altri ancora guardavano i cartoni animati. Una volta che il furore si è placato, tutto è andato abbastanza bene. E del giovanotto si è saputo poco e nulla. Ma la stella era quasi pronta ad iniziare a brillare.

Durante la sua adolescenza, protetto dai genitori, a Kalle Rovanpera viene consegnata una Citroen C2 R2 Max per sostituire nei rally l’ormai stanca Toyota, che ha pure la tosse. Nel 2014, lotta tra le due ruote motrici contro BMW 328 e Renault Clio. Il settimo posto assoluto al Rally Aluksne 2015 è il momento del risveglio. Quella volta è perfetto con la C2 e torna alla gara lettone dodici mesi dopo, non avendo compiuto sedici anni, al volante di una Skoda Fabia S2000 centrando il successo assoluto. E non vince per poco.

Se il 2016 è iniziato bene, è finito incredibilmente meglio con un indimenticabile debutto nel WRC. Al Memorial Bettega chiude secondo dietro a Elfyn Evans, entrambi alla guida di Ford Fiesta RS WRC. Un anno dopo torna e vince. Poi sarà l’adolescente Oliver Solberg a farsi dedicare alcuni titoli dei giornali mentre ripete l’impresa di Kalle con il secondo posto di categoria al suo debutto nel WRC. Entrambi battono Teemu Suninen.

A diciassette anni si può guidare su alcune strade e Rovanpera esordisce al Rally GB. E subito comprende le dimensioni del passo che sta facendo, quando scivola via il primo pomeriggio con la Ford Fiesta R5. Colpa del fango Myherin. Quindici giorni dopo arriva un risultato nella top ten del WRC e la prima vittoria nel WRC2 al Rally di Australia. Da allora, lo arruola Skoda e lui immagazzina esperienza, velocità e fiducia.

Ma prima ancora di firmare per l’azienda ceca, il suo pensiero vola all’accordo con Toyota. Kalle ha testato una Yaris WRC nel 2016. All’età di sedici anni. È stato un test di resistenza su un’auto molto aggressiva, ma comunque… Due rally nella sua carriera a tempo pieno nel WRC ufficiale e arriva il primo podio al Rally di Svezia. Se non fosse stata una foratura, è del tutto plausibile che avrebbe vinto il Rally di Estonia, la sua quarta partenza nel WRC con la Yaris WRC. Preparatevi, quello che vedrete sarà ancor più bello.

Rally di Turchia 2019: Citroen fa doppietta dopo quattro anni

Calore intenso. Sentieri di montagna disseminati di rocce. Pioggia forte. Il venerdì del Rally di Turchia 2019 (qui la nostra diretta web) è stato duro come poche volte nel WRC. Tenere il piede destro ben piantato a terra non era un’opzione se si voleva essere nella lotta per il podio due giorni dopo. E in Citroen Racing lo sapevano bene. Tre settimane prima del Turchia 2019, il team era disperato: dopo aver lottato al Deutschland con un grave problema sconosciuto che causava sottosterzi sulla C3 WRC Plus, si arrivava in Turchia con una grave incognita.

Invece, Sébastien Ogier ed Esapekka Lappi hanno consegnato la prima doppietta alla squadra francese dopo l’Argentina 2015. Ogier ha ricevuto la maggior parte degli elogi e ha riacceso la lotta al titolo con un’audace scommessa sugli pneumatici sabato mattina, prima di controllare il rally per tutta la seconda metà del suo svolgimento. Altrettanto impressionante è stato Lappi, in testa da venerdì mattina fino a quando un piccolo errore ha permesso al compagno di squadra di andare avanti.

Il Rally di Turchia 2019 è stata l’occasione per Ott Tanak di mettere alcune dita, se non un’intera mano, sul titolo Piloti. Un vantaggio di 33 punti prima dell’evento significava che un altro risultato vincente per l’uomo del momento del WRC avrebbe lasciato i rivali Thierry Neuville e Ogier con una montagna da scalare. Per fortuna non andò così. Spazzare le strade lo ha ostacolato per tutto il venerdì, una foratura è costata più tempo e poi il guasto della centralina elettronica nella sua Toyota Yaris WRC Plus il sabato lo ha messo da parte per il resto della tappa.

Ha recuperato il massimo dei punti bonus dalla power stage dopo un’audace scommessa: correre per tutta la domenica mattina senza ruota di scorta nel tentativo di risparmiare peso. Ma quel vantaggio di 33 punti è stato ridotto a 17, poiché il messaggio di Ogier era ed è rimasto chiarissimo: “Tieni le mani lontane dal mio trofeo”. E quando Ogier ha a disposizione una vettura efficace, non basterebbero due Ott Tanak per acciuffarlo.

La prova di apertura di sabato a Yesilbelde non era per deboli di cuore. Si tratta di una delle PS più contorte che ci siano nel Mondiale Rally, lunga 33 chilometri (una sola PS lunga più del Rally Targa Florio 2020, 64 chilometri disputati), e solo a metà tratto i piloti trovano un rettilineo degno di questo nome per tirare il fiato.

Neuville ha iniziato dietro Ogier di 0”7. Quasi mezz’ora dopo ha concluso a più di 4 minuti e 40 secondi dal suo rivale nella corsa al titolo, dopo essere uscito di strada con la Hyundai i20 WRC Plus e averla messa su un fianco. Panico. Dodici mesi prima le sue speranze di vincere il titolo avevano subito un duro colpo quando il suo supporto della sospensione anteriore sinistra ha perforato il cofano nella stessa prova speciale.

Quando il leader del WRC 2 Pro, Gus Greensmith, ha tirato la Ford Fiesta R5 contro un albero, dopo l’arrivo della penultima prova di Cicekli, le sue speranze di assicurarsi la vittoria nella categoria erano ormai quasi inesistenti. Ci sarebbe voluto quasi un miracolo. E infatti, ingegno, determinazione e un buon piede destro molto pesante e in “vecchio stile” sono stati il mix che ha rimesso la macchina sulla strada e ha assicurato il massimo dei punti.

Giovanni Trinca Colonel, i rally a Sondrio e il ”suo” Coppa

Nella serata di lunedì 7 settembre si è spento Giovanni Trinca Colonel, presidente dell’Aci Sondrio che negli anni ha ricoperto svariati incarichi nell’ambito dell’Ente Automobilistico e per parecchi lustri è stato colonna portante e “patron” vecchio stile del Rally Coppa Valtellina.

Un brutto male se lo è portato via all’età di 72 anni dopo una lunga malattia che non gli ha dato scampo. Trinca ha rappresentato il rallysmo della provincia di Sondrio per parecchi anni facendo identificare il Coppa come la “sua” gara. Spesso burbero e scontroso, Trinca era però il classico uomo capace di dare tutto sé stesso per gli amici e per le proprie passioni.

E’ questo un anno in cui la Lombardia rallystica può solo raccogliere i cocci di un epoca che è chiaramente al tramonto. Il Covid ha annullato tutte le gare fin qui a calendario ed il sentore è che alcune resteranno al palo anche nel 2021. Nel frattempo, ben tre dei suoi fari si sono spenti: Gigi Bigatti, icona del motorsport pavese e rappresentante presso gli organi federali, Enrico Manzoni, organizzatore comasco degli anni ’90 e primi 2000 ed ora Giovanni Trinca Colonel.

Con loro se ne va un’epoca fatta di passione cristallina, di pionieri, di gare vere, organizzate “a la moda vegia”- per dirla coma avrebbe detto Enrico Manzoni- e di un modo di concepire le corse che oggi, ahinoi, pare superato. Tutti loro, insieme a Sergio Barelli e ad Eligio Butturini, scomparsi negli scorsi anni, hanno contribuito a portare a grandi livelli l’automobilismo sportivo lombardo, lo stesso che ora langue e pure piange.

Maira ed Elena, le ”baby” che sognano di fare strada nei rally

In due fanno poco più di 31 anni e mezzo. Sono davvero “baby” per l’automobilismo. Ma i segni distintivi di Maira Zanotti – 16 anni e mezzo, modenese – ed Elena Fiocco – 15 anni appena traguardati, di Verona – vanno ben oltre: ad accomunare le due ragazze sono un DNA contraddistinto da cromosomi rallystici (entrambe sono figlie d’arte) ed una passione sconfinata per i motori, le corse e, in particolare, appunto per i nostri amati rally. Così, non stupisce che le due amiche abbiano fatto il loro esordio ieri, allo slalom di Polinago, né che lo abbiano portato a termine nel migliore dei modi, ovvero portando la loro Opel Corsa GSI 16V al quarto posto della Classe Rally 1600.

Insomma, in attesa di un rally vero, lo scatenato baby equipaggio rosa ha lasciato subito il segno, facendo notizia non solo per la giovanissima età, ma soprattutto dimostrando di saper mettere a frutto gl’insegnamenti dei genitori. Indicazione che lascia ben sperare in un bel futuro rallystico per le due amiche, le quali intanto si godono le emozioni vissute sulle strade dell’appennino modenese: “Questo debutto non poteva andare meglio – esclama Maira -! A parte il divertimento, credo che siamo state brave ad interpretare la macchina e la prova, disegnando le traiettorie giuste anche grazie alle note perfettamente dettate da Elena; questo ci ha permesso di abbassare i tempi da una frazione all’altra, e peccato per il testa-coda dell’ultimo passaggio. Ma sono felice perché con Elena ci siamo trovate in perfetta sintonia anche in abitacolo, e quanto di buono abbiamo fatto, lo abbiamo conquistato insieme, lavorando di squadra. Se c’è una cosa che posso dire di aver capito in quest’occasione è che la macchina si guida in due…”.

A seguire Maira ed Elena c’erano ovviamente i genitori, figure fondamentali non solo nel trasmettere loro la passione per i rally, ma pure nel plasmare quest’avventura nata quasi per gioco pochi mesi fa (“Ci siamo conosciute un anno fa in occasione del rally di Modena – ricorda Maira – ma quest’idea di correre insieme è sorta in occasione di una cena tra le nostre famiglie, lo scorso inverno, poco prima del lockdown”); anche la Opel Corsa è stata infatti preparata in sinergia tra la ben nota New Star3 e la scuderia Eurosport.

La neo pilota era assistita da papà Mauro, l’amica navigatrice da papà Daniele e mamma Anna Dusi (la quale, per vivere questo esordio della figlia, ha ridotto al minimo le ore di sonno dopo aver corso sabato a San Martino di Castrozza). A motore spento, le ragazze inquadrano il ruolo dei rispettivi genitori in questa giornata indimenticabile: “Papà Mauro è stato bravissimo – sorride Maira -, mi ha travasato tutte le sue conoscenze sino all’ultimo, poi la domenica si è fatto da parto, invitandoci a correre e… sbagliare con le nostre teste, insomma, a costruirci la nostra esperienza. Ma devo ringraziare anche Daniele Fiocco, gran pilota e pure lui molto carino nel darmi indicazioni preziose”. Le fa eco Elena: “Mamma Anna mi ha sempre spronata a seguire le sue orme e, appena c’è stata l’occasione di fare un primo test in pista, mi ha subito aiutata a scrivere le note e nel capire come leggerle, con quale ritmo”.

Rotto il ghiaccio, Maira ed Elena non vedono l’ora di tornare a condividere l’abitacolo di una vettura: “Vogliamo correre nei rally, appena sarà possibile ci vedrete impegnate lì – chiude entusiastica Maira -. Scambiarci i ruoli? No, vogliamo correre sempre insieme, ma entrambe siamo felicissime di quello che abbiamo appena iniziato a fare. E io ho una navigatrice che m’invidiano tutti…”. Di sicuro, la prossima uscita dell’equipaggio Zanotti-Fiocco sarà griffata Lady Rally Verona: le ragazze, infatti, saranno portacolori dell’associazione creata quattro anni fa, tra le altre, da Anna Dusi e che si prefigge di dare battaglia all’inaccettabile piaga della violenza ai danni delle donne.

Gianluigi Baghin e quella ”strana” assenza al San Martino

Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. E’ il dilemma del protagonista di Ecce Bombo, film sul post ’68 di Nanni Moretti che prendiamo a prestito per scherzare, con buona pace del “nostro” protagonista, sull’assenza all’11° Historique Rallye San Martino di Gianluigi Baghin e della sua Alfetta GT 1.8.
“Dopo dieci anni filati, me ne prendo uno sabbatico con San Martino, al quale rimango legato per una somma di affetti, tra l’altro ho anche una casetta nel Primiero. Nel 1972, a dodici anni, fu la prima gara che vidi e rimasi folgorato da quello spettacolo rombante in mezzo alle Dolomiti. Ci tornerò di sicuro!”.

Particolare non secondario del driver padovano: sul sedile di destra ha ben dato fiducia a una maggioranza assoluta di dame navigatrici: Jenny Maddalozzo (2010), Martina Mastella (2011), Iside Zandonà (2012, 2014, 2017), Beatrice Croda (2013), Elsa Dal Dosso (2016), Alice Crivellente (2018), Elisa Presa (2019), con l’unico accompagnatore maschile Andrea Pavan (2015).

“Il motivo è presto detto: le donne come navigatrici sono più brave, più precise e attente. Anche più leggere, se vogliamo, visto che siamo sempre alla ricerca di qualcosa per far correre più veloce la macchina”. Sul podio nel 2016, terzo alle spalle di Lorenzo Delladio su Porsche 911 e Andrea Montemezzo su Opel Kadett Gsi. Una sola volta tradito dalla sua Alfetta (2013), dopo appena due prove speciali.

“Grazie a una cura maniacale in officina, la macchina non mi ha dato quasi mai problemi. L’unico ritiro fu per un problema al cambio, mentre nel 2016, proprio in occasione del podio, c’è da dire che al c.o. di Val Malene il motore fumava e riuscimmo a domare un principio di incendio, arrivando poi sani e salvi al traguardo”. Stavolta, dunque, Baghin non sarà tra i protagonisti dell’Historique e chissà se avrà il cuore di venire su a San Martino per scrutare da lontano i suoi “vecchi” amici e rivali mentre sgasano sui tornanti della Val Malene.

Noi intanto recuperiamo per intero il dialogo al telefono di Michele Apicella, alias Nanni Moretti, con l’amico Nicola: “No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no… ah no: se si balla non vengo. No, no… allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola”.

Massimo Ercolani, il sammarinese volante andato via il 20 agosto

Il 20 agosto del 2009, a soli 51 anni, Massimo Ercolani se n’è andato dopo aver lottato a lungo contro una malattia incurabile. Nella sua carriera ha vinto per tre volte il rally di San Marino. Indimenticabili le battaglie con l’amico e rivale Pucci Grossi, anche lui vincitore per tre volte della gara sammarinese e, segno del destino, scomparso in un incidente stradale il 20 agosto, ma del 2016. Maledetto 20 agosto, lo stesso giorno della morte di Massimo Ercolani.

Ercolani gareggiò dal 1979 al 1999 per la Scuderia San Marino. Dopo essersi ritirato contiuò a gareggiare fino a quando venne colpito nel 2007 da una grave malattia, che alla fine, dopo due anni di terapie, gli fece perdere la più grande battaglia al controllo orario. Come ha ricordato il giornalista e rallysta sammarinese Livio Ceci in un suo scritto: “Massimo Ercolani è stato anche un grandissimo campione dell’automobilismo e senz’altro il più degno rappresentante sammarinese dei rally in Italia e nel mondo. Una terribile malattia se lo è portato via per sempre, lasciando nel cuore degli appassionati grande vuoto e tristezza”.

“Un personaggio che ha scritto pagine importanti nella lunga storia dell’automobilismo sportivo sammarinese, sia in qualità di ottimo pilota, che anche in cariche istituzionali come presidente della scuderia San Marino e preziosa fonte di consigli e idee per la disciplina a cui ha dato buona parte della sua giovane vita. Tutto il vasto movimento dello sport dell’automobile sia titano che a livello nazionale piange la perdita di un grande uomo, un grandissimo pilota, ma soprattutto un carissimo amico di tutti”.

“Ha lottato fino alla fine, con grande coraggio e una forte voglia di vivere, con quella tenacia che aveva anche quando era protagonista di mille avventure agonistiche – ha aggiunto Ceci -. Massimo che in molti chiamavano “Canetta” mancherà a tutti e tutti gli appassionati lo ricorderanno con grande stima, perché Massimo era uno di loro, e ora da lassù insieme a tanti altri amici ci proteggerà e come sempre ci aiuterà nel nome del nostro amato sport”.

“Lassù incontrerà Loris Roggia, altro grande amico di San Marino, che insieme trionfarono ad un San Marino Rally con la mitica Lancia 037, ma anche Augusto Barducci il quale ha veramente voluto bene a Massimo, così come tanti altri che ci hanno lasciato prematuramente – ha concluso il giornalista – . In questi casi le parole sembrano retorica, ma il Massimo che conosciamo noi merita un ricordo forte, perché lui è stato una gran bella persona, prima che un grande pilota”.

Pucci Grossi: ricordo di un grande campione di rally

Era il 20 agosto 2016, quando un malore improvviso ci rendeva tutti orfani di Pucci Grossi, che ancora una volta seguiva la sua passione: i motori. Se ne andava così, maledettamente in punta di piedi e circondato dal silenzio dei boschi, il campione riminese, di 59 anni. Conosciutissimo anche per la sua attività di albergatore, alla guida dell’Hotel National.

La tragica notizia ha fatto velocemente il giro del mondo, dando il via a messaggi di cordoglio e di dolore. Il 20 agosto è lo stesso giorno in cui ci lasciava, anni prima, Massimo Ercolani. L’incidente di Pucci Grossi è avvenuto nelle ore del primo pomeriggio di quel caldo mese di agosto, lungo le strade e i tornanti di Badia Tedalda in provincia di Arezzo, più precisamente Val di Brucia, in una zona che chi la conosce definisce molto impervia.

Pucci Grossi faceva parte di un gruppo di centauri che si stava allenando in sella a moto da enduro. L’allarme giunto al pronto soccorso “parlava” di un uomo deceduto in una scarpata. Mentre gli escursionisti si trovavano lungo il sentiero numero 19 e durante una sosta, Grossi si è sentito male, cadendo nella scarpata proprio in seguito al malore. Albergatore e rallysta di grande esperienza ha fatto sognare decine di appassionati a bordo di Lancia Delta HF, Toyota Celica e Corolla WRC e tante altre auto da rally.

Il suo primo titolo iridato porta la data del 1993, mentre è del 2009 il suo settimo e ultimo alloro. Commentando in quell’occasione i suoi molti anni di attività, Grossi ricordò il numero dei titoli vinti e disse: “Sono sette come quelli di Schumacher”. Non poteva sapere e neppure immaginare… In seguito ha avuto ruoli importanti anche nella Federazione, in particolare occupandosi della sicurezza dei rally, un tema che sentiva molto suo, soprattutto nei confronti dei giovani piloti e in ricordo degli amici persi.

Il campione del mondo rally Petter Solberg piange il suo cane

Triste giornata in casa Solberg quella del 19 agosto 2020. Neppure il tempo di festeggiare la vittoria del “piccolo” Oliver al Rally Liepaja, che Petter Solberg è stato costretto a dire addio al suo amato amico peloso a quattro zampe, Joseph. Il cane, che aveva 11 anni e che era stato di grande aiuto per Petter durante la sua malattia, da qualche tempo non stava bene. Sì era ammalato. Ma Petter non aveva mai smesso di portarselo dietro. Non lo lasciava un attimo solo. Joseph era sul podio con Oliver e Petter Solberg anche al Rally Liepaja. Due giorni il suo cuore si è fermato e il cane è salito sul ponte arcobaleno.

“Il nostro caro cane di famiglia Joseph si è ammalato ed è morto oggi. I ricordi sono molti. Tutti belli e per questo dolorosi, in questo momento. Con lui abbiamo trascorso undici bellissimi anni insieme – dice Petter Solberg -. Era un cane che viaggiava molto ed era contento di stare sempre in giro e ha conosciuto la maggior parte dei paddock di tutti gli sport motoristici nei Paesi nordici e in Europa. Aveva molti amici nella comunità del motorsport”.

“Una delle ultime belle esperienze che ha vissuto è stata che il “fratello” Oliver è andato a vincere nella gara di Campionato Europeo Rally al Liepaja pochi giorni prima che se ne andasse per sempre. Si è anche unito a noi sul podio – ricorda ancora Petter Solberg, parlando del cane -. Joseph è stato di grande sostegno per me durante la mia malattia di alcuni anni fa. Ora è stato il nostro turno e ci siamo presi cura di lui, che era un membro della famiglia, nell’ultimo periodo malato. Riposa in pace, mio ​​vecchio amico”.

Rubato il gradino del podio del Rally di Alba su cui è salito Neuville

Una parte del podio usato per premiare ogni anno – da venti anni a questa parte – i vincitori del Rally di Alba, appena archiviato, è stata rubata da uno o più sconosciuti. Subito dopo la gara, il materiale utilizzato era stato accatastato sotto una pensilina, ma l’altra mattina gli organizzatori si sono accorti che il gradino più alto era sparito. Il pezzo trafugato non ha alcun valore commerciale, ma un grande significato simbolico perché sempre usato alla conclusione dei rally.

Domenica notte in Piazza Cagnasso qualche stro… ha rubato parte del podio delle premiazioni del Rally di Alba. Il gradino del primo assoluto, per la precisione – racconta Marco Stroppiana, che vive uno stato d’animo tra il deluso, il dispiaciuto e l’arrabbiatissimo -. Quel podio è stato fatto più di venti anni fa da un nostro caro amico purtroppo scomparso. Ha premiato con mio padre e con il nuovo Cinzano Rally Team tanti amici e tanti campioni”.

Il gradino del podio rubato, spiega ancora Stroppiana, “non ha nessun valore economico , ma per noi e’ inestimabile. Vi chiederei pertanto di farcelo ritrovare in forma anonima oppure portarlo in Piazza Cristo Re 16 presso i miei uffici. Spero che questo messaggio raggiunga gli interessati”. Nessun indizio sulle motivazioni del furto: si è parlato di vandalismo, di appassionati a caccia di cimeli. Gli organizzatori albesi sperano che venga restituito anche anonimamente. E noi ce lo auguriamo.

Dietro le quinte del Rally di Alba: Andrea Adamo salva la gara

Una storia divertente, un dietro le quinte che lascia il sorriso in un periodo in cui purtroppo l’incertezza diventa sempre più una costante. A raccontarla è Gil Calleri, anima del Rally di Alba insieme a tutta la Cinzano Rally Team. A 48 ore dalla gara la tensione è calata e Calleri ritrova ironia e voglia di ridere. Attraverso il proprio profilo Facebook racconta, per la prima volta, le difficoltà, le tensioni, le paure e le soddisfazioni di portare dalla pancia alla culla questa edizione 2020 della gara albese. Le racconta a cominciare dalla telefonata ricevuta da Andrea Adamo.

“Mi è venuta un’idea Calleri, e se ad Alba portassi Dani Sordo con la Plus?”, domanda Adamo. “Ecco, ci risiamo. E’ partito Adamo. Sordo con la Plus è tanta roba, una vera figata. Già, ma c’è il Covid. E’ da pazzi ripetere una gara come quella dello scorso anno in questo periodo”, pensa tra sé e sé Calleri. Poi spiega all’ingegnere cuneese a capo di Hyundai Motorsport: “Andre, noi del Cinzano Rally ne abbiamo parlato in questi giorni, non abbiamo nessuna intenzione di fare la gara. Mancano solo due mesi e ci sono già troppi problemi quando tutto va bene, immagina con sto c…o di Covid. Mi spiace ma non ce la sentiamo”.

Andrea Adamo replica: “Calleri, pensaci e fa l’brau”. Dalla parte albese della cornetta si sente “Eh, ci penserò anche, ma qui è un gran casino”. Intanto, nella stanza della Cinzano Rally Team “Ale e Mamo mi guardano e non dicono nulla, Umberto scrolla la testa, Stroppiana dice che non ci rendiamo conto del periodo storico che stiamo vivendo e vuole togliersi dal direttivo. Augusto sa di non poter fare la prova spettacolo e fissa il muro in silenzio. Mascarello sostiene che il 118 non ci darà le ambulanze. Giulio fa la conta degli infetti e ci aggiorna ogni 5 minuti. Gli unici che mi danno corda sono Kapo (Piercarlo Capolongo), per lui il Covid-19 è solo un raffreddore, e Montanaro. Bene, in questo periodo due pazzi a bordo ci volevano proprio”.

Quindi, altre attestazioni in favore della gara di Alba: “Ciao Gil, sono Alberto (Cirio, ndr), ho parlato con Fabio (Carosso, ndr) e il Rally di Alba si deve fare, dev’essere il primo evento per far ripartire il Piemonte”. A cui segue un’altra chiamata di Andrea Adamo, che quando definiamo mitico non è mai a caso: “Calleri , mentre andavo in bici mi sono rilassato e mi è venuta un’idea. E se ad Alba portassi anche Neuville?”.

“Oh, giuro che poi non ti telefono più – prosegue Andrea Adamo parlando del Rally di Alba -. Ma questa è veramente grossa! Sei seduto? Ho deciso che ad Alba porto anche Tanak e Pedersoli con le Plus. Organizzate sta cacchio di gara e non fatemi arrabbiare. Calleri? Calleri? Ci sei?”. E Gil prende fiato e ripete: “Tanak e Pedersoli con le Plus… Sì, sì, ci sono e sono seduto. Il problema è che non mi alzo più”.

“Senti, pensavo ad una cosa – attacca Adamo -. E se facessimo partire il rally da Cherasco visto che festeggiamo i dieci anni della BRC Racing? Facciamo un po’ di festa, mentre le macchine sfilano mettiamo un po’ di musica. E se sparassimo anche due fuochi?”.

“Ecco, mancava solo Fissore , adesso siamo al completo e il pullman per la neuro può partire”, esclama Gil Calleri, che in realtà prende definitivamente coscienza del fatto che il rally di Alba s’ha da fare. “Ale Gallo mi guarda e ride, ha già sentito il presidente dell’ATL ed il rally sarebbe manna caduta dal cielo per la città di Alba. Umbe ha tutte le bozze pubblicitarie pronte, durante il lockdown aveva preparato tutto. Non si sa mai”.

“Loredana è all’attacco e sta pianificando la segreteria, alle iscrizioni online ed alla documentazione Covid ci pensa lei. Kapo ha già il radar pronto, mancano solo i video delle prove. Ha anche contattato la Prefettura. Giulio sta preparando il piano di sicurezza. Ago dice che servono due elicotteri e Mamo ha già fatto la conta delle griglie che servono per blindare il parco assistenza. Mancano le ambulanze, un piccolo dettaglio. Mascarello trova anche quelle, il 118 c’è e ci sono anche i commissari di percorso. Il direttore di gara Cristiana Riva è ben felice di essere dei nostri. Pietro e Simone si guardano e sorridono con gli occhi lucidi”.

Il Rally di Alba 2020 si farà. Eccome se si farà e sarà di nuovo uno straordinario successo. Alla faccia del Covid-19, grazie al superlativo impegno della Cinzano Rally Team e dell’ingegnere Andrea Adamo, che ha regalato al suo territorio natio una importante boccata di ossigeno.

Gabriele Zanni fa 100 al Rally Roma Capitale: debuttò nel 2012

Roma Capitale segna la centesima gara del giovane copilota dell’altrettanto giovane Giorgio Cogni. Un traguardo importante quello raggiunto dal Gabriele Zanni, navigatore piacentino e promessa del rallysmo italiano sul sedile di destra. Importante e reso ancor più prezioso dall’aver centrato il risultato al fianco di Cogni Junior, con cui ha vinto nel 2018 il Campionato Italiano Rally R1 e il Trofeo monomarca organizzato da Suzuki Italia nel CIR, al debutto sulla nuova Ford Fiesta Rally 4.

Cento gare disputate in otto anni. Se questa non è passione accompagnata da tanto pelo sullo stomaco, allora a noi mancano le parole per definirla. Era il 2012 quando Gabriele Zanni, tra l’altro figlio adorato di una splendida famiglia che lo segue ovunque vada con in testa il yorkshire a fare da mascotte, decideva che era arrivato il momento di smetterla di guardare i rally dal bordo della strada. Ci voleva più adrenalina e, per l’occasione, si schierava alla destra di Manuel Villa sulla Fiat 500 R3T per disputare la Ronde Aci Brescia.

In quel della Leonessa, il copilota piacentino sale sul podio di classe con Villa. I due, infatti, sono terzi. Qualche mese dopo, neppure a dirlo, ma siamo già nella stagione 2013, lo si ritrova al via del Valli Ossolane con Andrea Saredi sulla Renault Clio RS. Un altro podio di classe. Un altro terzo posto. Sarà un segnale? Ormai la sfida è lanciata. Due gare sulle spalle e tanta voglia di continuare, senza tralasciare gli studi. Le stagioni passano. I risultati si alternano. Zanni cresce e diventa copilota richiesto e apprezzato già nel 2016. Poi il titolo con Giorgio Cogni nel 2018. E ora ancora tanti sogni da realizzare.

Alba della rinascita: torna l’equipaggio Giorgioni-Boglietti

Copilota con un titolo tricolore sulle spalle torna a correre dopo ventuno anni. Al Rally di Alba 2020 Federico Boglietti torna a navigare Stefano Giorgioni e riforma la mitica coppia Giorgioni-Boglietti che nel 1992 inizia la scalata vittoriosa al Campionato Italiano Rally Aperol. Nel 1999, dopo un brutto incidente, decide di appendere il casco al chiodo al termine di una carriera ricca di successi e di soddisfazioni e da quel momento trascorre un ventennio lontano dai rally.

Con la Ford Sierra Cosworth di Repetto, nel 1991, Federico Boglietti contribuisce alla conquista del titolo vinto da Gianmarco Enrico nel Campionato Italiano Aperol, che poi con Giorgioni, esordiente sulla Sierra del medesimo preparatore alessandrino, viene puntualmente vinto l’anno successivo. Ma nel suo palmares figurano anche il Trofeo Nazionale Opel nel 1990 con la Kadett Gruppo N e Gianmarco Enrico, la classe nel Campionato Italiano Rally per Autostoriche nel 1992 e 1993, oltre a numerose vittorie in singole gare.

Federico Boglietti inizia quasi per gioco nel 1987 al fianco di Graziano Espen nel Trofeo Opel con una Kadett GSI Gruppo N. Prosegue nel 1991 sulla Sierra 4×4 di Repetto con Gianmarco Enrico e poi con Giorgioni con il quale inizia nel 1992 vincendo il Rally 1000 Miglia a Brescia. Sale quindi sulla Sierra Cosworth 4×4 Gruppo A di Repetto al fianco di Enrico, con sui disputa alcune gare della Coppa Italia.

Si alterna tra le auto moderne e i rally storici al fianco di Gualtiero Giribaldi, sulla Porsche 356 e sulla Lancia 037 e nel medesimo anno con Mario D’Ambra porta al debutto la Kadett GSI ex Bruno Thiry vincendo la classe al Rally del Grappolo. Al fianco di Giovanni Manfrinato, come ufficiale Ford Italia, corre il Rally della Lana del 1993 e il XX Miglia del Monferrato del 1994. Nel 1994, passa poi al fianco del compianto Emanuele Garosci portandolo al debutto nel Campionato Italiano con la Lancia Delta Gruppo A di Balbosca.

Con Garosci corre l’ultima gara nel 1997 al Rally di Diano Marina sulla Ford Escort Gruppo A di Mauro Nocentini. Passa, quindi, al fianco dell’ex collaudatore Abarth Valter Rostagno, disputando alcune gare con la Delta Gruppo A del Jolly Autosport. Ultima gara della sua carriera è stato il Rally Team 971 del 1999 sulla Subaru Gruppo A della Aimont Racing sempre a fianco di Rostagno, finito purtroppo a poche prove dalla fine con un violento incidente.

“Smisi dopo quel violento incidente – ricorda Boglietti – non per la botta in sé, in tutti gli anni che avevo corso ne avevo prese ben altre ma per il fatto che mi ero ripromesso che il giorno che avessi avuto pensieri riguardanti qualcosa che era all’esterno della vettura da gara io avrei serenamente appeso il casco al chiodo. Cosi avvenne perché all’inizio di quella PS dove noi avemmo l’incidente c’era colei che sarebbe diventata, di lì a poco, la mamma di mio figlio e il primo pensiero, uscito dalla macchina, andò a lei, segno inequivocabile che era giunto quel momento”.

“Dopo 21 anni da quel Team 971 del 1999 sulla Subaru Aimont Racing a fianco di Rostagno e con un figlio ormai grande e mio primo supporter – dice Boglietti – l’opportunità di sedermi a destra di un pilota ed un amico come Stefano Giorgioni e su una R5 che mi incuriosiva alquanto è stata facile da cogliere. Cosi abbiamo fatto un test insieme per vedere se toglievo la ruggine e se c’era ancora feeling e abbiamo deciso di iniziare la nuova avventura al Rally di Alba 2020. Rinnovata quindi la licenza, mi sono ritrovato pronto ad infilarmi il casco e la tuta, oggi pure l’Hans che non esisteva 21 anni fa, e ad indossare i cronometri ai polsi per riprendere la mia avventura da dove la avevo interrotta certo di poter ancora dare il mio contributo con la dovuta professionalità”.

Federico Boglietti è un affermato manager, funzionario di una importante holding italiana nel settore Militare e della Cyber Security, per la quale gestisce importanti programmi nazionali. Ha deciso di rimettere il casco in testa e di riprendere in mano il quaderno delle note per correre con la Hyundai i 20 R5 il 2 agosto 2020 e nuovamente al fianco di Stefano Giorgioni, insieme per rinverdire un fulgido passato.

L’Alba del ritorno di Fulvio Florean al fianco di Elwis Chentre

Si continua a pontificare, a ragione, la presenza di Ott Tanak e di Thierry Neuville al Rally di Alba. Ma la notizia clamorosa, per gli appassionati italiani, in particolare per quelli del nord, è il sicuro ritorno in gara di Fulvio Florean. Esattamente così. Sull’elenco iscritti che gli organizzatori della gara langarola custodiscono gelosamente c’è un equipaggio che ti fa saltare il cuore in gola: Elwis Chentre e Fulvio Florean. Su che macchina, vi starete chiedendo? La Skoda Fabia R5 del preparatore chierese Mario D’Ambra.

Classe 1966, del 21 ottobre per la precisione, Fulvio Florean (ligure di Savona) corre dal 1988 al 2018 come copilota (Alessandro Re il suo ultimo pilota), mietendo successi e arrivando a correre con squadre e piloti di primo piano, ma non disdegnando lo “svezzamento” di giovani di talento. Poi è costretto a fermarsi per problemi di salute: la schiena, purtroppo, chiede il conto di tutti gli anni trascorsi sul sedile di destra tra dossi, buche, curve, salti, qualche incidente.

La scelta è dolorosa ma inevitabile. Fulvio appende il casco al chiodo, va avanti per la sua strada. Il lavoro, la politica (dove ha successo e arriva alla carica di assessore di una comunità a lui molto legata). Ma non c’è nulla da fare. C’è chi soffre il “mal d’Africa” e chi il “mal di Rally”. Fulvio fa le analisi e il medico conferma che ha il “mal di Rally”. L’adrenalina di quel Monti Savonesi del debutto sulla Renault 5 GT Turbo Gruppo A, dopo aver partecipato al corso copiloti organizzato da Opel Italia, Rudy Dalpozzo e Autosprint, ce l’ha ancora nelle vene. Poi c’è la nostalgia di quel primo successo assoluto arrivato nel 1994 al fianco di Giordano su una Ford Sierra Gruppo A…

Si sa: nostalgia canaglia. Quello che fa scattare la scintilla è la telefonata di Elwis Chentre. Il driver valdostano – con cui Fulvio Florean ha già corso a turno tra Andrea Maselli, Manuel Villa, Ludovico Fassitelli, Frank Pozzi, Fabrizio Ratiglia, Gianluca Vita, eccetera, eccetera – lo vuole al suo fianco. I due sono amici e si parlano apertamente. Si corre per divertirsi. Ma si corre anche per vincere. C’è feeling. C’è fiducia. “Con te mettiamo la sesta”. E indovinate? Mica pensate che “FulvioRally” si è fatto pregare più di 15 secondi? Stava per mettersi alla ricerca di un pilota con cui correre…

Un incidente in moto: muore Michele Bertero

Rallysmo in lutto per la morte del giovane pilota e grande appassionato di rally Michele Bertero, che ha perso la vita in un incidente motociclistico sul rettilineo di Santo Stefano Belbo. Michele era un operaio di 24 anni che abitava a Rocchetta Belbo. Bertero, in sella alla sua moto, si è scontrato frontalmente contro un’auto all’altezza della Cantina Valle Belbo, vicino allo svincolo per Camo. A soccorrerlo ci hanno pensato subito alcuni automobilisti di passaggio, che hanno allertato il 118.

Arrivata sul luogo del tragico incidente, l’equipe medica, che ha mobilitato anche l’elisoccorso, non ha potuto far altro che constatare l’ormai avvenuto decesso del ragazzo. I carabinieri della Compagnia di Alba si sono occupati dei rilievi e stanno svolgendo indagini sulla dinamica dell’incidente. La salma del giovane è stata composta nella camera mortuaria del cimitero di Santo Stefano Belbo.

Michele Bertero era dipendente della Tecnometal di Rocchetta Belbo. Abitava con il padre Flavio, cantoniere, e la madre Bruna, operaia alla Cascina San Giovanni. Oltre ai due genitori, lascia la sorella Simona. Era appassionato di rally, ma anche di pallapugno, sport nel quale si era anche cimentato a livello agonistico. Nel tempo libero era volontario della Pro loco di Rocchetta Belbo e in particolare durante le feste patronali contribuiva ad organizzare gli eventi, ma non si tirava neppure mai indietro quando c’era da servire ai tavoli come cameriere.

Sotto shock tutta la comunità di Santo Stefano Belbo, ad iniziare da sindaco Valter Sandri, che ha spiegato di “averlo visto nascere Michele Bertero. Il paese è sotto shock per questa tragedia. Michele era un ragazzo solare, di compagnia, sempre gentile con tutti. Non ci sono parole in questi casi, il dolore è immensa. Tutta la comunità in questo momento non può far altro che stringersi con affetto attorno alla famiglia”.

In paese era molto conosciuto, non solo per la sua passione per i motori tra cui il rally. “Eri un grande amico sempre pronto a tutto… è adesso non ci sei più, sei volato via troppo presto la vita”, scrive Giovanni, uno degli amici sul suo profilo social. “A volte la vita è proprio ingiusta. In questo momento balbetto solo a pronunciare il tuo nome ma non come sempre per ridere ma per il magone è il vuoto che hai lasciato in tutti noi”. E poi i saluti: “Ciao rallista”.

Addio a Giancarlo Pilato: lutto nel rallysmo siciliano

Se n’è andato l’amico di tutti, Giancarlo Pilato, quello della porta accanto, con il quale confrontarsi sino a notte fonda su tematiche comuni che avessero però come unico comun denominatore lo sport in assoluto più amato, l’automobilismo più in generale, i rally più nello specifico. Sempre con il sorriso sulle labbra e un pizzico d’innata ironia.

La Caltanissetta sportiva (e la Sicilia tutta) piange la prematura scomparsa di Giancarlo Pilato, 59 anni, grandissimo appassionato di motori e di tutto quanto ruota attorno ad essi. Un’intera vita spesa per la promozione del Motorsport nisseno e siciliano a 360° (Pilato è stato ad esempio tra i fondatori dell’Agave Corse ‘Curva delle Zabbare’, associazione di amici cultori e sostenitori della Coppa Nissena nel Campionato Italiano Velocità Montagna e dei piloti che ad essa partecipano ogni anno, driver celebrati spesso con ‘colorite’ iniziative, premi a tema e le immancabili salsicce alla brace…).

Un’intera esistenza spesa altresì nel veder sbocciare e crescere giorno dopo giorno con il classico orgoglio di padre l’amore per le corse nel giovane figlio Marco, 29 anni, velocissimo ed apprezzato pilota di rally e di cronoscalate, di preferenza al volante di Peugeot 106 Maxi e Gti 16v gruppo A messegli a disposizione dalla Blueorange Favara di Francesco Caramazza, amico fraterno di vecchia data della famiglia Pilato.

Giancarlo Pilato, stroncato in soli due mesi da un male incurabile, era conosciutissimo nell’ambiente del Motorsport, si circondava di tantissimi amici che ne apprezzavano la spontaneità e la giovialità. Giancarlo Pilato si era insomma fatto veramente voler bene. Centinaia i messaggi di cordoglio pervenuti in poche ore sulla sua pagina Facebook e su quella del figlio Marco (così come quelli inoltrati da amici e conoscenti su altri social web), tutti all’impronta della commozione e dell’incredulità.

“Per me non eri un semplice amico o un asettico cliente – si legge sul profilo di Francesco Caramazza, Blueorange – eri un fratello. Giancarlo ci ha lasciati in silenzio, in punta di piedi. Lui che era un grande combattente, lui che era uno che si faceva sentire sempre, lui che la parola tristezza neanche la conosceva, perché con il suo sorriso e la sua battuta pronta era capace di farci cambiare stato d’animo in meno di un secondo”.

“Sono senza parole – rimarca sulla pagina Facebook Rino Giancani, altro pilota nisseno molto veloce ed apprezzato in terra di Sicilia – se ne è andato Giancarlo Pilato, un grande amico di mio papà Onofrio (uno tra i pionieri del Motorsport nisseno e siciliano, scomparso a sua volta giusto un anno addietro, ndr.), una persona davvero speciale. Non riesco ancora a credere che tutto ciò sia vero, scrivo queste righe e piango, pensando allo stato d’animo di Marco e di mamma Crocetta… ciao Giancà…”.

Lo ricorda così Fernando Sillitti, altro grande pioniere del Motorsport siciliano. “Sempre grandissimo appassionato di motori e mio sfegatato tifoso quando correvo nel Campionato italiano. Che il Signore ti accolga al Suo cospetto”. “Giancarlo Pilato era prima di tutto un amico di vecchia data – ricorda la scuderia palermitana Island Motorsport, per mano del presidente, Eros Di Prima – ma soprattutto un vero appassionato e gran persona perbene. Non lo dimenticheremo mai”.

Anche l’altro pilota nisseno Luigi Alesso, amministratore del gruppo ‘Rally di Primavera 1983/1993, ha voluto dedicare un pensiero a Giancarlo Pilato, peraltro membro da anni del già citato gruppo di amici ed appassionati. Impossibile, comunque, leggere tutti i messaggi che continuano ad essere inseriti nelle pagine Facebook di Giancarlo e Marco Pilato. La redazione di RS si unisce al dolore dei familiari e formula loro le più sentite condoglianze.

Marco Belli: ‘Il mio primo rally da guarito di Covid-19’

Lo ricorderà, questo Casentino. Eccome se lo ricorderà. Marco Belli, 55enne di Castelnovo Monti (nella foto d’archivio di Dino Benassi), serberà per sempre nella memoria il rally della Scuderia Etruria che ha aperto non solo le danze dell’IRCup, ma di fatto anche della stagione rallystica 2020: sulle strade aretine, infatti, il reggiano è tornato alle corse dopo aver debellato il Covid, lasciandosi alle spalle un capitolo di paura e dolore che lo ha ovviamente segnato nel profondo.

Il terzo posto di classe R4 conquistato al volante della Mitsubishi Evo X della MFT, per te, vale quanto i tanti titoli di raggruppamento inanellati nelle innumerevoli stagioni vissute nell’IRCup: al Casentino è stata quasi una rinascita.

“Sì, esame superato – sospira sorridendo il veterano che quest’anno batte bandiera Loran -. Avevo un gran voglia di tornare a correre, ma soprattutto di tornare alla normalità dopo questi mesi di paura… Al Casentino era un test, volevo capire se ci fossero le condizioni per continuare a correre. Tutti gli esami erano stati favorevoli, l’abilitazione a correre è arrivata senza patemi. Ma poi c’era da verificare l’impatto con la gara, il caldo, perché comunque qualche strascico il virus me l’ha lasciato… D’accordo con i medici che mi hanno curato e seguito, abbiamo deciso di andare al Casentino per cercare di riprendere subito il ritmo, contando sul fatto che le prove erano più corte del solito e non c’era la Talla a fine corsa. Per fortuna, a parte un momento sul primo passaggio sulla prova lunga (la Crocina, ndr) nel quale ho fatto fatica, poi è andato tutto bene”.

Insomma, sei ancora un pilota: a certificarlo, la bandiera a scacchi finale.

“Infatti l’arrivo è stato il momento più bello. Anche se un po’ distanti da Polisini, è stato emozionante capire che ci sono ancora, posso ancora lottare e, soprattutto, divertirmi correndo. Devo ringraziare il mio navigatore Stefano Costi, che mi ha aiutato tantissimo, e gli altri reggiani presenti: Tosi, Ferrarotti, lo stesso Alen Carbognani (organizzatore dell’Appennino Reggiano, ndr), che mi hanno seguito con premura, amicizia e simpatia durante la gara, dandomi grande supporto anche sul piano morale”.

Oggi possiamo gioire del fatto che abbiamo recuperato il Marco Belli pilota, ma nei mesi scorsi c’era in ballo qualcosa di molto più importante. Raccontaci la tua odissea nel Covid.

“E’ iniziato tutto intorno al dieci marzo con una piccola influenza: il virus l’ho contatto in ambiente lavorativo, probabilmente all’aeroporto. Sta di fatto che poi, involontariamente, ho contagiato mio figlio. Da lì, sono entrato in un mese di dolore e soprattutto di paura: perché quando hai la febbre alta, non ragioni bene ed accendi la televisione sentendo tutto quello che stava accadendo, non potevi non avere paura. E tanta. Poi, settimana dopo settimana, seguendo le indicazioni e le terapie dei medici, ne siamo usciti sia io, sia mio figlio. Ma non senza strascichi: il virus attacca gli organi più deboli in quel momento, nel mio caso stomaco e reni. Ed ora devo fare i conti con un polmone che, causa una cicatrice lasciata in eredità dalla polmonite interstiziale, non lavora ancora al meglio. I medici mi hanno detto che ci dovrebbero volere dai sei ai dodici mesi, ma è anche possibile che non si rimargini e resti così com’è”.

In questo contesto, sei una delle persone più indicate a dire la propria sul protocollo varato da Acisport, su approvazione del governo, che ha permesso la ripartenza dei rally in Italia.

“La federazione ha studiato un protocollo davvero importante e ben fatto – sottolinea Marco Belli -. Tra le varie cose, apprezzo molto il nuovo sistema di verifiche, che spero resti invariato anche quando sarà terminata l’emergenza: ottimizza i tempi, rende tutto più snello. Il rally è stato organizzato al meglio, devo dire che Scuderia Etruria ha fatto un grandissimo lavoro in una situazione difficile, perché erano i primi a dar vita una gara dopo il lockdown. Hanno predisposto tutto al meglio, riordini e parco erano sistemati con attenzione certosina. Direi un ottimo esempio da seguire, anche se presumo ci sarà spazio per migliorare, con il tempo. Ma direi che è andato tutto bene, compresa l’assenza del pubblico…”.

Che ne dici dei rally a porte chiuse?

“Da pilota è difficile correre in queste condizioni: non vedere la gente che ti sostiene a bordo strada sembra un dettaglio, e invece fa la differenza. Il pubblico è una componente naturale dei rally, ma adesso dobbiamo capire tutti che, se si vuole correre, ci vuole pazienza e bisogna aspettare”.

Già, perché il Covid non è solo una semplice influenza…

“Ragazzi, non scherziamoci: serve stare attenti. Può colpire chiunque ed in ogni modo: io e mio figlio siamo stati fortunati e ce la siamo cavata, ma un amico di meno di 60 non è più qui con noi a raccontarla. Questo coronavirus non va sottovalutato”.

Che accoglienza hai trovato, arrivando a Bibbiena, lo scorso week-end?

“Ottima, da parte di tutti: è stato bello tornare nel nostro ambiente. Ma vorrei anche ricordare i tanti amici che, nei giorni più difficili, mi sono stati vicini: oltre ai tanti reggiani, cito persone come Michele Bernini e Felice Re, per esempio. Allora magari non avevo molta voglia di rispondere, ma ho apprezzato molto la loro vicinanza. Sono molto riconoscente a tutti loro, così come a chi si è occupato di me e di mio figlio”.

Ora che hai rotto il ghiaccio, te la senti d’imbastire un programma per il resto della stagione?
“Conto di tornare in azione, ma non so ancora dove e quando. Di certo, c’è che non potrei proprio mancare all’Appennino Reggiano: da quando ho debuttato, nel 1986, non ho mancato una presenza, divenendo il recordman della gara. E – chiude scherzando – non potrei concedere al mio amico Roberto Vellani di avvicinarsi al mio primato…”.

Simone Miele e la sua grande passione nelle corse

Simone Miele, classe 1988, del 3 luglio per la precisione, è da oltre un decennio sulla breccia. Qualche anno fa era un ragazzo promettente, oggi è un rallysta competente. Peccato corra poco per questioni di lavoro e che stia lontano dal massimo campionato Tricolore della specialità. Sarebbe un’ottima risorsa e darebbe vita ad interessanti sfide. “Se solo nel CIR ci fossero le WRC…”, potrebbe pensare Simone. E su questo avrebbe ragione da vendere.

Ne approfittiamo per parlare di lui, oggi che è il suo compleanno, e ci piace ricordare la sua prima vittoria nel CIWRC. Rally Elba 2019. Una grande gara, quella disputata nel fine settimana sui difficili e selettivi asfalti dell’Isola. Una gara che sembrava destinata a vedere sul gradino più alto del podio Corrado Fontana con la Hyundai I20 WRC, in testa a poco meno di due prove dal traguardo con 11” di vantaggio su Marco Signor e Patrick Bernardi con la Ford Fiesta WRC.

Invece, negli ultimi chilometri tutto è cambiato. Una toccata alla Hyundai ha costretto l’equipaggio Fontana-Agnese a ritirarsi. Ne hanno subito approfittato i principali avversari prima soprattutto Simone Miele, protagonista di una lotta serrata sul filo dei secondi con Marco Signor.

Lo scratch finale – con 5,5 negli ultimi 18 chilometri di prova – ha consentito a Miele di scavalcare al fotofinish i rivali conquistando il primo successo stagionale e il primo trionfo nel CIWRC. “Quest’anno siamo partiti decisi su come affrontare il campionato.” ha detto Simone Miele: “Quando abbiamo visto fermo Fontana abbiamo capito che potevamo puntare alla vittoria visto che il gap con Signor era risicato”.

Secondo assoluto alla fine è stato Marco Signor, autore di un’ottima gara, ma che non è bastata. “Miele è stato fortissimo, non sappiamo dove abbiamo perso tempo. Abbiamo mantenuto un passo regolare, senza forzare, ma loro sono stati più veloci”.

Con la vittoria all’Elba, Miele è passato al comando della classifica provvisoria del CIWRC, scalzando Luca Pedersoli, terzo con la Citroen DS3 WRC, ma con la soddisfazione di essere stato il più veloce nella più lunga e dura prova del rally elbano, la Volterraio-Cavo.

Fabrizia Pons, donna dei record mondiali

“È stata pura gioia lavorare con Fabrizia Pons. Forse avevo bisogno di questa esperienza per apprezzare cosa significasse avere una navigatrice, che chiama le note in toni dolci che hanno un effetto decisamente rilassante per la pace mentale di un pilota!”. A dirlo è Ari Vatanen. Sì, proprio lui.

Fabrizia Pons – torinese doc nata il 26 giugno 1955, è stata sia pilota rally sia copilota, unica, insieme al francese Jean-Claude Lefèbvre, ad avere conquistato punti nel Mondiale WRC in entrambi i ruoli (ed è stata anche pilota di motocross), navigatrice dal 1981, mentre come pilota la Pons si classificò nona al Rally di Sanremo 1978.

Fabrizia Pons, campionessa italiana femminile di rally internazionali per tre anni consecutivi (dal 1976 al 1979), nonché storica navigatrice di Michèle Mouton e pilota Audi, in tempi recenti ha partecipato al Rally Dakar al fianco della tedesca Jutta Kleinschmidt.

Dopo l’ultima esperienza dakariana, nel 2007 a fianco di Ari Vatanen, conclusasi con un ritiro, nel 2008, la Pons ritrova Michèle Mouton. Detiene con lei il primato di aver vinto un rally per la prima volta con un equipaggio tutto femminile, in una storica vittoria a Sanremo nel 1981.

Le due tornano a gareggiare in Nuova Zelanda al Dunlop Classic Otago Rally a bordo di una Ford Escort RS, 22 anni dopo il tragico Tour de Corse del 1986, che costò la vita a Henri Toivonen e Sergio Cresto. Ma la straordinaria carriera di Fabrizia non si limita al ruolo di navigatrice, riassumibile in 224 gare complessive disputate, di cui 88 mondiali.

Nel suo palmarès ci sono infatti anche quattro titoli italiani femminili come pilota; inoltre la passione della torinese si è declinata anche nelle due ruote, essendo stata l’unica donna pilota a correre con continuità nel panorama nazionale Motocross tra il 1971 e il 1975.

Renato Fruzzetti, un pezzo di storia dei rally in Toscana

Se n’è andato Renato Fruzzetti, un pezzo di storia dei rally toscani. Memorabili i suoi traversi nelle corse su strada toscane degli anni Novanta. Indimenticabile nelle curve del Valdinievole, uno dei suoi rally preferiti. Nel 1979, Renato Fruzzetti e un gruppo di giovani appassionati, piloti e navigatori, Luca Ciucci, Edoardo Petrini, Moreno Galliani e Augusto Parenzi, s’inventarono una nuova gara: il Rally dello Zoccolo.

Leo Todisco Grande, giornalista toscano responsabile di diversi uffici stampa nelle gare del Granducato da rally, ha detto: “Si affollano i ricordi alla brutta notizia della scomparsa di Renato Fruzzetti, di sicuro uno dei più veloci rallisti toscani di sempre. Con il quale ho avuto sempre grande feeling. Un amico con lampi di simpatica follia che, dopo un po’ di anni che aveva smesso di correre, si ricordò di me, invitandomi, quando affrontò l’impresa, poi non riuscita, di organizzare un rally internazionale a Cuba”.

Il tentativo di organizzare un rally a Cuba lo ricorda bene anche Max Sghedoni che tramite un post su Facebook conferma: “A Renato Fruzzetti e a quel mese trascorso con lui ai Caraibi per cercare di “inventare”, su invito del governo castrista, il primo rally Internazionale di Cuba… I tre puntini sospensivi dovrebbero suggerirvi e invitarvi ad immaginare di tutto e di più. Fatelo pure… ma con un sorriso. Vi è poesia anche e soprattutto nel ricordo”.

Alessandro Bugelli, altro giornalista toscano, anche lui responsabile di molti uffici stampa nelle gare di “casa”, ricorda: “A lui ero molto legato, come sono molto legato a Massimo Cesaretti, uno dei suoi storici copiloti. Nel 1990, al Rally degli Abeti, quando correvo con Dalio Martinelli con la “cinque” GT Turbo Gruppo N, avemmo un cruento incidente nella PS del Melo. Una botta devastante frontale contro una pianta, che poi mi tenne ingessato per oltre due mesi. Renato e Massimo, tra i nostri rivali più accesi e temibili, partivano dietro a noi, con la stessa vettura. Io ed il mio pilota eravamo svenuti in macchina, intrappolati, e c’era rischio di incendio. Arrivarono sul luogo dell’incidente, si fermarono, lasciarono il loro estintore e si affrettarono a raggiungere il fine prova per dare allarme. Da quel momento quei due uomini con la barba divennero per me due Santi, per il nobile gesto che fecero. Nobile e non certo scontato. Ma c’era un particolare: erano (e sono) dei Signori. Soprattutto nella vita. La mia gratitudine ed anche quella, credo, del mio pilota di allora sono e saranno infinite per il gesto che fecero, io ho sempre detto comunque salvandoci la vita, e per l’insegnamento che hanno dato. Adesso sono a piangere la scomparsa di Renato. E avendone conosciuto il perché ci ha lasciati non è facile farsene una ragione. No. Non ci sto. No”.

Massi Mussella lo ha ricordato definendolo “Amico di tante serate. Lo ho ammirato prima di iniziare a correre, ancora di più guardando i tuoi tempi quando anch’io ho provato a fare il pilota. Protagonista di tanti dei miei video ai tempi della Pro-Bike Videoproduzioni. Ultimamente ci siamo frequentati alle cene che continuo ad organizzare per tenere viva la passione ed i ricordi. Ci mancherai a quelle cene.
Tanta tristezza, ma il piacere dei ricordi resterà con me. Ciao Piedone con te se ne va una parte importante dell’automobilismo lucchese e non solo. Ci troveremo ancora intorno ad un tavolo passato questo assurdo periodo e tu sarai con noi, le tue imprese, i tuoi aneddoti non ci lasceranno mai”.

Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria

Michèle Mouton è l’unica pilota donna ad aver mai vinto una gara del Mondiale Rally. La driver francese ha ottenuto la vittoria in quattro rally del Campionato del Mondo negli anni Ottanta ed è stata vice campionessa del mondo di rally nel 1982.

Nata a Grasse il 23 giugno 1951, dopo la carriera come pilota ufficiale Audi e organizzatrice della Corsa dei Campioni, dal 2009 è una dirigente sportiva francese in seno alla FIA. Nel 1975 ha corso alla 24 Ore di Le Mans all’interno di un team tutto femminile, dove si è classificata ventunesima a 67 giri di distacco dai vincitori Jacky Ickx e Derek Bell.

Ha iniziato a correre nei rally a 22 anni, inizialmente come copilota, fino a quando suo padre le ha comprato la sua prima auto da rally e ha girato la mano alla guida. Il successo è stato abbastanza rapido e all’età di 25 anni Michèle Mouton ha gareggiato professionalmente. Seguirono le vittorie nei turni del campionato europeo di rally FIA, così come la seconda posizione della serie, e nel 1981 divenne la prima donna a vincere una prova del Mondiale Rally.

Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria
Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria

Michèle Mouton ha portato la Audi Quattro a una storica vittoria al Rally di Sanremo. L’anno seguente, ancora in corsa con il team Audi, ottenne vittorie nel Campionato del Mondo in Portogallo, Grecia e Brasile. Nel 1982 vinse tre gare (Portogallo, Brasile e Acropoli) alla guida di un’Audi quattro e arrivò vicina al titolo, battuta da Walter Röhrl a causa della rottura della trasmissione della sua vettura che non le permise di vincere il Rally della Costa d’Avorio.

Nel 1984 e 1985 vinse con l’Audi Sport quattro la Pikes Peak International Hill Climb negli USA, prima donna a riuscirvi stabilendo anche il record del tracciato. Nel 1986 passò alla squadra Peugeot Talbot Sport Deutschland, vincendo il campionato tedesco rally con la Peugeot 205 Turbo 16; corse inoltre alcune prove mondiali, di cui l’ultima fu il Tour de Corse 1986 nel quale si ritirò per problemi al cambio. In seguito all’abolizione delle vetture di Gruppo B decise di ritirarsi dalle corse. Nel 1988 promosse, insieme a Fredrik Johnson, la Corsa dei Campioni in onore di Henri Toivonen.

Nel 2008, a 22 anni di distanza dal suo ritiro, Mouton tornò al volante all’International Rally of Otago in Nuova Zelanda, prova del campionato montagna, di nuovo con Fabrizia Pons al suo fianco. La coppia chiuse al trentaquattresimo posto.

Insieme a Jutta Kleinschmidt, Danica Patrick e Lella Lombardi costituisce il ristretto gruppo di donne pilota vincitrici di gare valide per competizioni di serie mondiali. Presiede dal 2009, anno della sua istituzione, la commissione Donne negli sport motoristici della FIA.

Piazzamenti per stagione

AnnoVetturaCopilotaPos.Pt.
1979Fiat 131 Abarth RallyFrancia Françoise Conconi21ª12
1980Fiat 131 Abarth RallyFrancia Annie Arrii23ª12