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Christine GZ diventa professionista all’estero

Christine GZ è nata in India sotto il segno del Leone. Ha vissuto lì per 8 anni e poi si è trasferita a Milano, Italia (nazionalità italiana). Dopo alcuni spostamenti nel territorio italiano, la sua famiglia ha deciso di cambiare Paese e di trasferirsi in Spagna, precisamente nelle Isole Canarie (Tenerife). Quattro anni a Tenerife, studiando inglese e spagnolo, per poi trasferirsi, ancora una volta, a Fuerteventura (un’altra bellissima isola desertica). GZ ha sempre amato le auto, ma nessuno nella sua famiglia era un appassionato di benzina quindi, all’inizio, non hanno accolto facilmente la sua passione.

Il giorno in cui ha incontrato Lolla (la bellissima Corolla del 1989) sapeva che quella sarebbe stata la sua vita. Voleva iniziare a fare rally, ma si è anche resa subito conto che era uno sport molto costoso. GZ ha iniziato la sua carriera tardi rispetto agli spagnoli. Ha cominciato dando una mano nell’officina del vicino, come meccanico, e lentamente si è avvicinata all’acquisto di una Golf (MKII) del 1988.

Alla fine ha venduto la VW e ha comprato l’auto da rally dei suoi sogni: la Lolla. Ha corso con la Toyota per due anni, vincendo la femminile del Campionato delle Canarie nel 2014. Il suo progetto successivo è stato quello di convertire la sua auto da strada (Subaru Impreza GC8) in un’auto da rally con specifiche per la terra (Gruppo N). Nel frattempo, GZ ha lasciato le isole per conseguire una laurea presso l’Università di Birmingham, in Ingegneria del Motorsport.

Quella del 2014 è stata la prima stagione agonistica completa della Zonca. GZ ha gareggiato nel Campionato delle Canarie finendo tutti i rally con la sua “Lolla”, la Toyota Corolla AE92 FWD costruita in casa. Il suo ritmo e la sua prestazione costante, ha finito ogni prova, le hanno regalato una meritata vittoria di categoria (B4) del Campionato 2WD.

L’anno successivo, dopo essersi laureata in Inghilterra (in ingegneria del Motorsport), Christine è tornata nel Campionato Canariano Rally Terra, purtroppo questa volta soffrendo alcuni problemi meccanici, ma ottenendo comunque 6 punti in meno rispetto al 2014 e arrivando seconda nella sua classe.

Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di molti team spagnoli e così è stata contattata dal team Peugeot di Barcellona (Mavisa Sport) per partecipare alla gara finale del programma Mujer y Motor, un’iniziativa di Spanish Automobile in cui la federazione seleziona una pilota per un programma di due anni nei rally. Anche con poca esperienza, GZ è riuscita a finire al secondo posto e il team le ha offerto l’opportunità di partecipare a un rally nazionale a Malaga (sud della Spagna).

Questo debutto nel Campionato Spagnolo Rally ha avuto un grande impatto sui media e ha creato ancora più interesse intorno al team Peugeot, che ha deciso di rinnovare la collaborazione con la pilota. Il 2016 è stato un anno di rodaggio per Christine Giampaoli Zonca. Il suo obiettivo era massimizzare il Marchio del Leone e migliorare le sue capacità di guida in vista di una stagione competitiva completa di rally a livello professionistico nel 2017 (mentre gareggiava di nuovo alle Canarie).

GZ ha più esperienza nei rally su terra, ma per soddisfare il suo desiderio di diventare la miglior pilota, ha dovuto aumentare le gare sull’asfalto. Ha lavorato molto per trovare sponsorizzazioni ed è riuscita a prendere parte a diversi eventi importanti (come il Rally di Madrid e il WRC in Catalogna, che è misto). Questa era ormai la terza stagione nei rally. Era la stagione del passaggio dalla 2WD alla 4WD, gareggiando di nuovo nelle Isole Canarie, con una Subaru Impreza GC8, preparata da lei stessa.

Nel frattempo, ha continuato a cercare opportunità oltre le isole. Dopo alcuni buoni risultati alle Canarie, GZ riceve la chiamata di una squadra italiana per gareggiare al Rally Rose ‘n Bowl di San Marino, dove ha concluso il suo primo rally su asfalto con una Ford Fiesta ST N3.

Inoltre, dopo aver ottenuto l’interesse di alcune aziende a sponsorizzarla, chiude un programma parziale nel campionato spagnolo con Mavisa (che continuava a seguirla con il supporto di Peugeot Spagna), creando un team femminile completo (anche coordinatori, meccanici e ingegneri) e ha concluso il suo anno sportivo realizzando un sogno: partecipare a uno degli eventi del Campionato del Mondo Rally. Il Rally-RACC Catalunya.

Al termine di questa incredibile stagione, la squadra riesce a vincere la Femminile del Campionato Spagnolo Rally Terra. L’anno si conclude con una gara con la Renault Twingo R2 nell’isola di Lanzarote (invitata da un’altra squadra spagnola).

Per il 2017, Christine Giampaoli Zonca vuole di più. Inizia a lavorare su accordi di sponsorizzazione per iniziare la sua crescita nel Campionato Europeo. Dopo mesi di lavoro con Audi come istruttrice di piloti e partecipando a vari eventi (come il NEC Autosport International, a Birmingham), oltre che lavorando come ingegnere e cercando di trovare il budget per correre, la sua carriera prende improvvisamente un percorso diverso.

Dynamic Racing, team di fuoristrada con sede a Los Angeles (California), stava cercando un pilota di punta. GZ accetta questa nuova sfida. A lei interessa correre. La sua prima gara è stata nel Campionato del Mondo UTV, dove ha dimostrato il suo potenziale con un decimo posto nella sua prima gara in assoluto in questa disciplina.

Con un ambizioso programma sportivo, partecipa a gare importanti come Baja 500 in Messico, Pure 100, pure 100 Twiilight, Vegas to Reno, e l’apice della stagione in UTV: Baja 1000, una delle gare più famose e più dure del mondo Off-Road. Mentre gareggia in USA non rinuncia ai rally, e prende parte al Rally Ciutat de Cervera (Campionato Nazionale) e di nuovo al Rally-Racc di Catalunya (evento WRC).

Un anno più tardi, GZ continua il suo programma con il team americano, correndo sia nel Bitd (Best in the Desert, American Championship) sia nel Mexican Score International: partecipando a tutti i più grandi Baja del Messico e alle gare più famose in America (come la Zecca 400 o la Vegas a Reno).

GZ partecipa al Sonora Rally (parte del progetto “Road to Dakar”), con un altro noto team off-road messicano (Monkey business), ottenendo una vittoria dopo due giorni di competizione. Nel frattempo, come pilota internazionale riceve proposte per correre in Europa. Accetta di partecipare a due gare del Campionato del Mondo di Cross Country: Baja Portalegre 500 (Portogallo) e Baja Spain.

Finalizza una decima posizione assoluta nella Baja Portugal (come primo evento in assoluto nel Campionato FIA) e il team invita la pilota a partecipare anche a più eventi del Campionato Spagnolo. L’anno successivo Christine Giampaoli Zonca continua a correre negli Stati Uniti e in Messico con il Dynamic Racing, ottenendo ottimi risultati all’interno dei campionati, come Baja 1000 (sesto posto), e inizia a lavorare su un altro grande progetto la Dakar 2022.

Tra le gare d’oltremare, GZ partecipa anche a una gara di rallycross con un kartcross invitata dal team ufficiale Ya Car e ad altri eventi come il Penafiel Racing Fest (in Portogallo) come ospite vip. Il 2019 è anche l’anno in cui Christine GZ diventa ambasciatrice del marchio per Can-Am BRP in tutto il mondo. Durante l’anno partecipa a 3 eventi in Sud America, creando contenuti per il brand e presentando il lancio del nuovo veicolo competitivo 2020 Canam X3.

Nel 2020 inizia a lavorare con Audi Spagna per sviluppare la nuova Audi E-tron nell’isola di Maiorca. Successivamente, partecipa a una gara sulla pista di Ascari (sud della Spagna), per testare la macchina da corsa Radical con il team Radical Iberia. Quindi, torna a Los Angeles per correre con la Mint 400 a Las Vegas con la sua attuale squadra di corse, Dynamic Racing.

E adesso Christine gareggerà alla guida di una Odissey 21, un 4×4 elettrico da 550 cavalli, per il team Hispano-Suiza, insieme al suo compagno di squadra Oliver Bennet. Una gara che la vedrà competere contro grandi piloti, come Jenson Button ex campione di Formula 1, oppure il vincitore della Dakar Carolos Sainz. Il tutto sognando la Dakar 2022.

La sfida di Yoann Bonato: ”1 vittoria per 1 albero”

I rallysti hanno un cuore grande e Yoann Bonato ne è l’ennesima prova. Il francese, in attesa del via del Campionato Francese Rally Asfalto, ha lanciato una nuova sfida denominata “1 vittoria per 1 albero”. Pertanto, nella stagione corrente, il pilota di Saint-Martin-d’Heres ha come obiettivo quello di legare la pratica sportiva con lo sviluppo sostenibile. 

Durante l’ufficializzazione di questo progetto, il rallista francese ha spiegato le motivazioni e le ragioni che lo hanno portato a questa idea: “Piantare alberi non cambierà il volto del mondo, ma la nostra azione aiuterà a cambiare gli atteggiamenti nel nostro sport. I rally sono etichettati come sport “inquinante”, anche se numerosi studi hanno dimostrato che la nostra disciplina si impegna nel migliorare la sostenibilità”.

“Non dimentichiamo nemmeno che il motorsport è un vero laboratorio per le auto stradali di domani. Dobbiamo cercare di cambiare questi “preconcetti” e vogliamo portare avanti la nostra passione che è anche la nostra professione. Non possiamo però nasconderci del tutto dietro gli studi: il motorsport inquina sì, come gli altri sport ed eventi correlati”.

“Il motorsport è diventato il mio lavoro oltre alla mia passione. Oggi, per poter continuare a lavorare e impostare programmi sportivi che soddisfino le mie ambizioni, conto ogni anno sul sostegno dei miei partner e di nuovi sponsor”.

“Per questo da diverse stagioni mi pongo la domanda su cosa posso fare per rispondere a queste due problematiche e da lì è nata la sfida “1 vittoria per 1 albero”. Questo è un piccolo passo per l’ambiente, ma un grande passo per la nostra passione”.

Questi futuri alberi saranno piantati nella località turistica Les Deux Alpes di fronte a La Muzelle, una montagna del Massiccio degli Écrins. Bonato e il suo co-pilota Benjamin Boulloud, intendono sfruttare questa piccola foresta allestendo un divertente percorso e uno spazio dedicato alla biodiversità.

Latvala risolve il ”giallo” della Yaris WRC in Kenya

E’ bastata una foto su Twitter postata dall’utente “Kipsesi” ad accendere il dibattito e la curiosità tra gli utenti. Tutti si sono chiesti cosa ci facesse una Toyota Yaris WRC Plus (con livrea 2019) dentro un container di legno in Kenya.

L’utente ha scritto un post taggando Juho Hanninen, che altri non è che il collaudatore Toyota chiedendoli: “Questa è stata appena avvistata in Kenya. E’ questo il suo lavoro?”. Il post ha iniziato a girare tra addetti ai lavori e appassionati in maniera virale, scatenando ulteriori interrogativi sull’effettuazione della gara africana (di cui abbiamo parlato qui). Nella mattinata odierna, a sorpresa, al post ha risposto proprio il diretto interessato, ovvero Juho Hanninen.

L’ex pilota Skoda e Hyundai, attualmente collaudatore della casa nipponica ha risposto in maniera simpatica al post: “Finalmente è arrivata! Ho imballato e realizzato il container da solo. In questo momento sto abbattendo altri alberi per costruire un altro container per spedire la vettura di Kalle”. Ovviamente, l’ironia di Hanninen ha fatto impazzire il web.

A chiarire il tutto ci ha pensato Jari-Matti Latvala (Team Manager Toyota), che spiegato il perché di quella “vettura” in Kenya: “Quella nella foto non è un’auto da corsa. E’ semplicemente un “muletto” da esibizione”. Insomma, si tratta di un manichino. Bello, ma senza né arte né parte. Mistero risolto, quindi, ma la posizione della gara africana traballa ogni giorno di più con Lettonia, Turchia e il nostro Aci Monza alla finestra pronti ad approfittare dell’occasione.

Auguri Drago! Il grande Sandro Munari compie 81 anni

Ci sono uomini che con le loro imprese sportive e umane scrivono pagine che resteranno impresse a vita nella storia. Uno di questi UominiLancia (sì, con la maiuscola e una parola sola con Lancia) è Sandro Munari, pilota di Cavarzese (Venezia) nato il 27 marzo di 81 anni fa. La carriera e la storia di Sandro non ha bisogno di presentazioni. Ogni appassionato che si rispetti conosce le imprese le mitico Drago di Cavarzere.

Il debutto nei rally di Sandro, avviene nel 1964 quando un’altra grandissima icona del rally Made in Italy, Arnaldo Cavallari, lo volle al suo fianco nell’impegnativo ruolo di navigatore. Il debutto avviene al Rally della Sardegna, gara che si disputava su fondo sterrato nell’Isola dei Quattro Mori. I due a bordo dell’Alfa Romeo Giulia TI vinsero la gara, precedendo Alessandro Sorcinelli (Morris Cooper) e Luigi Marghinotti (Alfa Romeo Giulia Spider). Sempre nello stesso anno, arrivo anche il successo al Rally San Martino di Castrozza sempre in coppia con Arnaldo.

Quest’esperienza alle note, fu importantissima nella carriera da pilota del Drago, che iniziò a correre da pilota nella stagione 1965. I primi due anni furono di “studio”, ma la svolta arrivò nel 1967 quando Munari navigato da Luciano Lombardini e dal belga Georges Harris conquisto il suo primo titolo Tricolore a bordo della Lancia Fulvia 1.3 Coupé HF, titolo che fu bissato due stagioni dopo (1969).

Ma le vittorie più prestigiose dovevano ancora arrivare. Infatti, arrivarono quattro successi al mitico Rally di MonteCarlo conquistati nelle stagioni 1972, 1975, 1976 e 1977, nel primo caso su Fulvia 1.6 HF, negli altri al volante di una Lancia Stratos HF. Al suo fianco in quegli anni si alternarono grandissimi navigatori come Arnaldo Bernacchini, Sergio Maiga e Mario Mannucci.

Sono anni d’oro per il Drago che, a cavallo tra la stagione 1971 e 1977, conquista nell’ordine la Mitropa Cup (1971) portando in gara la Fulvia 1.6 Coupe HF, l’Europeo Rally 1973 alternandosi tra Fulvia e Lancia Stratos e soprattutto nel 1977 la Cup of Rally Drivers che altri non era che il Mondiale Rally. In quella occasione, al suo fianco, oltre a Silvio Maiga sedete anche Piero Sodano. Tra le vittorie più prestigiose di Munari, oltre ai quattro MonteCarlo, ricordiamo anche le sei vittorie conquistate al Rally San Martino di Castrozza (una da navigatore), due vittorie alla Targa Florio e i successi al Rally del Portogallo, al Tour de Corse e al Costa Brava.

Sébastien Loeb ”Elena? Scelta difficile, ma necessaria”

Ad una settimana dall’annuncio che ha sconvolto tutti, ovvero la separazione tra Sébastien Loeb e Daniel Elena e il relativo strascico polemico tra il monegasco e i vertici Prodrive, dice finalmente la sua Sébastien Loeb, che era stato tirato in ballo da David Richards.

Il pilota alsaziano ha spiegato questa scelta nel corso di una lunga intervista rilasciata al microfono di DNA. L’alsaziano ha specificato che questa scelta, seppur molto difficile e sofferta è stata dettata dalla voglia di provare qualcosa di nuovo e di avere al suo fianco nella Dakar 2022 un navigatore professionista nei rally-raid.

“Prodrive – dice Loeb – ha analizzato nel dettaglio tutta la fase tecnica, meccanica, logistica e le varie comunicazioni interne compresa la gestione dell’assistenza. Inoltre hanno analizzato attentamente anche il pilotaggio e la navigazione ed è proprio in quest’ultima che sono emersi dei punti deboli. Abbiamo commesso molti errori, che ci sono costati tempo prezioso, abbiamo dovuto capire e interrogarci perché il metodo di navigazione con gli i-Pad fosse così complicato per noi”.

“Abbiamo avuto molti malintesi nel corso delle varie speciali, perché il nuovo metodo di navigazione è completamente diverso dai tradizionali road-book. Questa nuova regola impone un’analisi immediata di quel che sta accadendo sotto le tue ruote e devi farlo velocemente, magari in tratti a cui stai andando a 180 km/h. In passato Daniel preparava il road-book delle note il giorno prima, lavorandoci ore su ore e questo lì ha permesso di raggiungere un livello altissimo di navigazione”.

“Ma adesso è tutto cambiato, il nuovo sistema favorisce i professionisti delle disciplina è questo fa la differenza in termini cronometrici. Penso che puntare alla vittoria serva un professionista in questa disciplina, perché il metodo di navigazione al momento é molto complicato e estremamente sofisticato. Alla fine siamo giunti ad una scelta difficilissima, ma necessaria. Ero convinto di farlo, ma annunciarlo e farlo non é stato per niente facile”.

Detto dei rally-raid, il nove volte campione del mondo rally specifica che nei rally il posto al suo fianco per Daniel Elena ci sarà sempre. “Il giorno in cui vorremmo divertirci in Francia in una gara con una Peugeot 306 lo faremmo. Il giorno in cui avrei una proposta per tornare a correre una gara one-shoot nel WRC lo farei molto probabilmente con Daniel al mio fianco. La separazione riguarda solamente la disciplina dei rally-raid”.

La stagione di Loeb proseguire nell’Extreme E e nei rally-raid, ma se l’emergenza Covid-19 lo dovesse permettere, l’alsaziano tornerà nei rally francesi per regalare spettacolo al pubblico. “Se la situazione relativa ai contagi Covid-19 dovesse migliorare, analizzerò attentamente i calendari del Campionato Francese per poi essere al via di qualche evento. E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che ho corso un rally e spero di poter essere al via di uno o due eventi in stagione”.

Il rallysmo piemontese dice addio a Giorgio Leonetti

Il 23 marzo 2021 sarà ricordato come il giorno nero del rallysmo piemontese. Neppure il tempo di smettere di piangere e di salutare il copilota Silvio Gria, che un altro lutto si abbatte sulle famiglie e sugli appassionati. E’ venuto a mancare Giorgio Leonetti, fondatore della scuderia Brunik nel 1981 e anima della seconda vita della Tre Gazzelle.

Simpatico, ironico, deciso, Giorgio Leonetti era torinese con sangue calabrese nelle vene, oltre che un raro concentrato di passione e ragione. Maestro di sci, amava la velocità e le belle auto e questo lo portava fatalmente ad entrare nel mondo delle corse – e dei rally in particolare – negli anni Settanta. Prima come navigatore, poi come pilota, quindi come fondatore del Team Brunik e infine quale rifondatore della Scuderia Tre Gazzelle.

Per chi non lo ricordasse, la scuderia Brunik è stata la prima scuderia privata a livello di quelle ufficiali. La Tre Gazzelle, invece, è cresciuta partendo dal fantastico 1981 della Brunik: quello è stato il trampolino per il seguito di una storia che era iniziata in precedenza e che poi si era fermata.

Vulcanico e abile organizzatore, estroverso, determinato, egocentrico ma mai narcisista e tantomeno scontato o banale, Leonetti porta in alto entrambe le sue creature, che entrano nella memoria collettiva del rallysmo italiano e internazionale. Poi, e siamo ormai all’inizio degli anni Novanta, s’innamora dell’Off-Shore e volta pagina. Così, senza voltarsi indietro.

Il Conte Silvio Gria ha perso la sua ultima gara

Il Conte Silvio Gria non c’è più. È venuto a mancare nella notte del 23 marzo 2021. Restano memorabili i suoi modi gentili, la sua grande sportività e l’umanità che lo ha sempre contraddistinto. Ricordi indelebili, scolpiti nella mente di tutti quelli che lo hanno conosciuto e inevitabilmente apprezzato.

Nel mondo dei rally, che ha frequentato con successo per decenni, era ribattezzato il Conte, per il suo portamento e il modo di fare. Silvio Gria è morto all’età di 56 anni dopo aver combattuto contro un male ancora oggi incurabile. Viveva a Feriolo, dove nella stessa giornata del decesso, nella chiesa parrocchiale, è recitato il rosario.

Gria nel mondo del rally, è stato uno dei navigatori più famosi e vincenti della zona del verbano-Cusio-Ossola e Novara in coppia con Massimo Canella: molte volte il loro nome è stato in cima alle classifiche del Rally delle Valli Ossolane.

Negli ultimi anni aveva mollato i rally e si era dedicato alle arrampicate in montagna e alla corsa. Proprio per questa passione per le terre alte aveva espresso il desiderio di essere sepolto in valle Antrona, nel cimitero di Seppiana.

Daniel Elena: ”Gettato via come una m… Séb ti aspetto”

Non si placa il botta e risposta tra David Richards e Daniel Elena. Il titolare della Prodrive ha rivelato ieri di aver agito in accordo con Sébastien Loeb e “l’inesperto” copilota con nove titoli iridati sulle spalle ha risposto vuotando il sacco. Ospite del Super Moscato Show in onda su RMC questo mercoledì, il nove volte campione del mondo di rally è stato molto chiaro sul rapporto tra lui e Sébastien Loeb.

“Ha avuto difficoltà a chiamarmi per dirmelo. Aveva ancora la voce tremante, perché è una decisione e un annuncio difficile da fare. Nel frattempo abbiamo avuto un altro giorno. Un’ora dopo aver diffuso la notizia sui social, ci siamo chiamati su Facetime e abbiamo bevuto insieme. Come ho detto, l’amicizia Loeb-Elena non è morta, anzi. Sarà sempre lì. È solo che mi fa incazzare il fatto che io debba essere gettato via come una merda, mentre lui deve raccogliere forse l’ultima sfida della sua carriera”.

Di fronte alle critiche di Prodrive, Daniel Elena si è difeso. “Lui (Seb) si sente una merda indirettamente. Seb mi conosce, conosce le mie motivazioni. Loro (Prodrive) dicevano che non ero motivato e che non me ne fregava un cazzo. Che c’è ! Quando abbiamo avuto problemi sulla tappa della Dakar e quando mi sono alzato 2 ore prima di lui (Seb) per riparare il servosterzo con la sveglia al telefono per sapere la posizione del camion che poteva portarci i pezzi… Sono demotivato? Considero di aver fatto il mio lavoro e di essere stato gettato come una schifezza”.

Alla domanda sui motivi per cui Sébastien Loeb avrebbe accettato la richiesta di Prodrive di separarsi da lui, Daniel Elena ha spiegato: “Ho detto al team Prodrive di non contare su di me, di non tornare sulla loro decisione, perché sono io quello che non tornerà. Quindi ora, se Seb ha le palle e può sentirmi, accettiamo la sfida. Torniamo indietro e affronteremo nuove sfide con un’altra squadra. E mostreremo loro che sappiamo come vincere e che non abbiamo bisogno di loro. Sono aperto a Seb, ma non con questa squadra”.

Andrea Adamo: ”Markku ha bevuto troppo al compleanno?”

La leggenda dei rally Markku Alén ha compiuto 70 anni. In un’intervista al quotidiano finlandese Ilta-Sanomat, sperava di ricevere due regali di compleanno. “Prima di tutto la salute. È un grosso problema, non è vero?”. Alén ha specificato che il suo desiderio è quello di voler guidare una WRC Plus. Il pilota finlandese ha avuto modo di provare alcune WRC della Citroën e della Volkswagen alcuni anni fa, ma non è abbastanza per lui. Non vuole correre con le moderne vetture nel Campionato del Mondo di Rally, bensì vuole provare la vettura solo in qualche test privato.

All’interno della Toyota e della Hyundai ci sono familiari ed amici di Alén. Il capo della Toyota è Jari-Matti Latvala e quello di Hyundai è Andrea Adamo. Alén crede che questo regalo possa essere fattibile. Ilta-Sanomat ha chiesto ulteriori novità ed indiscrezioni direttamente al team principal di Hyundai. “Markku ha bevuto troppo alla sua festa di compleanno?”, chiede Adamo all’inizio con un ampio sorriso.

“Potrebbe essere organizzato il test. Sono suo amico e mi manca molto. Chiedete a Markku di chiamarmi, sarò felice di parlare con lui”. Alén è stato felice di sentire da Ilta-Sanomat i saluti di Adamo. “Sì, facciamo questo test! Ho visto le WRC Plus in TV al Campionato del Mondo di Rally e le mie dita hanno iniziato a prudere. Ovviamente, questa situazione pandemica limita questo mio sogno”.

Mister Maximum Attack ha vinto nei rally mondiali con le Fiat e le Lancia. Il suo “compagno” di viaggio, dal 1974 al 1989, è stato Ilka Kivimaki. Appeso il casco al chiodo, Markku Alén ha lavorato in TV. Nel programma Teknavi, per sempio, testa le auto. Alcune delle auto da rally di Alén sono state utilizzate per la realizzazione di uno spettacolo televisivo. Infine, Alén guida ancora una motoslitta e una motocicletta.

David Richards: ”Séb Loeb era d’accordo con noi”

Il presidente del team Prodrive, David Richards, ha risposto alle pesanti accuse lanciate nella serata di ieri da Daniel Elena, dopo la notizia della sua separazione da Sébastien Loeb sul progetto Dakar 2022. In un duro sfogo sui suoi canali social Elena etichettava la BRX Hunter come “una cipolla” e ricordava che il team Prodrive non vince nulla in campo internazionale dal lontano 2003, anno in cui vinse nel WRC con Petter Solberg. La risposta di Richards non si è fatta attendere, specificando che Séb Loeb era d’accordo con il team e che è stata una decisione non facile da prendere.

“Ci siamo consultati con Sébastien sull’intera vicenda, perché queste non sono decisioni da prendere alla leggera. A volte bisogna guardare le cose in maniera obiettiva e molte volte bisogna prendere decisioni difficili, sicuramente non saremmo mai andati a fondo se eravamo consapevoli che anche Sébastien non era in accordo con le nostre conclusioni. Da quando la Dakar è approdata in Arabia Saudita è cambiata notevolmente, rispetto a quando si correva in Sud America e perfino in Africa”.

“Le prove del deserto saudita richiedono molta esperienza in termini di navigazione. Abbiamo fatto una valutazione molto approfondita delle nostre prestazioni durante l’evento. In questi due mesi abbiamo svolto vari debriefing e ci son state molte riunioni in cui abbiamo esaminato nei minimi particolari la nostra prestazione per vedere su dove intervenire per migliorare la vettura in vista del 2022. Qualsiasi cambiamento in un Team deve essere ponderato e non fatto alla leggera, ma in pieno accordo con tutti. Eravamo e siamo consapevoli del rapporto che c’è tra Sebastien e Daniel, non avremmo mai suggerito questo cambiamento senza la piena volontà anche di Sébastien”.

Sul possibile sostituto Richard fa spallucce, ma conferma che si sta cercando una figura di esperienza da affiancare al nove volte campione del mondo. “Al momento stiamo facendo ricerche e esaminando vari profili. Non è un compito facile trovare un navigatore esperto per questo tipo di eventi. I requisiti richiesti per un co-equiper sono cambiati negli ultimi anni. Sébastien da parte sua è molto determinato vuole vincere la Dakar e il Campionato del Mondo Cross Country. Inizieremo i test a metà anno, per provare delle nuove componentistiche per la vettura, studiate in base hai nuovi regolamenti. Successivamente l’idea è quella di partecipare ad alcuni eventi di preparazione, come ad esempio un raid in Marocco”.

Sulle critiche alla vettura invece Richards risponde per le rime al monegasco. “Per quel che riguarda l’auto, voglio ricordare a tutti che abbiamo ottenuto il miglior risultato tra i rookie alla scorsa Dakar. Nani Roma ha perso appena due minuti e mezzo per un guaio meccanico in tutta la Dakar. Suggerisco a tutti di chiedere informazioni sulla bontà del mezzo a Nani oppure a Sèb, piuttosto che chiederlo a Daniel…”.

Loeb ed Elena si separano: Prodrive dice stop

Martedì 16 marzo 2021, Sébastien Loeb e Daniel Elena hanno parlato velocemente al telefono: il pilota alsaziano ha annunciato la sua volontà di cambiare copilota per la prossima Dakar su richiesta del team Prodrive. Durante questa prima collaborazione con Prodrive, i nove volte campioni del mondo rally avevano incontrato grandi difficoltà, accumulando forature, ma anche problemi meccanici, senza riuscire a firmare neanche buone prestazioni.

Sorpreso da questa decisione, Daniel Elena ha voluto reagire nella sua solita rubrica “L’oeil de Danos”, dove il monegasco non ha usato mezzi termini, in uno stile che ancora gli si addice. In questa rubrica, il copilota nove volte campione del mondo rally ha parlato in particolare del suo rapporto con il team Prodrive.

“Loeb-Elena alla Dakar quest’anno con BRX-Prodrive, è stata una schifezza. Oggi ho ricevuto una telefonata da Séb che mi diceva che non sarebbe partito con me alla prossima Dakar, perché il team Prodrive ha deciso che non ero adatto e che non ero abbastanza motivato e che non avevo abbastanza esperienza, ma anche che quest’anno ho fatto troppi errori di navigazione”.

Successivamente, il copilota monegasco ha voluto rispondere alle critiche di Prodrive elencando le sue vittorie alla Dakar, pur ricordando che il duo Loeb-Elena aveva fallito a soli cinque minuti dalla vittoria nell’edizione 2017 per la sola seconda partecipazione a questo evento. Infine, il nove volte iridato non ha esitato nel continuare a criticare il team Prodrive.

“Prima di dire che Elena fa perdere tempo a Loeb, ascolta Elena. Hai fatto una cipolla e non una vettura. La tua macchina non è fatta per vincere. Sei una squadra non strutturata. Non mi hai ascoltato. Ho passato ore con il mio ingegnere JP, mi dispiace perché sei davvero adorabile, ma abbiamo passato ore in video a dirti cosa fare e cosa non fare per provare a vincere una Dakar e fare una macchina solida. All’arrivo non hai ascoltato il mio consiglio, sostenuto da Nani Roma e da Seb. Hai fatto quello che volevi. È normale, è la tua filosofia. Prodrive, miglior squadra del mondo, abbiamo vinto tutto… L’ultima cosa che hai vinto è stato nel 2003 con Solberg”.

“Dakar, ho fatto la mia parte. Ho fatto alcuni errori di navigazione quest’anno, ma tutti lo hanno fatto. Ora sei riuscito a mettere a rischio ventitré anni di complicità e a farci separare. Ti dico bravo. Séb, non ho niente contro di te, sarò sempre dietro di te, saremo sempre amici”.

Da parte sua, la comunicazione di Sébastien Loeb è stata molto più classica con alcuni messaggi sui social: “Dopo cinque Dakar trascorse insieme e dopo aver discusso con la squadra, siamo giunti alla conclusione che potrebbe essere bello provare qualcos’altro. Non è senza una fitta di cuore che, con Daniel non inizieremo nel 2022 come compagni di squadra”.

Il Granducato da rally piange Vareno Grassini

Mentre alle 8 prendeva il via il Rally del Ciocco, Vareno Grassini smetteva di respirare. E da gentiluomo sportivo, quale è sempre stato, se ne andava silenziosamente in punta di piedi. Non è pioggia quella che bagna in queste ore il Rally del Ciocco, partito alle 8 di stamattina, alla stessa identica ora in cui Vareno ci lasciava. Sono lacrime. Lacrime di un Granducato da rally già in lutto. Toscana e Italia attonite. Vareno Grassini era conosciuto ovunque, da decenni, per il suo carattere cordiale, per il suo fair play sportivo, per la sua filosofia in cui primeggiava l’onesta.

Senese nel sangue, con i rally scritti nel dna, Grassini (con la sua copilota Silvia Galleni) resta uno dei rallisti italiani più forti negli anni Ottanta e Novanta, tra i più eccellenti esponenti della cosiddetta “scuola toscana” dei rally, curatore dell’organizzazione dello storico Rally della Fettunta, correva sempre con lo stesso preparatore: Silvio Terrosi.

Nel 2016, quando smise di essere l’organizzatore del suo amato Rally, il Fettunta, disse: “Ci sono vari motivi che, messi insieme, aiutano il Rally della Fettunta a rimanere sempre sulla breccia nonostante i decenni trascorsi dalla prima edizione e le trasformazioni dello sport e della società. Uno dei fattori di successo è sicuramente il piacere di soggiornare in Toscana dove si possono trascorrere alcuni giorni di relax con la famiglia col pretesto di correre in una gara nel Chianti, vicino a città d’arte come Firenze e Siena. Per questo ogni anno tanti vengono a correre qui da fuori regione. E’ sempre stato così fin dal 1977″.

“Questo, da sempre, è il segreto del Rally della Fettunta, che tra l’altro è sempre stato vicino di data alla festa dell’8 dicembre, un momento che ha facilitato, per piloti e familiari, l’organizzazione di un ponte in Toscana. Inoltre è sempre stato apprezzato per le sue caratteristiche tecniche e sportive che hanno sempre garantito il divertimento ed esaltato le qualità di pilotaggio dei concorrenti. La zona di Tavarnelle e Barberino inoltre si è rivelata molto recettiva, i sindaci hanno accolto bene la corsa e i Comuni sono molto collaborativi anche perché saggiamente viene colta l’occasione che un evento sportivo consolidato come questo può dare”.

“Nel tempo ho contribuito all’organizzazione del Fettunta per alcuni decenni, e da presidente della Squadra Corse Valdelsa l’ho direttamente organizzato in prima persona negli anni 2000 fino a che con gli altri consiglieri della scuderia abbiamo deciso di fare un passo indietro e cedere il testimone a un gruppo di ‘eredi’, tutti giovani molto motivati che collaborano bene insieme, stanno crescendo, e questo fa piacere a me a tutti i ‘vecchi’ della Valdelsa Corse. Sono sicuro che il Fettunta con questo nuovo gruppo di lavoro avrà un lungo futuro”.

Martijn Wydaeghe a lezione di francese per Thierry

Il compagno di squadra di Ott Tänak, Thierry Neuville, in Finlandia ha ripetutamente affermato di aver avuto difficoltà a capire le note di Martijn Wydaeghe, perché la lingua madre di quest’ultimo non è il francese ma il fiammingo. “Martijn sta già andando a lezione di francese. Lo ha fatto prima di questo fine settimana. Se guardi i video della videocamera di bordo, sta già facendo una chiara distinzione ma può fare ancora meglio, questo è certo”, ha detto Neuville.

Il talento di Hyundai sostiene che siano stati i problemi di comunicazione a privarli del secondo posto nell’Arctic Rally Finland, andato poi a Kalle Rovanperä (Toyota). “Martin legge in francese, ma la sua lingua madre è il fiammingo. Nel frattempo, ha difficoltà a pronunciare le parole in modo tale che io possa capire correttamente”.

“Inoltre, abbiamo avuto problemi con il sistema audio. Ad esempio, io ho avuto difficoltà a distinguere 50 e 75. Ogni volta che non capivo esattamente Martijn, ho iniziato a dubitare di me stesso. Ho perso tempo alcune volte nelle curve, perché capivo che la curva è più lenta di quanto non lo fosse in realtà”.

La leggenda del tennis David Nalbandian e i rally

La leggenda del tennis David Nalbandian, tennista e commentatore del World Rally Championship in Argentina, ha corso in questo weekend nel Campionato Argentino Rally. Nalbandian ha concluso la sua carriera tennistica nel 2013 e ha corso anche un totale di 74 rally nel Campionato Argentino di Rally.

Lo scorso fine settimana, il trentanovenne ha “sperimentato il lato più duro del rally”, come lo definisce lui. L’argentino è uscito di strada al Rally Pagos del Tuyu, durante la seconda prova speciale. Nalbandian si è girato cinque volte con la sua Toyota Yaris MRT.

“Il tennis era il mio lavoro e le corse il mio hobby. È molto diverso. Non ho pressioni. Sto imparando e sto cercando di fare del mio meglio, ma l’obiettivo non è il professionismo”. Nalbandian è considerato come il miglior tennista di tutti i tempi che non è mai riuscito a vincere l’ambito Grande Slam. Nel 2002 invece, l’argentino perse la finale di Wimbledon contro Lleyton Hewitt. In questa stagione, Nalbandian ha già guidato tre rally nel suo paese d’origine. In ogni gara però ci sono stati dei problemi.

Incendio Rally dei Laghi: divampa la polemica

Durante la PS3 ‘Alpe-Valganna 2 del Rally dei Laghi, svoltosi nella giornata del 28 febbraio, una vettura finisce fuori strada, finisce nel sottobosco. Si tratta della Renault Clio R3C di Michael Della Maddalena e Federica Mauri. C’è sterpaglia e rami secchi. E il catalizzatore rovente dell’auto trova terreno fertile per appiccare un incendio. L’ennesimo a cui assistiamo nell’ultimo decennio quando si ha a che fare con un’auto da corsa che monta il catalizzatore. Ma a cosa servirà mai questo catalizzatore nei rally, oltre che a prendere in giro qualche “assessore green”?

La vicenda ha avuto un eco enorme. Come spesso capita i quotidiani, anche quelli nazionali che si dimenticano dei rally per il resti dell’anno, hanno titolato alla mancata strage, ipotizzando il “macello” nel caso in cui la gara non fosse stata a porte chiuse. Le solite banalità che si leggono da quando i rally hanno perso pubblico e di conseguenza influenza.

Appena la vettura impatta, l’equipaggio scende subito dal veicolo. La macchina brucia e alla fine non resta che lo scheletro. Il giorno dopo l’incidente, la giovane copilota si sfoga attraverso il proprio profilo Facebook personale, rilasciando una dichiarazione che non chiama in causa gli organizzatori, bensì la direzione gara. In ogni caso, saremo lieti di concedere la replica a chi, con il dovuto titolo, voglia replicare.

”Eccomi qui! Dopo 24 ore dell’accaduto a dover riportare le dinamiche dei fatti su un social, perché chi ha sbagliato non si è preso le sue responsabilità!
Parlo della direzione gara del Rally dei Laghi, alla quale abbiamo pagato una tassa d’iscrizione per avere dei servizi che al momento del bisogno ci sono stati negati. Parlo degli equipaggi che vedendo una ragazza di 19 anni in mezzo alla strada con un cartello SOS più grande di lei hanno preferito evitare di prendere un tempo imposto piuttosto che aiutarci”.

Incendio Rally dei Laghi

Incendio Rally dei Laghi: 28 febbraio 2021, PS3 Alpe Valganna

“Dopo esserci scomposti in un avvallamento in quinta piena iniziamo ad andare a destra e a sinistra fino a perdere il controllo della vettura, rotoliamo per 25 metri, dei rami entrano nel vetro anteriore e laterale dalla mia parte, scoppiano, e inevitabilmente mi entrano in bocca. Finiamo di cappottare, Michel mi aiuta a scendere e cerco di togliere tutti i vetri addosso e in bocca, il commissario vedendo la situazione chiama subito il capo prova e chiede un’ambulanza e chiede di bloccare la prova per ben due volte. La direzione gara risponde che la PS deve continuare”.

Prosegue lo sfogo della Mauri. “Finito di togliermi di dosso i vetri in pochi secondi, vedo le fiamme che iniziano ad alzarsi. Subito Michel schiaccia il pulsante dell’estinzione e inizia ad usare il brandeggiabile che dopo pochi secondi finisce. Intanto il commissario aveva già riferito della necessità dei vigili del fuoco, ma nessuno fa niente, non gli rispondono neanche più”.

“Provo a pensare e l’unica soluzione che trovo è di farmi aiutare dagli altri equipaggi con i loro estintori, così chiedo il cartello SOS al commissario, visto che il mio era già bruciato, e salgo fino alla carreggiata, mi metto in mezzo e alzando il cartello cerco di fermare gli equipaggi. Passano i numeri 40 e 41, mi vedono, mi schivano e accelerano”.

“Successivamente si giustificheranno con versioni differenti: non mi hanno vista, mi hanno vista ma non hanno visto il cartello SOS, hanno visto una situazione di confusione che non sono stati in grado di decifrare. Evito di commentare. Dopo mezz’ora di nulla assoluto, quando ormai rimane poco da salvare, arriva un furgone della decarcerazione, cerca di mettere in funzione la pompa e indovinate un po’? La pompa non funziona. Dopo un’ora forse anche di più, quando della nostra R3 rossa e gialla è rimasta solo una scocca grigia e bruciata, arrivano i Vigili del fuoco”.

“Più tardi mi reco in direzione gara, denuncio i mancati aiuti e il comportamento scorretto dei partecipanti, assisto al gioco del telefono senza fili, a ragioni imbarazzanti e mi prendo pure una ramanzina perché, secondo i più alti direttori di gara, dato che non eravamo in pericolo di vita avrei dovuto esporre il cartello OK e non quello di SOS”.

“Avrei quindi dovuto guardare passivamente la nostra macchina bruciare senza fare nulla, tralasciando il fatto che il fumo era salito e copriva anche la carreggiata, diventando quindi pericoloso anche per gli altri concorrenti. Successivamente se la sono anche presa con il commissario che ci ha aiutati, perché secondo loro doveva tenerci fermi e far continuare la gara visto che la vettura era fuori dalla carreggiata”.

“Per quanto riguarda gli equipaggi che non si sono fermati vedendo il segnale SOS li hanno giustificati sostenendo la loro tesi, e indovinate un po’ perché l’hanno fatto? Perchè nel momento in cui un solo membro dell’equipaggio espone il cartello SOS la direzione gara é obbligata a fermare la prova e far partire un’ambulanza, cosa che non è mai successa”, denuncia la Mauri.

“Comunque la giustificazione dei rappresentati di Aci che erano a capo di questa gara è stata che non hanno fatto nulla perché se dovessero prendere per vere tutte le segnalazioni che i commissari fanno non riuscirebbero a fare tutte le prove. Ma dico scherziamo? Se fossimo rimasti incastrati e fosse successo il peggio che cosa sarebbe successo con la decarcerazione che arriva dopo mezz’ora e alla quale non funziona la pompa, con i pompieri che arrivano dopo un’ora e con l’ambulanza che non è mai arrivata?”.

Francesca Mauri conclude domandandosi: “È davvero necessario aspettare che succeda una tragedia per prendersi le proprie responsabilità e cambiare le cose? Io sono stata cresciuta con principi diversi e i rally di cui mi sono innamorata da piccolissima grazie a mio papà non sono di certo questi. Faremo il possibile per far sì che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità”.