Ott Tanak

Una questione Terra, Terra…

La domanda è banale, terra terra: dove si vuole andare con il CIR del futuro? Cercando di interpretare le proposte per la Giunta Esecutiva par di capire che i rally di casa nostra sembrano destinati ad allontanarsi sempre di più dalle gare di livello internazionale – mondiale ed europeo per intenderci. Sempre meno sterrato, sempre più lente (al Liepaja ed in Finlandia, ad esempio, si viaggia a 120 km/h di media addirittura sulla terra mentre da noi si seminano balle di paglia se si passano gli 80 km/h), sempre più corte. In sintesi: difficilmente in grado di far emergere e coltivare i nuovi talenti e fare uscire dal ghetto in cui si è cacciato il rallysmo italiano.

Se ci fosse un ranking piloti chissà dove vedrebbe relegati i nostri top driver…. visto che nel Mondiale Rally in Italia il migliore è stato Fabio Andolfi (25° assoluto a 6’30” da Kopecky vincitore del Wrc2) e un nostro pilota non vince un rally iridato da più di vent’anni. Nell’europeo romano a vincere è stato un russo e da anni siamo spariti dall’albo d’oro continentale che un tempo era nostro monopolio. Ora ci accontentiamo del Ter (Tour European Rally Series) grazie agli exploit di Giandomenico Basso – che rientra nell’ultima generazione dei ‘prodotti’ della estinta filiera del Gruppo Fiat.

Par di capire che il CIR 2019 avrà 7 gare perché 8 son troppe, e la sola terra che si vedrà sarà quella del Rally Italia Sardegna. Sconsigliabile ai più per ragioni di costi (di ripristino vetture), tanto che non verrebbe giustamente inserito nel calendario per le 2 ruote motrici, fragili loro e fragili i portafogli di chi le usa. Ovviamente – e all’interno ne leggete – quei pochi che sulla terra sono cresciuti – come Umberto Scandola e Simone Campedelli – non sono per niente d’accordo. Anzi il veneto risponde proponendo provocatoriamente un tricolore quattro (asfalto) a quattro (sterrate) – proponendo di ovviare alle carenze degli attuali rally CIR su terra con un intervento finanziario federale.

E ACI Sport gli dà indirettamente ragione lanciando l’ambizioso programma Junior 2019 – con prospettiva iridata per il vincitore – togliendolo dal CIR e proponendo un calendario agli antipodi di quello del CIR stesso: tre gare del tricolore terra, il Sardegna iridato e la ‘miseria’ di due gare su asfalto. Ma ricordando che alla base di tutto nelle scelte per il Campionato Italiano Rally è il fatto che i piloti italiani non amano correre sullo sterrato. Cosa vera ma non verissima: la differenza sta praticamente solo nella mancata partecipazione nei rally sterrati alla gara regionale di contorno. Semmai c’è da constatare – e preoccuparsi – che la grande maggioranza dei piloti italiani, all’opposto degli anni pre-terzo millennio, non sembrano più interessati a correre nelle gare CIR. E nemmeno più si interessano a coppe e coppette regionali e di zona.

La domanda è banale, terra terra: si vuole definitivamente rompere con l’essenza originale dei rally, con il loro teatro naturale? Personalmente proprio non vorrei rinunciare allo sterrato, che è anche più spettacolare e probabilmente più divertente per i rallysti degni di tal nome. Ma intanto non vorrei che nell’incertezza ci si dimenticasse di fare la cosa che più urge: difendere e promuovere i rally in Italia, dando al massimo campionato ed al suo calendario un appeal ed un contesto adeguato, soprattutto locale, di cui troppo spesso oggi difettano.

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