Copertina RS e oltre agosto 2021

Rally1 e WRC: tutti i dubbi di una sfida ibrida

Sfida e innovazione. Il motorsport è, per tradizione, tutte e due queste cose, ma per continuare ad esserlo non deve fare sconti. A nessuno. I Costruttori non devono chiedere rally più brevi e meno difficili e la FIA non deve concederne. La nostra specialità è considerata “regina” delle corse su strada – non a caso – perché la lunghezza dei percorsi e le estreme difficoltà su cui si corre rappresentano un reale banco di prova per tutte le soluzioni tecnologiche che saranno applicate sulle vetture da commercializzare.

I rally sono una garanzia per la sicurezza, per la tenuta, per la frenata, ma soprattutto per la robustezza e la durata di un telaio, di una carrozzeria, di un motore. E dovranno esserlo anche per le batterie delle vetture elettriche nei guadi con l’acqua. Questa è la vera sfida. La sfida non è rendere i rally a misura di batteria, come abbiamo già avuto modo di scrivere in altre occasioni. Altrimenti si è perso in partenza e chi sta esultando lo fa solo perché gli hanno chiesto di farlo. Pare evidente.

Il motorsport in genere, anche in questi tempi di rivoluzioni (appunto i rally elettrici) e persecuzioni (vedi le posizioni di molti amministratori locali che considerano gli automobilisti come polli da spennare e vivono i rally come fumo negli occhi) annunciate per l’auto nel suo complesso, non abdica al suo ruolo di sempre: si offre (in realtà viene offerto in sacrificio da chi ha il potere in mano) di fare da apripista al mondo che verrà.

Il movimento rallystico mondiale non si è mai tirato indietro e ultimamente è tornato a rivendicare quella funzione di laboratorio leader che ha sempre avuto, fin dai suoi albori. Così, dopo aver fatto – negli ultimi anni – passi da gigante sul fronte della sicurezza degli equipaggi e della stabilità delle vetture, adesso i rally abbracciano una nuova crociata: la mobilità sostenibile. La capacità dell’auto di integrarsi con l’ambiente al prezzo del reciproco rispetto.

Questo laboratorio a cielo aperto – che vi sveliamo nelle prossime pagine con un punto sulla situazione delle auto, delle squadre, dei regolamenti, a cui si aggiunge una testimonianza di Malcolm Wilson – ci porterà a vedere dal Rally di MonteCarlo 2021, quindi tra meno di quattro mesi, l’effetto che fa l’ibrido su una strada di montagna innevata o ghiacciata. E magari tutto ciò ci consentirà di imparare “cose” da portare in strada.

Ma cosa? È questa l’incognita. E poi resta una domanda senza risposte concrete: siamo certi che la minore produzione di CO2 salverà l’ambiente dall’inquinamento? In ogni caso, in questa corsa all’ecosostenibilità si aggiunge la scelta del WRC di scegliere come carburante una benzina priva di idrocarburi fossili, fatta con una miscela di elementi sintetici e di biocarburanti. Un altro piccolo record in quella che sembra essere diventata una vera e propria corsa contro il tempo degli automobilisti, visto che tutti gli altri motori da lavoro (camion, trattori e macchine agricole…) e da divertimento (compreso il razzo di Jeff Bezos, ma partendo dai motoscafi e dagli yacht) non diventeranno elettrici. Non entro il 2035. E neppure entro il 2050.

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