Daniela Betoneri e Vittorio Catelani

Caso Catelani-Bertoneri: l’ombra della prescrizione dietro la condanna

Undici condanne, formulate nella sentenza di primo grado. Le cronache di mercoledì 5 dicembre, tra Lucca e dintorni, hanno raccontato questo. A fare da cassa di risonanza anche le testate sportive nazionali, sul “chi va là” da quel tragico 22 luglio 2012, ovvero dalla terribile notte che ha portato morte sulle strade del Rally Coppa Città di Lucca. Su quei fondi, in una sinistra lenta disegnata dal tempo a Sant’Ilario di Brancoli, hanno perso la vita Valerio Catelani e Daniela “Gazzé” Bertoneri, nella loro Peugeot 207 Super 2000 avvolta dalle fiamme e ridotta ad una carcassa di lamiere annerite.

Undici nomi, tirati in ballo dal giudice Stefano Billet, per omicidio colposo ed omissione di soccorso a pesare come macigni in un contesto che mai nessuno avrebbe potuto immaginare al cospetto di un’aula di tribunale. Un anno e due mesi a Giuseppe Iacomini, Davide Cozzani, Iacopo Giannecchini e David Castiglioni, conduttori ai quali è stata imputata la colpa di non essersi fermati a soccorrere l’equipaggio. Un anno di reclusione, invece, inflitto a responsabile della sicurezza della gara ed ai membri presenti nelle vetture apripista. Una pena che ha posto al centro della questione il famoso muretto, quello “buttato giù” nel passaggio precedente e che non era stato segnalato prima dello start della “piesse” fatale. Dodici mesi accostati al responsabile della sicurezza Mauro Scarpellini ed a chi, in quella notte, si trovava sul sedile delle vetture che avevano dato il “via libera” al confronto su Brancoli: Massimo Simi, Bruno Togni, Luca Gelli, Gianluca Simonetti, Luca Ciucci e Danilo Meazzini.

Coppa Città di Lucca: una ferita aperta ancora oggi

Per molti era una “sinistra due”, a circa cinquecento metri dall’intermedio. Una curva lenta, non proprio impegnativa, che aveva portato ad ipotizzare un malore del pilota. Fin dalle prime ore – seppur in stato di shock – il mondo dei rally aveva cercato di dare una spiegazione alla tragedia, senza trovare risposta. La logica, poi, ha avuto il sopravvento. Una concatenazione di cause tirata in ballo per rendere leggermente più chiara la dinamica, con il fuoco alimentato da quella che – una volta – era una vecchia carbonaia e che, nei giorni antecedenti la gara, aveva offerto a rami e sterpaglie buon ricovero a seguito della messa a punto della speciale. Una trappola mortale, dove il fuoco è stato alimentato da un condotto di areazione, diventato negli anni uno scolo per l’acqua piovana ma che, purtroppo, in quella tragica notte è tornato a svolgere il compito per il quale era stato ideato in origine.

Sei mesi più tardi, però, la visione degli “on board camera” avrebbe smentito le ipotesi iniziali, puntando il dito contro quel muretto che, stando alle prime ricostruzioni, era stato impattato proprio dalla Peugeot 207 Super2000 di Catelani. Ne viene appurata l’assenza fin dalle fasi finali del passaggio precedente, urtato da un concorrente e diventato per gli accusati del “filone” dell’omicidio colposo un particolare decisivo nell’evolversi del processo. Le stesse “cameracar” avrebbero garantito a Cristiano Matteucci (pilota di David Castiglioni) e Federico Mazzanti (copilota di Iacopo Giannecchini) l’archiviazione delle proprie posizioni.

Tragedia Catelani-Bertoneri: quali conseguenze per i condannati

Un percorso fatto di indagini, deposizioni e, oggi, di una prima sentenza. La lettura del dispositivo di primo grado ha messo a nudo un ambiente apparso ancora più vulnerabile, colto alla sprovvista e messo con le spalle al muro di fronte a responsabilità che potrebbero portare ad una presa di coscienza diversa nell’approccio alla disciplina. Ma quali saranno le reali conseguenze per i condannati? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Cerrai, copilota dal curriculum invidiabile ma, soprattutto, avvocato di lungo corso che ha seguito con attenzione l’evolversi del primo grande processo al mondo dei rally.

“Per poter esprimere compiute valutazioni sulla portata delle condanne pronunciate ieri dal Giudice Billet del Tribunale di Lucca sarà necessario attendere le motivazioni, che dovrebbero essere depositate entro novanta giorni – il commento dell’avvocato Massimiliano Cerrai del collegio di difesa della Proracing, proprietaria della Peugeot 207 coinvolta nel sinistro e parte civile del giudizio –. Ritengo che la sentenza sarà comunque impugnata in appello e che i reati contestati, sia l’omicidio colposo che l’omissione di soccorso, con buona probabilità cadranno in prescrizione prima dell’esaurimento dei tre gradi di giudizio. Ciò non toglie che l’accertamento penale possa essere fatto valere dalle parti lese in sede civile per il risarcimento del danno sofferto. Questa è una sentenza che comunque deve fare riflettere l’intero ambiente; organizzare e correre comporta inevitabilmente l’assunzione di importanti responsabilità, cosa che – purtroppo – talvolta non tenuta in debito conto”.

Tre mesi per prendere atto delle motivazioni. Tre mesi che, molto probabilmente, vedranno l’intero lotto di condannati ricorrere in appello per mettere la parola fine su una delle pagine più brutte del rallysmo. E si presti molta attenzione a quanto ventilato dall’avvocato Cerrai: l’accertamento penale può essere fatto valere dalle parti lese in sede civile per il risarcimento del danno sofferto. Tradotto in parole povere significa che se eventuali responsabili potrebbero beneficiare della prescriscione dei termini del reato, anomalia tutta italiana, non ci si potrà esimere dal dover pagare alle famiglie eventuali danni, che a spanne superano abbondantemente i 300 mila euro. Siamo sicuri che le assicurazioni pagheranno per tutti? Anzi, siamo sicuri che pagheranno?

Guarda il video commemorativo su Catelani e la Bertoneri

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