Reportage, Rally du Var: Bonato, Bouffier e Pellier rain men

La prova conclusiva del Championnat de France des Rallyes è forse l’appuntamento più importante e prestigioso in calendario: viene disputato nella regione del Var, a ridosso di Saint Maxime e non lontano da Saint Tropez per una tre giorni di spettacolo puro.
Il periodo di svolgimento coincide sempre con quello delle piogge torrenziali che caratterizzano la Regione Paca e, nonostante veri nubifragi che hanno colpito le ultime edizioni tanto che gli organizzatori sono dovuti correre ai ripari negli ultimi giorni pre-gara a modificare alcune SS per smottamenti, i piloti e i team ne sono a conoscenza ma non per questo demordono dal partecipare ad un evento pressochè unico.

Nel 2017 aveva, proprio per quanto detto, gareggiato anche Sebastien Loeb con un’inossidabile Peugeot 306 Maxi: il bolide ricostruito da zero dalla Sebastien Loeb Racing con livrea Red Bull, si era giocato con la premiata ditta Loeb – Elena la vittoria assoluta finale, quando sulla penultima prova il motore ha ceduto. Quest’anno, assente l’extraterrestre per concomitante impegno nel World Rally Cross, lo spettacolo non è stato da meno e lo si è capito subito già dalla pubblicazione del “plateau”, l’elenco iscritti: oltre 190 di cui trentuno vetture di categoria R5 oltre a due WRC, oltre ancora alle oltre cinquanta vetture storiche di assoluto pregio.

Apripista d’eccezione al Rally du Var.

L’evento è così noto che attira l’attenzione anche dei piloti stranieri proprio perché il ritorno di immagine e la competitività dell’evento non possono che essere un trampolino di lancio: si aggiunga, poi, che non è raro trovare condizioni comunque assimilabili ai MonteCarlo senza neve, ed il gioco è fatto. Anche quest’anno, infatti, troviamo tra i partenti almeno tre noti piloti stranieri: Guillaume De Mevius con la nuova Citroen C3 R5 che riprende i noti colori del belga, Adielsson Mattias giovane pilota svedese che ha fatto tappa anche nel WRC2 anche lui su Citroen C3 R5 e per finire Max Vatanen, figlio del leggendario campione Ari, che pare ormai essere francese di adozione motoristica correndo stabilmente con il Team Sarrazin Motorsport.

Sono presenti anche tre italiani più un quarto di adozione: Ivan Ferrarotti e Federico Bottoni su Renault Clio R3T e Bigazzi Dario e Dirk Schram su Clio R3; Bigazzi e Bottoni hanno scelto una gara davvero impegnativa per il loro esordio in terra francese, mentre per Ferrarotti si tratta di un secondo tentativo dopo il 2010 proprio al Var, mentre “Dirk” corre spesso nella Regione Paca con la Clio con ottimi risultati.
Le speciali in programma, divise in tre giorni di gara, sono quattordici per quasi duecento chilometri di strada cronometrata e alla partenza del venerdì pomeriggio si preannuncia subito una grande lotta tra i partecipanti al campionato francese asfalto e gli outsider come Michel Sylvain, fresco vincitore del campionato terra.

Michel Sylvain con la Skoda R5 si mette tutti gli asfaltisti dietro

L’acquazzone che si abbatte in mattinata rende le prime quattro prove davvero difficili tra tagli pieni di fango e pozzanghere e fiumiciattoli di acqua un po’ ovunque: vuoi per le condizioni, vuoi perché è un gran pilota, il terraiolo Michel Sylvain con la Skoda R5 si mette tutti gli asfaltisti dietro a partire dal già laureato campione di Francia Yoann Bonato. Risultato che non passa inosservato ai più, visto il livello di difficoltà delle prove e le condizioni meteo.

Ma sulla penultima di giornata, complice un errore come tanti vi sono stati in questo rally, Sylvain esce, senza conseguenze fisiche, ma deve dire addio al Var ed ai sogni di gloria. Troviamo, quindi, sul finire della prima tappa, dopo la speciale notturna, saldamente in testa e con un gran passo, l’alfiere del team CHL Sport Auto, Bonato, e dietro di lui un pilota dal talento cristallino Stephane Sarrazin a bordo di una Hyundai i20 R5 del proprio team, con il quale corre saltuariamente quando non si siede dietro al volante in pista o dietro la scrivania quale team manager. Sul gradino più basso del podio ritroviamo uno spento Bryan Bouffier, in cerca di riscatto, che lotta con Laurent Pellier, alla sua prima apparizione con una C3 R5. Un ottimo esordio così come ottima appare la posizione del campioncino russo Nicolay Gryazin che pare davvero migliorare gara dopo gara.

Francois “Cavallo Pazzo” Delecour costretto al ritiro.

Tra gli astri nascenti del motorsport francese chi spicca è sicuramente Adrien Fourmaux, forte della vittoria nello Junior che gli ha permesso di disputare questo rally con una Fiesta R5 gestita direttamente dalla M-Sport e con la quale disputerà cinque manche del WRC2 nel 2019: l’apprendistato pare durare solo due prove, per poi stampare ottimi tempi nelle due conclusive tanto da chiudere al sesto posto assoluto di giornata. Nella giornata di sabato, la più lunga, sono previste sette prove speciali, e la pioggia lascia spazio ad un sole velato: difficile scelta di gomme perché le strade sono sporche, umide, e in alcuni punti ancora solcate da rigagnoli di acqua. A ciò si aggiungano temperature da inverno inoltrato e passaggi sui colli ben al di sopra dei mille metri per avere tutti gli ingredienti per sembrare su un campo di hockey.

Yoann Bonato inizia la sua cavalcata vincente

Yoann Bonato sembra a suo agio tanto che macina quattro vittorie in altrettante SS; dietro di lui sembra avere il suo passo solamente Sarrazin. Chi stupisce è ancora una volta Fourmaux che segna addirittura uno scratch in ex aequo con il campione francese e risale ai margini del podio. Purtroppo, complice la poca esperienza e la foga tipica dei giovani, è costretto a ritirarsi per una toccata sulla SS8 fortunatamente senza conseguenze per lui e per il avigatore. In ogni caso ha fatto vedere a tutti di che pasta sia fatto ed è innegabile che ancora una volta la FFSA ci abbia visto lungo. L’esordio nel WRC2 risulta essere confermato per il Tour de Corse: attendiamo di vederlo nel mondiale. Anche Bruno Riberi, non troppo a suo agio in questa gara, deve ritirarsi dopo un’uscita sul Col del Canadel: sia lui che il navigatore Florian Haut – Labourdette se la cavano con qualche livido e nulla più, per fortuna, anche se la gara subisce qualche ora di ritardo per il recupero della vettura.

Nelle ultime speciali di giornata il protagonista assoluto è il russo Gryazin che con la Skoda Fabia R5 del team lettone Sports Racing Technologies vince due tratti cronometrati e si candida per strappare il podio nell’ultima giornata agli altri due pretendenti francesi Bouffier e Pellier. Nel parco chiuso di fine giornata sono tutti abbastanza increduli della prestazione del ventunenne campione ERC Junior 2018: ha corso tantissimo quest’anno, si contano venticinque rally nel suo “curriculum”, migliorando di volta in volta soprattutto su fondo sterrato. Ora la consacrazione su asfalto che ad inizio anno non era arrivata in Italia.

I riflettori, comunque, sono tutti puntati sul campione di Francia Bonato che pare davvero consacrare la corona iridata vincendo davvero sul campo e sbaragliando la concorrenza, primo tra tutti Bouffier non troppo felice della propria stagione. Chi è davvero compiaciuto di se stesso è Stephane Sarrazin, che si prende il gusto di partecipare solo ad alcuni rally e quando lo fa riesce a tener dietro praticamente tutti. Davvero un talento completo non solo nei rally: d’altronde non si arriva in F1 per caso quando non si hanno valigie di denaro. La domenica il rally si sveglia prestissimo per le ultime tre speciali tra cui la più famosa del Rallye du Var ovvero l’ultima “Le Plan de la Tour” di quasi trentadue chilometri: prova selettiva e quest’anno resa ancora più impegnativa dalle condizioni meteo ai limiti della percorribilità.

La sfortuna è cieca e colpisce Gryazin

La sfortuna è cieca e colpisce Gryazin.

Sarrazin prova ad attaccare la leadership di Bonato e prima della SS finale è solamente a poco più di venticinque secondi con il fiato sul collo del campione; Gryazin, Bouffier e Pellier si giocano il podio e sono racchiusi in una decina di secondi. La conclusiva SS14 fa una selezione non indifferente: si contano oltre quindici ritiri e numerosi ritardi; chi ne fa le spese più di tutti è proprio Sarrazin vittima di una foratura che gli costa a fine prova un ritardo di quasi due minuti che lo relega in sesta piazza assoluta dopo un rally combattuto dall’inizio per il primo posto. E’ la dura legge del rally. Testacoda anche per Gryazin che finisce quarto ai piedi del podio formato da Bonato, Bouffier e Pellier. Quest’ultimo, grazie ad una gara veloce e accorta, all’esordio sulla C3 R5, pilota classe 1995, è da tener sott’occhio per il futuro: sul podio era sicuramente il più raggiante dei tre e il meno aspettato.

I ragazzini terribili francesi, oltre a Fourmaux, che concludono con un meritevole undicesimo e dodicesimo posto nell’assoluta sono Anthony Fotia, all’esordio su C3 R5, e Jean – Baptiste Franceschi, su Skoda R5, entrambi attardati il primo per noie meccaniche, il secondo per una foratura: ma la stoffa c’è e si vede senza ombra di dubbio. Staremo a vedere i loro programmi per il 2019 che sono in fase di sviluppo. Nella nutrita classe R3T a spuntarla è ancora l’inossidabile Cedric Robert che porta la sua Clio al sedicesimo posto assoluto davanti a numerose vetture ben più potenti, mentre nel Trofeo R2 Peugeot vince a mani basse Margaillan Hugo davanti a Rossel Yohan di oltre un minuto. Incredibile che abbia piazzato la piccola francesina addirittura in ventesima posizione assoluta. Passaggi al fulmicotone per lui, da vero spregiudicato.

Le F2000 a due ruote motrici e motore aspirato

Nella più bella classe francese, la F2000 delle due ruote motrici a motore aspirato e dalle modifiche piuttosto libere, vince ancora Sebastien Dommerdich che porta la gloriosa Peugeot 205 GTI modificata in maxi, dalla sagoma che ricorda la Turbo 16 e con sponsor Yacco e Michelin, sul gradino più alto: ventiquattresimo posto assoluto per un’auto di oltre trent’anni è tutto dire. Sfortunata, invece, la gara di uno dei più grandi rallysti di Francia, a testimonianza di come sia attrattivo questo evento: Cavallo Pazzo, come piace farsi chiamare ma solo dagli italiani, Francois Delecour a bordo della mitica Ford Escort Cosworth Gruppo A è costretto al ritiro nella seconda tappa mentre si trovava in ventiduesima posizione.

Bella ma poco fortunata anche la gara di Dommerdich

Sentir passare la Cossie a scarico laterale nelle vallate a ridosso di Saint Maxime e Port Grimaud è stato uno spettacolo, con tanto di sfiammate ad ogni rilascio condite da bang bang ad ogni scalata è musica per gli appassionati. Un piacere infinito rivedere Delecour sulla Ford che gli ha dato tante gioie e qualche dolore negli anni del Mondiale. Gli italiani che vedono il traguardo son tre su quattro e questo è già un gran risultato: Ivan Ferrarotti ha disputato un’ottima gara, purtroppo segnata da una foratura ad inizio della prima tappa e ha concluso in quarantaduesima posizione assoluta; senza gli oltre cinque minuti di ritardo avrebbe si sarebbe avvicinato ai francesi volanti. Bottoni e Dirk Schram chiudono uno dietro l’altro (81 e 82 esimi nell’assoluta) mentre mesto ritiro per Bigazzi sulla SS7 per un problema meccanico.

Nello storico la spunta Mourgues Jean-François in coppia con un certo Giraudet Denis, storico navigatore di Delecour, a bordo di una stupenda Porsche 911 RS davanti alla Talbot Samba Rallye di Priori Williams e alla Ford Escort RS 1600 MKI di Lesourd Dominique. Nota di merito per i piloti che hanno portato in gara indimenticabili vetture come la Lancia Stratos in livrea Concessionari Italia e la Renault 5 Turbo Gruppo B con livrea Renault Sport gialla nera.

Il Rallye du Var conclude, sostanzialmente, la stagione rallystica francese del 2018 e nemmeno il tempo di rialzare le vetture che i cugini francesi hanno già stilato i calendari 2019 e fissato i regolamenti per il prossimo anno: formula che vince non si cambia e le sfide su terra e su asfalto rimangono sostanzialmente le stesse così come i campionati pensati per far crescere i giovani piloti, esperienza che sta molto a cuore della FFSA. Gli appassionati, invece, stanno già preparando schemi, appunti, cartine per il primo appuntamento mondiale sul finire di gennaio 2019: il Montecarlo.

Effettivamente per i transalpini stare senza rally è come per gli italiani stare senza calcio: in questa tre giorni si sono viste persone assiepate un po’ ovunque nonostante il tempo infausto, ma ciò che conta per loro è rimanere a contatto dei loro beniamini che non sono solamente i piloti dell’assoluta, ma anche, e forse soprattutto, chi partecipa per divertirsi e misurarsi con i campioni. Non è raro quindi vedere sui colli del Canadel o del Fourche tende e camper sostare tre giorni per aspettare i passaggi, anche notturni, delle vetture da rally in un clima di festa che si traduce in un’ola da stadio all’arrivo delle prime macchine in gara.

E non ci sono solo appassionati a bordo strada, sono presenti anche gli stessi piloti e navigatori che non partecipano: si sono così visti Eric Camilli e Daniel Elena sulle prove e al parco di arrivo a Saint Maxime. Capita in Italia? La splendida cornice della Costa Azzurra ha fatto il resto, e l’ingresso nel centro cittadino di oltre duecento auto non ha creato nessun problema di sorta per i cittadini ben felici di veder in televisione ripresa la loro attività o la loro città. Questione di mentalità.

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