Andrea Crugnola al Rally del Friuli

Rally del Friuli a rischio annullamento: si guarda al 2021

Il nuovo coronavirus e tutto quello che consegue alla dichiarata situazione di emergenza sanitaria nazionale sta costringendo gli organizzatori dei rally del CIR a rivalutare tutte le speranze, piegando una dietro l’altra ogni ambizione, ogni sogno. Siamo a maggio, il quinto mese dell’anno, ne restano sette di mesi e il calendario sembrava stretto anche quando i mesi disponibili erano dodici. In quest’ottica, il Rally del Friuli storico e moderno guarda al 2021.

La notizia la avevamo anticipata noi di RS un paio di settimane fa, sollevando inevitabilmente un polverone sui social network. L’organizzatore, Giorgio Croce, per mano dell’ufficio stampa si era preoccupato subito di calmierare la notizia, che però ha iniziato a prendere concretamente corpo, proprio come era prevedibile. Con validità per il CIWRC, per la Mitropa Rally Cup, probabilmente verrà annullato nella stagione 2020. Insieme alla gara moderna, ovviamente, rischia anche l’Alpi Orientali Historic, prova del Campionato Italiano Rally Auto Storiche.

Tanti i motivi che potrebbero portare a questo annullamento e tutti legati al Covid-19. Le nuove restrizioni rischiano di creare problemi in termini di reperibilità dei permessi. Altrettanto, sarà molto difficile vietare al pubblico di accedere alla gara, che è programmata per la fine del mese di agosto, un periodo ricco per il turismo locale.

Un altro problema non secondario che potrebbe portare all’annullamento del Rally del Friuli, è quello del grande dispiegamento di ambulanze e soccorritori che sono necessari a livello regolamentare per la disputa di una gara CIR. Se anche non sembrasse inopportuno chiedere ambulanze per un rally in un momento di crisi sanitaria, non è assolutamente certo che i vari enti le metterebbero a disposizione. E gli sponsor? Sicuramente qualcuno mancherebbe, considerando le tante aziende che hanno dipendenti in cassa integrazione.

Un altro problema di Giorgio Croce sono la Slovenia e l’Austria, due Paesi con un regolamento sanitario che non permette ai loro piloti di venire a correre in Italia. In tutta questa situazione confusa, c’è poi l’interrogativo maggiore. Tutti gli sforzi organizzativi potrebbero venire vanificati da una nuova ondata di Covid-19, da nuovi picchi o focolai sia a livello locale sia a livello nazionale.