Fabrizio Ratiglia

Personaggio, Fabrizio Ratiglia: outsider da vertice

Sa bene di essere stato fra quelli che hanno disegnato un epoca Fabrizio Ratiglia. E sa anche quanto nel rallysmo di oggi sarebbe quanto meno complicato replicarla se non a livelli altissimi. Sfumature e similitudini solo all’apparenza possibili nel paragone di oggi dove il verbo “apparire” troppo spesso fa a pugni con accelerare. Si affermi pure che invecchiando la sindrome da nostalgia rischia di fare spesso capolino nella mente. Ma chi inizia ad avere qualche ciuffo bianco in testa oppure la chioma evoca ormai un felice e lontano ricordo, le stagioni del “Due Litri” italiano rappresentano qualcosa davvero difficile da dimenticare.

In quegli anni in cui i “Mammasantissima” si chiamavano Renato Travaglia, Pier Giorgio Deila, Francesco Pozzi, tanto per fare qualche nome, c’era spazio anche per quelli che oggi si usa chiamare “outsider”. Gente che, molto spesso, sapeva come fare a metterci lo zampino appena si presentava l’occasione. Sorride il biellese che si appresta a raggiungere la quinta decina sull’albo anagrafico. Lui lo zampino ce lo metteva spesso e volentieri. Essere nato a Biella certamente aiuta se non altro a sentir parlare di rally. Pochi però sanno che la passione per le auto da corsa Fabrizio l’ha ereditata dal suo papà Pier Giulio specialista nelle cronoscalate.

“Quando lui se ne andò io ero piccolo”, racconta il driver-istruttore. “Lui correva nelle gare in salita e credo di aver ereditato sicuramente il suo DNA sportivo”. Poi, con il Rally della Lana sotto casa… ”Già da ragazzino prendevo il motorino e via, su e giù per le prove ad ammirare quei bolidi che mi attraevano tanto”.

Tu non hai iniziato subito con i rally…

“No. La mia prima gara fu la “Biella – Oropa” la cronoscalata valida per il campionato italiano che disputai con una Renault 5 GT Turbo Gruppo A. Fu un inizio confortante perchè già dalle prove vinsi la classe”.

E poi via con i rally…

Si ferma un istante a pensare e sorride Fabrizio. “L’inizio nei rally al contrario non fu proprio un successo. Sempre con la “5 Turbo” disputai il Rally dei Vini e tralasciando un uscita di strada sulla prima prova, mi entrò addirittura il blocca sterzo, fortunatamente affrontando una curva relativamente lenta finita soltanto con qualche giro in un prato ma, insomma, non fu un esordio che autorizzava grandi aspettative”.

Prosegue sul numero di marzo 2021 di RS e oltre

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