Manrico Falleri e la tradizione posteriore

Manrico Falleri e la tradizione posteriore

Un tot di foto, quelle più recenti, fanno sfoggio nel locale di famiglia. Le altre, quelle che hanno fatto da corredo agli anni più intensi, sono gelosamente custodite. È sabato e Manrico Falleri è costretto ad interrompere più volte il suo racconto, complice l’affluenza di clienti nella saletta con vista imbarcazioni del suo ristorante. Musica per le orecchie degli amanti dell’amarcord, quello di un’epoca dove l’elettronica lasciava ancora ampio margine alla spettacolarità. Parla con trasporto, il pilota della Versilia, dispensando aneddoti legati ad una carriera straordinaria, vissuta tra asfalto, terra, neve e ghiaccio.

Una carriera, la tua, costruita al volante di vetture come la Lancia Delta e la BMW M3…

“Le macchine fisiche mi sono sempre piaciute, una di queste è stata certamente la BMW M3. I primi passi, però, li ho mossi con una Peugeot 205. Capii subito che non era il mio ideale e passai, appunto, alla M3. Solo che quando mi sono potuto permettere questa vettura, gli altri avevano le Lancia Delta. Quando mi sono potuto permettere la Lancia Delta, in giro c’erano già le Subaru e le Toyota Celica. L’unico anno che ho corso con la vettura attuale è stato il 2004, con la Fiat Punto S1600 della Grifone”.

Sembra quasi impossibile vedere una BMW M3 con il numero 48 sulla fiancata. Utopia, se rapportata agli elenchi iscritti attuali…

È un aspetto che non può essere paragonato ai rally di oggi. Una BMW M3 potrebbe essere paragonata ad una vettura R4 di qualche anno fa. Le R4, solitamente, partivano nella prima decina. Ad una Coppa Città di Lucca partii addirittura con il numero 54 ed avevo, appunto, una M3. Un altro mondo, neppure lontanamente paragonabile allo stato attuale”.

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