Il valore dei rally

Inchiesta, lezioni dal passato: il valore dei rally

Il 26 maggio del 1953, al campo base a poche centinaia di metri dalla vetta dell’Everest, c’erano tutte le condizioni per poter desistere, mollare tutto e tornarsene a casa. Da tre giorni, infatti, imperversava una bufera con venti che sfrecciavano a 60 all’ora e temperature inferiori ai -20 gradi. Ma Edmund Hillary e Tenzing Nogray, sapevano che solo tra maggio e giugno si presentano le condizioni ideali per tentare l’assalto agli 8.849 metri dell’Everest ed allora si voltarono indietro per guardare fino a dove erano arrivati e come lo avevano fatto.

Pensarono a Mallory ed Irvine che ci avevano provato tre volte tra il 1921 ed il 1924 e che non erano più tornati, pensarono ai 300 uomini che li avevano accompagnati in questa spedizione ed ai loro compagni che ci avevano provato qualche giorno prima senza successo ed avevano visto la morte in faccia. Fu così che capirono come trovare le forze fisiche e mentali per portare a termine l’impresa che li consegnò alla gloria eterna, primi tra tanti, ad arrivare sulla vetta del mondo.

Una storia affascinante e che ci suggerisce, come ogni tanto, soprattutto nei momenti difficili, sia importante voltarsi indietro e guardare al passato per trovare la via giusta. Ed è proprio in questa situazione che si trovano i Rally, stretti tra la morsa di una crisi economica di scala mondiale ed un management che brancola nel buio, sparando in tutte le direzioni senza quasi mai centrare un bersaglio. Sono fermi lì al campo base in attesa di tempi migliori come Edmund e Tenzing. Ed allora ho voluto provarci io a guardare indietro per capire come siamo arrivati a questo punto.

Vincere nei rally conta…va

Dal mio scaffale dei ricordi ho preso una celebre rivista di settore della metà degli anni Settanta, Autosprint, ed ho trovato una pionieristica guida per lo spettatore inerente il Rally del Friuli e delle Alpi Orientali del 1973 scritta da una penna importante come quella di Carlo Cavicchi. L’argomento viene introdotto spiegando al lettore come i rally siano gare che “per venir gustate sino in fondo richiedono un sacrificio non indifferente, perché non è sufficiente come per le gare in circuito o in salita sistemarsi dove meglio si crede per vedersi tutto lo spettacolo.

Nei Rallies occorre immedesimarsi nell’impegno di quelli che corrono e cercare di seguirli il più possibile”. Eh già perché i Rallies come si usava scrivere all’epoca, sono tosti, roba da duri, mettono a dura prova gli equipaggi, le vetture e le assistenze al seguito, ed è proprio questa la carta vincente che giocano nel mondo dell’automotive: vincere nei Rallies è un fatto da reclamizzare perché significa avere un prodotto di qualità.

Questa costante la troviamo nelle pubblicità come quella della Kleber, che sottolinea come i suoi pneumatici hanno vinto il rally di turno e che come azienda sono impegnati nella disciplina anche per collaudare nuove tecniche d’avanguardia con cui sono realizzati i propri prodotti. Non a caso, il loro motto è “primi dove è più difficile vincere”. Man mano che si sfogliano le pagine, le pubblicità a tema continuano, come nel caso della Simca che ha denominato Rallye la declinazione sportiva della sua berlina 1000 e la descrive come “la sportiva da competizione fatta per correre e per vincere”.

Altri costruttori come Opel e Lancia pubblicizzano i loro successi nei Rallies ponendo l’accento ancora una volta sulla durezza delle competizioni cui prendono parte evidenziando il grande numero di chilometri percorsi o l’elevato numero di ritiri tra i partecipanti. Qualche anno dopo, con la scelta di far correre la Stratos, Lancia dimostra come i Rally possano anche far sviluppare tecnologie d’avanguardia, dominando la scena in maniera talmente importante da costruire un immagine nuova e più fresca per la casa di Chivasso, almeno fino all’arrivo dell’Audi.

I tedeschi decidono di far debuttare la loro nuova arma con trazione “quattro” proprio nei Rally, determinando un cambiamento epocale nella storia dell’automobilismo commerciale e sportivo. La trazione integrale diventa sinonimo di sicurezza ed accompagnata dal motto “all’avanguardia della tecnica”, si aprono le porte del settore Premium alla casa di Ingolstadt facendo così diventare cigno quello che fino a quel momento era solo un brutto anatroccolo. Nei primi anni 80, per i costruttori, i Rally si confermano contemporaneamente il miglior banco prova e la migliore pubblicità per i propri prodotti.

Dal Gruppo B al Gruppo A

Tutto bello, anzi bellissimo, fino all’arrivo delle vetture di Gruppo B con le quali i reparti corse si spingono oltre le pieghe del regolamento per primeggiare in quella che è diventata la disciplina sportiva più seguita dalle masse e dove le vittorie della domenica si trasformano in contratti il lunedì. Quello che segue quella drammatica stagione 1986 è un azzeramento totale del sistema Rally che non tradisce se stesso adattando la disciplina alle vetture, facendole tornare ad una dimensione più umana senza cambiare format. Nasce così l’epopea delle Gruppo A, una scelta saggia e vincente, che nel giro di pochi anni riporta un gran numero di costruttori al via mantenendo alta l’attenzione verso uno sport che conserva quelle caratteristiche di durezza e difficoltà che rappresentano ancora il motivo su cui si basa la lotta commerciale tra i marchi. Il mercato, però, sta cambiando di nuovo perché le tecnologie sempre più accessibili fanno si che le automobili inizino ad essere sempre più affidabili, confortevoli e sicure. La trazione integrale è ormai disponibile sulle vetture di quasi tutti i costruttori, i motori turbo diesel garantiscono prestazioni alte con bassi costi di esercizio e le potenti vetture due litri turbo, protagoniste del Mondiale, diventano ben presto obsolete. I Rally, però, lo hanno di nuovo capito in anticipo e sanno riciclarsi di nuovo introducendo il regolamento denominato WRC che da la possibilità di partecipare alle competizioni anche ai costruttori che non hanno una vettura turbo benzina 4×4 nel loro listino.

Pubblicato sul numero di febbraio 2021 di RS e oltre

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