Verifiche ''infuocate'' in N2 e N3 al Rally Città di Torino

Inchiesta sicurezza: verifiche e verificatori nel caos

Da quando è stato applicato il protocollo anti Covid-19 è andato in tilt il sistema delle verifiche pre-gara. Basta l’auto-certificazione sulle dotazioni di sicurezza. Quindi si può correre anche con una vettura non a norma perché i commissari che devono fare la verifica “spesso non hanno tempo”. Certo, dichiarare il falso in sede di auto-certificazione può costare caro, ma c’è un “ma”. Ritorniamo ai pochi minuti a disposizione per ogni vettura nel parco assistenza. “Devono ridarci il tempo di fare le verifiche ante-gara ed eliminare questa “pagliacciata” della documentazione auto-certificata da presentare in fase di accredito e soprattutto ridarci la possibilità di disporre accertamenti su componenti importanti ai fini prestazionali”.

Questa falla del protocollo anti contagio, che però è stato determinante per fare ripartire il motorsport in fase di post lockdown, ci viene segnalata da un esperto ufficiale di gara che, per paura di ritorsioni, accetta di parlare ma sotto anonimato. “In questo momento corriamo con tutto. Teoricamente si potrebbe correre anche con un telaio rubato, ritirarsi sull’ultima prova speciale e quindi saltare il rischio verifica post-gara per avere la certezza di farla franca”. E a tutto ciò si legano antichi strascichi polemici della sempre calda “questione” passaporti tecnici. Già, i passaporti tecnici. A queste vetture che vengono trovate non a norma, uno dei 68 commissari tecnici nazionali abilitati sul territorio ha rinnovato il passaporto. “Sembrerà un caso, ma a scoprire le irregolarità è quasi sempre un commissario che non ha rilasciato le certificazioni, mentre quello che le ha rilasciate in quella determinata gara non è presente”. Questa, in effetti, potrebbe essere anche solo una casualità.

Protocollo anti Covid-19

Non è una casualità il fatto che le verifiche non si facciano. “Da quando è attivo il protocollo anti Covid-19, in fase di accrediti abbiamo da dedicare circa 3 minuti a persona e nel parco assistenza pochi minuti a vettura, saltando le prescrizioni di sicurezza – prosegue la nostra fonte -. Se arriva l’equipaggio straniero che porta i documenti in originale, o quello italiano che ha avuto problemi con la piattaforma di Aci Sport, perdiamo almeno 20 minuti a persona con la trascrizione manuale. E poi ci sono da recuperare tutti gli altri che intanto sono aumentati. Se fai anche le verifiche ante-gara allunghi notevolmente i tempi. Stando all’attuale protocollo non c’è tempo di fare verifiche ante-gara e infatti siamo dispensati”.

Problema passaporti tecnici

A proposito di verifiche. Nel corso della nostra indagine abbiamo incrociato più volte un’annosa questione che riguarda i passaporti tecnici. Secondo alcune fonti bene informate, i passaporti tecnici sarebbero terreno di scontro tra diversi commissari. Un silenzioso Risiko combattuto a colpi di regolamenti. Della serie “lex dura lex sed lex”. E a farne le spese sarebbero gli equipaggi e i team. Rinnovare o rilasciare passaporti tecnici in “libero mercato” può fruttare la quattordicesima, la quindicesima, la sedicesima e anche la diciassettesima mensilità. Ma vediamo i numeri prima di analizzare il fenomeno. Il capitolo passaporti tecnici ha fruttato quasi 88.000 euro a 56 commissari tecnici nazionali (su 68 in elenco) nel 2020, ad Aci Sport molto di più. Si potrebbe essere portati a pensare che ciascun commissario tecnico nazionale abbia incassato poco più di 1.550 euro a testa. Non è così. C’è chi fa una sola pratica all’anno e chi arriva a farne 140/160. Chi guadagna 40 euro e chi sfiora gli 11.500. Sia chiaro, non c’è nulla di male nel guadagnare delle proprie competenze, anzi. Ma in questi numeri c’è un po’ di squilibrio.

Estratto dell’inchiesta pubblicata sul numero di settembre 2021 di RS e oltre

Copertina RS RallySlalom Settembre 2021

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