Inchiesta copiloti, l'onore prima della paura

Inchiesta: copiloti, l’onore prima della paura

di Vitangelo Conteduca

Chiunque abbia l’amore per il motorsport e scelga, da pilota o da navigatore, di intraprendere questa strada porta con sé, anche in maniera inconscia, un bagaglio di giudizi che popolarmente, o per antonomasia, vengono attribuiti a questa disciplina. In molti autodromi, ad esempio, è presente la scritta “ Motorsport is dangerous”, proprio a ricordare che la scelta di amare uno sport estremo, potrebbe portare con sé delle conseguenze, anche poco piacevoli. Ma è indubbio che nessuno può capire le emozioni che questa passione può scatenare senza entrare nell’abitacolo di un’auto progettata per correre.

Il rally, ad esempio, non è di certo una disciplina per cuori deboli e spesso, durante le gare, la gente si rivolge a piloti e navigatori con espressioni di ammirazione come “per fare ciò che fate voi ci vuole coraggio!”. Oppure, frasi del tipo: “Ma non avete paura?”. Coraggio e paura, due sostantivi che hanno il sopravvento su tante altre parole in questi discorsi. Innanzitutto facciamo chiarezza su cosa questi due termini significhino esattamente. Coraggio è la virtù umana che fa sì che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli.

Paura: è lo stato emotivo che si scatena di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a un fatto che sia o si creda possa essere dannoso. Dalla lettura delle due definizioni, subito notiamo l’immancabile presenza della parola pericolo. Una costante con cui occorre fare i conti. Quindi, il coraggio non è pertanto una dote innata, ma è un tipo di comportamento che apprendiamo nell’arco della nostra vita. Avere coraggio non vuole dire non avere paura: vuol dire continuare il proprio cammino, nonostante appunto la paura, quando seguiamo il nostro cuore ed andiamo avanti.

Certamente, nel caso del rally, nell’ottica del pilota e del navigatore, certamente le sensazioni sono basilarmente differenti poiché il pilota ha, per ruolo, una coscienza diversa di quello che sta accadendo. Avere il volante fra le mani rappresenta la maggior forma di controllo che possa esistere. Differente è l’approccio alle sensazioni da parte del navigatore, il quale deve affidarsi a delle cinture di sicurezza ben strette ed alla propria capacità di essere “lo sguardo del pilota dietro la curva”, senza mai sbagliare.

Ma cosa si scatena precisamente nell’anima di chi sale in auto e fa i conti con il pericolo? Lo abbiamo chiesto a grandi navigatori del rallysmo italiano di ieri e di oggi, ritenendo che le loro testimonianze possano costituire un’antologia di quella che è la perfetta chimica fra le sensazioni a bordo di una vettura da competizione, l’ago della bilancia sui cui piatti mettiamo coraggio e paura.

Seguono 20 interviste a copiloti professionisti

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