Il caso: Rally Valle d'Aosta mission impossible?

Il caso: Rally Valle d’Aosta mission impossible?

Nell’era dei social anche Pulcinella si troverebbe a meraviglia. Del resto nessuno aveva provato a fare mistero di quel primo timido dialogare ciarliero circa la rinascita del Rally Valle d’Aosta diffuso già lo scorso anno. E spesso una parola messa in fila all’altra, a seconda dell’argomento, fa più rumore di un petardo a capodanno. Perchè non esiste appassionato al mondo, specie chi ha i capelli bianchi, che riuscirà a rimuovere dalla memoria nemmeno si sforzasse tutta la vita di farlo, cosa ha davvero significato la storia sportiva e romantica di una delle competizioni più blasonate e intrise in un fascino capace di renderla unica.

Su quelle strade indossando una tuta e un casco ci era passato l’universo sportivo che conta. Quei fazzoletti di asfalto disegnati fra le montagne spesso ricoperti di neve, hanno catturato fotogrammi indelebili raccontando pagine intere di sfide incredibili che nel tempo sono diventate un tesoro culturale e sportivo. Un sogno che si era fermato il 28 di aprile del 2012 quando sull’albo d’oro erano annotate 42 edizioni.

Neppure le difficoltà organizzative legate alla grave crisi economica avevano fermato gli uomini dell’Acva Sport. Anche e soprattutto per ricordare la figura di Giorgio Caputo per anni l’anima vera di questa gara scomparso a luglio dell’anno prima.

Voglia di ripartire, ma…

Sembrava uno stop momentaneo, come si usa dire sabbatico e invece sono passati otto lunghissimi anni. Un silenzio soltanto apparente e un desiderio abilmente nascosto nell’animo della gente di Valle. No, non doveva e non poteva finire così, senza nemmeno provarci.

Ettore Vierin, presidente dell’Ac Aosta e storico organizzatore della competizione in Valle, è stato il primo ovviamente ad essere coinvolto. “Ho accolto con un certo entusiasmo l’idea di far rinascere il “Valle”, nata da un gruppo di appassionati. E mi sono impegnato per far partire l’iter necessario a dare concretezza a questo progetto – ci racconta Vierin -. C’era soprattutto da far rinascere l’Acva Sport che era il braccio operativo della gara e in seguito avviare le pratiche per la messa a calendario. Avevamo addirittura già una prima bozza dell’impianto logistico. Purtroppo abbiamo incontrato sulla nostra strada una scarsa collaborazione da parte sia della federazione sia degli altri organizzatori. Trovo abbastanza assurda questa regola delle tre settimane di distanza fra una gara e l’altra considerando che noi ci troviamo in una regione che pur facendo parte della stessa giurisdizione sportiva è pur sempre diversa dal Piemonte”.

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