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Ibrido e WRC: tra prove di futuro e problemi seri

Jean Todt, a differenza dei suoi predecessori, è uno che fa. E questa è sicuramente una dote. Solo chi non fa non sbaglia e comunque è sempre importante valutare l’errore e perdonare chi sbaglia in buona fede. Un’altra dote del presidente della Fia – quel presidente che ha rilanciato il World Rally Championship, dopo che per anni un certo Max Mosley si era impegnato per massacrarlo a discapito della F1 – è quella di essere aperto alle novità.

Grande conoscitore della tecnologia, Todt è molto attento alle innovazioni. Pochi mesi fa, il presidente della Federazione internazionale dell’Automobile diceva: “È davvero frustrante per me vedere che i rally ancora non utilizzano la tecnologia ibrida. La ragione è legata ai team. Mi è stato detto che i Costruttori non vogliono cambiare l’attuale regolamento. Per me questa è una posizione assurda, perché quando vado ai saloni internazionali vedo solo nuove tecnologie”.

Dopo pochi mesi, il vento sembra aver cambiato direzione e finalmente è stato annunciato in via definitiva che il WRC, o Campionato del Mondo Rally che dir si voglia, introdurrà con uno specifico regolamento anche i motori di tipo ibrido, molto probabilmente a partire dal 2022. Jean Todt non ha mai fatto mistero che il Mondiale Rally, prima o poi, dovrà aprire all’utilizzo di queste nuove tecnologie. Ma perché l’ibrido nei rally proprio adesso, momento in cui quasi tutto il mondo si sta orientando all’elettrico?

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