Fase 2 dei rally: come ripartire? Lo spiega il dottor Misley

Fase 2 dei rally: come ripartire? Lo spiega il dottor Misley

Ripartire: un imperativo ad alto rischio. La “Fase 2”, il primo passo verso un graduale ritorno alla normalità, è il tema dominante di questo periodo: passaggio obbligato e delicato, da gestire con estrema cautela, pazienza e rigore, affinché non si tramuti in un drammatico boomerang. Questo, in sintesi, il pensiero del dottor Alessandro Misley, medico rianimatore modenese, classe 1951, da alcuni anni medico AciSport per l’Emilia-Romagna, e noto ai più per aver fatto parte dell’equipe medica che tentò di salvare la vita a Senna. Con Misley abbiamo inquadrato il presente ed il futuro più prossimo dal punto di un medico. L’abbiamo fatto poco prima che questo numero di RS andasse in stampa, pochi giorni prima che la Commissione Medico Sportiva si riunisse per definire la propria analisi della situazione le linee-guida da affidare poi ad AciSport.

Dottor Misley, come sta vivendo questa pandemia che sta disseminando vittime, terrore e grandi incertezze, anche in chiave futura, a livello globale?

“Non bene. Stiamo combattendo un nemico temibile, dall’alta diffusibilità e del quale sappiamo ancora poco, per cui abbiamo pochi mezzi per combatterlo. Il numero delle vittime è tremendo, tra queste ci sono molti colleghi ed operatori sanitari. Sino a poche settimane fa, ho prestato servizio sull’automedica di Parma ed abbiamo avuto a che fare con quest’emergenza: pur prendendo tutte le precauzioni del caso, la preoccupazione non solo d’infettarsi, ma di contagiare familiari e colleghi è stata molto forte. Sebbene il numero di contagi stia calando, la situazione resta critica: in assenza di un vaccino, restiamo tutti esposti e, per evitare il contagio, possiamo e dobbiamo adottare le restrizioni e le cautele che ci sono ormai ben note”.

Lei è da anni impegnato anche sul fronte sportivo e, in particolare, in quello motoristico. Le risulta che esistano protocolli per la gestione di una pandemia?

“Non credo. Del resto, la questione è di livello globale: e se rimandano le Olimpiadi – cosa che non accadeva dai tempi dell’ultimo conflitto mondiale – vuol dire che siamo di fronte ad un’emergenza mondiale…”.

Restiamo però al nostro piccolo mondo dell’automobilismo nazionale e, nello specifico, ai rally. Poco dopo la realizzazione di questa intervista, la Commissione Medico Sportiva avrà affidato le proprie valutazioni ad AciSport e sulla base di queste la federazione inizierà a pianificare la ripresa dell’attività. Secondo lei, che indicazioni arriveranno nella stanza dei bottoni di AciSport?

“Parto con un ragionamento di carattere generale: la ripresa dovrà essere graduale, dettata da condizioni rigide, in modo da non dilapidare in poche settimane quello che è stato ottenuto con il cosiddetto lock-down nazionale e con i grossi sacrifici sociali, economici e psicologici che questo periodo ha comportato. Non dimentichiamoci che, se oggi notiamo una diminuzione delle vittime e dei ricoveri in terapia intensiva ed il parametro R0 (che misura la potenziale trasmissibilità delle malattie infettive) è inferiore ad 1, è solo perché la stragrande maggioranza della popolazione se ne sta a casa e prende tutte le precauzioni del caso. Se non si continua su questa linea, almeno per quanto riguarda la precauzioni – assembramenti rigorosamente banditi, distanziamento sociale, uso di mascherine e guanti, frequenti lavaggi delle mani – c’è da aspettarsi una recrudescenza esponenziale del contagio. Ecco, io non so esattamente cosa deciderà la Commissione ma, ben sapendo che si affiderà al parere di scienziati esperti in materia, mi aspetto che affronteranno la Fase 2 con massima giudizio ed equilibrio, sulla base di quello che ho appena detto. La difficoltà sta nell’individuare soluzioni che concilino l’esigenza di contenere il rischio di contagio con quella di riprendere la vita normale e consentire di tornare a lavorare. La Commissione dovrà trovare un compromesso che, come tale, scontenterà qualcuno. Ma non c’è alternativa: se da un lato non si possono ignorare certe dinamiche, d’altra parte non avrebbe senso avere un’infinità di morti solo per dare sbocco all’economia”.

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