Dario Cerrato, Rallye Sanremo 1988

Dario Cerrato: buon compleanno Coguaro

Nome: Dario. Cognome: Cerrato. Soprannome: Il Coguaro. Sei titoli italiani e due europei, Dario Cerrato è oggi un felice signore di campagna che ha eletto la tenuta La Felicina di San Bartolomeo di Cherasco a suo buen retiro, dove Dario conduce una vita molto attiva al volante del suo Ferrari (al maschile, essendo un trattore) dalle prime ore dell’alba per accudire al noccioleto e alle vigne, per fare la marmellata di albicocche e trasformarla in una deliziosa crostata.

Il campione ci riceve nella sala colazioni del suo agriturismo, stappa una bottiglia di ottimo nebbiolo di sua produzione, taglia una fetta di crostata fatta da Titta e si comincia. A parlare di una carriera iniziata nella primavera del 1973 che ha coperto vent’anni di attività ai massimi livelli. “Avere settant’anni – li compirà il prossimo 28 settembre – significa guardare a tutte le cose che si è fatto nel passato” e per farlo ci vogliono ben più delle sei pagine che questo numero di RS gli dedica (è però in stampa una ricca monografia dedicata alla carriera del campione di Corneliano d’Alba che sarà possibile ordinare telefonando allo 011.40.56.477 o scrivendo a info@rallyeslalom.com), e fra un sorso di nebbiolo e con l’aiuto della moglie Titta Deaglio proviamo a dare alcune rapide pennellate sulla vita di Cerrato.

Io e Geppi: che storia

“Ho conosciuto Geppi Cerri in quarta Liceo. Non eravamo quella meraviglia di studenti” puntualizza subito Cerrato. Con una grande passione per i motori. “Mi piacevano moltissimo le moto da cross. Facevo tutto quello che era pericoloso con i motorini e le moto disputando anche delle gare”. Nel 1972 i due studenti ora universitari assistono al Rallye Sanremo vinto da Amilcare Ballestrieri, su Lancia Fulvia HF. È l’anno della mitica vittoria di Munari-Mannucci a MonteCarlo, che esalta i tifosi italiani. Terminato il rally Dario Cerrato medita: “Mi sembra uno sport abbastanza pericoloso, mi piace” e aggiunge: “I rally possiamo farli anche noi”. In casa Cerrato c’è la 124 spider del fratello maggiore Gigi, che Dario non esita a “requisire” per schierarsi al via del Rally Lana del 1973. “Quella 124 era assolutamente stradale, mica Abarth: 1400 di cilindrata, appena 90 cavalli” ricorda oggi Cerrato.

Nonostante ciò a Biella fa scintille (e lo farà nei successivi vent’anni, conquistando sei vittorie assolute e altri tre podi su un totale di undici partecipazioni) chiudendo nono assoluto all’esordio. Tutto ciò con una vettura preparata con un para-coppe per riparare il motore, un roll-bar a centina dietro i sedili dell’equipaggio che doveva proteggere in caso di ribaltamento, visto che la spider non disponeva del tetto rigido ma solo di un sottile tettuccio in tela. Un risultato che fa intendere al pilota di Corneliano d’Alba che i rally possono regalargli delle belle soddisfazioni. Seguito dal ventunesimo assoluto al Rally di Ivrea, poi un’apparizione al Rally di San Giacomo di Roburent, sospeso anzi tempo per problemi organizzativi.

“Con Geppi decidemmo che era meglio orientare i nostri obiettivi studenteschi su Architettura sulla carta risultava più facile di Ingegneria. Non riuscivamo a seguire i corsi universitari e allo stesso tempo preparare le gare. Si veniva a creare una situazione troppo complicata da sostenere, alla lunga. Nonostante ciò presi 28 all’esame di chimica, ma era l’unica materia che mi piacesse”.

Mamma Felicina e la 125

Mamma Felicina, che ancora oggi fa commuovere l’amato figlio Dario al solo ricordo, asseconda la passione del pargolo e sgancia le 700.000 lire necessarie per compare la Fiat 125 ex Tony Carello dallo svedese Hakan Lindberg. “Un vero bidone di macchina” sottolinea col senno di poi Dario Cerrato, che però si applica alle corse con una determinazione che non dimostra certo sui volumi universitari. Non insegue sogni di gloria, ma pensa solo di passare da una gara all’altra, e quando è in speciale di ottenere il miglior risultato possibile, anche se la 125 non esalta le velleità agonistiche. Però Dario ci crede. Ci crede lui e ci crede anche Geppi Cerri.

“Dovevamo risparmiare la singola lire. Così, quando scoprimmo che l’indispensabile lucina navigatore costava ben 50.000 lire nei negozi specializzati, ci presentammo negli uffici di una grande azienda che produceva tubi flessibili in alluminio sostenendo di avere bisogno di quel tubo snodabile perché noi, studenti in architettura, stavamo progettando una lampada di design”. Che con la 125 non si vada da nessuna parte Dario Cerrato lo capisce in fretta. Vende la berlinona ad Alberto Bigo e a metà 1974 compra una Opel Ascona SR Gruppo 1 da Stefano Luzzatto, curata da Almo Bosato preparatore in eterna competizione con Virgilio Conrero grande specialista delle vetture tedesche. Con l’Ascona Cerrato disputa i rally del 1974 e 1975, fra i quali due edizioni del Rallye Sanremo “Per fare esperienza ad alto livello. Nel 1975 corsi con mio fratello Gigi, grande appassionato, ma lavorava e non era certo così motivato a preparare certosinamente la gara come facevamo io e Geppi. E in quel Sanremo, infatti, finimmo a muro”.

Estratto dell’intervista pubblicata su RS e oltre di settembre 2021

Copertina RS RallySlalom Settembre 2021

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