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Daprà, capolavoro europeo da portare avanti

La vittoria nell’ERC4 conferma le qualità del pilota trentino e del suo navigatore, Luca Guglielmetti. È una vittoria soprattutto loro ma anche un po’ nostra, e non solo perchè cercata e ottenuta insieme ad Aci Team Italia. Ora sta a noi permettere a loro (e a tanti altri) di inseguire il sogno e far crescere sempre di più il loro talento.

Era dal 2011 che un italiano non diventava campione europeo. Quella volta si era trattato di Luca Rossetti, stavolta si tratta di Roberto Daprà. Il suo titolo il trentino se l’è cercato alla grande, l’ha inseguito tra Fafe (in quella fangaia, ricordiamocelo) e le Canarie, e solo uno sfortunatissimo principio d’incendio gli ha impedito di chiudere prima i giochi per l’ERC4. A Daprà e a Luca Guglielmetti, il navigatore insieme al quale l’anno scorso colse anche il terzo posto di RC4 al Rally di Montecarlo, alla fine del Rally Hungary un po’ bruciava non essere riusciti a battere Norbert e Francesca Maior, vincitori nell’ERC Junior. Ma pensandoci a mente fredda, pazienza.
Quello che hanno ottenuto non era facile da pensare, non era facile da realizzare, non era facile da vincere. Hanno vinto contro ragazzi di cui, statene certi, sentiremo parlare. Perchè i fratelli Maior hanno fatto faville sull’asfalto e si sono dimostrati sorprendentemente veloci anche sulla terra, perchè Ola Nore è stato un diavolo sullo sterrato, perchè Timo Schulz ha spaccato l’asfalto fra Barum e Roma. Il fatto che Roberto e Luca siano stati davanti a tutti questi nella classifica di classe parla per loro, per la loro bravura, per la loro velocità. E certo, come per tutti ci sono stati degli errori: un lungo di troppo in Polonia, che forse ha tolto loro un podio. Ma anche qui, pazienza.
Chiariamoci, non è buonismo: è comprensibilissimo che ai ragazzi dispiaccia, anzi proprio roda, vedere l’anno prossimo Maior nel Mondiale e loro forse no. Non perchè i romeni abbiano vinto senza merito (per chi lo pensa ci sono frusta e gogna, occhio), ma perchè sono sportivi e agli sportivi non piace perdere, mai, neanche alla Play. Ma ci sono dei però, e riguardano la prospettiva. Nel 2022 Daprà aveva segnato una stagione di altalena. Nel 2023 aveva iniziato così così sulla terra, pagando sempre badilate di secondi sulle rotaie alte. Eppure poi era arrivata la rimontona di Fafe, e in Svezia il quarto posto di Junior aveva sancito finalmente il superamento di quella difficoltà. E poi l’asfalto: a Roma un dominio pazzesco, con una prima tappa finita davanti a tutti, incluso Gianandrea Pisani. E poi il terzo posto del Barum, dove nel 2022 aveva battuto duro (e sappiamo cosa voglia dire battere duro a Zlìn), e il secondo in un’Ungheria dove non aveva mai corso.
Daprà ha messo insieme una stagione fantastica, senza mezzi termini. È stato supportato da Delta Rally in campo gara, da Aci Team Italia lungo tutto l’anno, da alcuni sponsor senza i quali nulla sarebbe stato possibile. Ora di fronte a lui ci sono tante strade, nessuna delle quali in discesa o almeno vagamente facili. Ieri, nelle storie Instagram, diceva che il muletto dell’azienda di famiglia sarebbe stata la sua “recce car” per il 2024. Ecco, facciamo che non sia così. E non mi riferisco alla federazione (Nore diceva di non aver ricevuto nulla, nemmeno lo sconto sulla licenza, da quella norvegese. Aci Team Italia qui è stata fondamentale e in Ungheria ha raccolto i frutti del suo lavoro).
Mi riferisco all’interesse dei privati tricolori nel motorsport, da risvegliare in qualche modo. Il mondo è cambiato in questi anni, impossibile tornare ai Settanta e Ottanta e Novanta. Ma in Italia nel volgere di qualche anno ci sono nati dei talenti non da poco. Roberto Daprà è uno di loro, e per chi ama questo sport sarebbe inaccettabile vederlo a casa l’anno prossimo. Sarebbe un peccato anche vederlo in Italia, a dire il vero. Può avere i numeri, come può averli Andrea Mabellini. Diamo a questi ragazzi la possibilità di giocarli. Facciamo in modo di non trovarci fra qualche anno con rimpianti o “se”. Sarebbe un bel regalo per loro, ma anche per noi.