Copertina RS e oltre luglio 2021

CIR, CIRA, CIWRC: la mia idea e quella di Aci Sport

Seguo con attenzione, come d’altronde tutti voi, i progetti della Commissione Rally Aci Sport sul rallysmo del futuro, quello che dovremmo ritrovarci tra le mani dal 1 gennaio 2022, con la speranza che l’emergenza sia davvero finita. In federazione ci sono più anime che si dibattono sull’argomento. I nomi contano poco, al momento, ma c’è chi si dibatte per rifondare i rally e per tornare un po’ alle origini, specialmente ora che non ci sono più Costruttori, e chi punta a tagliare ancora rispetto al 2019: al momento, la maggioranza politico-sportiva vuole rally CIR da massimo 120 chilometri di PS.

Il problema non è soltanto la lunghezza, o la cortezza, dei rally tutti e non solo di quelli Tricolore. Il calendario gare è il principale problema: è ingolfato e non ben sfruttato nelle sue potenzialità. Parto dalla fine: non si può vietare ad un organizzatore di organizzare una gara. Certo, ma siccome il calendario è intasato e spesso alcune gare fanno da tappo e poi non vengono disputate, si potrebbe chiedere una caparra di 5.000 euro per ciascuna gara messa a calendario (se un organizzatore non ha i 5.000 euro da anticipare non è da considerare un organizzatore). Se il rally si disputa i soldi vengono restituiti, altrimenti i 5.000 euro per rally non organizzato e messo a calendario vengono incassati e magari destinati ai praticanti. Volete scommettere che in un solo colpo ci ritroviamo con il 20-30% di gare in meno? Però serve coraggio. O quantomeno servirebbe evitare scelte gattopardesche. Perché i numeri non sbandierano mai necessariamente qualità.

Focalizzando lo sguardo sull’organizzazione delle serie Tricolore, credo che i “Campionati Italiani duplicati” come CIRA, CIWRC e IRCup sono un inutile pastrocchio sotto gli occhi di tutti. Su questo punto, al di là delle mie approfondibili o urticanti idee (dipende con chi parlo in federazione) ho posto al presidente della Commissione Rally Aci Sport, Daniele Settimo, la seguente domanda:

Presidente parlo di CIWRC. Mi chiedo, così che senso ha? E mi spiego meglio. Se resta CIWRC dovrebbe incentivare la partecipazione di quelle vetture, le WRC. O gli si potrebbe cambiare nome. Ma a questo punto diventerebbe ancora più evidentemente che è un duplicato del CIRA. Esiste una soluzione che dia valore a questa serie? Ed eventualmente, quale potrebbe essere la prospettiva?

Stella d'argento del Coni per Daniele Settimo
Stella d’argento del Coni per Daniele Settimo

“Il senso dell’esistenza di una serie la dà i numeri dei partecipanti non solamente iscritti alla serie, cioè il numero in questo caso dei partecipanti al Campionato Italiano Rally WRC, ma anche il numero dei partecipanti alle singole gare di questo campionato – ha risposto Daniele Settimo -. Questi numeri danno al momento assolutamente ragione all’esistenza di questa serie. Ma la risposta a questa domanda implica un modo di guardare ai problemi che guarda a 360° gradi alla disciplina dei rally”.

“Riflettere su l’attuale assetto dei campionati è qualcosa che deve essere valutato in ordine all’intero sistema dei rally dove tutte le serie rivestono appeal ed importanza, occorre guardare al complesso e variegato mondo del rallysmo in maniera totale e poi andare a valutare i singoli ambiti questo è il lavoro che sta svolgendo la Commissione Rally, ritengo che i dati di partecipazione e di attrazione registrati al momento siano molto soddisfacenti, certamente l’obiettivo è sempre migliorare ma con attenzione cercando di non fare passi indietro – aggiunge il presidente della Commissione Rally -. Io credo che uno dei meriti maggiori che posso ascrivere a questa Commissione e al mio lavoro come Presidente della stessa è proprio quello di aver sempre preso decisioni pensando a quanto queste poteva ricadere su tutto il sistema”.

“In tal senso prosegue il lavoro, come sempre partendo dai report dei supervisori federali a cui si aggiungono i dati relativi alla partecipazione ed alle ricadute in termini di comunicazione, e valorizzazione dello sport anche sul territorio, dati ormai imprescindibili, chiaramente la riflessione parte dalla stato attuale del CIWRC in un ambito che non sia determinato solo dalla tipologie di vetture, che ormai sono un po’ datate e ben vedere, mentre le nuove vetture R5 hanno raggiunto dati prestazionali simili quasi e questo è un buon argomento da valutare attentamente. La riflessione di base riguarda soprattutto la vettura WRC nei suoi aspetti tecnici, nelle sue evoluzioni, nella capacità di esprimere qualcosa di differente e meglio rispetto alle R5. Ed infatti sono argomenti che stiamo analizzando con estrema attenzione”.

“La Commissione Rally di ACI Sport ha negli anni fatto di tutto per incentivare l’utilizzo delle WRC e i vincitori di questi anni sono stati tutti piloti che correvano con vetture WRC – prosegue Settimo -. Abbiamo aperto alle WRC Plus con prudenza e qualche limitazione, e anche questo è stato fatto come un incentivo per la serie, io credo che dal punto di vista della Comunicazione questo abbia sicuramente reso sicuramente qualche cosa di più alle gare, penso che l’esperienza potrà essere ripetuta saltuariamente”.

“Torno a dire che il valore del Campionato Italiano Wrc è altissimo e che parlare di copia di altri campionati è un po’ miope anche dal punto di vista tecnico. Un campionato che ha al suo interno gare prestigiose come il Rally dell’Elba, il Rally del Salento, il Rally di Alba, il Marca Trevigiana, il Rally del Friuli, il Rally di San Martino di Castrozza, e il Rally Trofeo ACI Como potrà essere solamente cosa unica e non copia di niente anche parlando delle vetture impegnate. L’oggetto della discussione è diverso: dove vanno le WRC, le evoluzioni, il suo mercato, i potenziali piloti e team che si possono dotare delle evoluzioni più moderne di questa vettura, la loro competitività. Su questi temi si sta sviluppando il nostro lavoro, e naturalmente anche su come non perdere con decisioni affrettate un patrimonio di gare come quelle appena elencate”.

Marco Pollara, Targa Florio 2021

Non alcun dubbio sulla passione e sull’impegno che Daniele Settimo e la Commissione Rally profonderanno per raggiungere i dichiarati obiettivi, ma mi sia consentito fare notare i citati numeri si traducono i soldi (per la federazione) e non necessariamente in ottimi piloti e copiloti. Sono del parere che i regolamenti formano gli sportivi e fino a prova contraria l’automobilismo è uno sport. Quindi, una federazione dovrebbe perseguire al meglio la mission dell’educazione ai valori di competizione, lealtà e solidarietà tra piloti e copiloti. Insomma, smettendola di far credere che i “nostri” sportivi sono “diversi” dagli altri, Aci Sport dovrebbe fare esattamente come la FIA dimostra di saper fare nelle serie internazionali (5 categorie, al posto di 57 classi). O come la federazione francese attua all’interno dei suoi confini.

Per risolvere il problema dei Campionati Italiani duplicati come CIRA, CIWRC e IRCup, c’è bisogno di scelte di coraggio. Tipo? Vorrei per gli sportivi un CIR semi professionistico e ricco di trofei monomarca, in grado di spingere i “nostri” migliori piloti verso l’Europeo o meglio verso il Mondiale, dove per ora, da anni, prendiamo solo sonore sberle. Il giusto compromesso potrebbero essere 6 prove (50% terra e asfalto). Lunghezza minima per ogni gara 150 chilometri, massima non contemplata e format non predefinito, così che ogni rally del massimo campionato possa avere una sua anima unica e non fotocopiata.

Cancellerei la parola CIWRC, ma non la serie che ha un calendario rally di primo livello. Il CIRA dovrebbe prendere il posto del CIWRC, che diventerebbe il Campionato dei gentleman driver, giovani e diversamente giovani. E ammetterei le WRC in tutte le gare, comprese quelle del CIR, mandandole regolarmente a punti. La trasparenza in classifica è un’ingiustizia sportiva. Infine, valorizzerei il CIRT e non toccherei la Coppa di Zona, che gira a meraviglia. La Commissione Rally sta lavorando alle serie Tricolore del 2022 e noi di RS gli auguriamo di lavorare in serenità, sperando che vengano prese in considerazione le richieste di cambiamenti radicali. Siamo nelle loro mani.

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