Non perderti nessuna delle nuove storie di corse proposte dalla redazione di RS e oltre. Entra e scopri le tue news preferite.

Incendio Rally dei Laghi: divampa la polemica

Durante la PS3 ‘Alpe-Valganna 2 del Rally dei Laghi, svoltosi nella giornata del 28 febbraio, una vettura finisce fuori strada, finisce nel sottobosco. Si tratta della Renault Clio R3C di Michael Della Maddalena e Federica Mauri. C’è sterpaglia e rami secchi. E il catalizzatore rovente dell’auto trova terreno fertile per appiccare un incendio. L’ennesimo a cui assistiamo nell’ultimo decennio quando si ha a che fare con un’auto da corsa che monta il catalizzatore. Ma a cosa servirà mai questo catalizzatore nei rally, oltre che a prendere in giro qualche “assessore green”?

La vicenda ha avuto un eco enorme. Come spesso capita i quotidiani, anche quelli nazionali che si dimenticano dei rally per il resti dell’anno, hanno titolato alla mancata strage, ipotizzando il “macello” nel caso in cui la gara non fosse stata a porte chiuse. Le solite banalità che si leggono da quando i rally hanno perso pubblico e di conseguenza influenza.

Appena la vettura impatta, l’equipaggio scende subito dal veicolo. La macchina brucia e alla fine non resta che lo scheletro. Il giorno dopo l’incidente, la giovane copilota si sfoga attraverso il proprio profilo Facebook personale, rilasciando una dichiarazione che non chiama in causa gli organizzatori, bensì la direzione gara. In ogni caso, saremo lieti di concedere la replica a chi, con il dovuto titolo, voglia replicare.

”Eccomi qui! Dopo 24 ore dell’accaduto a dover riportare le dinamiche dei fatti su un social, perché chi ha sbagliato non si è preso le sue responsabilità!
Parlo della direzione gara del Rally dei Laghi, alla quale abbiamo pagato una tassa d’iscrizione per avere dei servizi che al momento del bisogno ci sono stati negati. Parlo degli equipaggi che vedendo una ragazza di 19 anni in mezzo alla strada con un cartello SOS più grande di lei hanno preferito evitare di prendere un tempo imposto piuttosto che aiutarci”.

Incendio Rally dei Laghi

Incendio Rally dei Laghi: 28 febbraio 2021, PS3 Alpe Valganna

“Dopo esserci scomposti in un avvallamento in quinta piena iniziamo ad andare a destra e a sinistra fino a perdere il controllo della vettura, rotoliamo per 25 metri, dei rami entrano nel vetro anteriore e laterale dalla mia parte, scoppiano, e inevitabilmente mi entrano in bocca. Finiamo di cappottare, Michel mi aiuta a scendere e cerco di togliere tutti i vetri addosso e in bocca, il commissario vedendo la situazione chiama subito il capo prova e chiede un’ambulanza e chiede di bloccare la prova per ben due volte. La direzione gara risponde che la PS deve continuare”.

Prosegue lo sfogo della Mauri. “Finito di togliermi di dosso i vetri in pochi secondi, vedo le fiamme che iniziano ad alzarsi. Subito Michel schiaccia il pulsante dell’estinzione e inizia ad usare il brandeggiabile che dopo pochi secondi finisce. Intanto il commissario aveva già riferito della necessità dei vigili del fuoco, ma nessuno fa niente, non gli rispondono neanche più”.

“Provo a pensare e l’unica soluzione che trovo è di farmi aiutare dagli altri equipaggi con i loro estintori, così chiedo il cartello SOS al commissario, visto che il mio era già bruciato, e salgo fino alla carreggiata, mi metto in mezzo e alzando il cartello cerco di fermare gli equipaggi. Passano i numeri 40 e 41, mi vedono, mi schivano e accelerano”.

“Successivamente si giustificheranno con versioni differenti: non mi hanno vista, mi hanno vista ma non hanno visto il cartello SOS, hanno visto una situazione di confusione che non sono stati in grado di decifrare. Evito di commentare. Dopo mezz’ora di nulla assoluto, quando ormai rimane poco da salvare, arriva un furgone della decarcerazione, cerca di mettere in funzione la pompa e indovinate un po’? La pompa non funziona. Dopo un’ora forse anche di più, quando della nostra R3 rossa e gialla è rimasta solo una scocca grigia e bruciata, arrivano i Vigili del fuoco”.

“Più tardi mi reco in direzione gara, denuncio i mancati aiuti e il comportamento scorretto dei partecipanti, assisto al gioco del telefono senza fili, a ragioni imbarazzanti e mi prendo pure una ramanzina perché, secondo i più alti direttori di gara, dato che non eravamo in pericolo di vita avrei dovuto esporre il cartello OK e non quello di SOS”.

“Avrei quindi dovuto guardare passivamente la nostra macchina bruciare senza fare nulla, tralasciando il fatto che il fumo era salito e copriva anche la carreggiata, diventando quindi pericoloso anche per gli altri concorrenti. Successivamente se la sono anche presa con il commissario che ci ha aiutati, perché secondo loro doveva tenerci fermi e far continuare la gara visto che la vettura era fuori dalla carreggiata”.

“Per quanto riguarda gli equipaggi che non si sono fermati vedendo il segnale SOS li hanno giustificati sostenendo la loro tesi, e indovinate un po’ perché l’hanno fatto? Perchè nel momento in cui un solo membro dell’equipaggio espone il cartello SOS la direzione gara é obbligata a fermare la prova e far partire un’ambulanza, cosa che non è mai successa”, denuncia la Mauri.

“Comunque la giustificazione dei rappresentati di Aci che erano a capo di questa gara è stata che non hanno fatto nulla perché se dovessero prendere per vere tutte le segnalazioni che i commissari fanno non riuscirebbero a fare tutte le prove. Ma dico scherziamo? Se fossimo rimasti incastrati e fosse successo il peggio che cosa sarebbe successo con la decarcerazione che arriva dopo mezz’ora e alla quale non funziona la pompa, con i pompieri che arrivano dopo un’ora e con l’ambulanza che non è mai arrivata?”.

Francesca Mauri conclude domandandosi: “È davvero necessario aspettare che succeda una tragedia per prendersi le proprie responsabilità e cambiare le cose? Io sono stata cresciuta con principi diversi e i rally di cui mi sono innamorata da piccolissima grazie a mio papà non sono di certo questi. Faremo il possibile per far sì che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità”.

Kalle e Oliver super stars: stupiscono ed emozionano

Non chiamateli figli di papà. Kalle Rovanpera e Oliver Solberg sono molto più che dei semplici figli d’arte. Per Kalle e Oliver parlano i risultati ottenuti nelle gare fin qui disputate, con Kalle che grazie al secondo posto unito alla vittoria della power-stage è diventato il più giovane leader del WRC a soli 20 anni.

Stesso discorso per Oliver Solberg che è diventato il più giovane vincitore di una gara dell’ERC, il Lettonia 2019, a soli diciassette anni e del WRC3, in Estonia, ad appena diciotto. E inevitabilmente, il giorno dopo, per i due c’è una pioggia di elogi.

Andrea Adamo in conferenza stampa loda le prestazioni di Oliver e Kalle: “La presenza di Oliver in Finlandia è stata presa durante la power-stage del MonteCarlo. Nella vita ci sono cose che si decidono senza “usare il cervello” e agendo d’impulso. Così è stato per Oliver al volante della Hyundai I20 WRC. A volte queste scelte pagano e funzionano molto di più se non pensi troppo alle conseguenze e lasci correre le tue emozioni”.

“Abbiamo bisogno di queste giovani leve – aggiunge Adamo -. Avere Kalle in testa al Mondiale, anche se corre con Toyota, e Oliver può permetterci di attirare le nuove generazioni nei rally e per mantenere vivo il futuro. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che avere ragazzi di 19 e 20 anni tra i protagonisti del WRC, può permetterci di attirare l’attenzione dei più giovani sul nostro sport”.

Elogi ai due giovanissimi arrivano anche dal team principal di Toyota, Jari-Matti Latvala: “E’ veramente impressionante che Kalle sia diventato il più giovane leader del Mondiale, sono davvero felice. Sicuramente a breve batterà anche il mio record, ovvero quello di vincitore più giovane di un rally iridato. Voglio fare i miei complimenti anche a Oliver, si è adattato in maniera perfetta alla WRC, nonostante fosse la sua prima volta al volante. Ha fatto un lavoro straordinario, finalmente abbiamo piloti giovani pronti a giocarsi il titolo”.

Emozione nelle parole di papà Petter, che non nasconde la lacrima al termine della gara di suo figlio Oliver: “Raramente mi è capitato di rimanere senza parole, oppure di versare lacrime, ma questo fine settimana è stato incredibile. Sono orgoglioso per quanto fatto da Oliver questo week-end, sia per il suo temperamento sia per le ottime prestazioni ottenute al debutto con una vettura WRC. Vederlo sorridere e cercare di apprendere sempre qualcosa di nuovo è speciale. Voglio ringraziare Hyundai Motorsport e Andrea Adamo per la fiducia riposta in Oliver e anche Sebastian Marshall per l’ottimo lavoro svolto al suo fianco.

WRC: Elfyn Evans e quell’uomo scivolato in PS

Sul finire del day 2 dell’Arctic Rally Finland, mentre il campione del mondo estone vinceva tre prove su sei, continuando la sua corsa verso l’ambìto successo di questa prova del WRC (glielo deve ad Andrea Adamo che lo ha portato nel team), è successo un episodio sconvolgente, che per fortuna non ha avuto alcuna conseguenza fisica per lo spettatore.

Il colpo di scena in questione è avvenuto alla fine dell’ultima prova speciale, la PS8. Il campione del mondo rally in carica, Sébastien Ogier, esce fuori strada. C’è presente uno spettatore che sta coraggiosamente aiutando Seb II a tirare fuori dalla neve la vettura. In quel momento arriva Elfyn Evans, che rallenta, ma è velocissimo sul ghiaccio.

Lo spettatore scivola e rischia di essere investito dal gallese Elfyn Evans, ma per fortuna il pilota della Yaris WRC Plus lo evita senza problemi e prosegue la sua corsa.

Il mondo dei rally dice addio ad Hannu Mikkola

Nonostante il ritiro all’inizio degli anni Novanta, le diciotto vittorie nel Campionato del Mondo Rally mantengono ancora oggi Hannu Mikkola tra i primi dieci piloti di rally di maggior successo nella storia del mondo. Ha vinto il Campionato del Mondo Rally nel 1983 su un’Audi Quattro, ma anche tre volte è arrivato secondo e tre volte è arrivato terzo. E oggi, il rallysmo mondiale piange questo grande campione, deve dire addio ad Hannu Mikkola, che nella tarda serata del 26 febbraio ha esalato l’ultimo respiro.

La notizia, condivisa via social dalla famiglia, è stata confermata anche da un portavoce del WRC all’Afp. Il pilota Ford e Audi, più conosciuto come “Il Finlandese volante”, vinse il titolo iridato rally nel 1983 e per sette volte il Mille Laghi, la difficile prova di casa in Finlandia, una delle corse più celebri dell’automobilismo. E fa effetto pensare che Mikkola se ne sia andato proprio nei giorni della prova iridata finlandese del mondiale, in programma questo fine settimana.

Hannu Mikkola era ingegnere e, in un paese dove i rally sono lo sport nazionali e dove per molto mesi l’anno si viaggia al buio e sul ghiaccio, iniziò a correre in auto in età adulta, quando aveva oltre vent’anni. Allora, all’epoca eroica dei rally, per diventare un grande campione serviva un requisito: essere nato nella penisola scandinava.

Per i primi anni del Mondiale, istituito nel 1973 come Costruttori ed affiancato dal 1979 anche dal titolo riservato ai Piloti, i ragazzi del grande Nord (e in particolare i finlandesi) vincevano più gare di tutti gli altri messi insieme. L’albo d’oro parla chiaro: Aaltonen, Toivonen padre e figlio, Makinen, Mikkola, Alen, Waldegard, Blonqvist, Salonen, Kankkunen, tutti campioni del mondo per i primi dieci anni con la sola parentesi del tedesco Walter Rohrl.

Mikkola ha iniziato a pennellare traiettorie prima che nascesse la serie iridata e poi ha messo in bacheca 18 rally mondiali, vincendo con navigatori e macchine che hanno fatto la storia, a tutte le latitudini. Hannu esordì nel 1963 come pilota privato nei rally nazionali, poi fu ingaggiato dalla casa di Goteborg Volvo.

Nel 1966 le prime vittorie mettendosi alle spalle Aaltonen (uno dei moschettieri del team Mini Cooper) e Makinen. Nel 1967 Cesare Fiorio gli affida una Fulvietta a Montecarlo: gran bella gara, ma nessun risultato. Nel 1968 passa alla Ford e, al volante della Escort, vince all’età di 26 anni il Mille Laghi, la prova iridata finlandese. Quella vittoria è stata la prima di una lunga serie, Hannu trionfò altre sei volte sui velocissimi sterrati e sui salti della corsa di casa.

Il suo primato è stato solo eguagliato, ma non battuto, negli anni Duemila dal connazionale Marcus Grönholm. Mikkola ha vinto dappertutto (Portogallo, Nuova Zelanda, Svezia, Argentina), ma i suoi amori furono le fangose foreste dell’autunno britannico dove si impose quattro volte al Rally Rac, l’Africa, dove dominò in Marocco, Costa d’Avorio e due volte al mitico Safari in Kenya.

Adorava anche le maratone, fu primo alla Londra-Maxico City. Fu navigato dal Jean Todt, ex capo della Ferrari nell’era Schumacher e per tre mandati di fila presidente della Federazione Internazionale (FIA). Ha vinto, oltre che con la Volvo e la Ford, anche con la Peugeot, la Toyota, la Mercedes e l’Audi. Proprio con la casa dei Quattro Anelli il periodo più bello e i risultati migliori.

Hannu viene ingaggiato infatti nel 1980 dal leggendario ingegner Piech per sviluppare il progetto rivoluzionario della Quattro. Mikkola era stato due volto vice campione del mondo: nel 1979, per un solo punto dietro a Waldegard, e nel 1980 alle spalle di Rohrl. Nel 1981 ottiene la prima vittoria per l’Audi in Svezia. L’anno successivo è terzo in classifica generale preceduto dalla compagna di squadra e pilotessa più forte di tutti i tempi Michel Mouton che contese il titolo al solito Rohrl. Nel 1983, finalmente, arriva il meritato titolo.

L’ultima vittoria è con l’Audi 200 quattro al Safari del 1987. Nel 1994, a 42 anni, decise di lasciare lo sport professionistico, anche se seguirono quattro deludenti stagioni con le Mazda 323. L’ultima uscita di Mikkola nel WRC, arrivò nel 1993 – il 1000 Laghi – guidando una Toyota Celica Turbo con cui concluse settimo assoluto, all’età di 51 anni.

I figli gli hanno reso omaggio con messaggi sui social: “Abbiamo perso mio padre Hannu per cancro questo fine settimana – ha twittato Vesa Mikkola, uno dei due figli – la maggior parte lo conosceva come un grande del rally che ha inaugurato gli anni d’oro dello sport. Per me era papà, e incredibile in questo”.

Altri veterani delle corse come i campioni del mondo Carlos Sainz, Sebastien Ogier e Petter Solberg hanno pianto la sua morte. “Mi scalda il cuore nel vedere i post che ricordano mio padre – ha scritto su Twitter Juha Mikkola, l’altro figlio del pilota – io lo ricorderò come un marito straordinario di mia madre Arja, padre di Vesa e me, e nonno. Grazie di tutto papà, ci hai dato un incredibile esempio da seguire nella vita.”

Sébastien Loeb: storia completa del grande campione

Sébastien Loeb è uno di quei campioni di cui bisogna scrivere indossando i guanti seta. Campione di rally francese mutuato dalle gare su circuito, poi fenomeno nei rally, nei rally raid e nel rallycross. Impegnato con i colori della Citroën Racing , ha vinto con il suo copilota Daniel Elena, il Campionato del Mondo Rally per nove volte consecutive dal 2004 al 2012, dopo dieci stagioni complete.

Nato il 26 febbraio 1974 ad Haguenau, nel Basso Reno, è detentore della maggior parte dei record della disciplina. Negli anni è diventato il pilota di maggior successo nel motorsport, il primo ad essersi imposto in tre diversi Campionati del Mondo FIA, e considerato da molti osservatori e specialisti il ​​più grande pilota di rally di tutti i tempi. Vincitore di competizioni internazionali nel GT poi nel Turismo, medaglia d’oro agli X Games , incoronato tre volte Campione dei Campioni e record dei record nella salita di Pikes Peak, si afferma anche come uno dei piloti più completi.

Suo padre, Guy Loeb, è un insegnante di educazione fisica e sport al Lycée Robert Schuman mentre sua madre, Ingrid Loeb, insegna matematica all’istituto di Sainte-Philomène. Unico figlio, è cresciuto nella casa di famiglia di Oberhoffen-sur-Moder e ha iniziato a praticare ginnastica dall’età di tre anni sotto l’impulso del padre, ex campione universitario francese nella disciplina.

Sébastien Loeb: da ginnasta a rallysta

Durante i suoi dodici anni di pratica presso un club locale, ha acquisito un livello regionale vincendo quattro volte la competizione individuale del campionato alsaziano singola e a squadre, prima di vincere nel campionato. Studente assiduo fino alle medie, abbandonò gradualmente gli studi fino a manifestare assenteismo in classe quando sviluppò il gusto per la velocità con l’acquisizione del suo primo ciclomotore, una Peugeot 103.

Titolare di patente di guida già all’età di diciotto anni, ha acquistato una Renault Super 5 GT Turbo con il beneficio dell’assistenza finanziaria della nonna e ha preso regolarmente parte a gare sfrenate organizzate per le strade di Haguenau e nei parcheggi dei supermercati. I costi sostenuti per la manutenzione della sua auto, indotti in particolare dal cambio mensile dei suoi pneumatici e delle sue pastiglie dei freni, lo lasciano regolarmente a corto di soldi. Riprende gli studi nel settembre 1994, all’età di vent’anni, iniziando un programma studio-lavoro e contemporaneamente entrò in Socalec come apprendista fino al 1998. Fu dall’anno successivo che decise finalmente di dedicarsi interamente alla sua nascente carriera di pilota del rally.

Proveniente, come visto, da un ambiente modesto, Sébastien Loeb era destinato alla carriera di elettricista quando ha tentato la fortuna attraverso il sostegno della FFSA con l’ operazione Volant Rallye Jeunes. Notato da Dominique Heintz e Rémi Mammosser ha iniziato una carriera dilettantistica amatoriale grazie al supporto dei suoi mecenati e ha vinto il Citroën Saxo Kit Car Trophy, poi il titolo nazionale su ghiaia. Assunto da Citroën Sport nel 2001 in vista dei suoi promettenti risultati, vince nello stesso anno il titolo di campione di Francia e quello del Mondiale Junior aggiudicandosi tutte le gare del calendario.

L’escalation del cannibale nel WRC

Ha centrato la sua prima vittoria mondiale nella classe regina l’anno successivo al Rally di Germania prima di essere trasferito a tempo pieno nel WRC del 2003, insieme a Carlos Sainz e a Colin McRae. Vice campione del mondo a fine stagione, ha ridimensionato i suoi due compagni di squadra più esperti e ha fallito per un punto il titolo. Poi in piena ascesa, ha vinto nove WRC consecutivi dal 2004 fino al suo graduale ritiro alla fine del 2012, durante il quale è diventato il primo pilota a vincere su tutti i rally classici del calendario e sulle sei diverse superfici del WRC, nonché il primo non nordico a vincere il Rally di Svezia e più volte il Rally di Finlandia.

Nove volte campione del mondo, si è ritirato dalla disciplina nel 2013 per poi iniziare una riconversione di successo nelle competizioni in circuito, prima nel FIA GT Series poi nel WTCC. La collaborazione con il reparto rally della casa francese si è concluso alla fine della stagione 2015, dopo quindici anni di storia condivisa, dando così inizio al trasferimento dell’alsaziano all’interno dei programmi rally-raid e rallycross portati avanti dalla squadra gemella Peugeot Sport. Sébastien Loeb ha così preso parte alla Dakar e al Mondiale Rallycross..

Nel 2018 è tornato nel WRC partecipando a tre rally Citroën e ha vinto il Rally de Catalunya. Ha poi lasciato l’ovile del Gruppo PSA per impegnarsi con Hyundai per competere in diversi rally nel 2019 e nel 2020. Come sempre spettacolare, non ha ottenuto però grandi risultati.

I rally piemontesi piangono Mauro Daimo

Lutto nel mondo dei rally piemontesi. Dopo una lunga malattia è deceduto Mauro Daimo, valido navigatore di Vittorio Vernetti e vincitore di diversi rally TRN. Simpatico, cordiale, affabile, negli ultimi anni, dopo aver abbandonato i rally, era diventato affermato arbitro di biliardo, ruolo che svolgeva con grande autorevolezza e competenza.

Mauro aveva iniziato a correre nella seconda metà degli anni Settanta e ha sempre corso con Vittorio Vernetti sulla Fiat 131 Abarth Rally. Memorabili le vittorie al Rally dei Vini e al Rally Team 971 del 1980, come quella del Valli Canavesane dell’anno precedente. In carriera anche diversi secondi posti.

“Caro Mauro Daimo voglio ricordarti così felice e spensierato nella grande avventura che abbiamo condiviso insieme a tutti gli arbitri e direttori di Saint Vincent”, ha scritto sul suo profilo Alessio Elisei.

20 euro, uno zio pilota e inizia la leggenda di Sébastien Ogier

Ci sono 20 euro e l’intuizione dei coach di Rally Jeunes dietro gli inizi della carriera di Sébastien Ogier. E’ lo stesso Ogier ha raccontare la storia al podcast del WRC, raccontando tra le altre cose che la passione per questo sport è nata, seguendo lo zio che era pilota di autocross in Francia.

“Sono orgoglioso di dire che quelli sono stati i 20 euro spesi meglio in vita mia. Partecipai alla selezione indetta da Rally Jeunes ed ora eccomi qua, penso sia stato il miglior investimento mai fatto. Avevo uno zio che gareggiava con le vetture da autocross e da bambino lo seguivo sempre. I miei genitori mi hanno detto che la prima gara che ho visto ero ancora nel passeggino, avevo tre mesi. La passione per lo sport è nata fin da neonato. Da giovanissimo sognavo di correre nei rally, ma sapevo che era un obiettivo molto difficile per via dei costi. A quel punto sognavo di correre con le vetture auto-cross, come faceva mio zio…”.

Nella stagione 2006 arriva il debutto nei rally con affianco l’amico e il navigatore di una vita Julien Ingrassia. Dopo un primo anno di apprendistato, nel 2007 ecco il successo nei Volant Peugeot. La vittoria apre la strada del Mondiale WRC, disputa e vince al debutto il JWRC 2008 al volante della Citroen C2 S1600.

“La vittoria al debutto in Messico nel 2008 mi ha fatto acquisire molta consapevolezza nei miei mezzi e mi ha dato la possibilità di progredire nel Mondiale WRC. Con il passare degli anni son cresciuto, son arrivate nuove sfide come quelle dopo l’addio di VW e soprattutto la paternità mi ha insegnato tanto, soprattutto per quel che riguarda la gestione delle emozioni. Quando sei giovane e sei agli inizi del tuo percorso sportivo, sei molto determinato a conseguire dei risultati e pensi che sia solo la tua capacità sportiva a portati a centrare il risultato. Crescendo impari che la politica gioca un ruolo molto importante nello sport, ovviamente da giovane non mi rendevo conto di questa cosa e non sapevo gestirla. Ci sono anni in cui essere un po’ troppo onesto mi è costato qualcosa, ma anche questo fa parte di un percorso di crescita e di apprendimento. Adesso ho acquisito la giusta esperienza anche nello rispondere alle interviste, sono sempre molto onesto nelle risposte, ma ho imparato a comunicare meglio rispetto a prima. Di certo gestire le emozioni è ancora un’esercizio difficile”.

Ucci al Ciocco nel cinquantesimo compleanno del CIR

Nel 2021 il Campionato Italiano Rally compie sessant’anni. Ad inaugurare la stagione ci pensa, come da tradizione, il Rally del Ciocco. E fu così anche dieci anni prima, nel 2011, quando sulla scena del CIR davanti a tutti c’erano gli imprendibili Ucci-Ussi, quando c’era Peugeot come Costruttore ufficiale e non come semplice trofeista. Quando, insomma, oltre ai nomi attuali c’erano ancora dei professionisti, piloti e copiloti che vivevano “di” e “per i” rally.

E visto che il Rally del Ciocco 2021 è vicino, abbiamo pensato di entrare in atmosfera Tricolore, ricordando l’edizione 2011, quella in cui Paolo Andreucci ed Anna Andreussi su Peugeot 207 S2000-Racing Lions hanno vinto l’edizione numero 34 della gara toscana.

Il pilota di Castelnuovo di Garfagnana e la navigatrice friulana hanno dominato la gara, prendendo il comando sin dalla prima speciale e vincendo 8 delle 12 prove in cui si è articolata la corsa toscana, prova d’Apertura del Campionato Italiano Rally, organizzata da Organization Sport Event Ciocco Centro motori.

Così la prima tappa del Rally del Ciocco 2011

Paolo Andreucci e Anna Andreussi su Peugeot 207 S2000 ufficiale hanno concluso al comando al tappa 1 del 34° Rally Il Ciocco e Valle del Serchio. I campioni italiani in carica hanno vinto quattro delle cinque prove speciali disputate sulle sei in programma. La prima prova è stata annullata per cause di forza maggiore, dopo che per domare un incendio è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Seconda posizione provvisoria per i friulani ufficiali Abarth Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, che hanno cercato di attaccare i leader di classifica ed hanno vinto la PS3.

Sulla prima prova della giornata la “Orecchiella” da 14,80 KM, Andreucci, nonostante un lieve sottosterzo della sua 207, ha attaccato subito portandosi al comando con 5”5 di vantaggio sul friulano pilota Abarth diretto inseguitore. Rossetti ha risposto assottigliando il gap di mezzo secondo con il successo sui 13,81 Km del crono successivo la “Careggine”. Andreucci si è imposto successivamente sulle PS4, 5 e 6.

Animato duello per il terzo posto provvisorio tra il giovane veronese Umberto Scandola navigato da Guido D’Amore sulla Ford Fiesta S2000 e l’esperto vicentino Gianfranco Cunico affiancato da Rudi Pollet sulla Peugeot 207 S2000, concluso attualmente a favore del brillante giovane driver Ford, tallonato dall’inossidabile sei volte vincitore del Ciocco. Scandola è stato in zona podio sin dal via nonostante la sua Fiesta non disponga ancora degli ultimi aggiornamenti dell’assetto da asfalto.

Anche per il quinto posto la tensione è alta sul filo dei centesimi di secondo tra altre due Peugeot 207 S2000, dell’aostano Elwis Chentre navigato da Carlo Canova e del lucchese Rudy Michelini a cui legge le note Michele Perna, quest’ultimo migliore dell’avversario sui primi due crono, ha poi ceduto ad un deciso acuto di Chentre sulla PS4, ma sulla lunga ultima PS della giornata il driver locale ha riguadagnato e si è portato in vantaggio di due decimi di secondo a fine giornata.

In piena rimonta ha concluso la prima tappa in settima posizione il bergamasco Alessandro Perico che unitamente al copilota Fabrizio Carrara, dopo che sul crono iniziale una foratura all’anteriore destra della Peugeot 207 gli è costata oltre 36 secondi. Ottava piazza provvisoria per il ligure Alessio Pisi, che si è attestato nella posizione sin dalle prime battute di gara evitando rischi inutili e cercando la giusta confidenza con la Peugeot 207, seguito dal campano leader della classifica “produzione” Maurizio Angrisani che affiancato dal navigatore siciliano Marco Pollicino sulla Mitsubishi Lancer EVO X, ha duellato con il corregionale Fabio Gianfico al volante della versione EVO IX della vettura dei tre diamanti, undicesima a fine tappa.

A completare la classifica dei primi dieci l’esordiente Mini John Cooper 1600 turbo, con la quale il valtellinese Andrea Perego ha iniziato il lavoro di sviluppo in gara. Sfortunato il versiliese Nicola Caldani su Abarth Grande Punto, che ha lamentato noie all’assetto e perso tre posizioni sull’ultima speciale concludendo al 12° posto la tappa.

Dopo la prima frazione in vetta alla classifica junior e due ruote motrici è il francese Francois Fraymouth su Renault New Clio R3, al comando anche nella classifica del Trofeo Clio R3 Top 2011, nonostante una toccata nella prova 5, posizione conquistata con due successi, due secondi ed un quarto tempo di categoria, a contrastarlo ci hanno pensato due italiani che puntano al titolo, attualmente secondo il piemontese Alessandro Bosca, vincitore di due crono, 4° il siciliano Andrea Nucita, entrambi molto convincenti durante questa prima tappa, attualmente terzo il reggiano Ivan Ferrarotti.

Classifica dei primi 10 dopo la tappa 1

1. Paolo Andreucci – Anna Andreussi (Peugeot 207 S2000) in 49’08”0; 2. Rossetti – Chiarcossi (Abarth Grande Punto) a 16”9; 3. Scandola – D’Amore (Ford fiesta S2000) a 48”8; 4. Cunico – Pollet (Peugeot 207 S2000) a 57”2; 5. Michelini – Perna (Peugeot 207 S2000) a 1’04”3; 6. Chentre – Canova (Peugeot 207 S2000) a 1’04”5; 7. Perico – Carrara (Peugeot 207 S2000) a 1’22”7; 8. Pisi – Cadore (Peugeot 207 S2000) a 1’43”3; 9. Angrisani – Pollicino (Mitsubishi Lancer EVO X) a 2’14”4; 10 Perego – Pizzuti (Mini John Cooper 1.6 T) a 2’24”9.

L’attacco di Rossetti, la difesa di Ucci

Nella seconda e più lunga tappa, hanno inseguito e cercato di attaccare la vetta, i friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi che hanno portato la Abarth Grande Punto sul secondo gradino del podio e vinto la prova 3. Durante la seconda tappa Rossetti aveva assottigliato il gap favorito da un problema al freno a mano sulla 207 di Andreucci, ma il vincitore ha respinto con decisione ogni attacco. Bella la lotta per il terzo posto occupato fino alla prova numero 11 dal veronese Umberto Scandola navigato da Guido D’Amore sulla Ford Fiesta S2000-A Style.

Ma sull’undicesimo crono il veneto della Car Racing ha subito l’attacco dell’Aostano Elwis Chentre al volante della Peugeot 207 S2000-Vieffe Corse, sulla quale ha letto le note il piemontese Carlo Canova. Chentre nella seconda tappa è apparso in gran spolvero e determinato ad attaccare il podio, vincendo anche la penultima prova speciale. Vittoria nella classifica del Campionato Italiano Rally Junior per il 21enne siciliano Andrea Nucita su Renault New Clio. Primo di campionato Italiano Rally Produzione il campano Maurizio Angrisani su Mitsubsihi Lancer EVO X.

Tornando alla classifica assoluta, si è completata con il quinto posto assoluto ed il successo sulla prima prova della seconda tappa la bella rimonta del bergamasco Alessandro Perico navigato da Fabrizio Carrara sulla Peugeot 207 S2000, dopo che una foratura nelle prime battute di gara ha costretto l’equipaggio PA Racing a risalire la corrente.

Qualche noia di troppo ai freni della Peugeot 207, ha rallentato la corsa dell’inossidabile vicentino Franco Cunico con Rudi Pollet al suo fiuanco, che ha perso due posizioni e la possibilità di lottare per il podio, concludendo al sesto posto nell’assoluta. Settima posizione per il ligure Alessio Pisi al volante della Peugeot 207 S2000 – Zerosette Racing che ha condiviso con Fabio Cadore, alla fine di una gara in piena costanza e senza scossoni.

Ottava piazza assoluta e dominio nella classifica “Produzione” per il campano Maurizio Angrisani navigato dal siciliano Marco Pollicino sulla Mitsubishi Lancer EVO X – Vomero Racing. Terminato sul nono crono l’inseguimento del napoletano della Rubicone Corse Fabio Gianfico quando una gomma stallonata sulla sua Mitsubishi Lancer EVO IX ed una toccata lo hanno rallentato notevolmente.

Il 21enne messinese del Team Phoenix Andrea Nucita navigato da Giuseppe Princiotto, sulla Renault New Clio R3 ha vinto la classifica Junior del Campionato Italiano Rally, con il successo tra le due ruote motrici e quello nel Trofeo Clio R3 Top. Particolarmente accesa ed avvincente la sfida per il successo nella classifica Junior, dove non sono mancati i colpi di scena e tre concorrenti si sono alternati al comando.

Nella prima tappa ottime prestazioni per il giovane francese Francois Fraymouth anche lui su Renault New Clio, innervosito nella seconda giornata da una foratura prima e successivamente da un errore determinante sulla decima prova, quando ha sbagliato percorso dopo un testacoda. Il bravo piemontese Alessandro Bosca è stato poi leader fino a due prove dal termine, quando una toccata alla fine della PS11 ha danneggiato la Clio causando il ritiro per l’equipaggio Meteco Corse.

Classifica assoluta dei primi 10

1. Paolo Andreucci – Anna Andreussi (Peugeot 207 S2000) in 1h34’15”7; 2. Rossetti – Chiarcossi (Abarth Grande Punto) a 22”4; 3. Chentre – Canova (Peugeot 207 S2000) a 57”4; 4. Scandola – D’Amore (Ford fiesta S2000) a 1’10”0; 5. Perico – Carrara (Peugeot 207 S2000) a 1’29”2; 6. Cunico – Pollet (Peugeot 207 S2000) a 2’28”9; 7. Pisi – Cadore (Peugeot 207 S2000) a 2’52”9; 8. Angrisani – Pollicino (Mitsubishi Lancer EVO X) a 3’46”6; 9. Nucita-Princiotto (Renault New Clio) a 4’49”1; Ferrarotti – Fenoli (Renault New Clio R3) a 5’05”1.

Corsi e ricorsi 2011-2021: Ucci-Ussi campioni d’Italia

Corsi e ricorsi storici: 2021-2011. Un altro CIR. Ma alla fine i tifosi soffrivano “uguale-uguale” a oggi. Già a caccia di informazioni nelle chat di WhatsApp. A proposito, che giorno è oggi? Il calendario dice 17 settembre 2011. Paolo Andreucci ed Anna Andreussi (già Ucci-Ussi) sulla Peugeot 207 Super 2000 hanno vinto l’edizione numero 31 del Rally Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero, ultima prova del Campionato Italiano Rally.

Per il pilota toscano, la navigatrice friulana e la loro Peugeot, si tratta del settimo successo stagionale su otto gare disputate. Al secondo posto ha chiuso la Abarth Grande Punto dei due friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi che sono rimasti in lotta per la vittoria fino all’ultima prova speciale, dovendosi poi arrendere per soli 4”7.

“Abbiamo terminato con una vittoria – diceva a fine gara Paolo Andreucci – un campionato straordinario per me per Anna e per la Peugeot. Il punteggio, il numero dei successi possono trarre in inganno. E’ stata dura dall’inizio alla fine ed i miei avversari sono sempre stati molto bravi”.

Terzo importantissimo posto per il vicentino Franco Cunico, insieme a Rudy Pollet su una Peugeot 207 Super 2000. Con questo risultato, Cunico si aggiudica il Trofeo CSAI Indipendenti, riservato ai piloti privati, e per i migliori piazzamenti anche il terzo posto nella classifica assoluta della serie, nei confronti di Alessandro Perico qui solamente quinto alle spalle anche del ligure Alessio Pisi.

“E’ il mio dodicesimo titolo – spiegava commosso Franco Cunico – ed è quello più sofferto perché ottenuto con tanta grinta ma anche con tanta esperienza. E’ stato un campionato bello e combattuto, molto difficile per noi privati”.

Ma tra i principali motivi di interesse della gara c’era l’assegnazione del Campionato Italiano Rally Junior. Il tricolore è andato al romagnolo Simone Campedelli che con la sua Ds3 dl Citroen Team Italia, ha vinto in gara ed conquistato il prestigioso titolo riservato ai piloti più giovani. Al termine di una stagione straordinaria che ha visto lui, il navigatore Danilo Fappani e la Citroen, conquistare anche la Coppa CSAI 2 Ruote Motrici, il romagnolo ha alla fine prevalso sul siciliano Nucita, Renault, qui ritiratosi per problemi al motore.

Campedelli-Fappani 2011

“E’ un risultato straordinario per me e per il team – raccontava emozionato Simone Campedelli – che premia la grande professionalità di Citroen e la volontà di lottare fino in fondo per un risultato che sembrava ad un certo momento della stagione irraggiungibile. Non va infatti dimenticato che siamo partiti con una gara di ritardo rispetto ai nostri avversari , Devo ringraziare tutti a partire da Citroen che ha creduto in me, per proseguire con la Procar e con Andrea Crugnola, grande professionista e compagno di squadra leale”.. Già, Andrea Crugnola, campione italiano rally 2021, insieme a Pietro Ometto.

“Sono molto felice per questa vittoria di Simone – diceva ai cronisti Jean François Liénéré, responsabile del Reparto Corse Clienti Citroen Racing – e di tutta la squadra corona questo primi anno di competizioni con la Citroen DS3 R3. La vettura si è dimostrata affidabile fin dalle prime gara con prestazioni di alto livello per tutta la stagione. Tutto questo è frutto di un lavoro ottimo degli equipaggi, del team, di Citroen Racing e di Citroen Italia”.

La Mitsubishi Castrol Evo Cup è stato vinto da Antonio Pascale, in coppia con Tiziana Biondi, mentre per quanto riguarda il Trofeo Clio R3 Top, monomarca di casa Renault, successo meritato in gara per Andrea Carella e nella classifica generale per Ivan Ferrarotti, pilota di Castlenuovo Monti in provincia di Reggio Emilia.

La gara dopo le prime 10 prove speciali

Giornata decisiva l’ultima, quella del 17 settembre, per le sorti del CIR e del Rally Internazionale San Martino di Castrozza e Primiero. Ancora apertissima sia la lotta per la vittoria assoluta, tra Andreucci e Rossetti, sia quella per il Trofeo Indipendenti con Cunico che in tutti modi deve superare Pisi per aggiudicarsi la classifica in gara ed il Trofeo Csai. Il romagnolo Campedelli nel frattempo intravede il tricolore Junior. Tra lui ed il successo rimane solamente l’altro Citroen, Crugnola che al via lo precede ancora.

La seconda tappa del rally inizia con un tris mattutino cominciando dalla “Gobbera” (11,14 km, start alle 8:35) nella Valle del Vanoi, proseguendo con il “Col Perer” (13,44 km, start alle 9:35) e la terza “Val Malene” (26,87 km, start alle 10:20). L’atteso attacco di Rossetti e della sua Abarth inizia fin dal primo mattino. Il friulano vince tutte e tre le prove , anche se rosicchia solo qualche secondo all’avversario.

Il suo distacco scende infatti dai 9”2 di ieri sera fino a 4”4, questo quando al termine del rally e del campionato mancano ancora circa 15 chilometri. Incandescente anche la lotta per il Trofeo Csai Indipendenti con Franco Cunico che si porta sotto a Alessio Pisi . Il vicentino che in caso di sorpasso si aggiudicherebbe il trofeo riservato ai privati è ora a soli 3”1 dall’avversario.

Mentre Alessandro Perico continua a navigare a vista dietro ai primi quattro Simone Campedelli ha superato il compagno di colori Andrea Crugnola, incappato anche in una foratura, ed è ora virtualmente Campione Italiano Rally Junior.

L’orgoglio di Ucci-Ussi

“Sette vittorie ed un secondo posto. Se me lo avessero detto ad inizio anno non avrei creduto che potesse accadere. Ero fiducioso ad inizio stagione perché cosciente della nostra forza ma, indubbiamente, si tratta di un risultato che va al di la delle più rosee aspettative. Oggi cala il sipario su una stagione, che al di là di quello che possono far immaginare i numeri, è stata molto combattuta dove abbiamo incontrato avversari molto tenaci e che non hanno mollato mai… il testa a testa di oggi ne è l’ennesima dimostrazione”, afferma il campione italiano più vincente di sempre.

“Il nostro San Martino? Iniziato sicuramente in salita… Appena entrato nella prima prova di giovedì sera mi sono accorto di avere un inconveniente all’idroguida, appena uscito dal tratto cronometrato avevo lo sterzo durissimo.Siamo stati bravi a limitare i danni ma ancora più bravi sono stati, come sempre, i meccanici della Racing Lions… in soli tredici minuti sono riusciti ad intervenire risolvendo tutto… Se non ci fossero stati loro oggi non sarei sicuramente a festeggiare sul gradino più alto del podio”.

“Da lì in poi ho un po’ sofferto perché partendo con il numero uno ho trovato le strade sporche e ho cercato di guidare il più pulito possibile…direi che abbiamo scelto un ottimo compromesso tra l’assetto e le gomme Pirelli, ancora una volta decisive per la mia vittoria. Questa mattina siamo partiti con l’idea, più che di attaccare, di controllare gli avversari…come ho detto alla vigilia per noi era importante portare la 207 Super 2000 all’arrivo per continuare l’impressionante striscia di risultati utili della vettura”.

Gli fa eco la “sua” Anna, la Andreussi: “Ne avevamo parlato con Peugeot e con il team alla vigilia…se proprio mancava ancora una ciliegina sulla torta di questi fantastici tre anni era proprio la vittoria al Rally San Martino di Castrozza. Io e Paolo, in una carriera lunga come la nostra, non eravamo mai riusciti a conquistare questa gara…proprio per questo la nostra gioia, oggi, è ancora più grande. Ci tenevamo particolarmente anche per un motivo in più, non volevamo perdere l’occasione di fare una dedica speciale a Patrizia Sala per la sua imminente pensione”.

Classifica finale 31° Rally San Martino di Castrozza

1. Andreucci – Andreussi ( Peugeot 207 Super 2000) in 1h 11’25” 3 ; 2 Rossetti- Chiarcossi (Abarth Grande Punto Super 2000) a 4”7 ; 3. Cunico – Pollet ( Peugeto 207 Super 2000) a 2’56”8; 4. Pisi – Florean (Peugeto 207 Super 2000) a 2’59”2; 5. Perico –Carrara (Peugeot 207 Super 2000) a 3’49”3; 6. Campedelli – Fappani ( Citroen DS3 R3T) a 4’51”9 ; 7 .Taddei – Gaspari ( Peugeot 207 Super 2000) a 5’47”4; 8. Bresolin – Zortea (Peugeto 207 Super 2000) a 5’49”3 ; 9. Crugnola – Monetti (Citroen Ds3 ) a 2’12”5 ; 9. Carella – Riolfo (Renault Clio R3C) a 5’50”7; 10. Ferrarotti – Fenoli (Renault Clio R3C) a 6’08”9

2021-2011, corsi e ricorsi: ”Pede”-Romano vincono il TRA

Corsi e ricorsi della storia. La nostra storia. Dieci anni. Tanto è passato. E’ bastato voltarsi un attimo et voilà. Correva il giorno 22 ottobre 2011 e Luca Pedersoli e Matteo Romano, Citroen C4 WRC Team Magneti Marelli, si aggiudicavano, perentoriamente e per il secondo anno consecutivo, il successo nel Trofeo Rally Asfalto, serie organizzata dall’allora CSAI, la Commissione Sportiva Automobilistica dell’Automobile Club d’Italia.

I due bresciani, che alla vigilia del Rally Trofeo ACI Como partivano con un vantaggio importante su i diretti avversari, hanno avuto la strada ulteriormente spianata già nel corso della giornata di ieri. A dare loro una mano una foratura, con conseguente uscita di strada, che ha costretto al ritiro l’equipaggio formato da Felice Re e Mara Bariani, anche loro su una Citroen C4 WRC, gli unici ancora in grado di contrastarli nella corsa al titolo.

La gara comasca ha anche consegnato le ultime coppe di categoria del TRA. A vincere la classifica finale tra le Super 2000 è stato il reggiano Roberto Vellani, Peugeot 207 Super 2000, al quale è bastato arrivare secondo di gruppo, dietro a Mauri su vettura gemella ma trasparente ai fini del Trofeo. Sfortunato il siciliano Alfonso Di Benedetto, anche lui su Peugeot 207 Super 2000, costretto alla resa sull’ultimo crono mentre occupava la nona posizione. Nel Gruppo N vittoria nel Trofeo per il ligure Roberto Barchi, Mitsubishi Lancer Evo IX, che ha concluso alle spalle di un altro protagonista del TRA, l’emiliano Marco Belli al volante della versione EVO X della Mitsubishi.

Per quanto riguarda la classifica di gara, fermo Re e in corsa di contenimento Luca Pedersoli, costretto a non rischiare più di tanto per non buttare via la vittoria nel Trofeo, a prendere il sopravvento sono stati i numerosi piloti locali, che si sono dati battaglia sul filo dei secondi fino all’ultimo tratto cronometrato.

A vincere, proprio con un sorpasso sull’ultima prova, è stato il milanese Mirko Virag navigato dal comasco Domenico Pozzi su una Citroen Xsara Wrc. Virag nella lunga Val Carvagna, prova di 30 chilometri, ha fatto meglio di 13”7 rispetto al comasco Marco Silva, Ford Focus Wrc, che fino a quel momento comandava la corsa. Alla fine Silva è giunto secondo a 7”6 dal vincitore.

Terzo ha chiuso Paolo Porro, Ford Focus WRC, autore di una gara in rimonta dopo una partenza non certo veloce. Ottimo quarto è finito Luca Pedersoli , Citroen C4 WRC, che si è così portato a casa il Trofeo Rally Asfalto 2011. A seguire hanno poi chiuso Corrado Fontana, Mini Jhon Cooper Works WRC, Marco Paccagnella, Citroen Xsara WRC, Maurizio Mauri, Peugeot 207, e Roberto Vellani che, con questo risultato, non solo vince la Super 2000 ma anche si classifica secondo assoluto nel Trofeo Rally Asfalto davanti di un solo punto allo sfortunato Felice Re.

Finale particolarmente movimentato per quanto riguarda il Citroen Ds3 R3 Racing Trophy Italia. Nell’ultima prova Andrea Cortinovis al comando ha staccato una ruota, mentre l’emiliano vincitore del trofeo 2011 Roberto Vescovi, che lo seguiva a pochi secondi, ha avuto problemi all’elettronica. A vincere è stato quindi Alex Vittalini, partito molto bene, poi retrocesso per rimontare in vista del traguardo.

A due PS dal termine, il ”Pede” spingeva

E’ la prova di Sormano al Rally di Como (ultima prova del TRA 2011 con il titolo ancora in ballo) ad aprire la seconda giornata di gara, giornata che non vede al via Marco Roncoroni che con la sua Renault Clio aveva chiuso primo del gruppo R3 e molto in alto nell’assoluta. Ad impedirgli di prendere il via la rottura del motore della sua vettura proprio negli ultimi metri del tratto conclusivo della prima frazione di gara.

Parte invece molto forte Luca Pedersoli, che alla faccia di qualsiasi tattica, vince nettamente la prima prova davanti a Virag e Silva, riproponendosi anche in chiave vittoria finale. Ora il bresciano è secondo, alle spalle di Silva, staccato di 8”9.

Perde terreno in questa prova proprio Carlo Galli, solamente sesto nel crono a 12” dal primo. Galli retrocede in quarta posizione, causa un testacoda, superato anche da Virag. Il pilota di Bellagio fa però meglio rispetto alla Mini Wrc di Corrado Fontana. Sulla Mini Jhon Coopre all’ultimo parco assistenza di ieri sono intervenuti per sistemare l’assetto, ma le cose non sembrano andare ancora nel senso giusto.

La seconda prova della giornata è quella di Pian Rancio. Galli, che abita proprio su questo tratto cronometrato, si riprende e realizza il miglior tempo anche se solamente di 7 decimi più veloce rispetto a Virag. Porro è terzo, mentre il leader Silva perde quasi 8” dal migliore. Pedersoli perde moltissimo , ben 23” su 11 chilometri. Per lui un testacoda proprio nell’ultima parte della prova. In classifica Silva, che denuncia un problema probabilmente di elettronica al motore che va in protezione, è ancora primo davanti di 7”8 rispetto a Virag e di 10”7 su Galli.

Pedersoli quarto è ora a 24”2. Porro è quinto; un problema di fumo in abitacolo lo sta rallentando pesantemente. Per quanto riguarda la classifica degli iscritti al Trofeo Rally Asfalto Pedersoli è primo davanti a Fontana e Di Benedetto che è nono nell’assoluta con la Peugeot 207 S2000. Tra le Citreon continua il serrato duello tra Cortinovis, decimo nell’assoluta, e Vescovi , dodicesimo.

Paolo Porro va a vincere il Rally della Marca in sofferenza

In un recente editoriale si parlato del Rally della Marca 2013, anno del trentesimo compleanno della corsa trevigiana che ha scritto pagine molto importanti della storia rallystica nazionale. Il parallelo si è creato per via del cambio di proprietà avvenuto quest’anno, che segna un nuovo coro per la gara. Ma in realtà, l’occasione è ghiotta anche per ricordare come andò a finire quel Marca 2013, vinto da battagliero Paolo Porro e Paolo Cargnelutti, al volante della Ford Focus WRC.

Il secondo appuntamento del Trofeo Rally Asfalto ha confermato le previsioni della vigilia. Infatti, nell’arco delle nove prove speciali previste all’interno del 30° Rally della Marca, è emersa la determinazione di Paolo Porro, navigato da Paolo Cargnelutti, al volante della Ford Focus Wrc del Bluthunder Racing Italy. Sei speciali vinte ed un vantaggio di 29”4 sul secondo classificato la dicono lunga sul perentorio successo del comasco che così bissa il successo del Rally della Lanterna e prende il largo nell’assoluta del Trofeo Rally Asfalto.

“Sono stato male tutta la notte e dunque ho faticato davvero molto in gara, però è arrivato un successo che mi soddisfa tantissimo. Certo stamattina volevo quasi mollare, poi la mia fidanzata e Cargnelutti mi hanno dato la spinta per proseguire. In fondo alla fine tutto ha funzionato al meglio, comprese le nuove Pirelli 5 , davvero ottime”.

Secondo gradino del podio per Eddie Sciessere, in coppia con Orian, che almeno nella circostanza ha raccolto un importante piazzamento e punti preziosi in chiave campionato. Il bassanese ha vinto anche le ultime tre prove in programma, quando in effetti ha sensibilmente mollato il vincitore Porro. “Ho veramente sofferto tutta la gara, con il mio ginocchio che sempre più mi faceva male, però, adesso è finita e almeno rimane il secondo posto ed i punti conquistati. Complimenti a Paolo Porro per la gara che ha fatto. Più di così non potevo proprio fare. Ora pensiamo alla prossima”.

Podio completato dal rientrante Tobia Cavallini, alle note Sauro Farnocchia, che ha cercato di scoprire il più rapidamente possibile la Ford Fiesta Wrc, targata A-Style, per lui novità assoluta. Subito fuori dal podio Marco Signor che in gara con la Skoda Fabia Super2000, targata Dp Autosport, ha ottenuto anche la vittoria fra le Super2000, oltre che il primato nell’interessante Coppa Michelin.

Quinta piazza assoluta per Efrem Bianco, al suo fianco Vettoretti, che ha utilizzato una Peugeot 207 Super2000. Stessa vettura per i sesti classificati Lamonato – Angeli, mentre Roberto Vellani, navigatore Amadori, ha ottenuto il settimo posto assoluto, pilotando la Peugeot 207 Super2000 del Power Car Team.

In chiave iscritti campionato, il reggiano si piazza quinto, mantenendo così la quarta posizione nell’assoluta TRA. Ottava posizione per la Ford Focus Wrc di Cobbe-Grassi e nona per il tedesco Uwe Nittel, in coppia con Ruf, al volante della Mitsubishi Lancer Evo IX. Top Ten completata da Tiziano Gecchele, alle note Peruzzi, che con la Renault Clio del Team Palladio ha vinto la classifica delle Super1600. Da sottolineare anche la vittoria in gr.N per il barese Laganà, navigato da Messina, che con la sua Mitsubishi Lancer Evo X porta a casa altri punti nel campionato TRA.

Infine bella lotta, sul filo dei secondi, nel Suzuki Rally Cup, con Alessandro Uliana, alla sua destra Mirolo, e Paolo Amorisco, navigato da Alessandra Cavallotto, che hanno utilizzato al meglio le loro Suzuki Swift 1600. Rush finale nell’ultima prova di “Castelli” e vittoria per il veneto Uliana. Vittoria e punti pesanti in ottica campionato Suzuki. Rally che va in archivio con la soddisfazione degli organizzatori dell’ASD Scuderia Motor Group di Montebelluna, grazie anche al tantissimo pubblico che si è riversato lungo le belle e classiche prove sui Colli Trevigiani.

Classifica finale Rally della Marca 2013

1. Porro – Cargnelutti (Ford Focus Wrc) in 1h 27’45”5; 2. Sciessere – Orian (Citroen Xsara Wrc) a 29”4; 3. Cavallini – Farnocchia (Ford Fiesta Wrc) a 2’07”9; 4. Signor – Bernardi (Skoda Fabia Super2000) a 4’29”2; 5. Bianco – Vettoretti (Peugeot 207 Super2000) a 4’44”3; 6. Lamonato – Angeli (Peugeot 207 Super2000) a 4’58”6; 7. Vellani – Amadori (Peugeot 207 Super2000) a 5’29”0; 8. Cobbe – Grassi (Ford Focus Wrc) a 5’41”6; 9. Nittel – Ruf (Mitsubishi Lancer Evo IX) a 6’28”3; 10. Vescovi–Guzzi (Renault Clio R3) a 7’30.2.

Tiziano Borsa e Alex Colombo deferiti alla Procura Federale

Tanto va la lingua su Facebook che ci lascia lo zampino. L’antico proverbio potrebbe essere riadattato così, in un mondo in cui tutte le frustrazioni confluiscono in un bar virtuale, quello del social network più deteriorato del Pianeta, e che lì si auto-alimentano crescendo a dismisura e dando vita ad episodi di cyberbullismo. Ma ovviamente non è sempre così. E non tutto di Facebook può essere considerato negativo

A volte la creatura di Zuckerberg è un mezzo che serve a denunciare situazioni di pericolo, ingiustizie e censure. Pro e contro di un mondo libero… Quel che è certo, ma vi avevamo già messo in guardia in passato, è che i licenziati Aci Sport non possono o non devono permettersi di lasciarsi andare a considerazioni che la stessa federazione – che si regge sui soldi da loro versati nelle sue casse – potrebbe decidere di reputare offensive.

Era già successo (ne avevamo parlato qui) che qualche pilota venisse deferito alla Procura Federale per epiteti ritenuti ingiuriosi e diffamatori e poi venisse condannato dal Tribunale Federale. All’epoca c’era capitato il signor Andrea Barbieri, non il nostro amico della Metior, un omonimo, questa volte c’è capitato il piemontese Tiziano Borsa e ad Alex Colombo.

Nel frattempo, però, è cambiata una cosa: è stata addirittura istituita una apposita Commissione Interdisciplinare (che esisteva già ai tempi della CSAI) per contrastare “il fenomeno della maleducazione nello sport”. Un segnale forte che la federazione ha voluto mandare. In questa Commissione il presidente è l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani e il suo vice presidente è Daniele Settimo. Siedono nella stanza dei bottoni Alessandro Battaglia, Paolo Cantarella, Marco Cascino, Pasquale Cilento, Gianluca Marotta, Giancarlo Minardi, Ferdinando Parisi, Raffaele Pelillo e Alessandro Tibiletti.

Tornando a Tiziano Borsa: il driver si era sfogato su Facebook per una vicenda che lo aveva visto diretto protagonista al Rally Città di Torino 2020. E adesso è stato deferito alla procura federale Aci Sport. La fase di indagine è praticamente chiusa. Il deferimento equivale ad un rinvio a giudizio. Ma non è passato un po’ tanto tempo dal Città di Torino?

Adesso, Tiziano Borsa sarà costretto a difendersi e se non gli andrà bene il primo grado e da lì potrebbe iniziare un calvario di infiniti gradi di giudizio e appello (tre gradi in Aci Sport, tre al Coni e poi eventualmente il Tar), salvo decidere di non rinnovare la licenza e chiudere con lo sport che ha nel cuore, a cui tanti controsterzi ha regalato e altrettanti applausi ha ricevuto. E sarebbe un peccato dopo 40 anni…

Cosa aveva scritto Tiziano Borsa sul Torino?

Nell’atto di deferimento alla Procura Federale ci sono degli estratti delle frasi, ma questo non rende possibile al lettore capire cos’è successo in quell’occasione, per cui, per trasparenza, pubblichiamo il messaggio integrale postato su Facebook da Tiziano Borsa in data 12 settembre 2020.

“Rally Città di Torino direzione gara vergognosa, gestita da persone incompetenti che trattano gli equipaggi come delle (c’è un’icona di escremento, ndr). Premetto che non è da me fare certe affermazioni. Però il rally città di Torino (tante icone di pollice verso il basso, ndr) questo naturalmente non per quello che è successo a me da un errore mio. Ma dalla gestione del recupero auto da parte della direzione gara, di conseguenza dei capi prova ed a scendere sino agli addetti al Carroattrezzi”.

“Abbiamo chiesto subito al commissario di avvisare il capo prova e di conseguenza la direzione che la macchina era in una posizione abbastanza pericolosa, per la macchina, per chi poteva schiacciarsi contro. C’è stato risposto che a fine primo giro a riapertura strada sarebbero venuti a recuperarci”.

“Cosa che non è avvenuta assolutamente anche dopo una vivace telefonata in direzione gara, dove mi veniva risposto che la mia macchina non ingombrava la strada e quindi non era un problema loro. Partiamo dal presupposto che una risposta del genere da chi dirige una gara non si dovrebbe mai sentire, ma si dovrebbe cercare di dare una mano ai piloti, meccanici, tutto l’indotto che gira attorno alla manifestazione”.

“Premetto che la strada fra il primo e il secondo giro è stata aperta circa un’ora, ma è stato vietato al Carroattrezzi di muoversi e ancora di più al nostro team di entrare in prova e recuperarci, sempre da direzione gara. Teniamo conto che iscrizione alla gara a mio avviso è cara e salata, che si paga la licenza a inizio anno, quindi si pretende almeno di essere considerati, cosa che la figura che gestisce la direzione gara non ha proprio voluto sentire in nessun modo, togliendosi ogni responsabilità per darla ad altre figure operanti sulla prova”.

“Fatto sta che siamo rimasti dalle nove del mattino alle sette di sera ad aspettare un recupero, senza poter mangiare qualcosa o bere qualcosa. Posso dire con sicurezza di aver telefonato al mondo intero per poterci recuperare, un recupero della durata di 10 minuti, visto che la macchina era poco giù dalla carreggiata, ma nulla, non c’è stato verso, sempre la solita risposta che “ non era un problema suo”.

“Ora l’incazzatura è quasi passata, però il tipo in questione può solo ringraziare che ero a tanti chilometri di distanza, perché se no le facevo vedere io di chi era il problema! Odio essere preso in giro, bastava dirmi una qualsiasi cosa sensata e io sarei stato zitto e non avrei scritto questo post, però mi sento in dovere di informare tutti gli equipaggi che negli anni futuri decideranno di fare questa gara, di non iscriversi più ed andare a farne un’altra molto più ben gestita”.

“Qui in questa manifestazione abbiamo rasentato la stupidità totale di chi gestisce le cose, quindi non posso che dare un giudizio molto molto negativo su tutto quanto è successo. Da parte mia sicuramente non ci sarà mai più la partecipazione a questa manifestazione, perché a mio avviso è la peggiore che ci possa essere in Italia. E questo mi permetto di dirlo avendo superato le 300 gare effettuate negli anni. Se le persone che dirigono le gare non sanno fare il suo mestiere o non sanno prendersi le responsabilità perché non hanno le cosiddette “palle”, possono benissimo fare i pensionati e portare il cane a fare pipì! Ripeto una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”.

La procura federale Aci Sport contesta “una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”. E poi una serie di frasi scritte come commenti nel post, in cui Borsa a dire della procura federale avrebbe dato dei “gran mafiosi” ai componenti della nostra federazione. Per questo, la Procura chiede che il Tribunale federale condanni Borsa e Colombo al pagamento di 800 euro. La segnalazione partì dal direttore di gara.

Marcus Grönholm: storia di un predestinato

Finlandese di Kauniainen, Marcus Grönholm lancia il primo vagito in un freddissimo 5 febbraio. Era il 1968 e nessuno avrebbe mai pensato che in quell’urlo alla vita, il pargolo stesse dicendo “rally”. Ma guardando al futuro che sarebbe arrivato, e neppure tanto tardi, Grönholm era un predestinato: campione del mondo rally 2000 e 2002 con la Peugeot 206 WRC.

Ha debuttato nei rally nel 1987, e nel Mondiale nel 1989, al Rally di Finlandia con una Lancia Delta HF Integrale. Nonostante il notevole talento, la vera opportunità di correre per una scuderia ufficiale arriva solo nel 2000, quando disputa la sua prima intera stagione con la Peugeot 206 WRC, surclassando il compagno di squadra François Delecour.

Nel 2000, al Rally di Svezia ha colto la prima vittoria nel Campionato Mondiale Rally ed ha conquistato il suo primo titolo. Nel 2002 è arrivato il suo secondo Mondiale, sempre con la Peugeot 206 WRC. Nel 2004 e nel 2005 gareggia a bordo della nuova Peugeot 307 WRC e si aggiudica, nei due anni, due volte il Rally di Finlandia ed una volta il Rally di Giappone. Il suo navigatore ufficiale nel WRC è il finnico Timo Rautiainen che tra l’altro è suo cognato.

Marcus Grönholm

Nel 2006 gareggia per il team BP Ford World Rally Team a bordo delle loro Ford Focus WRC con le quali vince la gara d’esordio a Monte Carlo, grazie anche ad un errore di guida del Campione del Mondo in carica Sébastien Loeb, e la seconda gara della stagione svoltasi in Svezia. Altre vittorie vengono ottenute in Grecia, Finlandia, Turchia, Nuova Zelanda e Galles. Finirà secondo in classifica.

A fine stagione, grazie ai suoi piazzamenti ed a quelli di una proficua spalla quale Mikko Hirvonen, Marcus Gronholm regala alla Ford il Campionato del Mondo Rally Costruttori. Nel 2007 corre ancora per il team M-Sport di Malcolm Wilson che gestisce i programmi rally Ford nel WRC. Ottimo è stato l’avvio di stagione per il pilota finnico con 3 vittorie, Svezia, Sardegna e Acropoli (Grecia) e grazie a 3 secondi posti gli valgono il primo posto provvisorio nel mondiale.

Dopo esser stato primo per gran parte della stagione 2007, vincendo anche in Finlandia e in Nuova Zelanda, dove batté Loeb per soli tre decimi, Gronholm ha perso il titolo all’ultima gara contro Sebastien Loeb, appunto, su Citroen C4 WRC, a causa soprattutto di una sciagurata uscita di strada nel penultimo rally della stagione in Irlanda. Porterà comunque, assieme a Mikko Hirvonen, il secondo titolo costruttori alla Ford.

A fine 2007, il finlandese decide di ritirarsi dalle competizioni e saluta ufficialmente la carovana del Mondiale WRC. Il 6 luglio 2008 ha debuttato nel Campionato europeo di rallycross partecipando al GP di Svezia al volante di una Fiesta ST ERC del Ford Team RS Europe, (una vettura della potenza di circa 600 cavalli), vincendo la prova.

In seguito ha disputato altre gare di rallycross e, a partire dal 2011, ha preso parte al Global Rallycross Championship dove è giunto secondo assoluto nel campionato. Nel 2012 ha vinto due gare sulle tre disputate.

Rallysmo piemontese in lutto: addio Fulvio Fancelli

Lutto nel rallysmo in Piemonte, soprattutto nella Biella Corse, per la scomparsa del rallysta Fulvio Fancelli, 73 anni, deceduto all’ospedale di Borgomanero a causa di complicazioni legate al coronavirus. I rally sono stati la sua grande passione, per tutta la vita, e a loro si era dedicato prima per hobby e poi per lavoro. Fulvio era molto conosciuto nell’ambiente.

Un pezzo di storia del rallysmo se ne va. Fulvio Fancelli, pilota di rally, direttore sportivo di team poi commissario di gara nelle corse su strada era ricoverato a Borgomanero per coronavirus.

Personaggio popolarissimo nel rally sin dagli anni Settanta, aveva gareggiato a fianco dei piloti più noti e con il novarese Filippo Roggia nel 1981 vinse il campionato italiano nella classe sino a 1150 di cilindrata bissando nell’anno successivo con il primo posto nel trofeo Ford Italia con i colori della Biella Corse.

Da “gentleman driver” del rallysmo locale, il suo nome resta legato alla storia di scuderie come la Tre Gazzelle di Novara, la Vaemenia di Omegna e la Biella corse. Negli anni Ottanta, epoca d’oro per il motorismo delle due province, fu direttore sportivo della scuderia Tam-Auto fondata dal medico Peppino Zonca portando alla vittoria piloti come Franco Cunico e auto come la Delta a quattro ruote motrici o la prestigiosa Lancia 037. Non è ancora fissata la data del funerale.

Ott Tanak: un po’ campione e un po’ star

Ha vinto nel 2008 il campionato nazionale estone, correndo nel team MM-Motorsport di Markko Märtin. Nel frattempo ha debuttato nel campionato del mondo rally classificandosi ventesimo assoluto nel Rally del Portogallo del 2009. Parliamo di Ott Tanak da Kärla, nato il 15 ottobre 1987.

Nel 2009, oltre a gareggiare nel campionato estone, prese parte al Pirelli European Star Driver Shootout, vincendo il trofeo e ottenendo la possibilità di correre in alcune tappe del mondiale 2010 con una Mitsubishi Lancer Evo X. Nel contesto della categoria PWRC ha conseguito due vittorie di classe in Finlandia e in Gran Bretagna e un secondo posto in Francia, chiudendo quarto nella relativa classifica finale.

Nel 2011 ha iniziato a guidare una Ford Fiesta S2000, preparata dal team di Markko Märtin. Nel rally del Messico ha ottenuto il primo punto iridato, mentre per quanto riguarda la categoria S2000 (SWRC) ha terminato al terzo posto in Messico e in Finlandia e ha vinto i rally di Sardegna, Germania e Francia, giungendo secondo nella classifica del campionato alle spalle di Juho Hänninen. In occasione dell’ultimo rally stagionale, in Gran Bretagna, ha guidato una Ford Fiesta RS WRC per il team M-Sport.

Ott Tanak è autore di un'altra prestazione maiuscola sulla PS2

Per il 2012 è stato confermato alla guida della Fiesta RS WRC del team M-Sport per l’intera stagione, ottenendo in Svezia la sua prima vittoria in una prova speciale, la numero 14, e in Sardegna il suo primo podio. Ha terminato l’annata in ottava posizione nella classifica piloti.

Nel 2019 vinse il titolo mondiale, divenendo così il primo pilota estone a laurearsi campione del mondo e riportando la propria nazione sul podio finale di stagione a distanza di 15 anni, quando fu Markko Märtin nel 2004 a chiudere l’annata iridata al terzo posto.

La conquista matematica dell’alloro iridato avvenne al termine del Rally di Catalogna, penultima gara della stagione. Nel 2020 gareggerà con la scuderia Hyundai Motorsport. Conclude il mondiale al terzo posto risultando il miglior pilota Hyundai, che si aggiudica il titolo costruttori per il secondo anno di fila .Ottiene l’unico successo stagionale nel rally di casa, il Rally d’Estonia.