Lutto nel mondo dei rally: ci ha lasciato Angelo Presotto

Se ne è andato improvvisamente Angelo Presotto, uno dei piloti che hanno scritto la storia del rallysmo italiano degli anni ’70-’80 e grande specialista delle vetture Gruppo 1, quelle più vicine alla serie.

Pordenonese di Porcia, 81 anni portati splendidamente, da tempo era uscito dall’ambiente ma non mancava di venire a trovare vecchi e nuovi amici, come è accaduto anche al parco assistenza del recente Rally del Friuli. Come spesso agli albori, Presotto ha iniziato a correre solo a trent’anni sull’onda della passione sbocciata con i rally delle Alpi Orientali e di San Martino di Castrozza. 

Nel 1974 il primo titolo tricolore (ma anche la Mitropa Cup) con la Opel Ascona Gr.1 edal fianco il giovanissimo Maurizio Perissinot, poi passato due anni dopo alla Lancia. Successi che schiusero a Presotto le porte del team Conrero, e con esso la stagione con la gigantesca Opel Commodore e poi con la Opel Kadett GT/E con la quale, nel 1976, rivinse lo scudetto del Gruppo 1.

Nel 1978 il passaggio alla neonata squadra ufficiale Ford Racing Team guidata da Carlo Micci e con al fianco Max Sghedoni: un sodalizio e una amicizia robustissimi. Con la Escort RS2000 arrivarono altri due italiani di categoria nel 1979 e 1980, ma anche uno splendido sesto posto assoluto al Sanremo mondiale e la epica vittoria assoluta nel Rally delle Valli Pordenonesi, in cui Presotto vinse riuscendo a salire a Piancavallo nonostante una tremenda nevicata.

Il finale della sua carriera a inizio anni 1980, con la Escort Gr.4 preparata dall’inglese David Sutton, con cui arrivò quinto assoluto a Piancavallo affiancato da Mirko Perissutti. Ultima partecipazione al Rally di Tenerife nel 1982 di nuovo con Max Sghedoni. Da allora come pilota solo una fugace apparizione alla gara storica del Motorshow 2010, dove giunse terzo. Lo scorso anno i vecchi amici e colleghi dei rally si erano ritrovati in massa a Pordenone per festeggiare gli 80 anni del mitico “Capo”.

Citroen 2CV: spettacolo di traversi in salita (VIDEO)

La Citroen 2CV è una delle macchine più diffuse del marchio francese, avendo raggiunto molteplici record di vendita durante la sua lunga storia fatta di decine di versioni speciali e revisioni. Nonostante un’impostazione originale ben lontana da quella sportiva, già nel 1952 il carrozziere Jaan Dagonet preparò un’arcaica 2CV sportiva, che durante la sua carriera partecipo anche alla Mille Miglia 1955. Dopodiché l’attività sportiva si diffuse e non fu raro vederla sui circuiti ne tantomeno in svariati Rally Raid, tra cui un Parigi-Kabul-Parigi monomarca organizzato dalla stessa Citroen.

Di tempo ne è passato, ma lo spirito sportivo della Citroen 2CV è ancora qua. Cambia forme e si ammoderna, sbarcando nel mondo di Assetto Corsa, videogioco iper-simulativo della Kunos Simulazioni. Lo youtuber AmoRallye84 ne propone una versione estrema praticamente impossibile nella vita reale: via il classico 375 centrimetri cubici da due cavalli fiscali, dentro il ben più potente “2JZ”, motore Toyota che ha dato potenza alla Toyota Supra. Lo spettacolo, sebbene virtuale, è assolutamente impagabile.

Alice Paccagnella: ritorna in gara la mamma due figli) da corsa

Quasi un anno è passato da quel Trofeo Italiano Femminile sfuggito all’ultima gara, per sessantanove centesimi allo Slalom Simeri Crichi, al culmine di un’entusiasmante stagione nella quale Alice Paccagnella è stata protagonista di un duello serrato, testa a testa, con Vincenza Allotta, quest’ultima alla fine vincitrice del titolo.

Tanti mesi di lontananza dall’abitacolo, con la complicità dell’arrivo del secondo figlio Luca, non hanno scalfito l’amore della pilota di Saccolongo per il motorsport ed eccola che, a pochi mesi dal parto, la portacolori di Rally Team ha deciso di tornare ad infilarsi tuta e casco per presentarsi alla settima edizione dello Slalom dei Colli Euganei, Città di Este.
Il penultimo atto del Campionato Italiano Slalom, massima serie tricolore per la specialità, ritroverà quindi al via la patavina, alla guida della rivitalizzata Opel Corsa GSI 8 valvole, in configurazione gruppo N, come sempre supportata da Race Group.

“Ora che Luca, il nostro secondo figlio, sta bene è ora di riprendere in mano la mia vita – racconta Paccagnella – e quale occasione migliore per farlo se non tornare a correre nella gara di casa? Ovviamente non nutro nessun tipo di aspettativa se non quella di assaporare nuovamente le emozioni della competizione. La gravidanza ti porta ad un senso di precauzione che, tendenzialmente, ti frena un pochino. Intanto mi voglio divertire, sfogarmi e, con calma, rientrare nei panni del pilota, senza grosse pretese. Tornerò in gara con i colori di Rally Team, che mi accompagnano da inizio 2018, sempre affiancata da Race Group dove il mio compagno Martino è un sostegno fondamentale. Quest’anno si aggiungerà un altro fan speciale, oltre a Lisa, con il piccolo Luca che mi sosterrà anche durante il weekend di gara. Sarà speciale.”

L’evento atestino si aprirà ufficialmente Domenica 22 Settembre, alle dodici, per la prima manche di gara, con la seconda e la terza che saranno disputate in serie.
Riconfermato il percorso con i circa tre chilometri che, dal cuore di Este, si snoderanno sino a Calaone, lungo la provinciale numero sessantadue.

“Essendo la gara di casa – sottolinea Paccagnella – è anche quella che conosco meglio. Qui avrò sicuramente molti tifosi e questo si tradurrà certamente in un carico importante di responsabilità e di tensione. Alla fine, però, la gioia di tornare mi rende un fiume in piena. Sono troppo contenta. In altre edizioni, di questo evento, ho vinto la classifica del femminile e sono anche arrivata sul podio in quella di classe”.

“Nella passata stagione, quando ho vinto il titolo di vice campionessa italiana, la nostra Corsa aveva sempre qualche cosa da sistemare. La lunga pausa è servita a me per la maternità e, al tempo stesso, è stato fatto un bel lifting sulla vettura. Il percorso è davvero spettacolare, un tracciato che mi piace particolarmente perchè racchiude ampi curvoni alternati a tratti di misto veloce. Un’iniezione di adrenalina per me, tornando dopo tanto tempo. Chiaramente avrò bisogno di un po’ di rodaggio per poter tornare alla forma di un tempo. Sicuramente la vettura, con il nuovo assetto, mi sarà di grosso aiuto”

Addio a Bruno Brida, il cronista amico di tutti noi

Ci sono persone abituate ad essere pacate, a sorridere e tenere il tono di voce tranquillo, ad essere gentili, a non mettersi mai in prima fila, ma avendo altrettanta forza, passione e competenza. Sicuramente così era Bruno Brida, che se ne è andato in punta di piedi lasciando un vuoto grande in tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Addio a Bruno Brida, il cronista amico di tutti noi. Ingegnere di laurea, giornalista di passione: un mix che lo ha condotto nelle redazioni di Quattroruote e Autoruote 4×4, nello staff di Peugeot per occuparsi di comunicati e del giornale aziendale, a creare Paddock.

Bruno Brida lascia la moglie Umberta e i figli Luca e Marco: tutti coinvolti dalla sua passione e dalla sua professione. A loro il nostro più caloroso abbraccio.

Il giorno che i rally dedicano a Colin McRae: 15 settembre

Il 15 settembre non è mai un bel giorno per il rallysmo mondiale. Nel 2007, infatti, a Lanark moriva Colin McRae in un incidente in elicottero. Incidente che faceva altre tre vittime: il figlio di Colin, un amico del figlioletto e il suo papà. L’ex campione del mondo rally, 39 anni, ci lasciava in uno dei modi più tragici che ci siano.

La conferma del decesso arrivò 24 ore dopo dalla polizia scozzese che faticò non poco a identificare le vittime. L’apparecchio guidato da Colin McRae avrebbe preso immediatamente fuoco dopo essersi schiantato e avere toccato gli alberi vicino a Jerviswood, nei pressi di Lanark, a pochi chilometri dalla sua abitazione. McRae morì insieme ai tre passeggeri, di cui suo figlio di 5 anni.

Colin McRae era uno dei piloti inglesi più forti di tutti i tempi, aveva 39 anni, aveva preso parte a 146 rally diventando campione del mondo nel 1995, arrivando secondo nel 1996, 1997 e 2001 e vincendo 25 gare. L’ultimo suo trionfo fu quello al Safari Rally, in Kenya nel 2002 al volante di una Ford Focus RS.

Figlio del cinque volte campione britannico di rally Jimmy e fratello di Alister anch’egli rallista, Colin fu il più vincente della famiglia, arrivando a essere il più giovane pilota ad aver vinto il campionato del mondo di rally. Colin McRae ha iniziato la sua carriera di pilota nel 1986 a bordo di una Hillman Avenger, ma i suoi primi risultati li ottenne su una Talbot Sunbeam.

Cominciò a farsi conoscere, per le sue doti di velocità e stile di guida, nel campionato scozzese di rally. Per il suo modo di guidare venne accomunato ad altri campioni quali Ari Vatanen, pilota che McRae stimava.

Luca Pedersoli, il campione venuto dai Trofei Fiat

Dal 15 settembre 2019, Luca Pedersoli, universalmente conosciuto con il soprannome di ‘Il Pede’, ha in tasca un titolo in più. Un titolo tricolore che è il più importante della sua carriera, frutto di una stagione combattuta fino alla fine contro gli ambiziosi Simone Miele e Marco Signor.

Luca Pedersoli inizia la sua carriera nel mondo dei motori a diciassette anni nella specialità dell’enduro, in cui vince quattro campionati regionali ed un campionato nazionale. Dal 1996 inizia la sua carriera automobilistica alla guida di una Fiat Cinquecento Sporting con cui partecipa al Campionato Italiano Rally e vince la classe in tutte e otto le prove. Debutta al Rally Il Ciocco.

Nel 1997 partecipa al Trofeo Fiat Cinquecento conquistando il primo posto assoluto. Nel 1998 partecipa al Campionato Italiano Rally con una Renault Mégane Kit nella classifica “Privati”, due anni dopo porta al debutto la Fiat Punto Rally al Tour de Corse e al Rally di Sanremo con la vittoria di classe. Negli anni seguenti partecipa a diverse competizioni di carattere nazionale compresi vari campionati italiani rally.

Nel 2001 arriva il primo titolo importante: Luca Pedersoli vince il CIR 2 Ruote Motrici. Nel 2004 diventa vice campione europeo rally. Nel 2010 e nel 2011 vince il Trofeo Rally Asfalto, una serie fallimentare di Aci Sport creata per fare concorrenza all’International Rally Cup, che si trasformerà nel CIWRC, il campionato che Luca Pedersoli ha vinto il 15 settembre 2019 navigato da Anna Tomasi e che aveva già vinto nel 2014.

Tratto da Storie di Rally

Addio a Roberto Botta, sconfitto all’ultima prova speciale

Non c’è l’ha fatta Roberto Botta. Nella sua ultima prova speciale. Quella più difficile. Contro un avversario subdolo che nasconde le sue mosse e ti annienta. Ci combatteva da un paio di anni Roberto. Con quella sua inconfondibile voglia di vivere. Con il sorriso e quell’entusiasmo che metteva in ogni cosa che faceva. Nella vita come nello sport. Nel mondo dei rally nel quale era entrato alla metà degli anni Novanta.

Quell’ambiente si era subito accorto di lui. E non solo per le sue doti al voltante. Roberto Botta, 53 anni, era una persona gentile e solare. Allegro e compagnone sempre. Nel suo palmares automobili vincenti, dalla Renault Clio gruppo N alla versione Maxi fino alla Super 1.6. Dalla Citreon Xara alla Peugeot 206 passando dalla Subaru Impreza. Automobili  con le quali Roberto si è tolto molte soddisfazioni.

Prime fra tutte il Rally di Alba, la sua gara di casa nella quale ha trionfato una prima volta nel 2002 e si è ripetuto nel 2005 e 2007.  Ma come non ricordare i successi al  Città di Torino del 2003, al Carmagnola 2006 e al Valli Cuneesi del 2009. Sul suo sedile di destra, quasi sempre quel Gilberto Calleri con il quale ha condiviso una carriera ma soprattutto una amicizia fraterna. Lo chiamavano il “principe” per via del suo domicilio monegasco.

E lui su questo ci scherzava. Perchè il suo cuore e la sua vita erano legate a filo doppio alla terra cuneese dove insieme al papà dirigeva l’azienda a sant’Albano Stura per la produzione di Forni industriali. Aveva smesso di correre nel 2015 ma non aveva abbandonato l’ambiente. Era facile incontrarlo in giro in qualche Parco Assistenza a salutare gli amici di sempre.

Dal 2014 aveva accettato di occuparsi anche di calcio diventando presidente del Fossano, compagine che milita nella serie D. La grande amicizia con la Cinzano Rally lo aveva convinto a fare l’Apripista al Rally di Alba 2018 insieme a Flavio Bevione. Non dimenticherò la sua grande energia e la sua voglia di vivere.

Scendendo dalla macchina aveva dichiarato che presto sarebbe tornato a fare sul serio. Ad infilarsi di nuovo tuta e casco. “Come fai a smettere” aveva detto. E già, come fai a smettere… Lo fai soltanto se un destino cattivo e ingiusto  in un qualsiasi giovedì di settembre fa squillare il telefono e dall’altra parte c’è una voce che ti dice “Roberto ci ha lasciati”. Ciao Roby…

La nuova Alpine Renault A110 Rally ritrova il suo passato

Dall’annuncio effettuato lo scorso maggio, l’Alpine A110 Rally suscita la curiosità e l’entusiasmo dei concorrenti, degli appassionati e degli osservatori del mondo dello sport automobilistico. Progettata e messa a punto da Signatech in base alle indicazioni generali di Alpine, la versione rally dell’Alpine A110 riprende il telaio in alluminio leggero e agile delle Alpine A110 GT4 e Cup, derivato dal modello di serie.

Il telaio è stato oggetto di ulteriori modifiche per rispondere a tutte le specificità delle sue future applicazioni. Tra queste, si annovera l’introduzione di sospensioni a tre vie con finecorsa idraulici, di un nuovo impianto frenante Brembo e di dispositivi di sicurezza tipici della disciplina come la roll-bar integrale omologata FIA e i sedili sportivi con cintura a sei punti.

Associato alla trasmissione sequenziale a sei rapporti (più retromarcia) e al differenziale a slittamento limitato, il motore 4 cilindri turbo da 1,8 litri proveniente dai modelli di serie è stato a sua volta soggetto a un trattamento apposito per renderlo adatto ai rally. Oltre all’intervento sulla curva della coppia, anche la potenza è stata portata a più di 300 CV.

Dopo una fase di burn-in sul circuito di Lurcy-Lévis, l’Alpine A110 Rally ha cominciato il suo intenso programma di sviluppo in particolare con Emmanuel Guigou, più volte Campione di Francia su due ruote motrici, e Laurent Pellier, Campione di Francia Junior nel 2015.

Sono loro che effettueranno la maggior parte dei test di messa a punto per provare l’affidabilità del modello e stabilire i settaggi di base. Anche altri piloti daranno un contributo per rendere l’Alpine 110 Rally quanto più possibile versatile, facile da guidare e accessibile affinché tutti – professionisti, gentleman driver e giovani promettenti – possano sfruttare tutto il suo potenziale con efficacia e piacere.

Nel frattempo, Signatech e Alpine lavorano per ottenere l’omologazione FIA R-GT, il cui processo è tuttora in corso con la collaborazione della Federazione Francese dello Sport Automobilistico. Il processo, che giungerà a termine nelle prossime settimane, aprirà la strada alla commercializzazione e successivamente alla consegna delle prime unità dell’Alpine A110 Rally a inizio 2020, la data programmata per il suo esordio nel mondo delle gare.

Lo scorso weekend l’Alpine A110 Rally è stata esposta al pubblico a Morzine, al centro del parco assistenza del Rally Mont-Blanc Morzine, sede della sesta tappa del Campionato di Francia FFSA Rally.

Scheda tecnica

  • Motore turbo da 1,8 litri; più di 300 CV DIN
  • Trasmissione sequenziale 6 rapporti / differenziale a slittamento limitato
  • Roll-bar integrale omologata FIA
  • Sedili sportivi Sabelt + cintura a 6 punti
  • Impianto frenante Brembo
  • ABS Bosch Motorsports
  • Volante con paddle + display integrati
  • Dispositivo antislittamento configurabile
  • Serbatoio 65 litri omologato FIA FT3

CIR e rally 2020: ecco tutte le proposte, ma manca la terra!

Per quel che riguarda CIR e rally 2020 la Giunta Esecutiva di Aci Sport sarà chiamata a decidere sulle proposte tecnico-consultive della Commissione Rally, dei rappresentati dei piloti e dei Costruttori tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Se il parere della Giunta Esecutiva, unico organismo Aci chiamato a deliberare sullo sport, dovesse essere positivo si noterà un ulteriore marcato impegno della federazione nel cercare di recuperare il rallysmo nazionale da una deriva che appare un po’ pericolosa per la specialità.

Cosa aspettarsi? Prepariamoci a dimenticare le prove spettacolo per come sono pessimamente concepite, prepariamoci ad assistere a dei rally un po’ meno tirati (purtroppo non più lunghi, ma qui si aprirebbe una brutta parentesi da dedicare a quei piloti che contestano i rally lunghi e continuano a non darsi alla pista o all’ippica). E prepariamoci a vivere tutti insieme appassionatamente le conferenze stampa dei vincitori direttamente sul podio della gara, davanti a quel bellissimo pubblico che ha tifato per i propri preferiti.

Le prove spettacolo ritorneranno ad essere (stando agli attuali progetti proposti) delle vere e proprie prove speciali. Dunque niente più fastidiosi girotondi senza criteri per fare il super tempo. Il tempo si farà ugualmente, ma su una strada con curve vere, alberi, guard-rail da sfiorare in velocità… Insomma, qualcosa che assomigli di nuovo ad un rally. In tutto ciò c’è da inserire la diretta TV.

Dici diretta TV ed ecco nascere il primo problema: starà bene a tutti gli organizzatori dei rally riconfermati nel CIR 2020 farsi carico di un’ulteriore spesa di organizzazione che, a questo punto, non potrebbe più essere limitata a circa 15.000 euro (poco più o poco meno) come quelle sostenute nel 2019?

Una domanda non da poco che potrebbe portare anche qualche organizzatore a tirarsi indietro dalla massima serie nazionale di rally, a cui restano comunque candidate (senza speranze attuali) Salento, Elba, Alba… Certo è che entro la fine di ottobre si arriverà ad una decisione, visto che dopo si dovrà parlare di date, con Il Ciocco che vuole tornare alla sua data originale e Sanremo che dovrebbe quasi certamente spostarsi a settembre.

Rossetti-Mori al Rally Italia Sardegna
Luca Rossetti ed Eleonora Mori al Rally Italia Sardegna 2019

Rally meno tirati, Rally Italia Sardegna e conferenze stampa

Rally meno tirati, si diceva. La Commissione Rally fa pressing perché le gare (tutte CIR e non CIR) terminino di domenica entro le 14. In effetti, al di là dei fastidi che ha chi fa informazione che, con le dirette, si trova a scrivere della terza prova speciale mentre è già iniziata la quinta PS e si sta concludendo la quarta, l’attuale formula sembra più adatta ad una cronoscalata da sei manche che ad un rally di almeno nove prove speciali (nel RAC 1985 furono disputate 63 prove speciali).

Questione Rally d’Italia. Evitiamo di fare confusione. Gli equipaggi del CIR 2019 che hanno partecipato al Rally Italia Sardegna potevano partecipare anche quest’anno al WRC 2, dovevano solo chiederlo e sarebbe stato gratuito, confermano dalla Federazione relativamente a voci diffuse nei giorni scorsi che avrebbero creato non poca confusione, ma di cui non viene precisata la natura. Da Aci Sport fanno sapere che, a causa di un misunderstanding con la Fia (ma sappiamo non essere proprio così), quest’anno nessun equipaggio del CIR ha fatto richiesta di partecipazione alla gara del WRC 2.

Quel che è certo è che la formula 2019 sarà ripetuta: quindi, tutti gli equipaggi del CIR 2020 che faranno richiesta di partecipazione alla gara del WRC 2 saranno ammessi gratuitamente. Gratis? In Aci Sport dicono che sarà così. Vedremo. Noi gli crediamo, anche perché previsto dal regolamento del WRC 2. Inoltre, i nostri piloti e copiloti non saranno più penalizzati nella partenza. Accolta la richiesta dei Costruttori di farli partire con gli equipaggi del WRC 2.

Infine, ma non ultimo per importanza, si vuole dire basta a queste conferenze stampa solitarie e tristi, fatte in una stanzetta con tre giornalisti, quasi sempre gli stessi. Un pilota e un copilota quando vincono una gara non vincono un assegno da 50.000 euro, pur avendo rischiato la vita. Quindi corrono per la gloria e per il pubblico. Si chiama passione. Bene, le conferenze stampa di tutti i rally d’Italia saranno fatte direttamente sul palco d’arrivo, davanti ai tifosi, pochi tanti, ma sempre di più di tre giornalisti.

Basterà? Abbiamo motivo di ritenere che non sarà sufficiente a rivitalizzare un morto che cammina come il CIR 2019, una serie che quest’anno è addirittura sembrata sottotono rispetto al CIWRC. Di cosa c’è bisogno? Di coraggio nelle scelte. Ecco, vediamo impegno, ma non coraggio. Ci sarebbe bisogno di un CIR ad otto gare con almeno quattro gare su terra e quattro su asfalto. Non ci sono le gare su terra, dice qualcuno. RS ne ha trovato almeno sei: Tuscan Rewind, Rally di San Marino, Liburna Terra, Rally Costa Smeralda, Rally della Val d’Orcia e Rally delle Marche…

Ma quindi si potrebbe fare anche un CIR con sei gare su terra e due sole su asfalto? Certo che sì. Anche otto gare su terra, mettendo dentro Valtiberina e Vermentino. E perché dicono che non ci sono gare? Perché gli interessi rendono ciechi. Un’altra buona idea? Proviamo a darla: via il CIRA dal CIR 2020. Il Campionato Italiano Rally Asfalto va trasferito a gran velocità nel CIWRC e il CIR 2RM deve tornare ad essere un titolo a parte da assegnare nel CIR, con l’Under 25. Tutto il resto – coppe, coppette e gelati – deve essere cancellato. Altrimenti si rischia di innescare una crisi a cascata, si rischia di trasformare tutto in un cane che si morde la coda.

Delta S4 numero 202 di Henri Toivonen all’asta il 24 ottobre

Il 24 ottobre a Londra, la casa di aste inglese RM Sotheby’s consentirà al migliore offerente di portarsi in garage un esemplare della Lancia Delta S4 originale. Si tratta di uno dei soli due modelli che Lancia riuscì a completare in tempo per partecipare all’ultima gara mondiale di rally nel 1985. Questa vettura sostituì la Lancia 037 e riuscì a vincere con alla guida il pilota Henri Toivonen.

Il numero di telaio del modello battuto all’asta a fine ottobre è il 202, proprio quello con cui il pilota finlandese vinse assieme al suo navigatore Neil Wilson. L’anno dopo, la stessa Lancia Delta S4 venne usata da Henri Toivonen e da Markku Alen come vettura da ricognizione in diverse prove del Campionato del Mondo Rally.

La Lancia Delta S4 numero 202, nella sua ormai lunga storia, fu acquistata da diversi collezionisti nel corso degli anni, in varie parti del mondo. Passò, anzi ripassò anche da Torino. Questo esemplare ha preso parte anche al Rallylegend a San Marino e al Group B Rallylegend in Austria. È stata anche guidata da Harry Toivonen, fratello minore di Henri, durante uno show organizzato in occasione del Rally di Finlandia del 2016 in ricordo del fratello scomparso 30 anni prima.

La S4 utilizzava anche un ingegnoso sistema di “twin chargin”, in base al quale un compressore funzionava in sequenza con un turbocompressore per ridurre il turbo lag e migliorare la guidabilità, mentre la potenza del prodigiosamente potente motore da 550 CV veniva trasmessa sulla strada tramite un sofisticato motore e altrettanto sofisticata di trazione integrale.

Furono costruite circa 28 Delta S4 Gruppo B, di cui la maggior parte è stata usata dalla Squadra Lancia Martini della Casa e le altre sono state usate dal team semiufficiale Jolly Club e dall’altro team satellite Grifone. Inoltre, sono state costruite 200 versioni stradali per ottenere l’omologazione necessaria a correre in Gruppo B.

Articolo tratto da Storiedirally.it