Stefano Marrini torna alla Dakar 2020 insieme con Nicolas Garcia

Sabbia, dune, competizione. Spettatori interessati, Stefano Marrini e Nicolas Garcia approfittano dell’ambientazione ad-hoc del Rallye du Maroc per ufficializzare la loro partecipazione alla Dakar 2020. Il duo italo spagnolo ha ufficializzato la sua presenza all’evento sud americano, nella quale parteciperanno con il quad Yamaha YXZ 1000.

“Il ritorno del nostro equipaggio era nell’aria da tempo – racconta Marrini – Parliamoci chiaro: per la Dakar 2020 io puntavo su Nicolas da mesi, fin da quella nostra reunion cercata e alla fine molto positiva (secondi in gr.N) al Qatar Rally. Poi siamo anche riusciti a debuttare assieme in off-road al Baja 500 Romania. Non siamo riusciti a vedere il traguardo, ma abbiamo potuto constatare come l’equipaggio funzioni bene anche al di fuori delle prove speciali tradizionali.”

“Però uno dei ‘dubbi’ per correre assieme la prossima Dakar, uno degli ostacoli più grandi era rappresentato proprio dalla professionalità di Nicolas, dalla sua fittissima agenda da copilota. In Sud America si alterna nel Campeonato Rally Argentino a fianco di Geronimo Padilla e nel RallyMobil (il Campionato Rally Nazionale Cileno) a fianco di Samuel Israel. Assieme ad Israel, Campione Cileno R3 2018, Nicolas ha disputato con profitto anche la new entry nel calendario del Mondiale Rally 2019: il Copec Chile Rally concluso al 5° posto in WRC2.”

“In questi giorni passati assieme per seguire il Rallye du Maroc abbiamo avuto anche modo di coprire non pochi chilometri di sabbia e deserto a bordo dello stesso Yamaha YXZ che schiereremo alla Dakar 2020. In scioltezza, ieri ed oggi abbiamo affrontato e sgrossato per bene gli argomenti “dune”, navigazione pura e tutto quanto Nicolas non aveva avuto modo di assaggiare nella fangosissima Baja 500 Romania. Prima di salutarci, domani abbiamo in programma anche un vero e proprio test lungo. Ma la cosa importante è ripartire da qui con la certezza di questo accordo, idee chiare e motivazione a mille per l’appuntamento del 5 Gennaio.”

Stefano Marrini riparte dalla prossima Dakar Rally

Stefano Marrini in questa stagione 2019 si è divertito, ma adesso è ora di pensare alla stagione automobilistica sportiva 2020, praticamente dietro l’angolo, visto che inizierà già a gennaio.

Ci eravamo lasciati con due belle vittorie: gruppo N in Moldovia e SSV a San Marino…

“Sì, questa stagione mi sta e ci sta regalando grandi soddisfazioni. Però mi piace pensare di aver dato io in qualche modo una grossa mano alla fortuna con il reset/restart che mi sono imposto ad inizio 2018 già al rientro dal Sud America, dalla mia ultima Dakar”.

E proprio di questo vogliamo parlare: Dakar 2020, ci sarai?

“Certo che sì: ci sarò, ci saremo! A dire il vero ho convalidato la mia partecipazione già qualche mese fa, proprio nei giorni del San Marino. Ma ora è tempo di ufficializzare la cosa. Col fido Beppino (ndr: Giuseppe Fanetti) e con Marco Blanc stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per questa nuova avventura. Nuova in tutti i sensi e nuova per tutti, dato che il 2020 segnerà il ritorno da questa parte del globo della Dakar e il suo debutto negli Emirati Arabi”.

Pagina bianca, paginetta nuova quindi per la tua Dakar 2020…

“Sì e no. Anche se Gennaio rappresenterà un debutto per tutti e tutti ripartiremo da zero, in fin dei conti questa per me sarà la 6ª partecipazione alla madre di tutte le marathon. La sabbia è sempre sabbia, il deserto è comunque deserto e su quelle dune a dire il vero io ho già avuto modo di macinare non pochi chilometri, sia in gara qualche anno fa al Sealine sia in puro training con Nasser Al-Attiyah”.

Comunque nuovi territori, un nuovo format, Dakar – Chapter 3 recita la comunicazione ufficiale. E tu come hai preparato e come ti stai preparando per la tua Dakar-Chapter 6?

“Dopo un anno di stop, anche qua mi piace pensare che la preparazione per questo ritorno in realtà sia iniziata da tempo, appena rientrati in Italia dopo la sfortunata Dakar 2018. In questi anni ho letto di tutto e di più, anzi … di meno sul nostro conto. Cose che nemmeno io sapevo. La realtà è che con il mio piccolo team di amici, con tutti i miei più fidati collaboratori e sostenitori ci siamo sempre preparati al meglio per tutte le 5 Dakar cui abbiamo preso parte finora”.

Le Havre, Novembre 2017: pronti all’imbarco per il Sud America, per la Dakar 2018

“Dopo la prima partecipazione 2012 con Ralliart Italy siamo tornati nel 2015 in forma totalmente privata, tutto fatto in casa. Nei due anni successivi abbiamo stretto accordi e abbiamo potuto contare sulla proficua collaborazione di strutture e team locali. Nel 2018 ci siamo portati da casa un nostro truck assistenza tutto per noi, allestito per l’occasione e con tutti i ricambi necessari a ricostruire da zero la nostra Land Cruiser se ce ne fosse stato bisogno. Ma la componente avventura della Dakar ci ha sempre presentato un conto salatissimo o la sfortuna (per chi ci crede) ci ha sempre voltato le spalle, stoppando i nostri sogni di gloria di volta in volta con una fantasia perversa, con anomalie e guasti sempre (quasi sempre) da due lire, ma sempre micidiali. Così, a Febbraio 2018 ho deciso di anticipare le cose e di voltare pagina io, provando a cambiare approccio. Non solo nei confronti della Dakar, ma di tutta la mia visione globale della “sfida”, sia sportiva che professionale”.

Stefano Marrini spettatore…

“Prima di tutto ho lavorato a fondo su me stesso, sulla mia preparazione fisico/mentale. Poi ho cominciato a passare in rassegna ogni singolo dettaglio tecnico, umano della struttura che nel tempo abbiamo costruito assieme, soppesando e rivalutando alla bisogna ogni singolo elemento”.

Un bel erase & rewind insomma, con quali risultati?

“Più che un erase direi un remix. Cancellare quanto di buono creato con fatica in tutti questi anni sarebbe stato controproducente. Mi sono semplicemente impegnato in una rivalutazione globale delle mie attività sportive e professionali per cercare di valorizzarle il più possibile e coordinarle al meglio delle mie possibilità. In quest’ottica, come ebbi modo di raccontare al tempo, la decisione 12 mesi fa di non riprovarci non fu per nulla tragica o dolorosa, anzi. Il nostro e il mio obiettivo per la Dakar rimane sempre quello di puntare al traguardo finale. Ma semplicemente, serenamente sentivo che ancora non eravamo pronti e non mi andava di partire quasi per forza, quasi come fosse una tradizione, un obbligo, un’abitudine. Così ci siamo presi tutti un anno di pausa”.

Ma solamente dalla Dakar?

“Al di là di successi ed insuccessi, il risultato personale più grande ed immediato è stato quello di una maggiore serenità generale. Liberarsi di pesi inutili, superflui o controproducenti mi ha consentito di affrontare ogni obiettivo con una nuova leggerezza, ma sempre con la determinazione necessaria per raggiungerlo. Non ti so dire se le recenti vittorie e le coppe portate a casa siano un risultato tangibile di questo cambio di mentalità. Sono cose che fanno ovviamente piacere, come potrei dire di no? Ma l’obiettivo finale rimane sempre e comunque la meta, la vetta, il traguardo, la conclusione della gara. Ovviamente anche per questa prossima Dakar”

Qualche dettaglio in più? E come mai questa gita al Rallye du Maroc?

“Al 5 Gennaio ormai manca poco, manca tanto, stiamo ancora definendo gli ultimi dettagli per la prossima Dakar. Oltre all’iscrizione confermata, di sicuro al momento abbiamo solamente il mezzo: lo stesso Yamaha YXZ 1000R che ho assaggiato positivamente a San Marino e che Marco Blanc mi metterà a disposizione anche per la Dakar 2020. La mia partecipazione al Rallye du Maroc avrebbe dovuto essere un’altra opportunità, un ultimo test pre-Dakar già in programma da inizio stagione, ma sfumato nell’ultimo mese per motivi di lavoro. Situazione risolta, impossibile però organizzare in tempi stretti una proficua partecipazione al rally. Per la Dakar mi farò bastare i chilometri di test coperti al San Marino. Ad ogni modo ho deciso comunque di esserci in Marocco, occasione ghiotta per completare il quadro della nostra Dakar 2020. Saranno presenti tutti i protagonisti del FIA Cross Country World Cup, di cui il Marouc rappresenta l’ultima prova 2019. Ci saranno il rookie di lusso Fernando Alonso, la chioccia Carlos Sainz, mi devo vedere con Nasser e Mattheu sia per la Dakar che per altre trattative Atakama Bike. Per me una gita quindi sì, ma senza mai perdere di vista il lavoro. Ho altri appuntamenti in agenda in questi giorni e dall’Argentina mi raggiungerà anche il mio storico copilota Nicolas Garcia. Dopo la nostra reunion positiva al Manateq Qatar Rally di Marzo (7° assoluti, 2° di gruppo N) e il suo debutto in off-road al Baja 500 Romania dovremo fare il punto e verificare la possibilità di affrontare assieme anche la prossima Dakar. In Marocco poi mi aspetta anche il buon Marco Blanc, con cui abbiamo organizzato uno/due giorni di test e dune”.

Un bel programmino quindi, per la settimana entrante e per la tua prossima Dakar…

“Sono molto fiducioso. Il passaggio dal nostro poderoso ma ancora tremendamente acerbo Land Cruiser al Yamaha SSV non lo vedo affatto come un downgrade, ma come una scelta che mi affascina e che credo porterà bene. La nostra parola d’ordine per la Dakar 2020 è “leggerezza”, anche se in realtà abbiamo messo non poca carne al fuoco. Come ogni altra nostra partecipazione precedente abbiamo i mezzi per fare bene e a Gennaio affronteremo questa nuova avventura side by side, fianco a fianco ad un altro rookie di lusso alla Dakar, l’amico Elvis Borsoi. Elvis è fresco di debutto, ottimo 3° SSV al recente Panafrica Rally di fine Settembre, sempre in Marocco e in coppia con Stefano Pelloni che lo navigherà anche alla Dakar”.

Club Nautico Versilia partner di R Team per la Dakar

Il Club Nautico Versilia ha recentemente spento sessanta candeline e con l’attuale nuovo consiglio direttivo ha puntato per dare nuova vita e maggiore slancio mediatico allo storico circolo nautico, riaffermando il proprio ruolo di organizzatore di grandi eventi sportivi e culturali con obiettivo la promozione della passione per il mare e il territorio versiliese.

Tra i grandi successi del Club ricordiamo la storica Viareggio-Bastia-Viareggio, una delle gare di offshore più importanti al mondo, che dal 1962 al 1995 ha rappresentato una delle vetrine più ambite in cui motori e mare sono stati indiscussi protagonisti.

R Team, fondata a Massarosa nel 1989 da Renato Rickler, è oggi la più importante struttura italiana specializzata nella gestione e nel noleggio di vetture da competizione per rally-raid in tutto il mondo. Oltre ad essere specializzata nella preparazione e riparazione di qualsiasi tipo di fuoristrada, nella formazione di guida e nella realizzazione di eventi sportivi, il team ha alle spalle 10 partecipazioni alla storica Dakar e si appresta ad affrontarla per l’undicesima volta, con la voglia di replicare se non addirittura migliorare lo strepitoso risultato dell’ultima edizione.

Il club nautico ospiterà, sabato 21 settembre, la presentazione della partecipazione di R TEAM alla Dakar 2020, la gara più estrema e celebre al mondo. Una vera e propria avventura riservata ai migliori equipaggi del pianeta: solo i più preparati, sia tecnicamente che fisicamente, riusciranno a completare le 12 tappe e gli oltre 9000 km di corsa in programma a metà gennaio 2020 in Arabia Saudita.

Nel 2019 il team guidato da Renato e Ricky Rickler (rispettivamente padre e figlio) ha conquistato la 54° posizione assoluta e la prestigiosa 1° posizione nella classifica T2/1 (veicoli benzina derivati dalla serie) con il Pilota Schiumarini Andrea che proverà a replicarsi nel 2020.

Il Club Nautico Versilia sarà partner mediatico di R Team con l’obiettivo di portare il prestigio del circolo e le realtà della Versilia in tutto il mondo, puntando a creare importanti opportunità di business negli Emirati Arabi e non solo. La serata inaugurale di questa collaborazione sarà entusiasmante, adrenalinica, divertente, ricca di emozioni, con il coinvolgimento dei partecipanti in simpatici momenti conviviali.

Fernando Alonso testa la Toyota Hilux in vista della Dakar 2020

Dopo i successi nel World Endurance Championship 2018-2019, Fernando Alonso e Toyota Gazoo Racing uniranno nuovamente le forze per una serie di test con la Toyota Hilux, in vista della prossima Dakar Rally. Nei prossimi cinque mesi, Fernando, che cerca di ampliare la sua già straordinaria carriera nel motorsport in più discipline, lavorerà a stretto contatto con Toyota Gazoo Racing e con il suo team Dakar Rally, sottoponendosi a un intenso programma di allenamento con la Toyota Hilux in Europa, Africa e Medio Oriente per familiarizzare con le difficili sfide del raid rally.

Il due volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, titolare del titolo World Endurance Championship, due volte campione del mondo di Formula 1 e vincitore della 24 Ore di Daytona, spingerà i suoi limiti per sviluppare le abilità di guida fuoristrada necessarie per affrontare alcuni degli eventi più impegnativi del motorsport, come appunto la Dakart. Dai risultati dei test si avrà la certezza della sua partecipazione con la Toyota Hylux alla Dakar 2020.

Fernando Alonso, 38 anni, continuerà a testare nei deserti dell’Africa meridionale a partire da oggi 20 agosto e fino al 23 agosto, seguito da una prima uscita non competitiva all’Harrismith 400 del 2019 in Sudafrica, quinta prova della South African Cross Country Series, il 13 e 14 settembre. Le auto Toyota sono tra le preferite alla Dakar Rally tra i team privati. La Toyota Hilux, per mano di Nasser Al-Attiyah, ex atleta olimpico del Qatar e leggenda dei rally e dei raid, ha regalato a Toyota Gazoo Racing la sua prima vittoria assoluta alla Dakar Rally all’inizio di quest’anno.

L’edizione 2020 segna anche un nuovo capitolo per il Dakar Rally con l’evento che si trasferisce in Arabia Saudita per la prima volta dall’inizio dell’evento nel 1978 e dopo un decennio di successo in America Latina. “Sono davvero entusiasta di continuare la mia avventura con Toyota Gazoo Racing. Insieme abbiamo ottenuto così tanti risultati dal novembre 2017, con le nostre due vittorie consecutive a Le Mans, il Mondiale Endurance squadre e piloti, titolo vinto con i miei compagni di squadra Sébastien e Kazuki”, racconta Fernando Alonso.

Poi Fernando Alonso aggiunge: “Ho avuto un assaggio del raid fuoristrada all’inizio di quest’anno e mi ha lasciato una bellissima sensazione che voglio riprovare. Sapevo che sarebbe stata un’esperienza completamente diversa con una curva di apprendimento ripida , ma la Hilux è fantastica, mi ha dato così tanta fiducia così rapidamente, che sto migliorando step dopo step. Non vedo davvero di riprendere l’allenamento, conoscere meglio la Hilux e lavorare con la squadra. Voglio perseguire nuove sfide in diverse discipline e sono in una grande squadra per farlo”.

HoM 2019, il rally raid nel cuore del Marocco

La terza edizione del Rally Raid nel cuore del Marocco si svolgerà tra Merzouga e M’Hamid dal 18 al 24 ottobre 2019. La gara è aperta a Moto, Quad, Auto, Camion, Buggy e SSV. Il Percorso di gara prevede piste, sabbia, navigazione e bellissimi paesaggi. E’ perfetto per gli amatori e per chi si vuole allenare e preparare a gare come l’Africa Eco Race e la Dakar: 1.500 km di prove speciali sulle quali divertirsi ed affrontarsi con gli avversari.

Tutte le sere Bivacco con cucina italiana perché HoM è un evento sportivo ma anche conviviale in un ambiente amichevole. Molti sono gli sforzi fatti per garantire la totale sicurezza dei partecipanti, per questo è previsto un elicottero con medico a bordo e due ambulanze dislocate lungo il percorso. Possono partecipare tutti gli equipaggi dotati dei dispositivi di sicurezza di base.

Per Moto, Quad e SSV ci saranno dei punti di rifornimento all’interno delle prove speciali soprattutto per chi non ha il serbatoio maggiorato. Per chi parte dall’Europa, il trasporto dei veicoli di gara e di assistenza è messo a disposizione dall’organizzazione per aiutare la logistica e contenere i costi dei team e dei piloti. Possibilità di dormire in tenda al bivacco o in albergo. L’organizzatore di HoM  è la società marocchina Soul of Marocco di Rudy Briani e Driss Naouisri, in collaborazione con drivEvent Adventure, autorizzato dalla Federazioni marocchine.

Carlo Miniotti e Francesco Delmastro sono i vincitori del Sahara Racing Cup

Francesco Delmastro e Carlo Miniotti su Fiat Panda 4×4 categoria Pro hanno vinto domenica scorsa la prima edizione del Sahara Racing Cup, vincendo 4 delle 6 tappe disputate nel deserto tunisino. Dalla loro una grande precisione e le giuste scelte tattiche. Roberto Ferrari con Stefano Berigliano hanno conquistato il secondo posto (e il primo posto nella categoria Raid) con una Panda 4×4 di serie, dopo aver sofferto la rottura degli ammortizzatori posteriori durante la terza tappa. Terzo posto assoluto e secondo di categoria Raid per i rugbisti Christian Bellotti e Andrea Leidi, quest’ultimo esperto navigatore in alcuni grandi raid.

Al quarto posto Roberto De Barba e Andrea Pra a bordo di un Land Rover Freelander, primi della categoria Turistic per i fuoristrada. L’assoluta segue con il quinto posto, e secondo dei Pro, di Marco Favaro e Riccardo Dotti su Panda 4×4 seconda serie, seguiti da Fabio Raviola e Vito Bianchino a concludere il podio Raid. Luca Cinelli e Simone Pagano, noni assoluti, sono i secondi della categoria fuoristrada con il loro imponente Nissan Patrol col quale si sono distinti per i soccorsi ai compagni di avventura. Al sedicesimo posto assoluto il terzo equipaggio del podio Pro formato dal dj Andrea Gaggia e da Marco Dal Mas. Quattro sono le categorie che hanno suddiviso la classifica, a seconda delle preparazioni delle 30 macchine iscritte: Pro, Raid, Racing Start per le Panda, e Turistic per i fuoristrada.

Gli impegnativi 500 km di trasferimento della 1^ tappa tra Hammamet e Douz hanno contemplato la sosta a Mahres per la consegna, da parte degli equipaggi, di 20 kg ciascuno di materiale scolastico per i bambini del centro SOS Villages des Enfantes. La 2^ tappa ha presentato il deserto: piste con pietre taglienti, terreno roccioso tra Douz, Matmata, Bir Soltane e arrivo all’oasi di Ksar Ghilane per la cena e un briefing attorno al fuoco. Il paesaggio lunare di Matmata, dove era previsto il riordino di metà percorso e il rifornimento carburante, ha ricordato scene del film Star Wars girate in quei crateri nel deserto, che sono invece vere e proprie abitazioni dove vivono famiglie secondo le tradizioni berbere.

La terza tappa ha portato gli equipaggi nel cuore del deserto, da Ksar Ghilane al Campment di Zmela. Il fondo pietroso ha messo a dura prova sospensioni e gomme per cui diversi equipaggi sono rientrati con forature e ammortizzatori tranciati. Le dune hanno creato difficoltà di orientamento agli equipaggi, spedendone molti fuori percorso. La 4^ tappa tra il Campment di Zmela e il South West del Sahara, per poi rientrare a Zmela, è stata determinante per la classifica, a danno delle tre Panda degli equipaggi argentini per la foratura di tutte le gomme disponibili.

La quinta tappa, sulla via del ritorno per uscire dal Sahara, i concorrenti hanno seguito il percorso guidato tra le dune arancioni, con le esperte indicazioni della guida tunisina Arbi Ben Abdallah, prezioso collaboratore dell’organizzazione. Tra waypoint e Cap, la carovana è arrivata ai resti dell’ultimo avamposto dell’Impero romano. Lungo il percorso sono stati donati molti capi di abbigliamento a famiglie nomadi con i loro bambini, che vivono il deserto in simbiosi con la bassa vegetazione, impegnati nella pastorizia. Dopo una breve visita alla piazza di Douz, la carovana ha affrontato i 500 km di ritorno verso Hammamet.

Le premiazioni si sono svolte nella sera di sabato 9 marzo nella sala conferenza dell’Hotel El Mouradi di Hammamet, alla presenza del presidente di FTA Hatem Ben Yousef, a fianco dell’organizzatore Federico Didonè e dei rappresentanti della Federazione italiana Aci Sport nelle persone del direttore di gara Fabrizio Fondacci e del giudice unico Paolo Bet.

Roberto Macconi e Furio Rossano Masi al Panda Raid in Marocco

Ci sarà anche una vettura della scuderia Racing for Genova Team al via del Panda Raid 2019, in programma in Marocco dall’8 al 16 marzo prossimi, articolato su sette tappe per circa 3500 chilometri e riservato alle popolari berlinette Fiat immatricolate prima del 2003. E’ la Panda 4×4 del 2000 che sarà portata in gara dai genovesi Roberto Macconi e Furio Rossano Masi.

Entrambi sessantenni, nella vita di tutti i giorni commerciante il primo ed assicuratore l’altro, da sempre praticanti del motorsport – Macconi ha dalla sua esperienze di fuoristrada 4×4 e di due ruote mentre Masi ha corso a lungo con i kart –, i due componenti dell’equipaggio, che in gara si alterneranno alla guida,  affrontano per la prima volta una competizione del genere.

“Dopo le nostre varie esperienze – osserva Macconi – abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso ed allora abbiamo pensato a questo raid. Ci siamo preparati per tempo, dall’aprile del 2018, acquistando la Panda che nei mesi scorsi è stata rifatta tutta, a livello di meccanica, da Simone e Gianluca, i nostri amici meccanici di fiducia che hanno anche provveduto ad irrobustirla e a corredarla di tutte le dotazioni necessarie per affrontare questo tipo di gara.

Partiamo con un solo obbiettivo, riportare la Panda a casa. Se, poi, riusciremo anche a divertirci, tanto meglio”. La Fiat Panda 4×4 targata Genova di Roberto Macconi e Furio Rossano Masi lascerà Genova il prossimo 7 marzo alla volta di Motril, in Spagna, da dove, assolte le operazioni preliminari ed affisso il numero di gara 257 sulle portiere, venerdì 8 s’imbarcherà alla volta di Marrakech, in Marocco, luogo di partenza del Panda Raid 2019.

Dakar 2019: straordinaria vittoria italiana del RTeam di Renato Rickler

Se per il mondo intero, questa Dakar 2019 è stata una delusione, per noi non è stato del tutto così. È vero che il podio così com’è stato composto era prevedibilissimo. Non diciamo scontato solo perché c’erano le incognite Stephane Peterhansel e Carlos Sainz. Ma a noi di RS piace trovare un aspetto positivo in ogni cosa. Seguiteci, perché quello ottenuto dalla squadra di Renato Rickler è un risultato importantissimo che non può passare in sordina. Non per noi.

Prendi tre forlivesi mai stati sulle dune, un team capitanato da Renato Rickler che ha fatto più deserto di un dromedario, aggiungi tanta grinta, forza mentale a piacere, spirito di corpo ad esagerare, due gocce di follia ed un pizzico di “speriamo che ce la facciamo”. Agita bene, a lungo e servi il tutto nella Dakar. Risultato: un cocktail dal sapore perfetto. Questa la Dakar dei tre “S”: Andrea Schiumarini, Andrea Succi e Massimo Salvatore.

L’equipaggio si è piazzato terzo tra i veicoli di serie, dietro solo a due vetture ufficiali, e primo tra i veicoli di serie a benzina, oltre che cinquantunesimo assoluto in una classifica composta da piloti di sessantaquattro diverse nazioni e trecento e cinquanta veicoli alla partenza. “Per un team privato arrivare in fondo è come per i team ufficiali vincere. Ho concluso con il mio team, non a caso Rteam, la mia decima Dakar. Questa volta in Perù, la più difficile che mai, con il settanta per cento di sabbia”, racconta Rickler.

“Chi non ha provato non può immaginare, e tutti i piloti che vengono con me la prima volta alla fine mi dicono sempre: avevi ragione, se non lo provi non ci puoi credere. La gioia che provi quando passi il traguardo finale, la paura degli ultimi chilometri sono incomparabili. Raramente piango, ma alla fine di ogni Dakar condivido lacrime con i miei equipaggi, che a loro volta non credevano di poter provare sensazioni così forti, esasperate dalla stanchezza di 15 giorni di gara”, prosegue il team manager.

“Gli equipaggi dei team privati come il mio sono i veri eroi della Dakar, che la organizzazione trascura mediaticamente avendo occhi solo per i grandi risultati. Però quando fanno vedere le immagini di chi soffre, si rivolgono a quelli come noi, quelli che si spremono fino in fondo per arrivare su un palco e non essere quasi considerati, perché tutti attendono i migliori, i primi delle sole classifiche assolute”, racconta ancora Rickler.

Il team di Renato Rickler ha ottenuto un risultato straordinario

Il team di Renato Rickler ha ottenuto un risultato straordinario

“Onore al merito, sono bravissimi, dei piloti professionisti di grande levatura con capacità innate che pochi al mondo anno. Però, partono la mattina presto quando è fresco, sono i primi a passare su terreni e sabbia non scavati, hanno dei mezzi molto performanti per i quali la organizzazione deve in qualche maniera creare dei percorsi che li pongano in difficoltà, hanno i “map men” che gli studiano i percorsi migliori e le tracce da seguire e comunque vanno veramente molto forte. Al loro arrivo dopo solo quattro ore di guida, vanno in hotel, hanno il massaggiatore, la dieta, il relax, la considerazione dei media”, aggiunge.

“La nostra Dakar è diversa, al di la dei comfort inesistenti. Per passare nei percorsi scavati, studiati per mettere in difficoltà top car, top camion e Ssv, noi con i nostri veicoli di serie ci sfiniamo. Sono percorsi praticamente impossibili da superare senza adeguata potenza, e devi provare, provare, provare ancora fino a che non sali. Ma così facendo ti pianti e quindi scavi, metti piastre, esci, gonfi le gomme, ricarichi tutto e riparti”, chiarisce Rickler.

Intanto è passata un’ora ed hai consumato tante energie, ma prosegui con una incredibile forza e passione: 20, 21, 23, 24 ore al giorno così, non ti lavi, non mangi al bivacco, arrivi sfinito, ti butti per terra dormi 1, 2, 3 ore e via. “Quando i miei equipaggi Schiumarini, Succi, Salvatore con Raptor 423 e Ricky con Dragos sono arrivati al traguardo, erano sfiniti, sporchi, puzzavano ma avevano concluso la grande avventura, Quella senza sconti. Negli ultimi quattro giorni hanno dormito sette ore, mangiato sabbia e lavorato come escavatori”.

Ma nonostante tutto sono arrivati in fondo e questa è la grande vittoria. “Una soddisfazione indimenticabile, meritata, sudata, vinta! Devo dire che la passione e la forza di animo dei mie equipaggi anche quest’anno è stata unica. Nonostante la mia trentennale esperienza in questo settore ho imparato tanto, non si smette mai di farlo”.

Rickler conclude dicendo: “Sono stati eccezionali come piloti, come resistenza, come passione e tenacia, ma soprattutto sono state fantastiche persone a livello umano e questa è la migliore dote. Io mi sento vincitore con loro, il team ha funzionato, la squadra ha funzionato, i meccanici Stefano, Riccardo e Maicol, il coordinamento, la logistica, gli equipaggi, i veicoli che sono stati perfetti. Unico dispiacere il ritiro degli amici Del Punta-Sinibaldi, equipaggio con veicolo Ssv a cui prestavamo la nostra assistenza”.

Dakar 2019: vince Nasser Al-Attiyah per la terza volta

Nasser Al-Attiyah ha concluso l’ultima tappa della quarantunesima edizione della Dakar 2019 al dodicesimo posto assoluto, distante nove minuti dal vincitore della giornata. Con questo risultato, il pilota della Toyota ha vinto la sua terza Dakar. In posizione d’onore è anche salito Nani Roma, staccato di quarantasei minuti. Sébastien Loeb è salito sul terzo gradino del podio finale a Lima.

L’ultima tappa era appena un “warm-up” se confrontata con la sfida che presentava tutta la gara, da Pisco a San Juan de Marcona. Nasser Al Attiyah apriva la strada sui 342 chilometri di prova speciale in programma, uno scenario che Carlos Sainz, secondo nella tappa d’apertura del rally raid, ha voluto evitare: “Nessun grosso problema, sapevamo più o meno cosa avremmo trovato e abbiamo seguito il nostro piano. Non volevamo aprire la strada domani, così ce la siamo presa un po’ con calma”, ha commentato al termine della Lima-Pisco.

Approccio tranquillo, tuttavia, non manca di sottolineare come Toyota e Al-Attiyah-Baumel, fossero considerati gli avversari principali: “Bisogna spingere – diceva Sainz – la verità è che vedo la Toyota piuttosto forte. Al-Attiyah è il chiaro favorito, è come se fosse a casa sua. Anche se lo scorso anno ha commesso degli errori e ha dimostrato di non essere infallibile”.

Il principe del Qatar ha avuto un approccio conservativo sulla sua Toyota Hilux, forte dei minuti di vantaggio in classifica generale su Nani Roma. Al-Attiyah e il suo co-équipier, Matthieu Baumel, hanno concluso la tappa in dodicesima posizione a nove minuti dal vincitore della tappa, Carlos Sainz.

Alle spalle di Al-Attiyah in classifica generale troviamo Nani Roma e Alex Haro Bravo (Mini). Concludono la Dakar in terza posizione Sébastien Loeb e Daniel Elena: il francese, tradito dalla trasmissione della sua Peugeot 3008 DKR nella tappa di ieri, ha terminato ad un’ora e 54 secondi da Al-Attiyah. Quarta posizione per Jakub Przygonski e Tom Colsoul (Mini), davanti a Cyril Despres e Jean-Paul Cottret (Peugeot). Camelia Liparoti è la prima italiana classificata, al trentasettesimo posto.

Seb Loeb da applausi alla Dakar: Nasser Al-Attiyah è dietro

Sebastien Loeb si aggiudica l’ottava tappa della Dakar 2019 e strappa applausi dopo una prova magnifica da San Juan de Marcona a Pisco. L’alsaziano rifila ben 7’27” a Nasser Al-Attiyah, sempre più leader della classifica generale, crollano invece Stephane Peterhansel e Carlos Sainz (quest’ultimo staccato di oltre un’ora e mezza). Sebastien Loeb eroico: questo l’unico giudizio possibile nei confronti dell’alsaziano, naufragato solo un giorno fa e capace nell’ottava tappa di rifilare una sonora lezione a tutti i suoi colleghi e rivali. A bordo della sua Peugeot privata del team PH-Sport, il fuoriclasse francese ha mostrato sin dalle primissime fasi di gara di essere a caccia di rivincite e di non aver intenzione di guardare in faccia a nessuno.

Partito ben lontano dai big dopo i guai di ieri, Loeb ha infatti martellato senza tregua scalando posizioni chilometro dopo chilometro: dall’undicesima all’ottava, dalla sesta alla terza, prima di superare dopo circa 300 km anche il formidabile Nasser Al-Attiyah su Toyota, ormai leader incontrastato della classifica generale che difficilmente potrà sfuggirgli di mano nelle ultime due tappe. Eppure il qatariota è giunto al traguardo con un distacco importante da Loeb: 7’27”. Niente di paragonabile tuttavia al vantaggio che ha conservato in classifica generale rispetto ai più immediati inseguitori, che sono ora Nani Roma (Mini) a 46’29” e proprio Loeb a 46’45”.

Chi è definitivamente crollato è invece Stephane Peterhansel, costantemente a disagio sulle dune della tappa odierna a dispetto della sua esperienza e della sua fama da ‘Mister Dakar’. Solo un giorno dopo aver ottenuto una fantastica vittoria, il francese ha perso 31’41” dopo essere andato in crisi nel quarto e nel sesto settore. Staccato di 53’30” in classifica generale da Al-Attiyah, ormai le speranze di vittoria finale per lui sono finite.

Crisi profonda per Carlos Sainz: il vincitore della Dakar 2018, che pure si era portato in testa nelle primissime fasi della tappa, è arrivato al traguardo con un distacco di oltre un’ora e mezza da Loeb, dopo essersi bloccato con la sua Mini in una difficile sezione di dune. Lo stesso punto del percorso, peraltro, ha causato pesanti ritardi ad altri due big come Cyril Despres e Bernhard Ten Brinke. Dimostrazione di quante insidie possa nascondere la Maratona nel Deserto, anche per i piloti più esperti.

Dakar 2019, mischiate di nuovo le carte: Peterhansel torna a vincere (VIDEO)

Immagini straordinarie e uniche direttamente dalla Dakar Rally 2019, che com’è noto quest’anno si svolge solo in Perù dal 6 al 17 gennaio 2019. La gara termina dopo dieci tappe e dodici giorni. Nella giornata del 14 gennaio, la Dakar 2019 ha mischiato di nuovo le carte. La settima tappa, con partenza e arrivo a San Juan de Marcona, ha visto il ritorno alla vittoria di Mister Dakar, Stephane Peterhansel e una giornata stregata per Sebastien Loeb: il francese ha perso 40 minuti a causa di un problema elettrico alla sua Peugeot e ha chiuso solo nono a 28′.

Intanto, Loeb scrive un’altra pagina epica nel suo personalissimo romanzo della Dakar 2019. Per una volta non grazie alla sua Peugeot, ma nonostante. L’alsaziano, reduce da due straordinarie vittorie nella quinta e sesta tappa, vive una giornata da incubo sui 323 chilometri di speciale iniziati e terminati a San Juan de Marcona.

Il suo calvario inizia pochi km dopo la partenza, quando un problema elettrico blocca la sua macchina per quasi 40 minuti. Il campionissimo francese poi riesce a ripartire, lanciandosi in una poderosa quanto disperata rimonta: a ogni parziale rosicchia infatti secondi e minuti a ogni rivale, ma questo non basta a recuperare tutto l’intero svantaggio accumulato.

All’arrivo il ritardo dal vincitore di tappa è solo di 28’27”, che lo costringono però a chiudere solo nono. Dopo essere stato però anche sessantesimo. Capitolo a parte lo merita il primo al traguardo, uno Stephane Peterhansel che si è pienamente riscattato dopo il tracollo della sesta tappa. ‘Mister Dakar’ è apparso sin dalle primissime fasi di corsa il più ispirato del gruppo, ingaggiando una bella battaglia con Nani Roma e seminandolo nel finale: lo spagnolo ha comunque chiuso secondo a 4’33”.

Terzo un ottimo Carlos Sainz, che senza un inizio problematico si sarebbe forse anche potuto aggiudicare la tappa, chiusa invece a 9’28”. Quarto al traguardo un sornione Nasser Al-Attiyah, leader della classifica generale che si è potuto permettere una giornata senza strappi dato il grande vantaggio sui rivali accumulato sin dal primo giorno. Fin qui una Dakar praticamente senza sbavature per il qatariota.

Roadbook sbagliati alla Dakar 2019: Daniel Elena annuncia il ritiro

Scoppia la polemica alla Dakar 2019, dopo la vittoria della quinta tappa da parte di Sebastien Loeb e prima della giornata di riposo che spezza la competizione sudamericana. Come abbiamo anticipato, l’equipaggio francese si è riscattato dopo una giornata in cui avevano sofferto molto a causa di tre forature, che hanno causato oltre dodici minuti di ritardo dal leader della classifica generale Nasser Al-Attiyah. Alla fine della giornata, il navigatore Daniel Elena ha pubblicamente e duramente criticato l’organizzazione della Dakar 2019 per i molti errori commessi nel roadbook. Elena ha anche detto che lui e Sebastien continuano a correre solo per rispetto degli sponsor.

“Siamo contenti di come stiamo viaggiando, ma per nulla del roadbook. La nostra velocità e il lavoro fatto con Seb sono perfetti. Abbiamo anche vinto oggi, ieri il nostro passo era molto simile, ma abbiamo forato tre volte e abbiamo chiuso la tappa sul cerchione facendo così venti chilometri. Il momento peggiore per noi è stata la terza tappa: il roadbook dell’organizzazione era disastroso e, infatti, in tanti ci siamo persi”, ha detto Elena. Il navigatore di Loeb ha aggiunto che: “Sarà probabilmente l’ultima edizione della Dakar a cui prenderò parte”. Non è più convinto di voler continuare. Non ritratta neppure dopo aver vinto la tappa. E Loeb? Seb capisce la sua rabbia…

Dakar 2019, Peterhansel: ‘Come una neve polverosa che ci bloccava’

Nonostante fosse stato sostanzialmente alle calcagna di Nasser Al-Attiyah dall’inizio della giornata, Stéphane Peterhansel ha commesso un errore a trenta chilometri dal traguardo e, di conseguenza, ha perso 24 minuti dal leader del rally. A metà percorso, il pilota della Mini occupava il secondo posto in classifica generale, a 26 minuti da Al-Attiyah. “Una buona giornata, a parte a 30 chilometri dal traguardo quando siamo rimasti bloccati. Era come polvere, come neve polverosa. Solo un metro fuori e la macchina era completamente bloccata. Non è stato possibile spostare la macchina. Quindi, abbiamo aspettato Nani Roma e lui ci ha tirato fuori. Successivamente siamo ripartiti ma decisamente penalizzati”.

Dakar 2019: Sebastien Loeb vince ad Arequipa e stacca i rivali

Sébastien Loeb ha conquistato la sua seconda vittoria di tappa ad Arequipa dopo Lima al termine di una giornata speciale in cui ha guidato magistralmente. Il francese ha preso le misura dei suoi rivali e li ha lasciati nella sua scia, battendo il leader della classifica generale Nasser Al-Attiyah di oltre 10 minuti. L’auto di Stéphane Peterhansel è rimasta immobile per più di 5 minuti dopo 478 chilometri di prova speciale, in un punto in cui anche Sébastien Loeb, Nasser Al-Attiyah e nani Roma si sono fermati. Tuttavia, è Peterhansel che sembra aver perso più tempo di tutti.

Sin dall’inizio sembrava che Sébastien Loeb avesse stretto il coltello tra i denti. Il pilota Peugeot continuava ad aumentare il gap sui suoi rivali. Al CP3 era in vantaggio di 11 minuti su Nasser Al-Attiyah e di 13 minuti su Stéphane Peterhansel. Alla fine, Peterhansel è arrivato quarto dietro a Roma e 26 minuti dietro al vincitore della tappa Loeb, ma soprattutto il pilota Mini ha tagliato il traguardo 16 minuti dietro Nasser Al-Attiyah, perdendo molto tempo negli ultimi chilometri, il che significa che è distanziato da il Qatar in classifica generale.

 

Dakar Rally 2019: ecco tutte le curiosità e il video del percorso

Mancano pochi giorni al via della Dakar 2019 che quest’anno si correrà esclusivamente in Perù. Si parte il 7 gennaio da Lima, per poi chiudere il 17 gennaio sempre nella capitale peruviana dopo 5500 chilometri di percorso prevalentemente con sabbia e dune. Al via 334 equipaggi, con la maggior parte dei concorrenti che proprio in queste ore stanno partendo per il Sud America. Tra i grandi favoriti, lo spagnolo Carlos Sainz, campione in carica e che in questa edizione farà parte dello squadrone delle Mini che schierano oltre a Sainz, anche i francesi Peterhansel e Despres. Loeb, umilmente, si tira fuori dalla lotta per la vittoria.

Loeb con la sua 3008 DKR, lo squadrone Mini con tre buggy due ruote motrici, la sfida lanciata da Toyota. Sono i nomi da seguire, candidati alla vittoria della Dakar 2019 ai blocchi di partenza. Da Peugeot a Mini, progetto tutto nuovo, in una fase di relativa gioventù, essendo la seconda edizione corsa dal buggy, El Matador afferma: “Dal mio punto di vista abbiamo la squadra più forte che sarà alla Dakar 2019. Credo e mi auguro che Mini sia orgogliosa di questo equipaggio”. Sainz, Peterhansel e Despres, i fantastici tre del team X-Raid Mini che andranno a lottare per la vittoria, obiettivo unico da inseguire: “E’ chiaro che puntiamo a essere in lotta per la vittoria, io, Stephane e Cyril. Penso abbiamo fatto tutto il possibile nella fase di preparazione per metterci in una buona posizione”.

Senza un ottimo spirito di squadra non puoi avere successo e noi lo abbiamo. Abbiamo condiviso l’approccio e altissimi standard sull’assetto delle macchine, questo fa sì che sia più facile per il team, visto che lavoriamo tutti insieme per preparare alla perfezione la macchina in vista della gara”. Preparativi passati dai contrattempi tecnici avuti nel recente test in gara in Marocco, “dove non abbiamo potuto mostrare tutto il potenziale. Il team ha lavorato sodo e sui dettagli per rendere la macchina più competitiva possibile. Abbiamo sviluppato il mezzo e ci troveremo nella condizione di poter difendere il titolo e lottare per la vittoria, questo è l’obiettivo. Come si sa ci sono tante sorprese, abbiamo fatto tantissimi chilometri per ottenere l’affidabilità a prova di bomba e credo siamo preparati. Una volta che porti l’auto al livello che ritieni giusto, vai in cerca dell’affidabilità e speri che non si rompa nulla, è la cosa più importante alla Dakar”.

All’inizio dicevamo di Loeb che si tira fuori, ma solo perché quest’anno corre da privato. L’avventura nel rally raid più duro e famoso al mondo iniziò per Loeb due anni fa orsono: era il 2016 e il francese salì a bordo della Peugeot 2008 DKR16 assieme al fidato codriver Daniel Elena, compagno di scorribande lungo i nove titoli consecutivi nel WRC e in tante altre competizioni (se si esclude la volta del record centrato alla Pikes Peak e le incursioni nel Rallycross e nel WTCC). Si trattava dell’inizio della liaison tra l’alsaziano e la casa del Leone alla Dakar, che lo avrebbe condotto anche a competere nel WRX con il Team Peugeot Hansen.

E poi c’è Mitsubishi. Nonostante i team di lavoro di Mitsubishi Motors non siano più coinvolti nel motorsport, la gloria e la reputazione portati dalle dodici vittorie nella Dakar e dai cinque titoli WRC (tra gli altri) continuano a non far passare inosservato il Brand giapponese nel mondo sportivo. A questo proposito i distributori locali hanno sempre giocato un ruolo importante, dalla fondamentale decisione presa all’inizio degli anni Ottanta da Sonauto in Francia di entrare nel Rally di Dakar con l’allora nuovissimo Pajero, al supporto offerto oggi da Mitsubishi Motors Spagna alla pilota eroina locale, Cristina Gutierrez, con la sua Eclipse Cross racer (T1 proto) alla Dakar 2019, dal 6 al 17 gennaio 2019.

La nuova Mitsubishi Eclipse Cross sfrutta un motore da 340 CV scaricati sulla trazione 4WD FULL TIME, abbinata al differenziale centrale meccanico e al Differenziale a slittamento limitato (Anteriore&Porteriore), il tutto gestito da un cambio sequenziale a sei marce. Insieme al suo copilota Pablo Huete, pilota spagnolo ventiseienne – ambasciatore del programma di sicurezza Vial Fun del Santander Consumer Finance – affronterà un’edizione che promette di essere ardua almeno quanto le precedenti con 5.000 chilometri da correre distribuiti in dieci tappe, di cui il 70% sulla sabbia. Fissando l’obiettivo per sé stessa di arrivare tra i primi 20 piloti, Cristina Gutiérrez entrerà alla 41a edizione del Rally di Dakar con la racer Mitsubishi Eclipse Cross T1.

Ma non solo. Un altra novità è rappresentata da Geely, che prenderà parte all’edizione 2019 della Dakar. Il costruttore cinese sarà al via con un buggy alimentato a metanolo nell’evento che per la prima volta nella sua storia si disputerà in un solo Paese: in Peru. Guidata da Wei Han, entrato a far parte di Geely Group Motorsports nel 2016, al momento non si hanno indicazioni su quale modello sia stata realizzata la vettura progettata da Geely. La scelta del metanolo rispecchia gli investimenti di Geely sull’alcol più semplice, considerato un carburante pulito ed efficiente. Rispetto alla benzina o al gasolio, produce infatti meno emissioni di particolato e brucia in modo più efficiente consentendo ai veicoli di ottenere prestazioni migliori ed essere più rispettosi dell’ambiente. Il veicolo da rally raid è solo l’ultima innovazione del gruppo sulla tecnologia a metanolo.

 

Alla Dakar 2019 anche un pilota con sindrome di Down

Padre e figlio insieme in gara alla Dakar 2019, la corsa automobilistica più difficile al mondo. Nulla di particolarmente straordinario se non fosse che il ventiquattrenne Lucas Barròn, figlio di Jacques, ha la sindrome di Down. A darne notizia è il quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Un nuovo passo nell’abbattimento delle barriere proprio nel rally simbolo di forza e determinazione. Nelle edizioni precedenti hanno partecipato alla Maratona del deserto piloti portatori di handicap, che nonostante le loro menomazioni, hanno compiuto imprese straordinarie.

Questa volta tocca a Lucas, che farà da copilota al padre. “Se vuoi fare qualcosa di speciale, lavora duro e arriverai alla meta” dice il giovane. Lucas e il padre si sono preparati a lungo per questa sfida.”Lui è gli occhi della macchina, ha il compito di segnalare se ci sono altri veicoli in arrivo o ostacoli improvvisi. Questa non è una pista, bisogna davvero avere un bravo copilota per evitare gli incidenti” spiega Jacques. La Dakar, il rally più pericoloso e lungo del mondo, si terrà interamente in Perù, patria di Lucas, dal 6 al 17 gennaio 2019. Il tutto mentre in Italia non rinnovano la licenza H disabili a Francesco Cozzula, che fino a ieri ha sempre corso.

Yokohama Spagna alla Dakar con Ssang Yong Rexton DKR

Yokohama Spagna ha partecipato alla sfida della Dakar 2018 – la 40° edizione – insieme allo Ssang Yong Spain Team e al suo veicolo Tivoli DKR, che, equipaggiato con il Geolandar M/T G003 è riuscito a concludere la dura corsa in Sud America in una posizione meritoria. Il prossimo 6 gennaio il team Ssang Yong tornerà a prendere parte alla 41° edizione della Dakar e la vettura sarà guidata da Óscar Fuertes e dal suo copilota, Diego Vallejo, in una gara impegnativa che si svolgerà dal 6 al 17 gennaio, esclusivamente in Perù.

La gara inizierà e finirà nella città di Lima. Durante le dieci tappe le squadre viaggeranno per un totale di 5.000 chilometri, di cui il 70% saranno sabbia e dune. Per il 2019 il team sponsorizzato da Yokohama disporrà di un nuovo veicolo, lo Ssang Yong Rexton DKR, che sarà equipaggiato con pneumatici Yokohama Geolandar M/T G003, in 37×12,5 dimensioni R 17.

Il veicolo è stato sviluppato interamente in Spagna e dispone di un motore a benzina V8 da 6.2 litri appositamente preparato per la competizione e offre 450hp. Il Geolandar M/T G003 è il pneumatico fuoristrada della gamma Geolandar per SUV e Pick Up del produttore giapponese di pneumatici premium Yokohama. Offre prestazioni estreme in scenari fuoristrada, dal fango alle rocce, allo sporco e alla ghiaia. Il battistrada del Geolandar M/T G003 include una grande rete di blocchi e lamelle sequenziali che aiuta il pneumatico a ottenere una trazione eccellente su varie superfici fuoristrada.

Inoltre, il Geolandar M/T G003 ha un fianco rinforzato con un blocco aggressivo sul lato superiore del pneumatico. Questo blocco aumenta la resistenza a tagli e usura. “Questo è un aspetto importante perché, rispetto ad altri marchi prestigiosi, il nostro pneumatico è uno dei pochi che non si sono forati e di cui sono state necessarie meno unità per completare la gara quest’anno” – ha dichiarato Víctor Manuel Cañizares, vicepresidente e direttore vendite e marketing di Yokohama Iberia. “Nell’ultima edizione meno del 50% dei concorrenti ha terminato il tragitto, il che significa che i nostri pneumatici hanno contribuito a finire la gara.”

Dakar Rally 2019 pronta al via: il programma di gara

E’ di nuovo tempo di Dakar. L’edizione 2019 del raid più massacrante del mondo, avrà una grande novità, l’ennesima. Si correrà solamente in Perùdieci tappe per un totale di 5500 chilometri con partenza ed arrivo nella capitale, Lima. Il programma è lunghissimo e sarà reso complicato da un aspetto: il 70% del percorso si snoderà tra le dune del deserto. Gli equipaggi al via saranno ben 334 in totale, con 167 per quanto riguardano moto e quad, 126 per le auto, 41 per i camion. Nel complesso, dunque, avremo meno tappe ma più chilometri, con diversi tratti veramente selettivi e una lunghezza totale che farà la differenza. E poi, non va dimenticato, ogni duna del deserto potrebbe rappresentare una insidia. Al momento non c’è certezza su chi, in Italia, trasmetterà l’evento: Mediaset, Rai, Sky Sport ed Automoto TV garantiranno highlights e sintesi.

L’edizione 2019 della Dakar, infatti, non era partita con il piede giusto. Il forfait di Bolivia per incomprensioni con le istituzioni sul tracciato di gara, il conseguente abbandono dell’Argentina per motivi economici (e poi senza la Bolivia arrivare nel Paese con capitale Buenos Aires comportava più di un problema organizzativo), l’addio di Marc Coma, deux ex machina del percorso, e la necessità di nominare un nuovo direttore sportivo: tutto sembrava remare contro l’undicesima volta del Sudamerica come teatro della Dakar, dopo il trasferimento dall’Africa nel 2008.

E invece, dopo che Cile ed Ecuador si sono chiamati fuori, la Aso (l’organizzazione dietro all’evento e che sovraintende altri appuntamenti sportivi di livello internazionale, come il Tour de France, la Vuelta, classiche come la Parigi Roubaix, la Freccia Vallone, la Liegi e via discorrendo, solo per restare al ciclismo) ha trovato una sponda amica nel Perù, che ha tolto le castagne dal fuoco ed è diventato sede unica della Dakar 2019.

L’edizione che scatterà il prossimo anno prevede 10 tappe in tre aree di gara per un totale di 5.500 km, caratterizzati in gran parte dal terreno sabbioso del deserto, mentre 3.000 di essi saranno competitivi: una distanza globale più corta rispetto agli anni precedenti per ovvi motivi. Le dune, presenti al 70% sul percorso totale, saranno quindi le grandi protagoniste della Dakar 2019 in un tracciato circolare che si apre e si chiude a Lima, dopo dieci giorni di gara.

‘Etienne Lavigne: ‘Non sarà una Dakar a prezzo scontato’

Il direttore della gara, Etienne Lavigne, ha assicurato che non sarà una Dakar a prezzo scontato rispetto agli anni precedenti, ma sarà ancora una volta garantita la difficoltà che solo una Rally Raid come questo può garantire. Anzi, nonostante il teatro della competizione sarà il solo Perù, non mancherà una varietà di situazioni e di sfide diverse che affronteranno gli equipaggi, ha assicurato Lavigne, che ha sottolineato al tempo stesso l’importanza di sabbia e dune, «un tuffo nel cuore del DNA della Dakar» e che solo l’anno scorso, nel territorio peruviano, sono costate più di 40 ritiri.

Si parte quindi da Lima per poi sviluppare la dieci giorni di gara nel sud del Paese, nella zona della regione di Ica dove è presenta una vasta area desertica costiera. Per gli equipaggi sulle auto le difficoltà arriveranno già dalla seconda tappa, la Pisco–San Juan de Marcona, in cui verranno chiamati ad aprire la strada (e non le moto o i quad): di conseguenza i navigatori avranno il loro bel da fare nel guidare i piloti accanto a loro nell’abitacolo su un tracciato non segnato dai veicoli a due ruote.

Torna inoltre il format della Marathon: nelle tappe 4 e 5 gli equipaggi non potranno contare sull’assistenza di gara, di conseguenza per qualsiasi imprevisto dovranno provvedere da soli. Tra queste due tappe verranno organizzati dei bivacchi specifici per i vari mezzi, e gli equipaggi si ricongiungeranno con i loro team e l’assistenza dedicata nel giorno di riposo. Introdotte alcune novità geografiche, come la regione di Arequipa, e regolamentari, con il rientro in gara dalla sesta tappa – dopo il giorno di riposo – dei partecipanti dovutisi ritirare precedentemente: in quel caso però verranno inseriti in una classifica apposita, separata dal resto degli equipaggi in lotta per la Dakar e mai ritiratisi. Questo però varrà per le auto, i camion e i Side by Side, che competeranno quindi in una gara parallela e non potranno mai partire dalle prime 25 posizioni delle tappe che affronteranno. Da citare inoltre la tappa 8, la Super Ica, che vedrà al via un ordine di partenza che combinerà i 10 migliori partecipanti su moto ed auto e i 5 migliori della categoria camion, sulla base della classifica della tappa precedente.

Programma di gara della Dakar Rally 2019

6 gennaio: Podio di partenza a Lima

7 gennaio: tappa 1, Lima-Pisco (331 km, 84 di speciale)

8 gennaio: tappa 2, Pisco-San Juan de Marcona (554 km, 442 di speciale)

9 gennaio: tappa 3, San Juan de Marcona-Arequipa (799 km, 331 di speciale)

10 gennaio: tappa 4 (Marathon), Arequipa-Moquegua (511 km, 352 di speciale per le moto e i quad) e Arequipa-Tacna (664, 352 di speciale per vetture, camion e SxS)

11 gennaio: tappa 5 (Marathon), Moquegua-Arequipa (776 km, 345 di speciale per moto e quad) e Tacna-Arequipa (714 km, 452 di speciale per auto, camion e SxS)

12 gennaio: giorno di riposo ad Arequipa.

13 gennaio: tappa 6, Arequipa-San Juan de Marcona (839 km, 317 di speciale per moto e quad, 810 km, 291 di speciale per auto, camion e SxS)

14 gennaio: tappa 7, San Juan de Marcona-San Juan de Marcona (387 km, 323 di speciale)

15 gennaio: tappa 8, San Juan de Marcona-Pisco (576 km, 361 di speciale)

16 gennaio: tappa 9, Pisco-Pisco (410 km, 313 di speciale per moto, quad, vetture e SxS, 408 km, 311 di speciale per i camion)

17 gennaio: tappa 10, Pisco-Lima (358 km, 112 di speciale)

Dakar 2019: cinque Mini John Cooper Works Rally X-Raid al via

Mini Motorsport X-Raid ha annunciato l’intenzione di schierare cinque Mini John Cooper Works Rally alla quarantunesima edizione della Dakar, dal 6 al 17 gennaio 2019. I cinque veicoli hanno già completato i test pre Dakar e ora sono in rotta verso il Perù, in Sud America, il teatro scelto per il più duro evento di cross country a lunga distanza nel calendario dei rally del 2019. Le cinque Mini JCW Rally e le MiniFamily sono pronte per la sfida dei paesaggi desertici e delle zone montuose del deserto peruviano. Nel corso del calendario dei rally del 2018, l’X-Raid ha supportato le auto e gli equipaggi con un anno di successi.

Il Silk Way Rally 2018, gara russa, è stata una delle due vittorie importanti per Yazeed Al-Rajhi e il suo co-pilota Timo Gottschalk, il secondo vincitore del Rally Kazakistan. L’accoppiata spagnola di Joan “Nani” Roma e Alex Haro ha vinto tre vittorie nel 2018: Baja Portalegre 500, Gara del deserto turkmeno, Baja ungherese. In quanto ex vincitore della Dakar in entrambe le categorie (2014) e motociclistico (2004), Roma è ancora affamato di vittorie. Proprio alla Dakar.

Sventolando la bandiera Argentina con una terza Mini JCW Rally ci sarà l’equipaggio composto da Orlando Terranova e Ronnie Graue. La loro vittoria del 2018 nel deserto Desafío Inca li dà buone speranze per la Dakar 2019, dove caldo e sabbia saranno fondamentali per determinare i primi classificati nelle prime fasi. Ad unirsi agli equipaggi di cui sopra sarà il duo esperto di Boris Garafulic e il copilota Filipe Palmeiro. Tutti e quattro gli equipaggi correranno a Dakar sotto la bandiera del X-Raid mini JCW Rally Team.

La quinta Mini JCW Rally a correre alla Dakar sarà con la squadra Orlen X-Raid Team di Jakub “Kuba” Przygonski e il co-pilota Tom Colsoul. Quattro vittorie in nove gare hanno aiutato Przygonski ad assicurarsi il titolo del Campionato del Mondo Cross Country Rally 2018. E con questo in mente, la giovane stella polacca è più che pronta per la Dakar del 2019.

Jakub Przygonski ha detto che “il mio obiettivo per gennaio è di fare meglio di quello che ho fatto alla Dakar del 2018. Ho concluso quindicesimo nella mia prima Dakar, settimo nel 2017 e quinto lo scorso anno. Tom e io siamo veloci e abbiamo trovato un buon ritmo nel corso della stagione. Abbiamo completato molti chilometri negli ultimi mesi e siamo pronti per la lotta”, racconta a RS Rally e Slalom.

Sven Quandt Ceo della X-Raid spiega a RS Rally e Slalom che hanno “una schiera impressionante nelle nostre vetture Mini John Cooper Works Rally. Nani ha già vinto la Dakar una volta con noi e Kuba è molto determinato dopo la sua vittoria in Coppa del Mondo. Ha imparato molto in questa stagione e maturato come pilota. È certamente in grado di causare lo strano turbamento. E sottovaluti Yazeed e Orly a tuo rischio e pericolo. Sono entrambi molto veloci e, se evitano qualsiasi problema, sono potenziali primi cinque piloti. Abbiamo lavorato insieme a Boris per molto tempo. Spero che entri nella top ten questa volta. Finora, è sempre mancato”.