Dani Sordo, Giappone 2022

Caos in Giappone: incendio previsto e difficoltà negli interventi

Non è stata solo la macchina organizzativa ad andare in tilt. Anche la squadra Hyundai ha mostrato tutti i suoi limiti. Tra addetti ai lavori, ci si domanda: ma cosa lo prendi e paghi a fare un pilota professionista se poi non lo ascolti? Ed è la stessa domanda che non pochi cronisti si sono posti fino alle recenti dimissioni di Tanak.

Il Rally del Giappone già sulla PS2 ha mostrato molte delle sue criticità organizzative. Se da un lato era tutto sembrato molto folkloristico, tipo rally anni ’80, con vetture a bordo prova e tanti altri problemi creati da un pubblico che forse neppure si è tentato di riordinare, dall’altro, quando è andata a fuoco la i20 Rally1 di Dani Sordo, il tempo di intervento dei vigili del fuoco è stato reso enormemente lungo dalle difficoltà che i mezzi di intervento hanno trovato sulla loro strada. Per fortuna, sia Sordo che il copilota Candido Carrera sono riusciti a scendere dall’auto in tempo.

Ma c’è di più. Non è stata solo la macchina organizzativa ad andare in tilt. Anche la squadra Hyundai ha mostrato tutti i suoi limiti. Tra addetti ai lavori, ci si domanda: ma cosa lo prendi e paghi a fare un pilota professionista se poi non lo ascolti? Ed è la stessa domanda che non pochi cronisti si sono posti fino alle recenti dimissioni di Tanak.

Dani Sordo ha dichiarato che già “allo shakedown sentivo forte odore di benzina. Al team l’ho detto più volte. E questo forte odore di benzina ho continuato a sentirlo anche dopo. L’ho ridetto al team. Anche mentre mi avvio verso la PS in cui è scoppiato l’incendio. Nel trasferimento era troppo forte l’odore. Dopo pochi chilometri, infatti, è andato tutto a fuoco”.

Secondo le prime ricostruzioni, che attendono conferma ufficiale, potrebbe essere stata la batteria a fare scaturire l’incendio grazie alla complicità dei vapori di benzina (che sono altamente infiammabili oltre che tossici) di cui si era impregnato l’abitacolo delle Hyundai i20 Rally1.

Un comportamento non molto diverso era già accaduto quando il team Hyundai aveva ignorato le segnalazioni del giovane Oliver Solberg, che poi era finito in ospedale intossicato dai fumi che entravano nell’abitacolo della sua vettura.

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