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Il Silk Way Rally scarta Cina e Kazakistan: tutto in Russia

A causa dell’emergenza mondiale coronavirus cambia il Silk Way Rally 2020. A tutela di iscritti, team, organizzatori e addetti ai lavori, gli organizzatori del raid si sono riuniti per studiare un percorso alternativo. Si è deciso di cancellare alcune tappe e di inserirne nuove. Noto anche come Rally della Via della Seta, il Silk Way Rally è stato al momento confermato. Non si correrà più in Kazakistan e in Cina, ma completamente in Russia.

Vladimir Chagin, direttore del Silk Way Rally, spiega che “le modifiche apportate sono state dettate da un comune senso di responsabilità. L’obiettivo principale è stato raggiunto: confermare la gara rispettando le condizioni di sicurezza e di tutela della salute. Il nuovo programma sarà sempre di alto livello e permetterà agli sfidanti di confrontarsi nei luoghi più suggestivi della Russia”. Certo, se il coronavirus dovesse estendersi anche in Russia tutto dovrebbe essere rimesso in discussione.

Frederic Lequien, il direttore sportivo, ha evidenziato l’aspetto positivo di questo cambiamento sottolineando che è stato mantenuto alto il livello di competitività, i trasferimenti e la logistica sono stati semplificati. Il Silk Way Rally 2020 ha cancellato le sfide previste in Kazakistan e in Cina, spostando tutto nel territorio della Confederazione Russa. Si partirà il 3 luglio da Mosca e si arriverà l’11 a Kazan, per un totale di otto tappe che avranno una lunghezza totale di 4.200 chilometri, di cui 2.700 saranno di prove cronometrate.

Salta il Panda Raid di Macconi-Masi per il corona virus

Salta”, a seguito del Coronavirus, la partecipazione dei portacolori della scuderia New Racing for Genova Roberto Macconi e Furio Rossano Masi al prossimo Panda Raid 2020, in programma in Marocco dal 6 al 14 marzo e riservato alle popolari berlinette Fiat immatricolate prima del 2003.

“Già nei giorni scorsi – commenta laconicamente il pilota genovese Roberto Macconi – ci avevano fatto capire di non essere desiderati, poi è arrivata una mail che, in pratica, confermava tutte le problematiche che avrebbe potuto comportare la nostra eventuale partecipazione e, ovviamente, quella di tutti gli equipaggi italiani”.

Roberto Macconi e Furio Rossano Masi, quindi, non parteciperanno alla gara africana. Con loro anche gli altri quattro equipaggi del gruppo imperiese del West Liguria Team, ossia Marco Lanteri – Pino Fiore, Dirk e Mike Schram, Sergio Morabito – Tania Galvan e Valerio Fiore – Gabriele Gagliostro. “Abbiamo già bloccato la nostra bisarca – aggiunge uno sconsolato Macconi – che avrebbe dovuto portare in Marocco undici vetture, le cinque Panda liguri più quelle degli equipaggi di Torino e Piacenza. Neppure il gruppo di Roma prenderà parte alla manifestazione”.

Carlos Sainz Re della Dakar Rally a 57 anni suonati

A testimonianza che per certi campioni l’età è spesso un dettaglio, a 57 anni Carlos Sainz ha vinto l’edizione numero 42 (la prima disputata in Arabia Saudita) della Dakar Rally nella categoria auto, al volante di una Buggy Mini.

Per il pilota spagnolo, primo in classifica dopo dodici giorni di gara e 9.000 chilometri di sabbia rovente percorsa, si tratta del terzo successo in carriera, ottenuto con la terza vettura di marche diverse. Una Mini, come detto, mentre nel 2010 trionfò su Volkswagen e due anni fa su Peugeot.

Al secondo posto nonostante la vittoria nell’ultima tappa, la Haradh-Qiddiya di soli 167 chilometri, si è piazzato il vincitore uscente: il principe qatariota Nasser Al-Attiyah, staccato di 6’21”, a bordo di una Toyota Hilux. Ultimo gradino del podio per il francese Stephane Peterhansel, sempre su Mini, con un ritardo di quasi 10 minuti (9’58”).

C’era attesa per la prima partecipazione ad una Dakar di Fernando Alonso. L’ex ferrarista, due volte campione del mondo di F1, complici una serie di incidenti e prblemi tecnici alla sua Toyota si è piazzato solo tredicesimo, con un ritardo di oltre 4 ore.

Cronaca di un successo annunciato

El Matador ha matato tutti per la terza volta: dopo i successi nel 2010 e nel 2018, Carlos Sainz fa sua anche la Dakar 2020, corsa in Arabia Saudita. Non che ci fossero molti dubbi alla vigilia, soprattutto dopo l’accorciamento della 12esima e ultima tappa ai soli 167 km di prova speciale.

Il pilota della Mini ha gioco facile a gestire i 10′ di vantaggio in classifica generale e può permettersi di non spingere nella Haradh-Qiddiya. Arriverà a 3’56” dal leader di giornata, quel Nasser Al-Attiyah che l’anno scorso festeggiava e che invece deve cedere lo scettro al veterano spagnolo, con cui si congratula al traguardo.

Il qatariota si deve accontentare della seconda piazza (+6’21”), avendo dato 3’31” a Stephane Peterhansel: Mr. Dakar finisce dunque terzo in classifica generale (+9’58”). La tappa vede le ottime prestazioni di Yasir Seaidan, secondo a 1’32”, Orlando Terranova, terzo a 3’16” e soprattutto di Fernando Alonso.

L’asturiano è quarto al traguardo con 3’25” di ritardo, chiudendo al 13esimo posto una corsa che lo ha visto protagonista nel bene e nel male, tra ottimi piazzamenti e qualche episodio sfortunato di troppo, come la rottura della sospensione nella seconda tappa o il capottamento nella decima.