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Prova di affidabilità Suzuki all’Italian Baja

Grande prova di affidabilità per Suzuki all’Italian Baja Internazionale, la gara friulana 5° appuntamento del Campionato Italiano Cross Country Rally & SSV valido per la FIA World Cup ed European Cup. Particolarmente dura e selettiva la gara che si è svolta su un percorso ricavato sui greti dei fiumi Cellina, Meduna e Tagliamento, che ha creato diversi problemi per la maggior parte degli equipaggi in gara.

Sconosciuti i problemi di resistenza per gli equipaggi Suzuki. Lorenzo Codecà e Mauro Toffoli sulla Gran Vitara della classe regina T1, hanno chiuso al secondo posto assoluto. Ha inseguito con fatica e merito il pluri campione milanese driver ufficiale Suzuki, che ha, come di consueto, condiviso la sempre affidabile Gran Vitara con l’impeccabile navigatore pordenonese. Gli attacchi al vertice alla portata dell’equipaggio della casa giapponese sono stati rallentati dal raggiungimento di avversari più lenti sul percorso e tanta polvere nell’abitacolo della Gran Vitara, che ha continuamente offerto il massimo del potenziale.

“Potevamo ambire a molto di più. Il potenziale della Gran Vitara ed il nostro c’era tutto, la Suzuki è sempre perfetta ed affidabile!”- ha dichiarato Codecà al traguardo. Sfuggito il podio all’equipaggio di casa formato da Federico Crozzolo e Paolo Pasian, che hanno confermato tutta la fiducia nel marchio giapponese, nonostante il cedimento di un semiasse li abbia fatti scivolare indietro sull’ultimo settore.

Andrea Luchini e Piero Bosco hanno vinto la classifica tricolore di gruppo T2, la categoria dei veicoli di serie, ma soprattutto il Suzuki Challenge, sulla indistruttibile Suzuki Grand Vitara, che nemmeno un capottamento sul primo crono del sabato è riuscito a rallentare. Il pronto intervento degli uomini Suzuki e la resistenza della vettura hanno permesso al toscano ed all’emiliano di vincere il monomarca ed il gruppo. Secondi sul podio di Suzuki Challenge Mauro Cantarello ed il locale Francesco Facile, anche loro su Suzuki Grand Vitara, nonostante abbiano dovuto rinunciare all’ultimo crono dopo i danni all’anteriore seguiti al primo settore del sabato

All’Italian Baja trionfano Sergio Galletti e Giulia Maroni

L’Italian Baja, secondo appuntamento friulano del Campionato Italiano Cross Country Rally & SSV è stato l’8° round della FIA World Cup ed European Cup. La competizione organizzata dal Fuoristrada Club 4×4 Pordenone, si è rivelata in tutta la sua durezza e selettività con i lunghi settori selettivi ricavati sul greto dei Fiumi Cellina, Meduna e Tagliamento, ricchi di insidie di ogni genere che hanno impegnato a fondo uomini e mezzi.

La gara valida come 5° appuntamento del Campionato Italiano Cross Counytry Rally ha sancito la vittoria di Sergio Galletti e Giulia Maroni che sulla Toyota Hilux Overdrive di gruppo T1, curata dall’R-Team, hanno conquistato il titolo di Campioni Italiani Cross Country Rally 2021. Il pilota emiliano insieme alla brava co-pilota ha dominato entrambe le giornate aggiudicandosi i decisivi punti della prima con coefficiente 3 e della seconda con coefficiente 2, firmando lo scratch in tutti i settori selettivi.

Ha inseguito con fatica e merito Lorenzo Codecà, il pluri campione milanese driver ufficiale Suzuki ha come di consueto condiviso la sempre affidabile Gran Vitara con il pordenonese Mauro Toffoli. Gli attacchi al vertice dell’equipaggio della casa giapponese sono stati rallentati dal raggiungimento di avversari più lenti sul percorso e tanta polvere nell’abitacolo della Gran Vitara, che ha continuamente offerto il massimo del potenziale.

Terza posizione in caparbia rimonta per il milanese Gabriele Seno navigato sull’agile e generosa Fiat Panda in versione Dakar, da Denis Piceno. Il duo ha attaccato soprattutto nel secondo settore del sabato, dopo qualche errore di tropo sul primo, conquistando a suon di salti e guadi affrontati con decisione la meritata posizione da podio.

A ridosso dei primi tre gli emiliani Andrea Tomasini ed Angelo Mirolo, in sintonia crescente sulla muscolosa BMW M6 della Jazz Tech nonostante qualche noia emersa sul finale. Quinta posizione finale tra i veicoli preparati del gruppo T1 per l’equipaggio di casa Andrea Castagnera e Denis Dorigo che hanno pensato a non eccedere sulla Nissan Navarra, auto che si è sempre ben comportata.

Successo particolarmente faticoso quello ottenuto in gruppo T2 veicoli di serie, dal toscano Andrea Luchini e dall’emiliano Piero Bosco sulla Suzuki New Gran Vitara. L’equipaggio della Tempo ha mantenuto il comando nonostante un capottamento sul primo settore del sabato, sentito poco dalla sempre affidabile New Gran Vitara e prontamente risolto dal team in assistenza. Seconda piazza con rientro sul finale per i cugini Alessandro e Marco Trivini Bellini, per l’occasione sulla Mitsubishi Pajero, rientrati sul finale dopo lo stop nella serata di venerdì per noie meccaniche conseguenti ai duri settori iniziali. Terzi sul podio di categoria Mauro Cantarello ed il locale Francesco Facile, anche loro su Suzuki New Gran Vitara, che hanno dovuto rinunciare all’ultimo crono dopo i danni all’anteriore seguiti al primo settore del sabato.

Amerigo Ventura e Mirko Brun su Yamaha YXZ1000R sono stati i mattatori della 7° gara di Campionato Italiano Side by Side. Il pilota piemontese ed il giovanissimo co-pilota che ha giocato in casa, hanno ottenuto temi di spicco anche nell’ambito della classifica assoluta della gara di Coppa del Mondo, grazie ad un mezzo sempre al massimo delle potenzialità. Non hanno mai mollato la presa i leader del tricolore SSV Elvis Borsoi e Stefano Pelloni sulla Can Am Maverick. Il pilota trevigiano ed il navigatore modenese hanno allungato definitivamente le mani sul titolo SSV, ma hanno lottato prima di tutto contro la polvere in sospensione della prima giornata e poi con quella del primo crono della seconda giornata.

Sul settore conclusivo qualche difficoltà nei guadi e poi sul finale il cedimento del differenziale, che hanno reso particolarmente faticosa la trasferta friulana che ha comunque reso punti tricolori preziosi al due veneto – emiliano. Terza piazza per i “veicoli tubolari a due posti” spinti da motori da 1000 cc, per il costante piemontese Valentino Rocco navigato dall’esperto rallista veneto Pietro Ometto sulla Yamaha YXZ1000R, autori di un ottimo finale.

Con il 5° tempo nella classifica Cross Country Rally i polacchi Magdalena Zajac e Michal Ogoòrek hanno ottenuto la miglior prestazione tra le auto del gruppo TH, di meno recente fabbricazione. Pieno di punti tricolori per Giovanni e Francesco Farina su Suzuki Vitara V6, settimi nella classifica generale.

La gara di Coppa del Mondo è stata vinta dal saudita Mohammed Yazeed Ajrajhi, che ha bissato il successo italiano del 2014, navigato dal russo Michael Orr, seguiti dai portoghesi Tiago Reis e Valter Cardoso, terzi il lituano Bendiktas Vanagas e il portoghese Filipe Palmeiro su un podio tutto formato da Toyota Hilux. Mattatore della giornata è stato l’equipaggio polacco formato da Krystzov Holowcyc, già vincitore in Italia nel 2010, affiancato da Lukasz Kurzeja su Mini John Cooper Works Rally.

Arriva Hunter T1+ e Prodrive sogna il successo alla Dakar

Lo scopo principale del nuovo regolamento è bilanciare le prestazioni tra due e quattro ruote motrici, queste ultime molto più suscettibili alle forature con ruote più piccole. Lo scorso gennaio alla Dakar, i piloti Toyota e Prodrive avevano accumulato un numero incalcolabile di forature. A partire dal prossimo settembre, quindi, la Hunter correrà con pneumatici più grandi, maggiore escursione delle sospensioni e una carreggiata più ampia.

Gli pneumatici da 37″ su cerchi da 17″, sostituiscono gli attuali pneumatici da 32″ su cerchi da 16″, con escursione delle sospensioni aumentata da 280 mm a 350 mm e larghezza della scocca aumentata da 2 m a 2,3 m. Nel comunicato stampa di presentazione di questo “nuovo” Hunter, Prodrive ha menzionato numerose modifiche al livello delle sospensioni e della carrozzeria per adeguarsi con precisione a questo regolamento.

Prodrive ha apportato anche una modifica ai cilindri di bordo per renderli più robusti, più leggeri ma anche più efficienti. Il direttore del team BRX Gus Betteli ha dichiarato: “Siamo molto felici che gli organizzatori abbiano corretto la disparità di regolamento tra i buggy e le auto a trazione integrale T1. Le gomme più grandi avevano un vantaggio su terreni accidentati”.

“Abbiamo imparato molto dal nostro debutto quest’anno e abbiamo messo tutto il nostro know how per migliorare la nostra vettura e crediamo che il nostro nuovo Hunter T1+ sia un significativo passo avanti nello sviluppo del mezzo e nella ricerca costante di tecnologie all’avanguardia. Non vediamo l’ora di tornare in Arabia Saudita a gennaio, dove cercheremo di lottare per la vittoria”.

Sardegna sempre più mondiale: tutti pazzi per l’Extreme E

L’Extreme E sbarca in Sardegna! La notizia bomba è esplosa in tutta la sua potenza. A ufficializzarla è stato Alejandro Agag che ha indicato l’Isola dei Quattro Mori come sostituita dei round in Argentina e Brasile che non si svolgeranno a causa del dilagare della pandemia nelle due Nazioni Sud-Americane. La gara italiana e unica tappa Europea al momento dell’Extreme E si svolgerà dal 23 al 24 ottobre, in una località ancora da definire. Gli organizzatori inoltre sono al lavoro per inserire nel calendario un quinto evento per far sì che il calendario possa essere uguale a quello inizialmente previsto.

Sono lieto di annunciare che l’Extreme E sta finalizzando i piani per gareggiare ad ottobre in Sardegna – ha detto Agag – L’Extreme E è stata costruita intorno all’etica green: gareggiare con veicoli elettrici in ambienti remoti nel tentativo di aumentare la consapevolezza per i problemi del cambiamento climatico e mostrare le prestazioni e i benefici dei mezzi a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, questa crisi non è un problema che colpisce solo quei posti, anche in Nord America e in Europa, tramite l’aumento delle temperature, le ondate di calore e gli incendi, che attualmente imperversano nella stessa Sardegna. Sono alcuni degli ultimi esempi devastanti che abbiamo davanti agli occhi. Insieme ai nostri partner e al comitato scientifico vogliamo usare il potere dello sport per educare sulle cause di questi problemi climatici che si stanno verificando proprio davanti a noi, con l’obiettivo di aprire gli occhi ancora di più sulla necessità per tutti di intraprendere un’azione collettiva, ora, prima che sia troppo tardi.

La conferma dell’arrivo dell’Extreme E in Sardegna arriva anche dalla Regione Sardegna attraverso un portavoce del Presidente della Regione, Christian Solinas. “È in via di definizione l’accordo col presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani e col promotore Alejandro Agag per portare in Sardegna un grande evento qual è l’Extreme E, un appuntamento nel quale la Regione sarà al fianco degli organizzatori per il successo dell’evento”.

Entusiasmo per l’arrivo dell’Extreme E espresso anche da Angelo Sticchi Damiani (Presidente dell’Automobile Club d’Italia) che ha dichiarato: “La capacità di guardare al futuro e di ideare e/o sostenere nuove iniziative che abbiano un orizzonte importante sia dal punto di vista dell’evoluzione tecnica che da quello dello spettacolo sportivo, è da sempre nel DNA dell’Automobile Club d’Italia, che fin dalla sua nascita è stato il “motore” del motorsport”.

Mondiale Cross Country: la Dakar è la prima gara

Nasce un nuovo Campionato Mondiale con al centro la Dakar. La FIA ha infatti annunciato l’avvio del Campionato Mondiale Cross Country, serie con massimo cinque appuntamenti che vedrà come punta di diamante la classica ex africana oggi al via in Arabia Saudita. La serie, che sostituirà la Coppa esistente dagli anni ’90 che non comprendeva però la gara “clou” sarà promossa dall’organizzatore della Dakar, la Amaury Sport Organisation, che realizza anche il Tour De France e la Vuelta di ciclismo oltre alle principali “classiche” come la Parigi-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi.

La categoria vedrà al via le classi T1 e T2 per le auto, T3 e T4 per i veicoli leggeri e T5 per i camion. Il titolo mondiale verrà attribuito per i piloti e costruttori vincitrici dell’assoluta, mentre le altre categorie assegneranno titoli FIA “normali”. Al momento, dopo la cancellazione della Coppa 2020, il campione in carica è restato dal 2019 Stéphane Peterhansel, mentre il primo appuntamento 2021 è stato vinto da Nasser Al-Attiyah e Matthieu Baumel al Rally dell’Andalusia.

Si è trattato di una reazione alla Extreme E di Alejandro Agag? Possibile, vista l’attenzione mediatica che la categoria elettrica sta raccogliendo: assolutamente credibile che si sia voluto capitalizzare sul grande valore storico della Dakar per creare una serie… concorrente.

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Fabian Lurquin il nuovo copilota di Sebastien Loeb

I rumors delle ultime ore, riguardanti il nuovo navigatore di Sébastien Loeb per la Dakar 2022 e le gare rally-raid hanno trovato conferma questo pomeriggio, con la scelta di Fabian Lurquin. Il nove volte campione del mondo rally, ha scelto il co-equiper belga al termine di un “cast” effettuato nei giorni scorsi a Dubai, dove sono stati provati e vagliati diversi profili, tra questi anche Xavier de Soultrait, pilota ufficiale Husqvarna all’ultima Dakar.

“Dopo alcune settimane fatte di discussioni e test con copiloti esperti di #RallyRaid, la mia scelta è ricaduta su Fabian Lurquin. Il suo approccio alla gara e la sua esperienza sul campo mi hanno convinto. La scorsa settimana è stato presentato il percorso della Dakar 2022, un percorso che rende sempre più fondamentale il ruolo del navigatore, questo dettaglio ha ulteriormente sigillato la mia scelta. Con Fabian inizieremo a lavorare fin da subito, per conoscerci al meglio e arrivare pronti a questa gara leggendaria”. Fabian Lurquin ha disputato sette Dakar, la prima partecipazione risale al 2005.

Scoppia la polemica tra Carlos Sainz e Nasser Al-Attiyah

Si è concluso in polemica l’Andalucia Rally 2021, prima tappa valida per il Fia World Cup for Cross Country Rally. L’evento, composto da quattro prove speciali, è stato vinto da Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel con il Toyota Hilux di ultima generazione gestito dalla Nasser Racing. La piazza d’onore è stata conquistata da X-Raid con il Mini JCW Rally 4×4 condotto da Carlos Sainz Sr. e Lucas Cruz, mentre Yazeed Al Rajhi e Dirk Von Zitzewitz sono giunti terzi con il Toyota Hilux preparato dalla Overdrive Racing.

Oltre ai risultati finali, nei giorni successivi, “El Matador” ha voluto sottolineare sui suoi profili social il comportamento antisportivo del pilota e tiratore a volo qatariano vincitore di questa edizione. Nel video, postato su Twitter e Instagram, si può notare come Nasser Al-Attiyah decida di prendere una scorciatoia per accorciare le distanze e guadagnare tempo prezioso. Il qatariano, vincitore di innumerevoli titoli internazionali, taglia letteralmente il tornante passando pericolosamente vicino ad alcuni tifosi rimasti increduli. Questo episodio è avvenuto domenica nell’ultima prova speciale della gara, lunga 340 chilometri.

“E’ stato deludente vedere questo filmato dell’ultima speciale di domenica. Un pilota come Nasser non ha bisogno di barare per lottare per la vittoria”, afferma Sainz Sr. in una storia Instagram. “L’anno scorso è accaduta un episodio simile e quest’anno l’organizzazione (ASO) ha evidenziato che il mancato rispetto del ‘road book’ e del percorso avrebbe comportato una grossa penalià. Purtroppo i commissari sono stati incoerenti”.

Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel hanno battuto Carlos Sainz Sr. e Lucas Cruz di due minuti e 43 secondi. La penalità di due minuti infilitta ai vincitori non è bastata per assegnare la vittoria all’equipaggio spagnolo.

“Il rally andaluso corre su terreni agricoli, terreni privati ​​e aree protette. Saltare il percorso non è solo antisportivo, ma mette anche a rischio le future edizioni di questo meraviglioso rally e, peggio ancora, mette a rischio il pubblico e gli altri concorrenti. Questo tipo di azione non è un buon esempio per il nostro sport. Speriamo che non si ripeta”.

Nonostante le durissime parole del madrileno, il rallista di Doha ha preso sottogamba la questione e ha risposto in maniera ironica al video postato su Twitter da Sainz: “Hahahaha, non essere deluso”.

Alfano-Rossi fanno il pieno di punti al Vermentino

Tre settori selettivi sui quattro previsti, ciascuno da 36,7 Km, hanno caratterizzato la Baja Vermentino Terre di Gallura, la gara sarda organizzata dalla Rassinaby Rally, secondo round del Campionato Italiano Cross Country Rally & SSV. Hanno vinto Andrea Alfano e Stefano Rossi su Suzuki New Gran Vitara di gruppo T2 nuovi leader tricolori e del Suzuki Challenge. Successo pieno di Carlos Checa e Paolo Ceci su Rotax Can Am Maverik X3 in Side by Side Vehicles.

Subito efficaci ed incisivi i vincitori Alfano e Rossi che hanno preso il comando sin dal 2° settore, il primo valido ai fini della classifica. I vincitori hanno ottenuto lo scratch decisivo sul primo dei tre settori disputati. Ai protagonisti del Suzuki Challenge i primi due gradini del podio, quindi, auto di serie gruppo T2, seconda piazza assoluta conquistata sul finale per Mauro Cantarello e Francesco Facile, sempre in lotta per le posizioni di vertice, ma rallentati da 20” di penalità e con via libera al 2° posto quando sul finale si è ritirato Alfio Bordonaro.

Terzo sul podio ed ha nuovamente sorpreso con il bis in gruppo TH, dove ha fatto il vuoto tra le collaudate auto di fabbricazione meno recente, il giovane Ricky Rickler navigato da Maurizio Dominella su Mitsubishi Pajero WRC+, auto che l’equipaggio R-Team sta sviluppando per la Dakar 2022.

A ridosso del podio hanno concluso la una decisa rimonta Lorenzo Codecà e Mauro Toffoli, il duo ufficiale Suzuki, vincitori di due crono e del gruppo T1 con la Gran Vitara, ma frenati da una pesante penalità subita nelle fasi iniziali su una zona a velocità controllata.

Top five completata con il 3° posto in Suzuki Challenge e T2, dal toscano dell’Island Motorsport Andrea Luchini navigato dal piemontese Piero Bosco sulla New Gran Vitara del Team Poilucci. Sesto posto assoluto e 2° in TH a Paolo Cau e Fabrizio Risi sulla MItsubishi Pajero, davanti ai palermitani Riccardo Milazzo e Domenico Falsone in gara test per l’occasione su Mitsubishi Pajero Evolution, in sviluppo pro Dakar 2022 schierata dall’R-Tem, dopo un’uscita di strada sul 1° settore.

Carlos Checa a Paolo Ceci hanno dominato la gara gallurese sul loro side by side senza cambio ma dotato di variatore e si sono imposti in tutti e tre i settori selettivi. Seconda piazza per Elvi Borsoi e Stefano Pelloni, anche loro su Rotax, con un risultato che vale il riscatto con la sfortuna dopo la prima gara. Podio completato da Valentino Rocco ed Alessandra Magnoni su Yamaha QDY KZ1 B, dotato di cambio manuale, saliti sul podio grazie al decisivo attacco sul finale quando hanno superato Roberto Bozano e David Giovannetti su BRP Can Am Maverick. Pochi a tenersi al riparo dalle penalità che hanno rallentato tanti equipaggi, come Ventura – Brun a cui a poco è servita l’impennata nel 2° settore.

La gara ha vissuto diversi colpi di scena soprattutto nella fasi iniziali con diverse penalità anche per equipaggi top, come quando sul primo settore selettivo l’atteso Sergio Galletti su Toyota è stato costretto al ritiro per un’uscita di strada, mentre per noie meccaniche sono stati costretti alla resa Riccardo Colombo Su Mitisubishi e Andrea Tomasini su Isuzu, entrambi per problemi meccanici.

Extreme E: il team di Rosberg batte quello di Hamilton

Spettacolo ed emozioni nella prima gara della Extreme E, il nuovo campionato ideato da Alejandro Agag. Ad Al-Ula, in Arabia Saudita, il team di Nico Rosberg si aggiudica la prima corsa della stagione con la coppia formata da Molly Taylor e Johan Kristoffersson, svedese specialista di rallycross. Battuta in finale la scuderia Andretti United Xe (guidata da Michael Andretti insieme al numero della McLaren Zak Brown)con il duo Hansen-Munnings,

Ma per l’ex campione di F1 la soddisfazione maggiore deve essere stata quella di arrivare davanti alla squadra del suo ex compagno e rivale in Mercedes, l’X44 di Lewis Hamilton che aveva dominato le qualifiche, ha chiuso terza, ma grazie al miglior tempo ottenuto al sabato conquista il secondo posto nella classifica generale. A condizionare la prova decisiva sono stati problemi allo sterzo. In quarta posizione troviamo Carlos Sainz, papà del ferrarista, insieme a Laia Sanz.

Un buono inizio per l’unica italiana presente nella competizione, Christine Giampaoli Zonca in equipaggio con l’inglese Oliver Bennet per Hispano-Suiza. Quinto posto dopo l’eliminazione nelle eliminatorie per mano di Andretti. Sesto l’ex iridato 2009 di F1 Jenson Button. Non sono mancati gli incidenti spettacolari, per fortuna senza conseguenze: non è facile controllare i superSuv elettrici da 550 cavalli. La prossima gara sarà il 29-30 maggio in Senegal, sul lago Rosa.

Dopo l’Arabia Saudita, l’Extreme E, che è nato per sensibilizzare i tifosi sulle problematiche ambientali promuovendo la mobilità elettrica, si sposterà in Senegal (29 e 30 maggio), Groenlandia, Amazzonia brasiliana e Terra del Fuoco argentina.

Il debutto della serie non è comunque filato del tutto liscio, con alcuni spettacolari incidente sabato e domenica che hanno sollevato qualche preoccupazione per la sicurezza. “Non avremmo potuto sperare in un inizio migliore – ha comunque detto il promoter Alejandro Agag, che già organizza la Formula E – gli incidenti ci sono stati ma fanno parte delle corse. Anche in Formula E non sono mancati”.

Christine Giampaoli Zonca: un volante nell’Extreme E

C’è una ragazza italiana, anzi, adesso italo-spagnola, che sogna di diventare la Michèle Mouton del Terzo Millennio. Ma non solo: vuole anche la Dakar. A leggere come ama farsi chiamare, Christine GZ, può non sembrare ma Christine Giampaoli Zonca è un’ambasciatrice del Made in Italy nei rally nel mondo e adesso nell’Extreme E. Nata in India da genitori italiani, cresciuta a Milano, ma residente alle Canarie, la ventisettenne guiderà assieme Ver Bennett la Odyssey 21 del team Hispano Suiza Xite Energy.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato a correre nel 2014 nei rally alle Canarie, due anni dopo ha debuttato nel Mondiale al Rally di Catalogna e sempre nel 2008 ha vinto la Femminile del Campionato Spagnolo Rally. Nel 2020, con Avatel Racing Team, ha chiuso al settimo posto il Rally dell’Andalusia, nel programma “Road to Dakar” nella categoria T2. E ora l’avventura si sposta nella in Extreme E. Tra l’altro, a fine dicembre 2020, la Zonca ha rinnovato il suo impegno con l’Avatel Racing Team per i prossimi due anni, quindi fino a tutto il 2022 incluso.

La giovane atleta italo-spagnolo ha siglato l’accordo con la società di telecomunicazioni, il sesto operatore di fibra ottica del Paese, con sede a Madrid. Una collaborazione stretta che guarda anche a nuove aspirazioni e progetti come il Campionato Spagnolo Rally 2021, il Rally du Maroc 2021 e Rally Andalusia. Una sorta di “Road to Dakar”.

GZ ha sempre amato le auto, ma nessuno nella sua famiglia era un appassionato di motori quindi, all’inizio, non hanno accolto proprio bene la sua passione. Il giorno in cui ha incontrato “Lolla”, la bellissima Corolla del 1989, già sapeva che quella sarebbe stata la sua vita. Voleva iniziare dai rally, ma appena ci ha provato si è subito resa conto che era uno sport molto costoso.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato la sua carriera in ritardo rispetto ai piloti in Spagna. Ha iniziato dando una mano nell’officina del vicino, come meccanico, e lentamente si è avvicinata all’acquisto del primo telaio di una Golf (MKII) del 1988. Alla fine l’ha venduta e ha comprato l’auto da rally dei suoi sogni: la “Lolla”.

GZ ha corso con la Toyota per due anni, vincendo il Campionato delle Canarie (FWD) nel 2014. Il progetto successivo è stato quello di convertire la sua auto da strada (Subaru Impreza GC8) in un’auto da rally con specifiche per il Gruppo N (terra). Nel frattempo, GZ ha lasciato le isole per conseguire la laurea, presso l’Università di Birmingham, in ingegneria del motorsport.

Il sogno di Christine è continuare a correre e diventare professionista e stabile. Insomma, siccome sognare è lecito, le piacerebbe diventare ed essere ricordata come una nuova Michèle Mouton. Vuole crescere, vuole fare esperienza per diventare la miglior pilota nella specialità. Il suo motto è “non mollare mai!”. E infatti, adesso Christine gareggerà alla guida di una Odissey 21, un 4×4 elettrico da 550 cavalli, per il team Hispano-Suiza, insieme al suo compagno di squadra Oliver Bennet. Una gara che la vedrà competere contro grandi piloti, come Jenson Button ex campione di Formula 1, oppure il vincitore della Dakar Carlos Sainz. Il tutto sognando la Dakar 2022.

Novità per Baja del Vermentino: entra Calangianus e non solo

La Sardegna e i motori sono da sempre un’unione vincente. Un abbinamento storico che ha sempre regalato emozioni e adrenalina. Tra poco più di un mese partirà il Rally Cross Country Baja Vermentino-Terre di Gallura, valido come prova del Cross Country Rally e SSV. Una manifestazione importante, che accoglierà il meglio tra equipaggi e vetture.

La cornice della Sardegna a fare da altare a una manifestazione prestigiosa. Un importante appuntamento di sport che è anche veicolo di promozione del territorio sardo e che vedrà la new entry del Comune di Calangianus ad ospitare, tra le sue bellezze naturalistiche, parte della giornata di gara.

“Calangianus da sempre è attenta a questi eventi di respiro nazionale e internazionale – ha dichiarato il sindaco Fabio Albieri – E’ l’occasione di unire importanti appuntamenti sportivi con la valorizzazione del nostro territorio, che offre davvero il meglio dal punto di vista naturalistico. Oltre lo spettacolo prettamente tecnico, il binomio Sport-Territorio è occasione importante di indotto economico per la nostra comunità”.

Calangianus quindi entra a far parte dei Comuni che verranno coinvolti dalla tappa di Campionato Italiano che si terrà il 9 e il 10 aprile 2021. Un incontro tra la Rassinaby Racing e l’Amministrazione Comunale calangianese per un progetto importante di ampio respiro, anche per collaborazioni future.

“Siamo molto felici di avere tra i nostri partner il Comune di Calangianus – ha detto il presidente della Rassinaby Racing Alessandro Taras – Ringrazio il Sindaco Fabio Albieri e l’Assessore Marco Tatti per aver voluto essere dei nostri. Fare rete con il territorio è un aspetto fondamentale. Noi organizziamo una manifestazione sportiva ma di riflesso restituiamo un immagine di ciò che è la Sardegna oltre il mare e le coste. Tradizioni, cultura, ospitalità”.

La gara avrà duplice validità: sia come tappa del Campionato Italiano CCR che come tappa del Campionato Italiano SSV. Le iscrizioni apriranno l’8 marzo e si chiuderanno il 5 aprile a mezzanotte. La lunghezza totale dell’itinerario sarà di 267,56 km mentre quella dei Settori Selettivi sarà di 138,70 km. La partenza e l’arrivo saranno ubicati nella centrale via Roma, nel cuore di Calangianus, mentre la sala stampa avrà come base Berchidda che ospiterà anche la direzione gara. Sono previste inoltre delle importanti convenzioni navali per tutti gli equipaggi che vorranno disputare la gara gallurese.

Akio Toyoda ringrazia la squadra per le prestazioni alla Dakar

“La Dakar Rally 2021 è giunta alla sua conclusione. Grazie a tutti i team che hanno sfidato coraggiosamente un duro percorso di oltre 7.000 chilometri e congratulazioni a tutti coloro che hanno completato la gara in sicurezza. Congratulazioni a tutti i membri del team Team Land Cruiser Toyota Auto Body per l’ottava vittoria consecutiva dopo l’uno-due dello scorso anno. Congratulazioni ai vincitori della gara”. Con queste parole Akio Toyoda, numero 1 della Toyota Motor Corporation, saluta la fine della Dakar. E sì, perché lui non solo l’ha vissuta con i suoi equipaggi, ma ha sofferto seguendo l’evento da grande appassionato.

“Dopo la delusione dello scorso anno per il nostro equipaggio, sono rimasto impressionato dalle prestazioni di quest’anno – aggiunge Toyoda ai suoi ringraziamenti, che inevitabilmente sono un valore aggiunto per tutto la specialità dei rally raid -. Congratulazioni all’auto numero 2, Ronald e Jean, che hanno partecipato per la prima volta e sono arrivati secondi. Grazie per aver portato a casa il Land Cruiser sano e salvo fino alla fine”.

Dopo essersi congratulato anche con Hino Team Sugawara per aver conseguito la dodicesima vittoria consecutiva, ammette: “Ero preoccupato per un grave rollio nel deserto nella Tappa 3, ma vorrei esprimere il mio rispetto e gratitudine a tutti i membri del team che hanno superato le sfide che si sono superati davanti, anno dopo anno. Grazie mille per gli sforzi del team”.

“Vorrei anche congratularmi con Nasser e Mathieu per aver accettato la sfida nell’Hilux, arrivando secondi in classifica generale. Peccato che siano finiti secondi. Ma penso che sia un risultato meraviglioso perché non si sono mai arresi e hanno continuato a fidarsi dei loro partner, del team e delle persone che li supportavano. Penso che la Dakar di quest’anno sia davvero unica.
Sotto la pandemia di Coronavirus, tutte le persone coinvolte hanno dovuto fare tutto il possibile per prepararsi all’ignoto”.

Carcheri e Musi arrivano in fondo alla Dakar Classic

Missione compiuta! La prima partecipazione della Squadra Corse Angelo Caffi al rally raid più famoso del mondo si è conclusa sulla pedana di arrivo di Jeddah (SA) dopo oltre 3.000 chilometri cronometrati e 34 controlli di passaggio, dopo 11 tappe, paesaggi mozzafiato ed emozioni senza fine.

L’equipaggio ufficiale composto da Luciano Carcheri e Roberto Musi, tornati alla Dakar dopo anni di assenza con la Nissan Patrol #225 che corse il raid nel 1998 con a bordo proprio il pilota ligure, è riuscito in un’impresa strepitosa: settimo posto assoluto, quarto in Gruppo H2, primo degli italiani e vincitore della Classe H2.8. Un risultato prestigioso, ad un soffio dal podio, giunto al termine di due settimane intense, dure, tecniche dove il duo della Squadra Corse ha dovuto imparare l’arte della regolarità, destreggiandosi tra navigazione, GPS, controlli di media e precisione al centesimo di secondo sulle piste della penisola arabica.

Carcheri e Musi, che hanno corso senza l’ausilio di assistenza e provvedendo autonomamente ad ogni intervento meccanico sull’auto, hanno raggiunto la pedana di Jeddah senza nascondere la loro emozione. Un’avventura la loro che ha avuto i contorni delle Dakar di un’epoca passata, quando dopo le tappe erano le torce in testa ad illuminare la notte, tra controlli di rito ed interventi disperati per cercare di non arrendersi.

Nel corso della prima settimana tutto è filato liscio, fino ad un problema con il tubo che porta il fluido all’attuatore della frizione nell’ultima giornata prima del riposo. L’esperta mano di Musi ha rimesso tutto in ordine e la Patrol ha girato come un orologio svizzero. Nelle ultime due tappe un piccolo tubicino dei freni si è danneggiato rischiando di complicare la vita al duo italiano che però è intervenuto in tempo, mentre nella penultima tappa una leggera divagazione e un problema con il mozzo anteriore hanno privato l’equipaggio del team bresciano della trazione anteriore rendendo ancora più sfidante il finale della penultima tappa. È il fascino della Dakar, quel non sapere cosa succederà l’attimo successivo.

“Ce l’abbiamo fatta – le parole di Carcheri all’arrivo finale, – è stata un gara stupenda, non sapevo cosa aspettarmi da questa Dakar in Arabia Saudita, ma sono rimasto davvero colpito. Il territorio è molto vario, abbiamo incontrato ogni terreno, ogni condizione. Ci sono sicuramente tutte le situazioni per creare una gara degna di questo nome, e onestamente non escludo che questa esperienza si possa ripetere”.

“Abbiamo raggiunto un risultato che prima di partire non era scontato – ha concluso Musi, – abbiamo imparato molto, per noi la formula della regolarità era completamente nuova, quindi abbiamo dovuto capire come funziona prima di applicarla. La formula a mio avviso è riuscitissima, credo che la Classic abbia l’opportunità di crescere molto forte nei prossimi anni. La voglia di riprovarci è fortissima”.

“Un’emozione incredibile – ha aggiunto il Presidente della Squadra Corse Angelo Caffi Benedetta Caffi Marelli, – partecipare alla Dakar è stato qualcosa di straordinario, e raggiungere questo risultato all’esordio ci riempie di orgoglio. Un grazie a Luciano e Roberto che hanno corso con grande determinazione, affrontando tutti gli imprevisti con positività, l’approccio vincente per questa leggendaria corsa”.

Classifica assoluta Dakar Classic 2021

1.Douton-Etienne (FRA) – Buggy Sunhill; 2. Donatiu-Puig (ESP) – Mitsubishi Montero V6; 3. Harichoury-Fertin-Correia (FRA) – Renault 420DCI; 4. Revuelta-Sanchez Hernandez (ESP) – Toyota Land Cruiser; 5. Verdaguer-Verdaguer (FRA) – Buggy Sunhill; 6. Lacarrau-Quemin (FRA) – Toyota Proto KDJ95; 7. Carcheri-Musi (ITA) – Nissan Patrol; 8. Boet-Rabell (ESP) – Mercedes Unimog; 9. Callewaert-Morel (BEL) – Volkswagen Baja; 10. Gutierrez-Heras Rodriguez (ESP) Mercedes G-320.

Stephane Peterhansel si aggiudica una Dakar in lutto

Stephane Peterhansel tra le auto e Kevin Benavides tra le moto sono i campioni della Dakar 2021. La quattordicesima (ottava nella categoria auto) del francese e la prima vittoria in carriera dell’argentino passano però in secondo piano davanti alla terribile notizia della morte di Pierre Cherpin: fatali le conseguenze della caduta nella settima tappa, il biker è deceduto nel trasferimento dall’Arabia Saudita alla Francia.

Nessuna sorpresa nell’ultima frazione nella più importante categoria a quattro ruote della Dakar: la vittoria finale va infatti a Stephane Peterhansel, campione di costanza nell’edizione di quest’anno e vincitore per la quattordicesima volta (record assoluto aggiornato) del rally-raid, conquistato per l’ottava volta nella categoria auto, a trent’anni esatti dalla Parigi-Tripoli-Dakar vinta nel 1991 sulle due ruote, in sella alla Yamaha.

A ‘Mister Dakar’, alfiere del team X-Raid Mini Jcw assistito dal navigatore Edouard Boulanger, non serve forzare nella frazione che riporta i piloti a Jeddah due settimane dopo il prologo nella seconda città più popolosa dell’Arabia Saudita: a vincere la tappa di oggi, infatti, è il compagno di squadra Carlos Sainz, che sigilla in questo modo il terzo posto assoluto e il quinto podio in una corsa che ha vinto per tre volte nella sua carriera, l’ultima lo scorso anno.

Nulla da fare per l’unico pilota che, almeno sulla carta, avrebbe potuto impensierire Peterhansel per la vittoria finale, Nasser Al-Attiyah (Toyota Gazoo Racing): il qatariota rosicchia 40” al francese, troppo poco rispetto al quarto d’ora che aveva ancora da recuperare. Ad Al-Attiyah resta comunque la soddisfazione del nono podio in carriera alla Dakar (tre le vittorie) e del più alto numero di tappe vinte fra le auto nell’edizione appena conclusa, ben sei su tredici (prologo compreso).

Clamoroso: Ricardo Ramilo lascia nel deserto Xavi Blanco

Il mondo addosso in un secondo a Xavi Blanco. Non per la decisione drastica del proprio pilota Ricardo Ramilo di abbandonarlo al proprio destino, quanto per la location in cui si è consumato il divorzio clamoroso tra pilota e copilota. Infatti il guidatore ha deciso di scaricare l’ormai ex compagno di bordo proprio in mezzo al deserto dell’Arabia Saudita in cui si è svolta la Dakar.

L’episodio si è consumato al chilometro 170 dell’undicesima tappa nella categoria dei SSV. I rapporti tra i due si erano incrinati da tempo. L’esperienza di Blanco, copilota esperto con alle spalle tre partecipazioni, cozzava con la visione arrembante del debuttante Ramilo.

L’obiettivo prefissato era concludere la Dakar e sembrava già a rischio a causa di alcuni problemi nei giorni precedenti, che li avevano spinti a cambiare categoria, passando all’Extreme. Poi il fattaccio raccontato ai media spagnoli dallo stesso Blanco: “Ha reso la vita impossibile alla squadra. La situazione è diventata estrema. Gli ho chiesto di fermare la macchina dopo aver discusso per due volte. Quando sono sceso, mi ha detto: ‘Ora stai qui’. Poi ha tirato dritto. Non è un pilota, è un personaggio”.

Blanco ha avuto la fortuna di avere con sé una borsa con passaporto, cellulare e telefono satellitare. Così si è coordinato con la sua squadra, il Buggy Masters Team, che si è precipitata per soccorrerlo inviando due membri. Inevitabile la condanna di Ramilo, peraltro poi squalificato per aver commesso una manovra irregolare e per non aver terminato la tappa con il copilota. Il capo della squadra Eudald Noe ha spiegato a Marca: “Ricardo è un pilota pericoloso, guida molto male. Non ha voluto ascoltare Blanco che gli consigliava di non seguire una strada”. Il pilota poi si è perso e alla fine si è ritirato sulla penultima tappa.

Yazeed Al-Rajhi agguanta la tappa 10 della Dakar Rally

La Dakar che sembra non regalare grosse sorprese, almeno tra le auto. Con sole due tappe alla conclusione di Jeddah, si conferma sostanzialmente quanto fatto vedere sino a questo momento. La Toyota continua a centrare successi parziali mentre è la Mini di Peterhansel a spadroneggiare in classifica generale. A conquistare la vittoria nella decima frazione, la Neom-AlUla di 583 km, è stato infatti il saudita del team nipponico Yazeed Al Rajhi, capace di tagliare il traguardo in 3h3’57”.

Il vincitore della decima tappa è soltanto quindicesimo nella generale, staccato di oltre sei ore dal leader. Naturale, quindi, come per conoscere gli effetti della terzultima frazione nei giochi per la vittoria si debbano guardare i risultati dei due osservati speciali: Nasser Al-Attiyah è secondo subito alle spalle del compagno di brand ma, dopo la brutta battuta d’arresto di ieri, chiude con un sostanziale pareggio sul grande rivale Stephane Peterhansel, terzo.

Il qatariota ha infatti concluso con 2’04” di gap da Al Rajhi, guadagnando solo 49” sul leggendario francese di casa Mini. Non un brutto risultato, sia chiaro, ma comunque un sostanziale pareggio che cambia poco o nulla in ottica vittoria. Chiudono la top-5 di giornata il “solito” Carlos Sainz, staccato di un paio di minuti da Al-Attiyah e dal compagno di squadra, e il polacco Jakub Przygonski.

Peterhansel a mantiene comodamente la vetta della generale con 17 minuti e un secondo di vantaggio su Al-Attiyah. La battaglia per la vittoria è praticamente tutta qui, visto che Carlos Sainz può praticamente solo sperare in un ritiro dei due rivali considerando il suo ritardo salito a poco più di un’ora dal compagno di squadra.

Attenzione però alle grosse insidie della tappa 11, la AlUla-Yanbu, che sarà con i suoi 464km di prova speciale anche la seconda più lunga di quest’edizione della Dakar. Resistere in vetta con un margine di sicurezza prima della passerella a Jeddah, potrebbe voler significare mettere una sostanziale ipoteca sull’ottava Dakar auto (tredicesima se contiamo anche i cinque successi con le due ruote).

La classifica della tappa 10 della Dakar Rally

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1YAZEED AL RAJHI OVERDRIVE TOYOTA03h 03′ 57” 
DIRK VON ZITZEWITZ 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 02′ 04” 
MATTHIEU BAUMEL 
3STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 02′ 53” 
EDOUARD BOULANGER 
4CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 04′ 12” 
LUCAS CRUZ 
5JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 00h 05′ 06” 
TIMO GOTTSCHALK 
6GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 06′ 12” 
ALEX HARO BRAVO 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 00h 07′ 32” 
DMITRO TSYRO 
8MATHIEU SERRADORI SRT RACING+ 00h 09′ 08” 
FABIAN LURQUIN 
9BRIAN BARAGWANATH CENTURY RACING+ 00h 09′ 36” 
TAYE PERRY 
10NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 00h 10′ 37” 
ALEXANDRE WINOCQ  

La classifica generale dopo la tappa 10 della gara

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM37h 33′ 06” 
EDOUARD BOULANGER 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 17′ 01” 
MATTHIEU BAUMEL 
3CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 01h 03′ 44” 
LUCAS CRUZ 
4JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 02h 18′ 43”00h 02′ 00”
TIMO GOTTSCHALK 
5NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 02h 50′ 22” 
ALEXANDRE WINOCQ 
6SHEIKH KHALID AL QASSIMI ABU DHABI RACING+ 03h 13′ 14” 
XAVIER PANSERI 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 03h 14′ 56” 
DMITRO TSYRO 
8GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 03h 43′ 28”00h 21′ 00”
ALEX HARO BRAVO 
9MARTIN PROKOP BENZINA ORLEN TEAM+ 03h 45′ 46”00h 01′ 00”
VIKTOR CHYTKA 
10CHRISTIAN LAVIEILLE MD RALLYE SPORT+ 04h 30′ 52” 
JEAN-PIERRE GARCIN 

Dakar, tappa 8: Nasser Al-Attiyah al quarto successo

Nasser Al-Attiyah (Toyota) del Qatar Rally Team ha conquistato la sua quarta vittoria di tappa alla Dakar Rally 2021, coprendo i 375 chilometri dell’ottava speciale tra Sakaka e Neom in Arabia Saudita in 2ore 56 minuti e 56 secondi. Al suo arrivo sulle rive del Mar Rosso, il tre volte vincitore del famoso rally-raid ha battuto lo spagnolo Carlos Sainz (Mini), vincitore dell’edizione 2020, di 52 secondi e il francese Stéphane Peterhansel (Mini) di 3 minuti e 3 secondi.

Mentre alla dakar, Nasser Al-Attiyah vinceva la prova, l’avventura di Sébastien Loeb, Daniel Elena e del Bahrain Raid Extreme arrivava alla fine nell’ottava tappa, tra Sakaka e Neom (709 chilometri, 375 cronometrati), seconda parte della Maraton (senza assistenza).

I nove volte campioni del mondo di rally hanno avuto due forature nei primi 80 chilometri della cronometrata, dopo essere partiti con una sola ruota di scorta, tre pinze dei freni operative e sistemando i guasti con le proprie mani alla fine della settima tappa. Dopo 5 ore e 20 minuti fermi al chilometro 80, Leob ed Elena hanno deciso di riprendere la strada di ritorno al bivacco, mettendo la parola fine alla loro quinta avventura insieme nella Dakar.

Nella classifica generale, Peterhansel, soprannominato “Monsieur Dakar” a causa delle sue tredici vittorie in gara, mantiene il primo posto, con 4 minuti e 50 secondi di vantaggio sul vincitore di giornata. Domani, la nona tappa porterà i concorrenti sulle rive del Mar Rosso, in un anello di 579 km all’inizio e all’arrivo di Neom. Nelle moto vittoria per il leader della classifica, il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo (Honda) che si è aggiudicato lunedì l’8a tappa.

Brutta caduta per il francese Xavier de Soultrait al km 267 della speciale. Soccorso dal servizio medico di Dakar, è stato portato all’ospedale di Tabuk. Il pilota francese deve superare ulteriori esami, ma è già stato costretto al ritiro. Lunedì mattina era al 4 ° posto in classifica generale. In classifica generale, Cornejo Florimo ha aumentato il suo vantaggio sul suo primo inseguitore, Price, ora a 1 minuto e 6 secondi.

Il punto sulla Dakar di Simonato e Berro

Dakar tra sogno e realtà. Il chierese Beppe Simonato e il ligure Claudio Berro sono arrivati a metà di questa edizione 2021 della Dakar Rally. Nella tappa di riposo Simonato ha trovato qualche minuto per raccontare le sue impressioni di questa maratona. Beppe dice che dopo l’avventura dell’Africa EcoRace 2018 mancava dai deserti. “Era ora di ritornare”.

“I pensieri erano tanti e andavano tutti ai camion, alle auto, alle moto, l’indecisione tra AfricaEcorace e Dakar, poi la cancellazione della gara africana porta tutto in un’unica direzione, l’Arabia Saudita il suo deserto, un amico con cui condividere l’esperienza e il Tekne Graelion.

Beppe stava lavorando a vari progetti, tra cui la Dakar, poi vista l’offerta giunta all’ultima ora l’occasione non poteva sfuggire e così, dopo un primo incontro con i compagni di viaggio, che non potevano che essere Claudio Berro, direttore sportivo di numerose case automobilistiche, e il nuovo Graelion quasi strettamente di serie, con circa 200 cavalli e solo con alcune precauzioni di sicurezza.

“E così a fine di dicembre si parte verso il caldo del deserto Saudita, alla volta della Dakar, caldo di giorno, perché di notte “brrrrrrrr”…. un freddo da coperta spessa. Le prime giornate si svolgono tra sdoganamento, preparazione, verifiche e avvio alla partenza. Nel corso della prima metà di gara non abbiamo avuto particolari problemi tranne piccolezze riparate sera dopo sera, visto che il mezzo e dotato a bordo dei principali ricambi e attrezzature”.

“Un problema che poteva rivelarsi grave è stato riparato l’11 gennaio: il ripartitore di trazione ogni tanto faceva i capricci. Ma adesso non dovrebbe più dare problemi. Con Claudio c’è un’intessa perfetta e un giusto equilibrio tra la mia perizia ed esperienza di guida e la sua grande esperienza e il suo altrettanto grande intuito sulla navigazione”.

La tappa marathon (numero 7) promuove Yazeed-Al-Rajhi

La tappa marathon si è espressa. La sera tra il settimo e l’ottavo giorno della Dakar Rally nessun servizio è consentito ai meccanici, solo i partecipanti i prima persona possono mettere mani ai mezzi. Di conseguenza, nella prima parte di questi due test è necessario un attacco controllato e mirato, anche per proteggere il mezzo.

Non è stato un compito facile nel tratto tra Ha’il e Sakaka: oltre ai pendii sabbiosi, erano all’ordine del giorno anche i tratti tra i ghiaioni, ai navigatori è stato chiesto di seguire le indicazioni della bussola per evitare terreni particolarmente accidentati.

Il pilota più veloce è stato Yazeed Al-Rajhi (Toyota), che, insieme al copilota Dirk von Zitzewitz, ha impiegato 4 ore 22 minuti per 453 chilometri. “Una corsa bollente. Abbiamo spinto, nonostante tutto. Abbiamo avuto una gomma forata all’inizio e una seconda poco prima della fine. La navigazione era difficile, ma l’abbiamo gestita bene”, ha spiegato von Zitzewitz.

Il leader della classifica generale Stephane Peterhansel (Mini) è arrivato secondo e ha aumentato il suo vantaggio a 7 minuti e 53 secondi. Pursuit Nasser Al-Attiyah (Toyota) si è dovuto accontentare del quarto posto dietro a Carlos Sainz (Mini). Con il quinto posto nella tappa odierna, Jakub Przygonski e CoTimo Gottschalk hanno consolidato il loro quarto posto nella classifica generale.

Dakar: Carlos Sainz riemerge nella sesta giornata

Lo spagnolo Carlos Sainz (Mini) ha vinto la 6a tappa per le auto della Dakar-2021 tra al Qaisumah e Haïl, in Arabia Saudita. Per le moto, primo al traguardo lo spagnolo Joan Barreda Bort (Honda). Sainz, vincitore dell’edizione 2020, ha vinto percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 38 minuti 27 secondi, e ha preceduto il saudita Yazheed Al Rahji (Toyota) di 4’03” e il qatariota Nasser Al -Attiyah (Toyota) di 7’16”.

Lo spagnolo, che giovedì aveva perso tempo e criticato addirittura il percorso preparato dagli organizzatori, questa volta ha preso la testa dal primo checkpoint per poi allargare il distacco sugli inseguitori e aggiudicarsi la sua seconda vittoria in questa edizione della Dakar. Il francese Stéphane Peterhansel, quarto di tappa, mantiene il comando della classifica generale. Ha concesso 7 minuti e 34 secondi al compagno di squadra Carlos Sainz (Mini) e 18 secondi a Nasser Al Attiyah, il suo inseguitore più diretto in classifica.

Ma “Monsieur Dakar”, tredici vittorie nel rally-raid, ha ancora un comodo vantaggio di 5 min 53 sec su Al-Attiyah, triplo vincitore dell’evento. Da parte sua, Loeb ha rotto le sospensioni. Alla fine di questa speciale, il nove volte campione del mondo di rally è in ritardo rispetto ai leader e ha dovuto quindi rinunciare alla vittoria finale.

Lo spagnolo Joan Barreda su Honda ha percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 45 minuti 27 secondi. Ha superato Ross Branch (Yamaha) di soli 13 secondi e l’australiano Daniel Sanders (KTM) di 53 secondi. L’australiano Toby Price (KTM), sesto di tappa e vincitore della Dakar-2019, ha preso il comando della classifica generale che aveva lasciato alla seconda tappa. Precede l’argentino Kevin Benavides (Honda) di 2 minuti 16 secondi e il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo di 2 minuti 57 secondi. Il francese Xavier de Soultrait (Husqvarna) ha concluso la tappa della giornata al quattordicesimo posto e ora è quinto assoluto con 8’47” di distacco dal nuovo leader.

Per tutte le categorie la tappa è stata accorciata di 100 km a causa dei troppi concorrenti ritardati e bloccati alla fine della quinta tappa il giorno prima. Sabato è in programma una giornata di riposo per le 250 squadre ancora in corsa, giusto per recuperare prima della tappa maratona di due giorni che collegherà Hail a Sakaka (742 km) poi Sakaka a Neom (709 km), senza poter effettuare interventi sui mezzi.

Dakar: dalla Riyadh-Al Qaisuma esce vittorioso De Villiers

La quinta giornata ha visto in scena nella tappa di Riyadh-Al Qaisumah una delle prove più dure della Dakar 2021 con tante dune e ostacoli. Chi è riuscito a domare questo scenario è Giniel De Villiers, che vince la sua prima tappa in questa Dakar dopo una partenza funestata da problemi di vario tipo.

Il sudafricano della Toyota è ancora lontanissimo dalle posizioni di testa, ma questa vittoria gli darà certamente morale per continuare la risalita in classifica. Dietro si completa un 1-2 per la Sudafrica oggi con Brian Baragwanath (Century) in una sorprendente seconda posizione.

A parte i primi due in classifica generale, quasi tutti hanno avuto grandi difficoltà in questa tappa, a partire dal connazionale Hank Lategan. Il rookie, anche lui della Toyota, deve alzare bandiera bianca dopo un incidente poco dopo la partenza che gli ha procurato la rottura della clavicola.

Un vero peccato per il giovane sudafricano che fino a ieri era in un’ottima terza posizione, mentre ora è diretto all’ospedale di Riyadh. Nessun incidente invece per Carlos Sainz e Sébastien Loeb ma perdono ancora tempo per problemi di navigazione, allontanandosi sempre di più dalle posizioni di testa.

Proprio lassuù c’è un piccolo allungo di Stéphane Peterhansel: il francese della Mini chiude terzo nella tappa di oggi a 2′ 25” da De Villiers ma precede la Toyota di Nasser Al-Attiyah. Il qatariota chiude quarto e perde 2′ 13” dal suo rivale, con il distacco che ora si alza a 6′ 11” (Peterhansel ha un minuto di penalità).

A seguire c’è un buon Martin Prokop che chiude quinto oggi e risale in top 5 della generale. Ottima prova anche per Nani Roma che con l’ottavo posto odierno sale in settima posizione nella classifica generale.

Nasser Al-Attiyah fa il pirata anche nella quarta tappa

Per la terza tappa consecutiva, la quarta in cinque appuntamenti considerando anche il prologo, Nasser Al-Attiyah è stato il pilota più veloce in questa Dakar 2021. Il qatariota della Toyota, coadiuvato dal suo copilota Matthieu Baumel, si è imposto anche nella frazione numero quattro del raid in via di svolgimento in Arabia Saudita.

Il percorso di oggi prevedeva 813 km complessivi, ma soli 337 di speciale, da Wadi ad-Dawasir a Riyadh. Al-Attiyah ha prevalso dopo un lungo testa a testa, durato per tutta la tappa, con Peterhansel, Lategan e Sainz. Il secondo posto ha sorriso alla leggenda francese del team X-Raid Mini, che ha terminato la tappa con appena 11 secondi di distacco dal vincitore, conservando così in maniera agevole la prima posizione nella classifica generale.

Terza di tappa è stata la coppia sudafricana Lategan-Cummings, anch’essa su Toyota, ad un minuto e mezzo di distacco dai compagni di squadra. Amaro finale invece per Carlos Sainz. Lo spagnolo con la sua Mini si trovava in seconda posizione a circa una quarantina di km dall’arrivo, dove era situato l’ultimo punto di controllo.

Il suo distacco era di appena 31 secondi da Al-Attiyah, ma nel tratto finale è precipitato indietro, scivolando a due minuti e 56 secondi dal vincitore della tappa. Davanti a lui nella classifica conclusiva di giornata anche un redivivo Sebastien Loeb, che con questo piazzamento è riuscito a risalire in quarta posizione assoluta nella graduatoria generale. Il duello per la vittoria finale pare però al momento ristretto al duo Al-Attiyah – Peterhansel. Sainz, terzo, è infatti staccato di più di 36 minuti.

Dakar, tappa 3: Al-Attiyah regala la seconda vittoria

Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel hanno fatto registrare la loro seconda vittoria di tappa consecutiva alla Dakar 2021, quando hanno portato la loro Toyota Hilux in vetta alla classifica con il miglior tempo sui 403 chilometri di dune e piste sabbiose che costituivano la Fase 3 dell’evento, un loop che inizia e finisce nel Wadi Ad-Dawasir. Questo li porta in seconda posizione nella classifica generale, a poco più di cinque minuti dal comando, mentre la coppia continua a lottare per la quarta vittoria della Dakar.

“Oggi è stata una giornata davvero bella per noi, anche se è stata piuttosto dura per tutti – ha detto Al-Attiyah -. Con 407 chilometri, la tappa era piuttosto lunga con molte dune e tracciati veloci. Ci sono state molte sezioni pericolose, ma abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro aprendo la tappa e vincendola. Cercheremo di andare nella stessa direzione ogni giorno, ma c’è ancora molta strada da fare e abbiamo ancora del lavoro da fare per colmare il divario con Stéphane Peterhansel, che ci precede nella generale. Ci sono altre nove prove da percorrere e sono sicuro che saranno più complicate nel mix”.

Il nuovo arrivato Henk Lategan e il navigatore Brett Cummings hanno guidato in modo perfetto e hanno fatto registrare il secondo miglior tempo nella tappa 3, piazzandosi alle spalle dei compagni di squadra Nasser e Mathieu a soli 2 minuti e 27 secondi. La prestazione ha portato la coppia al settimo posto assoluto, primo equipaggio rookie, a 47 minuti e 25 secondi dal comando.

Terzo con un ritardo di 4 minuti e 5 secondi si è piazzato il francese Stéphane Peterhansel, che rimane leader della generale. Giornataccia invece per lo spagnolo Carlo Sainz: partito benissimo e per lunghi tratti in testa, a un certo punto ha sbagliato strada, ed è finito fuori rotta con la sua Mini. Sul traguardo ha accusato un distacco di ben 31 minuti e 2 secondi, in 17ma posizione.

Il veterano della Dakar Giniel de Villiers e il navigatore Alex Haro hanno iniziato la giornata in diciassettesima posizione. Avendo perso più di due ore ieri, la coppia ha subito una rottura dell’albero di trasmissione nella Tappa 3, che non solo è costata loro tempo per le riparazioni, ma li ha collocati nella polvere lasciata dai concorrenti più lenti. Due forature si sono aggiunte ai loro guai, e così hanno perso altri 37 minuti e 47 secondi.

Anche la quarta Toyota Racing Hilux, nelle mani di Shameer Variawa e Dennis Murphy, ha subito una rottura dell’albero di trasmissione, seguita da cinque forature, costando all’equipaggio più di due ore ma migliorando fino al quarantaquattresimo posto assoluto.

Sainz accusa problemi, la tappa vede vincere Al-Attiyah

Nasser Al-Attiyah, pilota di punta della Toyota, si è rifatto con una grande prestazione che lo ha portato a conquistare la seconda tappa della Dakar 2021, Bisha-Wadi Ad-Dawasir, lunga 457 chilometri cronometrati. Il percorso ha presentato le prime dune e il qatariota del team Toyota Gazoo Racing è partito forte, piazzando parziali interessanti tanto da portarsi subito tra i primi tre assoluti. La svolta è arrivata al controllo orario al chilometro 351, dove ha superato Stéphane Peterhansel.

Da quel momento Al-Attiyah ha incrementato il proprio vantaggio su tutti i rivali, ha vinto la seconda tappa e si è portato a quota 37 vittorie complessive di tappa nell’arco della sua carriera nei rally raid. Grazie a questo successo, il pilota arabo è tornato in gioco per la vittoria della gara, che è ancora molto lunga. Non perdere terreno dalle Mini John Cooper Works di Peterhansel e Sainz è vitale per poi poter sferrare l’attacco decisivo nella seconda fase di gara.

Toyota, dunque, sorride, ma Mini rimane pericolosa nella classifica generale, questa volta è Peterhansel ad essere secondo, scavalcando Carlos Sainz al comando della classifica generale. Sia Al-Attiyah sia Peterhansel hanno sfruttato le difficoltà incontrate da Sainz, che è stato costretto a entrare in prova per primo dopo aver vinto la prima tappa.

Il pilota spagnolo ha faticato, ha perso minuti su minuti tra il controllo orario PS293 e il PK315. È lì che ha visto sparire la sua leadership. Yazeed Al Rajhi si è riscattato dopo una prima tappa deludente. Ha firmato il quarto tempo di speciale davanti al sempre efficace Matthieu Serradori (Century CR6), con alle spalle un altro transalpino che ha dato prova di essere incappato in una giornata storta e di averla salutata da poche ore: Sébastien Loeb, solo sesto di tappa con la prima BRX Xtreme Hunter realizzata dalla Prodrive.

Le Century CR6 continuano a dimostrarsi vetture da non sottovalutare. Brian Baragwanath è tornato nella top ten della classifica generale grazie al settimo tempo in questa tappa. Male Jakub Przygonski, alfiere del team Orlen Overdrive al volante di una Toyota Hilux. Peggio Bernhard Ten Brinke (Overdrive Toyota) e Giniel De Villiers. Dicasi la stessa cosa di Orlando Terranova, pilota del team X-Raid Mini, così come Nani Roma, sedicesimo e ad un passo dal perdere la top ten nella classifica generale.

Carlos Sainz inizia come aveva finito: vincendo

Sono Toby Price e Carlos Sainz i vincitori della prima tappa della Dakar 2021. Dopo il prologo di ieri, il primo confronto diretto della 43esima edizione del rally raid più prestigioso ed importante al mondo viene aggiudicato dall’australiano della Red Bull KTM Factory Racing, per quanto riguarda la categoria delle moto. Tra le auto, invece, la frazione da Jedda a Bisha viene vinta dal pilota spagnolo, campione in carica, con una grande rimonta.

La prima tappa della Maratona del Deserto di quest’anno ha proposto già un centinaio di chilometri molto interessanti e insidiosi, a causa della presenza di numerosi sentieri rocciosi che possono causare forature e di conseguenza importanti perdite di tempo. A differenza, però, di quello che è successo nelle moto, il campione in carica della corsa nella categoria riservata alle auto la fa da padrone: il veteranissimo Carlo Sainz s’impone infatti nei 277 chilometri competitivi che vanno da Jedda a Bisha.

L’alfiere del team X-Raid Mini Jcw (nonché papà del prossimo pilota della Ferrari in Formula 1) s’impone con 25 secondi di margine sul francese e suo compagno di squadra Stéphane Peterhansel e 3’18” sul ceco Martin Prokop (Benzina Orlen Team). Un grande risultato quello ottenuto dall’iberico che, partito sensibilmente dopo per via del riscontro nel prologo di ieri (28°), mette la sua zampata da fuoriclasse.

Il figlio si congratula con lui su Twitter: “Un anno dopo il Matador inizia la Dakar come l’aveva finita. Vincente!”. A completare il quadro della top-5 ci sono il francese Mathieu Serradori (SRT Racing), a 6’33”, e il saudita Yasir Seaidan (SRT Racing), a 8’10”. Arretrati sia il qatariano Nasser Al-Attiyah (Toyota), 10° a 12’34”, sia il francese Sébastien Loeb (Bahrain Raid Xtreme), a 24’14” da Sainz.

Dakar Rally 2021 partita ufficialmente con 498 concorrenti

Il deserto non è mai lontano in Arabia Saudita. Il rally ha dovuto percorrere circa 30 chilometri appena da Jeddah per trovare le prime piste sabbiose. Tuttavia, transitare dalla pedana di partenza vicino al King Abdullah Stadium sarà la cosa che tutti ricorderanno della loro prima giornata nel deserto: 498 concorrenti hanno sorriso alle telecamere sul podio dopo che i 286 mezzi sono stati autorizzati a iniziare la quarantatreesima edizione: 64 auto, 61 veicoli leggeri (di cui 44 SSV), 101 moto, 16 quad e 44 camion.

Tutti pronti per iniziare il giro di 8.000 chilometri. Nel frattempo, 23 vetture storiche si sono messe sulla linea di partenza dell’edizione inaugurale della Dakar Classic, gara di regolarità per auto e camion degli anni ’80 e ’90. Per quanto piccole fossero le differenze, questa giornata ha fornito un’istantanea. Carlos Sainz ha avuto un inizio poco brillante a causa di una foratura. Nasser Al-Attiyah ha pareggiato con il suo rivale spagnolo con la trentaseiesima vittoria di tappa in carriera.

In caso di parità di tempi, il regolamento impone che chi ha fatto segnare il tempo per primo si aggiudica il gradino più alto. Al-Attiyah è riuscito ad avere la meglio anche sull’arabo Yazeed Al Rajhi di 8”, che chiude terzo e mette un’altra Toyota sul podio virtuale. Lo spagnolo Carlos Sainz, campione della scorsa edizione, ha fatto un po’ di fatica al volante della sua Mini ed è ventottesimo, a 36”. Risultato deludente anche per Sebastien Loeb, altro big del rally raid, che chiude al decimo posto con 17 secondi di ritardo.

L’inglese Kris Meeke ha impresso la sua autorità nella categoria dei veicoli leggeri e ha iniziato la sua carriera di rally raid con il botto. Il quarantunenne aveva già alle spalle una lunga e illustre carriera nel rally, ma non ha perso tempo a dimostrare il suo valore alla Dakar. Il britannico ha ottenuto la sua prima vittoria di tappa al suo debutto nel più massacrante rally della Terra, dominando la categoria dei veicoli leggeri, dove l’esperienza non sembra essere l’unico fattore. Il secondo classificato, il diciottenne esordiente Seth Quintero, è abbastanza giovane per essere suo figlio. Uno può avere 23 anni più dell’altro, ma solo due secondi separano i due dopo il prologo.

Nel frattempo, l’inferno si è scatenato nella categoria camion poiché Kamaz si è dimostrato incapace di piazzare un solo pilota nella top 10 e i loro cugini Maz, Siarhei Viazovich e Aliaksei Vishneuski, hanno dominato il prologo. Al via anche la prima edizione della Dakar Classic. La Porsche 911 che vinse la Dakar del 1984 con René Metge al volante, ora guidata dall’americana Amy Lerner, era in netto contrasto con il suo sfondo al King Abdullah Stadium, inaugurato 30 anni dopo.

Club Veicoli Storici di Piacenza alla Dakar Classic Rally

Anche il Club Veicoli Storici di Piacenza sarà alla Dakar 2021, la leggendaria corsa estrema che quest’anno si svolgerà in Arabia Saudita dal 3 al 15 gennaio. Nello specifico il CVSP-PC sarà rappresentato alla Dakar Classic: la manifestazione principale, infatti, proporrà, per la prima volta nella storia, una gara di regolarità riservata alle vetture classiche costruite negli anni ’80 e ’90.

Trenta i partecipanti che hanno scelto di sfidare le sabbie che circondano la città di Jeddah, punto di partenza e arrivo della competizione. Tra questi Luciano Carcheri che insieme a Roberto Musi sarà al volante di una Nissan Patrol di Squadra Corse Angelo Caffi. Si tratta della stessa Nissan Patrol con cui Carcheri partecipò alla Dakar del 1998 sotto l’egida del Team Giletti e che porterà il logo del Club Veicoli Storici di Piacenza.

Il CVSP-PC e il pilota genovese, infatti, sono legati da una profonda amicizia nata circa due anni fa e fondata, neanche a dirlo, sulla passione per le vetture e le moto. Protagonista di questa storia è una moto. Ma non una moto qualsiasi: parliamo infatti della KTM 660 LC4 con cui Carcheri ha partecipato alla Dakar nel 2001 e nel 2002, sempre con il team Giletti. Un mezzo intriso di storia e successi il quale, dopo tante avventure e tante vittorie, necessitava un’accurata manutenzione. Il campione ligure, per questo delicato intervento, ha scelto il laboratorio “Tutto Restauro Car Detailing” di Valter Travaini di Borgonovo, socio appunto del sodalizio piacentino. Tra un ritocco e un ricambio, è nato un legame sfociato in una vera e propria partnership.

La Nissan Patrol della Squadra Corse Angelo Caffi porterà con orgoglio tre adesivi recanti il logo del club piacentino. Una vetrina d’eccezione per il nostro territorio se si considera che Luciano Carcheri è un veterano della Dakar e quindi uno dei partecipanti su cui si concentreranno maggiormente le attenzioni dei media: il pilota ha partecipato già otto volte al rally più famoso del mondo e, come detto, solo in un’occasione ha lasciato la moto per affrontare la sfida al volante di una vettura.

“Ritrovare quello spirito è uno dei motivi per cui corro nella Classic e per cui guiderò la stessa Nissan Patrol con cui ho partecipato all’edizione del 1998. Ricordo bene quell’esperienza: ai tempi la vettura era iscritta alla categoria Marathon, di per sé simile alla vettura di serie, mentre ora è stata portata alle specifiche T1, quindi decisamente più competitiva”, spiega Carcheri.

La KTM 660 LC4 restaurata dagli specialisti borgonovesi ha regalato alcune delle soddisfazioni più grandi al driver italiano: una moto dall’enorme valore affettivo e per la quale il campione ha preteso un lavoro a regola d’arte. Obiettivo centrato nel migliore dei modi. Non a caso, Carcheri si rivolgerà di nuovo al CVSP-PC il prossimo 19 giugno, data in cui l’associazione terrà una sessione per l’attribuzione della Targa Oro ASI. Si tratta di un certificato ufficiale rilasciato dall’Automotoclub Storico Italiano che attesta l’effettiva purezza e l’ottimo stato di conservazione dei mezzi con oltre vent’anni di onorato servizio.

Con un Tekne Graelion anche Simonato e Berro alla Dakar

Tekne, azienda italiana (abruzzese) specializzata nella progettazione e produzione di veicoli speciali e sistemi elettronici in ambito civile e militare, parteciperà, con un suo veicolo Graelion, alla Dakar 2021, che si svolgerà in Arabia Saudita dal 3 al 15 gennaio 2021.

Graelion è il nuovo veicolo 4×4 heavy duty multifunzione progettato e prodotto in Italia, da Tekne: 7,5 tonnellate di massa complessiva, motorizzazione FPT da 3 litri, cambio manuale ZF o automatico Allison, riduttore/trasferitore a 2 velocità e assali a portale a doppia riduzione Tekne, telaio a longheroni in acciaio altoresistenziale, impianto frenante Wabco, gommatura off-road. Graelion è a suo agio nelle condizioni di lavoro e negli allestimenti più estremi.

Sugli impegnativi percorsi della Dakar 2021, in veste esplorativa, il Graelion sarà nella sua configurazione di serie e allestito con un box specifico per contenere accessori e dotazioni meccaniche, per rimanere autonomo nei 15 giorni di gara in mezzo al deserto Saudita.

Alla guida del Graelion, due personaggi esperti del settore: Beppe Simonato e Claudio Berro. Beppe Simonato ha maturato in anni la conoscenza a partecipazioni quali Rally Raid e spedizioni estreme come Overland. Beppe ha sempre condotto camion specifici per questi usi gravosi e potrà dare al progetto Graelion importanti informazioni tecniche per il suo sviluppo.

Claudio Berro, da oltre 35 anni impegnato nell’ambito sportivo automobilistico, è stato oltre che copilota di rally anche direttore di importanti squadre. Ha gestito le Peugeot nei Rally ed in pista e per molti anni è stato direttore sportivo in Ferrari F1, per poi passare alla Maserati ed Abarth. Le sue conoscenze organizzative e sportive saranno utili analizzare i dati raccolti per la eventuale costruzione di un team sportivo.

La Dakar 2021, si svolgerà in Arabia Saudita, su un percorso in dodici tappe, per un totale di 7780 km. La gara attraverserà zone impervie come il deserto sabbioso del Rub’al-khalì, meglio conosciuto come “Quarto Vuoto” simile ad un paesaggio lunare, passando dal Mar Rosso al Golfo Persico e da sud a nord del paese. L’80% del percorso è inedito: sarà una edizione più difficile di quella del 2020, in particolare per la navigazione. Parteciperanno alla gara 560 piloti su 321 veicoli tra cui 129 moto/quad, 124 auto/ssv, 42 Camion e 26 veicoli storici.

Grezzini-Calubrini-Calabria e R-XTeam al via della Dakar Rally

“Per l’R-XTeam inizia l’Avventura, quella indiscutibilmente con la A maiuscola senza dubbi o incertezze, perchè quando si parla di Dakar tutti, indistintamente, iniziano a sognare spazi sconfinati, territori impervi e…gas a tavoletta! Non importa che negli anni le nazioni di riferimento siano cambiate, basta il nome ed automaticamente inizia la magia”. Ad annunciarlo è una nota stampa della scuderia

In quella che è rimasta una delle ultime competizioni motoristiche che possono realmente fregiarsi del titolo di avventurose, dal 2 al 15 gennaio 2021 ne farà parte anche l’R-XTeam quando da Jeddah, in Arabia Saudita dal palco partenza scenderà il MAN TGA Prototipo con il numero 527 dell’Orobica Raid con a bordo il navigatore Mauro Grezzini fiero portacolori della scuderia bresciana capitanata da Roberto Carminati.

Per Grezzini sarà un esordio assoluto alla Dakar, dopo vent’anni di esperienza trascorsi nei rally sia in veste di pilota che di navigatore. Proprio in quest’ultimo ruolo il salodiano sarà il terzo uomo nell’equipaggio composto dal pilota veterano Loris Calubini alla sua decima Dakar e dall’esperto tecnico Paolo Calabria.
Toccherà proprio a Grezzini indicare la rotta lungo i 7646 chilometri di gara di cui ben 4767 di prove speciali suddivisi in dodici tappe.

“Sarà una bella sfida! – spiega il pilota-navigatore di Salò – era da alcuni anni che Loris (Calubini) mi chiedeva di prendere parte alla Dakar con lui, siamo amici da molto tempo e finalmente quest’anno la cosa ha potuto concretizzarsi. Non vedo l’ora di partire anche se sinceramente non so cosa aspettarmi. Ho chiesto a molte persone che hanno esperienza della gara e tutte mi hanno più o meno risposto di tenere duro i primi due giorni, capire come vanno le cose e poi tutto verrà naturale. Da parte mia ci metterò tutto il mio impegno e la mia passione per poter aiutare al meglio il nostro equipaggio.”

Un pensiero naturalmente va anche al suo primo amore i rally: “Sono cosciente che anche se parliamo sempre di note, tabelle, controlli orari e cose simili le due discipline sono agli antipodi – spiega Grezzini – nei rally è tutto un pronti, via e fai tutto in un fiato, in gare come la Dakar invece la cosa è diluita in una giornata con 10,12, anche 15 ore di prova tra speciale e trasferimento. Il difficile sarà mantenere il ritmo e la lucidità in tutto questo arco di tempo ed in questo caso la lunga esperienza nelle corse sicuramente mi tornerà utile”.

Il mezzo con cui debutterà alla Dakar il portacolori dell’R-Xteam sarà un camion MAN TGA iscritto dall’Orobica Team nella categoria prototipi, per rendere l’idea del potenziale di questo incredibile veicolo, di serie, come da regolamento, è rimasta solo la cabina. Il motore 6 cilindri di 12.800 cc turbo elaborato, ora è in grado di erogare circa 800 cavalli scaricati a terra (ed in questo caso sopratutto sulla sabbia) attraverso un cambio manuale ZF a 16 marce. L’equipaggio si ritroverà a combattere direttamente contro mostri sacri della specialità come i temibilissimi Kamaz ufficiali, gli Iveco, i DAF, i Renault o i giapponesi Hino, nessuno è voluto mancare a questa incredibile kermesse motoristica che da oltre quarant’anni rappresenta l’Avventura per antonomasia.

“Siamo molto orgogliosi che il nome dell’R-Xteam arrivi ad un evento come la Dakar – commenta il presidente della scuderia bresciana Roberto Carminati – e naturalmente siamo felici che Mauro abbia questa grandissima opportunità, è un sogno di molti, che travalica la sola passione motoristica, adesso non possiamo che seguire la sua avventura supportandolo durante tutti i giorni di gara, in attesa poi di sentire i suoi racconti al rientro in Italia.”

La gara partirà da Jeddah (SAU) il 2 gennaio e terminerà il 15 gennaio sempre nella località sulle rive del Mar Rosso dopo che i concorrenti avranno affrontato 12 prove speciali oltre al prologo ed il giorno di riposo di sabato 9 gennaio per un totale di 7.646 chilometri di cui ben 4.767 di tratti cronometrati. Sarà possibile seguire la Dakar 2021 su Eurosport, RedBullTV, Motor Trend On Demand oltre ai più importanti organi di stampa nazionale ed internazionale.

Sainz: ”Prodrive BRX1 incognita alla Dakar, Toyota e Mini…”

La Dakar 2020 delle auto si è confermata una corsa con “due cavalli di razza” Toyota e X-Raid, da quando Peugeot ha interrotto il suo programma ufficiale dopo tre vittorie consecutive tra il 2016 e il 2018. Però, i due affermati Costruttori ora hanno un nuovo sfidante nel team Bahrain Raid Xtreme, che ha ingaggiato la leggenda del WRC Sebastien Loeb e il vincitore del 2015 Nani Roma per guidare i suoi prototipi BRX1 costruiti da Prodrive.

Il campione in carica Sainz, che è di nuovo in testa alla formazione di buggy di X-Raid con il tredici volte vincitore Stephane Peterhansel, afferma che Mini e Toyota sono i favoriti nella categoria delle auto e che la mancanza di esperienza di BRX rischia di fare pagare un prezzo alto alla squadra.

“Penso che la gara sarà tra Toyota e Mini”, ha detto Sainz. “Ci sono molte Toyota e solo due Mini. Abbiamo già visto migliorare la Toyota nei due rally che abbiamo fatto. La lotta con Nasser Al-Attiyah sarà dura. “Le vetture Prodrive hanno due ottimi piloti. Il rientro di Loeb solleva il pool di piloti. Prodrive è super capace di realizzare un’auto vincente e affidabile. Ma è molto difficile vincere alla prima partecipazione, anche se non dico che sia impossibile. Per quanto provi, il ritmo e le sorprese in gara sono diverse”.

La Dakar Rally 2021 si terrà per il secondo anno consecutivo in Arabia Saudita nell’ambito di un accordo quinquennale tra l’ASO e la nazione del Golfo. Dopo che il capo dell’ASO, David Castera ha ammesso che alcune tappe della seconda settimana della Dakar di quest’anno sono “molto veloci”, l’organizzazione si è concentrata sulle aree in cui si è svolta la prima settimana dell’evento – sebbene il percorso sia per l’80-90% nuovo rispetto alla precedente edizione.

Sono state apportate modifiche anche alla tappa della maratona, con i piloti non più autorizzati a cambiare le gomme delle proprie vetture senza incorrere in penalità. Alla domanda su cosa ne pensa sui cambiamenti per il 2021, Sainz ha dichiarato: “Come prima volta, la seconda settimana è un po’ pericolosa ma l’organizzazione ha imparato. Penso che quest’anno le due settimane siano più a nord, che abbiano organizzato una prima settimana fantastica”.

“C’è una tappa della maratona che questa volta è più difficile perché in caso di foratura non puoi togliere le ruote dal camion dell’assistenza liberamente. Abbiamo due soltanto ruote di scorta. Il giorno dopo, se fori e il team di assistenza ti dà una gomma, sono 15 minuti di penalità”.

Dakar 2021 ancora più dura: si parte il 2 gennaio

Una Dakar tutta nuova, quella che ci attende nei primi giorni del 2021. La 43esima edizione del rally raid più famoso al mondo – la seconda in Arabia Saudita – prenderà il via il 2 gennaio con il prologo ed entrerà nel vivo il giorno successivo, per poi concludersi il 15 gennaio dopo un totale di 7.646 chilometri di percorso che si preannuncia quasi completamente diverso rispetto lo scorso anno.

Il nuovo anno porterà con sé diverse novità per Dakar. Il 2021 motoristico partirà proprio con il celeberrimo rally raid che vede in programma 4.767 chilometri di percorso cronometrato e 2.879 chilometri di trasferimenti, per 12 tappe complessive da affrontare. Tra queste, anche l’immancabile tappa Marathon, durante la quale gli equipaggi non potranno usufruire dell’assistenza.

Al via della nuova edizione della Dakar ci saranno in tutto 555 partecipanti, di cui 321 veicoli: un lieve calo rispetto all’edizione 2020, ma del tutto normale se pensiamo alle tante difficoltà dettate dalla situazione sanitaria globale e dagli strascichi economici che questa, inevitabilmente, si sta portando dietro. E per i nostalgici, quest’anno ci sarà anche la Dakar Classic, una categoria parallela con veicoli storici che hanno partecipato al rally raid prima degli anni 2000.

Tra il deserto aperto e le dune, che caratterizzeranno le prime tappe dalla Dakar, c’è da aspettarsi tanta imprevedibilità e il consueto spettacolo. David Castera, direttore della gara, ha parlato di un’edizione tutta nuova della gara.

“L’Arabia Saudita ha spazi così ampi da permettere di correre anche cinque edizioni della gara senza ripassare dalle stesse zone dell’anno precedente. Quest’anno abbiamo cambiato quasi tutti i percorsi e la tappa più dura sarà la numero 11, che qualcuno non amerà di certo. Rispetto all’ultima edizione ci saranno trecento chilometri di gara in meno, ma questo non influirà minimamente sull’approccio che i piloti dovranno usare per affrontare l’evento, perché questa sarà una Dakar ancora più difficile rispetto all’anno scorso”.

Loeb firma con Prodrive per la Dakar Rally 2021 e lascia il WRC

Non appena viene confermata l’uscita di Sébastien Loeb da Hyundai Motorsport per quanto riguarda il Campionato del Mondo Rally e già viene confermato un nuovo ingaggio, un’altra avventura per il nove volte campione del mondo rally. Seb Loeb parteciperà alla Dakar 2021 con il team Bahrain Raid Xtreme.

Il francese si unisce allo spagnolo Nani Roma su una delle auto T1 costruite da Prodrive per il suo quinto tentativo alla maratona, la sua prima volta in Arabia Saudita, avendo perso l’evento inaugurale di quest’anno in Medio Oriente. Loeb è arrivato due volte sul podio della Dakar. La gara sembra per lui stregata. “BRX ha grandi ambizioni per il Rally Dakar 2021 e sono entusiasta di far parte del viaggio con la squadra”, ha detto.

“C’è un’enorme quantità di esperienza in ogni area della squadra. Il migliore in campo con Prodrive è David Richards, che è un gran conoscitore del motorsport nel Bahrain. Questa combinazione è difficile da rivaleggiare e sono fiducioso che sfideremo bene le dune il prossimo anno”, ha aggiunto Sebastien Loeb.

Richards ha fatto eco all’entusiasmo del campione del mondo rally per antonomasia, aggiungendo: “A nome di BRX, sono entusiasta di dare il benvenuto a Sebastien nel team. Porta con sé una vasta esperienza nei rally e, crediamo, sia uno dei piloti più forti del campo. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto nei prossimi mesi di test, mentre ci avviciniamo alla gara del prossimo anno “. La vettura sarà a quattro ruote motrici, da 400 CV.

Il Silk Way Rally scarta Cina e Kazakistan: tutto in Russia

A causa dell’emergenza mondiale coronavirus cambia il Silk Way Rally 2020. A tutela di iscritti, team, organizzatori e addetti ai lavori, gli organizzatori del raid si sono riuniti per studiare un percorso alternativo. Si è deciso di cancellare alcune tappe e di inserirne nuove. Noto anche come Rally della Via della Seta, il Silk Way Rally è stato al momento confermato. Non si correrà più in Kazakistan e in Cina, ma completamente in Russia.

Vladimir Chagin, direttore del Silk Way Rally, spiega che “le modifiche apportate sono state dettate da un comune senso di responsabilità. L’obiettivo principale è stato raggiunto: confermare la gara rispettando le condizioni di sicurezza e di tutela della salute. Il nuovo programma sarà sempre di alto livello e permetterà agli sfidanti di confrontarsi nei luoghi più suggestivi della Russia”. Certo, se il coronavirus dovesse estendersi anche in Russia tutto dovrebbe essere rimesso in discussione.

Frederic Lequien, il direttore sportivo, ha evidenziato l’aspetto positivo di questo cambiamento sottolineando che è stato mantenuto alto il livello di competitività, i trasferimenti e la logistica sono stati semplificati. Il Silk Way Rally 2020 ha cancellato le sfide previste in Kazakistan e in Cina, spostando tutto nel territorio della Confederazione Russa. Si partirà il 3 luglio da Mosca e si arriverà l’11 a Kazan, per un totale di otto tappe che avranno una lunghezza totale di 4.200 chilometri, di cui 2.700 saranno di prove cronometrate.

Salta il Panda Raid di Macconi-Masi per il corona virus

Salta”, a seguito del Coronavirus, la partecipazione dei portacolori della scuderia New Racing for Genova Roberto Macconi e Furio Rossano Masi al prossimo Panda Raid 2020, in programma in Marocco dal 6 al 14 marzo e riservato alle popolari berlinette Fiat immatricolate prima del 2003.

“Già nei giorni scorsi – commenta laconicamente il pilota genovese Roberto Macconi – ci avevano fatto capire di non essere desiderati, poi è arrivata una mail che, in pratica, confermava tutte le problematiche che avrebbe potuto comportare la nostra eventuale partecipazione e, ovviamente, quella di tutti gli equipaggi italiani”.

Roberto Macconi e Furio Rossano Masi, quindi, non parteciperanno alla gara africana. Con loro anche gli altri quattro equipaggi del gruppo imperiese del West Liguria Team, ossia Marco Lanteri – Pino Fiore, Dirk e Mike Schram, Sergio Morabito – Tania Galvan e Valerio Fiore – Gabriele Gagliostro. “Abbiamo già bloccato la nostra bisarca – aggiunge uno sconsolato Macconi – che avrebbe dovuto portare in Marocco undici vetture, le cinque Panda liguri più quelle degli equipaggi di Torino e Piacenza. Neppure il gruppo di Roma prenderà parte alla manifestazione”.

Carlos Sainz Re della Dakar Rally a 57 anni suonati

A testimonianza che per certi campioni l’età è spesso un dettaglio, a 57 anni Carlos Sainz ha vinto l’edizione numero 42 (la prima disputata in Arabia Saudita) della Dakar Rally nella categoria auto, al volante di una Buggy Mini.

Per il pilota spagnolo, primo in classifica dopo dodici giorni di gara e 9.000 chilometri di sabbia rovente percorsa, si tratta del terzo successo in carriera, ottenuto con la terza vettura di marche diverse. Una Mini, come detto, mentre nel 2010 trionfò su Volkswagen e due anni fa su Peugeot.

Al secondo posto nonostante la vittoria nell’ultima tappa, la Haradh-Qiddiya di soli 167 chilometri, si è piazzato il vincitore uscente: il principe qatariota Nasser Al-Attiyah, staccato di 6’21”, a bordo di una Toyota Hilux. Ultimo gradino del podio per il francese Stephane Peterhansel, sempre su Mini, con un ritardo di quasi 10 minuti (9’58”).

C’era attesa per la prima partecipazione ad una Dakar di Fernando Alonso. L’ex ferrarista, due volte campione del mondo di F1, complici una serie di incidenti e prblemi tecnici alla sua Toyota si è piazzato solo tredicesimo, con un ritardo di oltre 4 ore.

Cronaca di un successo annunciato

El Matador ha matato tutti per la terza volta: dopo i successi nel 2010 e nel 2018, Carlos Sainz fa sua anche la Dakar 2020, corsa in Arabia Saudita. Non che ci fossero molti dubbi alla vigilia, soprattutto dopo l’accorciamento della 12esima e ultima tappa ai soli 167 km di prova speciale.

Il pilota della Mini ha gioco facile a gestire i 10′ di vantaggio in classifica generale e può permettersi di non spingere nella Haradh-Qiddiya. Arriverà a 3’56” dal leader di giornata, quel Nasser Al-Attiyah che l’anno scorso festeggiava e che invece deve cedere lo scettro al veterano spagnolo, con cui si congratula al traguardo.

Il qatariota si deve accontentare della seconda piazza (+6’21”), avendo dato 3’31” a Stephane Peterhansel: Mr. Dakar finisce dunque terzo in classifica generale (+9’58”). La tappa vede le ottime prestazioni di Yasir Seaidan, secondo a 1’32”, Orlando Terranova, terzo a 3’16” e soprattutto di Fernando Alonso.

L’asturiano è quarto al traguardo con 3’25” di ritardo, chiudendo al 13esimo posto una corsa che lo ha visto protagonista nel bene e nel male, tra ottimi piazzamenti e qualche episodio sfortunato di troppo, come la rottura della sospensione nella seconda tappa o il capottamento nella decima.

Carlos Sainz con 10 minuti di vantaggio gestisce la Dakar

Stephane Peterhansel (Mini Buggy) ha vinto l’undicesima tappa, 10″ avanti rispetto a Nasser Al-Attiyah (Toyota), con Carlos Sainz (Mini Buggy) terzo a 8’03”. I secondi classificati della Dakar sono riusciti a ridurre in modo significativo il margine che li separa da Carlos Sainz, ma lo spagnolo passa all’ultimo giorno con un vantaggio di 10’17” su al Attiyah e 10’23” su Peterhansel e Fiuza.

Tutto può sempre ancora accadere, ma con una speciale di 374 chilometri non sarà affatto facile raggiungerlo. Non rimane molto tempo per il fine della gara. La giornata di oggi era fondamentale per Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel, che hanno attaccato duramente il leader Carlos Sainz e la differenza di 8′ è li a confermare una lotta senza precedenti in questa Dakar.

“Abbiamo pagato caro il nostro errore ieri. Ora combattiamo Stéphane per il secondo posto. Andare così lontano è fantastico, c’è un passo da fare e vedremo come va”, ha dichiarato Nasser Al-Attiyah all’arrivo di tappa.

Ad ogni modo, dopo la vittoria nella decima tappa del giorno prima, approfittando dei problemi di Peterhansel e Al-Attiyah, Sainz ha incassato l’asso che si è giocato, aumentando il margine sugli inseguitori e così oggi ha potuto respirare. Si sapeva che questo sarebbe stato un giorno duro per Sainz, ma domani Peterhansel e al Attiyah partono in prima e seconda posizione e poi sarà il turno di Sainz. Quindi, lo spagnolo potrà controllare meglio il margine.

Tuttavia, c’è sempre la possibilità di errori o problemi meccanici. Non sarebbe la prima volta e neppure l’ultima. È anche curioso il fatto che soli 6″ separino Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel. Oggi, il francese ha vinto per 10″ sull’uomo della Toyota. Quindi tutto può ancora accadere.

Dakar, ecco l’incidente di Fernando Alonso (VIDEO)

Nel corso della decima tappa della Dakar 2020, l’ex pilota di Formula 1 Fernando Alonso si è ribaltato due volte, fermandosi fortunatamente sulle ruote. I danni alla vettura ci sono stati, ma lui è riuscito ugualmente ad arrivare a fine tappa. Fernando Alonso ha capottato su una duna. Il parabrezza è andato in frantumi e Alonso ha dovuto guidare per centinaia di chilometri con la sabbia che arrivava nell’abitacolo. Complessivamente ha perso più di un’ora.

https://youtu.be/kM_O0H6bCrU

Carlos Sainz in fuga alla Dakar, disastro Fernando Alonso

Carlos Sainz affonda sull’acceleratore e vince la decima tappa della Dakar 2020, probabilmente decisiva per il conseguimento del successo finale: lo spagnolo tira un sospiro di sollievo, è stato il più veloce e ha staccato in modo significativo i rivali Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel, che ieri lo hanno insediato ed entrambi alle prese con problemi di navigazione. Il qatariota ha perso quasi 18′, chiudendo appena diciassettesimo, mentre il francese quasi 12′, e nella generale sono divisi da 16″. Con Sainz che vola +18′.

La prova odierna della Dakar andava da Haradh a Shubaytah ed era di 534 chilometri. Era la prima nel formato “marathon” senza assistenza esterna ai partecipanti. Poi, però, il vento sempre più forte ha indotto gli organizzatori a sospendere la prova, con l’ordine d’arrivo fissato al checkpoint al chilometro 223. Il resto dell’itinerario è stato effettuato in trasferimento.

Tappa complicata per Fernando Alonso, ora quattordicesimo, protagonista di un doppio capottamento su una duna. La Toyota dell’ex F1 è ricaduta sulle quattro ruote, ma con inevitabili e importanti danni: ad esempio al parabrezza, andato in frantumi, tanto che Alonso ha dovuto continuare senza, col vento e con la sabbia. Solo l’incidente gli è costato un ritardo di oltre un’ora. Sembrano spegnersi in modo definitivo le speranze di chiudere la Dakar 2020 nella top ten.

Gioisce Jakub Przygonski, secondo con la Mini anche se paga i problemi dei giorni precedenti. Il polacco della X-Raid ha messo dietro Giniel De Villiers e Pierre Lachaume, al via con la vecchia Peugeot 2008 DKR gestita da PH Sport. È proprio lui ad entrare oggi nei primi dieci della generale, in vantaggio di 1.06′ su Alonso. A seguire, Yazeed Al Rajhi, Bernhard Ten Brinke, Erik Van Loon, Orlando Terranova e Wei Han con il buggy presidenziale Geely.

Peterhansel e Al-Attiyah a 15″ dopo 410 chilometri

Si riapre la lotta al vertice della Dakar 2020, che si fa sempre più mozzafiato. La nona tappa, che andava da Wadi Al Dawasir ad Haradh, ha portato piloti, vetture e team a Rub’ al-Khali, il secondo deserto più grande al mondo. Ed è qui che Carlos Sainz ha perso terreno su Nasser Al-Attiyah e su Stephane Peterhansel.

Il pilota francese e quello qatariota sono stati velocissimi, hanno avuto una marcia in più e hanno tenuto un ritmo superiore a chiunque. Alla fine hanno terminato divisi da 15″. un nulla su 410 chilometri di speciale. Peterhansel ha centrato la terza vittoria di tappa in questa fantastica edizione. Si trova a 6’38 di distacco da Sainz.

Il madrileno è stato alla pari dei suoi rivali per i primi 104 chilometri, ha lottato come ha potuto, ma poi ha ceduto oltre 5 minuti per una foratura. Nella parte conclusiva del percorso ha ritrovato il passo, ma non ha potuto far altro che contenere i danni, giungendo quinto a fine giornata.

Lo spagnolo della Mini ha conservato comunque la leadership, ma Al-Attiyah è ormai a soli 24″. Terribilmente vicino. È come partire a distacco azzerato. Terzo ha concluso Yasir Seaidan, a 4’48” da Peterhansel, seguito da Jakub Przygonski, che si è riaffacciato nelle zone di vertice. Sesta posizione per l’altro pilota di casa, Yazeed Al Rajhi, che rimane quarto nella classifica generale, con un margine di 15′ su Orlando Terranova.

Fernando Alonso è partito secondo e questo gli ha reso il compito più complicato, ma ha chiuso comunque buon tredicesimo, agganciandosi alla top ten assoluta. Conservare il piazzamento non è scontato, perché alle sue spalle premono Jerome Pelichet, Pierre Lauchame, Wei Han e e Martin Prokop. Risale la china anche Nani Roma, al via con il marchio Borgward.

L’apripista Mathieu Serradori, trionfatore della Tappa 8 al volante del buggy Century, questa volta ha faticato molto di più, concludendo questa nona giornata di gara in ventesima posizione e in ottava nella generale, superato di nuovo da Bernhard Ten Brinke, pilota ufficiale Toyota.

Alla Dakar vince un privato: Mathieu Serradori

L’ottava giornata ha riservato diverse sorprese alla Dakar 2020. Erano 477 i chilometri nella zona di Wadi Al Dawasir. Il successo di tappa è andato al privato Mathieu Serradori. Il pilota francese, che partecipa al raid con il buggy Centuri, si è trovato davanti al suo primo successo in carriera nel raid più famoso al mondo.

Già vincitore dell’Africa Eco Race 2018, Serradori è passato al comando dopo 212 chilometri di gara. Un bel modo per riscattare il tempo perso ieri riprendendosi la settima posizione assoluta su Berhnard Ten Brinke. “Voglio dedicare la mia vittoria a Paulo Goncalves, perché anche io sono stato un motociclista”, ha detto Serradori a fine giornata.

Secondo, a quattro minuti di ritardo, ha terminato Fernando Alonso, con la Toyota Hilux ufficiale. Il due volte campione del mondo di Formula 1 ha centrato il suo miglior risultato di questa Dakar. Adesso ha nel mirino la top ten assoluta, è chiaro. Fra il suo tredicesimo posto e il cinese Wei Han ci sono appena 4′.

Prova più complicata del solito per i big. L’assenza di una traccia segnata dalle moto, ferme insieme ai quad per l’incidente che ieri è costato la vita al portoghese Goncalves, ha messo in difficoltà sulla sabbia l’apripista Carlos Sainz che nei primi 150 chilometri era già in ritardo di 15 minuti.

Alla fine il veterano madrileno ha comunque recuperato ritmo, riuscendo a contenere i danni rispetto ai diretti avversari Stephane Peterhansel e Nasser Al-Attiyah, ai quali ha ceduto 6′ e 3′ rispettivamente. Adesso il portacolori Mini è in vetta con un vantaggio di 6’40 sul rivale della Toyota e 13’09 sul francese, suo compagno di squadra in casa X-Raid.

A completare la top five della ottava giornata di gara sono stati Orlando Terranova con la Mini 4×4, Giniel De Villiers (separati da appena 10″) e il saudita Yazeed Al Rajhi. Qualche difficoltà in più per il connazionale Yasir Seaidan, terzo per 318 chilometri e poi fermato da una duna non amica.

Day 6, Stephane Peterhansel vince su Carlos Sainz

A vincere la tappa numero 6 della Dakar Rally è Stephane Peterhansel, che è il più veloce sui 477 chilometri da Hail alla capitale Riyadh, tutti su sabbia, l’ultimo sforzo prima del riposo previsto l’11 gennaio 2020. Al giro di boa della gara, la sfida al vertice è ristretta all’attuale leader Carlos Sainz, Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel.

Il francese del team X-Raid parte forte, ma non riesce a staccare il compagno di squadra, Carlos Sainz, sull’altro buggy Mini, più di 1’33”. Lo spagnolo ha terminato secondo e resta in vetta con un vantaggio salito ora a 7’48” sulla Toyota di Al-Attiyah, oggi terzo. Nasser Al-Attiyah cede il passo nelle fasi conclusive.

Quarto chiude la giornata Yazeed Al Rajhi, che puntella il quarto posto nella generale. Il veloce saudita del team Overdrive continua a guadagnare terreno sull’argentino Orlando Terranova, nono e sempre il miglior pilota tra le Mini in formato 4×4. Vola anche Fernando Alonso, sesto alle spalle del francese Mathieu Serradori sul buggy Century.

Il due volte iridato di Formula 1 è sedicesimo assoluto e continua a pagare dazio per i problemi avuti nella seconda giornata di gara, che gli sono costati ben due ore di ritardo. Tenendo questo ritmo la top 10 finale può essere alla portata. Ricordiamoci, infatti, che siamo a metà gara e tutto potrebbe ancora accadere.

Il lituano Vanagas, decimo, è staccato di 40′. Appunto, minuti, non secondi. Alonso gliene ha “rubati” 24′, togliendosi la soddisfazione di precedere Bernhard Ten Brinke e Giniel De Villiers, settimo e ottavo con le altre Hilux ufficiali. Quella odierna è stata la giornata più vivace di questa Dakar per Nani Roma, dodicesimo con il suo Borgward. Si ritirano il magnate texano Bobby Patton, capottamento con contusioni per il navigatore Robbie Pierce, ed Edvinas Juskauskas, pickup a fuoco dopo 243 chilometri.

Sainz sempre più leader della Dakar dopo 5 giorni

Carlos Sainz (Mini) ha vinto la quinta tappa della Dakar, la seconda di questa gara, rafforzando così la sua leadership in classifica generale. Il pilota Mini ha chiuso con quasi 3′ di vantaggio sul suo principale rivale, Nasser Al-Attiyah (Toyota), mentre Stephane Peterhansel e Paulo Fiuza hanno chiuso la giornata con 6′ di ritardo sullo spagnolo.

In classifica generale, Carlos Sainz (Mini Buggy) ha ora 5’59” davanti a Nasser Al-Attiyah (Toyota) con Stephane Peterhansel e Paulo Fiuza (Mini Buggy) a 17’53”. Yazeed al Rajhi (Toyota) rimane al quarto posto, anche se è più lontano dal podio, a 31’39” da Sainz.

Orlando Terranova (Mini) mantiene il quinto posto, ma si allontana dalla vetta. Anche Mathieu Serradori (Buggy Century) mantiene la sua posizione, ma perde tempo per Terranova. Giniel De Villiers (Toyota) è settimo e sta facendo una Dakar al di sotto delle sue possibilità, ma potrebbe essere una tattica di risoluzione dei problemi che ha avuto il primo giorno di gara.

Bernhard Ten Brinke (Toyota) è ottavo dal secondo giorno e chiude. Yasir Seaidan (Mini 4X4), che oggi è salito di una posizione in classifica generale, e il duo Benediktas Vanagas e Filipe Palmeiro, che ha iniziato la gara in quindicesima posizione, è risalito alla quattordicesima nella terza tappa, all’undicesima ieri e nella top 10 oggi.

Giniel De Villiers si aggiudica la seconda giornata della Dakar
Giniel De Villiers si aggiudica la seconda giornata della Dakar

Carlos Sainz carica alla fine della tappa

All’inizio della giornata di questa Dakar Rally, Al Rajhi Yazeed Al Rajhi è entrato nelle prime posizioni. Il pilota saudita precedeva Bernhard Ten Brinke di quasi 1′ dopo 50 chilometri. Stephane Peterhansel, Jakub Przygonski, Giniel de Villiers e Naser Al-Attiyah erano anche loro a poco più di 1′.

Nuovi problemi per Van Loon, dopo una dura prova di ieri, quando ha ribaltato la sua Toyota. Si è fermato al chilometro 88 e ha perso mezz’ora. Al centesimo chilometro, Yazeed Al Rajhi era in vantaggio, ma a questo punto solo di 5″ sulla Mini guidata da Stephane Peterhansel.

Anche Nasser Al-Attiyah e Yasir Seaidan hanno chiuso vicino, a circa 30″. “Quindi, non sorprende che Nasser Al-Attiyah sia passato in testa dopo 152 chilometri. Il leader della classifica generale Carlos Sainz era a circa 1′, mentre Yazeed Al Rajhi aveva perso tempo, e si è ritrovato a 1’53”, così come Stephane Peterhansel, che era 3’29” dal leader, ma a causa di una gomma sgonfia.

Ad un certo punto, il secondo più veloce è Yasir Seaidan, dopo Nasser Al-Attiyah, mentre Carlos Sainz è in testa. Dopo 250 chilometri, il due volte vincitore della Dakar ha preso il comando, anche se per soli 12″ su Nasser Al-Attiyah. Stephane Peterhansel è seguito in terza piazza, a sei 6′. Colpo di remi di Sainz a 50 chilometri dalla fine, il leader della classifica generale vantava un vantaggio di quasi 2′ su Nasser Al-Attiyah. Stephane Peterhansel era ancora a 6′.

Sainz comanda la Dakar dopo tre giorni, Al-Attiyah penalizzato

Giro ad anello, con partenza ed arrivo a Neom, per un totale di 427 chilometri di prova speciale, nella terza giornata di gara in Arabia Saudita. Siamo in uno degli scenari più belli del mondo, dove i piloti della Dakar oggi hanno potuto esplorare un territorio veramente unico.

Unico ma non per questo facile dove, nei primi 100 chilometri, delle prove veloci hanno portato a passaggi spettacolari tra le rocce giganti di Ash Sharmah, per poi entrare in una zona di montagna con tratti impegnativi e molto tecnici. Si cambia registro, entrando in una zona rocciosa ed insidiosa che ha richiesto la massima attenzione per arrivare al taglio del traguardo.

Sainz è diventato il terzo diverso pilota con la Mini a vincere una tappa dell’evento con sede in Arabia Saudita. Il suo margine di vittoria finale nel corso della giornata è stato di 3 minuti e 31 secondi rispetto al campione in carica Nasser Al-Attiyah, e con questo risultato lo spagnolo guidava la generale. Stephane Peterhansel, alla guida dell’altro buggy X-Raid, ha eguagliato Sainz per il ritmo per gran parte della prova, perdendo solo 10 minuti nel tratto finale.

Successivamente, Nasser Al-Attiyah è stato penalizzato di 3 minuti. Secondo i commissari sportivi, ha “disturbato” la corsa di Carlos Sainz per diversi chilometri dopo la seconda zona di neutralizzazione. Non appena si sono avvicinati ad Al-Attiyah, Carlos Sainz e il suo navigatore Lucas Cruz hanno cercato più volte di superare l’avversario, ma lui glielo ha impedito e questa è una grave violazione del regolamento.

I commissari hanno esaminato il sistema di dati GPS Sentinel e hanno deciso di imporre una penalità di 3 minuti al pilota del Qatar, che ora è 7’55” dietro Carlos Sainz. Fernando Alonso sale al quarto posto, davanti ad Al-Attiyah. Bene anche l’italiano Andrea Schiumarini.

“Oggi è stata una tappa con doppio debutto – dichiara Andrea Schiumarini – dove abbiamo invertito i ruoli. Enrico alla guida ed io alla navigazione. Una prima volta per entrambi e siamo molto soddisfatti di questa esperienza. Una terza tappa con tanti tratti di piste sabbiose e con alcune dune da superare, dove era necessario sgonfiare le gomme per risalire. Gli ultimi 50 chilometri di speciale li abbiamo percorsi di notte, ed in questi casi passare tra i wadi senza luce è complicato, a causa delle rocce che non si vedono”.

Giniel De Villiers suona la carica alla vetta della Dakar

Nessuna Dakar può essere facile, neppure per veterani come Giniel De Villiers, Stephane Petheransel, Carlos Sainz… Ne va del buon nome della gara. Ed ecco che a partire già dal secondo giorno di gara, la creatura di Thierry Sabine mostra tutta la sua difficoltà. A farne le spese per primo è soprattutto il debuttante Fernando Alonso, che dopo l’undicesimo posto del primo giorno, nella seconda tappa di 367 chilometri da Al Wajh a Neom, accumula oltre due ore di ritardo.

Dopo 150 chilometri ad andatura ottima, il due volte campione del mondo di F1, nell’impatto contro una roccia, rimedia un danno alla sospensione anteriore destra. Con Marc Coma tenta di riparare la Toyota Hilux, ma alla fine ha dovuto attendere l’arrivo dell’assistenza. Dopo due giorni, per Alonso diventa ormai impossibile sperare in un piazzamento finale importante. La speranza, ora, è completare la sua prima Dakar.

La seconda giornata è stata vinta da un altro pilota ufficiale Toyota, il veterano Giniel De Villiers, che in classifica generale si trova sesto, visto il tempo perso nella prima giornata della Dakar 2020. Il sudafricano ha superato proprio durante le fasi conclusive il “padrone di casa”, Yazeed Al Rajhi, che si era trovato a lungo al comando con la Hilux del team Overdrive. peccato che alla fine sia arrivato solo settimo al traguardo.

Chiude secondo posto, a meno di 4′ da De Villiers, il driver argentino Orlando Terranova, che diventa leader assoluto con la Mini X-Raid. Sarà felice l’ingegnere Marco Pastorino. Seguono Khalid Al-Qassimi con la Peugeot 3008 DKR, Mathieu Serradori con il buggy Century, Nasser Al-Attiyah (Toyota) e Carlos Sainz (Mini), rispettivamente terzo e secondo nella generale.

Scivola in quinta posizione il lituano Vaidotas Zala, che era stato il trionfatore a sorpresa del Day 1 della competizione più massacrante del mondo. Per lui 19′ di distacco. Problemi allo sterzo per Stephane Peterhansel, solo ottavo assoluto: sarà in grado di recuperare per rientrare nella lotta al vertice? Fra svetta il bielorusso Siarhei Viazovich su Maz, davanti ai Kamaz di Dmitry Sotnikov e Andrey Karginov. Nelle moto esulta Ross Branch e fra i quad Ignacio Casale.

Dakar: c’è una Mini privata davanti alle ufficiali

Grande sorpresa alla fine del primo giorno della Dakar. Contro ogni pronostico, la tappa è stata vinta da un pilota della Lituania, Vaidotas Zala, con una Mini privata. Vaidotas Zala ha battuto in scioltezza Stephane Peterhansel e Carlos Sainz, ottimamente terzo alla fine della prima tappa. Ma entrambi guidano Mini ufficiali.

Sainz ogni anno annuncia che si ritirerà, ma poi la passione ha il sopravvento e torna. Ma la Mini privata davanti è per lui una sfida. Il grande deluso di giornata è Nasser Al-Attiyah, sulla Toyota Hilux, partito molto forte al comando, ma successivamente rallentato da tre forature. Alla fine è arrivato quarto.

Alonso ha concluso ai piedi della top ten, rimediando un undicesimo posto assoluto con la Toyota a 15’27” da Zala. Lo spagnolo ha dovuto risolvere una foratura causata dalle pietre sul percorso. Dopo appena 60 chilometri, la Dakar di Romain Dumas ha preso fuoco: avvolta tra le fiamme è andata distrutta la sua DXX RD Limited.

Tutti gli occhi era puntati su Fernando Alonso. L’ex pilota della F1 è alla prima Dakar della sua carriera. Arrivare in fondo, evitando sciocchezze, per lui sarebbe una vittoria. Nella prima tappa della competizione mediorientale, che ha portato i piloti da Jeddah ad Al Waijh sul Mar Rosso, Alonso ha viaggiato con molta attenzione e ha ugualmente centrato un buon risultato.

Brutto incidente per Martin Kolomy, Dakar finita

La Dakar fa vittime prima di iniziare. Avete presente Martin Kolomy, un pilota che ha partecipato a diverse edizioni della gara e che solitamente correva con i camion? Durante lo shakedown della Dakar 2020, con la sua Ford F-150 Raptor, Martin Kolomy è rimasto vittima di un brutto incidente, che ha visto il ribaltamento ripetuto e violentissimo della sua vettura da gara. La sua Ford F-150 Raptor è stata irrimediabilmente danneggiata, mentre lui e il navigatore, Jirka Stross, sono finiti in ospedale.

Martin Kolomy, che era solito correre sui camion, si è rotto una vertebra e ne ha un’altra schiacciata. Il navigatore è andato, invece, è stato portato in ospedale per controlli, ma sembrava stare bene. L’auto appartiene al team di Martin Prokop, che guida l’altra Ford F-150 Raptor. Tutto è successo quando, dopo un lungo rettilineo, c’era un salto e il pilota è arrivato troppo velocemente con la macchina che si è ribalta più volte e che quando si è fermata era praticamente distrutta.

La Dakar Rally vista dalla A alla Z: una storia ogni lettera

Ari Vatanen ha vinto la Dakar Rally quattro volte, tre volte con la Peugeot e una volta con la Citroen.

BMW ha sei vittorie in moto, meglio di lei solo KTM con undici e Yamaha con nove.

Cyril Neveu è il primo vincitore della Dakar Rally nel 1979. Ha trionfato cinque volte in totale.

Dune, che sono gran parte della bellezza di questa gara, sia in Africa che in Sud America, ma a volte sono molto pericolose.

Erg sinonimo di duna, di solito aree di grande bellezza paesaggistica e di grande difficoltà per conducenti e macchine.

Fesh-Fesh: polvere molto fine, come la polvere di talco che arriva ovunque, rendendo difficile vedere e respirare.

GPS, un gadget fondamentale che aiuta i concorrenti a capire bene dove si trovano. In passato, solo i locali potevano orientarsi nella vastità del deserto.

Hiroshi Masuoka ha vinto la Dakar Rally due volte con Mitsubishi nel 2002 e nel 2003.

Iveco e Gerard De Rooy sono già riusciti a finire l’anno scorso con il dominio quasi totale di Kamaz. Che dire di Dakar 2020?

Jutta Kleindschmidt è l’unica donna che è riuscita a vincere la Dakar in macchina.

Karel Loprais ha vinto la Dakar sei volte in Trucks.

Lisbona-Dakar è stato un successo finché è durato. Si è svolto tra il 2006 e il 2008, anno in cui le prove sono state cancellate a causa di minacce terroristiche. Almeno questo è quello che ci hanno venduto in quel momento…

Michel Vaillant, Paris-Dakar è il titolo dell’album numero 41 della serie di fumetti.

Navigazione, uno dei più grandi puzzle dei concorrenti della Dakar

Oscar il primo veicolo completamente elettrico a partecipare alla Dakar. Aveva una coppia di 800 Nm, una velocità massima di 150 km/h e un’autonomia di 800 chilometri.

Parigi è stata la città che ha ospitato più volte la partenza della Dakar: 19 volte.

Quandt, Sven, leader di X-Raid, ha fatto carriera in TT negli anni Novanta. Guida la sua squadra dal 2001.

René Metge, mentore di Africa Race ha vinto la Dakar tre volte.

Stephane Peterhansel ha vinto la Dakar 13 volte

Thierry Sabine, nel 1977, si perse nel deserto libico, quasi morì, e fu allora che concepì la Dakar e creò le radici della razza che è oggi.

Ultima volta e poi la Dakar abbandona l’Europa: è il 7 gennaio 2007, quando i concorrenti affrontano la prova speciale Portimao-Malaga.

Vladimir Chagin ha vinto la Dakar sette volte su camion.

X301 era la denominazione del buggy Schlesser con la quale Jean Louis Schlesser vinse le edizioni 1999 e 2000.

Yamaha, il secondo Costruttore di motociclette dopo KTM della Dakar.

Zohra Ataouat e Boukrif – Kaoula nel Sonacome di Berliet furono i primi vincitori tra i camion nel 1980.

Dakar: il terzo capitolo della storia nel trentesimo Paese

Dopo tre decenni in Africa e un altro in Sud America, la Dakar si sta dirigendo verso il suo terzo capitolo in Arabia Saudita. Toyota e Mini tornano a combattere per il trionfo. Fernando Alonso fa il suo debutto, ma con una grande incognita, la vittoria non dovrebbe sfuggire a uno dei piloti del trio Nasser Al-Attiyah (Toyota), Stéphane Peterhansel (Mini) e Carlos Sainz (Mini), con Giniel de Villiers (Toyota) in agguato.

Originariamente concepita come una gara di endurance che collegava Parigi e Dakar, la gara che è nata dal sogno di Thierry Sabine si è evoluta in una delle più grandi sfide “motorizzate” del mondo, sia meccaniche che fisiche e mentali. Inizialmente nella remota Africa e dal 2009 in Sud America, questa volta i concorrenti scriveranno il terzo capitolo della storia della Dakar, l’Arabia Saudita, il più grande Paese arabo.

Diverse centinaia di concorrenti provenienti dai quattro angoli del pianeta stanno convergendo per dare vita alla grande maratona di due settimane e l’Arabia Saudita sarà il trentesimo Paese diverso a ospitare l’evento. Dopo tre decenni in Africa e 11 anni in Sud America, la Dakar dovrebbe rimanere almeno cinque anni in Arabia Saudita.

La vastità del deserto saudita attende i migliori piloti tout terrain del mondo, in un evento in cui la velocità, ma essenzialmente la navigazione, svolgerà un ruolo importante, fondamentale. I concorrenti dovranno affrontare dune di 250 metri, su un percorso che avrà circa 7.500 chilometri, di cui 5.000 cronometrati.

Per i concorrenti e le squadre il percorso è un foglio bianco e le tappe sono più lunghe rispetto agli ultimi 11 anni in Sud America, quindi questa è una sfida completamente nuova per sotto tutti i punti di vista. Una nuova avventura per 350 concorrenti che prenderanno il via da Jeddah: 170 motocicli, 133 auto e SSV e 47 camion.

Da Al Qassimi a Przygonski: gli outsider da podio della Dakar

Ci sono molti outsider da podio in questa Dakar. Il polacco Kuba Przygonski, che ha chiuso l’anno come secondo classificato nella Coppa del Mondo FIA tout terrain dietro un altro contendente, l’argentino Orlando Terranova. Entrambi corrono con le Mini JCW Rally.

Un altro outsider da podio, ad esempio, è Vladimir Vasilyev è tornato da X-Raid dopo diversi anni. X-Raid ha un forte contingente di Mini, ma il suo valore è sconosciuto. Come è noto, Boris Garafulic ha scelto di rimanere a casa a causa della situazione politica in Cile, così come il suo navigatore, Filipe Palmeiro. Bernhard Ten Brinke non ha finito una Dakar dal 2015, ma quando lo ha fatto, è arrivato settimo.

Fernando Alonso e Marc Coma sono la grande novità di questa Dakar. Con la Toyota Hilux ufficiale, la coppia si sta preparando per la sfida, essendo una delle più grandi incognite della gara. Vincere sembra essere fuori portata per un principiante, ma una top 10 pare certa e una top 5 possibile. La navigazione sarà fondamentale per il risultato. 

Poi ci sono un numero di piloti che possono aspirare a buoni risultati, e in questo contesto tutto dipende molto di più dalla fortuna e dalla sfortuna. Martin Prokop è un serio contendente della top 5. I suoi risultati nel tempo sono costantemente migliorati. L’anno scorso era sesto. Con la Ford Ranger un podio è rranquillamente alla portata.

Khalid Al Qassimi guida la Peugeot 3008 DKR di PH-Sport, e può anche fare una buona gara. Era sesto nel 2018 e l’auto è vincente. C’è anche Erik Van Loon (Toyota), Mathieu Serradori (Buggy SRT), Peter Van Merksteijn (Toyota), Ronan Chabot (Toyota), Dominique Housieaux (Buggy MD), Christian Lavieille (Toyota), Pascal Thomasse (Buggy MD), Romain Dumas (Buggy RD), Miroslav Zapletal (Ford Ranger) o Martin Kolomy (Ford Ranger), tutti nomi che possono arrivare tra i primi 15.

Dakar 2020, Al-Attiyah, Peterhansel, Sainz o De Villiers?

La Toyota è la favorita per la vittoria di questa Dakar 2020, ma resta da vedere come Nasser Al-Attiyah si comporterà in un Paese in cui non si sentirà a suo agio al 100% a causa delle sue scarse relazioni con i sauditi. Naturalmente, la sua professionalità supererà ogni problema, ma sicuramente questa non è la Dakar preferita da Al-Attiyah.

Sempre con Matthieu Baumel al suo fianco e con una Toyota Hilux ancora migliore – evoluta essenzialmente in termini di raffinatezza e affidabilità dei componenti chiave – Al-Attiyah ha dimostrato di essere uno dei piloti più preparati ad ogni evenienza in gara negli ultimi anni.

Data la quantità inimmaginabile di sabbia prevista in questa Dakar 2020, Al-Attiyah è il favorito: “Ci sono così tanti buoni piloti in questa gara che l’unico modo per rimanere in vantaggio è essere il migliore ogni giorno”, ha detto il pilota. 

Nelle Mini John Cooper Works, ci saranno due nuovi posti con Stéphane Peterhansel e Carlos Sainz. Peterhansel raggiu. Paulo Fiúza sostituisce Andrea Peterhansel, che, per motivi medici, non partecipa alla gara: “Conosco solo una città per via di una gara motociclistica che ho fatto molto tempo fa e per una corsa a cui abbiamo partecipato di recente”.

Ad ogni modo, la sua esperienza è enorme e il francese sa come vincere una Dakar con una vettura competitiva, dato che ha trionfato due volte con Peugeot nel 2016 e nel 2017. Se sabbia e dune sono prevalenti in questa Dakar 2020, e il Mini è all’altezza, Peterhansel sarà l’altro favorito. Lo sfidante di Al-Attiyah.

Al suo fianco, però, nella X-Raid, c’è un altro favorito, Carlos Sainz, per due anni vincitore con Peugeot. Come Peterhansel, anche lo spagnolo sa cosa significa vincere con una vettura competitiva e ad armi pari, ma se il trionfo di Sainz due anni fa è stato un po’ “sofferto”, diciamo che a 57 anni la Dakar 2020 non sarà facilissima. La classe non gli manca, ma la Dakar è molto dura.

Giniel de Villiers è, secondo noi, il quarto pretendente al trono della Dakar 2020. Su un’altra Toyota Hilux, è un pilota da tenere d’occhio in quanto ad approccio abituale. Sta sempre a ridosso dei primi e poi approfitta delle pause altrui e degli errori. Un vero stratega. 

Dopo la sua vittoria nel 2009, la prima edizione in Sud America, in 10 edizioni è salito sei volte sul podio, fattore che conferma la sua grande competitività. Se vincesse, nessuno sarebbe sorpreso, perché guida una Toyota di alto livello. L’ultima volta che la Dakar ha cambiato il suo continente è stato de Villiers a vincere.

Dakar, ecco le principali modifiche alle regole

Le regole della Dakar hanno subito alcune modifiche. Già testato nel Rally del Marocco, il road book sarà a colori, impedendo ai navigatori di perdere ore a prepararlo.

Un altro importante cambiamento ha a che fare con il fatto che, in sei tappe, i team riceveranno il road book solo al mattino, poco prima di partire per la speciale, così da non consentire ai cosiddetti team di “Google Maps” di cercare le migliori alternative di percorso.

Questa volta, l’intero circus della Dakar – non solo motociclette e quad – potrà fermarsi 15 minuti per fare rifornimento. L’idea è quella di separare più moto e quad da auto e camion, aumentando così la sicurezza.

Dakar, Fernando Alonso pronto a fare esperienza

Dopo aver corso in F1, WEC, IMSA, Indy 500, 24 Ore di Le Mans, Fernando Alonso farà ora il suo debutto alla Dakar. Il due volte campione del mondo di F1 e il due volte vincitore della 24 Ore di Le Mans correrà con Toyota Gazoo Racing con Marc Coma. 

Nonostante un’auto molto competitiva, la “ufficiale” Toyota Hilux, lo spagnolo ha obiettivi modesti. Fernando Alonso afferma che si godrà la gara, ma sa che la sua mancanza di esperienza renderà difficile questo primo contatto e ancor più le aspirazioni per un possibile vittoria.

“Vado lì per godermi l’esperienza? Sì sono pronto. Ci vado per sfruttarla al meglio? Sì. Ma se penso a una vittoria della Dakar, non mi sento pronto – dice Fernando Alonso -. Sono perfettamente consapevole della mia mancanza di pratica. Ci sono gare che ho provato, come Indy, Le Mans o Daytona, in cui mi sono sentito molto competitivo e ho potuto lottare per la vittoria. A Dakar, non credo di essere a quel livello. Ma proverò una strategia diversa. Non sarò il più veloce, ma spero di essere in una buona posizione alla fine della gara”.

Tutto sulla Dakar 2020: percorso, numeri e iscritti

Torna vicina alla sua Africa la Dakar, che nel 2020 si svolge in Arabia Saudita (questa è l’edizione numero 42). La competizione più affascinante e pericolosa del mondo torna quasi a casa. Scatta a Jeddah il 5 gennaio 2020 e si conclude il 17, dopo dodici tappe, una al giorno, a Qiddiyah, vicino alla capitale saudita di Riyadh. I concorrenti si sfidano per oltre 5.000 chilometri di prove speciali su un totale di 7.900 chilometri di percorrenza con inclusi i tratti di trasferimento.

La prima metà del rally porta gli equipaggi a scoprire un labirinto di piste in cui le abilità di navigazione saranno essenziali. La seconda parte della gara vede invece grandi protagoniste le dune dell’Arabia Saudita. Oltre 350 i veicoli al via, 170 tra moto e quad e molto, molto altro ancora. Ma andiamo con ordine. Jeddah, il punto di partenza, era un villaggio di pescatori diventato uno dei porti più trafficati del mondo, nonché la porta di accesso dei pellegrini ai luoghi santi di La Mecca e Medina.

Ora è nientemeno che la seconda città più grande del Paese. La gara entrerà subito nel vivo con il primo terzo del rally che mette alla prova le capacità di navigazione dei concorrenti, resa più complicata dalla moltitudine di tracce. Si corre poi vicino al Mar Rosso o al confine giordano per le tappe intorno a Neom e poi verso Al Ula: sono i navigatori ad aprire la strada.

Con sempre più sabbia, il percorso è ricco di insidie nel deserto tra Hail e la capitale Riyadh, che ospita la giornata di riposo. La gara continua e si intensifica con la scoperta della vasta area desertica del “Quartiere Vuoto” del territorio saudita. Lì si disputano le importantissime prove di Shubaytah e Haradh. Per la classifica generale occorre attendere, però, fino all’ultima tappa di Qiddiyah: la navigazione fa da ago della bilancia.

Rispetto al 2019, la Dakar 2020 conta un 5% in più di iscritti e porta il totale a quota 351 veicoli: 174 auto e fuoristrada side-by-side, 47 camion e 170 tra moto e quad. I piloti sono 557 in rappresentanza di 53 nazionalità, tra le quali la più corposa in gara sarà la Francia con 258 concorrenti, seguita dalla Spagna (77) e dai Paesi Bassi (53).

Tra i piloti iscritti ci sono tanti nomi importanti

Tra i piloti iscritti alla Dakar 2020 ci sono, in linea di massima, nomi importanti quest’anno: primo fra tutti l’ex-pilota di F1 Fernando Alonso, che farà coppia con Marc Coma a bordo della Toyota Hilux del team Gazoo Racing, la squadra Campione in carica che potrà contare anche sul vincitore dell’anno scorso Nasser Al-Attiyah. Con il Buggy Mini del team X Raid, invece, saranno presenti Stephane Peterhansel e Carlos Sainz.

Per quanto riguarda i piloti italiani, troveremo due soli equipaggi tra le auto: Andrea Schiumarini con Enrico Gaspari e Marco Carrara con Leonardo Cini, entrambi con i colori del R Team. Sui camion troveranno spazio, invece, le squadre composte da Giulio Minelli-Claudio Bellina-Bruno Gotti, da Giulio e Giacomo Verzelletti-Antonio Cabini e da Paolo Calabria-Loris Calubini.

Sui fuoristrada, poi, daranno battaglia gli equipaggi Elvis Borsoi-Stefano Pelloni, Michele Cinotto-Marco Arnoletti, Fabio Del Punta-Giacomo Tognarini e quello tutto al femminile Camelia Liparoti-Annett Fischer. In sella alle loro Husqvarna del team Solarys Racing, infine, ci saranno Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini, pronti a sfidare i maestri di categoria tra i quali Toby Price, Sam Sunderland e Matthias Walkner.

Il percorso della Dakar 2020 è in Arabia Saudita
Il percorso della Dakar 2020 è in Arabia Saudita

Le tappe della Dakar 2020

  • 5 gennaio: Jeddah – Al Wajh (752 km, 319 km PS)
  • 6 gennaio: Al Wajh – Neom (401 km, 367 km PS)
  • 7 gennaio: Neom – Neom (489 km – 404 km PS)
  • 8 gennaio: Neom – Al Ula (676 km, 453 km PS)
  • 9 gennaio: Al Ula – Ha’il (563 km – 353 km PS)
  • 10 gennaio: Ha’il – Riyadh (830 km – 478 km PS)
  • 12 gennaio: Riyadh – Wadi Al-Dawasir (741 km – 546 km PS)
  • 13 gennaio: Wadi Al-Dawasir – Wadi Al-Dawasir (713 km – 474 km PS)
  • 14 gennaio: Wadi Al-Dawasir – Haradh (891 km – 415 km PS)
  • 15 gennaio: Haradh – Shubaytah (608 km – 534 km PS)
  • 16 gennaio: Shubaytah – Haradh (744 km – 379 km PS)
  • 17 gennaio: Haradh – Qiddiyah (447 km – 374 km PS)

Stefano Marrini torna alla Dakar 2020 insieme con Nicolas Garcia

Sabbia, dune, competizione. Spettatori interessati, Stefano Marrini e Nicolas Garcia approfittano dell’ambientazione ad-hoc del Rallye du Maroc per ufficializzare la loro partecipazione alla Dakar 2020. Il duo italo spagnolo ha ufficializzato la sua presenza all’evento sud americano, nella quale parteciperanno con il quad Yamaha YXZ 1000.

“Il ritorno del nostro equipaggio era nell’aria da tempo – racconta Marrini – Parliamoci chiaro: per la Dakar 2020 io puntavo su Nicolas da mesi, fin da quella nostra reunion cercata e alla fine molto positiva (secondi in gr.N) al Qatar Rally. Poi siamo anche riusciti a debuttare assieme in off-road al Baja 500 Romania. Non siamo riusciti a vedere il traguardo, ma abbiamo potuto constatare come l’equipaggio funzioni bene anche al di fuori delle prove speciali tradizionali.”

“Però uno dei ‘dubbi’ per correre assieme la prossima Dakar, uno degli ostacoli più grandi era rappresentato proprio dalla professionalità di Nicolas, dalla sua fittissima agenda da copilota. In Sud America si alterna nel Campeonato Rally Argentino a fianco di Geronimo Padilla e nel RallyMobil (il Campionato Rally Nazionale Cileno) a fianco di Samuel Israel. Assieme ad Israel, Campione Cileno R3 2018, Nicolas ha disputato con profitto anche la new entry nel calendario del Mondiale Rally 2019: il Copec Chile Rally concluso al 5° posto in WRC2.”

“In questi giorni passati assieme per seguire il Rallye du Maroc abbiamo avuto anche modo di coprire non pochi chilometri di sabbia e deserto a bordo dello stesso Yamaha YXZ che schiereremo alla Dakar 2020. In scioltezza, ieri ed oggi abbiamo affrontato e sgrossato per bene gli argomenti “dune”, navigazione pura e tutto quanto Nicolas non aveva avuto modo di assaggiare nella fangosissima Baja 500 Romania. Prima di salutarci, domani abbiamo in programma anche un vero e proprio test lungo. Ma la cosa importante è ripartire da qui con la certezza di questo accordo, idee chiare e motivazione a mille per l’appuntamento del 5 Gennaio.”

Stefano Marrini riparte dalla prossima Dakar Rally

Stefano Marrini in questa stagione 2019 si è divertito, ma adesso è ora di pensare alla stagione automobilistica sportiva 2020, praticamente dietro l’angolo, visto che inizierà già a gennaio.

Ci eravamo lasciati con due belle vittorie: gruppo N in Moldovia e SSV a San Marino…

“Sì, questa stagione mi sta e ci sta regalando grandi soddisfazioni. Però mi piace pensare di aver dato io in qualche modo una grossa mano alla fortuna con il reset/restart che mi sono imposto ad inizio 2018 già al rientro dal Sud America, dalla mia ultima Dakar”.

E proprio di questo vogliamo parlare: Dakar 2020, ci sarai?

“Certo che sì: ci sarò, ci saremo! A dire il vero ho convalidato la mia partecipazione già qualche mese fa, proprio nei giorni del San Marino. Ma ora è tempo di ufficializzare la cosa. Col fido Beppino (ndr: Giuseppe Fanetti) e con Marco Blanc stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per questa nuova avventura. Nuova in tutti i sensi e nuova per tutti, dato che il 2020 segnerà il ritorno da questa parte del globo della Dakar e il suo debutto negli Emirati Arabi”.

Pagina bianca, paginetta nuova quindi per la tua Dakar 2020…

“Sì e no. Anche se Gennaio rappresenterà un debutto per tutti e tutti ripartiremo da zero, in fin dei conti questa per me sarà la 6ª partecipazione alla madre di tutte le marathon. La sabbia è sempre sabbia, il deserto è comunque deserto e su quelle dune a dire il vero io ho già avuto modo di macinare non pochi chilometri, sia in gara qualche anno fa al Sealine sia in puro training con Nasser Al-Attiyah”.

Comunque nuovi territori, un nuovo format, Dakar – Chapter 3 recita la comunicazione ufficiale. E tu come hai preparato e come ti stai preparando per la tua Dakar-Chapter 6?

“Dopo un anno di stop, anche qua mi piace pensare che la preparazione per questo ritorno in realtà sia iniziata da tempo, appena rientrati in Italia dopo la sfortunata Dakar 2018. In questi anni ho letto di tutto e di più, anzi … di meno sul nostro conto. Cose che nemmeno io sapevo. La realtà è che con il mio piccolo team di amici, con tutti i miei più fidati collaboratori e sostenitori ci siamo sempre preparati al meglio per tutte le 5 Dakar cui abbiamo preso parte finora”.

Le Havre, Novembre 2017: pronti all’imbarco per il Sud America, per la Dakar 2018

“Dopo la prima partecipazione 2012 con Ralliart Italy siamo tornati nel 2015 in forma totalmente privata, tutto fatto in casa. Nei due anni successivi abbiamo stretto accordi e abbiamo potuto contare sulla proficua collaborazione di strutture e team locali. Nel 2018 ci siamo portati da casa un nostro truck assistenza tutto per noi, allestito per l’occasione e con tutti i ricambi necessari a ricostruire da zero la nostra Land Cruiser se ce ne fosse stato bisogno. Ma la componente avventura della Dakar ci ha sempre presentato un conto salatissimo o la sfortuna (per chi ci crede) ci ha sempre voltato le spalle, stoppando i nostri sogni di gloria di volta in volta con una fantasia perversa, con anomalie e guasti sempre (quasi sempre) da due lire, ma sempre micidiali. Così, a Febbraio 2018 ho deciso di anticipare le cose e di voltare pagina io, provando a cambiare approccio. Non solo nei confronti della Dakar, ma di tutta la mia visione globale della “sfida”, sia sportiva che professionale”.

Stefano Marrini spettatore…

“Prima di tutto ho lavorato a fondo su me stesso, sulla mia preparazione fisico/mentale. Poi ho cominciato a passare in rassegna ogni singolo dettaglio tecnico, umano della struttura che nel tempo abbiamo costruito assieme, soppesando e rivalutando alla bisogna ogni singolo elemento”.

Un bel erase & rewind insomma, con quali risultati?

“Più che un erase direi un remix. Cancellare quanto di buono creato con fatica in tutti questi anni sarebbe stato controproducente. Mi sono semplicemente impegnato in una rivalutazione globale delle mie attività sportive e professionali per cercare di valorizzarle il più possibile e coordinarle al meglio delle mie possibilità. In quest’ottica, come ebbi modo di raccontare al tempo, la decisione 12 mesi fa di non riprovarci non fu per nulla tragica o dolorosa, anzi. Il nostro e il mio obiettivo per la Dakar rimane sempre quello di puntare al traguardo finale. Ma semplicemente, serenamente sentivo che ancora non eravamo pronti e non mi andava di partire quasi per forza, quasi come fosse una tradizione, un obbligo, un’abitudine. Così ci siamo presi tutti un anno di pausa”.

Ma solamente dalla Dakar?

“Al di là di successi ed insuccessi, il risultato personale più grande ed immediato è stato quello di una maggiore serenità generale. Liberarsi di pesi inutili, superflui o controproducenti mi ha consentito di affrontare ogni obiettivo con una nuova leggerezza, ma sempre con la determinazione necessaria per raggiungerlo. Non ti so dire se le recenti vittorie e le coppe portate a casa siano un risultato tangibile di questo cambio di mentalità. Sono cose che fanno ovviamente piacere, come potrei dire di no? Ma l’obiettivo finale rimane sempre e comunque la meta, la vetta, il traguardo, la conclusione della gara. Ovviamente anche per questa prossima Dakar”

Qualche dettaglio in più? E come mai questa gita al Rallye du Maroc?

“Al 5 Gennaio ormai manca poco, manca tanto, stiamo ancora definendo gli ultimi dettagli per la prossima Dakar. Oltre all’iscrizione confermata, di sicuro al momento abbiamo solamente il mezzo: lo stesso Yamaha YXZ 1000R che ho assaggiato positivamente a San Marino e che Marco Blanc mi metterà a disposizione anche per la Dakar 2020. La mia partecipazione al Rallye du Maroc avrebbe dovuto essere un’altra opportunità, un ultimo test pre-Dakar già in programma da inizio stagione, ma sfumato nell’ultimo mese per motivi di lavoro. Situazione risolta, impossibile però organizzare in tempi stretti una proficua partecipazione al rally. Per la Dakar mi farò bastare i chilometri di test coperti al San Marino. Ad ogni modo ho deciso comunque di esserci in Marocco, occasione ghiotta per completare il quadro della nostra Dakar 2020. Saranno presenti tutti i protagonisti del FIA Cross Country World Cup, di cui il Marouc rappresenta l’ultima prova 2019. Ci saranno il rookie di lusso Fernando Alonso, la chioccia Carlos Sainz, mi devo vedere con Nasser e Mattheu sia per la Dakar che per altre trattative Atakama Bike. Per me una gita quindi sì, ma senza mai perdere di vista il lavoro. Ho altri appuntamenti in agenda in questi giorni e dall’Argentina mi raggiungerà anche il mio storico copilota Nicolas Garcia. Dopo la nostra reunion positiva al Manateq Qatar Rally di Marzo (7° assoluti, 2° di gruppo N) e il suo debutto in off-road al Baja 500 Romania dovremo fare il punto e verificare la possibilità di affrontare assieme anche la prossima Dakar. In Marocco poi mi aspetta anche il buon Marco Blanc, con cui abbiamo organizzato uno/due giorni di test e dune”.

Un bel programmino quindi, per la settimana entrante e per la tua prossima Dakar…

“Sono molto fiducioso. Il passaggio dal nostro poderoso ma ancora tremendamente acerbo Land Cruiser al Yamaha SSV non lo vedo affatto come un downgrade, ma come una scelta che mi affascina e che credo porterà bene. La nostra parola d’ordine per la Dakar 2020 è “leggerezza”, anche se in realtà abbiamo messo non poca carne al fuoco. Come ogni altra nostra partecipazione precedente abbiamo i mezzi per fare bene e a Gennaio affronteremo questa nuova avventura side by side, fianco a fianco ad un altro rookie di lusso alla Dakar, l’amico Elvis Borsoi. Elvis è fresco di debutto, ottimo 3° SSV al recente Panafrica Rally di fine Settembre, sempre in Marocco e in coppia con Stefano Pelloni che lo navigherà anche alla Dakar”.

Club Nautico Versilia partner di R Team per la Dakar

Il Club Nautico Versilia ha recentemente spento sessanta candeline e con l’attuale nuovo consiglio direttivo ha puntato per dare nuova vita e maggiore slancio mediatico allo storico circolo nautico, riaffermando il proprio ruolo di organizzatore di grandi eventi sportivi e culturali con obiettivo la promozione della passione per il mare e il territorio versiliese.

Tra i grandi successi del Club ricordiamo la storica Viareggio-Bastia-Viareggio, una delle gare di offshore più importanti al mondo, che dal 1962 al 1995 ha rappresentato una delle vetrine più ambite in cui motori e mare sono stati indiscussi protagonisti.

R Team, fondata a Massarosa nel 1989 da Renato Rickler, è oggi la più importante struttura italiana specializzata nella gestione e nel noleggio di vetture da competizione per rally-raid in tutto il mondo. Oltre ad essere specializzata nella preparazione e riparazione di qualsiasi tipo di fuoristrada, nella formazione di guida e nella realizzazione di eventi sportivi, il team ha alle spalle 10 partecipazioni alla storica Dakar e si appresta ad affrontarla per l’undicesima volta, con la voglia di replicare se non addirittura migliorare lo strepitoso risultato dell’ultima edizione.

Il club nautico ospiterà, sabato 21 settembre, la presentazione della partecipazione di R TEAM alla Dakar 2020, la gara più estrema e celebre al mondo. Una vera e propria avventura riservata ai migliori equipaggi del pianeta: solo i più preparati, sia tecnicamente che fisicamente, riusciranno a completare le 12 tappe e gli oltre 9000 km di corsa in programma a metà gennaio 2020 in Arabia Saudita.

Nel 2019 il team guidato da Renato e Ricky Rickler (rispettivamente padre e figlio) ha conquistato la 54° posizione assoluta e la prestigiosa 1° posizione nella classifica T2/1 (veicoli benzina derivati dalla serie) con il Pilota Schiumarini Andrea che proverà a replicarsi nel 2020.

Il Club Nautico Versilia sarà partner mediatico di R Team con l’obiettivo di portare il prestigio del circolo e le realtà della Versilia in tutto il mondo, puntando a creare importanti opportunità di business negli Emirati Arabi e non solo. La serata inaugurale di questa collaborazione sarà entusiasmante, adrenalinica, divertente, ricca di emozioni, con il coinvolgimento dei partecipanti in simpatici momenti conviviali.

Fernando Alonso testa la Toyota Hilux in vista della Dakar 2020

Dopo i successi nel World Endurance Championship 2018-2019, Fernando Alonso e Toyota Gazoo Racing uniranno nuovamente le forze per una serie di test con la Toyota Hilux, in vista della prossima Dakar Rally. Nei prossimi cinque mesi, Fernando, che cerca di ampliare la sua già straordinaria carriera nel motorsport in più discipline, lavorerà a stretto contatto con Toyota Gazoo Racing e con il suo team Dakar Rally, sottoponendosi a un intenso programma di allenamento con la Toyota Hilux in Europa, Africa e Medio Oriente per familiarizzare con le difficili sfide del raid rally.

Il due volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, titolare del titolo World Endurance Championship, due volte campione del mondo di Formula 1 e vincitore della 24 Ore di Daytona, spingerà i suoi limiti per sviluppare le abilità di guida fuoristrada necessarie per affrontare alcuni degli eventi più impegnativi del motorsport, come appunto la Dakart. Dai risultati dei test si avrà la certezza della sua partecipazione con la Toyota Hylux alla Dakar 2020.

Fernando Alonso, 38 anni, continuerà a testare nei deserti dell’Africa meridionale a partire da oggi 20 agosto e fino al 23 agosto, seguito da una prima uscita non competitiva all’Harrismith 400 del 2019 in Sudafrica, quinta prova della South African Cross Country Series, il 13 e 14 settembre. Le auto Toyota sono tra le preferite alla Dakar Rally tra i team privati. La Toyota Hilux, per mano di Nasser Al-Attiyah, ex atleta olimpico del Qatar e leggenda dei rally e dei raid, ha regalato a Toyota Gazoo Racing la sua prima vittoria assoluta alla Dakar Rally all’inizio di quest’anno.

L’edizione 2020 segna anche un nuovo capitolo per il Dakar Rally con l’evento che si trasferisce in Arabia Saudita per la prima volta dall’inizio dell’evento nel 1978 e dopo un decennio di successo in America Latina. “Sono davvero entusiasta di continuare la mia avventura con Toyota Gazoo Racing. Insieme abbiamo ottenuto così tanti risultati dal novembre 2017, con le nostre due vittorie consecutive a Le Mans, il Mondiale Endurance squadre e piloti, titolo vinto con i miei compagni di squadra Sébastien e Kazuki”, racconta Fernando Alonso.

Poi Fernando Alonso aggiunge: “Ho avuto un assaggio del raid fuoristrada all’inizio di quest’anno e mi ha lasciato una bellissima sensazione che voglio riprovare. Sapevo che sarebbe stata un’esperienza completamente diversa con una curva di apprendimento ripida , ma la Hilux è fantastica, mi ha dato così tanta fiducia così rapidamente, che sto migliorando step dopo step. Non vedo davvero di riprendere l’allenamento, conoscere meglio la Hilux e lavorare con la squadra. Voglio perseguire nuove sfide in diverse discipline e sono in una grande squadra per farlo”.

HoM 2019, il rally raid nel cuore del Marocco

La terza edizione del Rally Raid nel cuore del Marocco si svolgerà tra Merzouga e M’Hamid dal 18 al 24 ottobre 2019. La gara è aperta a Moto, Quad, Auto, Camion, Buggy e SSV. Il Percorso di gara prevede piste, sabbia, navigazione e bellissimi paesaggi. E’ perfetto per gli amatori e per chi si vuole allenare e preparare a gare come l’Africa Eco Race e la Dakar: 1.500 km di prove speciali sulle quali divertirsi ed affrontarsi con gli avversari.

Tutte le sere Bivacco con cucina italiana perché HoM è un evento sportivo ma anche conviviale in un ambiente amichevole. Molti sono gli sforzi fatti per garantire la totale sicurezza dei partecipanti, per questo è previsto un elicottero con medico a bordo e due ambulanze dislocate lungo il percorso. Possono partecipare tutti gli equipaggi dotati dei dispositivi di sicurezza di base.

Per Moto, Quad e SSV ci saranno dei punti di rifornimento all’interno delle prove speciali soprattutto per chi non ha il serbatoio maggiorato. Per chi parte dall’Europa, il trasporto dei veicoli di gara e di assistenza è messo a disposizione dall’organizzazione per aiutare la logistica e contenere i costi dei team e dei piloti. Possibilità di dormire in tenda al bivacco o in albergo. L’organizzatore di HoM  è la società marocchina Soul of Marocco di Rudy Briani e Driss Naouisri, in collaborazione con drivEvent Adventure, autorizzato dalla Federazioni marocchine.

Carlo Miniotti e Francesco Delmastro sono i vincitori del Sahara Racing Cup

Francesco Delmastro e Carlo Miniotti su Fiat Panda 4×4 categoria Pro hanno vinto domenica scorsa la prima edizione del Sahara Racing Cup, vincendo 4 delle 6 tappe disputate nel deserto tunisino. Dalla loro una grande precisione e le giuste scelte tattiche. Roberto Ferrari con Stefano Berigliano hanno conquistato il secondo posto (e il primo posto nella categoria Raid) con una Panda 4×4 di serie, dopo aver sofferto la rottura degli ammortizzatori posteriori durante la terza tappa. Terzo posto assoluto e secondo di categoria Raid per i rugbisti Christian Bellotti e Andrea Leidi, quest’ultimo esperto navigatore in alcuni grandi raid.

Al quarto posto Roberto De Barba e Andrea Pra a bordo di un Land Rover Freelander, primi della categoria Turistic per i fuoristrada. L’assoluta segue con il quinto posto, e secondo dei Pro, di Marco Favaro e Riccardo Dotti su Panda 4×4 seconda serie, seguiti da Fabio Raviola e Vito Bianchino a concludere il podio Raid. Luca Cinelli e Simone Pagano, noni assoluti, sono i secondi della categoria fuoristrada con il loro imponente Nissan Patrol col quale si sono distinti per i soccorsi ai compagni di avventura. Al sedicesimo posto assoluto il terzo equipaggio del podio Pro formato dal dj Andrea Gaggia e da Marco Dal Mas. Quattro sono le categorie che hanno suddiviso la classifica, a seconda delle preparazioni delle 30 macchine iscritte: Pro, Raid, Racing Start per le Panda, e Turistic per i fuoristrada.

Gli impegnativi 500 km di trasferimento della 1^ tappa tra Hammamet e Douz hanno contemplato la sosta a Mahres per la consegna, da parte degli equipaggi, di 20 kg ciascuno di materiale scolastico per i bambini del centro SOS Villages des Enfantes. La 2^ tappa ha presentato il deserto: piste con pietre taglienti, terreno roccioso tra Douz, Matmata, Bir Soltane e arrivo all’oasi di Ksar Ghilane per la cena e un briefing attorno al fuoco. Il paesaggio lunare di Matmata, dove era previsto il riordino di metà percorso e il rifornimento carburante, ha ricordato scene del film Star Wars girate in quei crateri nel deserto, che sono invece vere e proprie abitazioni dove vivono famiglie secondo le tradizioni berbere.

La terza tappa ha portato gli equipaggi nel cuore del deserto, da Ksar Ghilane al Campment di Zmela. Il fondo pietroso ha messo a dura prova sospensioni e gomme per cui diversi equipaggi sono rientrati con forature e ammortizzatori tranciati. Le dune hanno creato difficoltà di orientamento agli equipaggi, spedendone molti fuori percorso. La 4^ tappa tra il Campment di Zmela e il South West del Sahara, per poi rientrare a Zmela, è stata determinante per la classifica, a danno delle tre Panda degli equipaggi argentini per la foratura di tutte le gomme disponibili.

La quinta tappa, sulla via del ritorno per uscire dal Sahara, i concorrenti hanno seguito il percorso guidato tra le dune arancioni, con le esperte indicazioni della guida tunisina Arbi Ben Abdallah, prezioso collaboratore dell’organizzazione. Tra waypoint e Cap, la carovana è arrivata ai resti dell’ultimo avamposto dell’Impero romano. Lungo il percorso sono stati donati molti capi di abbigliamento a famiglie nomadi con i loro bambini, che vivono il deserto in simbiosi con la bassa vegetazione, impegnati nella pastorizia. Dopo una breve visita alla piazza di Douz, la carovana ha affrontato i 500 km di ritorno verso Hammamet.

Le premiazioni si sono svolte nella sera di sabato 9 marzo nella sala conferenza dell’Hotel El Mouradi di Hammamet, alla presenza del presidente di FTA Hatem Ben Yousef, a fianco dell’organizzatore Federico Didonè e dei rappresentanti della Federazione italiana Aci Sport nelle persone del direttore di gara Fabrizio Fondacci e del giudice unico Paolo Bet.

Roberto Macconi e Furio Rossano Masi al Panda Raid in Marocco

Ci sarà anche una vettura della scuderia Racing for Genova Team al via del Panda Raid 2019, in programma in Marocco dall’8 al 16 marzo prossimi, articolato su sette tappe per circa 3500 chilometri e riservato alle popolari berlinette Fiat immatricolate prima del 2003. E’ la Panda 4×4 del 2000 che sarà portata in gara dai genovesi Roberto Macconi e Furio Rossano Masi.

Entrambi sessantenni, nella vita di tutti i giorni commerciante il primo ed assicuratore l’altro, da sempre praticanti del motorsport – Macconi ha dalla sua esperienze di fuoristrada 4×4 e di due ruote mentre Masi ha corso a lungo con i kart –, i due componenti dell’equipaggio, che in gara si alterneranno alla guida,  affrontano per la prima volta una competizione del genere.

“Dopo le nostre varie esperienze – osserva Macconi – abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso ed allora abbiamo pensato a questo raid. Ci siamo preparati per tempo, dall’aprile del 2018, acquistando la Panda che nei mesi scorsi è stata rifatta tutta, a livello di meccanica, da Simone e Gianluca, i nostri amici meccanici di fiducia che hanno anche provveduto ad irrobustirla e a corredarla di tutte le dotazioni necessarie per affrontare questo tipo di gara.

Partiamo con un solo obbiettivo, riportare la Panda a casa. Se, poi, riusciremo anche a divertirci, tanto meglio”. La Fiat Panda 4×4 targata Genova di Roberto Macconi e Furio Rossano Masi lascerà Genova il prossimo 7 marzo alla volta di Motril, in Spagna, da dove, assolte le operazioni preliminari ed affisso il numero di gara 257 sulle portiere, venerdì 8 s’imbarcherà alla volta di Marrakech, in Marocco, luogo di partenza del Panda Raid 2019.

Dakar 2019: straordinaria vittoria italiana del RTeam di Renato Rickler

Se per il mondo intero, questa Dakar 2019 è stata una delusione, per noi non è stato del tutto così. È vero che il podio così com’è stato composto era prevedibilissimo. Non diciamo scontato solo perché c’erano le incognite Stephane Peterhansel e Carlos Sainz. Ma a noi di RS piace trovare un aspetto positivo in ogni cosa. Seguiteci, perché quello ottenuto dalla squadra di Renato Rickler è un risultato importantissimo che non può passare in sordina. Non per noi.

Prendi tre forlivesi mai stati sulle dune, un team capitanato da Renato Rickler che ha fatto più deserto di un dromedario, aggiungi tanta grinta, forza mentale a piacere, spirito di corpo ad esagerare, due gocce di follia ed un pizzico di “speriamo che ce la facciamo”. Agita bene, a lungo e servi il tutto nella Dakar. Risultato: un cocktail dal sapore perfetto. Questa la Dakar dei tre “S”: Andrea Schiumarini, Andrea Succi e Massimo Salvatore.

L’equipaggio si è piazzato terzo tra i veicoli di serie, dietro solo a due vetture ufficiali, e primo tra i veicoli di serie a benzina, oltre che cinquantunesimo assoluto in una classifica composta da piloti di sessantaquattro diverse nazioni e trecento e cinquanta veicoli alla partenza. “Per un team privato arrivare in fondo è come per i team ufficiali vincere. Ho concluso con il mio team, non a caso Rteam, la mia decima Dakar. Questa volta in Perù, la più difficile che mai, con il settanta per cento di sabbia”, racconta Rickler.

“Chi non ha provato non può immaginare, e tutti i piloti che vengono con me la prima volta alla fine mi dicono sempre: avevi ragione, se non lo provi non ci puoi credere. La gioia che provi quando passi il traguardo finale, la paura degli ultimi chilometri sono incomparabili. Raramente piango, ma alla fine di ogni Dakar condivido lacrime con i miei equipaggi, che a loro volta non credevano di poter provare sensazioni così forti, esasperate dalla stanchezza di 15 giorni di gara”, prosegue il team manager.

“Gli equipaggi dei team privati come il mio sono i veri eroi della Dakar, che la organizzazione trascura mediaticamente avendo occhi solo per i grandi risultati. Però quando fanno vedere le immagini di chi soffre, si rivolgono a quelli come noi, quelli che si spremono fino in fondo per arrivare su un palco e non essere quasi considerati, perché tutti attendono i migliori, i primi delle sole classifiche assolute”, racconta ancora Rickler.

Il team di Renato Rickler ha ottenuto un risultato straordinario

Il team di Renato Rickler ha ottenuto un risultato straordinario

“Onore al merito, sono bravissimi, dei piloti professionisti di grande levatura con capacità innate che pochi al mondo anno. Però, partono la mattina presto quando è fresco, sono i primi a passare su terreni e sabbia non scavati, hanno dei mezzi molto performanti per i quali la organizzazione deve in qualche maniera creare dei percorsi che li pongano in difficoltà, hanno i “map men” che gli studiano i percorsi migliori e le tracce da seguire e comunque vanno veramente molto forte. Al loro arrivo dopo solo quattro ore di guida, vanno in hotel, hanno il massaggiatore, la dieta, il relax, la considerazione dei media”, aggiunge.

“La nostra Dakar è diversa, al di la dei comfort inesistenti. Per passare nei percorsi scavati, studiati per mettere in difficoltà top car, top camion e Ssv, noi con i nostri veicoli di serie ci sfiniamo. Sono percorsi praticamente impossibili da superare senza adeguata potenza, e devi provare, provare, provare ancora fino a che non sali. Ma così facendo ti pianti e quindi scavi, metti piastre, esci, gonfi le gomme, ricarichi tutto e riparti”, chiarisce Rickler.

Intanto è passata un’ora ed hai consumato tante energie, ma prosegui con una incredibile forza e passione: 20, 21, 23, 24 ore al giorno così, non ti lavi, non mangi al bivacco, arrivi sfinito, ti butti per terra dormi 1, 2, 3 ore e via. “Quando i miei equipaggi Schiumarini, Succi, Salvatore con Raptor 423 e Ricky con Dragos sono arrivati al traguardo, erano sfiniti, sporchi, puzzavano ma avevano concluso la grande avventura, Quella senza sconti. Negli ultimi quattro giorni hanno dormito sette ore, mangiato sabbia e lavorato come escavatori”.

Ma nonostante tutto sono arrivati in fondo e questa è la grande vittoria. “Una soddisfazione indimenticabile, meritata, sudata, vinta! Devo dire che la passione e la forza di animo dei mie equipaggi anche quest’anno è stata unica. Nonostante la mia trentennale esperienza in questo settore ho imparato tanto, non si smette mai di farlo”.

Rickler conclude dicendo: “Sono stati eccezionali come piloti, come resistenza, come passione e tenacia, ma soprattutto sono state fantastiche persone a livello umano e questa è la migliore dote. Io mi sento vincitore con loro, il team ha funzionato, la squadra ha funzionato, i meccanici Stefano, Riccardo e Maicol, il coordinamento, la logistica, gli equipaggi, i veicoli che sono stati perfetti. Unico dispiacere il ritiro degli amici Del Punta-Sinibaldi, equipaggio con veicolo Ssv a cui prestavamo la nostra assistenza”.

Dakar 2019: vince Nasser Al-Attiyah per la terza volta

Nasser Al-Attiyah ha concluso l’ultima tappa della quarantunesima edizione della Dakar 2019 al dodicesimo posto assoluto, distante nove minuti dal vincitore della giornata. Con questo risultato, il pilota della Toyota ha vinto la sua terza Dakar. In posizione d’onore è anche salito Nani Roma, staccato di quarantasei minuti. Sébastien Loeb è salito sul terzo gradino del podio finale a Lima.

L’ultima tappa era appena un “warm-up” se confrontata con la sfida che presentava tutta la gara, da Pisco a San Juan de Marcona. Nasser Al Attiyah apriva la strada sui 342 chilometri di prova speciale in programma, uno scenario che Carlos Sainz, secondo nella tappa d’apertura del rally raid, ha voluto evitare: “Nessun grosso problema, sapevamo più o meno cosa avremmo trovato e abbiamo seguito il nostro piano. Non volevamo aprire la strada domani, così ce la siamo presa un po’ con calma”, ha commentato al termine della Lima-Pisco.

Approccio tranquillo, tuttavia, non manca di sottolineare come Toyota e Al-Attiyah-Baumel, fossero considerati gli avversari principali: “Bisogna spingere – diceva Sainz – la verità è che vedo la Toyota piuttosto forte. Al-Attiyah è il chiaro favorito, è come se fosse a casa sua. Anche se lo scorso anno ha commesso degli errori e ha dimostrato di non essere infallibile”.

Il principe del Qatar ha avuto un approccio conservativo sulla sua Toyota Hilux, forte dei minuti di vantaggio in classifica generale su Nani Roma. Al-Attiyah e il suo co-équipier, Matthieu Baumel, hanno concluso la tappa in dodicesima posizione a nove minuti dal vincitore della tappa, Carlos Sainz.

Alle spalle di Al-Attiyah in classifica generale troviamo Nani Roma e Alex Haro Bravo (Mini). Concludono la Dakar in terza posizione Sébastien Loeb e Daniel Elena: il francese, tradito dalla trasmissione della sua Peugeot 3008 DKR nella tappa di ieri, ha terminato ad un’ora e 54 secondi da Al-Attiyah. Quarta posizione per Jakub Przygonski e Tom Colsoul (Mini), davanti a Cyril Despres e Jean-Paul Cottret (Peugeot). Camelia Liparoti è la prima italiana classificata, al trentasettesimo posto.

Seb Loeb da applausi alla Dakar: Nasser Al-Attiyah è dietro

Sebastien Loeb si aggiudica l’ottava tappa della Dakar 2019 e strappa applausi dopo una prova magnifica da San Juan de Marcona a Pisco. L’alsaziano rifila ben 7’27” a Nasser Al-Attiyah, sempre più leader della classifica generale, crollano invece Stephane Peterhansel e Carlos Sainz (quest’ultimo staccato di oltre un’ora e mezza). Sebastien Loeb eroico: questo l’unico giudizio possibile nei confronti dell’alsaziano, naufragato solo un giorno fa e capace nell’ottava tappa di rifilare una sonora lezione a tutti i suoi colleghi e rivali. A bordo della sua Peugeot privata del team PH-Sport, il fuoriclasse francese ha mostrato sin dalle primissime fasi di gara di essere a caccia di rivincite e di non aver intenzione di guardare in faccia a nessuno.

Partito ben lontano dai big dopo i guai di ieri, Loeb ha infatti martellato senza tregua scalando posizioni chilometro dopo chilometro: dall’undicesima all’ottava, dalla sesta alla terza, prima di superare dopo circa 300 km anche il formidabile Nasser Al-Attiyah su Toyota, ormai leader incontrastato della classifica generale che difficilmente potrà sfuggirgli di mano nelle ultime due tappe. Eppure il qatariota è giunto al traguardo con un distacco importante da Loeb: 7’27”. Niente di paragonabile tuttavia al vantaggio che ha conservato in classifica generale rispetto ai più immediati inseguitori, che sono ora Nani Roma (Mini) a 46’29” e proprio Loeb a 46’45”.

Chi è definitivamente crollato è invece Stephane Peterhansel, costantemente a disagio sulle dune della tappa odierna a dispetto della sua esperienza e della sua fama da ‘Mister Dakar’. Solo un giorno dopo aver ottenuto una fantastica vittoria, il francese ha perso 31’41” dopo essere andato in crisi nel quarto e nel sesto settore. Staccato di 53’30” in classifica generale da Al-Attiyah, ormai le speranze di vittoria finale per lui sono finite.

Crisi profonda per Carlos Sainz: il vincitore della Dakar 2018, che pure si era portato in testa nelle primissime fasi della tappa, è arrivato al traguardo con un distacco di oltre un’ora e mezza da Loeb, dopo essersi bloccato con la sua Mini in una difficile sezione di dune. Lo stesso punto del percorso, peraltro, ha causato pesanti ritardi ad altri due big come Cyril Despres e Bernhard Ten Brinke. Dimostrazione di quante insidie possa nascondere la Maratona nel Deserto, anche per i piloti più esperti.

Roadbook sbagliati alla Dakar 2019: Daniel Elena annuncia il ritiro

Scoppia la polemica alla Dakar 2019, dopo la vittoria della quinta tappa da parte di Sebastien Loeb e prima della giornata di riposo che spezza la competizione sudamericana. Come abbiamo anticipato, l’equipaggio francese si è riscattato dopo una giornata in cui avevano sofferto molto a causa di tre forature, che hanno causato oltre dodici minuti di ritardo dal leader della classifica generale Nasser Al-Attiyah. Alla fine della giornata, il navigatore Daniel Elena ha pubblicamente e duramente criticato l’organizzazione della Dakar 2019 per i molti errori commessi nel roadbook. Elena ha anche detto che lui e Sebastien continuano a correre solo per rispetto degli sponsor.

“Siamo contenti di come stiamo viaggiando, ma per nulla del roadbook. La nostra velocità e il lavoro fatto con Seb sono perfetti. Abbiamo anche vinto oggi, ieri il nostro passo era molto simile, ma abbiamo forato tre volte e abbiamo chiuso la tappa sul cerchione facendo così venti chilometri. Il momento peggiore per noi è stata la terza tappa: il roadbook dell’organizzazione era disastroso e, infatti, in tanti ci siamo persi”, ha detto Elena. Il navigatore di Loeb ha aggiunto che: “Sarà probabilmente l’ultima edizione della Dakar a cui prenderò parte”. Non è più convinto di voler continuare. Non ritratta neppure dopo aver vinto la tappa. E Loeb? Seb capisce la sua rabbia…

Dakar 2019, Peterhansel: ‘Come una neve polverosa che ci bloccava’

Nonostante fosse stato sostanzialmente alle calcagna di Nasser Al-Attiyah dall’inizio della giornata, Stéphane Peterhansel ha commesso un errore a trenta chilometri dal traguardo e, di conseguenza, ha perso 24 minuti dal leader del rally. A metà percorso, il pilota della Mini occupava il secondo posto in classifica generale, a 26 minuti da Al-Attiyah. “Una buona giornata, a parte a 30 chilometri dal traguardo quando siamo rimasti bloccati. Era come polvere, come neve polverosa. Solo un metro fuori e la macchina era completamente bloccata. Non è stato possibile spostare la macchina. Quindi, abbiamo aspettato Nani Roma e lui ci ha tirato fuori. Successivamente siamo ripartiti ma decisamente penalizzati”.

Dakar 2019: Sebastien Loeb vince ad Arequipa e stacca i rivali

Sébastien Loeb ha conquistato la sua seconda vittoria di tappa ad Arequipa dopo Lima al termine di una giornata speciale in cui ha guidato magistralmente. Il francese ha preso le misura dei suoi rivali e li ha lasciati nella sua scia, battendo il leader della classifica generale Nasser Al-Attiyah di oltre 10 minuti. L’auto di Stéphane Peterhansel è rimasta immobile per più di 5 minuti dopo 478 chilometri di prova speciale, in un punto in cui anche Sébastien Loeb, Nasser Al-Attiyah e nani Roma si sono fermati. Tuttavia, è Peterhansel che sembra aver perso più tempo di tutti.

Sin dall’inizio sembrava che Sébastien Loeb avesse stretto il coltello tra i denti. Il pilota Peugeot continuava ad aumentare il gap sui suoi rivali. Al CP3 era in vantaggio di 11 minuti su Nasser Al-Attiyah e di 13 minuti su Stéphane Peterhansel. Alla fine, Peterhansel è arrivato quarto dietro a Roma e 26 minuti dietro al vincitore della tappa Loeb, ma soprattutto il pilota Mini ha tagliato il traguardo 16 minuti dietro Nasser Al-Attiyah, perdendo molto tempo negli ultimi chilometri, il che significa che è distanziato da il Qatar in classifica generale.

 

Dakar Rally 2019: ecco tutte le curiosità e il video del percorso

Mancano pochi giorni al via della Dakar 2019 che quest’anno si correrà esclusivamente in Perù. Si parte il 7 gennaio da Lima, per poi chiudere il 17 gennaio sempre nella capitale peruviana dopo 5500 chilometri di percorso prevalentemente con sabbia e dune. Al via 334 equipaggi, con la maggior parte dei concorrenti che proprio in queste ore stanno partendo per il Sud America. Tra i grandi favoriti, lo spagnolo Carlos Sainz, campione in carica e che in questa edizione farà parte dello squadrone delle Mini che schierano oltre a Sainz, anche i francesi Peterhansel e Despres. Loeb, umilmente, si tira fuori dalla lotta per la vittoria.

Loeb con la sua 3008 DKR, lo squadrone Mini con tre buggy due ruote motrici, la sfida lanciata da Toyota. Sono i nomi da seguire, candidati alla vittoria della Dakar 2019 ai blocchi di partenza. Da Peugeot a Mini, progetto tutto nuovo, in una fase di relativa gioventù, essendo la seconda edizione corsa dal buggy, El Matador afferma: “Dal mio punto di vista abbiamo la squadra più forte che sarà alla Dakar 2019. Credo e mi auguro che Mini sia orgogliosa di questo equipaggio”. Sainz, Peterhansel e Despres, i fantastici tre del team X-Raid Mini che andranno a lottare per la vittoria, obiettivo unico da inseguire: “E’ chiaro che puntiamo a essere in lotta per la vittoria, io, Stephane e Cyril. Penso abbiamo fatto tutto il possibile nella fase di preparazione per metterci in una buona posizione”.

Senza un ottimo spirito di squadra non puoi avere successo e noi lo abbiamo. Abbiamo condiviso l’approccio e altissimi standard sull’assetto delle macchine, questo fa sì che sia più facile per il team, visto che lavoriamo tutti insieme per preparare alla perfezione la macchina in vista della gara”. Preparativi passati dai contrattempi tecnici avuti nel recente test in gara in Marocco, “dove non abbiamo potuto mostrare tutto il potenziale. Il team ha lavorato sodo e sui dettagli per rendere la macchina più competitiva possibile. Abbiamo sviluppato il mezzo e ci troveremo nella condizione di poter difendere il titolo e lottare per la vittoria, questo è l’obiettivo. Come si sa ci sono tante sorprese, abbiamo fatto tantissimi chilometri per ottenere l’affidabilità a prova di bomba e credo siamo preparati. Una volta che porti l’auto al livello che ritieni giusto, vai in cerca dell’affidabilità e speri che non si rompa nulla, è la cosa più importante alla Dakar”.

All’inizio dicevamo di Loeb che si tira fuori, ma solo perché quest’anno corre da privato. L’avventura nel rally raid più duro e famoso al mondo iniziò per Loeb due anni fa orsono: era il 2016 e il francese salì a bordo della Peugeot 2008 DKR16 assieme al fidato codriver Daniel Elena, compagno di scorribande lungo i nove titoli consecutivi nel WRC e in tante altre competizioni (se si esclude la volta del record centrato alla Pikes Peak e le incursioni nel Rallycross e nel WTCC). Si trattava dell’inizio della liaison tra l’alsaziano e la casa del Leone alla Dakar, che lo avrebbe condotto anche a competere nel WRX con il Team Peugeot Hansen.

E poi c’è Mitsubishi. Nonostante i team di lavoro di Mitsubishi Motors non siano più coinvolti nel motorsport, la gloria e la reputazione portati dalle dodici vittorie nella Dakar e dai cinque titoli WRC (tra gli altri) continuano a non far passare inosservato il Brand giapponese nel mondo sportivo. A questo proposito i distributori locali hanno sempre giocato un ruolo importante, dalla fondamentale decisione presa all’inizio degli anni Ottanta da Sonauto in Francia di entrare nel Rally di Dakar con l’allora nuovissimo Pajero, al supporto offerto oggi da Mitsubishi Motors Spagna alla pilota eroina locale, Cristina Gutierrez, con la sua Eclipse Cross racer (T1 proto) alla Dakar 2019, dal 6 al 17 gennaio 2019.

La nuova Mitsubishi Eclipse Cross sfrutta un motore da 340 CV scaricati sulla trazione 4WD FULL TIME, abbinata al differenziale centrale meccanico e al Differenziale a slittamento limitato (Anteriore&Porteriore), il tutto gestito da un cambio sequenziale a sei marce. Insieme al suo copilota Pablo Huete, pilota spagnolo ventiseienne – ambasciatore del programma di sicurezza Vial Fun del Santander Consumer Finance – affronterà un’edizione che promette di essere ardua almeno quanto le precedenti con 5.000 chilometri da correre distribuiti in dieci tappe, di cui il 70% sulla sabbia. Fissando l’obiettivo per sé stessa di arrivare tra i primi 20 piloti, Cristina Gutiérrez entrerà alla 41a edizione del Rally di Dakar con la racer Mitsubishi Eclipse Cross T1.

Ma non solo. Un altra novità è rappresentata da Geely, che prenderà parte all’edizione 2019 della Dakar. Il costruttore cinese sarà al via con un buggy alimentato a metanolo nell’evento che per la prima volta nella sua storia si disputerà in un solo Paese: in Peru. Guidata da Wei Han, entrato a far parte di Geely Group Motorsports nel 2016, al momento non si hanno indicazioni su quale modello sia stata realizzata la vettura progettata da Geely. La scelta del metanolo rispecchia gli investimenti di Geely sull’alcol più semplice, considerato un carburante pulito ed efficiente. Rispetto alla benzina o al gasolio, produce infatti meno emissioni di particolato e brucia in modo più efficiente consentendo ai veicoli di ottenere prestazioni migliori ed essere più rispettosi dell’ambiente. Il veicolo da rally raid è solo l’ultima innovazione del gruppo sulla tecnologia a metanolo.

 

Alla Dakar 2019 anche un pilota con sindrome di Down

Padre e figlio insieme in gara alla Dakar 2019, la corsa automobilistica più difficile al mondo. Nulla di particolarmente straordinario se non fosse che il ventiquattrenne Lucas Barròn, figlio di Jacques, ha la sindrome di Down. A darne notizia è il quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Un nuovo passo nell’abbattimento delle barriere proprio nel rally simbolo di forza e determinazione. Nelle edizioni precedenti hanno partecipato alla Maratona del deserto piloti portatori di handicap, che nonostante le loro menomazioni, hanno compiuto imprese straordinarie.

Questa volta tocca a Lucas, che farà da copilota al padre. “Se vuoi fare qualcosa di speciale, lavora duro e arriverai alla meta” dice il giovane. Lucas e il padre si sono preparati a lungo per questa sfida.”Lui è gli occhi della macchina, ha il compito di segnalare se ci sono altri veicoli in arrivo o ostacoli improvvisi. Questa non è una pista, bisogna davvero avere un bravo copilota per evitare gli incidenti” spiega Jacques. La Dakar, il rally più pericoloso e lungo del mondo, si terrà interamente in Perù, patria di Lucas, dal 6 al 17 gennaio 2019. Il tutto mentre in Italia non rinnovano la licenza H disabili a Francesco Cozzula, che fino a ieri ha sempre corso.

Yokohama Spagna alla Dakar con Ssang Yong Rexton DKR

Yokohama Spagna ha partecipato alla sfida della Dakar 2018 – la 40° edizione – insieme allo Ssang Yong Spain Team e al suo veicolo Tivoli DKR, che, equipaggiato con il Geolandar M/T G003 è riuscito a concludere la dura corsa in Sud America in una posizione meritoria. Il prossimo 6 gennaio il team Ssang Yong tornerà a prendere parte alla 41° edizione della Dakar e la vettura sarà guidata da Óscar Fuertes e dal suo copilota, Diego Vallejo, in una gara impegnativa che si svolgerà dal 6 al 17 gennaio, esclusivamente in Perù.

La gara inizierà e finirà nella città di Lima. Durante le dieci tappe le squadre viaggeranno per un totale di 5.000 chilometri, di cui il 70% saranno sabbia e dune. Per il 2019 il team sponsorizzato da Yokohama disporrà di un nuovo veicolo, lo Ssang Yong Rexton DKR, che sarà equipaggiato con pneumatici Yokohama Geolandar M/T G003, in 37×12,5 dimensioni R 17.

Il veicolo è stato sviluppato interamente in Spagna e dispone di un motore a benzina V8 da 6.2 litri appositamente preparato per la competizione e offre 450hp. Il Geolandar M/T G003 è il pneumatico fuoristrada della gamma Geolandar per SUV e Pick Up del produttore giapponese di pneumatici premium Yokohama. Offre prestazioni estreme in scenari fuoristrada, dal fango alle rocce, allo sporco e alla ghiaia. Il battistrada del Geolandar M/T G003 include una grande rete di blocchi e lamelle sequenziali che aiuta il pneumatico a ottenere una trazione eccellente su varie superfici fuoristrada.

Inoltre, il Geolandar M/T G003 ha un fianco rinforzato con un blocco aggressivo sul lato superiore del pneumatico. Questo blocco aumenta la resistenza a tagli e usura. “Questo è un aspetto importante perché, rispetto ad altri marchi prestigiosi, il nostro pneumatico è uno dei pochi che non si sono forati e di cui sono state necessarie meno unità per completare la gara quest’anno” – ha dichiarato Víctor Manuel Cañizares, vicepresidente e direttore vendite e marketing di Yokohama Iberia. “Nell’ultima edizione meno del 50% dei concorrenti ha terminato il tragitto, il che significa che i nostri pneumatici hanno contribuito a finire la gara.”

Dakar Rally 2019 pronta al via: il programma di gara

E’ di nuovo tempo di Dakar. L’edizione 2019 del raid più massacrante del mondo, avrà una grande novità, l’ennesima. Si correrà solamente in Perùdieci tappe per un totale di 5500 chilometri con partenza ed arrivo nella capitale, Lima. Il programma è lunghissimo e sarà reso complicato da un aspetto: il 70% del percorso si snoderà tra le dune del deserto. Gli equipaggi al via saranno ben 334 in totale, con 167 per quanto riguardano moto e quad, 126 per le auto, 41 per i camion. Nel complesso, dunque, avremo meno tappe ma più chilometri, con diversi tratti veramente selettivi e una lunghezza totale che farà la differenza. E poi, non va dimenticato, ogni duna del deserto potrebbe rappresentare una insidia. Al momento non c’è certezza su chi, in Italia, trasmetterà l’evento: Mediaset, Rai, Sky Sport ed Automoto TV garantiranno highlights e sintesi.

L’edizione 2019 della Dakar, infatti, non era partita con il piede giusto. Il forfait di Bolivia per incomprensioni con le istituzioni sul tracciato di gara, il conseguente abbandono dell’Argentina per motivi economici (e poi senza la Bolivia arrivare nel Paese con capitale Buenos Aires comportava più di un problema organizzativo), l’addio di Marc Coma, deux ex machina del percorso, e la necessità di nominare un nuovo direttore sportivo: tutto sembrava remare contro l’undicesima volta del Sudamerica come teatro della Dakar, dopo il trasferimento dall’Africa nel 2008.

E invece, dopo che Cile ed Ecuador si sono chiamati fuori, la Aso (l’organizzazione dietro all’evento e che sovraintende altri appuntamenti sportivi di livello internazionale, come il Tour de France, la Vuelta, classiche come la Parigi Roubaix, la Freccia Vallone, la Liegi e via discorrendo, solo per restare al ciclismo) ha trovato una sponda amica nel Perù, che ha tolto le castagne dal fuoco ed è diventato sede unica della Dakar 2019.

L’edizione che scatterà il prossimo anno prevede 10 tappe in tre aree di gara per un totale di 5.500 km, caratterizzati in gran parte dal terreno sabbioso del deserto, mentre 3.000 di essi saranno competitivi: una distanza globale più corta rispetto agli anni precedenti per ovvi motivi. Le dune, presenti al 70% sul percorso totale, saranno quindi le grandi protagoniste della Dakar 2019 in un tracciato circolare che si apre e si chiude a Lima, dopo dieci giorni di gara.

‘Etienne Lavigne: ‘Non sarà una Dakar a prezzo scontato’

Il direttore della gara, Etienne Lavigne, ha assicurato che non sarà una Dakar a prezzo scontato rispetto agli anni precedenti, ma sarà ancora una volta garantita la difficoltà che solo una Rally Raid come questo può garantire. Anzi, nonostante il teatro della competizione sarà il solo Perù, non mancherà una varietà di situazioni e di sfide diverse che affronteranno gli equipaggi, ha assicurato Lavigne, che ha sottolineato al tempo stesso l’importanza di sabbia e dune, «un tuffo nel cuore del DNA della Dakar» e che solo l’anno scorso, nel territorio peruviano, sono costate più di 40 ritiri.

Si parte quindi da Lima per poi sviluppare la dieci giorni di gara nel sud del Paese, nella zona della regione di Ica dove è presenta una vasta area desertica costiera. Per gli equipaggi sulle auto le difficoltà arriveranno già dalla seconda tappa, la Pisco–San Juan de Marcona, in cui verranno chiamati ad aprire la strada (e non le moto o i quad): di conseguenza i navigatori avranno il loro bel da fare nel guidare i piloti accanto a loro nell’abitacolo su un tracciato non segnato dai veicoli a due ruote.

Torna inoltre il format della Marathon: nelle tappe 4 e 5 gli equipaggi non potranno contare sull’assistenza di gara, di conseguenza per qualsiasi imprevisto dovranno provvedere da soli. Tra queste due tappe verranno organizzati dei bivacchi specifici per i vari mezzi, e gli equipaggi si ricongiungeranno con i loro team e l’assistenza dedicata nel giorno di riposo. Introdotte alcune novità geografiche, come la regione di Arequipa, e regolamentari, con il rientro in gara dalla sesta tappa – dopo il giorno di riposo – dei partecipanti dovutisi ritirare precedentemente: in quel caso però verranno inseriti in una classifica apposita, separata dal resto degli equipaggi in lotta per la Dakar e mai ritiratisi. Questo però varrà per le auto, i camion e i Side by Side, che competeranno quindi in una gara parallela e non potranno mai partire dalle prime 25 posizioni delle tappe che affronteranno. Da citare inoltre la tappa 8, la Super Ica, che vedrà al via un ordine di partenza che combinerà i 10 migliori partecipanti su moto ed auto e i 5 migliori della categoria camion, sulla base della classifica della tappa precedente.

Programma di gara della Dakar Rally 2019

6 gennaio: Podio di partenza a Lima

7 gennaio: tappa 1, Lima-Pisco (331 km, 84 di speciale)

8 gennaio: tappa 2, Pisco-San Juan de Marcona (554 km, 442 di speciale)

9 gennaio: tappa 3, San Juan de Marcona-Arequipa (799 km, 331 di speciale)

10 gennaio: tappa 4 (Marathon), Arequipa-Moquegua (511 km, 352 di speciale per le moto e i quad) e Arequipa-Tacna (664, 352 di speciale per vetture, camion e SxS)

11 gennaio: tappa 5 (Marathon), Moquegua-Arequipa (776 km, 345 di speciale per moto e quad) e Tacna-Arequipa (714 km, 452 di speciale per auto, camion e SxS)

12 gennaio: giorno di riposo ad Arequipa.

13 gennaio: tappa 6, Arequipa-San Juan de Marcona (839 km, 317 di speciale per moto e quad, 810 km, 291 di speciale per auto, camion e SxS)

14 gennaio: tappa 7, San Juan de Marcona-San Juan de Marcona (387 km, 323 di speciale)

15 gennaio: tappa 8, San Juan de Marcona-Pisco (576 km, 361 di speciale)

16 gennaio: tappa 9, Pisco-Pisco (410 km, 313 di speciale per moto, quad, vetture e SxS, 408 km, 311 di speciale per i camion)

17 gennaio: tappa 10, Pisco-Lima (358 km, 112 di speciale)

Dakar 2019: cinque Mini John Cooper Works Rally X-Raid al via

Mini Motorsport X-Raid ha annunciato l’intenzione di schierare cinque Mini John Cooper Works Rally alla quarantunesima edizione della Dakar, dal 6 al 17 gennaio 2019. I cinque veicoli hanno già completato i test pre Dakar e ora sono in rotta verso il Perù, in Sud America, il teatro scelto per il più duro evento di cross country a lunga distanza nel calendario dei rally del 2019. Le cinque Mini JCW Rally e le MiniFamily sono pronte per la sfida dei paesaggi desertici e delle zone montuose del deserto peruviano. Nel corso del calendario dei rally del 2018, l’X-Raid ha supportato le auto e gli equipaggi con un anno di successi.

Il Silk Way Rally 2018, gara russa, è stata una delle due vittorie importanti per Yazeed Al-Rajhi e il suo co-pilota Timo Gottschalk, il secondo vincitore del Rally Kazakistan. L’accoppiata spagnola di Joan “Nani” Roma e Alex Haro ha vinto tre vittorie nel 2018: Baja Portalegre 500, Gara del deserto turkmeno, Baja ungherese. In quanto ex vincitore della Dakar in entrambe le categorie (2014) e motociclistico (2004), Roma è ancora affamato di vittorie. Proprio alla Dakar.

Sventolando la bandiera Argentina con una terza Mini JCW Rally ci sarà l’equipaggio composto da Orlando Terranova e Ronnie Graue. La loro vittoria del 2018 nel deserto Desafío Inca li dà buone speranze per la Dakar 2019, dove caldo e sabbia saranno fondamentali per determinare i primi classificati nelle prime fasi. Ad unirsi agli equipaggi di cui sopra sarà il duo esperto di Boris Garafulic e il copilota Filipe Palmeiro. Tutti e quattro gli equipaggi correranno a Dakar sotto la bandiera del X-Raid mini JCW Rally Team.

La quinta Mini JCW Rally a correre alla Dakar sarà con la squadra Orlen X-Raid Team di Jakub “Kuba” Przygonski e il co-pilota Tom Colsoul. Quattro vittorie in nove gare hanno aiutato Przygonski ad assicurarsi il titolo del Campionato del Mondo Cross Country Rally 2018. E con questo in mente, la giovane stella polacca è più che pronta per la Dakar del 2019.

Jakub Przygonski ha detto che “il mio obiettivo per gennaio è di fare meglio di quello che ho fatto alla Dakar del 2018. Ho concluso quindicesimo nella mia prima Dakar, settimo nel 2017 e quinto lo scorso anno. Tom e io siamo veloci e abbiamo trovato un buon ritmo nel corso della stagione. Abbiamo completato molti chilometri negli ultimi mesi e siamo pronti per la lotta”, racconta a RS Rally e Slalom.

Sven Quandt Ceo della X-Raid spiega a RS Rally e Slalom che hanno “una schiera impressionante nelle nostre vetture Mini John Cooper Works Rally. Nani ha già vinto la Dakar una volta con noi e Kuba è molto determinato dopo la sua vittoria in Coppa del Mondo. Ha imparato molto in questa stagione e maturato come pilota. È certamente in grado di causare lo strano turbamento. E sottovaluti Yazeed e Orly a tuo rischio e pericolo. Sono entrambi molto veloci e, se evitano qualsiasi problema, sono potenziali primi cinque piloti. Abbiamo lavorato insieme a Boris per molto tempo. Spero che entri nella top ten questa volta. Finora, è sempre mancato”.